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Sun - September 28, 2003

Ma che nome è?!

Stasera sono passato davanti a un grande magazzino da poco rinnovato, e ho dato un'occhiata ai nuovi ristoranti che ospita, cercando se ve ne fossero di italiani.
Beh, sono abituato alle denominazioni un po' strane di certi locali, ma accanto a due nomi normali come Ristorante Incontro e Bar caffè del Doge ho letto il wertmulleriano Isola vi dedica la sua splendida trattoria vicino al fiume.
Non vorrei essere nei panni del cameriere che riceve le prenotazioni per telefono: "Ristorante Isolavidedicalasuasplendidatrattoriavicinoalfiume, buonasera!".

September 28, 2003 22:43  Permalink   Giappone


Occidentali

L'altro giorno, parlando con due ragazze dello staff della mia scuola, l'argomento è caduto su occhi azzurri, capelli castani, e tutte quelle caratteristiche fisiche e somatiche che i giapponesi non hanno e spesso tentano di imitare tingendosi i capelli e (in realtà piuttosto di rado) applicando lenti colorate. E. ha detto che se potesse nascere ancora vorrebbe essere un'occidentale, con occhi grandi e capelli chiari, e K. ha approvato.
A me piacciono molto i capelli neri giapponesi, e pure gli occhi scuri, e tra l'altro sia E. che K. sono due gran belle ragazze, anche piuttosto alte rispetto alla media nazionale. Eppure gli piacerebbe essere diverse da quello che sono.

È comprensibile che in un paese in cui tutti hanno lo stesso colore di capelli e pressoché gli stessi occhi, si desideri un po' di varietà, ma in realtà qui gioca anche una sorta di inferiorità psicologica dei giapponesi nei confronti di europei e americani. Si vedono spesso spot televisivi in cui i protagonisti sono occidentali, idem per molti modelli e modelle sulle riviste di moda o sui cartelloni pubblicitari. Se da noi la "famiglia del Mulino Bianco" è comunque italiana, qui lo stesso "ideale" è incarnato da una famiglia non giapponese.
Proprio in questi giorni ho visto una pubblicità della Japan Tobacco, con protagonisti dei sommellier del fumo dotati di nasi spropositati, con cui selezionano i fumi che contengono meno odori cattivi. Guardandola mi ero proprio chiesto perché non avrebbe funzionato se i protagonisti fossero stati giapponesi. La risposta sta forse nel fatto che dei giapponesi sono meno credibili nelle vesti di sommellier di quanto non lo siano dei francesi, ad esempio, ma questo discorso lo si può applicare a qualunque altro argomento: sono meno credibili come indossatori di capi d'abbigliamento occidentali, come autisti di macchine straniere, come amanti, come sportivi, come... e il bello è che se lo dicono da soli.

Questo complesso è sicuramente di lunga data: da quando, mezzo millennio fa, questo popolo ha scoperto che in paesi lontani esistevano uomini alti e pelosi con grandi occhi chiari, dotati di conoscenze scientifiche e capacità artistiche che loro non si sognavano neanche. Da qui il timore e l'ammirazione che li ha spinti a studiarli e imitarli il più fedelmente possibile. E questa ammirazione continua tuttora, ed è alimentata anche dal successo di film e artisti stranieri, che in tutti i paesi del mondo offrono gli stessi ideali estetici: anche qui, come in Italia, tante ragazze sognano Brad Pitt, ma le possibilità che conoscano un uomo che gli somiglia, o - da parte dei ragazzi - le possibilità di somigliargli anche solo vagamente, sono ben misere.
A pensarci bene è quasi assurdo: è come se in un posto in cui tutti sono bassi per natura, si imponesse l'ideale dell'uomo alto, con conseguente frustrazione generale per la propria situazione.

September 28, 2003 18:14  Permalink   Giappone


Caso Kelly e orgoglio nazionale italiano

Ecco una bella lettera a Tempi di una signora italiana sposata con un inglese, residente in Inghilterra, e in Italia per le vacanze:

Oltre alle bandiere della “pace” causa di irritazione per il mio britannico marito in quest’estate italiana sono i commenti di amici e conoscenti sul caso Kelly. Premetto che in Italia tutti i giornali o quasi hanno presentato una visione distorta o parziale dei fatti e soprattutto rivelato ignoranza dei documenti, dell’inchiesta Hutton e così via, quindi non è tanto una questione di parte quanto di atteggiamento e di forma mentis. Il cittadino italiano cresciuto nella mentalità dei “complotti” e dei misteri mai risolti di omicidi e stragi dà per scontato che tutto il mondo sia uguale e puoi dimostrargli matematicamente il contrario: niente, non ci vede e non ci sente. Dal che discende mancanza di fiducia nella propria classe dirigente e convinzione che i servizi segreti esistano ovunque solo per intorbidire le acque, ordire trame nere e organizzare golpe fascistoidi. Ecco quindi un’altra causa di irritazione: che non ci sia nessuna forma di patriottismo, di orgoglio nazionale e quindi, di fatto, di unità. L’idea che metà dell’Italia gioisca del fatto che il proprio Presidente del Consiglio sia svillaneggiato all’estero e si bei degli insulti e delle brutte figure del suo Paese lo rende scettico e perplesso rispetto a molto altro. Da dove partire se non c’è un punto fermo?
Erica Scroppo

September 28, 2003 17:43  Permalink   Cultura


Il dio dei telefilm?

Non è proprio cinema, ma un po' ci somiglia. Sto parlando delle serie TV americane che il Bassoatesino ha rievocato parlando di un film dedicato a Magnum P.I.

Il nostro cita Donald P. Bellisario, come l'entità mitica che produceva quasi tutti i telefilm che ci sciroppavamo una ventina d'anni fa, ma commette l'imperdonabile errore di dimenticare l'ancor più mitico Glen A. Larson. Costui, infatti, oltre ad essere un nome molto più presente del primo sugli schermi degli anni '80, era addirittura il co-creatore di Magnum P.I. Inoltre, tanto per mettere i puntini sulle i, certamente Bellisario ha lavorato su qualche serie famosa, ma non ha niente a che fare con l'A-Team o Supercar (Knight Rider in originale), il primo creato da Frank Lupo e il secondo appunto da Larson.
Oltre che di Magnum P.I. e Supercar, Larson è stato anche creatore e produttore delle serie Galactica, Automan, Manimal, Quincy, o semplice produttore di altre serie come quella dello sceriffo Lobo, o Buck Rogers. Ha anche scritto sceneggiature per diverse serie, tra cui L'uomo da sei milioni di dollari. Addirittura Larson è anche il compositore della musica che fa da tema principale a Supercar.
A me sembra chiaro a chi dovrebbe essere conferito il titolo di "dio dei telefilm".

Se vi va di risentire altre sigle TV, cliccate sui seguenti nomi delle serie citate: A-Team, Automan, Galactica, Manimal, Magnum P.I., L'uomo da sei milioni di dollari (grazie a SoundAmerica).

Anche se non c'entrano con il discorso fatto, ne aggiungo un altro paio che mi piacciono: MacGyver, Street Hawk.

September 28, 2003 3:58  Permalink   Cinema


Thu - September 25, 2003

Non volevano essere di peso

In fondo alla colonna dei delitti sull'ultimo Foglio del lunedì, ho letto del suicidio di un'anziana coppia di coniugi: 77 anni lui, 73 lei. Le ultime righe recitano così:

Vivevano a San Sepolcro (Arezzo), in un grande appartamento al primo piano, non distante dalle abitazioni dei quattro figli, ai quali non volevano esser di peso.

Mi è venuto spontaneo pensare a quello che succederebbe se anche in Italia dovessero legalizzare l'eutanasia: molte persone anziane, che se pur malate e sofferenti vorrebbero continuare a vivere, si troverebbero nella situazione di poter facilmente sollevare figli e parenti dal peso economico e psicologico che la loro condizione comporta, e finirebbero per accettare di "togliersi di mezzo" per il bene dei propri figli, che magari glielo chiederebbero anche direttamente: i primi se ne andrebbero convinti, da una società che disprezza il dolore, di essere ormai inutili; i secondi farebbero passare per gesto d'amore quello che è soltanto un atto egoistico che non dovrebbe mai essere di loro competenza.

September 25, 2003 2:38  Permalink   Italia


Wed - September 24, 2003

Emme contro il ragno

Come già con Michiko e il suo viaggio (vedi la prima e la seconda parte), pubblico qui un'altra composizione di una mia studentessa. Stavolta non ho avuto il permesso di scrivere il suo nome per intero, quindi la chiameremo Emme (per la cronaca, attualmente ho ben 11 studentesse con il nome che inizia per emme).
Dal momento che si tratta di una composizione breve, la trascrivo direttamente qui sotto:


UN GIORNO...

Un giorno sono uscita con la mia macchina carina. Sono andata al grande magazzino Ebisu Mitsukoshi per cambiare la batteria dell’orologio da polso. A mezza strada mi sono accorta che c’era un piccolo insetto sul parabrezza interno.
“Che cos’è? Una mosca? Aprirò il finestrino e lo farò fuggire”, ho pensato guidando.
Ho aperto il finestrino e ha tirato il vento, ma il piccolo non è uscito, e camminava.
Dovevo guardare davanti e non ho potuto osservarlo. Alla fine, mi sono fermata al semaforo rosso e ho avuto un’occasione di guardarlo.

Mi sono sorpresa. Era un ragno!! Mamma mia! Inoltre veniva verso di me!
Il semaforo ha segnato verde. Ho dovuto far avanzare la macchina, ma ero sconvolta. Non dovevo investire degli uomini!
Ho parcheggiato la macchina sulla strada e ho escogitato un espediente. Ho provato a incalzarlo con un foglio, ma ha dondolato con il filo. Non ho potuto sopportarlo, e sono uscita dalla macchina. Povera Peugeot!

Per caso c’era un poliziotto con la moto bianca sul lato opposto della strada. Bene! Ho alzato la mano e l’ho chiamato, ma non è venuto da me...
C’era poco da fare! Ho deciso di sistemare la cosa, e sono tornata alla macchina.

Dopo il combattimento, finalmente ce l’ho fatta. L’ho portato fuori dalla macchina con un fazzolettino. Che sollievo! Quindi potevo andare a Ebisu.
Poi il poliziotto è venuto e ha detto: “Dica pure”. “Ormai è troppo tardi!”, ho pensato, e l’ho insultato in fondo al cuore. Gli ho detto: “C’era un ragno, ma ora è andato via”. Mi ha detto: “Buon viaggio!”. Mi è sembrato che contenesse il riso.
È stata una giornata faticosa.

September 24, 2003 2:11  Permalink   Giappone


Fri - September 19, 2003

"Senza oneri per lo stato"

Il Giuda Maccablog mi sorprende con un post in cui spiega la costituzionalità dei soldi alle scuole libere, di cui parlavamo qui, tramite anche le parole dei padri della costituzione. Particolarmente significativo questo passo:

[...] le parole senza oneri per lo stato furono proposte dagli on. Corbino ,Marchesi, Preti, Pacciardi, Mario Rodinò, Codignola, Bertini e altri. L'on. Gronchi - il futuro Presidente della Repubblica, quello dei Gronchi rosa n.d.r. - obiettò che: "è estremamente inopportuno precludere per via costituzionale allo Stato la ogni possiblità di venire in aiuto a istituzioni le quali possono concorrere a finalità di così alta importanza sociale"; e fece tra l'altro l'esempio di scuole che siano istituite dai Comuni, e quindi non statali (A.C. pag. 3377). Ma, anche a nome degli altri firmatari l'emendamento, l'on Corbino - Epicarmo Corbino, gruppo misto, un liberale che i preti se li mangiava a colazione. n.d.r. - chiarì la portata dell'emendamento: " Noi non diciamo che lo Stato non potrà mai intervenire a favore degli istituti privati ; diciamo solo che nessun istituto privato potrà sorgere con il diritto di avere aiuti da parte dello Stato".

Ora andate a leggervi il resto.

September 19, 2003 3:0  Permalink   Educazione


Cancella il debito? Ma restituiscano i soldi rubati!

Sullo stesso numero di Tempi citato nel post precedente, troviamo tre argomenti su cui i No Global dovrebbero riflettere.

Uno riguarda i brevetti farmaceutici, gran nemico dei poveri del mondo e dei loro difensori: apprendiamo che quelli ritenuti essenziali dall'Organizzazione Mondiale della Sanità non sono che il 5% del totale.

Il secondo riguarda la privatizzazione dell'acqua, o meglio della sua erogazione, altro cavallo di battaglia no global: l'esempio di città boliviane e filippine in cui è stata sperimentata, dimostra che può rivelarsi un sistema per impedire che solo i ricchi abbiano accesso all'acquedotto pubblico, mentre i poveri la devono comprare a caro prezzo da privati.

Il terzo vale la pena di incollarlo qui sotto per intero, e magari di appenderlo al balcone:

I No-New global hanno marciato tante volte per la cancellazione del debito estero dei paesi poveri, ma mai nemmeno una volta per la restituzione dei prestiti illegalmente esportati all’estero dai governanti del Terzo mondo. Eppure non si tratta di cifre di poco conto. Un rapporto della Commissione delle Nazioni Unite per l’Africa ha stabilito che fra il 1970 ed il 1996 sono stati esportati illegalmente dall’Africa nera 297,7 miliardi di dollari. Cioè una cifra prossima a tutto il Pil dell’Africa nera nel 2001 (307 miliardi di dollari). Se da questa cifra sottraessimo quella del debito estero attuale dei paesi africani, avanzerebbero 85 miliardi di dollari, cioè i paesi sarebbero in attivo anziché debitori! Se non credete a questi dati incredibili, che i No-New global tacciono sempre, andate a leggerveli al seguente indirizzo: www.uneca.org/era2003 alle pagine 44-46 [è un file pdf] dell’Economic Report on Africa 2003.

September 19, 2003 0:24  Permalink   Mondo


Thu - September 18, 2003

Differenze culturali e uguaglianze sociali

Al vertice di Cancun un sindacalista coreano si è tolto la vita. Alla strumentalizzazione che è seguita alla sua morte, con la colpa attribuita al WTO, alla globalizzazione, alle multinazionali e per vie traverse sicuramente anche ad Ariel Sharon, potremmo rispondere che ci sono al mondo tante persone che compiono gesti simili per motivi da poco, che un quattordicenne che si suicida perché non va bene a scuola non rende la sua scuola colpevole della sua morte, o anche - e non è poco - che uno che già 10 anni prima aveva tentato il suicidio è quantomeno sospetto di instabilità.

Potremmo dire queste cose, o potremmo invece far notare a tutti quelli che hanno letto il gesto come se l'avesse compiuto Josè Bovè, che nonostante la globalizzazione esistono ancora le differenze culturali: per lo stesso motivo per cui un attentato suicida compiuto da un palestinese non ci stupisce come se ad imbottirsi di tritolo fosse un milanese, un suicidio compiuto da un coreano va interpretato anche nel suo contesto culturale.

Rodolfo Casadei su Tempi di questa settimana scrive un interessante articolo su queste cose, e riporta le parole di uno specialista di questioni estremo-orientali:

«Non è stato il gesto di un pazzo o un dramma provocato dall’ingiustizia nel senso che possiamo intendere noi occidentali. C’è una connotazione culturale molto forte in quello che è accaduto. La Corea, come altri paesi asiatici, ha una tradizione di forme di protesta estreme e di manifestanti che compiono gesti estremi. Queste società non sono abituate a conflitti sociali protratti, perché sono centrate su di un concetto di armonia dove la società e i gruppi sociali vengono prima dell’individuo. Quando l’armonia viene infranta e le forme tradizionali di dialogo non risolvono la crisi, l’individuo si sente in dovere di affermare le ragioni del proprio gruppo con gesti estremi, compreso il suicidio. In una società dove l’individuo esiste solo in relazione al gruppo, ad essere inaccettabile è la disarmonia, non il suicidio, che è il gesto estremo con cui si tenta di sbloccare una situazione bloccata, di fare accettare le proprie ragioni alla controparte. Infatti spesso in Asia le crisi si risolvono dopo gesti come questi. Ma così non è stato, né poteva essere, a Cancun, dove le controparti non sono asiatiche. A tutto questo c’è da aggiungere un complesso di inferiorità specificamente coreano che porta ad esasperare le tensioni: da sempre i coreani vivono un senso di frustrazione dovuto all’invadenza dei loro grandi vicini, Cina e Giappone. Sono stati soggiogati alternativamente da giapponesi e cinesi, e da mezzo secolo il loro paese è diviso in due. La frustrazione, il senso di incompletezza spingono i coreani ad esasperare i toni, come se dovessero continuamente dimostrare qualcosa a qualcuno».

Ma se anche volessimo tralasciare questo aspetto, e ci limitassimo alla fredda analisi dei fatti, noteremmo che la protesta coreana è molto simile a quella del sopracitato Bové: rispettabile quanto si vuole, ma scavando sotto lo strato di chiacchiere in difesa dei paesi poveri appare volta a proteggere il mercato interno al paese.

Come scrive Casadei:

Il sindacalista sud-coreano aveva certamente buoni motivi per battersi contro il Wto, ma essi non coincidevano affatto con quelli dei “contadini poveri mondiali”: benchè tenti di proteggersi dietro a barriere doganali pari al 66% del valore del prodotto, l’agricoltura sud-coreana perde quote di mercato per la pressione non solo delle esportazioni sovvenzionate di Ue ed Usa, ma anche per quelle in provenienza dai paesi poveri, destinate a conquistare ulteriori spazi se fosse passata la posizione liberista che il G21, il fronte composto da Brasile, Cina, India, Sudafrica, ecc. cercava di far passare a Cancun. Ha detto le cose come stanno, e perciò merita un encomio, Virginia Lori su l’Unità: «La Corea, la cui agricoltura è una delle più protette al mondo, ha tutto da temere dall’apertura dei mercati. Avverte in particolare, come l’Europa e gli Stati Uniti, la pressione di grandi paesi esportatori come l’Australia ed il Brasile, che [...] assieme ad altri venti grossi paesi esportatori hanno depositato un testo di dichiarazione finale in concorrenza con quello della presidenza della conferenza».
Insomma, Kyang-Hae è morto per affermare le ragioni dei “suoi” poveri contro quelle di altri poveri. La realtà, come al solito, è più complicata dell’utopia.

Se vi interessa, potete leggere qualche dato sulla crescita economica della globalizzata Corea del Sud, qui confrontata con il declino della segregata Corea del Nord.

September 18, 2003 23:41  Permalink   Mondo


Wed - September 17, 2003

Mediocrazia (2)

Grazie al link trovato su Leibniz segnalo questo "Elogio della diplomazia segreta": un discorso che arricchisce e completa quello di cui abbiamo parlato l'altro giorno qui.

September 17, 2003 23:54  Permalink   Mondo


Sorvegliato speciale torna normale

Chi aveva visitato il blog Sorvegliato Speciale, tra i miei link, e se ne era ritratto inorridito dall'aspetto grafico e dalla conseguente difficoltà di lettura (aveva anche scritte blu su sfondo blu!), può ora ripassarci senza rischi.
Caldamente invitato a dare una ripulita al template, il nostro ha optato per un design semplice, ma finalmente fruibile.

Consiglio a tutti la lettura di queste piccole regole, che se pure riguardanti la creazione di negozi on-line, possono benissimo adattarsi anche ad altre pagine, soprattutto quelle che, come i blog, richiedono lettura di testi prolungata.

Per chi poi volesse imparare qualcosa di più sull'HTML può cominciare consultando questa guida.

September 17, 2003 23:32  Permalink   Computer


Non era spam, ma una super-truffa

Diversi miei lettori mi hanno scritto riguardo alla mail dell'assistente di Taylor, e mi hanno segnalato che piuttosto che di spam, si tratta di una truffa, e pure ben nota da tempo. Mauro mi ha indicato questo articolo sul sito di Severgnini, il Giuda Maccablog mi ha indirizzato qui, Pio mi ha rimandato al sito Nigerianscams e a quest'altro. Grazie a tutti.

Se volete una descrizione particolareggiata (e in italiano) di questa truffa potete rivolgervi al sito che avrei dovuto consultare fin da subito, ovvero il Servizio Antibufala di Paolo Attivissimo. Leggendo questa pagina avrei scoperto subito che questo tipo di raggiro proviene davvero dalla Nigeria (ma anche da altri paesi africani), esiste da diversi anni, agisce anche tramite posta ordinaria, e che soltanto col denaro proveniente dalle vittime statunitensi frutta ai truffatori ben 100 milioni di dollari all'anno.
Tra le varie tragedie di cui è costellata la vicenda, leggerete anche dell'assassinio del console nigeriano nella Repubblica Ceca, vittima innocente della disperazione dell'ennesimo gabbato.

September 17, 2003 23:18  Permalink   Mondo


Per chi rispetta l'ambiente senza essere ecologista

Per coloro che hanno apprezzato i miei post sugli ogm e sono interessati al modo in cui Green Watch News (in italiano, nonostante il nome) affronta l'argomento ecologico, segnalo un bellissimo Master in Scienze Ambientali attivato già con successo l'anno scorso dall'Ateneo Pontificio Regina Apostolorum. Il coordinatore del progetto è Antonio Gaspari, direttore del Green Watch News, e tra i docenti c'è anche quel Piero Morandini di cui ho citato qualche articolo in passato.

Come recita il "quadro di riferimento":

L'accresciuta sensibilità nei confronti del creato è sicuramente un fenomeno che indica un maggiore livello di civiltà e una maggiore attenzione ai diritti di esseri non umani.

Quello a cui assistiamo oggi però fa parte di quella babele dei diritti in cui per moda o per ideologia si propongono utopie radicali in cui la difesa degli animali, della flora e del mondo inanimato viene molte volte contrapposto alla vita umana. Assistiamo ad un ritorno dell'utopismo romantico, dove prevalgono irrazionalità, emotività, trasgressione, pensiero magico. Tutto quanto è razionale viene condannato. E l'uomo e le sue attività vengono indicati come la principale causa della morte del
pianeta.

Così l'adorazione delle piante, degli animali, della terra, favorisce addirittura lo sviluppo di forme di intolleranza contro la specie umana.
Per questi motivi è necessario elaborare ed approfondire una diversa concezione della difesa dell'ambiente.

Un'ecologia fondata su un'idea ottimista dell'uomo e delle sue potenzialità.
C'è bisogno di ristabilire una concezione dell'uomo e delle sue attività come parte di un disegno che mira non solo a conservare la natura selvaggia, ma che interviene positivamente nel processo di sviluppo e governo della flora e della fauna.

L'iscrizione al Master costa 200 Euro ed è effettuabile fino al 30 ottobre. La durata complessiva è di un anno accademico, ma le lezioni si svolgono solo il lunedì e possono essere seguite in videoconferenza in diverse città italiane. Richiede come minimo il diploma di scuola superiore.
Trovate tutte le informazioni necessarie e il programma dei corsi in questa pagina.

September 17, 2003 3:11  Permalink   Cultura


Mi scrive Charles Taylor

Oggi ho ricevuto una e-mail da qualcuno che dice di chiamarsi David Alete e di essere l'assistente personale di Charles Taylor, il famigerato ex-presidente della Liberia. Descrive la situazione in cui si trovano lui e il presidente, e chiede l'aiuto di collaboratori oltreoceano per trasferire in un posto sicuro i soldi di Taylor prima che siano tutti confiscati.

Ho pensato subito a un qualche strano tipo di spam, molto intellettuale e poco divertente, ma la cosa più buffa è che nonostante l'indirizzo e-mail indicato sia un "katamail.com", analizzando l'intestazione completa ho scoperto che l'indirizzo IP (80.88.129.18) da cui si direbbe provenga appartiene alla Emperion, una ditta danese che fornisce internet via satellite all'Africa e al Medio Oriente. In particolare, la persona da contattare in caso di problemi relativi a quello e ad altri numeri IP consecutivi risulta essere un signore che sta in Nigeria, ovvero il paese in cui al momento si trova Taylor.

Boh, per ora ho trovato solo una e-mail simile alla mia a questo indirizzo. Se qualcuno ha notizie relative a questa cosa, mi scriva pure. Qui di seguito, riporto la lettera:

Hello, A very good day to you. It may amaze you to be unduelly contacted this way for a pending transaction, and more especially that you do not know me personally.
I am DAVID ALETE,Personal assistance to Charles Taylor, the former President of Liberia. As you may know, he has recently stepped down from power and is presently on assylum in Nigeria.
The purpose of my letter is to ask if you can render the assistance requested, and to bring you to bear my present position and the very need for a true and solicited help with respect to Ex President, Taylor.
View these websites:
http://www.cnn.com/2003/WORLD/africa/08/11/taylor.warcrimes/index.html
http://www.cnn.com/2003/WORLD/africa/08/11/liberia.1300/index.html

Your assistance is needed in the sense that some funds derived from Diamond sales during his tenure needs to be transferred/moved from its present location to a place or an account that you may hopefully provide or arrange.
The reason for this is that plans are underway to confiscate not only his known fixed assets but also liquid assets.
I have been mandated to seek and find a relaible person, based overseas, that can offer the help of securing some or all of the funds in question.
We all have been confined to Calabar, and all our calls are monitored.
So i will use all the available contact to give you all the information you will need.Only few weeks ago, the international body insisted that all our guards be disarmed and security measures for our movements tightened.
If this proposal satisfies you, do respond to this letter and forward to me your phone and fax number to facilitate contacts,Otherwise no offence meant. Please treat as urgent and confidential.
Sincerely yours,
DAVID ALETE.

September 17, 2003 1:3  Permalink   Mondo


Tue - September 16, 2003

Mediocrazia

Sempre in ritardo, segnalo l'ottimo editoriale del Foglio di sabato, "Le conseguenze della mediocrazia". In particolare sottoscrivo in pieno quanto segue:

Una volta eletti per governare in sistemi che prevedono controlli ed equilibri tra istituzioni, una volta scelti per difendere la sicurezza della società e dello Stato, i governi democratici hanno il diritto di convocare ogni giorno l’assemblea globale, sondarla e decidere di conseguenza? E’ razionale che sia così? E’ un arricchimento della democrazia la mediocrazia plebiscitaria che domanda, a te cittadino, l’aggiornamento ad horas del consenso su materie come l’intelligence, la pianificazione bellica, la diplomazia segreta? Secondo noi, la risposta è un bel “no”, nell’interesse della democrazia stessa che deve cautelarsi dal pericolo della manipolazione mediatica e difendersi dagli abusi naturali e legittimi del quarto potere.

September 16, 2003 2:41  Permalink   Mondo


Mon - September 15, 2003

Coprisigarette

Non ho mai fumato in vita mia e sono convinto che fumare molto faccia male alla salute, ma la guerra totale ai fumatori che si è scatenata ultimamente mi pare un'esagerazione. Se considero sensata l'apposizione della scritta "Nuove gravemente alla salute" sui pacchetti, reputo però eccessivo il terrorismo verbale di frasi come "Il fumo uccide" o magari "Fumare può portare a una morte lenta e dolorosa". Le fotografie shock che con le nuove scritte dovrebbero coprire il 30% della parte anteriore del pacchetto e il 40% di quella posteriore, poi, sono il massimo del cattivo gusto.

Che però qualcuno pretenda addirittura di impedire l'uso dei copripacchetti, perché in questo modo si rischia che gli annunci funebri non vengano recepiti da chi sta accanto al fumatore, non è semplicemente follia, ma è un intollerabile impedimento alla libertà altrui. Allora, come ha scritto Lo Spino, tanto vale che facciano i pacchetti direttamente a forma di bara.

C'è chi per queste cose si indigna, e chi satireggia. Grazie all'Escapista ho scoperto che i Fratelli Mattioli hanno creato una serie di copripacchetti stupendi con scritte adatte ad ogni individuo. A me piace molto la "versione moderata", su cui campeggia una verità sacrosanta: "Anche chi non fuma muore".

Ecco, ho l'impressione che questa mania di salutismo sia come la reazione disperata e schizofrenica di un mondo moderno che, sempre meno in grado di tenere testa al mistero del dolore e della morte, da una parte tenta per legge di allontanarne il più possibile l'accadere, mentre dall'altra spinge per la cosiddetta libertà dei cittadini ormai "inutili" di togliersi la vita.

September 15, 2003 4:32  Permalink   Italia


Sun - September 14, 2003

Brevetti sì, ma con giudizio

Il Bassoatesino e diversi altri blog hanno segnalato in questi giorni il prossimo voto a Strasburgo sulla brevettabilità del software. In pratica il Parlamento Europeo vuole rendere legale la brevettabilità di idee astratte legate al software come, per esempio, l'idea di un programma che permetta di navigare su internet, il brevetto del metodo di acquisti su internet tramite un click unico, o il brevetto della barra colorata che indica lo stato di un download. Tutto questo ha provocato proteste soprattutto da parte dei sostenitori del software libero, che vedono nei brevetti il rischio di una limitata libertà, se non di una completa impossibilità di creare ancora shareware o freeware.

Fatto sta, però, che negli USA i brevetti sul software esistono già da 20 anni (quello dell'acquisto con un solo click è del 1999 ed appartiene ad Amazon) e non mi sembra per questo di aver notato riduzioni nella produzione di software libero o altri problemi analoghi, anzi: l'open source e lo sviluppo di applicazioni non commerciali è oggi più vivo che mai.
E, tra l'altro, se pur non ancora avallati da un legge ad hoc, i brevetti software sono già decine di migliaia anche in Europa, e la barra di stato citata sopra è appunto già un brevetto europeo.

Sposo quindi la causa di Paolo Attivissimo, che in questo articolo spiega come, con questo sistema, a perderci non siano i pesci piccoli, ma i colossi come Microsoft, e ritiene che il problema si giochi non sull'idea di brevetto in sé, che è idealmente volta a tutelare il creatore di qualcosa di originale, quanto sui metodi e i criteri adottati per accettare e ratificare tali brevetti:

Il vero problema non è l'esatta formulazione delle leggi europee sui brevetti software; è il criterio con il quale vengono concessi i brevetti per le cose più stupide e si gestiscono le dispute sulle invenzioni. Questo è un ragionamento valido anche al di fuori del software: sta diventando sempre più difficile e costoso innovare, perché si rischia di sudare sette camicie per poi trovarsi addosso qualcuno che con pretesti futili rivendica una paternità brevettuale che è legalmente sua fino a prova contraria . E' come se il vostro salumiere, notoriamente infecondo a causa di un tragico incidente con l'affettatrice in gioventù, venisse a dirvi che vostra figlia è in realtà sua, ha un certificato che lo dimostra, e spetta a voi pagare il test del DNA.

E' questa la vera sfida che attende l'Europa: anziché adeguarsi agli USA, che ora si trovano impegolati in cataste di cause brevettuali che aiutano non poco ad affossare l'economia, qui si tratta di prendere la leadership e proporre un nuovo sistema di esame dei brevetti, più equo e davvero favorevole al piccolo inventore. Il resto è soltanto folklore.

September 14, 2003 14:51  Permalink   Computer


L'informazione al tempo dei romani

Dall'editoriale del Foglio dell'8 settembre, una citazione dallo storico greco Dione Cassio (155-235 d.C.), autore di una monumentale Storia Romana, che dimostra come in quasi duemila anni i rapporti tra potere e informazione non siano affatto cambiati:

"Ma negli ultimi tempi la maggior parte dei fatti è entrata a forza nell’area del segreto e sfugge alla pubblica conoscenza, e anche quando accada che alcune cose siano rese note, le cronache sono screditate perché non si può investigare oltre, e cresce il sospetto che ogni fatto sia raccontato e prodotto secondo i desiderata della gente al potere pro tempore. Di conseguenza, molti avvenimenti che non si materializzano mai diventano chiacchiera corrente, mentre molto di quel che indubitabilmente è avvenuto resta sconosciuto, e in ciascuno dei casi, o quasi, la cronaca resa di pubblico dominio non corrisponde a ciò che effettivamente è accaduto". [Storia romana, LIII-19]

September 14, 2003 1:36  Permalink   Cultura


Wed - September 10, 2003

Povera Lima Azimi, ma chi ti ha portata a Parigi?

Leggo nel blog Zanzarina, via Gino, un post dedicato all'atleta afghana Lima Azimi. Il Gino si chiede se i media le avessero dato spazio, e gli rispondo linkandogli questo articolo da Repubblica e una piccola citazione dal Corriere, ripresa dal Foglio dell' 1 settembre:

L'afghana Lima Azimi, che ha gareggiato nei 100 metri ai Mondiali di Parigi, il giorno della partenza ha perso le sue scarpe da ginnastica nel taxi che dall'albergo la portava all'aeroporto. La federazione gliene ha comprato un nuovo paio da 60 euro, «splendide ma terribilmente care»: «Mio padre guadagna 2mila afghani al mese, suppergiù 45 dollari (quasi 42 euro). Mia madre un po' meno» (Elisabetta Rosaspina, Corriere della Sera, 25/8/2003)

Sorvolo sul solito confronto tra due monete e due livelli di vita che non ha nemmeno senso paragonare, e torno all'articolo di Repubblica e al post della Zanzarina: se pure sono d'accordo che le altre partecipanti avrebbero almeno potuto aspettarla all'arrivo e salutarla, tuttavia vorrei ricordare che stiamo parlando di una competizione di livello mondiale con atlete che hanno trascorso anni per prepararsi al meglio ad una corsa di 10 secondi. Gara in cui la concentrazione prima della partenza è importante forse anche più della corsa stessa, dove se ti distrai un istante e i tuoi riflessi sono una frazione di secondo più lenti di quelli degli altri sei già finito.

Ricordo che nelle gare scolastiche (non ai mondiali!), nelle fasi finali del salto in alto pensavo solo a quella maledetta asta da superare senza sfiorarla, e a concentrarmi sul mio corpo nel tentativo di controllarne al massimo l'inarcamento. In quei momenti non vedi niente e nessuno. Figuriamoci per un professionista, nel momento in cui anni di fatica, di sudore, anche di frustrazioni e sconfitte si compiono in un istante, e dove da un risultato si può decidere il futuro di una carriera, e anche i soldi, sì, perché a questi livelli è un lavoro, e va fatto al meglio.

L'articolo di Repubblica è piuttosto fastidioso nel modo in cui tratta le grandi atlete, neanche fossero delle veline, ironizzando sul fatto che siano ricche, abbiano degli sponsor, corpi statuari e belle divise. Dovrebbero essere delle sciattone trasandate, non allenarsi, negarsi alle TV, regalare tutto ai poveri?

Diciamo le cose come stanno: lo sappiamo tutti che lo sport a questi livelli non è un semplice divertimento tra amici, e che il peso che grava su questi atleti è enorme, perciò non mi sembra proprio il caso di prendersela con loro se in un momento di tale stress hanno ignorato una ragazzina che dalla reclusione sotto i talebani qualcuno ha deciso di mettere sotto gli occhi di tutto il mondo, e senza nemmeno averle mai fatto provare i blocchi di partenza (questo secondo me è molto significativo), l'ha gettata in una gara a cui, francamente, non aveva alcuna ragione di partecipare.

September 10, 2003 2:59  Permalink   Mondo


Michiko va a Siena

Reduce da una piccola vacanza in Svizzera, la mia studentessa già nota ai frequentatori di questo blog stavolta racconta il suo tentativo di raggiungere la famiglia di Siena presso cui avrebbe trascorso 3 mesi.

Ulteriori spiegazioni e la prima parte le trovate qui. Per leggere il secondo episodio del suo viaggio, invece CLICCATE QUI.

September 10, 2003 1:27  Permalink   Giappone


Mon - September 8, 2003

M Dining (2)

Qualcuno ricorderà di quando scrissi del McDonald's a Shibuya che si era trasformato nel più raffinato M Dining. Beh, l'avventura è finita dopo soli 4 mesi: la settimana scorsa è apparso un cartello che annuncia il ritorno alla normalità. Ho chiesto il perché a un commesso, e mi ha detto che "non va tanto bene". Probabilmente il cambiamento non è piaciuto ai soliti frequentatori del ristorante: c'era stato un innalzamento nella qualità di certi cibi, i panini erano serviti su piatti veri e la coca cola in bicchieri di vetro con fetta di limone, ma anche il prezzo era più alto, non c'era possibilità di scegliere diversi formati di patate o bevande, e in fondo gli hamburger, per quanto migliorati, non erano paragonabili a quelli di Mos Burger, Freshness Burger, o di Kua'aina, la catena hawaiana che rappresenta il top dell'hamburger a Tokyo (e già "Pulp Fiction" insegnava che gli hawaiani sono bravi nel campo).

Così da questa settimana tornano i menù speciali a prezzi bassi, come si è premurato di spiegare il cartello, e tutte quelle altre cose che si trovano in tutti i McDonald's usuali. E capisco che è perché la gente vuole da McDonald's soltanto che faccia il McDonald's. Quando vuole di più, allora va giustamente altrove.

September 8, 2003 1:2  Permalink   Giappone


Sun - September 7, 2003

La Passione (3)

Qui trovate una recensione in anteprima del nuovo film di Mel Gibson.

Già che ci sono, aggiungo un piccolo commento a una notizia che ho letto in diversi siti, come anche qui (grazie al Bassoatesino): ovvero il presunto antisemitismo di "The Passion". Si dice che il film potrebbe rinfocolare l'odio contro gli ebrei perché li descrive come i responsabili della morte di Gesù.

Io vorrei far notare due cose: innanzitutto chi ha richiesto la morte di Gesù è stata effettivamente una moltitudine di ebrei aizzata da sommi sacerdoti ebrei, come si legge nel vangelo, e se il film lo tacesse sarebbe semplicemente ridicolo.
In secondo luogo, faccio presente che anche quelli che seguivano Gesù erano ebrei, e anche i suoi amici, e anche gli apostoli, e anche il padre e la madre di Gesù, e - udite udite - persino lo stesso Gesù.

Analogamente, e con le dovute differenze, chi ha avuto molto a cuore la vicenda di Enzo Tortora dovrebbe prendere in odio gli italiani in quanto lui fu accusato da pentiti italiani e condannato da giudici italiani? Ma mi facciano il piacere!

September 7, 2003 21:28  Permalink   Cinema


La libertà scolastica è di sinistra

Un po' mi sorprende l'uscita di Luca Sofri così contraria al finanziamento alle famiglie che scelgono la scuola libera. Sì, lo so che Sofri è di sinistra, e che quindi fa forse fatica ad accettare che non debba essere sempre e solo lo Stato a decidere, creare, promuovere, gestire un servizio di utilità pubblica. Però non capisco perché non si debba guardare positivamente a questa novità, che se pur con diversi difetti, rappresenta un tentativo lodevole e importante. Perché a me l'idea di dare un aiuto finanziario a chi non può permettersi di pagare tutta la retta di una scuola privata sembra un piccolo passo verso la pari opportunità dei giovani italiani di frequentare una buona scuola. Credo che uno di sinistra dovrebbe esultare di fronte anche alla minima possibilità di una maggiore uguaglianza tra figli dei ricchi e figli dei poveri. Siamo abituati al fatto che i figli di chi ha i soldi possono frequentare le scuole migliori, e quindi sfruttare al meglio quei primi anni scolastici che decidono molto del futuro di una persona, mentre chi i soldi non li ha deve accontentarsi di quel che passa il convento. Beh, adesso si comincia a profilare la possibilità che la scuola privata non sia più solo appannaggio dei ricchi, ed ecco che invece si alzano le proteste.

Certo, siamo solo agli inizi, il buono alle famiglie non è molto alto, e ci sono aggiustamenti da fare come l'introduzione di fasce di reddito, ma negare la bontà di un intervento simile mi appare quasi dettato da un assurdo desiderio di livellare tutto verso il basso. Ricordo quando anni fa sentii dire dalla Rosy Bindi, allora ministro della sanità, che il suo ideale era che Berlusconi fosse curato nella clinica dove va l'ultimo dei poveri. Cioè, non si rendeva nemmeno conto che il contrario, cioè la possibilità che l'ultimo dei poveri potesse farsi curare nella clinica di Berlusconi, sarebbe stato un obiettivo decisamente migliore!

Comunque, a prescindere dai concetti socialisti, credo che lo Stato dovrebbe permettere il più possibile a soggetti privati di creare opere di pubblica utilità, agevolandole e sostenendone il lavoro, anziché ostacolandolo e vessandolo. A maggior ragione se si tratta di qualcosa di tanto importante come l'educazione di un bambino o di un ragazzo, che è una delle questioni più importanti che esistano al mondo. Paradossalmente, una scuola pubblica, o anche una sanità pubblica, cioè gestita direttamente dallo Stato, non sarebbe nemmeno necessaria, una volta che lo Stato si mettesse più da parte e si limitasse a vegliare sul corretto funzionamento di qualcosa che il popolo fa da solo.

September 7, 2003 20:37  Permalink   Educazione


Wed - September 3, 2003

"Hitler è una canaglia", parola di Pio XII

L'ottimo blog Gino riporta brani da un articolo del Corriere in cui si scrive che, grazie alla pubblicazione di documenti del 1939 del Dipartimento di Stato Americano, sappiamo che Pio XII negli anni '30 aveva denunciato il pericolo nazista e espresso chiaramente la sua posizione. La stessa notizia la dava Avvenire qualche giorno prima.

Che la storia del "silenzio" del Papa sull'Olocausto, o addirittura di una sua benevolenza nei confronti del nazismo, fosse una delle tante leggende nere che circolano riguardo alla Chiesa lo sapevamo, e ne avevamo anche già parlato.

Da appassionati di cinema, cogliamo l'occasione per segnalare gli articoli che Tempi aveva pubblicato in occasione dell'uscita del film "Amen" di Costa Gravas.

Un amen per il cinema Minculpop, di Antonio Gaspari
Padre Gumpel: "Amen? È la sentina di tutte le menzogne su Pio XII", ancora di Gaspari
Pio XII e gli ebrei, piccola bibliografia, di Francesco Esposito

September 3, 2003 3:43  Permalink   Cultura


Il nuovo Newblog

Qualche mese fa avevo avuto problemi nella visualizzazione di Newblog Newblog con Safari e altri browser (tranne Explorer), e avevo consigliato a Umberto una leggera correzione del codice, che aveva messo a posto le cose.
In questi giorni è apparso un nuovo problema sullo stesso blog, ma prima ancora che potessi cercare di capire di che si tratta il GeraBlog è intervenuto non solo con una competenza che io mi sogno, ma addirittura proponendo un ri-design della pagina che, con tutto il rispetto, fa impallidire l'originale. Spero di vederla presto on-line.

September 3, 2003 3:11  Permalink   Computer


Islam e democrazia in Iraq

Sandro Magister presenta qui il nuovo islamologo di Repubblica, Khaled Fouad Allam, che contrariamente alla linea del giornale su cui scrive, tende a mettere in rilievo le cose positive del dopo-guerra, e parla in termini elogiativi del lavoro che gli americani stanno compiendo in Iraq nei rapporti con l'islamismo sciita, rivelando dettagli anche poco noti.

Poi, essendo Allam un essere umano, capita pure che faccia qualche errore, ma glielo perdoniamo volentieri.

September 3, 2003 2:21  Permalink   Mondo


Anteprima del ritorno del re (2)

Il Bassoatesino è tornato dalle vacanze con un altro link a un trailer de "Il Ritorno del Re" di Peter Jackson. La qualità è finalmente buona, e all'inizio ci sono brevi interviste ai protagonisti e al regista.

September 3, 2003 1:26  Permalink   Cinema


Tue - September 2, 2003

Asia libera da Windows?

Mentre attraverso senza danni l'ennesima ondata di virus per computer (perché, come disse anche un membro del Congresso americano di cui non trovo più gli estremi, "il miglior antivirus al mondo è un Macintosh"), leggo grazie a Random Bits che giapponesi, cinesi e coreani stanno pensando di crearsi un nuovo sistema operativo per non dipendere più da Windows, che quanto a sicurezza lascia troppo a desiderare.

Come documenta Paolo Attivissimo, con questa divertente carrellata di schermate, nemmeno la stabilità è proprio la caratteristica principale dell'OS di Bill Gates. Tra i link trovate anche l'ormai storico filmato con il crash di sistema di Windows 98 avvenuto durante la sua presentazione ufficiale al Comdex di Chicago.

September 2, 2003 2:41  Permalink   Computer


Israele e il mondo arabo, un po' di storia

Trovato su Capperi, segnalo il filmato "Pillole di storia" che spiega in breve come si è arrivati all'attuale situazione in Medio Oriente.

Interessante anche quest'altro filmato, in inglese, sull'antisemitismo.

September 2, 2003 2:10  Permalink   Educazione


È uscito il dizionario

Notizia ghiotta per studenti e studiosi di giapponese: dopo lunga, lunghissima, attesa, la settimana scorsa è finalmente apparso nei negozi (di qui) il primo dizionario elettronico portatile che include la lingua italiana. Sono anni che esistono decine di modelli contenenti vari vocabolari di inglese-giapponese e viceversa, e buon ultimo dopo l'apparire quest'anno dei modelli con dizionari di cinese, francese e tedesco, è ora arrivato anche quello per la nostra lingua.

Come per la maggior parte delle ultime generazioni di questo tipo di apparecchi, contiene la versione elettronica di una decina di dizionari cartacei tra cui, fondamentali, i due noti dizionari pubblicati da Shogakukan: quello rosso giapponese-italiano, e quello verde italiano-giapponese. Oltre a questi ci sono: un dizionario italiano-inglese e viceversa, un monolingue inglese, un giapponese-inglese e viceversa, un monolingue encicolopedico giapponese (il kojien), un dizionario di kanji, uno di parole in katakana, e altro che non ricordo.
Una utilissima funzione "jump" permette di selezionare una voce in un dizionario ed effettuarne la ricerca in uno qualunque degli altri, il che è un considerevole vantaggio sull'edizione di carta: se infatti cercate il corrispettivo giapponese di una parola italiana, la definizione e le varie traduzioni che ottenete sono sempre in giapponese senza la lettura della pronuncia dei kanji (il che significa che se non conoscete quei kanji in questione non siete in grado di pronunciarli, e a meno di non ricorrere ad un dizionario di kanji, nemmeno di cercarli su un dizionario giapponese-italiano). In questa versione elettronica, invece, potete selezionare il primo kanji della parola che vi interessa, e cercarla subito.

Il prezzo è alto, ma poco più della norma per questo tipo di prodotti: 45.000 yen di listino, che significa circa 35.000 nei negozi. Considerato che i dizionari di italiano che contiene sono i migliori attualmente in circolazione, che la velocità di ricerca - anche incrociata - è incomparabile con quella di un dizionari di carta, che in un formato quasi-tascabile vi portate dietro il corrispettivo di chili e chili di libri... beh, è chiaro che ci sto facendo un bel pensierino.

A scanso di equivoci e problemi, faccio presente che non sono disponibile a inviarne degli esemplari in Italia. Sorry.

September 2, 2003 0:58  Permalink   Giappone


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