Ho letto con preoccupazione il post di Rolli relativo
al fumo, perché è l'ennesimo documento di quella "religione della
salute" che si sta imponendo nei paesi sviluppati. Non sono un fumatore, il fumo
mi dà fastidio e sono sicuro che faccia male. Ma le follie di cui racconta Turci la dicono lunga
su un potere che mira a decidere per conto della gente quello che è loro
adatto o meno. Altro che articolo 18, andrebbe fatto un referendum per ridurre i
poteri degli assistenti sociali.
Siamo
figli del sistema globale dell’informazione sposato al principio di
precauzione, siamo cioè figli di uno strano animale che sicuramente
dà segni di follia più della mucca e sicuramente inquina
più della macchia. Allarme e vigilanza salutisti sono di rigore, anzi,
d’ordinanza. Ma bisogna sapere che il timore della morte, la paura della
malattia, l’esorcismo verso la vita, sono una sindrome pericolosa. Se poi
analisi e controanalisi diventano instrumentum regni pubblicamente consacrato
dal principio di precauzione, se poi gl’incubi si fanno misteriosi
segnacoli del potere nel suo rapporto pazzo con il popolo, che Dio ci preservi
dai cautelosi e ci rimetta nella mani (nichilismo a parte) degli avventurosi.
Giuliano
Ferrara Il
Foglio, martedì 30 gennaio 2001
Il
Washington
Post racconta la vicenda della ragazza
cinese ritenuta la prima vittima della
SARS e colei
che l'ha portata a
Pechino,
passandola così a centinaia di
persone. Risulta per l'ennesima volta molto
chiaro come se il governo cinese non avesse cercato di nascondere la nuova
malattia, la situazione ora sarebbe molto
diversa. A "superspreader" of
SARS di
Philip P. Pan
Come fare un film e querelare il trailer per
violazione della privacy
(Da
Il
Foglio di mercoledì 28
maggio 2003, pag.
4)
Al
direttore – Uno di noi legge
un libro, titolo incoraggiante “L’affare Telecom. Il caso
politico-finanziario più clamoroso della Seconda Repubblica”,
Sperling&Kupfer, contenuto schioppettante, tanto di cappello
all’investigative reporting degli autori al di sopra di ogni sospetto
berlusconiano, Giovanni
Pons e
Giuseppe
Oddo, giornalisti economici della
Repubblica
e del Sole 24
Ore, che hanno infilato il pennino
dentro un bidone di Nutella (le privatizzazioni all’epoca
dell’Ulivo,
con apice zuccherino nell’anno mirabilis dalemiano, ’99 e dintorni)
e ne hanno tirato fuori una storia che se non è da Pulitzer, beh, con
tutte le sòle che ci sono in giro, il primo educatore civico che passa
potrebbe utilmente spalmarla sulla scrivania di un qualsiasi magistrato pit-bull
e magari succede qualcosa. Insomma, un libro di fatti non pugnette come dice il
Cevoli.
Bene, che ci facciamo noi zuzzurelloni di
Tempi
con questo bel libro al di sopra di ogni sospetto? Ci facciamo alcuni estratti. Virgolettati e
punti. Punti e virgolettati. Uno pensa: adesso G&G ci regalano almeno il
poster di
D’Alema
in Ikarus. Invece no, neanche un cioccolatino, però ci spediscono un
bell’avviso di garanzia via
Corriere della
Sera, Uomini&Media, rubrica di
Dario Di
Vico, il quale l’altrieri ci
informa che Giuseppe&Giovanni hanno dato disposizione ai loro legali per
querelare Tempi in quanto noi avremmo “alterato, aggirato e mortificato la
complessità dei fatti ricostruiti e le conclusioni a cui eravamo
approdati”. Prima fanno gli scoop e poi li nascondono.
Luigi
Amicone
Risposta del Direttore
Sono storie fantastiche, degne
di
Borges
e dei suoi labirinti. Non esiste alcun altro paese nel mondo in cui la libera
stampa produca fieri e orgogliosi atti d’accusa ai quali seguono
insabbiamenti altrettanto fieri e altrettanto orgogliosi. Ci hanno spiegato che
da un business di Stato manca, per usare il loro sordido linguaggio, una paccata
di miliardi, e poi ci hanno spiegato che non manca nulla, perché lo scoop
è stato accolto con imbarazzo dal loro establishment di riferimento. Da
giornali che non si fidano nemmeno di pubblicare l’autobiografia del loro
editore, per squisite ragioni politiche, non c’è da attendersi di
meglio.
Ho rivisto questo
capolavoro di Sergio
Leone, nell'edizione in lingua inglese
della United
Artists, quella distribuita in
Giappone.
È un'esperienza interessante, perché gli attori anglofoni in
questa edizione parlano la loro lingua madre e i loro labiali quindi
corrispondono a quel che dicono. Quanto al film,
è uno dei miei personali "best 10" e se ne parlo io non gli faccio certo
giustizia. Gli innovativi passaggi improvvisi dettaglio-campo lungo-ancora
dettaglio, i divertenti dialoghi passati alla storia, la musica di
Morricone, i
passaggi commoventi come quello in cui
Tuco quasi
con le lacrime agli occhi dice un gran bene del fratello che l'ha appena
cacciato, il
buono si accorge che sta mentendo e gli offre
una sigaretta; o la piccolissima e silenziosa scena del soldato morente a cui
"il buono" offre la sua giacca e, ancora, una sigaretta; e poi la forsennata
corsa di Tuco tra le tombe, il montaggio serrato e sempre più chiuso sui
personaggi nella mitica scena del triello... Beh, se non l'avete ancora visto
fatelo! Qui potete trovare una pagina su questo film
tratta dal libretto di Francesco
Mininni della collana
Castoro
Cinema dedicato a Leone, lettura che
consiglio vivamente, ma solo se avete già visto il
film. Qui una pagina, dallo stesso libro, sui dialoghi
nei film di Leone. In questa
pagina potete vedere degli spezzoni dal film, tra cui il trailer
americano che sbaglia ad attribuire i ruoli ai personaggi (in Real
Player). E in questa
ascoltarne delle musiche (il mio brano preferito è
"The Ecstasy of
Gold").
Quando uno vive in
Giappone da
un po', nel mio caso poco più di due anni, si secca anche un pochino nel
leggere e sentire le solite storielle su quanto è poetico il Giappone,
quanto è delicato il suo design, quanto sono dolci le sue donne, quanto
è zen tutto quanto, e via andare in un caleidoscopio di luoghi
comuni. Per esempio, non so quante volte ho
sentito dire che i crisantemi nella nostra cultura sono simbolo di morte, mentre
invece in Giappone è tutto il contrario, e la vita, la bellezza, e li
puoi regalare alla morosa e bla e bla. Bè, oggi salta fuori l'argomento
con un paio di miei studenti, un uomo e una donna entrambi sulla cinquantina, e
senza che nemmeno faccia loro la domanda mi dicono che il crisantemo (in
giapponese
"kiku")
tradizionalmente si pianta attorno alle tombe, che regalare un crisantemo a una
donna non è cosa da farsi, e mai più portarlo in dono a un malato
in ospedale, perché sarebbe come augurargli la dipartita. Tutto questo
fermo restando che un crisantemo è il simbolo della Casa Imperiale.
Oibò. Torno a casa, pongo a mia moglie questa semplice domanda:
"Lo sai che i crisantemi in Italia sono i
fiori dei morti?". E la sua semplice risposta
è: "Anche in
Giappone!".
Visto
che questo resta un weblog, vi offro un sito che ribadisce cose che forse erano vere
qualche centinaio di anni fa, e secondo cui regalare un crisantemo alla tua
bella equivale a una dichiarazione d'amore! Mi sa che i giapponesi che conosco
io non hanno letto abbastanza libri sul Giappone...
1972 mi linka, mi imbarazza pure, e io lo
ringrazio
Il blog 1972 oggi ha postato una sorta
di elogio di questo mio blog che neanche se l'avessi pagato! Non posso
che chinare il capo imbarazzato di fronte a cotanta grazia, e invitarvi a
visitarlo, che il signor 1972 è bravo e scrive cose interessanti. Se poi
il nome indica il suo anno di nascita siamo anche coetanei.
Oggi ero a scuola a far lezione, quando verso le 18.30
il palazzo ha cominciato a tremare. Qui a
Tokyo i
terremoti sono normale amministrazione: ogni tanto ne arriva uno, tutto trema
leggermente per pochi secondi, e poi passa. Tutti ci hanno fatto l'abitudine, e
nessuno si scompone più di tanto. Ma oggi dopo un inizio leggero come al
solito è aumentano d'intensità e non accennava a smettere. Se
all'inizio sono stato l'unico a percepirlo, proprio perché non ancora
così abituato, dopo un po' tutti i presenti nell'aula hanno cominciato a
prestarci attenzione, e ad attendere che smettesse, finché notando che
non smetteva qualcuno si è alzato, ancora indeciso se fosse il caso di
precipitarsi giù per le scale. Poi, piano piano, tutto si è
quietato. Più tardi ho saputo che nel Nord
del Giapponela scossa è stata del sesto grado su una scala di
7, e a Tokyo ha raggiunto solo il terzo. In TV ho visto scene di gente
che usciva gridando dai palazzi, un giornalista Tv che mentre il suo studio
tremava potentemente cercava di mantenere un contegno e diceva: "Ecco, sembra
che abbiamo un terremoto piuttosto forte...". Non ci sono stati gravi danni,
comunque. Qualche ferito lieve, e un po' di asfalto
danneggiato. Però questo è il
quarto terremoto che sperimento in sole due settimane, il terzo di una certa
intensità, ed è un po' più forte del precedente, che a sua
volta era più forte di quello prima. La domanda quindi è: sto per
vivere il Big One?
Segnalo due post di 1972 e Il Griso che con link utili entrano nel merito
dell'annosa questione dell'embargo ai danni
dell'Iraq,
che in realtà era solo ai danni del popolo irakeno perché
Hussein le
risorse per il suo popolo ce le aveva, solo che non le distribuiva, per dare la
colpa agli occidentali cattivi. Con questo non voglio dire che l'embargo sia
stato una cosa buona e non abbia fatto vittime, ma che le responsabilità
vanno suddivise equamente, cosa che a molti giornalisti di casa nostra non
riesce bene. Sono cose che chi voleva saperle le sapeva già da tempo, ma
fa bene ripeterle.
Rodolfo
Casadei due anni fa
scriveva:
Bin
Laden lo sa, come sa che
l’alta mortalità fra i bambini irakeni è colpa
dell’embargo almeno tanto quanto la crudeltà di
Saddam
Hussein, che coi milioni di
dollari del petrolio di contrabbando che vende ai paesi vicini e dal 1997 con lo
schema Onu “petrolio in cambio di cibo” ha sempre avuto risorse
sufficienti per salvare la vita dei suoi bambini. Ma non lo ha fatto
perché preferisce salvare la vita del suo regime. (Tutte le balle di Bin Laden, Tempi 41,
11/10/2001)
E il dicembre
scorso sempre Casadei aveva scritto un "Otto miti sull'Irak" da cui cito quanto
segue:
Però non è
giusto scaricare tutta la responsabilità delle vittime dell’embargo
sulle Nazioni
Unite e i paesi membri del
Consiglio di Sicurezza. Non solo perché il regime di
Bagdad
avrebbe potuto porre fine rapidamente all’embargo adempiendo
sollecitamente alle condizioni della risoluzione 687/91, cioè il disarmo.
Ma perché da quando vige l’embargo ha continuato a spendere
annualmente 5 miliardi di dollari in spese militari e 2,5 miliardi in
costruzioni di grandi infrastrutture, fra cui immense moschee e 50 edifici
presidenziali. Se si fosse limitato a spenderne la metà, coi soldi
risparmiati avrebbe potuto acquistare tanto cibo e medicine quanto l’Irak
ne importava prima della guerra: prima dell’invasione del
Kuwait
l’Irak spendeva fra i 2 e i 3 miliardi di dollari all’anno di
importazioni alimentari e 500 milioni in medicinali.
[...] A
non sfruttare appieno le possibilità dello schema “oil for
food” è il governo iracheno, che non ha ancora impegnato 3 miliardi
di dollari già stanziati dal fondo
Onu
e non ha ancora speso 1 miliardo per prodotti già approvati. Nella prima
metà di quest’anno l’Irak ha speso il 75 per cento in meno
rispetto al 2001 per l’acquisto di medicinali, e ha deciso di spendere 25
milioni di dollari di “oil for food” per la costruzione di uno
stadio olimpico.
Chi ha visto un film di
Hong Kong in
videocassette che riproducono l'edizione uscita sugli schermi nell'isola,
avrà più volte aggrottato la fronte davanti a certe criptiche
frasi contenute nei sottotitoli in inglese, o avrà riso nel constatare
come nonostante HK fosse una colonia inglese, la padronanza della lingua da
parte dei traduttori dei dialoghi fosse piuttosto
opinabile. Il blog bwg ha una
sezione dedicata a citazioni curiose da sottotitoli di film di HK: talvolta si
tratta di errori, talvolta di traduzioni letterali di espressioni cinesi, altre
volte sono frasi piuttosto colorite, altre ancora sono dovute forse ad abuso di
alcolici. Qualche esempio:
-
Greetings, large black person. Let us not forget to form a team up together and
go into the country to inflict the pain of our karate feets on some ass of the
giant lizard person. - If we don't
have a dream in life, we look like salt fish.
- It looks powerful with so much
power. - Beat him out of
recognizable shape!
Come mai a
Strasburgo
i
Ds
sono garantisti e a
Roma
si comportano in maniera diversa? E' da sapere che nei giorni scorsi il
Parlamento
europeo ha votato una risoluzione
nella quale si assume, quale testo di base per il negoziato in corso con
le altre istituzioni europee sullo statuto dei deputati, il documento approvato
dalla Commissione giuridica di cui la disciplina delle
immunità parlamentari è parte integrante.
Si tratta di una disciplina
ampiamente garantista, che va ben al di là di quanto è oggi
oggetto di dibattito politico in
Italia
(Lodo Meccanico). Essa, infatti, prevede: la facoltà del deputato di
astenersi dal deporre dinanzi al giudice; l’obbligo di autorizzazione del
Parlamento europeo per il sequestro da parte dell’autorità
giudiziaria di documenti del deputato e per le perquisizioni personali e
domiciliari; l’insindacabilità rispetto alle opinioni espresse ed
ai voti dati non si limita ai procedimenti giudiziari come oggi stabilito
dall’articolo 68 della
Costituzione
italiana, ma si estende anche in
ambito extragiudiziale; che ogni limitazione della libertà personale di
un deputato è ammessa solo su autorizzazione del Parlamento, salvo in
caso di flagranza di reato ( mentre il già citato art. 68 prevede la
detenzione senza autorizzazione anche in caso di esecuzione di sentenza
irrevocabile); che un’indagine o un procedimento penale nei confronti di
un deputato devono essere sospesi qualora il Parlamento lo deliberi, su
richiesta del deputato. Bene, i
deputati europei dei DS hanno votato, insieme ai
popolari
e ai liberali
europei, a favore compiendo
una scelta politica. Dunque, perché i DS si ritrovano garantisti in
Europa
e mozzorecchi girotondini in Italy?
La risposta non è priva di
pericoli.
(Carduccio
Parizzi, Dal blog
Capperi,
che non ha i permalink)
Per leggere tutto
il documento della Commissione Giuridica citato cliccate qui (è un pdf che viene da questa
pagina). Ne cito qui sotto qualche
stralcio (il grassetto è
mio):
(20) L'articolo 10 del
Protocollo disciplina
l'inviolabilità dei
deputati. Detta immunità
è un privilegio del
Parlamento europeo e assicura per la durata delle funzioni del
deputato l'esenzione da
procedimenti penali o da altri ostacoli frapposti dalle autorità
pubbliche alla sua libertà
personale. In caso di revoca
dell'immunità l'esercizio delle
funzioni risulta
limitato se non del tutto impossibile. L'immunità dei deputati
rappresenta dunque una
modalità dell'esercizio delle
funzioni e quindi forma oggetto di
una regolamentazione tramite lo
statuto. (21) Materie che, come il
diritto di non rendere testimonianza, non figurano nel
diritto primario potrebbero essere
disciplinate nello
statuto. [...] (32)
L'immunità sancita all'articolo 5
tutela i deputati da azioni
repressive arbitrarie
(fumus persecutionis)
e da ostacoli frapposti dal potere esecutivo. Come evidenziano i casi
deliberati dal Parlamento europeo,
non si può assolutamente sostenere che tali aspetti non
abbiano alcuna rilevanza nella fase
attuale. L'immunità
tocca comunque questioni
attinenti alla
parità, alla divisione dei poteri e alla
legalità. La
seconda finalità dell'immunità è assicurare il
funzionamento del Parlamento
europeo. Tali considerazioni
inducono alla soluzione
seguente. Un'indagine o un
procedimento penale a carico di un deputato possono essere avviati
in ogni momento e non richiedono la
revoca dell'immunità. La
legislazione vigente non avvantaggia né il Parlamento europeo né
il deputato, infatti anche reati
minori come un'infrazione al codice della strada devono essere
esaminati pubblicamente. Eventuali
limitazioni della libertà personale di un deputato devono essere in ogni
caso subordinate
all'approvazione del Parlamento
europeo (funzionamento del
Parlamento europeo). In
caso di fumus persecutionis, su richiesta del Parlamento europeo, eventuali
indagini o procedimenti
penali devono essere
sospesi. [...] Articolo
5 1.
Qualsiasi limitazione della
libertà personale di un deputato
è
ammessa solo
su autorizzazione del
Parlamento, salvo in caso di
flagranza di reato 2. Il sequestro
di documenti scritti o di materiale su supporto elettronico di proprietà
del deputato, o la perquisizione
della sua persona, del suo ufficio o della sua abitazione,
così come il controllo della
sua corrispondenza e delle sue telefonate,
possono essere
disposti solo su
autorizzazione del
Parlamento. 3.
Un'indagine o un procedimento
penale nei confronti di un deputato dev'essere
sospeso qualora il
Parlamento lo
richieda.
Articolo
6 1.
Nell'esercizio
del suo mandato ciascun
deputato ha sempre facoltà di astenersi dal
deporre su persone che gli
abbiano confidato dei fatti o alle quali egli abbia confidato dai
fatti, nonché sui fatti
stessi.
Scusate, è dal ’93 che giudici
e giornali ci fanno due affari così con le storie di
Andreotti,
Previti,
Fininvest,
Sme.
Tutte storie di vent’anni fa. E che diamine, colleghi e magistrati
debenedettiani, stiamo per entrare nelle Terza Repubblica e con tutte le storie
che ci sono ancora da raccontare della Seconda, state lì ad aspettare la
prossima deposizione spontanea del Cavaliere? Per questo, per contribuire a
staccarvi un po’ dal tran tran che da un decennio vi fa raccontare (anche
con stile un po’ sbirresco) storie, storielle e leggende nere della Prima,
ecco qualche pistarella per indagare... praticamente sull’oggi. Sì,
lo confessiamo, rileggendo certi fatti di Seconda Repubblica, ci siamo di nuovo
chiesti: ma insomma, come fanno a continuare ad andare addosso a
Berlusconi
con questi altri che davvero hanno fatto carne di porco della trasparenza e gli
affari sporcaccioni assai li hanno fatti praticamente ieri e sotto la luce del
sole? Come te lo spieghi che un presidente del Consiglio scenda in Borsa e,
passato ogni Rubicone istituzionale, schieri un governo a fianco di un
ragioniere di Mantova e un raider di Brescia per la scalata a un’azienda
di interesse nazionale? Come te lo spieghi che in cinque anni sono stati tutti
zitti (e i magistrati in vacanza a L’Avana?) e
Visco
che spremeva gli italiani non vedeva le finanziarie che facevano affari con lo
Stato e poi volavano in Lussemburgo (o addirittura alle Cayman)? Come te lo
spieghi che
Craxi
era un ladro perché prendeva tangenti come le prendeva il partito di
Moro
e di
Berlinguer
(però quelli erano partiti che usavano i soldi per fare politica) e
questi di seconda Rep. vestiti da madonnine infilzate e bonarie facce da preti,
che han mangiato sullo Stato e han fatto ricchi un pugno di speculatori, sono
dei signori “abbassi i toni, per favore”? E voi lo sapevate che
certi pezzi grossi protetti dei manipulitissimi di seconda Rep. non pagavano
nemmeno le tasse? Noi no. Noi pensavamo sul serio che arrivati loro il mondo
sarebbe cambiato come la faccia di
Rutelli,
dalla carne corrotta, alla plastica incorruttibile. A dire il vero anche
Berlusconi ha quella faccia lì. Ma lui non dice “io sono un
puro”. Lui dice: “io non sono un comunista”.
La
più bella della giornata Da
Il
Giornale,
Violante:
"Non si possono usare le commissioni di
inchiesta come strumento di lotta politica contro
l’avversario"
Un buon metodo per valutare la popolarità di
qualcuno è vedere quante volte viene citato negli esempi liberi dei miei
studenti di italiano. E Bob Sapp
ultimamente è piuttosto quotato. Del resto, è impossibile non
notarlo: è un gigante nero dalla imponente massa muscolare che da qualche
tempo ammicca da manifesti e spot pubblicitari dei più diversi prodotti.
Era un giocatore di football americano professionista, ma stare sempre in
panchina non faceva per lui. Così ha cambiato sport, e si è dato
al combattimento, e nel giro di un anno in
Giappone ha
spopolato sia nell'ambito del wrestling dove si combatte più o meno per
finta, sia in quello del K-1, dove
lottatori di ogni disciplina si menano sul serio. È amato
pressoché da tutti, dicono perché è simpatico, e le ragazze
lo trovano "kawaii", "carino" e "tenero", il che, visto il tipo, dimostra di
certo un notevole carisma. È chiamato "The beast" sul ring, ma una volta
scesone si esibisce in canti e balli sgranando gli occhioni e facendo smorfie da clown, che solitamente sono ritenute
poco compatibili con l'attività di frantumatori di ossa. È
così che Bob appare come testimonial di una decina di prodotti diversi,
è ospite di numerose tramissioni TV, e ovviamente è oggetto di un
nutrito merchandising. Ha anche inciso un
disco che sta per uscire in edizione video (nella pagina linkata, si
sono anche due pezzi del video).
Per leggere
un buon articolo in inglese su di lui potete andare qui.
Per
vederlo in azione, oltre a seguire i link di sopra, potete andare nelle seguenti
pagine giapponesi: qui per lo spot di un registratore DVD della
Panasonic (cliccate sul tasto 56K o 256K sulla sinistra per vedere i 3 video in
Flash) qui
per lo spot di una TV a cristalli liquidi, sempre Panasonic (idem come
sopra) qui per lo spot di un programma di comici in TV
(Real Player)
"Oggi il socialismo si traveste sotto panni
diversi, si chiamino ambientalismo, femminismo, relativismo culturale e dei
diritti. Tutta roba che suona bene in astratto. Ma gratta gratta, sotto la
superficie riapparirà sempre l'orma dell'anticapitalismo, della mano
pubblica che tenta di distorcere gli interessi individuali, del condizionamento
improprio della sovranità delle libere nazioni
democratiche". "C'è troppa
gente disposta a immaginare che sia intelligente e sofisticato pensare bene di
chi odia i nostri paesi e il nostro sistema di vita, e pensar male invece di chi
li difende a costo della
vita." Margaret
Thatcher, citata dal
Foglio del
16 maggio 2003, pag.4 (pdf).
Norman
Ornstein è un signore che da un paio
d'anni si dà da fare per convincere i vertici
USA che
è necessario immaginare le conseguenze di un attacco che eliminasse gran
parte dei membri del Congresso. Quest'anno è riuscito a far partire la
"Commissione per la continuità del
governo", che si occupa di rispondere a domande tipo: "Quanti membri
devono morire prima che sia dichiarato lo stato d'emergenza?"; "Quant'è
il quorum se 50 senatori sopravvivono ad un attacco al Sarin ma 20 di loro non
sono in grado di lavorare?"; "Chi assume la presidenza se un terrorista islamico
con una valigetta nucleare ad un qualche evento inaugurale vaporizza Presidente,
Vice-presidente e gran parte del Congresso, del Consiglio dei ministri e della
Corte Suprema?" Ornstein è convinto che
l'America non sia ancora pronta ad affrontare ipotesi del genere. Fa notare, ad
esempio, come secondo la Costituzione americana per prendere decisioni sia
necessaria una maggioranza relativa, che in caso di massacro rischierebbe di
mettere
l'America
nelle mani di un pugno di sopravvissuti
qualunque. Ma il Congresso non sembra molto
interessato ai lavori della commissione: buona parte dei membri non è
propenso a pensare alla propria morte violenta.
"Il loro atteggiamento si riduce a pensare
che quello a cui bisogna prepararsi è un sistema di evacuazione
efficiente in caso di emergenza. Non vogliono prendere in considerazione che lo
scenario peggiore li vede tutti morti." Qui c'è l'articolo dall'ultimo The Atlantic
Monthly, mentre un pezzo su Ornstein fu pubblicato due anni fa su
Il Tempo, e
qui ce n'è un estratto.
Il nuovo numero di Tempi offre un'ottima ricostruzione dell'affare
SME. Riporto
qui solo l'incipit, e il resto lo linko
sotto.
Nelle pagine che state
leggendo non è contenuto nessuno scoop a riguardo del processo Sme (cfr
Tempi
19). Tuttavia, proprio in questo
fatto sta la notizia. La sinistra si è stracciata le vesti dopo le
dichiarazioni del presidente del Consiglio,
Silvio
Berlusconi, al Tribunale di Milano
il 5 maggio. In realtà, l’attuale premier non ha fatto altro che
ribadire una storia che corrisponde a quella raccontata non soltanto dai suoi
“gazzettieri” (come noi, modestamente, siamo) ma dagli stessi
protagonisti di quella vicenda:
Carlo De
Benedetti,
Romano
Prodi,
Giuliano
Amato. Risulta, quindi,
sorprendente come, oggi che quella storia è uscita dalle pagine di carta
e si è materializzata in immagini televisive (grazie,
Socci),
i nostri tre protagonisti e il codazzo
Unità-Repubblica
smentiscano, innanzitutto, se stessi. Ed è imbarazzante il vuoto di
memoria di chi, allora braccio destro di
Craxi,
oggi fogliolina dei rami d’Ulivo in Europa, possa dichiarare: «Non
ricordo». Ecco, allora, una breve e semplice antologia di dichiarazioni
lette su libri e giornali. Diciamo che sono come il pesce: contengono fosforo
che rafforza la memoria. Che possano servire in sede processuale? In fondo il
“processo
Previti”
sul lodo
Imi-Sir
è nato da molto meno: dalle dichiarazioni estive di una presunta mitomane
e da appunti presi da un poliziotto un po’ pasticcione in margine a un
giornale (e poi uno dice che i quotidiani vanno bene solo per fare i
cappelli-barchetta dei muratori...). Buona
lettura.
da "Istituzioni di diritto pubblico" di
Giuliano Amato, Augusto Barbera
(1986)
È
ancora riservato a ciascuna Camera il potere di autorizzare l'autorità
giudiziaria a procedere penalmente nei confronti di un deputato o di un senatore
o di procedere all'arresto o ad altri provvedimenti coercitivi della
libertà personale anche in esecuzione di sentenza irrevocabile di
condanna (art. 68, secondo e terzo comma,
Cost.). La
ratio
della garanzia, che dà vita alle cosiddette
immunità
parlamentari è nell'evitare che
attraverso pretestuose procedure giudiziarie nei confronti di singoli
appartenenti alla Camera, si venga di fatto a turbare la libera esplicazione
dell'ufficio parlamentare e, nei casi più gravi, a incidere sulla stessa
composizione dell'Assemblea, con evidente interferenza sulla normalità di
svolgimento della funzione parlamentare. La
valutazione delle richieste dell'autorità giudiziaria, l'accertamento
cioè dell'eventuale ricorrere di una «persecuzione
antiparlamentare» che sola giustifica quest'immunità detta della
«inviolabilità», spetta preliminarmente ad un organo
istruttorio (la Giunta per le autorizzazioni ex art. 68 Cost, art. 17 reg.
Camera; la Giunta delle elezioni e delle immunità parlamentari, art. 19
reg. Senato). La decisione finale spetta alla relativa
assemblea È da avvertire che l'uso che di
questa norma è stato fatto, soprattutto nelle prime legislature
repubblicane, non sempre si è limitato a questa
ratio di
tutela, finendo spesso per costituire una condizione di particolare privilegio
per parlamentari così sottratti a processi che non avevano nulla di
artificioso o di persecutorio in funzione antiparlamentare. Ma la logica della
disposizione costituzionale è quella indicata, tutt'altro che inattuale
oggi in presenza di una elevata politicizzazione e di forme di
«protagonismo» della magistratura: peccano perciò di leggerezza
talune proposte drasticamente abolitive, mentre quel che è necessario
vincolare è il rispetto dei termini previsti dagli stessi regolamenti
delle Camere e dello scopo specifico ed eccezionale dell'immunità
parlamentare. (Il Foglio, lunedì
12 maggio 2003, pag. IV)
A
Baghdad non
hanno saccheggiato i libri della Biblioteca
Nazionale. Pare che gran parte dei libri che si
credevano trafugati o andati distrutti nell'incendio del mese scorso, siano
stati invece messi preventivamente in salvo e conservati in una moschea e in
altri luoghi.
Contrary to
widespread belief, the antique books of Iraq's National Library were not stolen
by thieves last month but were removed for safe keeping by self-appointed
guardians of Iraq's cultural heritage. [...] ''We had to protect the Islamic and
Arabic heritage, so we acted before Baghdad fell to chaos,'' said Mohammad
al-Jawad al-Tamimi, the mosque's imam. [...] ''We have about 30 percent of the
library holdings, and another 60 percent are hidden [at the library] and
elsewhere,'' said the sheik's brother, Mahmoud al-Tamimi. ''We brought them all
here to protect our past from thieves.''
Tutto l'articolo qui, sul sito del
Boston Globe
Online.
Insomma,
per tanti irakeni che bruciano e saccheggiano, ci sono altrettanti irakeni che
proteggono e conservano: ciò dimostra che sono un popolo sano come tutti
gli altri, e sanno cavarsela da soli. Ma allora perché quando sono i
vandali ad agire è sempre colpa degli americani che non sono abbastanza
autoritari, mentre quando gli americani fanno gli autoritari allora si grida al
colonialismo?!
P.S. Per
chi non ci fosse arrivato e ora indignato stesse per scrivermi che non è
vero che non è successo niente e che in realtà tanti libri sono
andati distrutti e che i salvatori di libri dell'articolo non hanno messo in
salvo tutto, dico che lo so benissimo, e faccio presente che il titolo e
l'incipit sono: 1) una citazione colta; 2) vogliono bilanciare il "genocidio",
lo "scempio di civiltà" e qualunque altra espressione sia stata
utilizzata nelle ultime settimane per denunciare atti che, vedi museo, vedi
biblioteca, subiscono alla prova dei fatti considerevoli
ridimensionamenti.
Il 22 aprile è stato messo all'asta su
eBay a partire
da un dollaro, e il 25 è stato acquistato per 15.000 (quindicimila)
dollari nientemeno che il banjo personale di Saddam
Hussein.
Abito da poco l'orgoglioso mondo dei blog, ma credo di
aver capito che molti di coloro che tengono un weblog pensano di essere
giornalisti. Anzi, pensano che se avessero avuto le conoscenze giuste sarebbero
stati davvero giornalisti, perché nei giornali "è tutto un magna
magna". Anzi, sono invidiosi dei giornalisti e non capiscono "perché loro
sì e io no". Allora quando i giornalisti veri hanno anche un blog,
inevitabilmente scritto nel tempo libero, gli fanno le pulci, così
dimostrano che "invece loro!". Con il fatto che si pubblicano da soli gli
articoli sono convinti che glieli pubblicherebbe un giornale. Anzi, forse non
gli interessa che li pubblichi un giornale, perché nei giornali non
c'è abbastanza libertà, nei blog invece! Oppure pensano che "avere
dentro" la passione per scrivere significhi avere la vocazione per il
giornalismo, quando magari è solo voglia che qualcuno ti dia retta. Una
volta erano tutti allenatori di calcio, ora fanno i
giornalisti.
Questo film è pessimo. Si presenta come
l'avanguardia del cinema in CGI e invece è un vistoso passo indietro: nel
lontano 1986 John
Lasseter creò
Luxo Jr., un
piccolo film d'animazione completamente al computer che per la prima volta
sfruttava il mezzo per raccontare una storia, anziché per esibire effetti
speciali. Ecco, le lampade da tavolo protagoniste di quel cortometraggio sono
più umane della maggior parte dei personaggi di
Final
Fantasy, videogioco inzuppato in salsa
new-age
che fin dalla prima inquadratura, il dettaglio dell'occhio della protagonista,
vuole strappare il nostro "Ooooh!" al cospetto di cotanta maestria digitale, ma
si dimentica di tenere in piedi un plot decente. Da lì in poi è un
susseguirsi di atterraggi infiniti, ingranaggi che si muovono, continue ricerche
su schermi luminescenti e noiosi scontri con mostri-fantasma. Pochissima
invenzione visiva, con ambientazioni e personaggi che clonano quelli di
Aliens
di Cameron o
di qualsiasi altro film di fantascienza degli ultimi anni. La gente muore tra
l'indifferenza generale, in primis dello spettatore, che alla fine si chiede se
sia valsa la pena di perdere l'amore per non ferire lo "spirito della Terra".
Bah. Guardatevi "Monsters &
Co.", che è cento volte
meglio.
CORE (The
Congress of Racial Equality), un'associazione per i diritti civili composta di
neri americani ha indetto per sabato una manifestazione di protesta nel
New Jersey
contro
Greenpeace,
accusata di favorire la morte di milioni di africani grazie alla sua politica
anti-sviluppo e anti-tecnologia. Greenpeace, come molte altre organizzazioni
ecologiste, si oppone all'introduzione nei paesi del Terzo Mondo di tecniche
agricole moderne, impianti elettrici e idrici, cibi geneticamente modificati
quotidianamente e tranquillamente mangiati dagli americani per anni, e si batte
persino contro l'uso del DDT, necessario per stroncare
la malaria, come lo fu in Italia in passato.
"To serve its own ideological
agenda, [Greenpeace] wants to keep the Third World permanently mired in Third
World poverty, disease and death. So far, it has succeeded," said Niger Innis,
national spokesperson for CORE
[...] "Green
radicals oppose all these projects and tell these destitute people they should
be happy with little solar panels on their huts, now and for generations to
come," a CORE press release stated.
Per
un punto di vista competente e ragionevole su Terzo Mondo e tecniche agricole
moderne contrapposte a terzomondismo e agricoltura biologica consiglio questa
lettura: "Il mal d'Africa? Cura global!".
Autorevoli giornali stranieri scritti da italiani
non tanto autorevoli
Confesso di essere stato un po' ingenuo: avevo sempre
pensato che i giornali stranieri grandi e "autorevoli" come
l'Economist
scavassero a fondo, cercassero di capire almeno un po' le complesse questioni di
politica interna del nostro paese, e non si limitassero semplicemente a
pubblicare articoli scritti dai loro corrispondenti italiani, che guarda caso
sono leggermente di parte, quando non sono addirittura politicamente impegnati
nell'opposizione.
L'Economist
invece esce con l'ennesimo articolo scritto in spaghetti-english
contro
Berlusconi e
dice cose addirittura ridicole come che il Cavaliere non farebbe bene a
un'Europa
che deve ricostruire le sue relazioni con gli
USA (non
vedo un capo di stato più amico di
Bush, a
parte
Blair). Ma
la motivazione principale, scritta all'ultimo posto secondo i più
classici dettami della retorica, è che il leader del prossimo paese alla
guida
dell'UE
dovrebbe essere dotato di
"quell'autorità morale che viene
dal rispetto". Eccola la vera spia della
provenienza di questi articoli: il richiamo moralistico. Ma dove sta scritto che
un uomo eletto dalla maggioranza del suo paese per governarlo debba essere un
campione di moralità? Che c'entra questo con il mandare avanti una
nazione? (Che c'entra il fatto che un presidente americano nel tempo libero si
diverta con una stagista, con la sua capacità di
governo?) Ancor più ridicolo il fatto che
sui giornali italiani si scriva che queste cose, scritte da un italiano, sono
vere perché lo dice "la voce
più autorevole dell'establishment
britannico"
(Bonanni su Repubblica del 9
maggio). Buttafuoco
sul Foglio di
ieri
(pag.2) ha un articolo che fa
letteralmente onore al suo nome riguardo a
Severgnini e
alla sua carriera anti-berlusconiana presso
l'Economist.
Esattamente due anni prima, il 7 maggio 2001,
Dagospia
a proposito della "prima volta" scriveva:
"Dopo tutto, uno dei complici
dell’”operazione” era stato quel
Severgnini
che poi è venuto a Londra a
intervistare per il Corriere
della SeraBill Emmott
[direttore dell'Economist.
n.d.E.], per fargli ribadire
l’opportunità di tante pagine dedicate alla demolizione
dell’immagine di
Berlusconi."
Nell'ultima settimana i telegiornali giapponesi ci
hanno tenuti informati sugli spostamenti e le dichiarazioni di una setta
millenaristica chiamata Pana
Wave. Sono una delle tantissime nuove religioni
giapponesi e si caratterizzano per il fatto che sono bardati di bianco da capo a
piedi e ingorgano le strade di montagna con caravan (bianchi) in fila indiana
che vanno a passo d'uomo. I caravan sono ricoperti di adesivi "speciali" che
servirebbero a proteggerli dalle onde elettromagnetiche. Annunciano la fine del
mondo per il 15 maggio, e hanno minacciato di sterminare il genere umano se
dovesse morire la loro fondatrice. Dopo l'attentato al
Sarin da
parte della settaAum Shinrikyo i
giapponesi hanno imparato a non sottovalutare quelli che sembrano solo una
combriccola di eccentrici. Grande scalpore ha
anche suscitato la scoperta che questa setta ha tentato di catturare
Tama-chan,
l'amata foca che dall'agosto scorso abita i fiumi di
Tokyo.
Secondo i Pana Wave è lei la chiave per la salvezza del
mondo! Potete leggere dei Pana Wave qui, e di Tama-chan, compresa la sua relazione
con la setta, qui.
Il campione di
pro-wrestling
noto con il nome di battaglia di The Great Sasuke
il mese scorso è stato eletto a furor di popolo nel consiglio della
prefettura di
Iwate (ha
ricevuto più voti di ogni altro candidato). Però quando questa
settimana si è presentato in consiglio per la prima volta ha creato
scompiglio perché indossava una maschera, una variante di quella che utilizza di solito
sul ring, decorata con il simbolo della prefettura. Dato che Sasuke, che ha
corso per il Partito Liberale (Jiyuto), ha
fatto tutta la campagna elettorale con la maschera ed è da tutti
conosciuto con quella faccia, a molti che l'hanno votato paiono strane le
polemiche a riguardo. Oggi il consiglio si è riunito per decidere se
permettergli di presentarsi mascherato o meno, ma la decisione è stata
rimandata a giugno. Qui un articolo dal Daily Yomiuri.
Cercare un particolare articolo in un weblog è
piuttosto frustrante quando una pagina contiene decine di post diversi.
Così negli ultimi due giorni mi sono dedicato ad aggiungere e collaudare
un motore di ricerca che scava all'interno del mio blog. Lo troverete sempre in
cima alla pagina principale. Ringrazio il
servizio PicoSearch che fornisce motori di ricerca
gratuiti (ma anche a pagamento) molto potenti. Ho dovuto smanettare un po' con
le moltissime opzioni (per evitare ad esempio che il motore desse risultati
uguali tra loro perché presenti in più pagine), ma mi sembra
funzioni egregiamente. Consigliato vivamente a tutti i blog con almeno qualche
mese di vita.
Ne ho visti tanti, in questi due anni qui, ma ancora
mi stupiscono i giapponesi che parlano al cellulare e intanto si inchinano a
ripetizione. A seconda delll'angolazione del corpo potete capire l'importanza
dell'invisibile interlocutore. La prossima volta gli faccio una
foto.
Il servizio di acquisto di musica lanciato da
Apple (vedi
il precedente La mela e la musica) ha avuto un successo
superiore alle aspettative: a una sola settimana dal suo lancio ha venduto un
milione di brani, il doppio di quanti ne vendono in un anno tutti i suoi
concorrenti. I dirigenti delle major musicali sono
esterrefatti: "Our internal measure of
success was having the iTunes
Music Store sell one million songs
in the first month. To do this in one week is an over-the-top success," said
Doug
Morris,
Universal Music
Group's CEO.
Leggete qui l'articolo dal Music
Industry News Network.
Segnalo un interessante pezzo del Griso intitolato Identità, riguardo ai due terroristi
suicidi britannici in
Israele e ai
perché di questi gesti. C'è un punto però dove mi sento di
puntualizzare una cosa, quando parlando del background sociale dei terroristi si
rileva che il terrorismo non è
"figlio della miseria e
dell'ignoranza":
"...abbiamo a che fare con i figli della
borghesia benestante, spesso colta. Gli operai, il popolo, i proletari (o come
li volete chiamare) non vanno in giro ad ammazzare la gente per sport; semmai,
fanno la rivoluzione, che è una cosa ben
diversa".
Ecco,
sul fatto che il terrorismo non nasca dalla miseria siamo d'accordo, e anzi
credo sia cosa ormai assodata sia che si parli di terrorismo arabo finanziato
dai sauditi che di terrorismo italiano finanziato da imprenditori (il famigerato
caso Giangi
Feltrinelli non è sicuramente un caso
isolato). Però dire che i terroristi degli anni di piombo, o quelli di
adesso, "ammazzano la gente per sport" significa sottovalutare la spinta
ideologica che sta dietro questi atti, come anche dietro a una rivoluzione. I
fondamentalisti islamici ammazzano gli ebrei perché lo vedono come una
missione di liberarazione della Terra da una piaga; i terroristi rossi
ammazzavano la gente seguendo un programma di destabilizzazione che avrebbe
dovuto condurre alla guerra civile e all'instaurazione di un regime marxista in
Italia.
Dietro entrambi questi comportamenti ci sono menti che teorizzano e giustificano
la violenza. Dietro entrambi c'è ideologia, una sorta di mostro che non
vede altro che se stessa e non è più in grado di discernere -
papale papale - cosa è bene e cosa non lo è.
"Noi vedevamo l'affermazione del valore
della vita umana, diciamo in astratto, come una specie di mascheratura degli
interessi di chi comandava e di chi sfruttava e così
via."
(Adriano
Sofri, interrogato a proposito della campagna di
Lotta
Continua contro il commissario
Calabresi).
INFERNAL
AFFAIRS, di Andrew Lau e Alan
Mak, con Tony Leung Chiu-Wai, Andy
Lau, Anthony Wong, Eric
Tsang. Tony
Leung è un poliziotto infiltrato nella
mala, Andy
Lau e un malavitoso infiltrato fin
dall'accademia nella polizia. Amici e nemici si mescolano e si confondono anche
nella mente dei due, consapevoli di non poter continuare a lungo questo gioco.
Andrew Lau e
Alan Mak
girano un bel poliziesco, teso, ritmato, emozionante, e che ricorda il
Johnnie To un
po' commerciale e un po' sincero di
"Running Out
Of Time". Ottimi gli attori, con
Anthony Wong
una spanna sopra gli altri. Ha fatto incetta di premi al Festival di Hong Kong.
Qui una
recensione in italiano da Hong Kong Express, e qui una in
inglese.
THE MAN WHO
WASN'T THERE ("L'uomo Che Non C'era" o, qui in Giappone, "The
Barber"), di Joel Coen, con Billy Bob Thornton, Frances McDormand, Michael
Badalucco. Thornton
è un barbiere, soltanto un barbiere. È un ritornello ricorrente
della sua vita, in cui le pretese sono poche quante le sue parole. Ma un giorno
qualcosa scatta nella sua testa, e comincia un tentativo di rivincita, a partire
da un incontro con uno strano affarista e dal tradimento della moglie con un
amico. I fratelli
Coen girano un film di un bianco e nero
bellissimo ricco di chiari e scuri da film noir anni '40, su un uomo sovrastato
da eventi completamente fuori dal suo controllo anche quando sembrerebbe il
contrario. Anche la voce off
del protagonista che racconta la sua vicenda
viene direttamente da una tradizione cinematografica e letteraria a cui i Coen
si ispirano senza darsi al citazionismo. Probabilmente il più compatto e
perfetto film dei Coen fino ad oggi.
Consiglio a tutti il numero speciale
del
Foglio del 28 aprile (purtroppo non in rete,
come ogni lunedì) dedicato al 29 aprile di 10 anni fa, il giorno in cui
la Camera votò a favore di Bettino
Craxi contro l'autorizzazione a procedere da
parte del pool di
Milano, e il giorno dopo, quando una folla di
militanti comunisti spacciati per "la gente" si radunò davanti al suo
albergo per tirargli le monetine. Da segnalare il pezzo di Mattia Feltri,
54esima puntata della fondamentale serie
"Mattia nel
Terrore" dedicata alla storia di
Mani
Pulite, e la
lettura di Repubblica di allora di Rocca. Il Foglio
pubblica anche una memoria scritta dello stesso Craxi nel 1997, dove tra le
altre cose citando la Colonna
Infame di
Manzoni
dice: Anche se una eventuale scelta di
violare la legge processuale al fine di scoprire "empi e funesti malfattori" si
rivelasse un inganno, l'inganno stesso, scriveva Manzoni, sarebbe comunque
"mantenuto e fortificato da una autorità sempre potente, benché
spesso fallace e stranamente illusoria, poiché in gran parte non fondata
su quella dei giudici medesimi: voglio dire l'autorità del pubblico che
li proclama sapienti, zelanti, forti, vendicatori e difensori della
Patria". Mi erano venuti in mente
anche alcuni passi di una "Relazione del Comitato Centrale del Partito Comunista
cecoslovacco", a proposito dei processi del '52, conclusisi con le condanne a
morte dei dirigenti comunisti. Uno di questi diceva: "I tribunali costituiscono
un importante strumento a disposizione della classe operaia nella lotta contro
il nemico di classe". Ai tempi nostri poteva essere tradotto nell'affermazione
che i giudici sono a disposizione del "consenso popolare", mentre il "nemico di
classe" è più semplicemente l'odiato avversario
politico.
Se poi volete un mini-bigino
sull'attività del pool di Milano negli ultimi 10 anni, non avete che da
leggere questo.
1) Ho ordinato 7 libri più e meno recenti in
Italia con Internet
Bookshop il 17 aprile, il 22 sono
stati spediti, il 29 sono arrivati a casa. Considerato che tra l'ordine e la
spedizione sono passati solo 3 giorni lavorativi (era Pasqua) mi sento di
consigliare questo servizio. Avevo già fatto un'esperienza positiva con
loro qualche mese fa, dopo un'esperienza pessima con
Bol.it (sono
passati due mesi prima che, senza nemmeno avvisarmi, mi annullassero l'ordine
perché avevo ordinato troppo!).
2)
È partito il mio abbonamento a Il
Foglio del lunedì e il giornale di
lunedì 28 era nella mia cassetta della posta già la mattina del
30. Complimenti!