Per ragioni dovute soprattutto a problemi con il mio
software per bloggare, iBlog
(che nella versione vecchia che uso io ogni volta riposta praticamente tutto il
blog, mettendoci circa un'ora anche solo per l'aggiunta di un link, mentre nella
versione nuova non mi importa più il vecchio blog e ha diversi altri
problemi), ho deciso di cambiare sistema.
Mi
servirò di un hosting "normale" di blogging come fanno tutti. Ho girato
di qua e di là provando varie possibilità, e alla fine mi sembra
che Splinder sia il
servizio più adeguato alle mie esigenze (volevo le categorie, la
possibilità di modificare liberamente il template, e altre cose che
su Splinder ho
trovato).
Avevo scartato
Splinder,
all'inizio, perché più volte ho avuto difficoltà a
collegarmi ai suoi blog, e spesso l'ho trovato in manutenzione, o comunque non
disponibile. Mah, speriamo bene.
Sto piano
piano creando una specie di clone di questo blog, e credo che tra poco
partirò. Adesso è troppo presto per traslocare, perché la
nuova casa non è ancora abbastanza
confortevole.
Per un po', quindi,
resterò qui. Ma intanto cominciate a segnarvi il mio futuro
indirizzo:
Una delle soddisfazioni di vivere a
Tokyo
è che puoi comprare la cosa meno costosa del mondo, diciamo la classica
caramella, e alla cassa estrarre una banconota da 10mila yen (il taglio
più grosso che c'è, al momento circa 75 Euro), senza che nessuno
ti guardi con aria seccata, sbuffi, ti chieda se non hai degli spiccioli. In 4
anni che abito qui, nessun negoziante mi ha mai detto di non avere il resto da
darmi. Nessuno mi ha mai suggerito-proposto-intimato di andare a cambiare i
soldi nel negozio a fianco, e da lì a quello a fianco e così via
di fianco in fianco finché non raggiungi un altro negozio analogo al
primo e decidi di provare ad acquistare lì. Nessuno mi ha mai fatto
sentire colpevole perché non sono passato in banca a cambiare i soldi, o
a casa a rompere il porcellino, prima di entrare nel suo
negozio. Non capisco come facciano, ma è
così.
"L'altroieri sono
andata all'ambasciata d'Italia. Finalmente ho ricevuto la
vista!!"
[Per chi non ci fosse arrivato,
intendeva scrivere "il visto", cioè quello necessario per soggiornare in
Italia più di 3 mesi, ma dato che in giapponese si dice "visa", ha messo
le due cose insieme ed è stata guarita!]
Me ne sono accorto solo oggi, ma tra un annetto
arriverà il secondo lungometraggio d'animazione con un bel
"Tim Burton's"
nel titolo. Dopo quel capolavoro assoluto di
"The
Nightmare Before Christmas", ci
godremo un nuovo film a passo-uno (cioè quelli fatti con i pupazzi e
animati un fotogramma alla volta) chiamato
"Corpse
Bride". Tratto da un racconto russo,
è diretto dallo stesso Burton (che per TNBC aveva affidato la regia a
Henry Selick) e
da Mike
Johnson. Quest'ultimo nome non dirà
niente ai più, ma oltre ad essere stato animatore in TNBC e nel
successivo film di Selick ("James
e la pesca gigante"), è
stato regista e produttore di un bel cortometraggio che vidi all'incirca 8 anni
fa al festival di
Annecy:
"The Devil Went Down to
Georgia". Sapevo che avrebbe fatto
fortuna.
La sceneggiatura è di Pamela
Pettler e Caroline
Thompson, quest'ultima già
autrice dello script di TNBC, come anche di
"Edward
mani di forbice", di cui aveva
anche scritto la storia, in coppia con
Burton.
Pete
Kozachik è il direttore della
fotografia, e se vi state chiedendo cosa abbia fatto prima d'ora, la risposta
è... TNBC, ovviamente.
A doppiare il
protagonista sarà l'attore burtoniano per
eccellenza, Johnny
Depp.
Per
avere un assaggio del film potete guardarvi il trailer su
questa pagina. Per altre informazioni
potete rivolgervi a questo sito.
Pagine giapponesi, e un Napoli-Bari da
dimenticare
Ho aggiunto in fondo ai link sulla sinistra quelli che
rimandano a pagine di miei studenti (in realtà per ora, e credo anche in
futuro, si tratta di studentesse).
Oltre ai
loro piccoli negozietti, entrambe hanno una sezione dedicata ai racconti dei
loro viaggi in Italia, leggibili solo da chi mastica il giapponese. In
particolare, a costoro segnalo questa pagina da
Il
Giunco,
in cui la protagonista narra la terribile disavventura occorsale durante il
viaggio
Napoli -
Bari, di cui
faccio qui un breve riassunto:
Mentre lei e
la sua amica correvano sull'autostrada a bordo di un pullman della
Sita,
guardando fuori dal finestrino si sono accorte che uno dei portelloni laterali
dei bagagli era aperto. Hanno subito informato l'autista, che si è
fermato alla prima piazzetta, è sceso, ha chiuso il portellone, ed
è ripartito. Il fatto che non abbia controllato nulla le ha lasciate un
po' perplesse. Ma tant'è.
Arrivati ad
un'area di servizio per una sosta,
J è
andata ad aprire il bagagliaio per controllare che fosse tutto a posto e... non
ha trovato la sua valigia, quella in cui c'era TUTTO. Cerca e ricerca, non era
da nessuna parte. Informato dell'accaduto, l'autista se n'è rimasto
calmissimo: "Ma sei sicura? Ma va'?", ed è andato a vedere. Ha detto che,
se pensavano che fosse davvero caduta fuori, dovevano chiamare la polizia, e
dopo un "Oh, no! Si è rotto il portellone!", si è messo a
ripararlo, e la polizia hanno dovuta chiamarla loro, aiutati da caritatevoli
italiani (J mi ha detto che secondo lei l'autista non voleva chiamare la polizia
perché avrebbero potuto scoprire che il portellone era rotto già
prima della partenza). Non solo il conducente non si è scusato, ma ha
mostrato zero partecipazione verso una ragazza che per colpa sua aveva perso
tutto quello che si era portata in Italia (compreso cose che non avrebbe dovuto
portare, come il cellulare giapponese, ma questo è un altro discorso).
Complimenti.
Inutile dire che anche in
seguito alla chiamata della polizia, alla denuncia, al verbale in questura, e a
tutta la trafila burocratica, la valigia non è più stata trovata,
e la Sita ha rimborsato J con una cifra irrisoria, che non pagava nemmeno la
Samsonite, figuriamoci il contenuto.
Sulle
prime ti viene da dire: "Beh, sono cose che possono succedere ovunque", poi ci
pensi meglio e dici: "Sì, ovunque ma non in
Giappone".
Il bello è che uno cerca anche di confutare i soliti stereotipi sui
napoletani, ma la realtà, evidentemente, è più
forte.
L'Unitàsi indigna perché
Berlusconi
ha spedito una lettera agli italiani "a spese loro". Peccato che non si sia mai
indignata per il fatto che l'Unità stessa sono anni che fa
disinformazione uscendo ogni giorno a spese degli stessi
italiani (circa 6 milioni di Euro all'anno in finanziamenti
pubblici).
Sfoglio il catalogo (cartaceo) del dicembre 2004 di
stereo compatti e Home Theater in a
Box della
Onkyo (nota
ditta giapponese di hifi, per chi avesse difficoltà e a immaginarlo da
solo), e in una pagina vedo accanto allo stereo 3 libri occidentali. Guardo
meglio, e sono italiani. Guardo meglio, e c'è pure
Andreotti!
Sono due libri di economia e uno di
politica.
Forse non mettono libri giapponesi
per non fare pubblicità, e sicuramente il potenziale acquirente
giapponese che sfoglia il catalogo non ha la minima idea di cosa siano e nemmeno
di come si leggano i titoli, ma per un italiano come me è divertente e al
tempo stesso interessante. Mi sono chiesto chi abbia messo lì quei libri
e dove li abbia trovati, ma anche mi sono sorpreso del fatto che sono coerenti
tra di loro. Cioè, avrebbero potuto mettere insieme i primi libri che gli
capitavano per le mani, anche di lingue diverse, o magari anche tutti inglesi,
visto che se ne trovano a iosa pure qui, invece questi sono tutti e tre
italiani, e creano l'immagine del possessore di quello stereo come una persona
di una certa cultura, non giovanissimo, che si interessa di politica ed
economia, ed è un fedele lettore di cartonati Rizzoli. Per me è
un'attenzione al dettaglio encomiabile.
Riprendendo un uso per qualche tempo sospeso, pubblico
una composizione di una mia studentessa, la stessa che qui lottava contro il ragno.
È una hostess di una grande compagnia
giapponese, di cui non faremo il nome, come anche è ridotto a una
iniziale quello dell'altra hostess di cui parla. Per questioni di privacy,
certo, ma anche per evitare spiacevoli sorprese se quanto ipotizzato verso la
fine del brano fosse vero (!).
Una cosa fantastica del vivere in un altro paese (o un
altro continente) è ignorare bellamente la maggior parte dei "personaggi
famosi" della TV italiana. Per esempio, ieri ho letto un trafiletto riguardo a
una certa Loredana
Lecciso, il cui nome non mi diceva proprio
niente. Poi ho scoperto che con la sorella sono "le due gemelle più famose di questo autunno
tv" (il che presuppone che sulla TV italiana questo autunno fosse un
florilegio di gemelle). È bellissimo che
qui da me invece nessuno abbia la minima idea di chi siano. Di come, appunto,
fondamentalmente non siano nessuno al di fuori dei confini italiani, o meglio
"al di fuori dei confini della TV italiana". Allo stesso modo non ho la minima
idea di chi siano i partecipanti ai vari
Grande
Fratello (io sono rimasto a
Taricone), o
all'Isola dei
famosi, o a tutti gli altri spettacoli che
sono ben lieto di perdermi (non li guardavo nemmeno quando stavo in Italia, ma
si sa che è impossibile sottrarsi all'invasione di ogni spazio mediatico
da parte di questi pseudo-divi).
Naturalmente
vale la stessa cosa per tutti quei personaggi, fondamentalmente insignificanti e
destinati a scomparire nell'arco di un paio di stagioni, che popolano la TV
giapponese. Anzi, qui è peggio, perché la macchina che fabbrica
nuovi divi ne sforna un paio al giorno e ne affonda altrettanti nello stesso
tempo.
Bello questo post del
Griso. Parla
di quei paladini
dell'Islam
che per difendere e giustificare le credenze e le pratiche di quella religione,
per esempio nei confronti delle donne, non trovano altro modo che dire
"però il cristianesimo è peggio". Non è così, ma
verrebbe da dire: E allora? E se anche fosse? Questo "benaltrismo" applicato
alle religioni è assolutamente insensato.
Ma ancora più insensato è il
fatto che, come ben nota il
Griso:
"[...]
costoro estrapolano fuori contesto dei punti che, o sono ormai considerati poco
più che narrativa a carattere sacro (com'è il caso
dell'Antico
Testamento per i cattolici), o
poco o nulla hanno a che vedere con la catechesi e con la prassi quotidiana dei
rapporti uomo-donna oggi."
Sorvolando sul
fatto che l'Antico Testamento è comunque ancora un po' di più di
"narrativa a carattere sacro", il Griso centra in pieno il punto: parla di
catechesi e di prassi quotidiana.
Chi
scrive cose tipo, "Se ciò
che è scritto è veramente "Parola di Dio" non può cambiare
nel tempo: la religione è e deve essere
legge!", è evidente che ragiona dal punto
di vista musulmano, ovvero di una religione basata su di un libro. In cui
fondamentalmente ciò che viene venerato, più della stessa
divinità, è il libro che ne parla. E per cui quello che non
è scritto nel libro non esiste, o è semplicemente sbagliato.
Invece il cattolicesimo è quanto di
più lontano si possa immaginare da una "religione del libro".
Innanzitutto perché
Cristo non
è un profeta qualsiasi, ma è lo stesso Dio diventato uomo. Non
viene semplicemente a parlarci di Dio, ma è Dio stesso che mangia e beve
con noi.
Chi conosce un pochino il vangelo
almeno per averlo sentito a messa da piccolo, ricorderà diverse occasioni
in cui
Gesù
dice cose tipo: "Fu detto... ma io vi dico..."; "Voi sapete che è stato
detto... ma io vi dico...". Gesù modifica quella che per i suoi
contemporanei era la legge. Perché? Perché i tempi sono cambiati,
possiamo dire. E perché lui può farlo, in quanto lui stesso
è la fonte della legge. Quindi già mettersi a citare tanti passi
dall'Antico Testamento, per dimostrare che i cristiani sono misogini, non ha
alcun senso.
Ma c'è un passaggio
ulteriore: Gesù ha fondato la Chiesa, ha detto a
Pietro:
"A te darò le chiavi del Regno dei
Cieli, e tutto ciò che legherai sulla terra sarà legato nei cieli
e tutto ciò che scioglierai sulla terra sarà sciolto nei cieli."
E ancora:
"Io sono con voi tutti i giorni, fino alla
fine del mondo". La Chiesa ha la pretesa di
essere la continuità di Cristo nella storia. Di essere il corpo vivente
(vivente, non di carta) di Dio qui e ora. Se 2000 anni fa si poteva incontrare
Cristo di persona, chi è arrivato dopo la sua morte come fa? Si spara?
No, lo incontra nel suo corpo che è la Chiesa. Ovvero incontra degli
uomini. E questo corpo, essendo vivente, ha anche la capacità di cambiare
adattandosi al contesto.
Lo dice
perfettamente Karl Adam, in
L'essenza del
cattolicesimo:
"[...]
il cattolicesimo non va identificato senz'altro e sotto ogni riguardo col
cristianesimo primitivo o col messaggio di Cristo, allo stesso modo che la
quercia adulta non è totalmente identica alla minuscola ghianda. [...]
L'annunzio di Cristo non sarebbe un messaggio vivente, né il seme che
esso gettò alle glebe sarebbe un seme vivente, se fosse rimasto
eternamente il piccolo seme dell'anno 33 e non avesse messo radici e assimilato
materia estranea; se, anche con l'aiuto di questa materia, non fosse cresciuto
ad albero sui rami del quale nidificano gli uccelli del
cielo"
Fatta questa premessa di carattere
metodologico (cioè, nel senso che non bisogna parlare di qualcuno, in
questo caso la Chiesa, se prima non si sa nemmeno che cosa questo qualcuno dice
di essere), mi soffermo brevemente sulle citazioni presenti nella pagina di
Islam
Jihad Italia linkata dal
Griso.
Prima di tutto le citazioni non tengono
conto del contesto e del tempo in cui sono state dette. Pretendere che
S. Paolo
duemila anni fa dovesse dire alle donne di comportarsi in modo completamente
diverso a quella che era la loro cultura, sarebbe come pretendere che io in
Giappone mi
comportassi esattamente come se fossi in
Italia,
fregandomene di tutti gli usi e costumi locali.
Ma soprattutto, molto spesso le citazioni
sono estrapolazioni che cancellano il contesto: il brano del
Levitico
sull'impurità della donna durante il ciclo mestruale, oltre ad essere
ovviamente segno dei tempi in cui è stato scritto, proprio qualche riga
prima riportava, in altrettanto spazio di quello dedicato alla donna, l'elenco
dei casi in cui è l'uomo ad essere impuro.
Ma la citazione più ridicola è
quella dalla Prima lettera ai
Corinzi
(7,1) citata come "...è buono per
un uomo non toccare una donna...". E basta? E
quale sarebbe il senso? Il brano originale comincia così:
"Quanto poi alle cose di cui mi avete
scritto...", e in una traduzione alternativa
(riportata dalla Bibbia di
Gerusalemme) leggiamo:
"Vengo ora a ciò che mi avete
scritto, cioè che è bene per l'uomo astenersi dalla
donna...". e continua così:
"tuttavia, per il pericolo
dell'incontinenza, ciascuno abbia la propria moglie e ogni donna il proprio
marito. Il marito compia il suo dovere verso la
moglie (altro che "dovere coniugale" sempre
inteso da parte della donna! ndE);
ugualmente anche la moglie verso il marito."
Paolo sta rispondendo a una lettera dei suoi
amici di
Corinto, in
cui gli hanno evidentemente chiesto consiglio rispetto al modo in cui vivere la
propria fede. Qualcuno gli avrà scritto: "Io non sono sposato. È
meglio così? O devo sposarmi?". Paolo, anche in altri passaggi, consiglia
a chi non è sposato di rimanere tale, se ci riesce, e altrimenti di
sposarsi. E lo fa indifferentemente agli uomini e alle donne.
"Vorrei che tutti fossero come me, ma
ciascuno ha il proprio dono da Dio, chi in un modo, chi in un
altro." E nella stessa pagina consiglia anche a
marito e moglie di non astenersi dal sesso, se non di comune accordo, come anche
alle vedove di non restare tali "se non
sanno vivere in continenza", e così via.
Chi riesce a leggere in queste pagine altro che non quello che c'è
scritto lo fa evidentemente in cattiva
fede.
Lasciamo perdere poi i discorsi sulla
"figura "satanistica"(sic) della donna,
nella comunità ecclesiastica cattolica prima con San Paolo e poi nel
medioevo", cioè una delle idiozie
più grandi che abbia mai sentito in vita mia. Qui si tratta anche di
ignorare la letteratura italiana più classica: mai sentito parlare della
"donna angelicata" del medioevo? Da dove verrebbe, così di punto in
bianco? Ma, soprattutto, mai sentito parlare della
Madonna? Qui
si vede molto bene come la maggior parte delle critiche mosse alla Chiesa, e con
essa alla società occidentale che ne è scaturita, abbiano origine
da una profonda ignoranza.
Al proposito,
chiudo con una citazione molto bella e rilevante, riportata in
Il Suicidio
dell'Islam, di
Bernard
Lewis (pag. 70). È tratta da un resoconto
dello scrittore turco Evliya
Çelebi, in visita a
Vienna nel
1665, come membro di una missione diplomatica
ottomana:
"In questo paese vidi uno
spettacolo straordinario. Ogni volta che l’imperatore incontra una donna
per strada, se è a cavallo fa fermare il cavallo e la lascia passare. Se
l’imperatore è a piedi e incontra una donna, assume una posa di
riguardo. La donna saluta l’imperatore, il quale allora si toglie il
cappello in segno di rispetto per la donna. Dopo che la donna è passata
l’imperatore continua per la sua strada. È veramente uno spettacolo
straordinario. In questo paese e in generale nelle terre dei miscredenti le
donne hanno l’ultima parola. Sono onorate e rispettate per amore della
Madre Maria."
Queste cose i musulmani (e
soprattutto le musulmane) se le sognano ancora adesso.
Leggo i commenti scandalizzati di vari esponenti
politici alle parole del ministro
Calderoli,
che ha messo una taglia sulla testa degli
assassini del benzinaio Giuseppe Enrico
Maver, e non mi stupisco minimamente. Né
delle solite opportunistiche richieste di dimissioni e del continuo, e ormai
decisamente noioso, stracciarsi le vesti per qualunque dichiarazione degli
avversari politici (avversari anche in Casa), né mi stupisco e tantomeno
sono sconvolto dall'idea di "Una ricompensa a chi «riuscisse a dare
informazioni utili alla cattura dei due assassini del benzinaio di
Lecco»".
Quasi ogni giorno, quando vado al lavoro,
do' un'occhiata ai vari avvisi di taglia affissi nelle stazioni di
Tokyo, o
davanti ai numerosi posti di polizia. Più è stato efferato il
delitto, più la taglia è alta. Tra i diversi visi esposti ci sono
ancora quelli di alcuni membri della setta
Aum
Shinrikyo, responsabili per l'attentato al gas
nervino nella metropolitana di Tokyo. Di alcuni non c'è il volto, ma ci
sono le foto dell'arma del delitto e dei probabili vestiti indossati al momento;
di altri c'è un identikit disegnato.
Qui potete vedere la pagina in inglese, dal sito
della polizia di Tokyo, con la taglia sui 3 fuggiaschi della Aum (6 milioni di
yen, circa 45.000 Euro), e qui un'altra pagina con una taglia relativa al
tentato omicidio di un commissario di polizia (2
milioni). Un'altra pagina con una taglia,
stavolta solo in giapponese, per esempio, è qui. Si tratta del massacro di un'intera
famiglia, avvenuto qualche anno fa. Poi,
naturalmente, ci sono anche gli avvisi relativi ai ricercati su cui non è
stata messa nessuna taglia. Come questi, per
esempio.
Una ricompensa in denaro a chi
fornisce informazioni utili a catturare un criminale è chiaramente un
modo per invogliare la collaborazione dei cittadini nei confronti della polizia,
soprattutto in casi in cui, magari per paura o peggio per menefreghismo,
potenziali collaboratori alle indagini evitano di farsi
avanti.
Perciò tutto questo gran
parlare di "far west" e di "cultura giuridica del nostro paese ridotta alla
legge del taglione" (ma quale taglione, poi? nel senso di "grande taglia"
forse?), mi pare quanto meno ridicolo.
Trovo
anche molto buffo che certi esponenti di sinistra e giornali come
l'Unità
si scandalizzino e definiscano "annuncio-shock" una taglia su degli assassini,
mentre nello stesso tempo sostengono la "resistenza" irakena e giustificano le
stragi di innocenti effettuate dai terroristi palestinesi.
Mi scuso per la lunga assenza, ma ho avuto diverse
cose da fare. Innanzitutto è nato il mio primo figlio, che avrebbe dovuto
arrivare sotto
Natale, ma
che invece ha deciso di uscire allo scoperto oltre un mese prima. Poi (anzi, in
realtà è successo prima) ho anche cambiato
Mac, e ho
passato un po' di tempo a sistemare file e preferenze varie. Conto di tornare
operativo entro breve, perché di cose da scrivere ne avrei anche
parecchie. A presto!
Ho ricevuto messaggi e chiamate da amici e parenti che
volevano accertarsi che stessi bene, dopo il terremoto di sabato. Sto bene. Il bello
è che stavolta non mi sono accorto di niente: stavo viaggiando in
metropolitana, dove ti accorgi di una scossa solo se il treno è fermo in
stazione o se ti crolla il soffitto sulla testa. Ne ho avuto notizia da un sms
di mia moglie, che era un po' spaventata visto che si è trattato di un
terremoto più forte del solito, con un paio di scosse ravvicinate.
Però dalle nostre parti, a
Tokyo e
dintorni, non è successo niente. A casa dei miei suoceri, che sono un po'
più a nord, sono caduti oggetti dai ripiani alti degli armadi.
Poi oggi ho sentito al TG che ci sono state
circa 250 scosse di assestamento percepibili
anche senza strumenti, e così ho appreso di non essere impazzito: ieri
sera fino a tardi mi sembrava continuamente di sentire il terremoto, ma quando
alzavo gli occhi il lampadario era fermo, e ogni volta mi dicevo che era
autosuggestione.
Quest'anno non bastavano i
continui tifoni di portata
storica...
Ricordate gli spot di
Apple per la
campagna
"Switch"?
Si trattava di piccoli monologhi di "persone normali" su sfondo bianco, che
raccontavano del loro passaggio (lo switch, appunto) da
Windows a
Mac, dei
loro problemi e frustrazioni con il sistema di
Bill Gates,
e delle soddisfazioni nell'uso di Mac OS
X.
Il
regista di quegli spot, il premio Oscar Errol
Morris, ha appena realizzato degli
spot elettorali sulla falsariga della campagna Switch. Stavolta si tratta di
cittadini americani che nel 2000 votarono per
Bush, ma che
stavolta hanno deciso di passare a
Kerry, e ne
spiegano le ragioni.
La mano del regista
esperto si vede, e a mio avviso si tratta di video più efficaci di quelli
che hanno invaso le TV americane negli ultimi mesi (vedi questo nostro post di qualche tempo fa).
Hanno un montaggio meno vivace di quelli di Apple, meno cambi di inquadratura,
ma anche qui gli stacchi sono perfetti e molto
fluidi.
P.S. In
questi spot c'è gente che dice un bel po' di cose parecchio discutibili,
ma lo scopo di questo post non è discutere di chi sia più adatto a
governare gli Stati
Uniti.
Qualche giorno fa,
Enzo di
1972,
reduce da un viaggio in
Cina, di cui
ha parlato più volte sul suo blog, raccontava:
Un
giorno in un autobus di
Luoyang
incontrammo una ragazzina dodicenne che ci spiegò di essere figlia unica
perchè il governo imponeva severe penalizzazioni economiche alle famiglie
che avessero violato la norma. Ci dimenticammo di chiederle a quanto ammontasse
la sanzione
[...]
Postiamo ora una
risposta, certi di fare cosa gradita al grande Enzo, ma anche a tutti quelli che
organizzano una manifestazione oggi e un girotondo domani per urlare la loro
indignazione contro i paesi democratici
(USA,
Israele,
Italia...),
ma mai contro quei governi illiberali, repressivi e fondamentalmente disumani,
che meriterebbero sul serio le loro attenzioni.
Il
programma di controllo della popolazione è in atto da 21 anni. Esso
prevede la nascita di un solo figlio per famiglia, al massimo due per membri di
minoranze etniche o per contadini che hanno già una figlia. Chi viola
queste regole rischia multe salatissime, aborto forzato, infanticidio,
distruzione della casa o requisizione dei beni.
[...] Nell'estate
del 2000, ad esempio, ha
fatto molto scalpore la
notizia,
riportata dal
«Times»
di
Londra
il 24 agosto, secondo cui a
Caidian
(Hubei)
5 funzionari del governo avrebbero affogato un neonato in una risaia, davanti
agli occhi atterriti dei genitori. Alla donna ancora incinta, di nome
Liu,
gli impiegati
dell'Ufficio
per il Controllo della
Popolazione
avevano intimato di abortire. La donna aveva già violato altre volte la
politica del figlio unico (era incinta per la quarta volta). I medici della
clinica a cui la donna è stata costretta a ricorrere hanno iniettato una
soluzione salina nel feto per distruggere il sistema nervoso del nascituro. Ma
il bambino è nato sano. I funzionari governativi hanno ordinato al padre
di ucciderlo, ma questi si è rifiutato. Essi hanno atteso il ritorno a
casa della famiglia e, preso il piccolo, lo hanno
affogato.
Nell'agosto
2002, il contadino
Ke
Senhai di
Kesishangzai
(Xianju,
Zhejiang)
ha denunciato - anche via internet - le violenze verso sua moglie
Xu
Lie, che hanno
spinto la donna sull'orlo del suicidio. La notte fra il 12 e il 13 agosto, 8
impiegati del governo locale hanno circondato la sua casa e hanno prelevato a
forza la donna, portandola all'ospedale per bloccare la sua seconda gravidanza.
In due ospedali i dottori si sono rifiutati di fare l'operazione perché
considerata a rischio. Il gruppo allora è andato all'ospedale di Xianju.
Un impiegato ha
obbligato i dottori a fare un'iniezione alla donna, per uccidere il bambino in
grembo e produrle le doglie per espellere il feto: il tutto contro la
volontà della coppia e contro il parere dei dottori. Nonostante tutte
queste violenze, il bambino non è nato. Incapace di sopportare i dolori
fisici e lo stress, la signora Xu si è gettata dalla finestra del secondo
piano dell'ospedale. I dottori l'hanno subito curata per le ferite riportate e
le hanno fatto un taglio cesareo, trovando il bambino ormai morto. Ke Senhai ha
definito «barbari» i metodi usati dai
funzionari.
Il
governo si difende da tutte le critiche mostrando che il successo economico
della Cina dipende proprio dal basso tasso di crescita della popolazione. Per
questo il 1° settembre 2002 è stata riaffermata e aggiornata la
legge sul figlio unico: alle famiglie che non si piegano al controllo e che
vorranno avere più figli verranno richiesti dei «risarcimenti
sociali», a seconda del reddito delle famiglie colpevoli. Tale risarcimento
ruota fra i 25 mila e i 100 mila euro: una cifra che i contadini - quelli che
più facilmente infrangono il limite - non potrebbero pagare nemmeno
lavorando per tutta la
vita.
L'autore prosegue
poi con notizie relative al fatto che, a causa di questa legge del bambino
unico, il desiderio di avere un figlio maschio porta all'uccisione di moltissime
figlie femmine, all'aborto selettivo, e anche a un "mercato" clandestino delle
mogli, attuato tramite rapimenti. La carenza di donne diventerà infatti
un problema serio: mentre la media mondiale è di 106 maschi su 100
femmine, e in
Europa
è di circa 95 maschi su 100 femmine, in Cina è di 119,35 bambini
ogni 100 bambine, e in certe zone (come lo
Guanxi)
tocca i 140 maschi su 100 femmine.
Nel testo si dice che il
governo cinese, grazie a nuove leggi del 2002, impone ora delle multe, ma non si
creda che questo significhi una riduzione delle violenze. Si tratta invece del
solito contentino per placare un po' le critiche straniere. Come potete leggere
in questa
pagina, gli aborti e le
sterilizzazioni forzate continuano, a colpi di "campagne" stagionali, che
funzionano in questo modo: i funzionari governativi piombano in un villaggio,
raccolgono tutte le donne incinte, le fanno abortire e nel caso le sterilizzano,
e pretendono la collaborazione di tutti nel denunciare donne che nascondano la
propria gravidanza. Particolarmente interessante il passaggio in cui si dice che
le donne sposate da poco devono attendere il permesso di potere avere il primo
figlio. In questa
pagina del
Telegraph
si parla di analoghe pratiche relativamente alla provincia del
Guangdong.
Un
racconto veramente
terribile viene dal
Turkistan
cinese, in cui un abitante della città di
Kashgar
racconta di questi aborti forzati di massa, praticati anche su donne incinte di
9 mesi, ed eseguiti da dottori il più delle volte incapaci, che molto
spesso finiscono per causare anche la morte delle
donne.
Altre notizie del
genere si possono trovare un po' ovunque su internet.
Vedi in questa pagina della
CNN, dove si parla di
donne sposate con taiwanesi costrette ad abortire al loro rientro in Cina, e in
particolare si cita una donna a cui è spettata la stessa sorte,
nonostante si trattasse del primo figlio, perché non aveva ottenuto il
permesso di averlo.
Tempo fa
il
Washington
Times riferiva
della decisione di
Bush
di togliere 34 milioni di dollari di finanziamento alle
Nazioni
Unite, perché implicate
nella politica cinese del figlio unico per famiglia e delle sterilizzazioni
forzate.
Per chi vuole un
rapporto organico e autorevole, rimando alla pagina del
Decimo
Rapporto del
Comitato per gli
Affari Esteri della
Camera dei
Comuni del
Regno
Unito. Pubblicato nel novembre
del 2000, elenca tutta una serie di violazioni dei diritti umani in Cina,
che si conclude con queste ovvie, ma insindacabili
parole: "By the international standards
which China has itself accepted, we must conclude that China is guilty of
persistent and major abuse of human rights."
Non scrivo mai di musica perché non ne so
parlare, e infatti non ho nemmeno la categoria adatta, ma volevo dire che
l'ultimo album dei Megadeth,
The system has
failed,
è finalmente bello. Dopo qualche album abbastanza insulso, e l'ormai
vaticinata morte del gruppo americano, stiamo invece tornando dalle parti
diYouthanasia
e Countdown to
extinction.
Dave
Mustaine si sta riprendendo dalla malattia che
l'aveva colpito al braccio sinistro: non corre sulle 6 corde come una volta, ma
ci dà dentro. Duetta nuovamente con
Chris
Poland, e se anche ci sono dei pezzi non proprio
memorabili, questo ritorno fa ben sperare per il futuro della
band.
"Die Dead
Enough", il primo singolo, non mi esce
più dalla testa, come non succedeva da
tempo.
In riferimento a un mio post di qualche giorno fa su
Michael
Moore ho ricevuto, in coppia con
Sofri il
giovane, una critica di questo tipo: "sto
leggendo articoli chilometrici dove spiegate che Moore è un bugiardo e
non ho ancora capito in cosa."
Mi
sembrava di aver fornito qualche link a informazioni utili relative alle bugie
di Moore, ma evidentemente non sono sufficienti. E allora ho deciso di scrivere
il post definitivo sull'argomento, cominciando con il citare il link definitivo:
"Fifty-nine Deceits in Fahrenheit 9/11" è
un approfondito studio di tutte le bugie, e inversamente anche una conferma
delle poche verità, contenute nell'ultimo film di Michael Moore. È
scritto da Dave
Kopel, che non è proprio un fan di
George Bush:
democratico, nel 2000 aveva preferito votare per Nader, proprio come
Moore. Sempre Kopel l'anno scorso aveva scritto un pezzo sulle bugie di Moore in
"Bowling for
Columbine".
Seguendo
il link trovate tutto il documento con dovizia di riferimenti ad altro materiale
(e in fondo alla stessa pagina c'è una montagna di altri link relativi
allo stesso argomento), ma se volete assaggiarne soltanto un riassunto potete
leggere questo pdf in inglese, oppure anche in italiano (la traduzione però è
tanto involuta da rischiare di farvi sollevare più di un
sopracciglio).
Perché intellettuali di
sinistra come Kopel, Paul Berman,
Christopher
Hitchens, e molti altri se la prendono tanto
contro un altro esponente degli intellettuali di sinistra? La risposta l'ha
data Luca
Sofri nel pezzo da noi citato in un altro post: perché Moore è il
rappresentante di una sinistra il cui unico scopo è prendere il potere
con qualunque mezzo e qualunque menzogna atta a demonizzare e demolire
l'avversario, e in questa sinistra loro non si riconoscono. Sofri la chiama "la
sinistra uguale", nel senso di uguale alla
destra.
Il sentimento
crescente fra i liberal sembra essere che Moore è un cattivo elemento ma,
dannazione, è il nostro cattivo elemento. Non sono
d’accordo. La disonestà intellettuale di un liberal rende un
cattivo servizio alla nostra causa allo stesso modo della disonestà
intellettuale dei conservatori.
Hitchens,
tra le altre considerazioni, aveva definito il film di Moore
"uno spettacolo di abietta codardia
politica mascherata da dimostrazione di coraggioso
dissenso".
I
criticati metodi di Moore sono ben descritti in questo brano, dal numero 38 di
Tempi
(scritto in prima persona come se fosse lo stesso regista a parlare di
sé):
Nei miei
film-documentario monto insieme mozziconi di frasi prese da contesti diversi per
far dire ai personaggi quel che fa comodo a me; inverto successioni cronologiche
di avvenimenti; asserisco come veri fatti che esistono soltanto nella mia mente;
esibisco statistiche false o sbagliate o di cui non afferro il significato. E
infine sfrutto cinicamente le sofferenze umane che rappresento per travolgere
emotivamente lo spettatore e annientare il suo senso critico.
Come conclude l'estensore del pezzo
succitato:
Chi ha capito veramente
il film è il gruppo terrorista sciita
Hezbollah,
che in
Libano
gli fa pubblicità gratuitamente e ne mostra spezzoni sulla sua
tivù: dimmi chi ti applaude e ti dirò chi
sei.