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Gio - Gennaio 29, 2004

Passione ufficiale

Qui il trailer ufficiale del nuovo film di Mel Gibson, "The Passion of the Christ".

Consiglio inoltre la lettura di questa intervista a Padre Di Noia, della Congregazione per la dottrina della Fede, che ha visto il film in Vaticano e dà il proprio saggio giudizio sulla fedeltà dell'opera al Nuovo Testamento, sulla sua necessaria brutalità, sull'interpretazione di Jim Caviezel, e risponde alla domanda delle domande: il film a chi dà la colpa per la morte di Cristo? La risposta è: a tutti tranne che alla Madonna.

L'unica pecca dell'articolo, dell'agenzia Zenit.org, è che toppa clamorosamente l'indirizzo del sito ufficiale del film. www.passion-movie.com è infatti chiaramente un sito creato dai "fan" del film, e la cui versione italiana è scritta in una lingua da traduttore automatico.
Figura ancora peggiore la fa però Il Riformista, che la settimana scorsa, tra deliri di fantapolitica religiosa e semplici sciocchezze, è incorso nello stesso errore e si è pure dilungato nella descrizione del "sito del film" (ma questi giornalisti lo sanno fare il proprio lavoro?!)

Riveliamo quindi a tutti i disattenti che il vero sito ufficiale del film si chiama, ma guarda un po', www.thepassionofthechrist.com. E aggiungiamo pure che la qualità del trailer è comunque migliore presso il link indicato in cima a questo post.

Gennaio 29, 2004 3:9  Permalink   Cinema


Spartani nazisti che uccidono i propri artisti

Durante il TG1 serale del 26 gennaio ho visto il Presidente Ciampi fare il suo solito discorso annuale sul "Giorno della memoria": per non dimenticare, perché non avvenga mai più, l'immane massacro che non ha eguali nella storia, eccetera eccetera.

Eppure usare tali parole significa sempre mantenere quelle azioni terribili in un remoto passato, affermare più o meno esplicitamente che non c'è stato nient'altro di tanto orrendo, godere dello spauracchio nazista come unico e inimitabile simbolo del male assoluto. Come se le stesse cose non accadessero anche oggi in Corea del Nord, milioni di persone non venissero massacrate in Congo, come è accaduto da poco in Ruanda e in numerosi altri paesi africani, come se non fossero successe in Jugoslavia, nella Cambogia di Pol Pot, nell'Iraq di Saddam Hussein, per (non) tacere dell'Unione Sovietica dei tempi d'oro.

Invece è sempre il nazismo ad essere appeso alla gogna della storia, e se qualcuno gira un film con un protagonista che sia l'incarnazione del maligno (vedi il talentuoso Bryan Singer col suo brutto "L'allievo") gli basta farne un nazista, che subito pubblico e critica si inchinano di fronte a tanta banalità.

Il nazismo è diventato qualcosa di mitico, un racconto dell'orrore situato in un altrove spielbergiano, che sia quello fantastico di Indiana Jones o quello in bianco e nero (e quindi già fotograficamente "d'altri tempi") del pur splendido "Schindler's List".

E così si perde di vista il fatto che non è solo appuntandosi la croce uncinata al petto e camminando col passo dell'oca che si commettono ingiustizie e assassinii immondi. Si dimentica che l'odio per gli ebrei non è mai finito, e anzi è tuttora più vivo che mai, proprio nelle parole e nelle opere dei più acerrimi avversari di quel nazismo che non esiste più. Così non si vuole dimenticare quel che è accaduto 60 anni fa, ma si dimentica che lo scopo di buona parte dei paesi del mondo arabo, Palestina in testa, è quello di eliminare Israele dalla faccia della Terra.

La verità è che far assurgere Hitler a massimo esempio di disumanità, significa evitare di guardarsi attorno e tantomeno in casa propria, significa voler sfuggire scomodi contrasti politici, ma significa anche nascondere il nostro proprio male, quello che abbiamo sempre davanti agli occhi, e gettarlo indietro in un passato che ce lo cancelli alla vista. Diamo la colpa a lui, puntiamo il dito su di lui, che noi siamo gli onesti campioni di moralità.

Campioni che gridano allo scandalo se gli si vieta di manipolare gli esseri umani a proprio piacimento, e di eliminarli se non consoni ai canoni estetici e salutistici attuali.

Sotto questo punto di vista, l'unica differenza con la Germania degli anni '30 sta nel fatto che loro uccidevano vecchi, storpi e handicappati senza farsi problemi di età, mentre noi pratichiamo la stessa eugenetica sui nostri figli quando hanno ancora le dimensioni di una punta di spillo, perché sparargli in testa una volta fuori dalla pancia o lanciarli giù da una rupe è qualcosa che non si addice al buon gusto dei nostri tempi.

Chiudo allora con una bellissima riflessione del dottor Luigi Frigerio, primario di ostetricia e ginecologia agli Ospedali riuniti di Bergamo. In questo articolo parla della possibilità attuale, tramite diagnosi prenatale, di rilevare tracce della Corea di Hungtington, una rara forma di demenza a trasmissione genetica che può manifestarsi intorno ai 40-50 anni.

La moglie di Woody Guthrie, il grande musicista americano morto con la Corea di Hungtington, quando seppe che era stato inventato il test prenatale per individuare questa malattia disse: «Peccato! Se questo fosse stato possibile prima, la musica di mio marito non ci sarebbe». Dato che i mezzi di diagnosi del bambino ancora in utero diventano ogni giorno più sofisticati, non solo possiamo vedere anomalie, malformazioni o problemi clinici già in essere, ma possiamo persino vedere le predisposizioni, cioè tendenze a malattie che si manifesteranno molto tardi nella vita.

Lo studio sequenziale del Dna nei singoli cromosomi ha spalancato oggi possibilità che un tempo non avremmo neppure immaginato. Attraverso gli esami genetici possiamo identificare la predisposizione negli individui che svilupperanno un tumore fra i 50 e i 60 anni oppure i soggetti che manifesteranno ad una certa età l’ipertensione arteriosa. Lo studio dei geni BRCA1 e BRCA2 individua, nel genere femminile, chi potrà eventualmente ammalarsi di tumore al seno o di tumore all’ovaio. Si può già intravedere nel feto il gene del morbo di Alzheimer, che porterà la demenza senile nella quinta o sesta decade di vita. Dovremo forse eliminare i soggetti riconosciuti portatori di queste malattie?

Gli spartani non avevano ancora certo inventato la diagnosi prenatale, però avevano deciso di eliminare i neonati che apparivano loro incapaci di diventare nel futuro dei bravi soldati o di generare poi altri soldati.
«Questo è l’unico popolo della Grecia antica» ha scritto il genetista Lejeune «che sistematicamente abbia praticato questo spietato eugenismo. Di tutte le città della Grecia, Sparta è anche l’unica a non aver lasciato all’umanità né un poeta, né uno scienziato e nemmeno i resti di qualche monumento. Forse gli spartani, senza saperlo, eliminando i loro neonati imperfetti o troppo fragili, hanno ucciso i loro musici, i loro artisti, i loro filosofi?».

Gennaio 29, 2004 1:55  Permalink   Mondo


Gio - Gennaio 22, 2004

Rumori (2)

Come dicevamo, i giapponesi sono rumorosi.

Qualcuno di voi avrà sentito dire che in Giappone è considerato molto poco educato soffiarsi il naso in pubblico. E che soprattutto le donne dovrebbero evitare di farlo il più possibile. Beh, è vero: è visto come un gesto poco elegante e dà fastidio il rumore connesso a tale operazione. "Grande!" - direte voi. "Ecco un caso in cui la rumorosità nipponica tanto vituperata dal Buroggu cede il posto a una molto giapponese sopportazione di un impulso socialmente sconveniente, espressa tramite ascetico silenzio e aggraziata postura!"
No, vi sbagliate di grosso.

Secondo voi, un qualunque individuo a cui comincia a prudere il naso ed è sul punto di farsi scappare una goccia cosa fa? Esatto, tira su col naso. Una, due, tre, quattro, mille volte, prima piano, poi più forte, e continua così finché non ce la fa più e a quel punto prende il fazzoletto e comincia a tamponarsi il naso, ma sempre senza soffiarselo. Quando la quantità di liquido che cerca di venire giù aumenta ancora e implora un fazzoletto, la tirata diventa quel rumore sordo che mette in gioco anche la gola: per capirci, una specie di scatarrata all'interno del cavo orale.
Un impiegato di mezza età, semi-calvo e con la pancetta che si esibisce in simili delicatezze seduto in treno di fianco a me è già quanto di più fastidioso possa immaginare, tanto che dopo qualche minuto devo alzarmi e cambiare posto. Ma quando a farlo è una ragazza vestita benino e molto carina, ci si rende conto di quanto possano essere diverse due culture.
E lo fanno perché quell'unico, rapido, sano rumore di una soffiata di naso dà disturbo!

Mando quindi un appello a tutti gli insegnanti di italiano in questa terra, o aspiranti tali: non appena i vostri studenti e studentesse cominciano il rito della tirata su col naso, insegnategli che in Italia, o di fronte a italiani in qualunque paese, usare un fazzoletto non solo non è vietato, ma è fortemente consigliato, pena l'esclusione da ogni compagnia buona o cattiva; parlategli della mamma che da piccoli e grandi ci diceva sempre "Non tirare su col naso!" e degli amici che alla seconda tirata ti dicono "Ma non hai il fazzoletto?" e te ne offrono uno. E perché comincino subito ad abituarsi, costringeteli a soffiarsi il naso lì, seduta stante.
Lo shock culturale è anche questo.

Gennaio 22, 2004 12:43  Permalink   Giappone


Ven - Gennaio 16, 2004

Comunicazione di servizio: contatore riparato

Ho ovviato artigianalmente al problema del contatore degli accessi che si era azzerato inspiegabilmente durante le vacanze. Ho aggiunto a mano un +22669, in modo da ottenere il numero corretto di accessi totali, come riportato dal sito che mi fa le statistiche: Extreme Tracking. Per ora è tutto ok.

Gennaio 16, 2004 14:0  Permalink   Computer


Perderemo il treno del Ventunesimo secolo

Da un'intervista a Lester Thurow, economista del Mit e divulgatore:

Domanda: "Ma non trova che in Europa ci sia un deficit di innovazione?"

"Ah, non c'è dubbio. Nel mio ultimo libro l'ho scritto chiaramente. Il vero guaio dell'Europa sta nel suo rifiuto della biologia, inclusi gli Ogm e gli esperimenti sugli animali in laboratorio. Se il Ventesimo secolo stato il secolo della fisica, il Ventunesimo sarà il secolo della biologia. Qui al Mit stiamo assistendo a un boom: c'è chi è al lavoro sul primo bio-computer o chi studia le ragnatele per scoprire nuovi materiali. E intanto le iscrizioni ai corsi di biologia hanno superato quelle in informatica. Ma l'Europa ha deciso di non fare niente per dieci anni, aspettando di capire che cosa può essere dannoso e cosa no. Ma nella storia la ricerca scientifica non si è mai rivelata dannosa a priori. Sarebbe come se, nel passato, si fosse deciso di non usare il vapore o l'elettricità. Temo che l'Europa stia perdendo il treno del Ventunesimo secolo."
[...]

Domanda: "[...] il suo ultimo libro si chiama "Fortune Favors the Bold", un titolo preso a prestito dal latino: audaces fortuna juvat..."

"Era un motto dell'esercito romano: chi è coraggioso potrà vincere o perdere, ma chi è codardo perderà di sicuro. È un motto perfetto per la competizione biologica che è già cominciata. L'Europa prende tempo sugli Ogm, ribattezzati «Frankenstein Food». Al momento, però, non ci sono prove che siano cibo da mostri. E così, con questo atteggiamento attendista, il Vecchio Continente finirà per consegnare agli Stati Uniti un vantaggio di 50 anni in questo strategico settore industriale." (Il Sole-24 Ore, 26/11/2003)

Gennaio 16, 2004 13:44  Permalink   Cultura


Violenza televisiva

Quando si dice "la scoperta dell'acqua calda". Istituti di ricerca e media che ne riportano i risultati, a volte sembrano mettercela tutta per uscirsene con "scoperte" assolutamente ovvie.
Leggo sul Foglio di lunedì 1 dicembre (non on-line), citato da Avvenire del 26/11, del

Risultato della ricerca "Violenza televisiva e subculture dei minori nel Meridione", realizzata dall'Osservatorio su violenza, media e minori dell'Università di Salerno. Per l'81 per cento dei bambini meridionali dagli 8 ai 14 anni fa più paura la cronaca trasmessa in tv della violenza che si vede nelle fiction e nei cartoni animati.

Ma dai?! Che cosa dimostra questo? Che i bambini (fino ai 14 anni, tra l'altro) non sono degli idioti? Che sono in grado di distinguere la realtà dalla fantasia? Che sanno discernere tra ciò che è pericoloso e quello che è innocuo? Che arrivano addirittura a capire che un terrorista suicida che si fa esplodere a sorpresa in una pizzeria è più temibile di un alieno munito di raggi fotonici? Avevamo proprio bisogno che la scienza ce lo confermasse.

Gennaio 16, 2004 13:20  Permalink   Cultura


Fantascienza

In occasione dell'ultima missione spaziale americana, Ray Bradbury, 83 anni, fondamentale autore di opere come "Fahrenheit 451" e "Cronache Marziane", ha dichiarato:

"Non possiamo rimanere sulla Terra, sarebbe troppo noioso. E ci lasceremo alle spalle le guerre, così come quando siamo arrivati in America 500 anni fa ci siamo lasciati alle spalle le futili politiche europee e abbiamo formato una nuova nazione." (Silvia Bizio, La Repubblica, 5/1/2004)

A parte il condivisibile accenno alle futili politiche europee, quantomai attuale, il resto è coerente con il lavoro di tutta la sua vita: fantascienza pura.

Gennaio 16, 2004 12:44  Permalink   Cultura


Mer - Gennaio 14, 2004

Rumori

I giapponesi sono rumorosi. Forse sono gentili, educati, veloci, puntuali, e tutto quello che volete, ma di certo non sono silenziosi. Nelle strade di Tokyo, tra negozi e esercizi vari è una guerra a chi grida più forte: c'è l'omino sulla soglia del negozio di cravatte che si sgola al megafono presentando rauco ai passanti l'offerta del giorno, e il grande magazzino dell'elettronica che fin da prima di entrare ti stende un tappeto sonoro che incessantemente replica il jingle del negozio (e se resti per 10 minuti sotto l'altoparlante ad aspettare un amico, o diventi pazzo o passi la giornata senza riuscire a estrarre dalla testa quella musichetta).

I treni sono un altro esempio: non puoi viaggiare per un minuto senza sentire la voce dell'addetto in fondo al treno che avvisa, ricorda, segnala, consiglia. Un esempio reale:

«Grazie per aver scelto di viaggiare con la nostra linea. Ricordiamo che questo è il treno espresso per Oshiage, che fino a Shibuya effettua solo la fermata di Sangenjaya. Dopo Shibuya effettua tutte le fermate. Si avvisano inoltre i signori viaggiatori che il treno potrebbe essere costretto a frenare bruscamente, perciò si consiglia ai signori viaggiatori di reggersi ai pali o agli appositi sostegni. Ricordiamo anche ai signori passeggeri le nuove norme sull'uso dei cellulari nei treni, in vigore dallo scorso mese: vicino ai posti per gli anziani bisogna tenere il cellulare spento, mentre negli altri posti va messo in modalità silenziosa per non arrecare disturbo agli altri passeggeri. Contiamo sulla vostra collaborazione. Inoltre ricordiamo che le borse vanno messe sopra le cappelliere per non recare disturbo agli altri passeggeri. E si pregano anche i signori viaggiatori di non lasciare riviste, giornali o altro sulle cappelliere ma di portarle con voi quando scendete dal treno. Ricordiamo inoltre che in caso notiate qualche cosa di strano o comportamenti sospetti, di segnalarlo prontamente agli addetti in stazione. Nel caso in cui l'aria nel treno sia pesante e troppo calda in presenza di tante persone consigliamo di aprire un po' i finestrini. Prossima fermata Sangenjaya, cambio sulla linea Setagaya. Le porte cambiano lato e si aprono sulla sinistra. Sangenjaya. Questa è Sangenjaya. Cambio sulla linea Setagaya. Lasciar scendere i passeggeri prima di salire. Attenzione. Treno in partenza. Si pregano i viaggiatori di non prendere il treno di corsa, in quanto è pericoloso. Attenzione, chiusura delle porte. Fare attenzione. Porte chiuse. Partenza. Prossima fermata Shibuya...»

e così via fino alla prossima stazione. Certo, non sempre dice tutte queste cose tutte insieme, ma faccio notare che si tratta di treni della metropolitana, con distanze di un paio di minuti da una stazione all'altra, quindi potete immaginare per quanti secondi tacciano.
Va comunque detto che su alcune linee i messaggi sono un po' più concisi che su altre.

Gennaio 14, 2004 11:32  Permalink   Giappone


Mar - Gennaio 13, 2004

L'onore di affermare che non si deve uccidere

Interessante post di Sandro Magister su Norberto Bobbio e ciò che disse dell'aborto in un'intervista rilasciata al Corriere della Sera dell'8 maggio 1981, e ripubblicata domenica scorsa su Avvenire.

Io ne trascrivo qui alcuni passaggi, ma vale la pena di leggerla tutta, per trovarvi un'opinione fortemente laica e ragionevole.

«Ho parlato di tre diritti: il primo, quello del concepito, è fondamentale; gli altri, quello della donna e quello della società, sono derivati. Inoltre, e questo per me è il punto centrale, il diritto della donna e quello della società, che vengono di solito addotti per giustificare l'aborto, possono essere soddisfatti senza ricorrere all'aborto, cioè evitando il concepimento. Una volta avvenuto il concepimento, il diritto del concepito può essere soddisfatto soltanto lasciandolo nascere».
[...]
«Dice ancora Stuart Mill: "Su se stesso, sulla sua mente e sul suo corpo, l'individuo è sovrano". Adesso le femministe dicono: "Il corpo è mio e lo gestisco io". Sembrerebbe una perfetta applicazione di questo principio. Io, invece, dico che è aberrante farvi rientrare l'aborto. L'individuo è uno, singolo. Nel caso dell'aborto c'è un "altro" nel corpo della donna. Il suicida dispone della sua singola vita. Con l'aborto si dispone di una vita altrui».
[...]
«Vorrei chiedere quale sorpresa ci può essere nel fatto che un laico consideri come valido in senso assoluto, come un imperativo categorico, il "non uccidere". E mi stupisco a mia volta che i laici lascino ai credenti il privilegio e l'onore di affermare che non si deve uccidere».

Gennaio 13, 2004 0:31  Permalink   Cultura


Lun - Gennaio 12, 2004

Menarini blog

Grazie ancora al Bassoatesino ho scoperto l'esistenza del blog di Roy Menarini, critico della rivista Segnocinema, saggista, insegnante universitario (di cinema, ovviamente). Non è il mio critico di riferimento, ma mi sono spesso trovato d'accordo con i suoi giudizi ed i suoi gusti. E poi scrive cose interessanti senza costringere il lettore ad impugnare un manuale di semiotica o un compendio di filosofia.

Solo, potrebbe anche eliminare il "Roy Menarini scrisse" all'inizio di tutti i post...

Gennaio 12, 2004 0:11  Permalink   Cinema


Ven - Gennaio 9, 2004

Leggende metropolitane

Confermo a Newblog Newblog che la storiella del portafoglio dell'extracomunitario e dell'attentato alla metropolitana di Roma è una leggenda.

Praticamente la stessa cosa me l'aveva raccontata mio fratello (che abita in Francia) più di un anno fa: una bambina aveva trovato un portafogli pieno di soldi; aveva telefonato al proprietario, un arabo; si erano incontrati; lei aveva rifiutato una ricompensa; lui in cambio le aveva detto di tenersi lontana da un grosso centro commerciale di Lione il tal giorno di dicembre; lei aveva avvisato la polizia.

Appena scopro se era una notizia vera o se era già una leggenda, vi faccio sapere.

Aggiornamento:
Mio fratello mi ha mandato questo link dal sito francese antibufala www.hoaxbuster.com, in cui troviamo conferma del fatto che è una leggenda metropolitana, oltre ad apprendere che la data dell'attentato era il 15 dicembre 2002 e che la storia veniva di volta in volta ambientata a Lione, Parigi, Marsiglia e in diverse altre città francesi. A mio fratello era stata raccontata da un suo collega di lavoro, e stando a lui il portafoglio in questione era stato ritrovato dalla figlia di un collega di sua moglie...

Gennaio 9, 2004 10:58  Permalink   Italia


Gio - Gennaio 8, 2004

Il Martello Ebreo

Grazie al Bassoatesino, un imperdibile trailer (in quicktime) del film "The Hebrew Hammer", che un po' parodia un po' omaggio alla blacksploitation degli anni '70 (cinema americano di genere con eroi di colore, molto citato da Tarantino), porta sugli schermi il primo eroe della jewxploitation e si fa beffe di tutti gli stereotipi che da sempre accompagnano la rappresentazione degli ebrei.

Potete leggere qui un'entusiastica recensione di parte ebraica, e qui qualche commento negativo di alcuni rabbini.

Gennaio 8, 2004 11:36  Permalink   Cinema


Discorsi sul cinema italiano

Dalla rivista Film TV di un paio di settimane fa, copio e sottoscrivo il giudizio di Enrico Magrelli, che dà un bello zero

[...] alle garbate, in rari casi, e lamentose, nella maggior parte, fotocopie di discorsi (fatti novemilasettecentoventidue volte) sui film italiani che incassano poco perché poco difesi, smontati rapidamente, non agevolati nel circuito virtuoso del passaparola.
Vale la pena ripetere, per la novemilasettecentoventiduesima volta, che mai come in questo momento ci sono molti denari a disposizione per i film italiani; i prodotti, anche mediocri e insulsi, arrivano su un numero di schermi inimmaginabile fino a quattro o cinque anni fa; i giornali e i quotidiani si occupano con grande simpatia del cinema italiano; molti recensori sono diventati fin troppo buoni con i racconti di casa nostra. Che cosa bisogna fare di più? Imporre agli italiani una tassa? Pagare un canone annuale sull'esempio del canone Tv? Fare un prelievo arbitrario dai conti correnti? Costringere il pubblico a vedere un film italiano almeno una volta al mese come una medicina da ingerire dopo i pasti?

Gennaio 8, 2004 11:25  Permalink   Cinema


Sono tornato

Rieccomi a casa, dopo un seminario di una settimana a Venezia, il matrimonio di mio fratello in Francia e Natale e Capodanno in famiglia. Buon anno a tutti.

Come al solito, quando torno a Milano dopo un anno passato in Giappone la metropolitana mi sembra buia e sporca (lo è davvero, comunque); ci sono in giro più extra-comunitari che milanesi; i commessi non sono tutti forzatamente gentili e alcuni sono anche sanamente antipatici; si può rivolgere la parola e scherzare con gli sconosciuti senza che ti guardino male; i fast-food non sono fast (il Burger King di Campo S. Luca a Venezia mi ha colpito per la sua lentezza mortale); Venezia è stata invasa da negozi di kebab, di cui uno ha sostituito una delle mie librerie preferite, la Patagonia (qualcuno sa se si è trasferita o è semplicemente defunta?); i prezzi sono davvero quasi raddoppiati rispetto a quelli di un paio d'anni fa; i distributori automatici di biglietti fanno la solita fatica a ingoiare banconote, mentre quelli di Lione tagliano la testa al toro e accettano solo monete o carte di credito. Ah, e Enrico Ghezzi presenta ancora i film parlando fuori sincrono.

Tra le altre cose ho trovato in edicola un albo a fumetti edito dalla Repubblica che contiene il primo manga da me tradotto all'incirca 5 anni fa. Altri tempi.

Nel frattempo Saddam è stato preso (e proprio quel giorno ho avuto occasione di brindare all'evento con amici blogghisti); Libici, Iraniani, Nord Coreani, Pakistani sembrano aver cominciato a ragionare, e a casa nostra Sofri tra le solite polemiche è quasi libero. Niente male, come inizio dell'anno nuovo.

Chiedo pubblicamente scusa a quanti mi hanno scritto durante queste vacanze, e a cui non avevo risposto per astinenza da internet. Ora si ricomincia.

P.S.
Durante la mia assenza il contatore degli accessi che era a ventimila un mese fa, si è azzerato. Non ne capisco il motivo, ma devo ancora decidere se eliminarlo o correggerlo.

Gennaio 8, 2004 11:15  Permalink   Italia


Ven - Dicembre 12, 2003

Comunicazione di servizio

Scusate, ma nell'ultima settimana sono stato occupatissimo a concludere diverse cose e a preparare il mio ritorno semi-vacanziero in Italia. Ci rivedremo (si fa per dire) dopo il 6 gennaio, perché da oggi questo blog è CHIUSO PER FERIE.

Dicembre 12, 2003 3:6  Permalink   Computer


Lun - Dicembre 1, 2003

Apre l'Apple Store a Tokyo

Domenica 30 novembre ha aperto il primo Apple Store fuori dagli USA. Sono stato sul posto, ma purtroppo la fila era così lunga che per entrare avrei dovuto attendere ore. Ho preferito desistere, ma ho comunque scattato qualche foto e raccontato la mia esperienza in questa pagina di MacProf (cliccate sulle foto per ingrandirle).

Altre informazioni sul negozio potete leggerle qui, o direttamente sul sito Apple in inglese o giapponese.

Dicembre 1, 2003 1:4  Permalink   Computer


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