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Gio - Agosto 28, 2003

Judo

Oggi ho visto un cartellone pubblicitario che annuncia la prossima trasmissione dei campionati mondiali di judo. Gioco di parole e foto da far rivoltare i Beatles nella tomba (anche quelli vivi).

Qui la foto (e scusate l'angolo e la luce, ma ero sul treno e non nella posizione migliore).
Qui un link per i più giovani o ignoranti (in senso etimologico, naturalmente).

Agosto 28, 2003 23:29  Permalink   Giappone


Bici

Immaginate di stare camminando per una zona molto trafficata del centro (centro?!) di Tokyo, sul marciapiede. Avete fretta perché dovete essere al lavoro tra qualche minuto, perciò procedete a passo sostenuto. Un bambino sbuca correndo da un minimarket e per evitarlo scartate di lato. Madornale errore! In quel momento una bicicletta vi entra nella schiena a cento all'ora.

L'ultima parte di quanto sopra non si è ancora verificata, ma vi assicuro che c'è mancato poco, e non una volta sola. Da queste parti le biciclette vanno tutte sui marciapiedi, e vanno sparate. Mi capita spesso (troppo spesso) di stare camminando tranquillo pensando ai casi miei, quando un velocipedastro mi supera sfiorandomi a velocità folli. E ogni volta mi viene un brivido a pensare che se in quell'istante avessi visto una cacca per terra e l'avessi evitata all'ultimo momento, mi sarei spiaccicato contro un idiota a pedali.
Tranquillo, dirà qualcuno, a Tokyo non ci sono cacche per terra. È vero, e probabilmente ha a che fare con questioni di incolumità dei pedoni. Se non sarà una cacca sarà un insetto gigante, ma sto cominciando a temere che quando morirò sarà per colpa di una bici.

Agosto 28, 2003 23:23  Permalink   Giappone


Mer - Agosto 27, 2003

Robot d'acciaio

L'ho visto per un paio di mesi quasi ogni giorno, all'uscita della metropolitana, e ogni volta ho pensato che avesse un che di affascinante. È un cartellone che spiega i pregi delle lattine in acciaio e ha per testimonial uno dei più vecchi robot della storia del fumetto giapponese, Tetsujin 28 go. Alla fine non ho resistito, e l'ho fotografato.

Agosto 27, 2003 3:14  Permalink   Giappone


L'iraq postfascista

Un documento importante, quello di Paul Bremer , sui risultati conseguiti nei primi 100 giorni dell'Iraq liberato. Vale la pena di spendere 5 minuti a leggerlo tutto, per rendersi conto che l'ex proprietà privata di Saddam Hussein sta rinascendo, e nemmeno così lentamente come vogliono farci credere certi pennaioli nostrani. Per guardare una volta tanto al positivo che emerge nonostante tanti bastoni tra le ruote, e non a quel negativo che nasce dall'avere davanti agli occhi due fette di salame ideologico.
Riporto l'introduzione di Rocca dal Foglio del 22 agosto:

Questo documento che Il Foglio pubblica integralmente è stato presentato l'8 di agosto, prima dell'attentato contro la sede Onu a Baghdad e del duplice arresto di due dei principali dirigenti del regime fascista di Saddam, il vicepresidente Yassin Ramadan e, ieri, di Alì il chimico, il gasatore di migliaia di sciiti. L'Iraq postfascista non è ancora un paese sicuro, non è ancora il paese dei sogni della Casa Bianca (copyright New York Times), ma oggi ospita un popolo che ha finalmente una speranza di futuro migliore (copyright Washington Post). Prima non c'era nemmeno questa. Sergio Vieira de Mello, ucciso con altri ventidue funzionari Onu sbarcati a Baghdad per ricostruire un paese distrutto da una delle più brutali dittature del mondo, nella sua ultima intervista, riportata ieri da Repubblica, ha risposto così alla domanda se "a suo avviso l'intervento militare in Iraq era giustificato": "Non abbiamo trovato armi di distruzione di massa, ma sono state scoperte molte fosse comuni. Abbiamo le prove di migliaia di casi di violazioni dei diritti umani, e questo basta. Gli iracheni hanno ricominciato a vivere".
Il documento, scritto da Paul Bremer e dai suoi uomini, fa un primo bilancio di questo ritorno alla vita. Parziale, incompleto, difficile e pericoloso quanto si vuole, ma alcuni obiettivi sono stati raggiunti. Il testo si intitola enfaticamente "Risultati in Iraq: 100 giorni per la conquista della sicurezza e della libertà". Il sottotitolo spiega che si tratta di un elenco dei "principali successi riguardanti il rinnovamento dell'Iraq e la fine del regime di Saddam". E' un documento molto americano, scritto per punti, con le shortlist dei dieci motivi o dei diecisegnali di miglioramento della vita quotidiana nazionale, economica e culturale.
Sostiene Bremer che aver liberato l'Iraq abbia contribuito a indebolire il fronte terroristico e, pur non sottovalutando i pericoli, anche a rafforzare giorno dopo giorno la sicurezza interna. Gli attentati e le uccisioni dei marines americani testimoniano di problemi enormi, ma certo non si tratta di "resistenza" popolare irachena agli invasori yankee, come si legge spesso sui giornali nostrani. La parola resistenza, quanto meno in Italia, dovrebbe ricordare altro. I resistenti erano i partigiani, gli antifascisti che l'esercito alleato liberò dal nazifascismo. Gli altri, i seguaci del regime, i fedeli al dittatore, i nostalgici del totalitarismo, cioè gli avversari dell'esercito liberatore e dei partigiani, combattevano per la Repubblica Sociale di Salò. I Fedayn di Saddam, se proprio si vuole fare il paragone, sarebbe meglio chiamarli repubblichini, non resistenti.
Bremer, nel documento, elenca puntigliosamente i programmi per l'infanzia irachena, per il ritorno a scuola, per i vaccini, e le tonnellate di cibo distribuite. Si possono leggere i dati sul miglioramento della condizione delle donne e sui centocinquanta giornali liberi e indipendenti che sono stati fondati dal giorno della liberazione. Ci sono i dati sulla nascente economia e su una parvenza di nuova vita culturale.
Sul piano politico sono fondamentali i "Dieci segnali di democrazia", dalla nascita del Consiglio direttivo rappresentativo dell'articolazione etnica, territoriale e politica del nuovo Iraq, i primi sindaci, i lavori preparatori della Costituzione. E' già tanto ma contemporaneamente ancora troppo poco. Servono impegno maggiore, più uomini, più soldi, più cooperazione.
Il documento non fa cenno al mancato ritrovamento delle armi di distruzione di massa. Ma, come diceva anche Vieira de Mello, sono state trovate le fosse comuni di massa. "E questo basta".

Agosto 27, 2003 2:38  Permalink   Mondo


INCIPIT

Mi sta sorgendo il dubbio che anche Christian Rocca si sia dotato del fenomenale generatore automatico di articoli di cui certamente dispone Enzo Biagi.
Capisco i tormentoni e la loro funzione umoristica, le sicurezze che danno ai lettori eccetera, ma oggi è stata la ventesima volta che Redazionalmente Corretto comincia con praticamente le stesse 10 righe. E chissà come fischiano le orecchie al povero Magdi Allam!

Agosto 27, 2003 1:19  Permalink   Cultura


Dom - Agosto 24, 2003

Fotoritocco

A chi vuol vedere cosa si può fare quando si sa usare sul serio Photoshop, consiglio questa pagina di un grafico professionista (e fotografo, e musicista) americano.
Scegliete uno dei suoi lavori, e poi selezionatene le varie parti. Passandoci sopra con il mouse nella maggior parte dei casi vedrete com'era l'immagine prima di essere ritoccata.
Uno degli esempi più impressionanti è questo.

Agosto 24, 2003 21:46  Permalink   Computer


Mondo arabo sottosviluppato

In questo post il blog Pensieri in Prestito riporta stralci da un articolo che affronta il tema di come la lotta di liberazione della Palestina sia contemporaneamente causa dell'arretratezza araba e scusa per non affrontare tale arretratezza: c'è un nemico da sterminare, Israele, origine di ogni problema, quindi tutto il resto deve passare in secondo piano. Come abbiamo già detto, e come viene confermato continuamente in qualche autobus di Gerusalemme, a Hamas o Al Fatah o a quel genio dell'ipocrisia che è Arafat non interessa la pace. O meglio, interessa secondo la propria visione del mondo: non ci può essere pace finché esiste Israele.

La situazione palestinese è comune a gran parte del mondo arabo. Si è detto spesso che se non fossero impegnati in continue guerre contro qualche diabolico nemico, tutti quegli arabi che danno la vita per una qualche causa fabbricata da chi li governa potrebbero rendersi conto che la colpa dei loro mali non è di Israele nè dell'occidente, ma semplicemente dei propri capi.

Consiglio la lettura dell'articolato Arab Human Development Report 2002, un documento scritto per l'ONU da studiosi arabi, anche scaricabile completamente qui (pdf, 4.4 MB, in inglese). Una breve sintesi la trovate in questo articolo di Tempi, da cui stralcio le righe seguenti:

I Paesi arabi? Sono “più ricchi che sviluppati”. La loro produttività è in declino. La ricerca e l’innovazione tecnologica sono deboli o inesistenti. Scienza e tecnologia sono dormienti. Gli intellettuali fuggono un ambiente sociale e politico che, quando non è repressivo, appare istupidito. Alle donne arabe è impedito quasi ovunque di progredire: metà di esse non sanno né leggere, né scrivere: «il mondo arabo purtroppo sta privando se stesso della creatività e della produttività di metà dei suoi cittadini». In definitiva, le società arabe sono paralizzate dalla mancanza di libertà politica, dalla repressione delle donne e da un isolamento dal mondo delle idee che soffoca la creatività. [...] Il rapporto non critica direttamente l’islamismo militante, ma fa capire che buona parte dei problemi di arretratezza del mondo arabo dipendono da esso.

In un altro pezzo riguardante lo stesso documento leggiamo qualche altro dato, tra cui questi:

La spesa per l’educazione è la più alta fra tutte le aree in via di sviluppo. Ma su 280 milioni di arabi 65 milioni di adulti sono analfabeti (due terzi donne) e 10 milioni di bambini non vanno a scuola; la spesa per la ricerca e l’innovazione tecnologica è un settimo della media mondiale; il tasso di disoccupazione è del 15 per cento, il più alto fra i Paesi in via di sviluppo. Il tasso di alfabetizzazione fra gli arabi è circa lo stesso dell’Africa sub-sahariana, e nettamente inferiore a quelli di America latina, Sud-Est asiatico e Asia orientale (le stesse aree del mondo che, insieme ai Paesi industrializzati, hanno un Indice di sviluppo umano superiore a quello arabo).

A pagina 78 del rapporto, dopo aver letto che si producono pochi libri, e la maggior parte di argomento religioso, apprendiamo che (traduzione mia):

Anche le cifre relative ai libri tradotti sono scoraggianti. Il mondo arabo traduce circa 330 libri all'anno, un quinto del numero tradotto dalla Grecia. Il numero complessivo di libri tradotti dai tempi del Califfo Maa'moun (nono secolo) è di circa 100.000, quasi quanto la Spagna traduce mediamente in un anno.

Ora sono curioso di leggere il rapporto di quest'anno, che verrà pubblicato il 15 ottobre, ma di cui sappiamo che

"starts where the first left off and takes an in-depth look at how Arab societies can overcome their knowledge deficits by liberating and leveraging their intellectual, cultural and knowledge assets through good governance and social and economic innovation."

Agosto 24, 2003 2:34  Permalink   Mondo


Mer - Agosto 20, 2003

Mite estate giapponese

Mentre in Italia si muore di caldo, e i giornali ci marciano inserendo nel computo tutte quelle morti che sarebbero avvenute anche con 20 gradi in meno, gli opinionisti commentano dando la colpa al riscaldamento globale e all'inquinamento e, già che ci sono, anche al governo, in Giappone stiamo avendo l'estate più fresca degli ultimi 10 anni.
Piove spesso, la settimana scorsa faceva quasi freddo, e oggi abbiamo 26 gradi. Abituati a passare l'agosto a Tokyo con un caldo asfissiante e la solita umidità pazzesca, devo dire che siamo piuttosto contenti. Non mancano naturalmente i problemi: a causa del clima straordinariamente mite, la vendita di birra, condizionatori e abiti estivi è stata decisamente inferiore alla media, nuocendo all'economia locale.

Agosto 20, 2003 14:19  Permalink   Mondo


Google calcolatrice

Ho scoperto che se nella stringa di ricerca di Google si digita un'operazione matematica (es: "5200-1426", senza virgolette) e si preme "invio" il motore di ricerca dà il risultato. È molto comodo per chi ha Google integrato nel browser (come nel Safari di Apple). Oppure se state leggendo questo blog e improvvisamente dovete fare un paio di conti: senza cambiare pagina potete inserire le cifre nella stringa di Google sulla sinistra. Maggiori informazioni qui.

Agosto 20, 2003 0:55  Permalink   Computer


Mar - Agosto 19, 2003

E il centuplo quaggiù?

In un'interessante intervista a Repubblica (riportata anche qui da Dagospia), Paolo Villaggio parla di Federico Fellini. Alla domanda se il regista credesse in Dio, risponde:

"Naturalmente no. Chi mai potrebbe? Però era ossessionato dall'aldilà. Si sa che la religione cattolica è spaventosamente vaga sull'argomento. A parte Dante, nessuno che si sia preso la briga di spiegarci il paradiso. E per di più il cattolicesimo ti prende in giro: adesso sei infelice, ma dopo la morte vedrai che goduria! [...]"

A parte quel "chi mai potrebbe?" che se Villaggio non fosse un comico si potrebbe considerare un'uscita semplicemente idiota, è il caso di notare che quest'idea che il cattolicesimo ti dice che qui sei triste ma la felicità verrà in un altro mondo è una balla. Sicuramente è un'idea diffusa anche per colpa di certi preti, ma è proprio il contrario di quanto promette Gesù nel vangelo:

La ricompensa ai seguaci di Gesù
Pietro allora gli disse: "Ecco, noi abbiamo lasciato tutto e ti abbiamo seguito". Gesù gli rispose: "In verità vi dico: non c'è nessuno che abbia lasciato casa o fratelli o sorelle o madre o padre o figli o campi a causa mia e a causa del vangelo, che non riceva già al presente cento volte tanto in case e fratelli e sorelle e madri e figli e campi, insieme a persecuzioni, e nel futuro la vita eterna. [Marco 10, 28-31. Edizione CEI]

È quel "centuplo quaggiù" di cui parla una nota canzone parodiata da Elio e le Storie Tese, "Esci dalla tua terra":

Quello che lasci tu lo conosci,
il tuo Signore cosa ti dà?
- il centuplo quaggiù e l'eternità -
parola di Gesù.

Ricordo che una volta sentii un uomo parlare del perché era passato da essere un marxista militante al cattolicesimo: i suoi "compagni" gli promettevano che quel che faceva era in funzione di un futuro mondo migliore che forse lui non avrebbe nemmeno visto. Ma io, pensava, voglio essere felice adesso! E voglio esserlo io, non altri al mio posto! Nel cattolicesimo ha cominciato a trovare risposta al suo desiderio di felicità qui e ora. Altro che tristezza!

Agosto 19, 2003 23:50  Permalink   Cultura


Thor contro i tiranni

Dal numero di agosto dell'albo a fumetti "Il mitico Thor - Signore di Asgard", un dialogo molto attuale, tratto dalla storia "To Reach Eternity", pubblicata in America nel novembre 2002. Thor, il dio del Tuono, ha appena consegnato alla responsabile di un'associazione umanitaria di New York un gruppo di uomini e donne africani (il grassetto è nell'originale):

- Donna: Non riesco a credere che il generale D'Andaa ti abbia lasciato entrare e portare via i suoi prigionieri!
- Thor: È mia politica rispettare il governo di ogni nazione. Tuttavia D'Andaa è indiscutibilmente un tiranno e un criminale, che ha preso il potere con le armi. Non è un vero governante... ma un dittatore.
- Donna: Hai... rovesciato il suo governo?
- Thor: Come avrei sgominato un delinquente comune. D'Andaa ha provocato più danni di mille criminali insieme.
- Donna: E... hai deciso questo da solo?
- Thor: Il male non può nascondersi dietro cariche, titoli o uniformi. Che giustizia sia sempre fatta.
- Donna: Sai, apprezzo il tuo operato. Ma... non so se il mondo sia pronto per un "grande fratello"!
- Thor: Impedirei a un potenziale assassino di mettere fine a una vita qui a Broadway... quindi perché non dovrei fare lo stesso con un despota che tiranneggia su migliaia di esseri? I confini geografici non devono impedirci di sentire coloro che soffrono. Coloro che chiedono salvezza.

Agosto 19, 2003 12:47  Permalink   Cultura


Il villaggio del cinema e un Mito

A Kyoto per una breve vacanza ho fatto un salto al Toei Uzumasa Eiga Mura, un po' parco tematico e un po' teatro di posa dove una volta si facevano i film di samurai e dove ancora oggi si girano gli sceneggiati in costume per la TV. Si passeggia per le vie di un villaggio di una volta, si entra in negozi e case antiche, si passa dal quartiere di piacere di Yoshiwara ai sobborghi più poveri. Alcuni attori simulano una scena con i samurai cattivi e la ragazza in pericolo, altrove un venditore ambulante d'altri tempi illustra agli astanti il suo miracoloso farmaco estratto da una rana. Si può visitare una parte degli studi al coperto, assistere a uno spettacolo che svela qualche trucco del cinema e simula la ripresa di una scena, farsi vestire e truccare come un samurai o una geisha per scattare qualche foto, oppure attraversare la casa infestata.
All'interno del parco c'è un piccolo museo con schede e filmati su attori e registi, teche con oggetti appartenuti ai grandi del cinema giapponese, locandine, alcuni attrezzi di scena e macchine da presa.
Io mi sono divertito, ho fatto delle foto, ho passeggiato tra le vecchie case consapevole non tanto che si tratta di ricostruzioni, quanto del fatto che in Giappone quasi tutto quanto è antico è una ricostruzione, è sempre stato una ricostruzione, e che quindi questo villaggio non è poi così diverso da altri luoghi storici.

Un angolo di un edificio era dedicato a "Mito Komon", la serie TV di samurai più lunga di tutti i tempi, iniziata nel '69 e che il 15 dicembre di quest'anno raggiungerà le mille puntate totali. Secondo la leggenda a cui questa storia si ispira, Tokugawa Mitsukuni, chiamato anche Mito Mitsukuni, nipote dello Shogun Tokugawa Ieyasu, fingendosi un mercante a riposo girava il Giappone aiutando la gente comune e punendo i cattivi che la sottomettevano. Qualcuno dei miei coetanei ricorderà una serie animata che in italia si chiamava "L'invincibile Shogun", e che raccontava con ancor più fantasia la stessa storia. La trama di base di tutte le versioni è la stessa: il vecchietto raggiunge un villaggio, vi scopre qualche ingiustizia, porta i cattivi a svelarsi, e nel momento culminante uno dei suoi due aiutanti estrae un astuccio con lo stemma della casata dello shogun e invita tutti a inchinarsi davanti al simbolo del potere, ivi incarnato da Mito Mitsukuni (che nella serie animata in italiano, oltre a essere definito lui stesso "shogun", diventava Mistukuni Mito, nome che io avevo sempre creduto essere Mitsu Kunimito).

CLICCATE QUI per tradurre in immagini qualcosa di ciò che avete letto (cliccando sulle foto piccole le ingrandirete, e potrete leggerne le didascalie).

Agosto 19, 2003 1:59  Permalink   Giappone


Mar - Agosto 12, 2003

Holiday

Comunicazione di servizio: Da domani sarò in vacanza per quattro giorni (sì, i tempi di una vacanza giapponese, naturalmente). Nel frattempo potete anche dare un'occhiata ai nuovi link sul Giappone che ho aggiunto alla colonna a sinistra: sono tutti in inglese tranne Nipponico, un sito talmente colto che quasi fa paura. Gli ultimi due sono blog, di cui uno è pieno di fotografie.
Buon Ferragosto!

Agosto 12, 2003 4:40  Permalink   Cultura


Insetti

Estate, tempo di vacanze e di bacarozzi. Qui in Giappone i bambini amano gli insetti, e in particolare allevano coleotteri. Nei negozi di animali potete stare certi di trovarvi anche delle teche con qualche cervo volante o essere affine, solitamente di dimensioni ragguardevoli. Naturalmente più è grande e più il prezzo sarà alto. Nelle librerie ci sono libri e libri sull'allevamento e la cura di tali insetti. Sui treni o per la strada si vedono bambini piccoli portare a spasso il loro insetto in una scatola trasparente con i manici. Una mia studentessa a cui non piacciono nemmeno i gatti tiene un paio di cervi volanti nella sua camera, giusto per quando il suo nipotino passa a trovarla.

A riguardo ho anche un aneddoto personale: ero appena sceso dal treno alla mia stazione, quando una ragazza ha cominciato a strillare. Mi sono avvicinato e da una certa distanza ho visto che sulla spalla aveva un qualcosa di nero e grosso, diciamo delle dimensioni di mezza dozzina di comuni scarabei. La ragazza continuava a strillare senza osare toccarlo, e una sua amica cercava di buttarlo giù con un giornale (ma si sa che questi cosi hanno delle prese piuttosto salde). Allora un signore si è fatto avanti, l'ha afferrato con una mano, l'ha delicatamente messo in una tasca dei pantaloni, e si è allontanato senza neanche un cenno. Un esemplare così grande, che presumibilmente era fuggito al suo padrone, deve costare un mucchio di soldi, e sicuramente può costituire un regalo gradito da un figlio.

Per chi ha pochi soldi da spendere negli esemplari più ricercati però c'è un'alternativa: la caccia alle cicale. In questa stagione gli alberi risuonano tutti del loro canto, a decibel tali che si ha l'impressione che un calcio a un albero provocherebbe una pioggia di insetti. Non dev'essere però così semplice, se i bambini si muniscono di un retino e di un papà (o di una mamma) e passano il pomeriggio a cercare e catturare tali insetti, anche questi di dimensioni ragguardevoli, che chiudono nei loro cestini e portano a casa.

Da non dimenticare le libellule: delle sberle volanti che ti sfrecciano accanto nei pressi di qualche parco, e alla cui presenza non sono ancora abituato. I bambini però ci giocano, e tra le cose più innocenti che ci fanno c'è quella di legargli alla coda un piccolo filo e portarle in giro come cagnolini al guinzaglio.

Non c'è da stupirsi che buona parte dei personaggi nei film di mostri siano insetti giganti, e tra gli eroi alla Godzilla ce ne sia uno, Mothra, che è una falena colossale.

In ambito domestico c'è da segnalare la notevole presenza di scarafaggi, grandi ovviamente, che ogni estate arricchisce la TV di spot di insetticidi (anzi, scarafaggicidi) di ogni genere. Qui da me siamo fortunati, e ne abbiamo visti solo un paio in due anni (la casa è pulita, non crediate!), ma c'è da dire che dopo il primo avvistamento abbiamo riempito gli angoli della casa di scatolette anti-scaraffoni.
Per maggiori dettagli su quest'ultimo argomento, leggetevi questo.

Agosto 12, 2003 3:17  Permalink   Giappone


Il fatto e strafatto

Per chi se l'è perso, non posso fare a meno di sparare pure io sulla Corazzata (ché dire "sulla Croce Rossa" sembrerebbe che ce la prendiamo con i deboli).

Qui il delirio di Enzo Biagi sul Corriere di ieri seguito dal commento di Facci, che ci riporta anche numerose citazioni a conferma che il gran giornalista probabilmente ormai utilizza un generatore automatico di articoli. Camillo aveva già ieri comunicato la sua incredulità.

Leggere questo pezzo di Biagi mi ha portato alla mente ricordi lontani, di quando oltre dieci anni fa leggevo certi editoriali di Fulvia Serra sulla rivista Corto Maltese e mi domandavo che cosa si fosse fumata prima.

Agosto 12, 2003 2:34  Permalink   Cultura


Papa Guerrafondaio

Dal blog del vaticanista Sandro Magister, di cui abbiamo già parlato qui, un bel commento all'ennesima stupidaggine pacifista uscita dalle pagine di Famiglia Cristiana, il periodico sempre meno cristiano e sempre più no-global. Da notare anche come spesso il grafico copra la parola "cristiano" nel titolo con parti della fotografia di copertina (vedi ad esempio qui, qui, qui, qui, qui, qui e potete continuare voi). Ricordo anche che quelli di StranoCristiano durante la guerra in Iraq avevano per un po' commentato il settimanale (alla voce "Cristianamente Corretto") sulla falsariga di ciò che fa Christian Rocca con Repubblica.

Su Famiglia Cristiana del 10 agosto, nella seguitissima rubrica "Colloqui col padre", un lettore scrive testuale:

"Trovo assurdo che Giovanni Paolo II urli 'Mai più la guerra!' e poi beatifichi Pio IX, che di guerre ne ha fatte quattro per conservare il potere temporale, e Marco d'Aviano, che incitava i viennesi a resistere contro i musulmani per difendere la civiltà cristiana".

Prima sorpresa: ma Pio IX non cadde in disgrazia presso i liberali dell'epoca proprio per aver rifiutato di far guerra anche lui contro l'Austria, come quelli volevano?

Seconda sorpresa: ma Pio IX non proibì ai suoi soldati di combattere, quando i bersaglieri italiani assaltarono Porta Pia e cancellarono quel che restava del potere temporale?

Terza sorpresa: e Marco d'Aviano che cosa doveva dire ai viennesi? Di non resistere e di sottomettersi agli ottomani?

Ma la sorpresa più grossa è la risposta del direttore, don Antonio Sciortino.

In una dozzina di righe tortuose egli non spende una parola né su Marco d'Aviano, né su Pio IX, né soprattutto in difesa del malcapitato Giovanni Paolo II, vero bersaglio del lettore.

Anzi, si dice "positivamente stupito che l'imbambolamento generale creato dalla diffusione della televisione e dei rotocalchi scandalistici lasci uno spazio per dibattiti così seri".

Agosto 12, 2003 1:54  Permalink   Cultura


Lun - Agosto 11, 2003

Ritorno al Futuro da ritornare

In questi giorni di breve vacanza mi sono concesso la visione del secondo DVD dal cofanetto italiano della serie di "Ritorno al Futuro". Ebbene, in certe scene ho avuto l'impressione che l'immagine fosse stranamente sbilanciata (qualche mano fuori campo, dettagli poco visibili...). Cercando su internet ho avuto la conferma di questo difetto, e ho appreso che in tutto il mondo la Universal ha masterizzato i DVD 2 e 3 in un formato sbagliato. Qualcuno ha detto addirittura che sia stata presa la versione Pan & Scan e le siano state apposte le barre nere, ma è più corretto dire che il film è stato girato in formato 1.85:1 "soft matte": le riprese, cioè, sono state fatte in un formato simile a quello della TV (4:3), ma con l'intenzione da parte del regista di lasciare fuori dallo schermo, al momento della proiezione, porzioni d'immagine in alto e in basso (per chi non sa niente di formati video, e quindi si sta perdendo, dia un'occhiata a questa pagina in italiano, ma soprattutto a questa in inglese).

Quando in ripresa viene adottato il "soft matte", al momento di riversare il film in videocassetta non si opera nessun taglio all'immagine né si creano movimenti di macchina fasulli che modificano il lavoro del regista (come avviene invece nel caso del Pan & Scan), però capita che in alto o in basso appaiano dettagli che il regista aveva ripreso cosciente che al cinema non si sarebbero visti. Succede che in questo modo divengano visibili i microfoni o che semplicemente ci sia troppo spazio vuoto sopra le teste degli attori, o che oggetti inutili, e a volte distraenti, si mostrino in basso. Ad un occhio allenato e attento alla composizione dell'inquadratura un'immagine del genere appare sbilanciata e "strana". Nella pagina in inglese che ho linkato poco sopra potete vederne l'effetto nei fotogrammi di "Big Lebowski" e "A Fish Called Wanda". Nel secondo caso, in particolare, notiamo che nella versione cinematografica l'attore sembra nudo, il che concorre a dare senso alla gag, mentre nella versione in videocassetta si vede che in realtà ha i pantaloni!

Nel caso dell'edizione in DVD di "Ritorno al Futuro" 2 e 3 è successo che la porzione di schermo selezionata all'interno dell'immagine totale non sia corrisposta a quella originale, ma sia stata spostata troppo in alto, nascondendo parte dell'immagine che al cinema si vedeva, e mostrandone altra inutile (tanto spazio sopra le teste, dunque). Tornate a vedere le immagini in cui Doc preme il pulsante sulla giacca di Marty o quando Marty corre davanti al Municipio, o l'inquadratura delle gambe sullo skate volante. Se nei casi citati confrontate la foto centrale (il laser disc) con quella a destra (il DVD) noterete come la prima sia molto più centrata e la disposizione interna all'inquadratura più sensata.

Bene, in America la casa produttrice ha fatto sapere che avrebbe ristampato i dischi e che avrebbe sostituito gratuitamente le copie difettose. Idem in altre parti del mondo. In Italia all'inizio (8 mesi fa) semplicemente non si sapeva niente, poi si è saputo che la Universal non avrebbe ristampato nè quindi sostituito i DVD difettosi (cioè tutti), e successivamente invece si è detto che la sostituzione ci sarebbe stata a partire da aprile.

Siamo ad agosto, e come mi è stato confermato anche dall'autore del link precedente, chi ha inviato i propri DVD non ha ancora ricevuto non dico i DVD in versione corretta, ma nemmeno alcuna risposta. Si è tentati di estrarre dal taschino i soliti luoghi comuni sugli italiani...

Agosto 11, 2003 16:39  Permalink   Cinema


Era meglio il Medioevo

Con colpevole ritardo segnalo un articolo fondamentale di Giovanna Jacob sulle differenze tra pensiero medievale di stampo tomista (ovvero quello incarnato da S.Tommaso D'Aquino) e pensiero moderno. In particolare si parla del concetto di economia e si confutano saggiamente le parole di Umberto Galimberti, secondo il quale

«democrazia di per sé è una parola vuota, un sottoprodotto dell’economia, quando la gente sta bene è democratica, quando sta male si scanna. Noi siamo democratici perché siamo ricchi, se fossimo poveri non lo saremmo». Galimberti parlava dei popoli arabi, che a suo parere starebbero male a causa dell’Occidente che «consuma l’87% delle risorse del mondo» e guarda ai paesi arabi «con l’occhio di chi intende accaparrarsi le loro ricchezze» (U. Galimberti, “Noi e l’Islam. Che cosa ci divide?”, D la repubblica delle donne, 31/5/03).

L'affermazione di Galimberti, che prende le mosse da un concetto di stampo marxista secondo cui tutto è sovrastruttura dell'economia, è un'emerita sciocchezza, e l'autrice ce lo conferma prendendo ad esempio proprio paesi arabi ricchi come l'Arabia Saudita, dove vige "un regime liberticida che, nella sostanza, è assolutamente coerente con la visione del mondo propugnata da Al Qaeda: «Riforme? E quali? L'Arabia Saudita è una società tribale, non siamo ancora pronti alle elezioni, se è questo che vuole suggerire», diceva all'intervistatore di Repubblica Torki Al-Sudairi, direttore del giornale saudita Al Riyadh [...]."

Inoltre, "con buona pace di tutti, la democrazia di per sé, senza il supporto di una cultura adeguata, potrebbe anche mandare al potere Hitler o Osama Bin Laden", che sappiamo godere di grande popolarità in molti paesi arabi.

Si parla poi della solita balla dei paesi ricchi che usufruendo del solito 80% delle risorse deprederebbero i paesi poveri, e ancora si ripete (che non fa mai male) come quell'80% sia prodotto, e non rubato, dai paesi ricchi. Altra verità mai ripetuta abbastanza, è che il semplice aumento del distacco tra ricchi e poveri non è automaticamente sinonimo di maggiore indigenza dei poveri, perché "se raddoppiano sia i redditi di Bill Gates che i miei, il divario tra noi sarà maggiore, ma non per questo sarò diventato meno ricco".

L’Occidente non è democratico perché è benestante, ma è benestante perché è democratico. L’insieme dei valori occidentali fa bene all’economia perché fa bene all’uomo, e un uomo contento lavora meglio. E dove li ha imparati l’Occidente i valori occidentali se non alla scuola del Cristianesimo?
“No!”, esclama Galimberti, il cristianesimo c’entra poco con i valori occidentali, che vengono tutti dalla Grecia, ed è addirittura incompatibile col progresso economico. «Come conciliare l’etica della moderazione, che il cristianesimo ci ha insegnato in tutta la sua storia caratterizzata da un’economia di sussistenza, con l’opulenza offertaci dalla produzione e dal consumo dei beni, dove la soddisfazione dei bisogni (e non la loro moderazione) è un fattore economico, e dove la gratificazione dei desideri, quando non dei vizi è il secondo fattore dopo che i bisogni sono stati soddisfatti?» (U. Galimberti, risposta ai lettori, D 19/7/03).

Attenti bene alla seguente risposta all'appena citata, ennesima, ignorante affermazione di Galimberti:

Se il Medioevo è stato l’epoca più cristiana della storia, ebbene è difficile parlare di economia di sussistenza di fronte ai ricchi commerci e all’artigianato di livello superiore, spesso di lusso, dei comuni italiani. I lucchesi avviavano in Europa la produzione della costosissima seta, i milanesi si specializzavano in armi e corazze, i veneziani rivendevano in tutta Europa il cotone e lo zucchero acquistati in Oriente, i fiorentini facevano concorrenza alle Fiandre nella produzione e nella rifinitura dei cosiddetti pannilana. La cattolicissima Firenze di Dante Alighieri e del dolcestilnuovo era diventata talmente ricca, col suo artigianato e i suoi commerci, che le banche fiorentine potevano permettersi di prestare al re d’Inghilterra Filippo III tanti soldi (mai restituiti) quanti ne servirono per iniziare la guerra dei cent’anni contro la Francia.
L’epoca feudale invece si era distinta per le intense opere di bonifica e colonizzazione delle terre boschive e paludose. E all’origine di tanta laboriosità c’è senza dubbio il cristianesimo. Erano stati i monaci ad insegnare all’Occidente che il lavoro non è un fastidio da consegnare agli schiavi (merce molto ricercata in tutte le civiltà tranne che in quella cristiana) ma un dovere che nobilita l’uomo, il complemento necessario della preghiera (“Ora et labora”). E il frutto del lavoro, cioè la ricchezza, non è il male assoluto come pensano i comunisti e i catto-comunisti.
La ricchezza è male solo se usata male. Gli uomini dei comuni la usavano bene: per aiutare i poveri (nei registri di contabilità delle ditte medievali si trova segnato un socio speciale: “Messer Domineddio”, i cui utili finivano in opere pie) e per l’arte. Ve lo immaginate voi che perdita per milioni di turisti contemporanei se nel Medioevo le Arti di Firenze non si fossero date tanto da fare a produrre il “plusvalore” necessario all’edificazione di S. Maria del Fiore o S. Croce e tutto il resto che attira sguardi ammirati perfino dal Sol Levante?

Agosto 11, 2003 15:31  Permalink   Cultura


Ven - Agosto 8, 2003

Il dito imburrato?

Che i "colleghi" linkino il tuo blog fa sempre piacere, ma che qualcuno apra un nuovo weblog in agosto e come link abbia solo il tuo è lusinghiero ma un po' preoccupante...

Aggiornamento di fine agosto: ecco, il link qui sopra non funziona perché il blog in questione è già defunto...

Agosto 8, 2003 3:35  Permalink   Cultura


Google News Alerts

In questa pagina la versione beta di un nuovo servizio di Google. Voi gli segnalate gli argomenti di cui volete essere tenuti aggiornati, e quando appariranno nuove notizie corrispondenti ai criteri dati troverete nella casella di posta una o più comunicazioni, a seconda che scegliate di ricevere una sola mail al giorno o una per ogni nuova notizia.

Agosto 8, 2003 3:24  Permalink   Computer


Hiroshima Mon Amour

Il post del Griso che ho citato poc'anzi porta il titolo di un film di Alain Resnais e sotto il titolo anche la sua locandina originale. Ne approfitto per pubblicare una mia recensione del film che avevo scritto per un corso di storia e critica del cinema all'università.
Lo preciso per due motivi: primo, perché il testo era rivolto all'insegnante, e quindi potrebbe non risultare totalmente chiaro a chi il film non l'avesse visto; secondo, perché questo celeberrimo film non mi piace affatto, lo ritengo noioso e pretenzioso, pieno di dialoghi artefatti e a volte senza senso, con due personaggi antipatici, piagnucolosi e vitali come delle amebe: tuttavia nella recensione tale giudizio, se pur presente, è stemperato in modo da non risultare troppo indigesto a colui che doveva assegnarmi un numero con la penna rossa.

Qui trovate la recensione.

Agosto 8, 2003 2:20  Permalink   Cinema


La morte di pochi per la salvezza di molti?

Il Griso ha scritto un post interessante sulla bomba di Hiroshima e ritiene che senza di essa la guerra sarebbe proseguita con moltissimi morti in più di quelli che l'atomica ha contribuito a salvare. È un'idea diffusa e quasi certamente corretta. Oltretutto va notato che si viveva ancora in tempi di cui le guerre coinvolgevano sempre un paese nella sua interezza e non si facevano pressoché distinzioni tra militari e civili, quindi giudicare le operazioni di guerra del passato con il metro odierno non ha alcun senso.

Eppure non lascia tranquilli l'idea che qualcuno decida di cancellare dalla faccia della terra un paio di città nemiche con tutti i loro ignari abitanti per evitare un numero di morti superiore. È inaccettabile l'idea della necessità del sacrificio di pochi per il bene di molti, se questo sacrificio è imposto alle vittime.
Perché per quanto, poniamo, 10 persone siano un numero infinitamente inferiore a 10 milioni, questi numeri non indicano un blocco indistinto di massa umana piccolo affiancato a un altro blocco molto più grande: sono invece due somme, se pur di diversa entità, di singoli e inimitabili individui. Non un semplice "10", dunque, ma 1+1+1+1+1+1+1+1+1+1.

Se tra quei dieci ci fosse la persona che amo non potrei mai accettare che qualcuno la sacrificasse per il bene di altri. Chi sono quegli altri la cui vita vale più di quella di lei?

Ho trovato notevole il film di James Cameron sulla tragedia del Titanic, oltre che per l'aspetto prettamente cinematografico, per il fatto che avvicina all'esperienza di tutti un incidente le cui vittime non erano molto di più di una grossa cifra. Un caso analogo a quelli in cui apprendiamo del decesso di migliaia di persone in un attentato, ci colpisce il grande numero, inorridiamo pure, ma che inseriamo presto nell'elenco degli inconvenienti della vita a meno che tra quei morti non ci fosse il nostro migliore amico.
In "Titanic" una massa indistinta di "passeggeri" prende sempre più forma, e siamo portati a conoscere e ad interessarci alle vicende dei due protagonisti, ma anche di molte altre persone che dal momento dello scontro con l'iceberg vedremo soffrire e morire. All'inizio conosciamo il freddo computo dei morti, alla fine ci rendiamo conto che le esistenze di Jack e Rose simboleggiano quelle di tutti gli altri passeggeri, centinaia di Jack e di Rose, ognuno con una storia da raccontare, legami d'amore e d'affetto, sogni e desideri.

Agosto 8, 2003 1:7  Permalink   Giappone


Gio - Agosto 7, 2003

Sono un terrorista

Ieri si riferiva della piccola discussione tra Giuda Maccablog e Luca Sofri riguardo ai giapponesi e a quello che si dice di loro. Oggi Sofri ne ha scritto sul suo secondo blog, dicendo cose interessanti:

Ho due impressioni sul rapporto di noi occidentali con i giapponesi. La prima è che li riteniamo assai più cretini e capaci di cretinate della media dei popoli del mondo. Li trattiamo come dei buffi pirla: avendo peraltro ben presenti le loro grandi capacità in alcuni settori come la tecnologia, ma anzi trovando così distanti da noi persone normali queste loro capacità, da accrescerne il sentimento di disumanità.

La seconda è che ci si può capire. Il fatto è che i giapponesi hanno a lungo manifestato, e manifestano tutt'ora, sintomi piuttosto forti a favore di questa nostra imbarazzante opinione nei loro confronti.

Dal canto mio, uno dei motivi per cui decisi di studiare giapponese a Venezia fu proprio perché mi resi conto che la cultura giapponese è tanto diversa dalla nostra da produrre più luoghi comuni che tentativi di comprensione, e io invece volevo cercare di capirci qualcosa.

Tuttavia nel post di Sofri c'è un passo più notevole di tutto il discorso sui giapponesi: il fatto che dica, se pure per scherzo (spero!), di aver sospettato che fossi Delfo Zorzi, cioè l'estremista di destra accusato tra le altre cose della strage di Piazza Fontana, "anche per certe mie opinioni"! Dovrò stare attento a quello che scrivo.

Quanto al suo desiderio che io scriva di più sul Giappone, condiviso da molti, devo dire che dovermi imporre di scrivere periodicamente sull'argomento rischierebbe di farmi parlare più a vanvera di quanto già non faccia, e che questo blog è scritto da un italiano, non terrorista, in Giappone, che ogni tanto parla anche del paese in cui vive, ma senza farne l'argomento principale. Non vorrei trasformare anche questo in un lavoro.

Agosto 7, 2003 1:9  Permalink   Giappone


Mer - Agosto 6, 2003

La Passione (2)

Ancora dal blog dell'aggiornatissimo Bassoatesino, un trailer più lungo e presentato addirittura dal regista, per il nuovo film di Mel Gibson sulla morte di Cristo.

Agosto 6, 2003 23:36  Permalink   Cinema


Mistificatori

Sul caso (caso?!) dell'incidente a Mario Placanica, il poliziotto che uccise Carlo Giuliani durante il famigerato G8 di Genova, sottoscrivo in pieno questo post di Pensieri in Prestito (tranne che negli innumerevoli errori di battitura, che nel mio estratto mi sono permesso di correggere!).

[...] La stessa sceneggiata si è vista a Bologna, il giorno della commemorazione dei morti della strage della Stazione, anche in quel caso nessuno tranne i parenti piangeva i morti, ma i "professionisti della sofferenza", come li ha chiamati Cossiga, erano tutti lì, militanti, a compiere il loro dovere: fischiare il ministro degli interni e il Premier quando nominato. Le affermazioni pronunciate dal rappresentante dei parenti delle vittime alla fine, sommate, davano questa equazione: le varie leggi che questo governo sta varando sono contro l'informazione, e siccome questo governo è contro l'informazione significa che vuole nascondere, - ma nascondere cosa? - ma chiaramente le verità - e quali? - in primis Bologna e Ustica... ed ecco automaticamente legato il governo attuale alle stragi di quindici e venti anni fa. Non ho ancora letto sulla vicenda Repubblica e L'Unità che poi sono il vero collante delle mistificazioni prodotte a tavolino, quanto pensate che passerà prima che un autorevole giornale straniero chiederà conto al premier delle stragi di venti anni fa o di fare luce sulla disgrazia di un giovane manifestante?

Agosto 6, 2003 23:18  Permalink   Italia


Educare il cittadino

L'antidoto odierno di Rino Cammilleri è in sintonia con Rolli.

[...] approfittando del mio status di giornalista, ho pubblicato una «lettera aperta» su un noto quotidiano nazionale, allegando anche le dichiarazioni del responsabile della raccolta rifiuti milanese (ripeto: di Milano, non di un qualsiasi comune di provincia), il quale non provvede alla raccolta differenziata perché, parole sue, non solo non serve a nulla ma addirittura ha, per l’erario, un costo superiore al guadagno. Qualche tempo dopo apparve, sullo stesso foglio, la risposta del sindaco (della cittadina di cui sopra): un puro politichese zeppo di cifre e statistiche di cui confesso di non aver capito niente.

Tranne una frase: «...educare il cittadino...». Che, data la mia professione, mi ha subito evocato il giacobinismo. Occhio, perché la malattia sta a destra come a sinistra. Prepariamoci a un’epoca in cui non eleggeremo più «amministratori» bensì «educatori» della collettività. Per amore o per forza. A spese della suddetta.

Già i prodromi ci sono tutti: non fumare, non bere, non tirare tardi, metti il casco, allaccia le cinture, dimagrisci, vai a piedi o in bici, ricicla, accogli, sii solidale. E via obbligando e/o vietando. Ricordiamoci che anche i giacobini erano «liberali».

Agosto 6, 2003 23:2  Permalink   Educazione


Broad Band Boom

Sono quasi 11 milioni gli utenti di connessioni internet a banda larga in Giappone. Per la precisione, a fine giugno erano 10.939.411, con un aumento di 450.638 unità rispetto al mese precedente; le connessioni DSL sono 8.257.118, i sottoscrittori di abbonamenti internet via cavo sono 2.224.000, quelli che come me hanno la fibra ottica sono 458.293. Qui un articolo che ne parla e qui i dati ufficiali.

Agosto 6, 2003 22:55  Permalink   Giappone


Effetti di male luciferino

Il Foglio ha un bell'editoriale sulla morte di Marie Trintignant, l'attrice uccisa a botte dal suo compagno, leader di un famoso gruppo musicale francese, i Noir Désir, in prima fila nella lotta alla destra, alla globalizzazione, ai soprusi, alla violenza.

[...] Solo un ideologo fazioso e stupido potrebbe approfittare per una predica bacchettona di questo evidente simbolismo, con le cause nobili, la rivolta, il piacere di consacrare l’esistenza al sogno di un mondo migliore, e tutto che finisce con una scarica di pugni sul volto di una donna libera, volitiva, fragile. Ogni storia è una storia, e ogni morale non banalmente sociologica è morale al singolare, riguarda individui responsabili, cedimenti alle passioni irresponsabili, orrori non così facilmente classificabili. Però è doveroso ripetersi che non esistono scappatoie ideologiche alla condizione umana, che la distinzione antropologica tra un mondo desiderante e un mondo arrogante non regge alla prova dei fatti. Carlo Giuliani era un sognatore e un simbolo di debolezza umana, ma voleva colpire un carabiniere della sua età che faceva il suo mestiere. Volkert van der Graaf era un tenero animalista e un vegetariano integrale, ma ha ucciso senza scrupoli un mite politico olandese che la pensava diversamente da lui. Sogni, illuminazioni, desideri, pulsioni di bene assoluto non risparmiano all’uomo effetti di male che gli spiriti religiosi chiamerebbero luciferino. L’unica lettura possibile di questa tragedia che milioni di ragazzi francesi vivono come prostrazione e malattia (“je suis malade depuis le début de la semaine”) è nel rifiuto dell’insopportabile arroganza morale di chi si sente cittadino di un mondo pulito in un mondo sporco.

Agosto 6, 2003 10:47  Permalink   Mondo


Mar - Agosto 5, 2003

Giapponesi scostumati

Giuda Maccablog ha scritto questo divertente post su un incontro ravvicinato con giapponesi maleducati, Sofri il giovane ha commentato il 4 agosto con il post "Caplo Espiatolio", il Giuda ha forse un po' frainteso, e il Sofri gli ha fatto notare che ha frainteso.

Nel caso del post del Giuda non c'era alcun intento offensivo ma, come dice il Sofri, se avesse scritto di senegalesi qualcuno, se non lui stesso, avrebbe considerato il post razzista.

In pratica la questione verte su un certo codice del politicamente corretto che bolla come razzisti o offensivi i commenti verso le categorie protette (neri, gay, palestinesi, comunisti...), mentre non considera tali quelli verso i giapponesi (o i leghisti, i cattolici, il nostro Presidente del Consiglio...) che sono un argomento su cui giornali e privati cittadini parlano e scrivono senza tema di essere accusati di alcuna scorrettezza. Anzi, sappiamo bene che qualunque notizia strana o assurda diventa credibile se i protagonisti sono dei giapponesi, e se leggiamo che in Giappone hanno inventato le calze spray non solleviamo il minimo dubbio (e infatti è vero).

Quello del politicamente corretto è un problema che mi sta molto a cuore, perché nel tentativo di difendere certe categorie di persone si finisce inevitabilmente per discriminarne altre e poi ci si affanna cercando di evitare la minima possibilità di offendere chicchessia, fino a raggiungere livelli demenziali e preoccupanti (vedi in uno dei miei primissimi post).

Ricordo sempre con divertimento un episodio: un mio amico gay aveva recensito su una rinomata rivista di cinema un film che parlava di omosessuali, e ne aveva scritto male. Dopo un po' in redazione arrivò la missiva di una lettrice indignata che difendeva il film, e accusava il recensore di essere omofobo!

Agosto 5, 2003 13:49  Permalink   Giappone


Sofri visto dal di dentro (2)

Il Sofri meno saggio e meno anziano, come dice lui, continua a pubblicare il suo "Sono seduto". Stavolta si tratta del sesto capitolo, più un'aggiunta in coda al terzo. Mancano il quarto e il quinto, che se saranno riesumati con successo leggeremo con piacere.

Da buon bloggatore aggiungo una piccola appendice al suo testo, dove parlando del Palazzo di Giustizia di Milano dice:

[...] entravamo nell’aula col mosaico di Sironi, un orrore che pretendeva di rappresentare la giustizia, esattamente come la corte su cui incombeva.

Chi vuole vedere il mosaico, può cliccare qui.

Io aggiungerò invece quel che ne scrisse poco più di una decina d'anni fa il Sofri grande (e noto però che nella sua memoria confonde la destra con la sinistra):

In aula, l'aula maggiore dell'Assise, prestata per la spettacolarità del caso, la parete di fondo è coperta da un gran mosaico di Sironi del 1936, intitolato "La Giustizia fra la Legge e la Forza". Dapprincipio mi sembrava brutto, coi suoi orpelli romani e l'atleta biondo. Poi è diventato un rifugio. Non so decifrarne bene il programma. C'è Veritas, che è una giovane prosperosa seminuda e coi capelli sciolti, e Lex, che è una giovane efebica coperta di un'ampia tnica, coi capelli tirati sul capo, che viene portando il gran volume della legge. Un'altra giovane donna impugna la spada. Pende fra loro la bilancia, un po' più incline a Lex. A sinistra c'è una delle rupi predilette da Sironi, e un tronco d'albero - un ulivo? un alloro? A destra un capitello, un'aquila e altre insegne imperiali, e la figura virile, seminuda a sua volta, coi calzari sui piedoni che all'epoca scandalizzavano Mussolini. Tre chiazze maldestre color mattone sostituiscono gli emblemi dell'originale, sicché il giovane guerriero non si appoggia più a un gran fascio littorio, ma a una macchia. Fascista all'origine, grazie a quelle macchie ora il mosaico è antifascista. Fa uno strano contrasto coi vibranti discorsi di accusa che negano l'esistenza di una ragion di stato. C'è una sola ragione, dicono, quella della legge; viene da interrograrsi sulle modalità di concorso. Diventa giorno dopo giorno bello, il mosaico. La legge, per durare, aveva bisogno di qualche cancellazione. Ancora un po', e non ci sarà più bisogno delle macchie espiatrici, e si restaurerà anche questo Sironi, a spese della vanità di qualche ente. Del resto, se sono qui, è perché mi aspetto la giustizia dello stato - né quella divina, né quella umanamente sostanziale. Quella non riguardosa d'altro che delle regole, delle risultanze, delle prove. (da Adriano Sofri, "Memoria", Sellerio, 1990, pag. 250)

Agosto 5, 2003 13:4  Permalink   Italia


Sab - Agosto 2, 2003

I nomi sono importanti

Lo Spino Eccetera ha deciso che è giunto il momento di cambiare nome e accetta suggerimenti. Anzi, ha indetto addirittura un concorso. Credo che la parola "Spino" o "Lo Spino" debba restare, come anche quanto più possibile del significato che aveva quel nome. Chi vuole mandargli le sue proposte gli scriva. La mia al momento è "Lo Spino In Quel Posto", ma vedrò di pensare anche ad altre possibilità.

Perché come dice qui il Griso, che ha davvero un bel nick, "i nomi sono importanti, e vanno scelti e difesi con cura".

E mentre lui nel suo post saccheggia Shakespeare e De Gregori, anch'io grazie ad un balenare di associazioni mentali propongo la citazione adatta a commentare la sua frase. È tratta dal XIV capitolo dei "Promessi Sposi", in cui Renzo viene fatto ubriacare dall'Ambrogio Fusella, bellissimo nome falso che in realtà cela uno sbirro, perché gli dica il suo nome. Renzo alla fine cede, ma non rivela quello di Lucia.

Per buona sorte, in quel vaneggiamento, gli era però rimasta come un'attenzione istintiva a scansare i nomi delle persone; dimodoché anche quello che doveva esser piú altamente fitto nella sua memoria, non fu proferito: ché troppo ci dispiacerebbe se quel nome, per il quale anche noi sentiamo un po' d'affetto e di riverenza, fosse stato strascinato per quelle boccacce, fosse divenuto trastullo di quelle lingue sciagurate.

Agosto 2, 2003 3:54  Permalink   Cultura


Ven - Agosto 1, 2003

Sofri visto dal di dentro

Luca Sofri ha un po' in sordina messo in rete i primi tre capitoli di un suo libro (o un suo principio di libro) scritto qualche anno fa, che si chiama "Sono seduto" e parla di sé e del padre, del carcere e di Lotta Continua.
Qui c'è il primo capitolo e qui gli altri due. Sperando di poter leggere presto anche il seguito.

Mio fratello Nicola ed io, con molti altri ragazzi, di solito più piccoli di noi (siamo nati che i nostri avevano ventidue anni, quasi tutti i loro amici hanno aspettato un po’ di più), siamo stati di Lotta Continua. Fino a undici anni, io, e dieci mio fratello.
[...]
Da che avevamo tre e cinque anni, nostro padre divenne il “leader” di Lotta Continua. Non avevamo la minima idea di che diavolo volesse dire lìder, né sentivamo mai usare qualla parola in nessun altro caso.
[...]
Qualcuno lo chiamava “presidente” ogni tanto, ma si vedeva che era per prenderlo in giro, e altri lo chiamavano “il capo” e chiamavano noi – e qui veniva il bello - “i figli del capo”. I figli del capo, non era male per niente.
[...]
Tutta la nostra infanzia è gremita di nomi che potevano essere luoghi, persone, piatti tipici, movimenti, chi lo sa. I più misteriosi erano i nomi multipli. Mira Fiori, Pietro Stefani, Piccoli, Storti e Malfatti, Magneti Marelli, Carrero Blanco, Donat Cattin, Asor Rosa. Le manifestazioni per il Vietnam, e per la Grecia, e per il Cile. E persone e persone, e tutti erano buoni con noi e ci volevano bene. Tutto il repertorio, direte voi. No, voi non avete la minima idea. Nessuno ha la minima idea di quello che mi ricordo io. All’infuori di chi c’era e aveva la nostra età.
Ancora oggi, che sono passati venticinque anni e niente di tutto quel periodo esiste più, c’è qualcosa di intimo e di comune con i figli degli altri che c’erano. Sappiamo di cosa stiamo parlando. Facciamo cose diversissime, pensiamo cose diversissime, ma veniamo da lì. Forse parlano di questo quando dicono delle persone uscite dalla stessa scuola, o dalla stessa caserma, o dallo stesso giornale. Noi siamo ex di Lotta Continua: noi più di tutti, nel senso di quello che siamo oggi. Tutto il resto è venuto dopo.

Agosto 1, 2003 1:34  Permalink   Italia


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