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Gio - Luglio 31, 2003

"La vera agricoltura biologica sarà quella Ogm"

Con l'uscita del nuovo numero di Tempi prosegue il discorso sugli OGM.
In "La grande bufala doc" di Piero Morandini si parla di selezione naturale, delle piante curate dall'uomo che sono sempre più deboli di quelle selvatiche, di quanto bassi siano i rischi di produrre "super-erbacce", del fatto che tutte le piante coltivate - anche quelle biologiche - non sono veramente naturali, e di come il terrore di una "contaminazione" tra piante Ogm e piante tradizionali sia immotivato.

Si conclude poi l'intervista al professor Francesco Sala (di cui parlavamo qui), che ribadisce:

Diffido molto dell’agricoltura biologica. Fa bene alla grande distribuzione, ho i miei forti dubbi che faccia bene al consumatore. Primo costa di più, secondo ci riporta ai metodi di agricoltura della fine del 1800 quando la gente moriva per intossicazioni alimentari, intossicazioni fungine, salmonella sull’insalata. Secondo me, la vera agricoltura biologica sarà quella Ogm. Sembra una bestemmia, ma se io ho un riso Carnaroli, sensibile ad un fungo, non posso produrlo biologico perché diventa pericolosissimo in quanto contenente aflatossine, che provocano tumori. Al contrario se io lo faccio Ogm non ha bisogno di essere spruzzato con fungicidi, divenendo così veramente adatto all’agricoltura biologica.

Affronta anche un argomento molto importante, ovvero: come può la "gente normale" rendersi conto se un prodotto agricolo fa bene o fa male? Come fa a sapere se il livello di ogm segnalato su un'etichetta è alto o basso? Come fa a sapere se un prodotto vegetale privo di etichetta non contiene tossine o non è stato cresciuto in ambiente radioattivo (faccio per dire), e che quindi è da preferire ad uno ogm? O si basa su dei dati concreti e si affida al giudizio di chi su queste cose è competente, oppure si fa irretire dalle campagne di demonizzazione lanciate dalle associazioni ambientaliste, che si appoggiano più sulla paura di quanto è sconosciuto che su fatti comprovati.

In novembre in Oregon i Verdi hanno promosso un referendum per chiedere se la gente voleva l’etichettatura che distinguesse Gm e non Gm. Risultato: il 79 % ha votato contro l’etichettatura [anche se la percentuale esatta sembra essere intorno al 71%, vedi anche qui. NdE]. Il principio americano è: ci deve proteggere l’ente pubblico. Spetta all’Fda (Food and Drug Administration) accertare la sostanziale equivalenza, gli organi di controllo cioè devono stabilire se il mais transgenico è equivalente a quello non Ogm. Se sì, si vende; altrimenti no. Come posso io consumatore capire se l’Ogm è tossico? Deve esserci una struttura superiore che mi dica se va bene o meno, come si fa con i farmaci. Per me è più valido il sistema americano, perché l’etichettatura ti dice se c’è o meno Ogm, ma quanti sanno capire se Ogm può essere dannoso per la salute o meno? Essa serve solo a Greenpeace e agli altri per fare il banchetto fuori dai supermercati e dire: “non comprate i prodotti che hanno questa etichettatura perché sono velenosi”.

Luglio 31, 2003 22:49  Permalink   Cultura


Anteprima del Ritorno Del Re

Bassoatesino ha dei link a un trailer del terzo capitolo del "Signore Degli Anelli". La qualità non è il massimo, visto che si tratta di un filmato non proprio ufficiale, ma si vede abbastanza da desiderare la pronta uscita del film.

Luglio 31, 2003 22:14  Permalink   Cinema


Mer - Luglio 30, 2003

I neoconi cattolici

Esce un numero speciale della rivista Studi Cattolici dal titolo "L'esperimento americano. Verso un nuovo ordine mondiale", che diventa anche un libro, ed è una sorta di primo compendio del pensiero neo conservatore cattolico italiano, in quanto gli 8 autori (tra l'altro non tutti cattolici) guardano all'amministrazione Bush con ammirazione e benevolenza.

“Non tutti i lettori di ‘Studi Cattolici’ si troveranno d’accordo con le opinioni raccolte nel quaderno. È logico che sia così, e in seguito ospiteremo opinioni anche di segno contrario, purché analogamente documentate. Il servizio che intendevamo svolgere era di superare l’antiamericanismo, spesso irrazionale e talvolta isterico, serpeggiante in alcuni settori dell’opinione pubblica. Queste pagine sono un invito a pensare più in grande e più oltre”. (dalla prefazione)

Tra gli autori figura Sandro Magister, il brillante vaticanista dell'Espresso, che già in passato ha prodotto testi atti a sfatare il mito secondo cui il Papa avesse condannato la guerra nel modo in cui ce lo presentavano i giornali (qui); aveva presentato il pensiero dei cattolici americani neoconservative in opposizione ai gesuiti di Civiltà Cattolica (qui); e del cui spirito affine al pensiero neocon avevo ricevuto anche personale conferma in un colloquio avuto dopo la sua conferenza all'Istituto Italiano di Cultura di Tokyo il 18 giugno scorso.
Magister cura un ottimo sito, www.chiesa, che pur appartenente alla famiglia dell'Espresso on Line, ne è comunque perfettamente indipendente.

Il suo intervento nel libro sopra citato è riportato integralmente sul suo sito, e vale la pena di leggerlo per avere un'idea chiara e non polemica del rapporto tra Chiesa e Stati Uniti. Come si legge ancora nell'introduzione del libro, riguardo all'intervento di Magister:

“Mentre il Papa, secondo il suo alto magistero, ha sempre impetrato la pace come dono di Dio, senza dichiarazioni direttamente antiamericane, alcuni alti esponenti vaticani hanno espresso pareri dissonanti che hanno creato divisioni anche all’interno del mondo cattolico. Si tratta di opinioni, legittime nel pluralismo delle materie opinabili, che naturalmente non implicano giudizi né sulle persone, né sull’intera politica estera della Santa Sede”.

Luglio 30, 2003 13:17  Permalink   Mondo


Cinema Orientale a Ca'Foscari

Lo Spino nel Deretano segnala un nuovo sito dell'Università di Ca' Foscari relativo ai media orientali. Potete immaginare la mia (non) sorpresa nell'accorgermi che il nuovo progetto dell'università che mi ha laureato sia curato da Maria Roberta Novielli, ovvero la relatrice della mia tesi di laurea, ovvero probabilmente il più grande esperto italiano di cinema giapponese (e non uso il femminile altrimenti sembrerebbe solo la più esperta tra le donne).

Non per niente, sebbene lo scopo del sito sia quello di "fornire informazioni e strumenti di comprensione utili per avvicinarsi all'Asia attraverso le sue rappresentazioni di cinema, teatro, musica, televisione, radio, animazione, pubblicità e danza", in realtà al momento si parla quasi esclusivamente di cinema, e soprattutto di cinema giapponese.

Speriamo solo che la Novielli tenga in mano ben salde le redini del comando, e il sito non diventi l'ennesimo dedicato principalmente all'animazione giapponese (come la pagina delle news, TUTTE riguardanti i cartoni animati giapponesi, fa temere).

Luglio 30, 2003 12:14  Permalink   Cinema


Mar - Luglio 29, 2003

Aspettando Due Torri in DVD

Bassoatesino ha un post in cui elenca le sequenze non presenti nell'edizione cinematografica de "Le Due Torri" di Peter Jackson, ma che saranno inserite nel DVD in versione estesa. Spero che, una volta che l'avrà visto nella sua completezza, il mio amico Andrea possa giudicare più benevolmente questo film.

Luglio 29, 2003 1:40  Permalink   Cinema


Libera dalla morte, libera dall'ideologia

Da leggere questo fondamentale pezzo di 1972 sulla Liberia e sulla priorità che ha sempre l'antiamericanismo rispetto alla soluzione di un problema reale.

E oggi come domani continueremo ad assistere al triste spettacolo di coloro che dopo aver tacciato di criminali gli Stati Uniti per essere intervenuti in Iraq adesso riservano loro lo stesso epiteto per il semplice sospetto che gli stessi Stati Uniti non abbiano l'intenzione di intervenire in Liberia. Salvo poi eventualmente scendere in piazza contro l'imperialismo yankee quando l'azione si concretizzerà.

Luglio 29, 2003 1:28  Permalink   Mondo


Suicidi

In questo post dello Spino In Quel Posto, il link a un articolo del Manifesto sui suicidi in Giappone. Non avevo ancora avuto il tempo di parlarne, ma il signor Pio D'Emilia lo fa bene. Quel che mi aveva colpito subito quando avevo saputo dei siti internet per aspiranti suicidi era proprio il fatto che lo scopo di tali siti fosse quello di mettere in contatto persone con il medesimo desiderio di morte. Il fatto, cioè, che non si voglia morire da soli, che si desideri la compagnia di qualcuno, che si voglia condividere qualcosa, fosse anche l'ultimo respiro.

«E' comprensibile che chi è stato solo per tutta la vita, e deve continuare a farlo senza coinvolgere la famiglia, cerchi il conforto di un compagno per l'ultimo viaggio».

Qui un altro link con dati relativi ai suicidi, e uno riguardo ai siti internet dedicati.

Luglio 29, 2003 1:9  Permalink   Giappone


Sab - Luglio 26, 2003

Access denied!

Quando diventerò una persona importante e disporrò di dati riservati di estremo interesse, accederò al mio Mac tramite questo lettore di impronte digitali. A quando lo scanner di retine da scrivania?

Luglio 26, 2003 10:52  Permalink   Computer


C'era una volta Ferruccio

Ho letto questo post dell'Escapista, e mi trovo perfettamente d'accordo con lui per quanto riguarda la critica al nuovo doppiaggio di "C'era una volta in America", fatto apposta per la versione in DVD. Quando si conoscono i personaggi di un film, le loro battute e il modo in cui le dicono, attraverso certe voci, è praticamente uno shock rivedere lo stesso film con altre voci, e a maggior ragione quando si tratta di doppiatori del calibro di Ferruccio Amendola. Se però solitamente si può parlare più che altro di una questione di abitudine, stavolta si tratta di un vero scempio perché questo film è diretto da uno dei maggiori registi italiani, Sergio Leone, che avendo ovviamente a cuore la versione italiana aveva scelto personalmente i doppiatori.

La Warner americana ha fatto registrare un nuovo doppiaggio senza consultarsi con la sua filiale italiana nè con la famiglia Leone. Che la traccia in mono originale non fosse adatta ad un riversamento in DVD non è vero: qualunque traccia audio può essere inserita in un DVD, purché le si dedichi un po' di tempo e un buon tecnico del suono. Ovvio che non se ne potesse trarre una colonna sonora cristallina e a 6 canali, ma la scelta ideale sarebbe stata quella di offrire anche l'originale in mono insieme alla traccia nuova, cosa che è già stata fatta diverse volte.

Quello su cui però non sono d'accordo con l'Escapista è il modo in cui tratta Stefano De Sando, che lungi dal voler paragonare ad Amendola, ritengo però un bravo doppiatore. Oltretutto era la scelta più ovvia, dal momento che De Sando ha doppiato gli ultimi film di De Niro e l'aveva già fatto anche prima della morte di Amendola (ad esempio in "Mission" e "Ronin"). Io l'avevo apprezzato anche in "Titanic", dove aveva dato la voce all'ingegnere Thomas Andrews, da un dialogo del quale ho tratto un piccolo esempio (in mp3). Un altro clip con la sua voce si trova qui, tratto da questo sito.
Tra gli altri nuovi doppiatori di questa edizione, va segnalato anche il bravo Luca Ward, ovvero la voce, tra gli altri, di Samuel L. Jackson, Russell Crowe e Pierce Brosnan. Qui c'è un mp3 con la sua voce.

Luglio 26, 2003 0:49  Permalink   Cinema


Ven - Luglio 25, 2003

Terminator 3 - Rise of the Machines

"John Connor, it is time". Con queste parole si (ri)presenta Arnold Schwarzenegger, nuovamente nei panni di un cyborg che torna indietro nel tempo per proteggere un giovane umano e permettergli così nel futuro di guidare la resistenza contro l'oppressione delle macchine. L'analoga scena in "Terminator 2: Judgment Day" era memorabile: Schwarzenegger cammina con una scatola di rose sotto il braccio, la apre al ralenti mentre avanza verso un bambino che intuisce una terribile minaccia, la scatola rivela un fucile, le rose cadono, gli stivali le calpestano...

In questo terzo episodio mancano certi esempi di perfezione stilistica che si trovano nel precedente (e in diversi altri) film di James Cameron, come manca l'inventiva del primo film, ma Jonathan Mostow, il nuovo regista, già autore del solido "Breakdown - La trappola", ci offre comunque un buon film d'azione, dove sono ancora metallo e cemento, per lo più schiantati, a farla da padroni. Se la trama non è originale, ci sono però alcuni tocchi divertenti, diverse strizzate d'occhio ai fan della serie, personaggi secondari parodici come l'anziano psicanalista, e tuttavia anche tocchi inquietanti e una terribile idea di destino.
Inoltre, contrariamente a quanto ci si potrebbe aspettare, il film riesce a mantenersi coerente rispetto ai precedenti, senza aggiungere fastidiose integrazioni o negare quanto dichiarato in passato. Per usare l'espressione del mio amico Martin, non è ai livelli dei precedenti, ma è un gran bel B-movie.

Luglio 25, 2003 3:0  Permalink   Cinema


Gio - Luglio 24, 2003

Sempre di più le fosse comuni, ma loro vogliono le armi

I Love America martedì segnalava la scoperta dell'ennesima fossa comune piena di donne e bambini trovata in Iraq. Va ribadito una volta di più che le famose armi di distruzione di massa si chiamavano Hussein (e un paio le hanno trovate proprio l'altroieri).

Come commenta anche l'ultimo Tempi:

Magari ha ragione la Bbc sul “dossier uranio”. Però non vi sembra un po’ esagerato tutto questo casino anti-Blair a fronte di quest’altra notizia, magari un po’ silenziata, la cui fonte è, tra le altre, il partito comunista irakeno: “Irak: 300.000 cadaveri in 65 fosse comuni”?
[...]
“Esistono fosse comuni di ogni tipo, le più grandi corrispondono ai massacri dei kurdi negli anni ‘80 e agli scitti giustiziati dopo le rivolte popolari del 1991: in molte fosse sono state ritrovate intere famiglie e i responsabili sono convinti che molte donne e bambini sono stati probabilmente sotterrati vivi”, aggiunge El Mundo.

Luglio 24, 2003 23:48  Permalink   Mondo


Principio di Precauzione, non "di blocco"

Si continua a parlare di Ogm, cominciando con un interessante articolo di Gianni Riotta segnalato da Lo Spino In Quel Posto, per proseguire con l'editoriale del Foglio di mercoledì 23, che citando i risultati della commissione governativa inglese rivela la sicurezza totale dimostrata per gli Ogm al momento, e auspica approfondite ricerche per scovare eventuali pericoli futuri:

Dice sir King che, a priori, non si può escludere che i futuri prodotti Ogm possano avere effetti nocivi, ma quelli che già esistono sono sicuri per l’alimentazione sia degli uomini sia degli animali. Ed è inverosimile che possano prorogarsi spontaneamente soppiantando le coltivazioni organiche.
[...]
Un prodotto “organico” ottenuto per innesto, ha la forma e dimensione del San Marzano ma non il sapore. Quello Ogm, resistente ai parassiti, è invece identico a quello originale. Seguendo il rapporto di sir King, si verifichi scientificamente se esso non è dannoso alla salute. Se il verdetto sarà positivo, avremo salvato una specie che la tradizionale agricoltura non riesce a difendere.

Di ricerca, e non di oscurantismo in nome di... (di cosa? di interessi di bottega?) hanno bisogno gli Ogm. E tantomeno di studiosi che pretendono di criticare competenti scienziati senza sapere di cosa parlano: è il caso della "Commissione Agricoltura e produzione agroalimentare" del Senato, i cui componenti

[...] hanno contestato a me e alla dr.ssa Anna Benedetti l’“illogicità” sia di una maggiore trasmissibilità nel suolo del Dna transgenico rispetto a quello genico sia di un potenziale inquinamento genico. Dalle banche dati della letteratura antica o recente non risulta che nessuno degli illustri 8 professori sopra citati abbia pubblicazioni sul comportamento del Dna nel suolo o una qualche competenza in materia di suolo. Per contro, risultano già pubblicati lavori recentissimi con tutti i crismi della validità scientifica che impongono cautele, che esigono perlomeno validi approfondimenti e che agli otto professori sono evidentemente sfuggiti.
(Prof. Paolo Sequi, Ordinario di Chimica del Suolo, Presidente Società Italiana della Scienza del Suolo, 1997-2002)

Ecco infine un'interessantissima intervista al professor Francesco Sala, professore di Botanica e Biotecnologie a Milano. Tra le altre cose leggiamo quanto segue riguardo al significato distorto che ha assunto il principio di precauzione:

Il “principio di precauzione” si basa sulla ragionevolezza, si valutano i rischi e benefici che derivano da una attività che si prende in considerazione. Non esiste alcuna attività umana assolutamente esente da rischi. La penicillina ha salvato, e salva tuttora, milioni di vite da gravi infezioni, e la consideriamo per questo farmaco essenziale anche se ogni anno uccide decine di persone (solo in Italia) per shock anafilattico. Ma accettiamo anche la motorizzazione che provoca migliaia di lutti ogni anno, inquina l’aria delle città e ne danneggia il patrimonio architettonico: nella percezione comune i vantaggi dell’uso dell’auto supera abbondantemente i suoi rischi! Spesso mi chiedono “è sicuro che le piante transgeniche sono assolutamente esenti da rischi?”. La sicurezza assoluta non si può garantire. Il cibo tradizionale ha i suoi rischi e così il biologico (anzi, probabilmente sono superiori). E per il biotech? Quando lo possiamo accettare? Valutiamo sempre caso per caso, ognuno fa storia a sè; inserire un gene nel melo o un altro nell’insalata non è la stessa cosa. Quindi non si può dire sì agli Ogm, no agli Ogm; ma valutare rischi e benefici rispetto alla situazione attuale.

Facciamo un esempio: per coltivare il mais in modo tradizionale spruzzo insetticidi per contrastare il fungo della piralide; se voglio fare coltura biologica non spruzzo insetticidi ma, così facendo, troverò le aflatossine che mi provocano un tumore. Se metto il gene Bt (Bacillus thuringiensis) avrò la resistenza alla piralide. Confrontiamo i risultati: il mais Gm produce di più e questo è un vantaggio, mi dà meno funghi, altro vantaggio, potrebbe danneggiare l’ambiente, questo può essere uno svantaggio. Tiriamo le somme, se il rapporto rischi benefici migliora, lo accettiamo. Nel caso di ragionevoli dubbi, sono d’accordo a fermare tutto e a controllare meglio. Il “principio di precauzione” viene oggi inteso come “principio di blocco”. Questo è il primo caso nella storia dell’agricoltura in cui una pianta selezionata geneticamente deve essere controllata per gli effetti che può dare sull’ambiente e alla salute umana, prima di essere messa sul mercato. Viceversa, se faccio un incrocio o un mutante, lo registro a Roma, costa 1500 euro e lo posso vendere, nessuno mi chiede di verificare se ci sono tossine, se produce allergie o se il polline andando in giro può creare dei problemi. (...)

Luglio 24, 2003 23:3  Permalink   Cultura


Tutto ridotto a tatticismo

Dall'editoriale di Tempi di questa settimana:

[...] siamo persuasi che in Italia di polemica sulle cose serie non ce n’è mai troppa, ma semmai troppo poca, poiché dagli Ogm alla grazia per Sofri, dall’Europa all’amnistia, tutto sembra ormai ridotto a tatticismo politicienne, schermaglia personalistica, sfogo verbale in funzione dei titoli dei quotidiani del giorno dopo [...]

Luglio 24, 2003 22:36  Permalink   Italia


Mer - Luglio 23, 2003

Il Foglietto del Griso

L'acuto Griso ha scritto ieri un post che a mio parere opera una piccola ma decisiva confusione. Paragona cioè il noto caso dell'articolo del Financial Times tradotto dal Foglio eliminandone alcune parti, con la ripubblicazione da parte dello stesso Foglio di lunedì di un articolo tratto da Micromega, e che alla fine era privo di una frase sostituita da una parentesi quadra con tre puntini, cioè questa [...]

Le due cose a mio avviso non sono paragonabili, in quanto la traduzione pubblicata (qui in pdf) era priva di parentesi quadre, e quindi induceva a pensare che il testo originale fosse tale e quale. Nel secondo caso, invece, la parentesi indicante che qualcosa è stato tolto c'era; e inoltre si tratta di un articolo riportato dal Foglio del lunedì, quello rosa, che è una cosa simile a un weblog, ovvero una sorta di rassegna stampa che pubblica quasi esclusivamente articoli interi o parziali tratti da altri giornali o riviste, e spesso lo fa con l'ausilio di quelle parentesi quadre.

Omettere quello che non si vuole citare, qualunque sia il motivo, mi sembra una pratica lecita e comprensibile, fintanto che lo si rende manifesto. Se in un testo fortemente ideologizzato trovo degli spunti interessanti posso benissimo riportarli, ma non sono certo obbligato per questo a citare anche le parti che ritengo inutili o cretine o contrarie al motivo che mi ha spinto a pubblicare quell'articolo. Lo faccio anch'io nel mio blog, e lo fanno anche tutti gli altri. Se, per esempio, trovo interessante un articolo che in una sua parte scade nel volgare o che compie un ottimo ragionamento ma poi arriva a conclusioni a mio avviso errate, sono liberissimo di citarlo escludendo la parte su cui ho delle riserve. Citerò (o linkerò) la fonte originale, metterò un paio di parentesi, e così chi vorrà andarsi a leggere l'originale potrà farlo.

Analogamente (mai avverbio fu più appropriato), è ciò che ha fatto proprio Il Griso occultando la parola "culo" nel nome di un famigerato blog tra i suoi link. Forse che dobbiamo chiamarla censura? Qualunque sia il motivo per cui l'ha fatto (perché "è un blog per famiglie", se non ricordo male), sul suo blog ha e deve avere il sacrosanto diritto di farlo.

Luglio 23, 2003 4:5  Permalink   Cultura


20-23 luglio 1993. Quattro giorni di sangue e di infamia

Da "Il Foglio" di ieri, un altro fondamentale resoconto di Mattia Feltri sugli anni di Tangentopoli, chiuso da questa citazione da Libération:

“Abbiamo un barometro per misurare la sincerità dei magistrati italiani: dopo aver chiamato in causa uomini politici e uomini d’affari, vedremo se chiameranno in causa, nella società delle pastette generalizzate qual è diventata l’Italia, il ruolo svolto dalla magistratura stessa, senza la cui complicità nulla di tutto ciò sarebbe avvenuto”. Libération, 24 luglio 1993.

Un ampio dossier su questi eventi, da cui è tratto il pezzo di Feltri, si può leggere in tre pagine del Foglio di martedì: qui, qui e qui (in pdf).

Sugli stessi fatti ha scritto anche diffusamente Filippo Facci, riportato da Rolli qui, e poi qui.

Luglio 23, 2003 3:9  Permalink   Italia


Mar - Luglio 22, 2003

Orecchie

Qualche tempo fa parlavo con un'amica italiana, qui in Giappone da poco, di TV e personaggi televisivi. In particolare si discuteva dei "talento", ovvero di quei giovani che vivono in TV, passando da un programma all'altro. Una caratteristica, infatti, che si nota subito nella TV giapponese è l'assenza della "gente comune": nei quiz o nei vari programmi d'intrattenimento non c'è mai la casalinga di Voghera (o il suo analogo nipponico), ma qualcuno dei numerosi personaggi che quando chiedi a un giapponese chi sono e cosa fanno, ti rispondono che sono attori (di sceneggiati TV, che sono tantissimi) o semplicemente che sono "talento", appunto. Perché li chiamino così però mi è del tutto oscuro, visto che di talento non c'è quasi mai traccia. E, anzi, volendo infierire ulteriormente, potremmo dire che la gente comune in TV c'è eccome, ma ne ha fatto una professione.

La mia amica, dunque, si era stupita del fatto che una giovane talento (essendo giapponese si usa così anche al femminile) vista la sera prima avesse delle orecchie a sventola pazzesche. Le ho fatto subito notare che non era affatto strano, e che il numero di donne giapponesi con le orecchie a sventola è piuttosto elevato. Guardandosi attorno normalmente di solito non ce ne si avvede, perché i capelli coprono bene, ma il fatto di avere abbondanza di studentesse mi ha permesso di notare meglio questo particolare. O, per meglio dire, forse non è che il numero di donne con le orecchie a sventola sia maggiore che in altri paesi, ma semplicemente qui si nota di più perché chi è dotata di tale caratteristica non se ne vergogna, e si permette di raccogliere i capelli a crocchia esponendo i due padiglioni come non farebbe mai una ragazza italiana.

Sta di fatto che avere le orecchie a sventola qui non è esteticamente riprovevole. Così, se in Italia ci sono genitori preoccupati dei traumi psicologici che il loro bambino potrebbe subire quando i compagni di scuola lo chiameranno Dumbo, al punto da pensare di rivolgersi a operazioni correttive, da queste parti il problema non sussiste. Mi viene in mente un'amica italiana, studente e studiosa di Giappone, che trovava poco bella Winona Ryder perché, diceva, ha le orecchie a sventola. Può darsi che la sua permanenza qui le abbia fatto cambiare idea.

Luglio 22, 2003 1:8  Permalink   Giappone


Ven - Luglio 18, 2003

Dire che è tutta colpa nostra è facile, ma non è vero

Ho ricevuto via e-mail (grazie a Mauro) la segnalazione di un articolo di Lilli Gruber su Io Donna del 12 luglio, in cui la giornalista sparla di Ogm e poi se ne esce con questa frase:

E in questo dibattito la fame in Africa c'entra poco: è accertato che alla base di tale tragedia non c'è la sottoproduzione agricola, ma l'iniqua ripartizione delle risorse.

È un discorso non certo nuovo, che sentiamo ripetere continuamente dal "popolo" no-global e dai suoi portavoce. Ma è un anche un discorso falso, oltre che stantio, e la Gruber per affermarlo ricorre a quel "è accertato", che mira a mettere da parte l'argomento senza che ci sia bisogno di discuterne: se è accertato, è così, è la verità, non c'è smentita.

Noi sono anni che invece pensiamo che sia più probabile il contrario (ecco, non osiamo neppure dire che "ne siamo certi"). Si possono dire tante cose a confutazione di questa storia della distribuzione delle risorse. Comincerò col citare un passo dal libro "Davide e Golia", di Piero Gheddo e Roberto Beretta (pag. 66):

Quando si dice che il 20 per cento della popolazione mondiale possiede l'80 per cento delle ricchezze e l'80 per cento della popolazione mondiale possiede solo il 20 per cento dei beni, si bara con le parole. Bisognerebbe dire: il 20 per cento produce l'80 per cento delle ricchezze e l'80 per cento degli uomini produce solo il 20 per cento. Questa la realtà che non possiamo ignorare. Il problema è produrre ricchezza: se non si produce si rimane poveri. La ricchezza non è una torta da distribuire fra tutti i popoli in parti eguali, ma anzitutto una torta da produrre: noi non ci rendiamo conto che gran parte dei popoli poveri non sanno produrre, non sono educati a produrre. [...] e l'educazione è opera a lunga scadenza, che l'Africa indipendente ha del tutto trascurato. [...] Ma chi, fra i giovani del mondo ricco, va nel fondo dell'Africa, a vivere nei villaggi di fango a insegnare ai contadini africani, nella loro lingua, a produrre? Ci vanno i missionari, le suore e alcuni volontari laici, e ci vanno gratis: ma quanti altri? Questo è il vero problema della solidarietà fra Nord e Sud!

Ancora Gheddo, che può permettersi di dire queste cose in quanto è missionario dal 1953, in questo articolo sulla rivista Liberal di aprile/maggio 2003 scrive tra l'altro:

Abbiamo quindi gravi responsabilità storiche e attuali, ma non si può dimenticare che se oggi nel mondo «globalizzato» si sono affermati democrazia, diritti dell’uomo e della donna, libertà di pensiero ed economica, medicina moderna, libero mercato, giustizia sociale, industrializzazione, scienze e tecniche che hanno aumentato enormemente la produzione di beni e di cibo, ecc. questo è dovuto a null’altro che alla colonizzazione europea. Nella sua Autobiografia (1946), Nehru si interrogava sul perché, nonostante cinquemila anni di grande civiltà, tutto quel che di moderno c’è in India (dignità della persona, democrazia, industrie, treni, superamento delle caste, ecc.) è venuto dall’Occidente. E diceva che l’Occidente è mosso da un dinamismo interno misterioso, da una continua rivoluzione delle idee, mentre l’India è rimasta immobile per millenni, bloccata dal karma e dalle caste. Il filosofo giapponese Okakura scrive: «Nella nostra millenaria cultura non c’è nessun principio che possa farci pensare alla donna come persona uguale all’uomo: questo è il dono più grande che l’Occidente ci ha portato». [...] Abbiamo certo usato anche modi condannabili, ma non possiamo dimenticare che il mondo moderno è nato nell’Occidente cristiano. Nel mondo buddhista e indù, nell’Islam e nell’Africa pre-coloniale, non potevano sbocciare i diritti dell’uomo e della donna, la democrazia, le libertà politico-economiche, la rivoluzione francese, il marxismo e la giustizia sociale, la rivoluzione scientifica e industriale.
[...]
Nessun «complesso di colpa» deve bloccarci. In genere si spiega la realtà dell’abisso fra Nord e Sud con motivazioni economico-tecniche e con cause esterne (ingiustizie nel commercio internazionale, debito estero, multinazionali, ecc.). Ma si trascurano le motivazioni interne. [...] i popoli dell’Africa nera, in genere, sono usciti dalla preistoria un secolo fa o poco più (non avevano la scrittura) e praticano ancora un’economia di sussistenza: l’Africa è passata da 280 milioni nel 1960 a circa 800 oggi, ma non è aumentata adeguatamente la produzione agricola. Nel 1960 l’Africa nera esportava cibo, oggi importa il 30% del cibo che consuma. La Guinea-Bissau, un milione di abitanti su un territorio pianeggiante ricco di acque, importa riso! Grazie alla globalizzazione, il terzo mondo si è molto sviluppato. In Asia il progresso è evidente anche in Paesi come il Bangladesh (l’ho rivisto nel settembre 2001), mentre sono rimasti indietro i Paesi con dittature socialiste che non si sono aperti al libero mercato (Corea del Nord e Birmania). L’India ha avuto l’ultima carestia nel 1966: estesa meno di Etiopia e Sudan, con un miliardo di abitanti contro 80 milioni, esporta cibo (in Africa e Medio Oriente), in Etiopia e in Sudan si muore di fame.
[...]
Un missionario italiano in Tanzania mi dice: «I pilastri del sottosviluppo africano sono quattro: fatalismo, analfabetismo, governi corrotti e i militari». La causa radicale dell’abisso fra ricchi e poveri non è il mercato mondiale, ma la mancanza di istruzione e di crescita democratica dei popoli più poveri. In Africa, la politica delle élites di governo, invece di puntare sull’educazione e sulla sanità per le zone rurali, ha privilegiato le città, col risultato di creare metropoli invivibili e campagne abbandonate.

E ancora, da qui:

Quando ci sono condizioni di questo genere, quando c’è corruzione, quando non ci sono scuole, quando mancano le strade e le infrastrutture ecco che un Paese viene marginalizzato nel mondo moderno. Esempio: il salvadanaio del Congo era il rame. Oggi però il rame nessuno lo estrae più. Perché? Perché la guerriglia, la corruzione dei governi, la mancanza di infrastrutture hanno reso sempre più difficile e pericolosa la sua estrazione. Sto parlando delle cause interne del sottosviluppo africano perché non se ne parla mai... Si dà invece tutta la colpa alle cause esterne. Quando i Paesi africani danno il 2% dei bilanci all’istruzione, l’1,5% alla sanità e il 30% alle forze armate ecco che si spiegano molte cose...».

Jean-Paul Ngoupandé, ex primo ministro della Repubblica Centrafricana, ha scritto su La Stampa del 22 maggio 2002:

Durante i secoli della tratta dei negri, eravamo senza alcun dubbio delle vittime. Oggi siamo noi stessi i principali becchini del nostro presente e del nostro futuro. Alla fine dell’era coloniale disponevamo di apparati statali certo embrionali, ma che avevano il grande merito di assolvere efficacemente i compiti elementari che erano stati loro affidati: sicurezza, sanità pubblica, sistema scolastico nazionale, manutenzione delle vie di comunicazione.
[...]
Più di quarant’anni dopo l’ondata indipendentista degli anni Sessanta, non possiamo più continuare a imputare la responsabilità esclusiva delle nostre disgrazie al colonialismo, al neocolonialismo delle grandi potenze, ai Bianchi, agli uomini d’affari stranieri, e chi più ne ha più ne metta. Occorre che accettiamo finalmente la realtà: i principali colpevoli siamo noi. Lo slittamento dei nostri paesi verso la violenza, il lassismo nella gestione degli affari pubblici, il saccheggio su grande scala, il rifiuto del riconoscimento reciproco da parte di etnie e regioni: tutto questo ha cause prevalentemente endogene. Ammetterlo sarà il punto di partenza della presa di coscienza, e dunque della saggezza.
[...]
I peggiori, per noi, sono quelli che giocano a lisciarci il pelo. La pacca sulla spalla è certo un gesto amichevole, a condizione però che non ci rafforzi nell’idea infantile secondo la quale siamo le gentili e innocenti vittime di un complotto internazionale contro l’Africa. Non devono adularci. Quanto a noi, guadagneremo in credibilità a partire dal momento in cui saremo capaci di guardarci allo specchio, riconoscendo finalmente che tutto quel che ci accade è innanzitutto colpa nostra.

Come scrisse Indro Montanelli nella prefazione al libro di Gheddo "Missionario - Un pensiero al giorno":

Le anime belle intonano il solito ritornello: «Colpa di noi ricchi e del nostro egoismo». Ma non è così. Di aiuti al cosiddetto «terzo mondo», specie ai paesi africani, ne diamo, in proporzione alle nostre disponibilità. È la gestione di questi aiuti che non ha mai prodotto i risultati sperati. Detta all'ingrosso, i benefici degli «aiuti» possono essere così ripartiti: un terzo finisce nelle tasche del satrapo di turno e dei suoi complici. Un terzo va all'acquisto di armi da usare contro i sudditi che osino ribellarsi al tiranno di turno. L'ultima parte torna, sotto forma di «tangenti», ai procuratori degli altri due terzi.
[...]
Per soccorrere quei popoli disgraziati un mezzo ci sarebbe. Dare la gestione dei miliardi di «aiuti» ai missionari di cui padre Gheddo scrive in questo libro: quelli che da anni e decenni vivono laggiù, peones fra i peones, sfidando lebbra e colera e tutto il resto, combattendo la fame non con la distribuzione di farina, ma insegnando alla gente - nella sua lingua - come si coltiva il grano, come si scavano i pozzi e i canali, condividendone, giorno dopo giorno, rischi e privazioni.
[...]
Per aiutare i popoli poveri i miliardi non bastano. Ci vogliono i missionari alla Marcello Candia (industriale della Milano opulenta che vende tutto e va in Amazzonia a servire i poveri) e alla Clemente Vismara (eroe della prima guerra mondiale che trascorre 65 anni fra i tribali della Birmania), di cui parla questo libro. Ma i missionari sono difficili da stanziare nei bilanci dello Stato. Dovrebbero produrli le nostre famiglie, la nostra scuola , la nostra cultura cristiana. Temo che la vocazione profonda della civiltà cristiana - la carità verso gli ultimi - sia in ribasso, almeno nelle cronache quotidiane e nella «filosofia di vita» della nostra società.

Luglio 18, 2003 23:37  Permalink   Cultura


Gio - Luglio 17, 2003

Sono contro gli Ogm o contro gli italiani?

A costo di risultare noiosi, continuiamo a parlare di OGM. Il numero di Tempi oggi in edicola offre una serie di articoli sull'argomento, e mette bene in luce l'assurdità dell'azione del governatore del Piemonte Ghigo, che ha ordinato la distruzione di campi di mais in cui sono state trovate percentuali di transgenico inferiori ai limiti decisi dall'UE (secondo le cui normative fino allo 0,9% non è nemmeno necessario parlarne sull'etichetta del prodotto).

Come leggiamo in un'interessantissima intervista al professor Francesco Salamini, uno dei massimi esperti in materia di OGM al mondo

Di fatto questi campi sono prima di tutto inquinati solo allo 0,1/ 0,3/0,5 %; secondo, tutte le analisi fatte anche con obiettivi fiscali per rivelare la presenza di transgenici si riferivano a dei metodi che rivelano la presenza di costrutti molecolari relativi a degli ibridi di mais che erano permessi per la coltivazione. Si tratta cioè di quattro ibridi di mais che in Italia erano stati accettati ed avevano passato tutti i test di rilascio ambientale, di valutazione per l’immissione nella rete commerciale, di utilizzazione direttamente per l’alimentazione; hanno passato tutti questi test, sono stati approvati dalla Ue e come tali potevano essere venduti.

Allora perché Ghigo, con il completo appoggio del ministro dell'agricoltura Alemanno li ha fatti distruggere?
E c'è di più: da settembre (settembre: dicasi tra due, d-u-e, mesi) anche l'Italia recepirà la normativa europea, che tra l'altro avrebbe dovuto già recepire.

Ma è l'inizio dell'intervista che colpisce di più, dove si dice che "quasi tutti i tecnici che si interessano di Ogm sono stati bruciati in quanto ritenuti fiancheggiatori delle multinazionali." È per questo che, come recita l'inizio dell'articolo, "non agli scienziati ma ai primi che passano al ministero dell’Agricoltura, nei campi o in una stazione dei Carabinieri, viene chiesto un “autorevole” parere sui terribili Ogm."

Ma leggete tutta l'intervista, e capirete il perché fosse impossibile che questo mais "contaminasse" i campi vicini; il perché la soglia di "Ogm zero" voluta dal ministero dell'agricoltura è assurda; e perché rivolgersi a paesi che praticano la stessa soglia come il Brasile o il Canada sia controproducente per la nostra agricoltura.

Torniamo alla domanda di prima, allora. Perché tutto questo?
In "Chi comanda al MIPAF? Ambrosio?", tra le altre cose apprendiamo che forse la ragione di questa politica di "Ogm zero" è rinvenibile al Ministero delle Politiche Agricole e Forestali, dove "Pecoraro Scanio e Alemanno sono due facce di uno stesso programma. Quello che ha commissariato gli enti, abolito gli organismi elettivi e quelli tecnici, introdotto una gestione diretta attraverso commissari e una politica di decreti.

Tanto accanimento contro gli OGM, se non è solo ignoranza, ha forse anche questa spiegazione:

[...] creare un problema che non c’è, ma per il quale è stata realizzata una risposta che c’è e che si chiama “filiera della rintracciabilità”, ovvero l’esercito di “ghostbusters delle sementi” incaricati dal Mipaf di controllare i prodotti e fare in modo che non uno 0,1 di Ogm possa entrare nelle coltivazioni. [...] Il costo sostenuto dallo Stato attraverso il Mipaf per questa filiera? Qualcosa come 100 miliardi di vecchie lire.

Ma forse i vantaggi sono anche altrove, perché "lo sanno anche i sassi che nel Lazio la destra sociale e i Verdi, con la costellazione di associazioni che gravitano attorno a loro, hanno sancito un patto di collaborazione”. Di certo, agendo in questo modo, se non altro si dà una mano all'economia cinese: come apprendiamo, infatti, dalle parole del professor Francesco Sala,

il pomodoro San Marzano [...] sta scomparendo a causa di un virus. Nell’80 rappresentava il 35% della produzione campana, oggi è il 3%. Una piccola azienda biotech della regione Basilicata nel 1999 ha trovato il modo di proteggerlo con un elegante e intelligente intervento genetico, ma prima Pecoraro Scanio e poi Alemanno hanno proibito di utilizzare questa varietà transgenica. Così ora si mettono in scatola pomodori prodotti con sementi americane e quando non bastano si importa sugo di pomodoro dalla Cina. Mi guardo bene dal consumare prodotti dell’agricoltura biologica: non sono controllati, la loro qualità è garantita solo dall’autocertificazione di chi li vende. I vegetali coltivati senza interventi chimici sono aggrediti da batteri e funghi che rilasciano tossine.

Luglio 17, 2003 22:46  Permalink   Cultura


Mer - Luglio 16, 2003

L'appello per Sofri fa progressi

L'appello per la liberazione di Adriano Sofri iniziato dai blog ha negli ultimi tempi ricevuto ampia eco, ed è stato poi ripreso da mezzi più autorevoli. Sul blog di Rolli l'aggiornamento della situazione, e su quello del Griso uno, e poi un altro post a riguardo. Se non l'avete ancora fatto, cominciate da oggi a mandare la mail giornaliera al presidente Ciampi.

Luglio 16, 2003 2:40  Permalink   Italia


Ancora OGM

Per proseguire un discorso iniziato qualche giorno fa, e che continuava anche ieri, ecco un articolo di Antonio Socci da Il Giornale del 14 luglio su siccità e OGM, da cui cito solo l'inizio:

Singolare coincidenza. Proprio mentre si discute di siccità arriva la notizia della messa al bando in Piemonte di coltivazioni di mais transgenico. E’ appunto con le biotecnologie che si pensa di poter far crescere le piante anche in terreni aridi. L’Italia vuole autoescludersi anche da questo prezioso terreno di ricerca? L’attuale governo non parrebbe di questo avviso (per fortuna) e adesso sembra che anche l’Europa voglia ripensarci.

Ma un certo catastrofismo ambientalista che alimenta paure irrazionali ha trovato finora ascolto acritico nell’Unione europea che degli Ogm ha fatto anche un terreno ulteriore di scontro con gli Stati Uniti. Sarebbe il caso di decidere sulla base di vere informazioni scientifiche se vogliamo risolvere i problemi dei nostri paesi e del pianeta.

Sull'argomento interviene anche BloggerVins, che tra le altre cose cita un interessante articolo di Amicone sul Foglio che trovate qui in pdf: "Ogm, Alemanno chiede il parere agli scienziati e poi lo nasconde".

Luglio 16, 2003 2:26  Permalink   Cultura


Mar - Luglio 15, 2003

La bandiera dell'UE è cristiana

Sul blog innominabile la storia delle 12 stelle su sfondo blu. L'Unione Europea ha eliminato il cristianesimo dalla sua costituzione, ma si fa bella di un vessillo mariano.

Luglio 15, 2003 4:35  Permalink   Cultura


Naturale che non sempre è buono, e sintetico che spesso lo è

Molto interessante questo post su I Love America, che affronta un grosso problema contemporaneo, l'assurdità e la pericolosità del principio di precauzione. Secondo tale principio, ratificato anche dall'Unione Europea, quando un'attività o un prodotto hanno una possibilità di essere nocivi alla salute umana, devono essere prese misure precauzionali, anche se non ci sono prove scientificamente certe della sua nocività.
Per gli ambientalisti questo è diventato sinonimo di "se c'è una pur minima possibilità di rischio, va evitato". Inutile far notare che non esiste niente a questo mondo che non contenga una possibilità di rischio, nemmeno restare qui seduto a battere sulla tastiera nel momento in cui un fulmine decidesse di raggiungermi attraverso la presa della corrente (il che qui in Giappone è più probabile che altrove). Di quello che pensiamo di questo principio, se non si è capito, l'abbiamo anche scritto tempo addietro tramite una citazione di Ferrara.

Il punto è che al giorno d'oggi stiamo così bene che ci siamo dimenticati che una volta si moriva di colera per aver bevuto un po' d'acqua o per altre centinaia di malattie, che sono sparite grazie alla farmacologia moderna e ai pesticidi sintetici.
Così, guardando sempre e solo ai lati negativi del nostro progresso, sogniamo un mondo idillico a contatto con la natura, e lo collochiamo in un passato lontano ma non troppo che ha l'aspetto di uno spot del Mulino Bianco, ma che non ci rendiamo conto non essere mai stato realtà.
Soprattutto, è l'assurda equivalenza "naturale=buono" a fregarci, perché non è affatto vero che quello che è naturale sia per questo anche positivo, e anzi è probabilmente vero il contrario. L'uomo ha sempre dovuto combattere contro la natura per difendere la propria esistenza, ed è proprio grazie a malattie molto naturali che fino a un centinaio di anni fa assistere alla morte di un paio di fratellini era esperienza comune quasi a tutti.

Vale la pena di approfondire seriamente l'argomento. Sulla confutazione del "naturale=buono" suggerisco la lettura di una serie di articoli di Piero Morandini, dal primo dei quali mi limito a citare un estratto in chiusura.

"Naturale o transgenico (purché non sia il gasato di Seattle)"
"Creso e i suoi fratelli" [sugli OGM in particolare]
"Sì alla salute, no allo stato-balia"

[... ] Ricapitolando: 1 - i test ci dicono che le sostanze naturali sono pericolose quanto quelle di sintesi; 2 - se crediamo ai test, allora dobbiamo preoccuparci innanzitutto delle sostanze naturali perchè ne ingeriamo in quantità molto più elevate. Se invece al contrario diamo ai test un valore relativo, in quanto falsati dalle condizioni particolari (concentrazione elevata), possiamo tirare un sospiro di sollievo, ma la conclusione è una sola: siamo comunque costretti a ricrederci sull'affermazione "naturale=buono". Anzi, spesso i veleni più potenti sono proprio quelli di origine naturale come ad esempio la tossina contenuta nel seme del ricino. L'uomo ha imparato a convivere con questi veleni, selezionando le cose commestibili o trattando il cibo in maniera opportuna, come ad esempio le arachidi (che vengono tostate altrimenti sono velenose) o la soia (che va tostata o bollita).

L'uomo nel corso dei millenni ha continuamente selezionato, tra la varie specie che la natura gli proponeva, quelle che avevano le migliori caratteristiche di commestibilità e di resa. Inoltre con metodi tutto tranne che naturali, come gli innesti, gli ibridi e tutte le altre tecniche (alcune delle quali vecchie di circa 50 anni e che sono da considerarsi manipolazione genetica a tutti gli effetti anche se non sono fatte tramite ingegneria genetica), l'uomo ha generato egli stesso nuove specie o varietà "innaturali". In pratica le specie che noi mangiamo non sono naturali, e quindi ne deduco che anche ciò che non è naturale può essere buono.

Luglio 15, 2003 4:13  Permalink   Cultura


Dom - Luglio 13, 2003

Fame di OGM

Da Liberopensiero un aggiornamento al discorso sugli OGM che facevamo qui.

Luglio 13, 2003 21:48  Permalink   Cultura


La passione

Dal blog Bassoatesino, il link per scaricare il trailer dell'ultimo film di Mel Gibson (cliccate col tasto destro per salvare su disco) "The Passion". È un film dedicato alle ultime ore della vita terrena di Cristo, e a giudicare da quel che si può vedere, e che ci si poteva aspettare dal regista di "Braveheart", è piuttosto sanguigno.
Inizialmente Gibson aveva comunicato che il film, sebbene parlato tutto in latino e aramaico, non avrebbe avuto i sottotitoli, mentre ora a quanto pare si dice che ci saranno. Sulla base di questo trailer si capisce comunque che punta molto sull'aspetto visivo e sulla conoscenza della storia da parte degli spettatori, tanto che qualcuno di chi ha potuto vedere la versione preliminare sottotitolata dice che ora i sottotitoli sono pure troppi, e che rischiano di distogliere dalla forza delle immagini.

Luglio 13, 2003 20:47  Permalink   Cinema


Sono 30 anni che i Berlusconi controllano l'informazione in Italia

Da un articolo dello scrittore Eugenio Corti in L'Ordine, quotidiano di Como, 26 gennaio 1978 (millenovecentosettantotto), citato nell'ultimo numero di Tempi con il titolo che vedete qui sopra.

In che modo funziona la censura? Anzitutto come filtro che impedisce di far arrivare alla gente le idee e le notizie che non garbano... Poi impedendo che l’attenzione generale si fermi debitamente sugli accadimenti mondiali a loro sgraditi, dei quali sia comunque pervenuta alla collettività qualche notizia; a tal fine l’attenzione di tutti viene deviata di continuo su obiettivi distorcenti. Certo non si manca d’impostare, ogni tanto, anche qualche polemica avversa al marxismo, ma sempre accuratamente addomesticata; sì finisce così con l’instaurare sul piano nazionale un discorso a senso unico, i cui argomenti vengono ripetuti all’infinito.

Vogliamo fare un esempio pratico? Alcuni anni or sono in due piccoli paesi stranieri ugualmente lontani da noi, il Cile e la Cambogia, si sono imposte due diverse dittature: fascista in Cile e comunista in Cambogia. Da allora quasi tutti i grandi giornali, nonché la televisione italiana (inclusa la rete 1, che dovrebbe essere “cattolica”) hanno scritto migliaia di articoli e spese centinaia e centinaia di ore di trasmissione, per metterci in guardia contro la dittatura cilena e i suoi crimini. Non diciamo che giornali e Tv non debbano combattere il fascismo; però quanto spazio essi hanno nello stesso tempo dedicato, sull’altro versante, ai misfatti della dittatura comunista cambogiana? Quasi nessuno spazio. Ebbene, quante sono state finora le vittime reali delle due dittature? In Cile, per dichiarazione fatta dal capo del partito Comunista Corvalan alla nostra televisione, 6.800 in tutto (cioè 3.300 morti riconosciuti, 2.500 scomparsi, e 1.000 altri circa di sorte non conosciuta). Mentre in Cambogia nello stesso tempo (anzi in un tempo alquanto minore: tra l’aprile ‘75, data della vittoria militare dei Khmer rossi, e il settembre ‘77 - quattro mesi fa, ultima data per cui esistono i computi) le vittime sono state più di due milioni. Ripetiamo, perché il lettore non pensi a un refuso: dopo aver preso il potere in Cambogia, i comunisti hanno ucciso più di due milioni di persone inermi su sette milioni d’abitanti, e gli stermini sono tuttora in corso. Ma chi le sa queste cose in Italia? Chi ne è al corrente? Pochissimi, e anche costoro in modo confuso. Sopratutto non le sanno i giovani, per i quali una simile terrificante realtà verrebbe davvero a costituire un importante motivo di riflessione.

Luglio 13, 2003 19:55  Permalink   Italia


Gli incredibili

Ho scoperto solo ieri che il nuovo film della Pixar, in uscita a fine 2004, si chiama "The Incredibles". Ho anche visto questo video promozionale che con ogni probabilità non farà parte del film, ma che rende bene l'idea.

Con "The Incredibles" per la prima volta il protagonista di una pellicola dello studio che ha prodotto capolavori come "Toy Story" e "Monsters Inc" sarà un essere umano. La sfida per gli animatori è notevole.

Credo che questo film piacerà ai fan dei supereroi classici, a quelli che hanno apprezzato le rivisitazioni come il Batman di Frank Miller, a quelli che hanno amato Watchmen e ora leggono Tom Strong di Alan Moore, e naturalmente agli estimatori di Ratman. In altre parole, a me piacerà moltissimo.

Luglio 13, 2003 3:5  Permalink   Cinema


Questi sono effetti speciali!

Ho trovato sul weblog di Gokachu questo post, e dopo aver guardato una volta il video da lui segnalato, che ho trovato veramente geniale (e peccato che sia così piccolo e in quella ciofeca di Windows Media), l'ho mostrato a mia moglie che ne ha subito capito la provenienza.
Si tratta di un programma TV che esiste da almeno una ventina d'anni chiamato "Kinchan no kasoo taisho", qualcosa come "La gara di camuffamento/simulazione di Kin-chan", dove Kin-chan è il nome di un noto comico.
I concorrenti, che attraversano delle selezioni regionali per poi approdare alla trasmissione nazionale, si esibiscono in una breve performance che con l'aiuto di costumi e di una piccola coreografia ricrei il più realisticamente possibile una certa situazione o imiti il comportamento di un oggetto, di un animale, di... di qualunque cosa. Ma è più facile vederlo da sè che tentare di spiegarlo.

Il caso citato all'inizio è il vincitore dell'ultima edizione, del marzo scorso. Sono un gruppetto di persone che riproduce dal vivo una partita di ping pong sulla falsariga di quelle che si vedono in un film giapponese di qualche mese fa, "Ping Pong" appunto, in cui grazie al massiccio uso del computer assistiamo ad acrobazie da manga e inquadrature alla "Matrix". Stavolta invece è tutto "fatto in casa". In particolare trovo grandioso il modo in cui giocano con la prospettiva per simulare i movimenti della macchina da presa.

Sul sito ufficiale del programma è possibile vedere, oltre a quella del ping pong, anche le performance vincitrici delle ultime edizioni, in streaming. Le mie preferite sono quella della ragazzina e la sua ombra, dei bambini che simulano la presenza di uno specchio, e delle 4 stagioni ricreate con mani e braccia. Altri li trovate in questa pagina.

Una piccola nota: gli uomini vestiti tutti di nero sono una caratteristica di un certo teatro giapponese, come il bunraku, il teatro delle marionette, in cui gli aiutanti di scena si muovono sul palco resi invisibili dai costumi neri su sfondo nero e dalla mente degli spettatori, abituati ad ignorarli.

[NB: Se cliccando sui link non succede niente, significa che il vostro browser ha scaricato un piccolo file nella sua cartella di download, dal nome tipo "hkzkt10.asf". Cercatelo e cliccateci sopra.]

Luglio 13, 2003 1:17  Permalink   Giappone


Ven - Luglio 11, 2003

Gesù è nato davvero a Natale

Da tempo si va dicendo che il 25 dicembre per la nascita di Cristo è una data falsa, e che fu decisa nel quarto secolo per ragioni ideologiche, ovvero per sostituirsi alla festa romana del "Natale Solis Invicti". Possiamo invece dire che la data corretta sia proprio quella.

In un articolo sul Corriere della Sera Vittorio Messori ha svelato ieri l'arcano, citando uno studio del professore israeliano Shemaryahu Talmon che è riuscito a verificare le date in cui Zaccaria, padre di Giovanni il Battista, era di servizio al tempio di Gerusalemme. Dato che sappiamo dal Vangelo che il concepimento di Giovanni avviene in quel periodo, e che precede di sei mesi l'annuncio a Maria, e considerati altri riferimenti incrociati, possiamo affermare con una certa sicurezza che Gesù nacque proprio il 25 dicembre.

Leggendo l'articolo di Messori (di cui potete saltare a piè pari il preambolo anti-consumistico) sembra che il professor Talmon abbia fatto questa scoperta delle date di Zaccaria l'altroieri, ma in realtà va detto che il suo studio risale addirittura al 1958, anche se la sua portata è stata presa in seria considerazione solo recentemente.

In particolare, la vera "disvelazione" di questa storia del 25 dicembre avvenne alla vigilia di Natale del 1998, quando sull'Osservatore Romano apparve l'articolo "24 giugno, 23 settembre, 25 dicembre: date storiche" del professor Tommaso Federici, che vi suggerisco di leggere completamente perché rispetto a quello di Messori dà un quadro più completo e documentato.

Quello che viene fuori da tutto questo, però, è anche un'altra cosa: la conferma che, prendendo a prestito le parole di Federici, "il 23 settembre e il 24 giugno per l’annuncio e la nascita di Giovanni il Battista, e il 25 marzo e il 25 dicembre per l’annunciazione del Signore e per la sua nascita, non furono arbitrarie, e non provengono da ideologie di riporto. Le Chiese avevano conservato memorie ininterrotte, e quando decisero di renderle celebrazioni “liturgiche” non fecero che sanzionare un uso immemoriale della devozione popolare."

In altre parole, il fatto che attraverso studi lunghi e accurati finiamo per confermare quello di cui la vecchina del paese è certa da sempre, dimostra per l'ennesima volta che il cristianesimo non è soltanto, o meglio, non è affatto costituito dalla devozione a delle scritture, per cui quello che non è scritto nella Bibbia non è ortodosso. La Chiesa è invece un popolo che ha tramandato per migliaia di anni, anche "solo" attraverso quel medium che si chiama tradizione, verità e credenze che il Papa non fa altro che riconoscere e avallare nel momento in cui rischiano di essere dimenticate o confuse. Vedi il caso dell'Immacolata Concezione, o di tutti quei dogmi che, tutt'altro che essere imposti dall'alto, erano verità conosciute da sempre ai fedeli e a cui mancava semplicemente la "carta da bollo".

Luglio 11, 2003 1:43  Permalink   Cultura


Gio - Luglio 10, 2003

Il business del biologico blocca la ricerca

"La Commissione giunge pertanto alle seguenti conclusioni: nessuno è stato finora in grado, pur utilizzando le tecniche più avanzate, di dimostrare la dannosità alimentare degli Ogm e modificazioni rilevanti ad ecosistemi da loro causate. L’analisi dei benefici e dei rischi deve continuare intensamente, sia per gli Ogm che per le varietà vegetali convenzionali, e caso per caso, al fine di proporre opportuni interventi, informare l’opinione pubblica e fornire all’autorità politica motivati giudizi scientifici e tecnici."
[...]
La Commissione? Ma quale commissione, forse un direttorio di grand commis di Stato con importanti interessi nel campo del biotech? Forse una consorteria internazionale che punta alla distruzione dell’agricoltura tradizionale per dare il via a un nuovo mondo artificiale, una sorta di Blade Runner del tubero? Niente di tutto questo. La Commissione in questione è composta da componenti dell’Accademia Nazionale dei Lincei e dell’Accademia Nazionale delle Scienze, detta dei Quaranta, un simposio di scienziati e massimi specialisti sull’argomento. Ciò che abbiamo proposta in virgoletto sono soltanto le conclusioni del rapporto “Biotecnologie vegetali: benefici e rischi delle varietà Ogm”, una relazione scientifica di 34 pagine classificata come “riservato” e che qualche mese fa (anche grazie alla notizia dell’esistenza di quel documento fatta filtrare da Tempi e poi ripresa da Excalibur) finalmente è stata resa nota al mondo politico. Risultato? Zero, il rapporto è finito diritto in un cassetto: non una conferenza stampa di presentazione, non un cenno di discussione pubblica degli indirizzi forniti, non una parola sulla grande stampa. Nessuna informazione. Nulla: gli esperti delle massime istituzioni scientifiche italiane hanno lavorato per niente, il loro sforzo di ricerca è terminato su un binario morto. Perché? Sospettate che lo strano silenzio compensato dall’eccesso contrario (cioè dal moltiplicarsi della propaganda anti-transgenico) abbia a che vedere con interessi economici legati al grande business del “biologico”, settore che lentamente è passato da nicchia di difesa della coltivazione tradizionale a industria della grande distribuzione, con profitti a sei zeri e controlli poco severi? Avete colto nel segno.

È l'inizio di "Non si uccide così la ricerca", un articolo di Mauro Bottarelli pubblicato sul numero di Tempi oggi in edicola. E ora andate a leggervi il resto.

Su OGM e suoi oppositori, anche detti "coloro che vogliono mantenere poveri i più poveri" consiglio un paio di articoli di Antonio Gaspari che parla del punto di vista africano: "I poveri vogliono gli OGM" e "OGM, una lezione dall'Africa".

Luglio 10, 2003 23:41  Permalink   Cultura


Il leone del Panjsher

L'Escapista dedica un post al mitico Ahmad Shah Massoud, il comandante afghano eroe della resistenza contro i sovietici prima e i talebani poi, assassinato da sicari di Bin Laden due giorni prima dell'11 settembre 2001.

Luglio 10, 2003 2:16  Permalink   Mondo


Susanna

Mi permetto di segnalare (per modo di dire) alla Lietta Tornabuoni che in questo articolo scritto in occasione della morte di Katharine Hepburn ha sbadatamente attribuito a George Cukor un film che, essendo una delle mie pellicole preferite di tutti i tempi, mi sento in dovere di restituire al suo legittimo autore. Si tratta di "Susanna" ("Bringing Up Baby", 1938), diretto dal grande Howard Hawks (che la Tornabuoni non nomina nemmeno), e che è una delle commedie sofisticate più belle e vivaci di sempre, con un Cary Grant in gran forma e molto divertente.

Come altre commedie di Hawks, è la storia di una progressiva perdita di libertà da parte del maschio: la concatenazione di cause ed effetti, cui un riassunto farebbe torto, tocca però vertici irresistibili e insuperati nel genere della screwball comedy. [...] Grant e la Hepburn al loro meglio. (Il Mereghetti, Dizionario dei Film 2002)

Un modello di ritmo, intelligenza, lucidità nell'assurdo, mancanza di tempi morti, ferrea concatenazione di cause-effetti comici, tecnica della caricatura che non esclude l'affetto per i caricaturati. [...] Troppo divertente e intelligente per avere sostenitori agli Oscar. (Il Morandini, Dizionario dei film, da qui)

La cosa più buffa è che cercando in rete una filmografia della Hepburn ne ho trovata una, questa, che nella lista completa attribuisce invece "Susanna" a George Stevens. Dev'essere una maledizione.

Recentemente "Susanna" è uscito in un'edizione in 2 DVD con versione originale in b/n, colorizzata (che potevano risparmiarsi), e qualche extra. Consigliato.

Luglio 10, 2003 1:24  Permalink   Cinema


Mer - Luglio 9, 2003

Mi sono aggregato

Oggi Giuseppe Granieri mi ha invitato a partecipare al suo Blog Aggregator, che come dice il nome stesso è un aggregatore di blog, ovvero un blog che contiene link ai post degli altri blog, organizzati per genere e argomento.
Ringrazio per l'onore concessomi e invito tutti a visitare l'aggregatore cliccando QUI, o sul banner che ho messo in fondo alla colonna di sinistra.

Luglio 9, 2003 3:38  Permalink   Cultura


Shuwa-chan for president

Andrew Sullivan oggi ha un post dedicato alla possibile candidatura di Schwarzenegger a governatore della California, cosa di cui si parla ormai da tempo. Se ne dice molto contento, gli fa sperticati elogi, e conclude con un "Arnold's my man".
Segnala poi questo post, che entra meglio nel merito della questione, spiegando perché l'attore austriaco possa essere un ottimo politico.

Nota: Nel titolo ho usato il nomignolo con cui Schwarzy è comunemente chiamato in Giappone.

Luglio 9, 2003 2:54  Permalink   Cinema


Perché diavolo si fanno chiamare "progressisti"?

Rino Cammilleri ci offre un sapido ritratto del progressista medio.

Luglio 9, 2003 2:42  Permalink   Cultura


Il significato dello scandalo-kapò

Se non l'avete ancora fatto vi consiglio di leggere questo articolo di Anatole Kaletsky del Times, riportato dal Corriere della Sera, che attraverso il punto di vista britannico parla del vero reato commesso da Berlusconi. Val la pena leggerlo tutto, ma ne posto uno stralcio:

Ciò che l'establishment politico europeo detesta veramente non è la personalità di Berlusconi ma la sua ideologia politica, in particolare, il suo atteggiamento riguardo alla posizione dell'Italia in Europa. Berlusconi è il primo leader italiano moderno che non è visto come un alleato naturale dalla Germania e dalla Francia ma dalla Spagna e dalla Gran Bretagna, per le riforme economiche, la politica estera e il rapporto transatlantico.
[...]
E' dunque il primo a mettere in questione il dogma che prevede il ruolo di supporto dell'Italia nella «locomotiva franco-tedesca» anche se questa sembra che stia spingendo l'Europa continuamente verso un'integrazione sempre più totale, governata da uno Stato centralizzato burocratico.
[...]
Per Parigi, Berlino e Bruxelles, la possibilità che un governo italiano aggressivamente indipendente possa schierarsi con Londra e Madrid sarebbe sufficiente a cambiare la bilancia del potere su molti argomenti, specialmente dopo l'allargamento. L'asse franco-tedesco ha dato per scontato l'appoggio italiano negli ultimi cinquant'anni. Come risultato questo appoggio italiano indiscusso ha permesso alla Francia ed alla Germania di orientare l'Europa in qualsiasi direzione, a loro piacimento. Adesso, dopo cinquant'anni, non possono più dare per scontato il sostegno italiano, una lezione che hanno appreso con loro sommo orrore durante il dibattito sull'Iraq.
Di conseguenza, il futuro dell'Europa dovrà essere concordato con il consenso generale delle nazioni europee. Senza l'appoggio automatico dell'Italia, l'asse franco-tedesco non potrà più dominare l'Europa. Questo è il vero «reato» che ha commesso Berlusconi, e il suo vero successo.

Ritorna sull'argomento oggi Luigi Castaldi su Capperi, con questo post (il cui inizio è sulla pagina principale, ma non ha il permalink). Ancora stralcio:

L'articolo lascia intendere che la sconsiderata e arrogante aggressione verbale di Schulz è stata una mossa tutt'altro che estemporanea e personale, ma che anzi quasi certamente è stata studiata a tavolino fino all'ultimo aggettivo.
[...]
Da un lato, le stanche e inette burocrazie dell'asse franco-tedesco che del vecchio prestigio in ambito Ue conservano solo l'abito tronfio della cerimonia; dall'altro, il progetto cui, in vario tono e grado, Roma, Madrid e Londra concorrono, facendosi garanti e interpreti delle nazioni recentemente entrate a far parte dell'Europa allargata. Il progetto è quello di una Ue non già subalterna agli Usa, ma conscia del comune destino che la lega all'altra riva dell'Atlantico. Una Ue finalmente capace di riconoscere nella comune radice giudaico-cristiana e nel fondante patrimonio della democrazia e della libertà il segno di una cerniera atlantica che non può e non deve esaurirsi nel vivacchiare all'ombra del tetto americano.
[...]
Nelle mani della regia franco-tedesca, la Ue si è ridotta ad una graziosa e pomposa nullità autoreferenziale. Incapace di fronteggiare le più elementari emergenze di sicurezza, si è spesso trovata impreparata a gestire innovazione e crescita, scontrandosi ad ogni passo con elementi di rivendicazione e malessere nazionale che erano la negativa di un dato di fatto: non si può creare un'entità politica sovranazionale a partire da un'oligarchia di burocrati targati Parigi e Berlino. Militarmente inetta, tecnologicamente ed economicamente impreparata alle sfide della globalizzazione, culturalmente stagnante, diplomaticamente ambigua, cinica e imprevidente. Questa Europa in cui Francia e Germania, finche poterono, dettarono il bello e cattivo tempo è finita. A Berlusconi, ad Aznar, a Blair il merito di averlo capito per tempo, modificando rapidamente la rotta delle rispettive politiche estere e prendendo coraggiosamente sulle spalle il carico di ciò che era ostilità interna dovuta a inerzia intellettuale e/o a interesse leso di lobby.
[...]
Se un asse deve guidare la nuova e grande Ue, questo deve avere una consacrazione rapprentativa che venga dal basso, non già dal diploma di bon ton che Parigi e Berlino concedono a chi avalla i loro nascosti affari con la peggiore Africa e la peggiore Asia.

Luglio 9, 2003 1:46  Permalink   Italia


Lun - Luglio 7, 2003

Non è vero che la Terra è in pericolo

Finalmente esce anche in italiano per i tipi di Mondadori il famoso e/o famigerato libro di Bjørn Lomborg, "The skeptical environmentalist. Measuring the Real State of the World", con il titolo di "L’ambientalista scettico. Non è vero che la Terra è in pericolo" (pp.522, €26,00).

Lomborg è uno scienziato danese che si impuntò nel tentativo di confutare a suon di dati le teorie di Julian Simon, secondo il quale la condizione del mondo non sarebbe cattiva come la descrivono gli ambientalisti, per poi scoprire che costui aveva ragione.

Dopo mesi di dura fatica, ore e ore passate sul computer a elaborare dati (gli stessi dati in base ai quali gli ecologisti scandiscono la loro mesta via crucis di catastrofi prossime venture), Lomborg s’avvede che Julian Simon aveva ragione. Il mondo sta, tutto sommato, benino. Non benone, benino. Di sicuro, meglio di quanto stesse decenni e secoli fa. Il vagheggiato "ritorno al passato", a una vita "in armonia con la natura" è, con rispetto parlando, un pacco.
Oggi l’aspettativa di vita alla nascita è maggiore, il tenore della vita è superiore, l’inquinamento minore e meno grave. Insomma: la storia dell’uomo è la storia della sua prodigiosa lotta contro la morte; che, nell’arco dei millenni, ha dovuto mordere la polvere e fare tanti passi indietro. In Occidente, nessuno soffre più di malattie quali la malaria, il tifo, il colera; nessuno muore per infezioni all’alluce e al dito mignolo. E anche i paesi in via di sviluppo sono incamminati su questa strada, pur tra mille difficoltà.
La lezione, allora, è che, se solo abbiamo la forza di toglierci le proverbiali fette di salame dagli occhi, osserveremo un mondo assai più gradevole di quel che ci viene dipinto dai "profeti di sventura" ambientalisti. Per giunta, comprenderemo che i problemi sono problemi, non tragedie; e che dunque possono essere affrontati e risolti grazie alla crescita economica, al progresso scientifico, all’evoluzione tecnologica. Infine, capiremo che le cose vanno analizzate per quello che sono, non per quello che sembrano. Che cause ed effetti non possono essere deliberatamente confusi. (dalla recensione di Carlo Stagnaro)

Consiglio dunque la lettura del libro di Lomborg, ma per chi volesse saperne di più sul reale stato del mondo alla faccia dei profeti di sventura ecologisti, suggerisco innanzitutto la visione dell'intervista rilasciata a Excalibur dallo stesso Lomborg un anno fa. Qui il link diretto al video (in Real Player)

Altri articoli interessanti a riguardo possono essere questi di Tempi (che QUI consiglia anche diverse fonti di informazione in rete):
"WWFatwa contro Lomborg" di Marco Respinti
"Il mondo sta bene" di Antonio Gaspari

Oppure potete visitare il sito di Green Watch News (in italiano), oltre naturalmente al sito dello stesso Lomborg, comprendente anche le varie critiche ricevute, con annesse articolate risposte.

Luglio 7, 2003 13:1  Permalink   Cultura


Lavori in corso (2)

Ieri sera, uscito da un ristorante a Yotsuya (Tokyo), ho visto sulla strada di fronte le transenne che chiudevano una parte della carreggiata per dei lavori di manutenzione, ma soprattutto il cartello che invitava a fare attenzione, in cui un omino di punti luminosi sbandierava ininterrottamente.

Eccolo qui in tutto il suo splendore (in QuickTime).

Luglio 7, 2003 3:43  Permalink   Giappone