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Gio - Ottobre 30, 2003

In groppa alla Pantera

In questi giorni ho installato il nuovo sistema operativo di Apple, il 10.3 conosciuto con il nome di Panther, e ho fatto le pulizie sul mio Hard Disk. Come avevo già pregustato assistendo alla sua presentazione, qualche mese fa, Exposé è una delle nuove caratteristiche che trovo più utili, come anche l'evoluzione dell'applicazione Anteprima in rapidissimo lettore di pdf con altrettanto rapida ricerca all'interno del testo.

Ecco, oltre al centinaio e passa di innovazioni sostanziali, "rapidità" è la parola che meglio definisce questa nuova versione di OSX, che da quando è nato è diventato sempre più agile e scattante, e contrariamente a quanto avviene di solito con l'aggiornamento dei sistemi operativi, a ogni upgrade ha dato all'utente l'impressione di possedere un computer sempre più veloce: tutte le applicazioni si lanciano più in fretta, l'usabilità di Mail è migliorata sensibilmente, gli aiuti in linea sono finalmente utilizzabili, e al contrario dell'amico Vincenzo trovo il nuovo Finder molto utile (e sensato il fatto che la vista a colonne a partire da una cartella non permetta di scorrere verso sinistra, cosa che in Jaguar a volte disorientava).

Da appassionato di cinema, inoltre, sono molto contento della funzione di bookmark del nuovo DVD Player, che permette di far partire un DVD da qualunque punto a nostra scelta. L'ho appena provato su un film di Hong Kong che prima di farvi accedere al menù vi costringe a vedere un avviso in due lingue, loghi vari, un filmato di presentazione del film, una pubblicità del MD Sony in cinese, e solo allora vi porta al menù: ho messo un bookmark in quel punto, l'ho settato come default, e al successivo inserimento del DVD è partito esattamente da lì. Era ora.

Ottobre 30, 2003 3:8  Permalink   Computer


Il nuovo Newblog (2)

Newblog Newblog ha finalmente il suo nuovo template, ed è bellissimo. Sembra però ancora in rodaggio, perché la colonna di destra non contiene quello che dovrebbe (sono spariti anche tutti i link agli altri blog...).

Ottobre 30, 2003 2:22  Permalink   Computer


Conti in tasca a Greenpeace

Grazie ad Antonio Gaspari, riporto un interessante articolo di Rita Bettaglio tratto dall'ultimo Green Watch News (n.28, non on-line), a cui ho aggiunto i link.

Dubbi su Greenpeace
Nell'immaginario collettivo Greenpeace appare essere il difensore dell'ambiente e riunire volontari animati da sincero interesse per l’ambiente: ragazzi in t-shirt qualche volta duri, ma puri che combattono per grandi ideali. Ma siamo sicuri sia proprio così? Chi organizza e finanzia campagne costose ed azioni non di rado poco pacifiche? [...] Greenpeace non è una semplice associazione, è una galassia od un impero, come preferite. Vediamo di esplorarne la geografia e potremmo rimanere stupiti di un’architettura tanto complessa.

Recentemente negli Stati Uniti Greenpeace è stata oggetto di polemiche da parte di Public Interest Watch (PIW) che ha accusato il colosso ambientalista di violazione delle leggi fiscali (qui il pdf relativo, NdE) e paragonato Greenpeace ad una delle tante corporation, come Enron o Tyco, divenuto ormai sinonimo di corruzione. Non vogliamo entrare nel merito delle accuse mosse ma, a onor del vero, il problema, per ammissione dello stesso PIW, interessa in generale il mondo del no-profit.

La struttura organizzativa di Greenpeace consiste in entità multiple, associate fra di loro e con fisionomia diversa. Vediamo di esaminarle brevemente. Anzitutto troviamo Greenpeace International: ha sede ad Amsterdam ed è la più grande organizzazione dell'universo di Greenpeace. Nel 2000 il suo budget è stato di 34 miliardi di dollari, provenienti dalle organizzazioni nazionali di Greenpeace. I campi d'interesse di Greenpeace International vanno dal cambiamento climatico agli oceani, dall’ingegneria genetica al disarmo nucleare. Le Greenpeace nazionali sono circa 40, distribuite in tutto il mondo. Alcune sono entità indipendenti, come Greenpeace, Inc. e Greenpeace Fund, Inc. negli Usa; altre, invece, sono satelliti di Greenpeace International. Nel 2000 il budget totale di tutte le organizzazioni Greenpeace, incluso la International, è stato di 143 miliardi di dollari.

Vale la pena soffermarsi sulle strutture americane di Greenpeace, quelle, fra l'altro messe sotto accusa recentemente. Negli USA le entità principali sono Greenpeace, Inc. e Greenpeace Fund, Inc. Entrambe sono organizzazioni no-profit ma con differente profilo. La legge statunitense prevede due tipi di no-profit, designate come 501(c)(3) e 501(c)(4). La principale differenza tra i due è che nel caso di 501(c)(3) i contributi sono deducibili dalle tasse per i benefattori ma possono essere impiegati solo per attività educative, caritative, religiose ed altre, ma mai per intraprendere azioni legali o partecipare a campagne pro o contro candidati politici. Per contro le organizzazioni di tipo 501(c)(4) hanno possibilità di utilizzare i fondi per scopi più ampi, inclusi quelli non consentiti alle 501(c)(3), ma i contributi non sono deducibili: questo rende più difficile il reperimento di fondi da parte dei donatori.

Greenpeace Fund, Inc. è un'organizzazione 501(c)(3), mentre Greenpeace, Inc. è 501(c)(4). Nel 2000, ultimo anno di cui sono disponibili i bilanci, Greenpeace Fund, Inc. ha raccolto 7,5 miliardi di dollari e ne ha passati 4,5 a Greenpeace, Inc., 3,7 a Greenpeace International ed i restanti 0,8 ad organizzazioni Greenpeace di alcuni altri paesi. Greenpeace, Inc. ha il suo quartier generale a Washington, D.C., ma è stata fondata in California e, quindi, è soggetta alla legislazione di quello stato in materia fiscale. La sua attività, più ampia di quella di Greenpeace Fund, Inc., è quasi esclusivamente di campagne di pressione verso compagnie o governi per modificare procedure o politiche. Molte azioni poste in atto dagli attivisti, inoltre, sono contrarie alle leggi vigenti: parecchi attivisti sono già stati arrestati nel mondo e qualcuno ha sostenuto le loro spese legali (!). Per scopi pubblici essa utilizza il nome di Greenpeace USA. Essa è finanziata in modo significativo da Greenpeace Fund, Inc. che può raccogliere contributi fiscalmente deducibili. Nel 1999 le sue entrate sono state pari a 14,2 miliardi di dollari di cui il 30% da Greenpeace Fund, Inc. Greenpeace Fund, Inc. ha la sua principale sfera d’azione nel raccogliere fondi da destinare ad altre Greenpeace e non svolge attività in proprio.

Nel panorama statunitense merita un cenno anche Greenpeace Foundation, Inc. Si tratta di una delle prime organizzazioni Greenpeace, con base nelle Hawaii. Essa è in aperto contrasto con Greenpeace USA e Greenpeace International. Ad esse rimprovera spregiudicatezza nella raccolta dei fondi, antiamericanismo ed insufficiente devozione alla causa della difesa degli animali. E’ una organizzazione di tipo 501(c)(3) e non spende più di 250mila dollari all'anno. Il fatto che Greenpeace Fund, Inc. si occupi esclusivamente di raccolta di fondi deducibili e delle loro successiva distribuzione ad organizzazioni collegate ma con diverso regime fiscale è alla base dell'accusa di essere una centrale di "lavaggio" di denaro, anche perché non si capisce il motivo dell'esistenza di organizzazioni a diverso statuto per uno scopo apparentemente unico, come '’asserita tutela dell’ambiente.

Molte fondazioni indipendenti finanziano Greenpeace Fund, Inc.: la lista è lunga e compaiono nomi molto noti negli USA. Riportiamo qui una lista parziale delle fondazioni più importanti che hanno finanziato Greenpeace Fund, Inc., quale compare in un recente rapporto (il pdf già segnalato, NdE) di Public Interest Watch:

- The David and Lucile Packard Foundation
- John D. and Catherine T. MacArthur Foundation
- Rockefeller Brothers Fund, Inc
- Turner Foundation, Inc.
- Charles Stewart Mott Foundation
- Lannan Foundation EUR The Joyce Foundation
- W. Alton Jones Foundation, Inc
- The Trust for Mutual Understanding
- The Scherman Foundation, Inc.
- Columbia Foundation
- Public Welfare Foundation, Inc.
- Wallace Global Fund
- Reiman Charitable Foundation, Inc.
- The New York Community Trust
- HKH Foundation
- Joyce Mertz-Gilmore Foundation
- The Wilburforce Foundation
- The John Merck Fund EUR Town Creek Foundation, Inc.
- The Rockefeller Foundation
- Foundation for Deep Ecology
- Wallace Genetic Foundation, Inc
- The Capital Group Companies Charitable Foundation
- The Max and Victoria Dreyfus Foundation, Inc.
- The Overbrook Foundation
- Stephen and Tabitha King Foundation, Inc.

Ottobre 30, 2003 0:15  Permalink   Mondo


Mer - Ottobre 29, 2003

Il sedicente rappresentante e il crocifisso

Non avrei mai immaginato che un giorno avrei citato con totale approvazione un articolo di Piero Ostellino, ma tant'è: come citato dal redivivo Spino, il giornalista non sospetto di paggerie cattoliche ha dato un suo giudizio sulla sentenza dell'Aquila riguardo l'esposizione del crocifisso, che merita grande attenzione.

E, allora, in che cosa consiste la pericolosità della sentenza dell’Aquila? E’ presto detto: se, in omaggio a un malinteso relativismo culturale ed etico, rinunciamo ad affermare i nostri valori, anche attraverso i simboli che li rappresentano, l’integrazione degli immigrati di altra civilizzazione diventa più difficile e la frammentazione della nostra società democratico-liberale rischia di trasformarsi in un fattore di conflitto e quindi di instabilità.

Lo Spino riporta quasi tutto il pezzo, e un link a un articolo di Magdi Allam sul Corriere in cui diversi (veri) rappresentanti musulmani criticano severamente l'atteggiamento anti-cristiano e intollerante di un uomo che Ali F. Schuetz, segretario del centro culturale Il Fondaco dei Mori di Milano, un paio d'anni fa aveva definito "un tale Adel Smith, fenomeno da baraccone del peggiore horror anti-cristiano".

Molti suoi colleghi la pensano allo stesso modo (dall'articolo di Allam):

«Smith non lo consideriamo parte della comunità musulmana. Non frequenta nessuna moschea. Vuole sollevare un polverone per farsi della pubblicità. Sta lanciando una provocazione per coinvolgere i musulmani in una vicenda che per noi non è una preoccupazione. E’ un provocatore». [Ali Abu Shwaima, emiro del Centro islamico di Milano e Lombardia]

«A me quell’uomo disturba molto. Con due sparate rovina il lavoro della gente moderata che vuole la pacifica convivenza. Perché lo invitano in televisione? Forse che si vuole accreditare l’immagine di un Islam intollerante? Togliamogli la parola». [Rula Jebreal, palestinese, giornalista di La7]

«Dobbiamo isolare Smith. Rappresenta soltanto se stesso. Non è nostro diritto chiedere di togliere il crocifisso. Non possiamo assolutamente pretendere di cambiare una cultura millenaria che sta andando verso la tolleranza e il dialogo». [Younis Tawfik, autore di «La città di Iram» e «La straniera», italo-iracheno di Torino]

Ottobre 29, 2003 2:26  Permalink   Italia


Mar - Ottobre 28, 2003

La leggenda degli uomini straordinari

Una e-mail dal mio amico Christian riguardo a un film su cui avevo qualche aspettativa, ma che invece pare sia molto deludente:

Non posso dire che mi sia piaciuto "La leggenda degli uomini straordinari", adattamento del fumetto di Alan Moore "La lega degli straordinari gentiluomini". Del fumetto è rimasto solo lo spunto iniziale, ma tutto è stato molto banalizzato. Quelli che potevano essere i due punti di forza del film (l'estrazione "letteraria" e colta dei protagonisti, e l'ambientazione inglese di fine ottocento) sono stati ignorati, riempiendo il film esclusivamente di inseguimenti, esplosioni e combattimenti, perdipiù non fatti particolarmente bene, e spiegando ogni cosa almeno tre volte a bene a beneficio di un pubblico ritenuto così ignorante da non sapere nemmeno chi siano Dorian Gray o il dottor Jekill (non che importi saperlo, nel film: si comportano come supereroi qualsiasi, e ci si chiede allora perché scomodare personaggi e nomi così illustri). A peggiorare le cose, il solito gusto hollywoodiano per gli anacronismi post-moderni: automobili, bazooka, e via dicendo. La sceneggiatura, poi, è farcita di personalità piatte e una trama inverosimile.

Da notare la "traduzione" del titolo italiano: in un primo trailer che avevo visto quest'estate, si parlava di "Lega degli uomini straordinari" (evidentemente i gentiluomini non sono più di moda, e così in Italia si perde un altro riferimento all'epoca vittoriana), poi è diventata "Leggenda" (e nei dialoghi del film, "la squadra") evidentemente per non scomodare suggestioni politiche...

Ottobre 28, 2003 17:2  Permalink   Cinema


Ven - Ottobre 24, 2003

Amazon per cercare dentro i libri

Grazie alla segnalazione di 4 Banalitaten ho scoperto anch'io la nuova, incredibile funzione di Amazon. Adesso si può effettuare una ricerca anche all'interno del testo dei libri (non tutti, "solo" 120.000, per il momento).

Ho appena fatto una prova inserendo una porzione di una frase scelta a caso dal libro "The Skeptical environmentalist", precisamente "anything from wrecking tourism", e il primo risultato è stato appunto quel libro. Sotto copertina e dati mi dice che la frase è presente a pagina 40, me ne riporta qualche riga, e se voglio mi fa anche vedere tutta la pagina in questione. Stupefacente.

Ottobre 24, 2003 2:13  Permalink   Computer


Il Gulag nascosto

Come segnalato anche da 1972 (che ieri rimandava anche a un articolo sul Washington Post), potete trovare qui in formato PDF (4,5 Mb) il documento rilasciato ieri dallo U.S. Committee for Human Rights in North Korea riguardante i campi di concentramento in Corea del Nord.

Si chiama "The Hidden Gulag. Exposing North Korea's prison camps" ed è la prima, grande, organica documentazione, corredata anche di foto satellitari, di una realtà già nota da molto tempo, ma di cui non si conoscono ancora bene le effettive dimensioni.

Nel documento, oltre alle fotografie, c'è un'ampia descrizione preceduta da un inquadramento storico, e arricchita da numerose testimonianze di sopravvissuti, alcune decisamente agghiaccianti. Tra i testimoni anche quel Kang Chol Hwan che ha scritto il primo racconto dettagliato pubblicato in occidente sull'argomento, da tempo già disponibile anche in italiano.

Scaricate e leggete. Vi renderete conto che la prima parte di "007: La morte può attendere", con l'arresto, la tortura e la detenzione di James Bond da parte delle guardie nord-coreane, è un racconto di fantasia solo perché quello che veramente succede laggiù è ben peggiore.

Ottobre 24, 2003 1:16  Permalink   Mondo


Scuola di italiano a Siena

Michiko oggi ci racconta di una lezione un po' particolare e indubitabilmente ambientata in Italia:

Quando il mio corso di italiano è cominciato, c'erano undici studenti nella mia classe: una australiana, due norvegesi, due americani, una canadese, tre svizzeri e due giapponesi, inclusa io. Di solito in questa scuola cambiano gli studenti in classe ogni due settimane: dipende dalla durata del soggiorno e dalla loro abilità. L'età di tutti mi sembrava dai venti ai cinquanta anni.

Un giorno c'era uno sciopero, per cui durante le lezioni era molto rumoroso. Da fuori si sentiva una musica animata e delle grida. Credo che fosse una manifestazione.

È passato un po', una studentessa non ha avuto pazienza, e ha detto alla insegnante: "Vorrei guardare fuori, posso?". Mi è sembrato che l'insegnante si sia stupita un po', però ha detto: "Allora vai, vai". E quasi tutti gli studenti sono andati via dalla classe. Infine siamo rimasti solo in due, tutti e due giapponesi.
L'insegnante ci ha detto: "È sempre così. I giapponesi rimangono. Siete educati, eh!".

Io penso che magari sono anche educata, ma invece il fatto è che non ho come il coraggio di fare qualcosa di irregolare. Non mi può venire in mente di andare via durante la lezione. Tu cosa ne pensi?

Ottobre 24, 2003 0:21  Permalink   Giappone


Gio - Ottobre 23, 2003

Gandalf

Dopo averne visti tanti qua e là ho provato anch'io a fare uno di quei numerosi test della personalità che ti assimilano a un personaggio di fantasia. In questo caso si tratta del Which Fantasy/SciFi Character Are You? di cui ho trovato il link sul Bloggervins.
Non so se essere più contento o preoccupato per il risultato.

Ottobre 23, 2003 0:45  Permalink   Computer


Mer - Ottobre 22, 2003

Interpretazioni

Mentre il sempre ottimo Magdi Allam sul Corriere ci annuncia (o ci ricorda) che siamo tutti in guerra, anche noi italiani, ho letto delle interessanti riflessioni dello studioso e scrittore tunisino Abdelwahab Meddeb, in un'intervista a Repubblica del 9 ottobre scorso (citata dal Foglio di lunedì 13, non on-line), in cui parla dell'argomento che dà il titolo al suo libro: "La malattia dell'Islam":

Qual è la malattia dell'Islam? «È l'integralismo che si fonda su una interpretazione letterale e semplicistica del Corano, un'interpretazione che non ammette discussioni presentandosi come eterna e assoluta. Per gli integralisti il testo deve essere applicato alla lettera, senza essere contestualizzato. In questo modo la religione diventa follia che pratica la jihad, taglia le mani, lapida e impone il velo alle donne.
[...]
Nell'islam chiunque può leggere e interpretare il testo. Ciò permette agli integralisti di autorizzarsi come esegeti. In passato, i pochi che si avvicinavano al Corano erano persone colte che sapevano risolvere le questioni tecniche dell'interpretazione. Gli integralisti non hanno assolutamente questa preparazione, sono i figli dell'alfabetizzazione di massa, sono dei semi-letterati incapaci di affrontare i problemi dell'esegesi. La loro è una lettura semplicistica e schematica, che banalizza il testo, forzandone persino il significato. Ciò avviene per la questione della jihad o anche per l'identificazione tra sfera politica e religiosa, che è considerata da tutti come un elemento proprio dell'islam In realtà il Corano può dar luogo ad una lettura diversa da quella oggi dominante. Non era quindi inevitabile che l'islam diventasse quello che è diventato, vale a dire una religione guerriera.
[...]
La modernizzazione dei paesi islamici è stata condotta da despoti che hanno ignorato totalmente la democrazia. La gente ha imparato a leggere e a scrivere senza ottenere alcun diritto politico e sociale. Il populismo ha fatto disastri. Si è formata una classe di semi-letterati frustrati e pieni di risentimento, perché le loro aspirazioni sociali e culturali non sono state soddisfatte. Costoro nutrono di religione la loro voglia di rivolta, sognando nostalgicamente di restaurare gli antichi splendori dell'islam».
Nel X secolo «i musulmani erano i padroni del mondo [...]. In seguito, da dominatore l'islam è diventato dominato. Questa decadenza è vissuta molto male dai fondamentalisti, i quali, attraverso l'antioccidentalismo, designano un nemico esterno, evitando di riconoscere il proprio fallimento. La guerra delle civiltà non l'ha inventata Huntington ma gli integralisti islamici nella prima metà del secolo scorso».
[...]
Si deve ingaggiare una vera e propria battaglia dei testi, per contrapporsi alle letture semplicistiche e folli degli integralisti. Nei prossimi anni, l'islam sarà teatro di una terribile guerra intestina, e uno dei fronti di questa guerra sarà quello dell'interpretazione del Corano». Bisognerebbe poi «riformare l'insegnamento scolastico che ha prodotto l'islamismo diffuso oggi dominante, quell'islamismo che, quando passa all'azione, dà luogo al terrorismo. Naturalmente si tratta di un programma enorme, che necessita di una vera e propria rivoluzione culturale di lungo periodo. Alla lunga, l'integralismo è destinato alla sconfitta, ma ci vorranno ancora dieci o vent'anni prima che il suo ciclo storico si esaurisca. E saranno anni dolorosi».

Ottobre 22, 2003 13:49  Permalink   Mondo


CONVEGNO INFORMATIVO SUGLI ALIMENTI GENETICAMENTE MODIFICATI

Si vede che oggi è giornata. Grazie ad Antonio Gaspari segnalo un altro appuntamento interessante:

Il giorno 25 ottobre a Milano si terrà un convegno dal titolo: "Alimenti geneticamente modificati tra paure, incertezze e aspettative. È possibile una scelta ragionevole?" ideato per contribuire a capire meglio quale sia il nuovo scenario che attende tutti noi, quali cittadini e consumatori, con l'utilizzo degli organismi geneticamente modificati in alcune tipologie di alimenti.
Gli alimenti tradizionali presenti da generazioni sulla nostra tavola sono, per la maggior parte, frutto dell'applicazione delle biotecnologie. La birra, il sidro, il vino, il formaggio e il pane sono ad esempio il risultato di processi di fermentazione che coinvolgono lieviti, muffe e batteri.

A poco a poco l'uomo ha imparato a governare i processi biologici allo scopo di migliorare la qualità degli alimenti. Molti prodotti, tra i quali alcuni "tipici" come ad esempio: il pomodoro San Marzano, il riso Carnaroli e alcuni famosi vitigni, sono l'esito di ricerche dei nostri genetisti agrari nell'ultimo secolo. Tutti questi prodotti sono perciò frutto di incrocio, esso stesso una manipolazione genetica.
Negli ultimi decenni la ricerca nel campo delle biotecnologie vegetali ha fatto molta strada: le piante propriamente dette "geneticamente modificate" sono state ottenute per la prima volta circa quindici anni fa negli Stati Uniti. A partire dal 2004 tutti i prodotti alimentari che contengano più dello 0.9% di ogm (organismi geneticamente modificati) dovranno presentare un'etichettatura particolare al fine di renderli riconoscibili dai consumatori. Crediamo sia utile saperne di più per poter scegliere tra differenti prodotti.

Durante il convegno verrà anche presentato il libro "Biotecnologie per la tutela dei prodotti tipici italiani", i cui autori saranno in parte presenti.

Milano, sabato 25 ottobre 2003 ore 10.00. Cine Teatro "San Giuseppe" di via Redi 21
(MM1 Lima - Tram 33 - Bus 60, 56 - Filobus 92)

Ottobre 22, 2003 3:8  Permalink   Cultura


Saggi terzisti

Segnalo che dal 23 al 25 ottobre a Roma si terrà il secondo Forum Mondiale Nord-Sud. Mi sembra un'iniziativa interessante, in quanto si allontana saggiamente sia dalla demonizzazione dell'Occidente e dell'economia di mercato, che dal suo opposto.

L'obiettivo del Forum è quello di superare la visione troppo economicista di Davos e quella utopica e contraddittoria di Porto Alegre, proponendo  una visione cristiana che tiene in gran conto lo sviluppo delle persone. Il Forum punterà a diffondere la conoscenza delle iniziative positive che hanno arrecato benessere o diminuito la povertà in alcune regioni del pianeta; a individuare gli errori commessi nel tempo per la promozione dello sviluppo; a rinvenire nuovi metodi per lo sviluppo economico e sociale che, superata la logica dell'assistenzialismo, favoriscano una cooperazione fondata sul valore della solidarietà, responsabilizzando gli operatori economici e i consumatori.

Il Forum Nord-Sud viene proposto dal Movimento mondiale delle Scuole di Etica ed Economia che dal Nord-Est italiano si sta diffondendo in tutto il mondo, promuovendo una visione economica fondata sulla condivisione delle conoscenze e la valorizzazione delle peculiarità culturali (solidarietà), nel rispetto delle regole tecniche del mercato (efficienza).

Ottobre 22, 2003 2:55  Permalink   Cultura


Dom - Ottobre 19, 2003

Gli incredibili (2)

Mentre il Bassoatesino latita, vi segnalo un breve filmato relativo al prossimo film della Pixar, The Incredibles. È la registrazione di uno speciale andato in onda durante un passaggio di Toy Story sulla ABC. Diversamente dal trailer, che avevo già segnalato, vi si vedono spezzoni del film, qualche scena del doppiaggio, disegni preparatori.
Promette molto ma molto bene.

Ottobre 19, 2003 0:59  Permalink   Cinema


Sab - Ottobre 18, 2003

Una guerra anti-fascista

Visto che non lo trovo in rete da nessuna parte, ho deciso di riportare io l'ottimo l'articolo di Paul Berman pubblicato dal Corriere il 14 ottobre scorso, che come dice Christian Rocca (che Berman l'aveva intervistato, e di cui aveva recensito il libro ad aprile) spiega tutto.

CLICCATE QUI per leggere le sei ragioni per cui la sinistra non ha capito che la guerra contro Saddam Hussein era anti-fascista.

Ottobre 18, 2003 0:54  Permalink   Mondo


Ven - Ottobre 17, 2003

Giornalismo serio

Il cacciatore di bufale Paolo Attivissimo nella sua newsletter odierna ci informa che Repubblica ha dato l'ennesimo esempio di scarsa professionalità. A pagina 28 dell'edizione odierna ha infatti pubblicato una fotografia satellitare dell'Italia durante il blackout, che da tempo si sa essere un falso. In questa pagina trovate la relativa inchiesta anti-bufala, risalente al primo ottobre. Conclude Attivissimo:

Ho telefonato adesso a Repubblica, redazione di Roma, e ho detto loro che si tratta di una bufala.
Pausa di imbarazzo. "Ah. Grazie". Abbiamo sfogliato insieme la mia pagina antibufala che documenta la loro figuraccia.
Insomma, per l'ennesima volta uno dei quotidiani più letti d'Italia pubblica, senza la benché minima verifica, una foto che ha sicuramente pescato da un sito inaffidabile di Internet. Un altro esempio luminoso di affidabilità del giornalismo italiano. Viene da chiedersi quante altre bufale ci rifilino.
Pubblicheranno una rettifica? Diranno chi li ha avvisati della gaffe? Accetto scommesse.

Ottobre 17, 2003 23:44  Permalink   Cultura


Gio - Ottobre 16, 2003

It's beyond me

È uscita la nuova relazione di Paul Bremer sui primi 6 mesi di presenza alleata in Iraq, e Christian Rocca ne ha scritto sul Foglio facendo notare che le cose laggiù stanno andando sempre meglio, ma soprattutto che l'obiettivo degli attentati non sono gli americani:

L'hotel Baghdad, verso il quale si sono lanciati i kamikaze, ospita anche le abitazioni e gli uffici di cinque membri del Consiglio governativo iracheno e di parecchi ministri del governo provvisorio. E' stato un attacco contro gli iracheni che iniziano ad autogovernarsi, non contro i servizi segreti americani. La bomba voleva colpire, e ha colpito, il nuovo Iraq libero, i morti sono iracheni, i nuovi poliziotti iracheni. La differenza è importante, e mostra quale sia l'effettivo problema oggi nel paese. C'è un manipolo di fedeli al dittatore che, insieme ai fascisti arabo-islamici, vuole restaurare la dittatura e uccide chi si impegna per un Iraq libero e democratico. Hanno già ucciso Akila Hashimi, una delle due donne del Consiglio governativo, così come è stato assassinato un leader sciita, così come sono state colpite le "pacifiche" Nazioni Unite.

Segue un bell'elenco dei progressi dell'Iraq post-liberazione, che vi consiglio di leggere per intero (o, meglio ancora, nel testo originale): è il quadro della rinascita di un paese. Lo stesso Rocca riporta oggi un link ai risultati di un sondaggio condotto a Baghdad: il 71% dei residenti nella capitale non vuole che le truppe americane se ne vadano nei prossimi mesi.

Donald Rumsfeld, in questo interessante intervento a Colorado Springs la settimana scorsa (trovato grazie a The Command Post) non riesce a capacitarsi di come la stampa possa continuare a trattare l'operazione in Iraq come un fallimento.

I'll tell you, it's beyond me. I just had a hearing before the House of Representatives Appropriations Committee on an emergency supplemental budget. And that very day, 17 members of the United States Congress, Republicans and Democrats alike, had just arrived back from Iraq. And six of them were on that committee. And they went right down the line, every single one of them, saying that what they see and read about Iraq in the United States and in the region does not compare with what they personally saw and experienced with their own eyes.  These people went right down -- they were stunned by the difference between what they experienced in that country and what they saw and what they were being told in the press.

Now, it should not surprise you that the next day there was not a single word in the press about that hearing. Not one of those first eyewitness comments by seven members -- six or seven members of the United States House of Representatives of both parties -- not a single word of what they said about what was taking place in Iraq appeared, to my knowledge, in -- at least in the Washington press.

Rumsfeld ritiene che un motivo possa essere il fatto che i giornalisti hanno sempre bisogno di cattive notizie, e canali che trasmettono news 24 ore su 24 devono darsi da fare a trovare una cattiva notizia ogni ora.
Noi, guardando la situazione in Europa e in Italia, pensiamo che sia in gioco molto di più dello share di qualche emittente, e che un'ottusa ideologia anti-americana sia alla base dell'atteggiamento obiettivamente cieco di giornalisti nostrani e pacifinti (leggere questo importante articolo di Magdi Allam per rendersene conto).

Anche noi, con Rumsfeld, non ci capacitiamo di certe cose, ma chiudiamo con le sue parole:

Those folks, men and women in uniform, civilians, our coalition partners, they have proceeded to do thousands of projects. [...] They did a terrific job, and by golly, they deserve a lot of credit. And the idea of calling it a quagmire is flat wrong.

Ottobre 16, 2003 3:51  Permalink   Mondo


Mer - Ottobre 15, 2003

Referrers

Molta gente arriva su questo blog tramite i motori di ricerca, e del resto è risaputo che la nascita dei blog, che spesso in una sola pagina contengono riferimenti a quasi tutto, ha messo un po' in difficoltà i suddetti motori e i loro utenti. Se consideriamo poi che buona parte dei navigatori di internet non sa nemmeno che per cercare una serie di parole in successione bisogna chiuderle tra virgolette, finisce che si arriva su un blog tramite le ricerche più strane. In 7 mesi di attività ho collezionato anch'io qualche chiave piuttosto bizzarra, che vi propongo qui sotto.

C'è chi è arrivato sul buroggu cercando:

- divanetti anni 70 arredamento
- donne famose che calpestano cibo
- esempi piega a phon
- fare bomba
- Festini porno telecom
- "la ringrazio"
- la cacca a terra
- teste tagliate dalla mafia
- veline donna che si vende

P.S.
Ho parlato di "motori di ricerca" al plurale, ma da qualche anno l'affermarsi di Google come IL motore di ricerca ha posto gli altri in una situazione che definire minoritaria è fin troppo generoso. A parte Altavista, che però ormai è ben lontano dai successi che quasi dieci anni fa otteneva come primo grande motore di ricerca a chiave, gli altri motori che una volta contavano qualcosa adesso si appoggiano anche loro a Google (vedi Infoseek o WebCrawler) come fa pure Yahoo. Questo significa che buona parte degli utenti della rete usa un solo motore di ricerca volontariamente, o lo fa senza saperlo: restando in Italia, se usate i motori di ricerca di Virgilio, Libero, Kataweb, Jumpy e diversi altri siti, state sempre usando Google.

Ottobre 15, 2003 2:39  Permalink   Computer


Mar - Ottobre 14, 2003

Fede e ragione

Mi scuserete se oggi cito tanto 1972, ma a parte il fatto che è uno degli abitanti più interessanti della blogosfera, i suoi post odierni mi hanno particolarmente colpito. Scrive dunque:

Da laico l’autore di questo blog ha sempre pensato che una razionale fiducia nella ragione umana (non è un gioco di parole) debba saperne riconoscere anche i limiti, ammettere la possibilità che qualcosa possa sfuggirle e che non tutto si esaurisca al livello delle nostre conoscenze.

E poi cita delle osservazioni sull'ateismo di Dinesh D'Souza, da questa pagina, in cui si argomenta che gli atei non sono affatto più razionali dei credenti, ma anzi lo sono di meno.
Citando Kant, D'Souza dice che l'errore dell'illuminismo sta nel credere che la ragione può conoscere tutta la realtà. Conosciamo la realtà attraverso l'esperienza, dice Kant, che ci viene dai nostri sensi, limitati per natura, e incapaci di cogliere tutti gli elementi del reale. Che cosa ci fa credere che non ci sia una realtà ulteriore a quella che può essere afferrata dai nostri sensi? Non c'è alcuna ragione sensata per credere che possiamo conoscere tutto quello che esiste. La ragione deve riconoscere i suoi limiti, per essere realmente ragionevole.

Come mio contributo alla questione, vorrei ricordare che Giovanni Paolo II ha scritto estesamente di fede e ragione in una sua enciclica del '98, chiamata appunto "Fides et ratio".

Cito dall'incontro "Fede e Ragione: un concetto astratto o un'esperienza reale?" tenutosi nello stesso anno al Centro Culturale di Milano a commento di quell'enciclica:

Il Papa rimanda in nota [nota 28 della "Fides et Ratio", ndE] a un suo intervento del 1983 che vorrei leggere brevemente: "In particolare, quando il perché delle cose viene indagato con integralità alla ricerca della risposta ultima e più esauriente, allora la ragione umana tocca il suo vertice e si apre alla religiosità: in effetti la religiosità rappresenta l’espressione più elevata della persona umana, perché è il culmine della sua natura razionale. Essa sgorga dall’aspirazione profonda dell’uomo alla verità, ed è alla base della ricerca libera e personale che egli compie del divino". Il vertice della ragione è questa esigenza di un significato ultimo. Non è ragione, è ridotta, è mortificata se non si lascia aperta questa possibilità che corrisponde profondamente alla natura dell’uomo proprio come essere razionale. Impedire, escludere, come tante posizioni soprattutto dell’età moderna e contemporanea hanno fatto, impedire ed escludere questa dinamica della ragione, impedire l’accesso alla verità in forza di un pregiudizio, in forza dell’affermazione di una propria particolare visione, è la radice di ogni alienazione.

Fondamentale, a riguardo, anche l'articolo di Luigi Giussani da Repubblica del 24 ottobre 1998, da cui traggo l'ultima citazione:

Quando nel '54 sono entrato al Berchet di Milano, la prima ora di scuola - per rispondere alle domande dei giovani - mi pose immediatamente nella necessità di far capire che cosa fosse la ragione, perché senza ragione non c'è neanche la fede, non c'è umanità che edifichi civiltà; c'è barbarie. Quei ragazzi, pur vivi e impegnati personalmente, usavano in modo ridotto la ragione. Ora, l'uomo parte sempre dall'esperienza per conoscere se stesso e camminare nella realtà. E quando con la sua ragione scandaglia tutto il reale, giunge all'esistenza di qualcosa che non si vede e che è la spiegazione totale dell'uomo e del cosmo, ma che non è conoscibile dall'uomo: è Mistero. Questo "punto di fuga" è in quell'originale e insopprimibile slancio in cui la natura urge la conoscenza di tutti i fattori dell'esperienza in cui l'uomo si desta. Questo soprattutto manca a tante definizioni della ragione, proprio perché non cercano la ragione nell'esperienza che l'uomo inevitabilmente fa. Di fronte alla totalità del reale la ragione è impotente a esaurirla; si apre così alla categoria che ne rappresenta il vertice espressivo: la possibilità. Nell'orizzonte della ragione emerge la mendicanza dell'io creato che il Mistero stesso si riveli. E' in questo che il cristiano partecipa alle lodi della ragione e all'uso di essa meglio di altri.

Ottobre 14, 2003 1:20  Permalink   Cultura


Dove essere cristiani non si può

Segnalo il post di 1972 sulle persecuzioni dei cristiani nel mondo islamico. Il maestro riporta un link a un dibattito di Frontpage Magazine sull'argomento e - oltre a citarmi in ottima compagnia - ne parla così:

[...] un fenomeno di cui si parla poco e malvolentieri ma che si ritiene coinvolga più di 120 milioni di persone. Espressione dell’intolleranza fondamentalista, questo genere di discriminazione – oltre a rappresentare uno scandalo dal punto di vista della violazione dei diritti umani - è ideologicamente legato alla più generale minaccia integralista antioccidentale e pertanto dovrebbe inserirsi a pieno titolo nella scala di priorità che alimentano la lotta contro il terrorismo.

Ottobre 14, 2003 0:21  Permalink   Mondo


Sab - Ottobre 11, 2003

Il secolo del martirio

Trovo su Sorvegliato Speciale la notizia dell'assassinio di Annalena Tonelli, uccisa lunedì scorso in Somalia da fondamentalisti islamici. Costruiva ospedali. La chiamavano la Madre Teresa italiana. Come potete immaginare, la sua unica colpa era di costruire ospedali nel nome di Cristo.

È solo una dei moltissimi martiri che in tutte le parti del mondo vengono tuttora uccisi solo perché di religione cristiana.
Fondamentale lettura a riguardo è il libro di Antonio Socci, "I nuovi perseguitati. Indagine sulla intolleranza anticristiana nel nuovo secolo del martirio".

Ne potete trovare qui qualche breve estratto.

Riportiamo invece qui sotto qualche riga dalla prefazione (pagg. 7-9), di Ernesto Galli della Loggia:

Il passo che più mi ha colpito di questo libro che il lettore si trova tra le mani non è di pugno dell’autore. È una citazione che egli riporta in una nota. Si tratta di alcune righe di Lévy-Strauss: «Ho cominciato a riflettere – scrive autobiograficamente il grande studioso francese – in un momento in cui la nostra cultura aggrediva le altre culture, di cui perciò mi sono fatto testimone e difensore. Adesso ho l’impressione che il movimento si sia invertito e che la nostra cultura sia sulla difensiva di fronte alle minacce esterne e in particolare di fronte alla minaccia islamica. Di colpo, mi sento etnologicamente e fermamente difensore della mia cultura». [...] Il libro di Antonio Socci [...] costituisce per l’appunto un momento importante di questa opera di scoperta, o meglio, di vero e proprio recupero dall’oblio. Esso ci aiuta a ricordare un grande rimosso: l’uccisione – vogliamo adoperare il termine appropriato? Il martirio – nel Novecento di un enorme numero di cristiani. Non so dire se le cifre riportate sono proprio quelle, esatte alla decina e all’unità, ma la loro portata non può essere messa in dubbio ed è tale da lasciare senza fiato: sono oltre 40.000.000 i cristiani uccisi per la loro fede nell’arco del secolo appena terminato, mentre si calcola che siano circa 160.000 le persone che ogni anno trovano la morte per lo stesso motivo. Inutile aggiungere che molti di più sono i perseguitati, coloro che subiscono restrizioni della loro libertà religiosa: che non possono aprire una chiesa, non possono assistere ad una funzione religiosa pubblica, non possono stampare i testi della propria fede.

Guardando questa mappa (pdf) potete farvi un'idea di quanto vaste siano al mondo le aree in cui la libertà religiosa è assente o limitata.

Ottobre 11, 2003 2:20  Permalink   Mondo


Doping

Le citazioni che seguono sono state riportate in un lungo articolo sul Foglio di lunedì 6 ottobre (non on-line).

Dall'interrogatorio del giudice Giuseppe Casalbore allo juventino Gianluca Pessotto:
«Lei ha fatto uso anche di creatina?»
«Sì»
«Continua a farne uso?»
«No»
«Non ne fa più uso?»
«No»
«E che cosa le danno? Degli integratori?»
«Sì, abbiamo il Gatorade, l'R2, l'acqua...»
«L'acqua, sennò muore, se non le danno l'acqua, sarebbe il primo caso di società che uccide i giocatori».
[Alessandra Anzolin, Paolo Mondani, Report, 30/9/2003]

***

«In Francia esce un libro inchiesta di Eric Maitrot, giornalista, profondo conoscitore delle vicende della nazionale di calcio: racconta che sei mesi prima del Mondiale vinto dalla Francia, i futuri campioni vennero sottoposti a un controllo antidoping a sorpresa che suscitò irritazione e polemiche in seguito alle quali il ministero dello Sport "suggerì" di non farlo mai più».
[Gianfranco Teotino, Corriere della Sera, 25/5/2003] (vedi anche qui)

***

La prossima frontiera è il doping genetico.
Il professor Salizzoni: «Qualcuno lo sta già studiando, lo sappiamo; ma i rischi sono enormi. Si stimola il patrimonio genetico a produrre gli ormoni che arricchiscono il sangue o quelli della forza. Ma per quanto? È un salto nel buio, nessuno sa cosa succederà al fisico umano in quei casi. E se la macchina si inceppasse all'improvviso?»
[Eugenio Capodacqua, La Repubblica, 11/8/2003]

***

Controlli a sorpresa.
Barbi: «Mi hanno chiesto: "Ti sta bene fare il controllo a sorpresa? E quando?"»
[Marco Gregoretti, "GQ", maggio 2003]

Ottobre 11, 2003 1:34  Permalink   Mondo


Ven - Ottobre 10, 2003

Canne

Rino Cammilleri ha un post sulla (non)liberalizzazione delle droghe che condivido pienamente.

Ottobre 10, 2003 1:13  Permalink   Italia


Gio - Ottobre 9, 2003

Balle d'Egitto I e II (e forse continua)

Oggi suggerisco la lettura di due post consecutivi del Griso, dal titolo "Balle d'Egitto". Qui la prima parte, e qui la seconda (subito sopra la prima, per chi volesse seguire solo il primo link).

Ottobre 9, 2003 1:30  Permalink   Mondo


Comunicazione di servizio

Il sito www.statsmachine.com che mi forniva il conteggio degli accessi totali al mio blog è fuori uso da qualche giorno. Dato che la riga di codice che faceva riferimento a quel sito si trovava nelle prime righe di ogni mia pagina html, per un paio di giorni aprire una pagina del Buroggu ha richiesto più tempo del solito, perché il browser attendeva di ricevere dati che non arrivavano. Ora ho spostato il codice in fondo, in modo che sia caricato per ultimo, e se anche ci sono problemi, almeno venga visualizzato subito il resto della pagina. Se il vostro Safari, Camino, Mozilla, Omniweb, iCab, Opera, Netscape, Explorer, o qualunque browser usiate, continua a rimuginare anche quando a voi sembra che la pagina sia completa, ora sapete il perché.

Ottobre 9, 2003 1:17  Permalink   Computer


Panther is coming

Sul sito di Apple, il conto alla rovescia (letteralmente) per l'uscita della nuova versione del suo sistema operativo.

Ottobre 9, 2003 1:7  Permalink   Computer


Mar - Ottobre 7, 2003

Cancella il debito? (2)

Grazie a Stranocristiano, leggo che il quotidiano Libero di domenica ha pubblicato un articolo in cui si ripete più estesamente quanto da noi già scritto riguardo ai paesi africani indebitati fino al collo con l'occidente, ma possessori di conti all'estero superiori al loro debito.

Tuttavia dall'articolo in questione sembrerebbe quasi un problema del tipo: i ricchi in questi paesi poveri hanno tanti soldi, loro, all'estero. Il pezzo si apre infatti con questa affermazione:

[...] se i soldi che gli africani ricchi tengono nelle banche occidentali rientrassero di colpo nei rispettivi Paesi d’origine, il debito del Continente nero col resto del mondo sarebbe azzerato.

E più avanti si scrive che

In media, per ogni dollaro che è entrato, nel giro di un anno 80 centesimi hanno preso il volo «alimentando», scrivono gli esperti del Palazzo di Vetro, «una vasta fuga di capitali a sua volta produttrice di debito»

Tutto vero, se non fosse che quei soldi degli "africani ricchi" che sono entrati nel paese non sono proventi di affari, o il risultato di fortunate giocate in borsa, ma sono per la maggior parte i soldi degli aiuti esteri, come chiaramente spiega il documento originale (pdf) citato nell'articolo:

External borrowing appears to be the single most important determinant of capital
flight (Ndikumana and Boyce 2002). In 1970-96 roughly 80 cents of every dollar that
flowed into the region from foreign loans flowed back out as capital flight in the same year, suggesting widespread debt-fueled capital flight. (Debt-fueled capital flight
occurs when funds borrowed abroad are reexported as private assets.)

Sulla questione dell'Africa trattata come un bambino innocente e pure un po' idiota abbiamo già scritto qui, e anche oggi colgo l'occasione per aggiungere un'altra tessera al mosaico.

Riporto un paio di passi dal libro "Davide e Golia" di Piero Gheddo. I missionari sono tra le persone che più si sporcano le mani con la povertà e le miserie di certi paesi, quindi possono raccontare tante cose interessanti a riguardo. In particolare riporto qualche passo sulla Guinea.

"La Guinea-Bissau, un milione di abitanti su un territorio pianeggiante esteso il doppio del Veneto (che di abitanti ne ha 4,5 milioni), ricco di acque, con un mare pescosissimo, non produce cibo a sufficienza per i suoi cittadini. Com'è possibile?
[...]
«Il vescovo di Bissau, il francescano veronese monsignor Settimio Ferrazzetta, mi diceva nel 1997 che le maggiori risorse della Guinea sono i diritti di pesca del suo mare e gli aiuti che vengono dall'estero, dato che il Paese produce pochissimo al di fuori della sussistenza. "Le navi che vengono a pescare nel nostro mare - diceva Ferrazzetta - sono almeno un centinaio e pagano in media dai 150.000 ai 300.000 dollari l'anno a seconda del tonnellaggio: le navi europee firmano il contratto attraverso la Comunità Europea... Sono milioni di dollari che arrivano ogni anno in Guinea: dove vanno a finire? Nei bilanci statali non risultano. Il denaro che arriva dall'estero per il finanziamento dei piani statali, dove va a finire?... Non c'è troppo da scandalizzarsi, l'Africa è tutta così, c'è una corruzione tremenda che taglia le gambe allo Stato perché la mentalità diffusa è questa: chi va al potere deve guadagnare tanto e in fretta perché può cadere da un momento all'altro.» (Pietro Gheddo, "Missione Bissau. I cinquant'anni del Pime in Guinea", 1947-1997, Emi 1999, pagg. 290-291)
Il vescovo di Bissau raccontava che al convegno internazionale della Fao a Roma (ottobre 1996) avevano «partecipato 33 guineani, a spese dello Stato. Oltre al Presidente è andata la moglie del Presidente, la sorella della moglie, poi altre signore che, l'hanno pubblicato con risalto i giornali italiani di cui ho avuto i ritagli, in via Condotti a Roma hanno firmato chèque di 42 milioni di lire per le loro spese!» Un missionario commentava: «La Guinea-Bissau è un Paese del Terzo mondo, ma i suoi dirigenti hanno esigenze da primo mondo, che cercano di soddisfare a spese del popolo»."

Ancora sulla Guinea (pag.73):

"Intervistatore: Ma nel chiedere l'azzeramento del debito si chiede pure che i governi locali assumano provvedimenti a favore delle classi più deboli...

Gheddo: E tu pensi che basti chiedere questo, quando tutto il sistema dell'amministrazione pubblica e dei governi è basato sulla corruzione? Un esempio. In Guinea-Bissau la Svezia costruì nel 1976 l'unica strada lastricata dell'isola di Bubaque (isole Bijagos), lunga 18 km, e la donò al governo locale, impegnandosi ogni anno a mandare un finanziamento per la manutenzione. Oggi la strada è disastrata e impraticabile.
Qualche anno fa il governo svedese si è offerto di mandare sui tecnici per ripararla, facendo lavorare personale locale e pagando tutte le spese. Il governo di Bissau ringrazia per il dono ma risponde: dateci i soldi e ci pensiamo noi. Dalla Svezia replicano: no, paghiamo noi e costruiamo la strada con la vostra manodopera. Finora non s'è fatto niente. Naturalmente gli svedesi temono che il denaro, una volta arrivato sul posto, come quello mandato per la manutenzione, venga usato in tutt'altro modo."

Ottobre 7, 2003 13:26  Permalink   Mondo


Lun - Ottobre 6, 2003

Parliamo di comunisti

Comincio da un bell'articolo di Antonio Socci su Il Giornale del 4 ottobre (grazie a Stranocristiano), in cui si parte dalle parole di De Benedetti e Benetton sulla Cina, su cui fa anche un po' di sano esercizio di memoria storica, e mette in guardia dall'esaltare un paese che ha messo il piede sull'acceleratore dello sviluppo economico, trascurando - da almeno cinquant'anni - quello umano. Socci consiglia anche la lettura del libro di Bernardo Cervellera, "Missione Cina. Viaggio nell'impero tra mercato e repressione".

Il libro di Cervellera spiega in quale vicolo cieco si sia cacciata la leadership cinese stretta nella contraddizione fra liberalizzazione economica e totalitarismo comunista (la strage di Piazza Tien an men ha solo momentaneamente rinviato l’esplosione del problema, ma non l’ha risolto). Cervellera spiega anche quanto dirompente sia la situazione delle campagne, dove 700 milioni di contadini in semi-schiavitù sono al limite della fame e dove non esiste alcun vero controllo sanitario (i contadini quindici anni fa non parteciparono alle manifestazioni di piazza, ma oggi sono una bomba a orologeria).

Si capisce da queste pagine quanto è urgente che l’Occidente si affacci in quel Paese non solo con la smania di vendere merci, ma esigendo il riconoscimento dei diritti umani fondamentali come condizione per il commercio internazionale. Che ne dice la sinistra noglobal? Da quelle parti le sole voci che si sentono sono quelle di Benetton e De Benedetti. Sono loro la Sinistra?

Leggetelo tutto, che ne vale la pena.
Su argomento affine, se pure diverso, trovo sul Gino un estratto dal Corriere dello stesso giorno sulla feroce polemica seguita all'inaugurazione a Marghera di una piazza dedicata alle vittime delle foibe.

Renato Darsiè, consigliere dei Comunisti in maggioranza ma non in giunta, è categorico: «E’ inaccettabile che una giunta di centro sinistra avvii una revisione storica con iniziative anticomuniste. Bettin deve chiedere scusa alla comunità dalmato-giuliana e alla città. E’ assurdo che vada a rivalutare i fascisti. Nessuno lo vuole mandare via, ma certe cose devono essere messe in discussione. Noi abbiamo tentato una mediazione, chiedendo di dedicare il piazzale agli "esuli" e non ai "martiri", ma non c’è stato niente da fare».

Così commenta il Gino:

Capito? Celebrare le vittime di un genocidio è una "iniziativa anticomunista", quindi non ammissibile, se i carnefici erano i "rossi". I cattivi possono essere messi di fronte alle proprie responsabilità solo se non sono comunisti. Le vittime del comunismo poi non hanno diritto a essere chiamati "martiri", al massimo si possono ricordare gli "esuli":  le migliaia di persone torturate e gettate vive nelle foibe, solo perché italiane, non esistono.

Chiudiamo con un commento di Massimo De Angelis ("ex Pci, ex ghostwriter di Achille Occhetto, ex Pds") al film "Buongiorno notte" di Bellocchio, trovato sul blog di Sandro Magister. La chiusura è particolarmente interessante:

[...] L'estremismo del '68 ha radicalizzato l'ideologia dei padri comunisti e resistenti. Ma certo la riluttanza di questi a seppellire i cattivi miti di Lenin e Stalin ha alimentato il pensiero terrorista. L'album di famiglia, appunto, di cui parlò Rossana Rossanda. Poi scattò l'idea che gli antichi ideali erano stati dai padri traditi. E in questa idea di tradimento, ricorrente nella nostra storia, è la porta che apre al rifiuto e al sovvertimento di ogni valore, a partire da quello della famiglia, e all'idea di salvare il mondo attraverso l'assassinio...".

Ottobre 6, 2003 2:49  Permalink   Cultura


Ven - Ottobre 3, 2003

Il paradiso in terra

Ringrazio il sempre ottimo 1972 per la notizia dell'apertura del sito ufficiale della Repubblica Democratica Popolare di Corea. A leggere quanto scritto sul sito italiano della KFA (Korean Friendship Association, l'Associazione per Amicizia con la Corea del Nord), linkato nella pagina in questione, vengono conati di vomito. È talmente intriso di propaganda di quell'enorme campo di concentramento nelle mani del megalomane Kim Jong Il, da farmi sperare che gli italiani che hanno il coraggio di lavorare come suoi PR ricevano dal loro caro Grande Leader almeno uno stipendio faraonico.

Analizzare tutte le fandonie, le panzane, le balle (e continuate voi con tutti i sinonimi che vi vengono in mente) che promanano da questa pagina, in cui si spiega cosa sia la Corea del Nord, richiederebbe la pubblicazione di un intero libro, e non ho certo tempo di farlo. Di qualunque argomento si tratti, il paese è sempre presentato come il paradiso in Terra, un luogo di pace, libertà, giustizia, ricchezza, uguaglianza, e via inventando. Ma basta dare un'occhiata alla bibliografia utilizzata, per farsi subito un'idea del contenuto del sito. Così, ad esempio, la guerra del 1950 è presentata come una guerra di liberazione dall'invasione imperialista americana, anziché come tentativo d'invasione della Corea del Sud, grazie al cielo sventato dagli americani (ma voglio ricordare come, a quei tempi, molti italiani avessero creduto alla propaganda comunista che diceva la stessa cosa).

Ridicolo il paragrafo sui diritti umani, dove si scrive, tra l'altro, che

I cittadini hanno anche la libertà di parola, di stampa, di assemblea, di associazione e di manifestazione. Lo Stato garantisce le condizioni per le loro libere attività di partiti politici democratici e di associazioni sociali.
[...]
Ai cittadini è garantita l' inviolabilità della persona e dell'abitazione, oltre alla riservatezza della corrispondenza.

Seguono capitoli su come la Corea del Nord si mantenga da sola, nell'ideale di un paese autosufficiente, ma naturalmente si evita di citare i milioni di morti per carestia dovuti al fallimento di tale sistema, né si accenna al fatto che in passato questa autonomia era garantita dagli ingenti aiuti economici russi, che dopo la caduta del Muro sono stati sostituiti da quelli cinesi: il 40% del fabbisogno di cibo e il 90% di quello di combustibile è fornito dalla Cina, senza contare gli aiuti umanitari dagli altri paesi (300 milioni di dollari solo in aiuti alimentari nel 2001 da parte di USA, Corea del Sud, Giappone e UE).

Degno di nota, come tutto il resto, anche il paragrafo sulle religioni presenti nel paese. Si dice che ci sono 4 organizzazioni religiose nel paese, di cui due cristiane e una buddhista, e poi seguono queste parole:

Il Cristianesimo è stato portato in Corea dai missionari americani nella seconda metà del XIX secolo.
C'erano 117.000 cristiani prima della guerra. Oggi il loro numero non supera le 10.000 unità.
La diffusione del Buddhismo in Corea è temporalmente indicabile fra la fine del IV secolo e l' inizio del VI secolo. Prima della guerra vi erano più di 100.000 buddhisti, oggi tale fede è professata da non più di 10.000 persone.

Sono sicuramente gli effetti della "libertà religiosa".

Si parla poi molto di come il paese fiorisca di artisti e opere d'arte:

Nella RPDC gli operai, i contadini e tutto il popolo lavoratore sono creatori e fruitori di letteratura ed arte.
Tutti sono impegnati in attività letterarie ed artistiche, tutti fanno parte di circoli amatoriali di letteratura e di arte che sono attivi ovunque, in tutti i luoghi di lavoro.
La loro attività è guidata dal dipartimento della cultura di massa e della guida artistica del Ministero della Cultura e dell'Arte sotto il consiglio amministrativo, il comitato centrale della Federazione generale dell'Unione della Letteratura e delle Arti, l'ufficio culturale del dipartimento dell' organo governativo locale ad ogni livello e istruttori della cultura di massa nelle istituzioni. I circoli hanno tutto ciò che serve alle loro attività letterarie ed artistiche.

Sulle canzoni si dice, ad esempio, che

Il popolo della RPDC che ha attraversato l'arduo cammino rivoluzionario ama cantare le canzoni rivoluzionarie "Marcia dell' armata di guerriglia", "La canzone della Rivoluzione", "La canzone della fratellanza", "Seguiremo per sempre la strada" che hanno come argomento fondante l'etica e la fratellanza rivoluzionarie. Il popolo fa di queste canzoni dei veri e propri compagni di vita.

Ma, come dicevo, lasciamo anche perdere tutto questo.
I più attenti di voi avranno notato che questo post è inserito nella categoria "Cinema". Il motivo è che il Caro Leader è un appassionato di cinema, e perciò chiudo con la citazione dal paragrafo dedicato alla Settima Arte. Non ho visto nessuno dei film citati (e come avrei potuto?), ma dai titoli ho il sospetto che tra i film ambientati in Corea del Nord il più realistico sia l'ultimo "007: La morte può attendere". Ammetto però che sono incuriosito da un titolo come "Il destino predeterminato di un uomo dei Corpi di Auto-Difesa". Magari è un film d'azione.

Nell'ambito letterario e artistico della RPDC un cambiamento radicale ha caratterizzato l'arte cinematografica.
L'opera che ha dettato i canoni rivoluzionari dell'arte cinematografica è "Sull'arte del cinema" del Caro Leader Compagno KIM JONG IL.
Quest'opera sancisce i principi cui aderire nella produzione di film, in special modo la concezione della centralità della figura del regista, la recitazione degli attori, le scenografie e la musica ed altri problemi teorici e pratici che sorgono nella regia di un film, il tutto in accordo con i bisogni della nostra epoca.
Recentemente sono stati prodotti film eccellenti nella RPDC grazie al modello del Caro Leader Compagno KIM JONG IL.

I classici immortali "Il mare di sangue", "Il destino predeterminato di un uomo dei Corpi di Auto-Difesa", "La ragazza dei fiori", che sono stati adattati per la versione cinematografica possono essere citati come capolavori dell'arte cinematografica della RPDC per i loro temi rivoluzionari, la rappresentazione verista e la struttura originale.
I film rivoluzionari "La stella della Corea" (film in dieci parti), "Il sole della Nazione" e "Mt. Paek du", danno una rappresentazione artistica della storia delle attività rivoluzionarie del Leader Rispettato Compagno KIM IL SUNG, sono capolavori che risolvono brillantemente la questione della rappresentazione del Leader della classe lavoratrice.

Oltre a questi altri film con temi diversi possono essere citati.
Fra questi "I cinque fratelli di guerriglia" che tratta dei combattenti rivoluzionari anti-giapponesi; "Il sentiero inesplorato" sulla lotta rivoluzionaria del popolo coreano nel periodo della costruzione delle fondamenta democratiche; "La storia di un'infermiera", "Gli eroi sconosciuti", "L'isola Wolmi" che descrivono gli eroismi dell'Armata popolare nella guerra di Liberazione della Patria; "La via del risveglio" e "Il destino di Gum Hui e Un Hui" che mostrano la lotta per la riunificazione nazionale.
I film "La famiglia del lavoratore", "Il villaggio prosperoso", "Il quattordicesimo inverno", "La garanzia" parlano dei diversi aspetti della costruzione del socialismo; "La leggenda di Chun Hyang e Rim Gkok Jong" sono la versione cinematografica di classici della letteratura nazionale.

Nell'ambito della cinematografia per l' infanzia sono da segnalare i film animati "Il ragazzo colpisce il ladro" e "Comandante bambino".
Molti film hanno avuto riconoscimenti internazionali. [Come no. Forse al Festival del cinema di Pechino, se pure esiste. N.d.E]

Ottobre 3, 2003 20:59  Permalink   Cinema


GPS contro la Spectre

Contro i rapimenti di minori da parte della Corea del Nord o di semplici maniaci, i giapponesi della città di Murakami hanno deciso di affidarsi al rintracciamento via satellite.

Qui la notizia in italiano dalla Gazzetta del Mezzogiorno, qui in inglese dal The Sun Herald.

Pare che i bambini porteranno con sé apparecchi che indicheranno la propria posizione, provvisti anche di un tasto per chiamare aiuto. Benissimo, ma quindi basterà prendere il bambino, togliergli l'aggeggino calpestandolo bene sotto i piedi, come si vede nei film quando scoprono una cimice, e andarsene indisturbati. Suggerisco l'impianto sottocutaneo o la protesi dentaria.

Ottobre 3, 2003 2:49  Permalink   Giappone


Il rischio dell'impopolarità

Dall'editoriale del nuovo Tempi uscito oggi:

Ha ascoltato e si è preso finalmente il rischio dell’impopolarità. Non si governa lisciando il pelo alla demagogia. E ci vuole coraggio per metter mano alle pensioni con i sindacati che minacciano tre mesi di sciopero. Però così è, se vi pare. Come scrive l’economista spagnola in copertina, non c’è più spazio per l’ideologia. Piace, della dichiarazione a reti unificate, anche lo stile breve e senza fronzoli. Ha detto che non è una novità, Francia, Germania, Austria stanno facendo la stessa cosa. C’è poco da scherzare con i dati demografici e la spesa pubblica che divorano il Pil. è ora di finirla con le balle di Cofferati, le furbizie di Pezzotta, la retorica del pansindaclismo che non sa distinguere i sogni dalla realtà. Il sistema pensionistico italiano non regge. è cinico mettere sulle spalle dei giovani il buco nero previdenziale e al tempo stesso, in nome dei “diritti” (nostri), condannare (loro) a un’anzianità senza pensioni. Finalmente una grande scommessa sul futuro e una gran bella risposta a chi pensava che il governo avrebbe tirato a campare (a nessuno piace fare riforme impopolari alla vigilia di un triennio di campagne elettorali a ripetizione). Perciò, onore al Cavaliere, se rimarrà fedele all’impresa. E onore alle opposizioni se faranno il loro mestiere senza giocare alla speculazione elettoralistica, ché altrimenti per l’Italia sarà davvero blackout.

Fondamentale la lettura dell'articolo dell'economista spagnola Barea Maite, che descrive per filo e per segno la situazione previdenziale italiana e spiega "Perché Berlusconi ha ragione".

Ottobre 3, 2003 0:20  Permalink   Italia


Mer - Ottobre 1, 2003

No, amico, non ti sfugge niente

Allo Spino sfugge qualcosa del comportamento dei nostri governanti (leggetelo e poi tornate qui), ma la spiegazione è semplice: non è per il bene del proprio popolo che agiscono, ma solo e semplicemente per il potere. Certo, vi diranno che il potere è necessario per agire in nome della gente e tutte quelle balle lì, ma la verità è che non gliene frega niente.

È quello che pensavo oggi quando ho letto delle polemiche seguite all'intervento di Berlusconi in TV. Primo: cosa c'è di strano in un capo di stato che parla in TV di una riforma del governo? Forse che Bush per apparire in diretta TV deve essere preceduto e seguito da tutti i candidati alla Casa Bianca? Forse che se Blair decide di apparire in TV per spiegare alla sua gente la necessità di tirare la cinghia lo accuserebbero di farsi propaganda politica? A giudicare da quanto riportavamo l'altro giorno, credo proprio di no. Invece in Italia Berlusconi non è considerato il premier, quale effettivamente è checché se ne possa anche a buon diritto dire, ma sempre e soltanto il leader di un partito nemico, da bombardare non appena se ne offra l'occasione.

Ha ben ragione l'editoriale del Foglio di oggi, quando scrive:

[...] a parte i soliti esagitati, gli esponenti riformisti dell’Ulivo hanno lamentato che, con la sua proposta, Silvio Berlusconi, avrebbe frantumato la pace sociale, che parlando in televisione avrebbe violato la “par condicio” (che, almeno come legge, vale solo durante le campagne elettorali), ma hanno detto poco o nulla sulla condizione dei conti previdenziali. Nessuno, peraltro, si è impegnato, nel caso in cui l’Ulivo vincesse le elezioni nel 2006 a cassare la riforma, come sarebbe ovviamente possibile, visto che entrerà in vigore solo due anni dopo. In sostanza prevale l’interesse propagandistico a far pagare alla maggioranza il prezzo più alto per una scelta impopolare, che tuttavia si sa essere indispensabile, salvo poi sperare di utilizzarne i vantaggi quando si tornerà al governo.

Abbiamo già visto numerose volte come un'idea nata all'interno di una coalizione di governo venga criticata dall'opposizione per essere poi da essa adottata una volta che questa va al governo; e allora è l'ex-coalizione di governo - ora divenuta opposizione - a criticare gli avversari riguardo a quella proposta che lei stessa aveva formulato. Roba da mal di testa. Ma perché succede questo? Perché non gli interessa nulla di ciò che veramente è utile e buono per il popolo: a quello ci penseranno forse un'altra volta, una volta ottenuto il potere.

“Si è riusciti a far credere all’uomo
che se vive è solo per grazia dei potenti.
Pensi dunque a bere il caffè e a dar la caccia alle farfalle.
Chi ama la res publica avrà la mano mozzata.” 
Czeslaw Milosz

Ottobre 1, 2003 23:34  Permalink   Italia


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