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Mer - Giugno 9, 2004

Dove va la Spagna?

Ostaggio del terrorismo e fuori da tutto il resto: nessuno ha ancora trovato il coraggio di dirlo chiaramente ma questa è la situazione in cui si trova la Spagna a soli due mesi dall’insediamento del governo socialista.

Il solito grande 1972 in poche parole traccia il quadro dell'attuale situazione spagnola.
Se poi volete fare un ripasso dei come e dei perché Zapatero sia ora alla guida del suo paese, potete leggervi questo e questo, sempre da 1972, come anche l'articolo di Tempi "Chi ha incastrato Roger Aznar?".

Giugno 9, 2004 23:23  Permalink   Mondo


Gli ostaggi italiani liberati dagli americani, con le armi

Nel numero 37 di Ratman (del luglio 2003, ma che io leggo solo ora per via del fuso orario), c'è una storia pacifista e anti-americana, ma con un incipit che vuol essere cinico ed è invece semplicemente realistico. Io lo trascrivo e lo dedico all'Europa:

Non si risolvono i problemi con la forza.
Soprattutto quando se ne ha poca.

Giugno 9, 2004 23:15  Permalink   Mondo


Mer - Giugno 2, 2004

Regalo scaramantico?

Dal compito di una mia studentessa:

"Dopo il pranzo ho comprato una giacca e una tomba per il golf per il compleanno di mia mamma".


Ci abbiamo messo un po' a capire come ci fosse potuta finire una tomba tra i regali di compleanno della madre, e alla fine abbiamo scoperto che:

- Il regalo era un guanto da golf
- Quel giorno aveva usato un dizionario inglese-italiano
- Intendeva cercare "glove", ma come tutti i giapponesi aveva confuso la L con la R, e quindi aveva cercato "grove"
- Sarà stata la fretta o la disattenzione, ma ha preso una "a" per una "o", ed ha letto il significato di "grave"
- Ecco servita la tomba per la mamma

Forse dovrei segnalarne di più, di questi errori. A volte riescono a farne di molto divertenti.

Giugno 2, 2004 22:0  Permalink   Giappone


Mar - Giugno 1, 2004

La stategia di Bush non funziona? Occorre avere un'alternativa

Bel pezzo di Piero Gheddo, da Mondo e Missione n. 5 - 2004:

Dopo una panoramica sul disastro che è diventata la Somalia dopo che è stata lasciata a sé stessa, prosegue e conclude così:

Si dice che gli Stati Uniti vogliono imporre la pax americana in tutto il mondo, ma per vari casi di emergenza non si riesce a proporre nessun'altra soluzione. Ad una strategia sbagliata se ne deve contrapporre un'altra che porti risultati migliori. Tutti concordiamo nel dire che l'Onu dovrebbe essere garante della pace, ma può fare ben poco fin che tutti i Paesi sono prigionieri del loro egoismo nazionale; in Somalia ha fallito perché non trovava più chi vi impegnasse i propri militari e naturalmente ne pagasse le spese. Per quanto riguarda l'Iraq, se abbiamo a cuore il bene degli iracheni non possiamo lavarcene le mani. I pacifisti dicono: ritiro immediato delle truppe dall'Iraq, affidiamo tutto all'Onu, senza la partecipazione delle forze militari che occupano oggi l'Iraq (mandate da 47 Paesi!). Questo significa consegnare il Paese al terrorismo e al caos. La guerra, si dice, non serve a sconfiggere il terrorismo. D'accordo. Ma alzare bandiera bianca serve a qualcosa?

L'Europa non si è ancora resa conto (i no global meno di tutti) che, dopo il crollo dei "blocchi", il pericolo di guerra mondiale non viene più da Usa e Urss, ma dal moltiplicarsi di focolai di guerre, guerriglie, separatismi, colpi di Stato, dittature crudeli, terrorismi, conflitti etnici e religiosi, popoli ridotti alla fame. L'Occidente è impotente di fronte a queste continue emergenze.

Se la strategia di Bush contro il terrorismo non funziona, bisogna averne un'altra di ricambio, di cui però non si vede traccia. L'Europa unita dovrebbe essere pronta a dire: arriviamo noi e sostituiamo gli Usa. Ma questa è pura fantasia: abbiamo chiamato i militari americani per la Bosnia e il Kosovo, per la Somalia e il Libano che sono alle porte dell'Europa! I terroristi di Al Qa'ida e gli altri gruppi islamici armati non sono in guerra contro Bush e gli Usa, ma contro l'Occidente. Possiamo senza dubbio ritirarci nel nostro "paradiso" europeo (così ci vedono dai Paesi poveri), lavandoci le mani e sperando che il terrorismo islamico colpisca altri.
Ma c'è qualcuno che vuole questo?

Giugno 1, 2004 23:26  Permalink   Mondo


I Migliori? Maddeche?

Questo pezzo di Rocca non posso fare a meno di postarlo anch'io:

I fascisti islamici sgozzano un italiano, i diessini accusano Frattini e il governo.

Che pena.
Si credono i Migliori, superiori antropologicamente, ma sono il peggio di questo paese, peggiori degli incapaci al governo.

Sono sempre stati dalla parte sbagliata, hanno sostenuto i carri armati sovietici, gli sgozzatori vietcong, i genocidi Khmer rossi, le rivoluzioni culturali cinesi, le esecuzioni castriste, i terroristi palestinesi, i terzomondisti assassini, gli affamatori dei popoli.

Erano contrari alla Nato, all'Europa, all'America, finanche alle autostrade e alla tv a colori (non è uno scherzo: era la politica di Berlinguer), credevano che il divorzio fosse una sovrastruttura borghese. Sono stati il fattore di conservazione della società italiana, dalle loro idee è nato il partito armato rivoluzionario che ha insanguinato l'Italia negli anni Settanta e Ottanta e Novanta e fino a Biagi e D'Antona. Hanno creato, con la Dc, il debito pubblico italiano (l'80 per cento delle leggi di spesa italiane ha avuto il voto del Pci). Hanno sempre sostenuto le leggi speciali di polizia, i teoremi giudiziari, le manette e il carcere come strumenti di lotta politica, a Padova, come a Palermo, come a Milano.

Non ne hanno mai azzeccata una, non dicono "beh, forse in quell'occasione ci siamo sbagliati", piuttosto cancellano, rimuovono e, contemporaneamente, rivendicano quella tradizione. (C'è un'eccezione: Fassino, di recente, ha riconosciuto, venti anni dopo, che Berlinguer aveva torto - ma allora non lo disse). La cosa grave è che c'è ancora qualcuno che li segue, che crede siano seri, che ci casca, che cade vittima della loro arrogante sicumera di essere, nonostante tutte le balle e gli orrori che hanno propagandato, i Migliori. Maddeche?
PS
Questo testo non contiene la parola Mitrokhin, quindi non è attribuibile a Paolo Guzzanti.

Giugno 1, 2004 0:13  Permalink   Cultura


Dom - Maggio 30, 2004

Vota l'originale

Dal Foglio di lunedì 24 maggio, un simpatico Vincino bertinottiano:

Perché votare la Gruber quando si può votare direttamente Bertinotti, che ne vale 100 della Gruber, ed è leader, mica porta acqua?

E ancora, dalla stessa pagina:

D'Alema bombardò la Jugoslavia. Bertinotti no. Anzi, votò contro.
Vota il pacifista originale, mica il convertito ultimora.

Maggio 30, 2004 18:32  Permalink   Italia


Grassi, volgari, stupidi e ignoranti... e mentitori

Devo aggiungere una cosa al pezzo su Michael Moore di poco fa.

Qui (ancora grazie a Camillo) potete leggere un articolo di Fred Barnes che, oltre a informarci per filo e per segno di come l'autore di Bowling For Columbine abbia spudoratamente mentito riguardo a una loro conversazione mai avvenuta, ci spiega come sono andate le cose riguardo al famigerato tentativo di censura da parte della Disney nei confronti del nuovo film di Moore. La traduzione è mia.

Appena prima della proiezione a Cannes, [Moore] ha affermato che la Disney gli aveva detto "ufficialmente" solo il giorno prima che non avrebbe distribuito Fahrenheit 9/11. Moore l'ha definito un tentativo di uccidere il film, e ha aggiunto che l'articolo di un quotidiano forniva la vera spiegazione di tale decisione: "Secondo il New York Times di oggi, il film potrebbe 'mettere a rischio' i milioni di dollari di sgravi fiscali che la Disney riceve dallo stato della Florida, perché farà 'arrabbiare' il governatore della Florida, Jeb Bush."
Successivamente, in un'intervista alla CNN, Moore ha ammesso di averlo saputo quasi un anno prima, che la Disney non avrebbe distribuito il film. Nel fingere di averlo appena appreso, Moore si è reso artefice di un trucco pubblicitario da quattro soldi. E non era stato il New York Times ad affermare, di sua iniziativa, che la Disney temeva di perdere gli sgravi fiscali: era stato l'agente di Moore a dirlo, e la sua dichiarazione era stata citata nel Times. La Disney ha negato che il suo presidente, Michael Eisner, abbia mai detto all'agente di un tale timore. Come ha dichiarato Eisner alla ABC News: "Abbiamo informato l'agenzia che rappresentava il film, come tutte le altre nostre compagnie, che semplicemente non volevamo trovarci coinvolti in un film orientato politicamente, durante un anno di elezioni".

Maggio 30, 2004 18:14  Permalink   Cinema


Grassi, volgari, stupidi e ignoranti

Ma perché si deve sempre confondere l'arte con la politica? Il cinema con la brutta televisione? Le opere eterne della settima arte con gli instant-movie già rancidi all'uscita?

Perché quest'anno a Cannes ha vinto Michael Moore anziché Wong Kar Wai? Non ho visto nessuno dei due film, ma so che il secondo è un grande regista, mentre il primo è un buffone, falso e ad alto tasso ideologico. Perché si ostinano a chiamare "documentari" i suoi film, quando sono più artefatti e pilotati di un reality show?

Ma forse è proprio questo il motivo. Mi chiedevo come Tarantino, capo della giuria del Festival, potesse essersi prestato al solito infantile giochetto anti-americano di cui ormai i francesi sono maestri. Forse la riposta sta proprio lì: forse il film di Moore è così ben fatto, sa utilizzare così bene la retorica cinematografica, sa mettere al proprio servizio con tale maestria gli espedienti tipici del mezzo, sa praticare con tanto mestiere l'arte del montaggio nel creare e disfare significati*, che una Palma d'Oro è il minimo che gli si può concedere. Se i fratelli Wachowski fossero stati altrettanto abili e avessero potuto far credere che Matrix fosse in realtà un documentario, una Palma non gliel'avrebbe tolta nessuno.

*[Non a caso le cose più interessanti, riguardo al modo di far credere alla gente ciò che si vuole tramite il montaggio, le hanno teorizzate per i primi i sovietici]

P.S.
Sì, non mi piace Moore.
Ne avevamo già parlato alla nascita di questo blog, qui.

Ne approfitto anche per citare una frase di Christopher Hitchens, letta grazie a Camillo e citata da Sullivan, che spiega perché agli europei piace tanto Moore.

[Gli europei] pensano che gli americani siano grassi, volgari, avidi, stupidi, ambiziosi, ignoranti, eccetera. Perciò, come loro americano-tipo, se ne sono scelto uno che incarna realmente tutte queste qualità".

Maggio 30, 2004 17:47  Permalink   Cinema


Ven - Maggio 28, 2004

Se sinistra deve essere, che sia Blair, non Rosy Bindi

Un bel pezzo di Giorgio Vittadini, sul Tempi di questa settimana, ci spiega perché Prodi dovrebbe dimettersi dalla carica di presidente della Commissione europea, e conclude così:

Per ciò che riguarda il contenuto è sorprendente che un cattolico si sia schierato sulle posizioni di chi si professa ancora comunista, di chi disprezza l’Occidente, di chi non capisce la differenza tra una democrazia che sbaglia e chi persegue coscientemente il male e la morte.

Inoltre, come ormai tutti i più equilibrati commentatori, uomini politici, esponenti ecclesiastici, giornalisti hanno notato, il ritiro dall’Irak equivale a un atto di grave irresponsabilità. Equivale a ignorare che in Irak potrà esserci una guerra civile, ancora peggiore della guerra finora avvenuta. Equivale a ignorare il pericolo di uno stato fondamentalista, portatore di un terrorismo che nasce ben prima dello sciagurato intervento americano. Equivale a sconfessare, non le scelte americane, ma l’Occidente stesso.

Gli esponenti politici a cui Prodi si appella gridano «Bush uguale Bin Laden» e ritengono le democrazie occidentali peggiori dei regimi dove la donna, lo sviluppo, le libertà, sono umiliati e distrutti. È il trionfo della confusione politica, tipica di un mondo catto-comunista che ritiene l’identità cristiana violenza e potere, quando semplicemente affermi l’esperienza che vive.

Se il buon giorno si vede dal mattino, questo è un brutto mattino perché il programma di un possibile governo di tale coalizione può solo portare l’Italia a un declino irreversibile.
Se sinistra deve essere, che sia Blair, non Rosy Bindi.


Maggio 28, 2004 15:57  Permalink   Italia


Atomi per la pace e ogm più salubre del biologico (e perché)

Da Green Watch News n. 8-2004, un interessante articolo sui benefici del ritorno all'energia nucleare. Tra tutti, anche quello di evitare diverse guerre legate al possesso di petrolio e altri combustibili.

Dallo stesso periodico (non on-oline), la presentazione del libro "Biotecnologie. I vantaggi per la salute e per l'ambiente".

Il prof. Poli, nel rispondere con competenza, tra le altre, alla domanda se "si corrono rischi ad alimentarsi con prodotti geneticamente migliorati (Gm)" osserva che "tale domanda sorge spontanea visto che in alcune regioni italiane nelle mense delle scuole e degli asili infantili vengono serviti alimenti da agricoltura biologica". La risposta dell'autorevole studioso è: "Gli alimenti Gm attualmente autorizzati non solo non sono più rischiosi, ma potrebbero essere più salutari di quelli biologici. Su questi ultimi, al contrario, i controlli effettuati sono minori, quando non del tutto assenti, e sono potenzialmente meno salubri". Egli riporta un esempio tra tanti: il caso del mais tradizionale (e vieppiù quello biologico) che, infestato dalla piralide, si protegge sviluppando micotossine. Il prof. Umberto Tirelli, noto oncologo e curatore della presentazione al libro, in essa ricorda come le micotossine siano responsabili di tumori al fegato.

Ma perché il cibo cosiddetto "naturale" è peggiore? Ce lo chiarisce Piero Morandini, fisiologo vegetale presso l'università di Milano, anch'egli coautore del libretto: "Tra le specie naturali vincono la lotta per la sopravvivenza quelle che posseggono caratteri vantaggiosi. Ad esempio, saranno favorite quelle meglio resistenti all'attacco di batteri, funghi, larve o roditori, e che pertanto accumulano sostanze tossiche per questi agenti (come fanno le mandorle amare, che si difendono dall'attacco di roditori rilasciando cianuro quando vengono frantumate). Senonché, tutti questi caratteri ­ di grande importanza per la sopravvivenza di una specie naturale ­ sono indesiderabili per l'uomo. Le specie adatte per l'alimentazione umana ­ se non vogliamo compromettere la nostra salute - devono necessariamente avere un contenuto molto ridotto di tossine naturali. In altre parole, le piante coltivate sono anche le più deboli e bisognose di cure: la selezione naturale e quella operata dall'uomo vanno inesorabilmente in direzioni opposte". Ecco perché è necessario usare pesticidi: da un lato, si proteggono le piante da facili attacchi; dall'altro si inibisce in esse la produzione incontrollata di pesticidi "naturali" che potrebbero esserci dannosi.

L'ingegneria genetica, viceversa, permette di ottenere, tra le altre, piante che resistono all'attacco di insetti. Un risultato che si ottiene ­ ci spiega il libro ­ mediante l'inserimento, nel patrimonio delle decine di migliaia di geni della pianta, di un solo gene (il gene Cry), presente in un batterio (il batterio Bt) e che esprime una proteina (la proteina Bt), che è una pro-tossina innocua per l'uomo e per altri animali, ma che se ingerita da insetti, ne provoca la morte: la proteina Bt viene trasformata, da un enzima esclusivo degli insetti, in una letale tossina. Attualmente, le spore del batterio Bt sono spruzzate (anche nella pratica biologica), come insetticida; ma, a differenza dell'insetticida, sempre presente nell'ambiente, l'ingegneria genetica consente di ottenere piante Bt che producono la pro-tossina solo se aggredite dall'insetto, minimizzando così gli eventuali danni all'equilibrio ambientale del suolo.
[...]
Chi è interessato a conoscere la voce della scienza - piuttosto che quella dei commercianti di prodotti biologici, interessati solo ai loro ricchi profitti e incuranti dei rischi cui sono esposti i consumatori dei loro prodotti, frutto di una pre-scientifica pratica ­ può farlo con una modestissima spesa: il libro costa solo 9 euro.

Maggio 28, 2004 15:9  Permalink   Mondo


I media dell'odio

Le torture nel carcere di Abu Ghraib stanno facendo perdere la faccia all'America presso i popoli islamici? Niente affatto, perché non è che un'inezia confrontata con i quotidiani attacchi a USA e Israele da parte dei media islamici. Attacchi quasi completamente basati su falsità, alimentati da un odio atavico a cui contribuisce la paura e la mancanza di libertà di cui "gode" la maggior parte del mondo mediorientale.

Questo articolo di Casadei ci presenta una significativa panoramica di quello che gli arabi vedono, sentono e leggono quotidianamente. Sottoposti a un bombardamento simile, e privi della libertà di opporvicisi, è poi comprensibile che folle intere si radunino a esultare per l'ennesimo massacro di "nemici" andato a buon fine.

[...] questa è la giornata tipo del lettore-spettatore residente in Medio Oriente, immerso in un universo paranoico dove gli ebrei dominano segretamente tutte le nazioni, e usano la potenza di queste, e in particolare degli Stati Uniti, per recare danno ai musulmani.
[...]
Il fatto è che il mondo arabo-musulmano è il terreno ideale per manipolazioni informative e mistificazioni anti-occidentali di tutti i tipi per via della miscela esplosiva di risentimento popolare e autoritarismo politico che lo caratterizza. I governi non permettono nessuna critica al loro operato e scaricano tutte le responsabilità dei loro fallimenti sull’esterno: l’eredità coloniale, il complotto sionista, l’imperialismo americano. Si è perciò creata una situazione paradossale: ai media, governativi e non, non è permesso di criticare i governi locali, ma sono tollerate e anzi incoraggiate le critiche ai governi e alle forze straniere in genere, anche quando si tratta di alleati. Le tesi complottiste sull’11 settembre, che considerano gli attentati opera degli americani stessi o del Mossad, hanno trovato eco nei media di tutti i paesi musulmani, sia alleati che ostili agli Usa [...]

Fondamentale, a questo proposito, la lettura di diversi pezzi di Magdi Allam, tratti dal Corriere della Sera, relativi proprio all'uso distorto dei media islamici. Grazie a Stranocristiano per i link.

MEDIA E IDEOLOGIA. Kamikaze eroi e traditori nelle tv arabe (20/5/2004)

«Vi racconto com'è cambiata Al Jazira» (4/5/2004)

TERRORISMO. I kamikaze eroi dei medi arabi (10/3/2004)


Maggio 28, 2004 14:42  Permalink   Mondo


Gio - Maggio 27, 2004

Bovini e felini

Ho letto (in italiano, ma qui è anche in inglese) le specifiche tecniche che dovrebbe avere un PC per far girare agevolmente Longhorn, il successore di Windows XP, la cui uscita - lungamente rimandata - è ora prevista per il 2006.

I requisiti in termini di processore prevedono una soluzione dual core con clock da 4 a 6 GHz, una dotazione ram di almeno 2GB, una scheda di rete gigabit, una connessione wireless in standard 802.11g ed almeno un terabyte di spazio su disco.

È quantomeno ridicolo che un sistema operativo per funzionare abbia bisogno di un hardware simile (per fare cosa, poi?). Prima di lasciare la parola a qualche simpatico commento tratto dal sito sopra citato, faccio notare che mentre gli utenti Macintosh che attualmente usano un sistema operativo che si chiama Panther, attendono la prossima uscita di Tiger, gli utenti Windows sono in attesa di un bovino cornuto.


- Ma che droghe assumono alla MS? (Aku)

- Ora mi vanno a scatti solo alcuni giochi... con longhorn andranno a scatti anche le finestre e le icone (Truttle)

- In ogni caso potremmo confrontarci con i bench per la velocita delle icone (Fred 77)

- non vedo l'ora di averlo per giocarci a campo minato.. (geng@)

- Immagino che 1 TB di os verrà distribuito sottoforma di hard disk da connettere al proprio canale s-ata col quale installarlo. No perchè anche ammesso che sia compresso per fagli occupare metà spazio stiamo parlando sempre di 500 gb: la nostra scatola conterrà manuale di installazione, seriale, e 102 DVD.
[...]
con un processore a 6 Ghz ci mando avanti un centro di calcolo di una centrale termoelettrica, sprecarlo per un uso prettamente home non esiste.
[...]
E' ovvio che per sfruttare meglio le performance del nuovo sistema operativo è necessaria oltre che una connessione a banda larga anche una linea elettrica dedicata. Microsoft declina ogni responsabilità in caso di uso scorretto del contatore della luce. (Ombra 77)

- magari ci mettono 5 giga di icone per il mouse (T. Alexius)

- Ve lo immaginate quanti difetti avrà questo sistemone operativone...per prelevare aggiormenti, service packs e quanto altro ci vorrà un collegamento diretto con la Microsoft con fibra ottica multimodo da almeno un exabit/sec.. (Marco 71)

- MA siamo proprio sicuri che sia un OS?!?!?! (d@vide085)

Maggio 27, 2004 13:7  Permalink   Computer


Sinistra senza salame sugli occhi

Ho cominciato a leggere "Terrore e liberalismo" di Paul Berman, che da sinistra spiega in modo lucido perché il fondamentalismo islamico e il terrorismo che ne deriva facciano parte di quella grande famiglia di totalitarismi che in occidente è nata, e ha già preso le forme di nazismo e comunismo.

Berman sostiene che il fondamentalismo islamico e il socialismo di Saddam Hussein siano la continuazione morale, ideologica e storica dei movimenti totalitari del ventesimo secolo. Anche il fascismo e il comunismo, tra l'altro, sono stati alimentati dalla difficoltà della sinistra liberal di comprendere la natura irrazionale di quei movimenti. La medesima cecità che imperversa oggi e che, inspiegabilmente, vede alleate la sinistra e i realisti di destra kissingeriana. (dalla recensione del libro, di Christian Rocca)

Cito dalla prefazione (pag.XII):

Le guerre in Afghanistan e in Iraq, oltre alla violenza in alcuni altri luoghi, possono essere a loro volta infinitamente complesse; eppure, a mio avviso, queste guerre hanno una certa semplicità. Sono una guerra sola: la guerra del totalitarismo musulmano moderno, nelle sue numerose varianti, che lotta ferocemente contro i campioni dell'idea liberale, sia musulmani sia non musulmani. E nello stile del ventesimo secolo, questa guerra sta procedendo in circostanze di confusione assurda: il governo americano è incapace di definire la posta in palio, quindi incapace di una programmazione intelligente o azioni appropriate; e i critici del governo americano non hanno intenzione di compensare i fallimenti e le carenze dell'America, né di svolgere alcun ruolo importante e utile, se non come critici del governo americano. Siamo in una situazione in cui le persone di mentalità liberale in Afghanistan e Iraq, e forse anche in svariati altri Paesi, gli eroici liberali musulmani, stanno lottando per sopravvivere contro i loro e i nostri nemici, e hanno un bisogno disperato di solidarietà e sostegno da chi, in tutto il mondo, ha le stesse idee. E siamo in una situazione in cui, in tutto il mondo, i movimenti di massa della Sinistra politica, gli alleati naturali dei liberali musulmani, non si sognerebbero mai di stare fianco a fianco con i liberali musulmani, per paura di sostenere l'imperialismo americano.

Siamo in una situazione in cui, nell'ultimo quarto di secolo, le varie correnti del totalitarismo musulmano hanno assassinato milioni di persone. Il governo di Saddam Hussein già da solo ha compiuto molte centinaia di migliaia di omicidi. E siamo in una situazione in cui, in tutti questi anni, nessuno ha mai organizzato un raduno o una mobilitazione davvero su scala mondiale per protestare e denunciare l'enormità della strage. Anzi: le più grandi manifestazioni internazionali nella storia del mondo, quelle avvenute all'inizio del 2003, si sono svolte per protestare contro il piano di George W. Bush per rovesciare Saddam Hussein. Una situazione assurda, una circostanza di confusione, un segno di oscurità morale.

Sono i tipi di confusione oscura che in passato hanno permesso a regimi e movimenti totalitari di svilupparsi. L'èra totalitaria è stata anche l'èra della cecità liberale. Era il passato in cui stiamo vivendo ancora oggi, e non solo quando i disastri ci capitano davanti agli occhi.

Maggio 27, 2004 12:58  Permalink   Mondo


Mer - Maggio 19, 2004

Dedicato agli zapateri d'Italia e del mondo

Dal blog di Christian Rocca:

Camillo non si è mai appassionato al tema delle armi di distruzione di massa, se non dal punto di vista della violazione delle risoluzioni Onu (la battaglia è per la democrazia, stupid). Ma oggi - all'improvviso - si sono lette due cose. La prima: in Iraq è stata trovata una bomba con gas nervino. Pare che due soldati della coalizione siano in ospedale. La seconda: in un'intervista il re di Giordania conferma che Zarqawi, il terrorista giordano che guida il jihad in Iraq, aveva organizzato un attentato con cinque bombe cariche con venti tonnellate di armi chimiche.


Da Tempi, n.18 - 2004:

La Giordania ha annunciato oggi di aver sventato un attentato chimico di Al Qaeda che progettava di colpire la sede dei servizi di sicurezza ad Amman e che avrebbe potuto provocare l'uccisione di 80.000 persone.
[La Repubblica on-line, lunedì 26 aprile ore 20:12]

«Se ami il benessere più della libertà,
la tranquillità della servitù più della vivace impresa della libertà, vattene a casa in pace.
Non abbiamo bisogno dei tuoi consigli
e delle tue braccia.
Accucciati e lecca le mani che ti nutrono.
Possa il peso delle tue catene esserti lieve
e possano i posteri dimenticare che fosti uno di noi»

(Samuel Adams, patriota americano, 1722-1803)

Maggio 19, 2004 1:48  Permalink   Mondo


Ven - Maggio 14, 2004

Lupi e bambine

Durante un giro in bicicletta, attraversando una zona di Tokyo dall'aspetto molto bucolico, ho trovato questo cartello, che mette in guardia le donne dall'andare in giro da sole la sera. Io però ho il sospetto che quel lupo avrà del filo da torcere, con una ragazzina di quella stazza...

Maggio 14, 2004 19:42  Permalink   Giappone


Usare meglio Google. La biometria non ci salverà.

Segnalo due pezzi molto interessanti di Paolo Attivissimo:

nel primo ci insegna diversi trucchi per sfruttare al meglio le potenzialità di Google, nel secondo ci offre solidi argomenti per dimostrare che la biometria, ovvero quella tecnologia che permette di certificare l'identità di una persona tramite una sua caratteristica fisica o biologica (come il DNA, ad esempio) è meno sicura di quanto si creda, e porta con sé qualche grosso inconveniente.

Maggio 14, 2004 17:51  Permalink   Computer


Mer - Maggio 5, 2004

Sono stato via

È da un po' che non aggiorno il blog, ma nelle ultime settimane ho cambiato casa, ho svolto un sacco di lavoro improvviso e finalmente ho avuto qualche giorno di ferie (qui siamo in piena Golden Week, la quasi-settimana di vacanza in cui quasi tutto il Giappone - e anche questo "quasi" è molto vasto - va in ferie).

Ci risentiamo presto.

Maggio 5, 2004 3:14  Permalink   Computer


Mer - Aprile 21, 2004

Biiikku bikku bikku Bic Camera!

Si merita un post a parte il ritornello del jingle di Bic Camera, una catena di negozi di elettronica, macchine fotografiche, elettrodomestici (di cui si parlava qui, senza nominarla) che mentre girate tra i reparti vi viene propinato quasi ininterrottamente dagli onnipresenti altoparlanti.

Cliccate qui, per ascoltarlo in tutto il suo splendore (o cliccate col tasto destro del mouse e salvatelo da qualche parte).

Per avere una minima idea di quello a cui vengono sottoposti quotidianamente i clienti, ma soprattutto i commessi del negozio, lanciatelo dal vostro player mp3 preferito, e mettetelo in loop per qualche minuto. Se non vi schizza fuori il cervello dalle orecchie siete pronti per venire in Giappone.

Perché questo è solo uno dei tanti...

Aprile 21, 2004 23:27  Permalink   Giappone


Mar - Aprile 20, 2004

Tsuyoinku

Come si diceva qui, passare un po' di tempo in un grande negozio giapponese può risultare letale per la propria sanità mentale, bombardati come si è dalla continua riproposta del jingle caratteristico di quel negozio. Ma non ci sono solo i jingle. Quando viene lanciato un nuovo prodotto, nel reparto relativo e nel raggio di qualche metro continuerete a sentire fino alla nausea l'annuncio pubblicitario: la stessa musica, le stesse frasi, gli stessi effetti sonori ripetuti decine di volte in pochi minuti, che fanno venir voglia non di comprare il prodotto, ma di dargli fuoco.

Ieri ero da Bic Camera, uno dei grandi "supermercati" dell'elettronica, e nel reparto dedicato ai monitor, a pochi passi dalle stampanti, tutti gli schermi proponevano la stessa cosa, a tutto volume: la pubblicità delle nuove stampanti Epson, con inchiostro "forte". Ruotavano tre o quattro spot diversi, e anche dalla vicina zona dei cavi-per-reti-domestiche non potevo fare a meno di sentirli. Dopo 5, 6, 10, 20 volte (la scelta del cavo giusto porta via del tempo) che sentivo la stessa musica e le stesse parole, stavo cominciando a diventare idrofobo. Però poi sono andato a guardare gli spot, e se non fosse che ormai odiavo sia la voce del bambino che quella della nonna di uno di questi, li ho trovati molto carini.

La pubblicità sottolinea la resistenza al tempo e alla luce dell'inchiostro di queste nuove stampanti, e le gocce colorate sono rappresentate come ipertrofici supereroi in stile americano, un po' Buzz Lightyear (o il nuovo protagonista di The Incredibles), un po' The Tick. Se volete vederle anche voi, qui sotto vi lascio i link a quattro diversi spot (anche se un paio sono simili, ma cambiano le pose con cui le gocce si ancorano alla carta). La parola ripetuta con la voce grossa è "tsuyoinku", unione di tsuyoi (forte) e inku (ink: inchiostro).

Spot 1
Spot 2
Spot 3
Spot 4

Per chi ne volesse di più, qui c'è la homepage dedicata a queste stampanti, e qui, qui, qui e qui, tratti dalla stessa pagina, potete trovare anche gli sfondi per il desktop con le gocce muscolose (a 1024x768).

Aprile 20, 2004 15:24  Permalink   Giappone


Mer - Aprile 14, 2004

La terza via

[...] C'è un computer venduto ovunque senza Windows preinstallato, per il quale quindi non si paga alcuna "tassa Microsoft" e non occorre tentare improbabili rimborsi. E' disponibile sia in versione fissa, sia in versione portatile. Non ha problemi di compatibilità hardware, perché riconosce e gestisce praticamente tutto in modo automatico: stampanti, periferiche WiFi, Palm e telefonini, telecamere e webcam, e via dicendo, senza dover ricompilare il kernel o altre stravaganze. Dialoga con le macchine Windows in modo trasparente, senza però averne i problemi di sicurezza. Legge e scrive perfettamente i file di Microsoft Office. Non costa più di un PC Windows. A differenza di Linux, ha una modalità di suspend e ibernazione che funziona. E ciliegina sulla torta, è basato su Unix, esattamente come Linux. [...]

Signore e signori, Paolo Attivissimo si è convertito al Mac.

Aprile 14, 2004 23:18  Permalink   Computer


Disinformazione, deriva mediatica e una guerra da riconoscere

Il Gino ci dà un esempio del modo in cui ci arrivano taroccate le notizie sull'Iraq.

Sull'argomento "disinformazione in tempo di guerra" ha postato cose utili 1972 (sotto il titolo "Il filtro"), e il solito Foglio ha scritto un ottimo editoriale su quella che chiama "la più grande battaglia o deriva mediatica dei tempi moderni".

Io aggiungo che le notizie sono importanti, ma come scriveva Emilio Cecchi più di 80 anni fa, le opinioni lo sono ancora di più.

La notizia ha infiniti gradi di verità, infinite sfumature di adattazione alla verità. È la posposizione continua, il continuo «aggiornamento», di quel fatto unico e concreto ch'è l'opinione; di quel momento infinitamente semplice, sano e chiarificatore ch'è il momento dell'opinione. E il mondo, o almeno la parte viva rimasta nel mondo, figura d'interessarsi alla notizia, di sentirsi impegnato nel falso dramma della notizia. Ma in realtà non gli importano e non gli possono importare che le opinioni. [La Tribuna, 22/2/1919; ripubblicato su il Giornale del 3/2/2004]

Io un'opinione chiara ce l'ho, su quanto sta accadendo in Iraq e nel resto del mondo. Il fatto che ora rapiscano i miei connazionali (sia del mio paese natale che di quello che mi ospita), o che qualche mio coetaneo con manie di grandezza creda di essere un messia e speri di mettere a ferro e fuoco un Iraq sulla via della democratizzazione, non fa che confermare questa opinione. Cioè, che siamo in guerra. E, per dirla con il titolo di un dossier di Tempi di due settimane fa: "Chi non capisce che c'è una guerra in corso, diventa complice dei terroristi".

Ne approfitto, allora, per riportare integralmente un piccolo sunto, un bigino del jihad, se volete, tratto dalla stessa rivista (lo ricopio a mano, perché l'edizione elettronica non è rintracciabile):

IL MONDO DEL "JIHAD"
Jihad, com'è noto, non significa "guerra", ma "sforzo" sulla via di Dio che, secondo la tradizione islamica, può avvenire in quattro modi: con l'animo, con la parola, con la mano o con la spada. In quest'ultimo caso il jihad assume il significato di guerra santa, per la difesa o per l'espansione dell'islam. Ma mentre il jihad difensivo è un obbligo individuale vincolante, il jihad offensivo ha tradizionalmente un grado più basso di obbligatorietà.

Ibn Taymiyya, un teologo siriano del XIII secolo, ha teorizzato che il jihad offensivo è per i musulmani obbligatorio tanto quanto i cinque pilastri della fede islamica: professione di fede, preghiera, digiuno, elemosina, pellegrinaggio. I wahabiti, sorti alla fine del XVIII secolo nell'odierna Arabia Saudita, hanno ripreso questo insegnamento.

L'obiettivo del jihad di Al Qaeda è la ricostituzione del califfato universale nei suoi confini del IX secolo (apogeo della dinastia abbaside) e la sua ulteriore espansione secondo il seguente programma: reinsediamento del califfo a Costantinopoli; riconquista della Spagna; conquista di Roma; conquista di Vienna.

Per fare questo occorre combattere un triplice jihad: uno contro i regimi musulmani apostati, uno contro i non musulmani che opprimono popolazioni islamiche (Palestina, Cecenia, Kashmir, ecc.) e uno contro i Crociati e gli Ebrei, cioè contro gli Usa ed i loro alleati occidentali.

Al Qaeda mira anzitutto ad impadronirsi del potere in Pakistan e in Arabia Saudita: il califfato avrà così a disposizione armi atomiche, petroldollari e la legittimità religiosa che deriva dal controllo dei luoghi santi di Mecca e Medina. Il califfato universale esisterà come confederazione di califfati: afghano-pakistano, caucasico, arabo-africano, ecc...
[Tempi n. 13/2004, pagina II]

Aprile 14, 2004 0:13  Permalink   Mondo


Lun - Aprile 12, 2004

Lost in Translation (2)

Il signor Benty, del blog Tragedie Greche si è offeso perché Luca Sofri ha linkato il mio post su Lost in Translation e non si è accorto invece di una sua (analoga?) recensione scritta un mese fa.

Colgo l'occasione, allora, per

1) ringraziare Sofri-il-giovane per l'onore e il gradito raddoppio degli accessi giornalieri di venerdì
2) linkare la recensione del blog citato
3) assicurare al signor Benty che non l'ho copiato, e che se siamo arrivati a simili conclusioni è perché (oltre al trascurabile fatto che mi sono laureato in giapponese e abito vicino a Tokyo) anch'io sono cresciuto a Hello Spank e Mimì (anche se di più a Goldrake e Uomo Tigre).
4) linkare Lost in Racism, un sito intero dedicato al boicottaggio del film, che raccoglie articoli e commenti a sostegno dell'ipotesi che sia un'opera razzista (anche se mi sembra che se la siano presa troppo a cuore).

Aggiungo inoltre che se Benty ha notato i microfoni sopra le teste degli attori è perché il proiezionista del cinema in cui ha visto il film ha usato un mascherino sbagliato: è infatti usanza comune quella di girare e stampare un film in un formato più ampio di quello che verrà poi proiettato, e sta a chi manovra il proiettore nelle sale il compito di apporre un mascherino che copra le parti superiore e inferiore dell'immagine, in modo che non venga mostrato quello che il regista non intendeva si vedesse. A volte succede anche che le versioni di un film in videocassetta o trasmesse in TV mostrino l'immagine completa, con il risultato di rivelare i microfoni, il più delle volte, ma soprattutto di sbilanciare la disposizione di cose e persone all'interno dell'inquadratura, o addirittura di rivelare trucchi di scena (come nell'ultima coppia di immagini in questa pagina, dove l'attore che - visto al cinema - sembra nudo, e che dovrebbe scandalizzare appunto per la sua nudità, nella versione in cassetta mostra i pantaloni. In fondo alla stessa pagina potete vedere altri esempi del genere.

Aprile 12, 2004 2:11  Permalink   Cinema


Ven - Aprile 9, 2004

Rapiti in Iraq

Sollecitato in posta privata da qualche domanda sui 3 giapponesi rapiti in Iraq, rispondo pubblicamente, ché magari interessa anche ad altri (anche se ormai potrete trovare diverse notizie sulla rete): innanzitutto non sono militari, si tratta di 1 giornalista freelance e di due attivisti (di cui uno ha appena finito il liceo) appartenenti a ONG di cui una si occupa di aiutare i bambini iracheni, un'altra di sensibilizzare sugli effetti dell'uranio impoverito.

Le TV giapponesi ne parlano diffusamente da ieri sera, su diversi canali contemporaneamente, e continuano a mandare il video distribuito da Al Qaeda (scusate, volevo dire Al Jazeera) che mostra i tre seduti per terra sotto la minaccia dei mitra, e i loro passaporti aperti. La conferenza stampa del portavoce del governo è stata ieri trasmessa in diretta.

Le famiglie dei tre hanno chiesto al governo di ritirare l'esercito di difesa, secondo le richieste dei terroristi, ma Koizumi ha detto chiaramente (anche questo mostrato in TV più volte) che non intende accettare il ricatto, e che l'esercito farà di tutto per liberare i prigionieri.

La posizione del Giappone rispetto a queste cose è piuttosto complicata: da una parte c'è un governo che ha preso la decisione epocale di inviare il proprio esercito in aiuto dell'alleanza guidata dagli americani (cosa mai fatta prima, e che ha provocato moltissime polemiche in seno al governo e da parte dell'opinione pubblica), governo che nonostante recenti attriti con gli Stati Uniti (vedi la chiusura del paese alle carni americane, per paura della mucca pazza), non ha alcuna intenzione di rinunciare alla sua amicizia privilegiata con l'America (Koizumi, qualche tempo fa, aveva saggiamente detto qualcosa tipo: "Se la Corea del Nord dovesse decidere di attaccarci, se non ci aiutano gli Stati Uniti, chi lo farà?").

Dall'altra c'è un'opposizione che si è sempre opposta all'invio di truppe, che accusa il governo di servilismo verso Bush, e che non aspetta altro che succeda qualcosa di brutto ai giapponesi in Iraq per dare una spallata alla coalizione di Koizumi.

Telegiornali e Tv in generale sembrano quasi tutti anti-americani: non smaccatamente, perché la libertà di opinione dei giornalisti Tv, soprattutto sulle reti nazionali, ha un certo limite, anche dettato da un rispetto per chi è al governo, ma i servizi Tv parlano sempre e solo di quanto di brutto accade in Iraq da quando ci sono "gli americani". Non passo la giornata davanti alla Tv, anzi, ma ho visto diverse volte interviste e servizi completi dedicati alle case colpite da una bomba americana, programmi strappalacrime sulle famiglie irachene distrutte per colpa degli americani e poco o niente riguardo a cosa hanno fatto e stanno facendo di buono in quel paese. Già che ci siamo, devo dire che anche le notizie su Palestina e Israele hanno un modo di dipingere i palestinesi sempre come vittime.

Ma di questo, cosa pensa la gente? Credo che in maggioranza sia stata contraria all'invio delle truppe in Iraq, come anche alla guerra "degli americani". Il fatto è che i giapponesi, nonostante siano spesso e volentieri interessati alle altre culture, fondamentalmente sono un popolo piuttosto egoista: sono molto sentimentali, e si commuovono facilmente per racconti di indigenza o di eroismo, ma da qui a mettersi in azione per fare qualcosa ce ne passa. Come potete leggere qui, ad esempio, "In Giappone non capiscono il concetto di raccolta di fondi. C'è più una sorta di compassione passiva. La gente prova dispiacere per qualcosa, ma pochi fanno davvero qualcosa a riguardo."

Dalla fine della seconda guerra mondiale, poi, nel paese è cresciuto un sentimento pacifista che accanto a un vero e comprensibile desiderio di pace ha il retrogusto, non troppo nascosto, del "vogliamo essere lasciati in pace". La maggior parte della gente, perciò, non capisce perché dovrebbe mandare i propri uomini in un paese lontano a rischiare la vita, quando potrebbe benissimo farne a meno. Quando, facendolo, potrebbe mettere in pericolo il proprio quieto vivere. Insomma, la maggior parte della gente qui pensa che il Giappone potrebbe e dovrebbe vivere tranquillo per i fatti suoi, indisturbato e separato dal resto del mondo.

Pochi si rendono conto che questa visione è assolutamente anacronistica e pericolosa. Da questo punto di vista, se qui da noi dovessero cominciare attentati terroristici, come in Spagna la gente darebbe immediatamente la colpa al governo. Anche se un aspetto molto diverso rispetto alla Spagna (o all'Italia) è che le rappresentanze sindacali o la capacità di muovere (e anche strumentalizzare) grandi masse di persone, qui sono praticamente assenti. Se da una parte questo presenta diversi lati negativi nel campo dei diritti del lavoro o degli individui, dall'altro rende improbabile che il governo in carica si senta in ostaggio degli umori in continua mutazione della gente (umori che nel nostro paese, come nella suddetta Spagna, sono abilmente orchestrati da gruppi specializzati).


AGGIORNAMENTO: la frase corretta pronunciata a suo tempo da Koizumi riguardo all'aiuto militare ricevuto dagli USA era questa:

The U.S. is the only ally providing Tokyo with deterrent power against any foreign country that could threaten regional security, such as North Korea, and the Japanese people should never forget it.

Traduzione:
"Gli USA sono l'unico alleato che fornisce a Tokyo un potere di deterrenza contro quei paesi stranieri che potrebbero minacciare la sicurezza nella regione, come la Corea del Nord, e il popolo giapponese non dovrebbe mai dimenticarlo."

Aprile 9, 2004 12:48  Permalink   Giappone


Gio - Aprile 8, 2004

Lost in Translation

Quando ho visto il film di Sofia Coppola (qui il trailer) lo scorso Natale in Italia, ne ero rimasto molto deluso e piuttosto infastidito. Ma la maggior parte dei critici cinematografici, e anche diversi amici e conoscenti, ne parlavano come di un piccolo capolavoro, perciò mi ero quasi convinto che il mio giudizio negativo fosse il risultato di una serie di fattori diversi, tra cui il fatto di essere in Italia a vedere un film ambientato "sotto casa". Poi però, ripensandoci, questo era proprio un vantaggio che avevo io su tutti gli altri. Avere a che fare con i giapponesi tutti i giorni, permette di rendersi conto che quelli rappresentati nel film sono il più delle volte delle figure parodiche, al servizio degli intenti dell'autrice, che deve gettare il suo protagonista nelle situazione più tristi e assurde.

La scena in cui si gira lo spot, con il regista isterico e l'interprete che traduce solo poche parole, è una delle più fastidiose, perché per creare la situazione in questione, che dà anche il titolo al film, si mostra questo ragazzo nervoso e volgare che parla a Murray come non gli si rivolgerebbe mai nella realtà. Ha un comportamento da primadonna che non si addice né alla sua figura (un regista pubblicitario, per di più in Giappone) né alla differenza di fama, importanza e popolarità che lo separa dal grande attore americano in visita nel suo paese, verso il quale nella realtà avrebbe sicuramente un rispetto vicino alla venerazione. Ma, naturalmente, se fosse così la sequenza risulterebbe poco interessante.

La scena della prostituta è ancora più incredibile (nel senso che non ci si può credere), non solo perché il fatto di mandare una ragazza nella camera dell'attore senza che lui l'abbia nemmeno richiesta ha dell'assurdo, ma per il comportamento stesso della donna, che tratta Murray come una dominatrice verso il suo schiavo e poi si offende e si mette a strillare come una cretina: tutti comportamenti che uno spettatore riconosce come "caratteristici della stupidità giapponese" e a cui siamo abituati da visioni come "Mai dire Banzai" e da un immaginario sul Giappone che si alimenta di quello che anche qui è anormale o semplicemente idiota. Ma il tutto è motivato dal fatto che tali situazioni devono fare da sfondo e contribuire a deprimere ancora di più il nostro.

E poi ci sono tante piccole cose che aggiungono stereotipo a stereotipo: vedi la scena di Murray in ascensore tra i giapponesi nani, una delle idee più ritrite mai viste al cinema da decenni; o la doccia piccolissima, per di più in un hotel di lusso, dove al contrario le dimensioni di stanze e oggetti sono grandi anche per degli occidentali.

E poi tutte quelle sequenze folkloristico-turistiche che indulgono sulle "cose strane" del Giappone, che in realtà sono già note (vedi le sale giochi con gli arcade tipo Dance Dance Revolution) o che nel giro di qualche mese arriveranno ovunque (la suoneria polifonica del cellulare, che già adesso qui è preistoria). Anche le lunghe e ripetute carrellate sulle insegne luminose di Ginza mi sono sembrate ridondanti, come anche il fatto che gli attori si muovessero quasi sempre negli stessi luoghi, forse a causa delle restrizioni poste dal governo di Tokyo alle riprese. Sta di fatto che nel film di vede un Giappone moderno fondamentalmente ridicolo e incomprensibile, e un Giappone antico che con la sua aura mitica dà conforto alle anime perse dei protagonisti (vedi la scena al tempio, l'ikebana, ci mancava una visita ad una scuola di kendo).

Non voglio dire con questo che il film sia pessimo, anzi. Murray è bravo, la Johansson è bella, il film descrive bene due persone tristi che grazie al loro incontro riescono a lenire la propria solitudine, e soprattutto il fatto che, come ha scritto Magrelli su Film TV, "Sono turisti e non viaggiatori. Non vogliono esplorare, conoscere o capire."

Però credo che si sarebbe potuto rendere tutto questo anche senza scadere in luoghi comuni banalissimi, e magari aggiungendo un po' di profondità ad almeno qualcuno dei personaggi giapponesi che attraversano questo film come tanti alieni di carta. Che il Giappone non sia il miglior paese del mondo lo so bene anch'io. Che in TV e per la strada si veda roba di un trash pazzesco, anche. Ma da un film con un impianto fondamentalmente realistico, mi aspettavo molto di più che un trailer americano di un futuro "Natale in Giappone" con Boldi e De Sica.

I casi sono due: o la Coppola mente quando parla di tutti i suoi soggiorni in Giappone, dei tanti amici del luogo, delle "tante persone stimolanti" che vi ha conosciuto, oppure non è ancora in grado di fare del cinema: il suo film comunica esattamente il contrario di quella che dice essere stata la sua esperienza.

Aprile 8, 2004 2:21  Permalink   Cinema


Mer - Aprile 7, 2004

Parlano solo per dare aria ai denti?

Oggi leggo le notizie del giorno sul sito del Foglio, e scopro che riguardo all'Iraq, per la millesima volta Fassino ha detto che "Bisogna cedere prima possibile il comando all'Onu". Ora è chiaro che questa gente parla solo per dare aria ai denti, per avere visibilità, per cavalcare l'onda perenne del pacifismo, dell'americanismo, dell'idiotismo, dell'informazione ideologica, o di chissà che cosa.

Il fatto è che questo continuo appello all'Onu, non solo è infantile nella sua visione dell'organizzazione come di un deus-ex-machina che risolve tutti i problemi, ma è sostanzialmente inutile: queste persone sembrano non avere la minima idea, non solo di quello che sta accadendo veramente in Iraq, ma neanche del fatto che l'Onu ha lavorato (la risoluzione 1511 è del 16 ottobre 2003!) e sta lavorando insieme "agli americani" da un sacco di tempo, che ha da tempo stabilito tutti i "come", i "chi" e i "quando", e che non ha avuto da ridire sul modo in cui "gli americani" hanno ottemperato ai loro compiti nei tempi stabiliti.

Per il bene di quello che mi piace chiamare ancora "verità", consiglio di rileggersi un paio di articoli di Rocca, apparsi sul Foglio il mese scorso (li trovate qui e qui) da cui ho estratto le righe seguenti.

Ricapitoliamo: a seguito del processo avviato dalla Risoluzione Onu 1511, l'Iraq ha una Costituzione provvisoria liberale, e l'ha avuta con soli due giorni di ritardo rispetto alla scadenza prevista, quasi un modello per quella europea che tarda ad arrivare e si annuncia meno democratica. Il 30 giugno, fra tre mesi, l'Autorità provvisoria si scioglierà, tanto che Paul Bremer ha già prenotato le vacanze (non è una battuta). Il potere, come da calendario siglato innanzi all'Onu, passerà agli iracheni, sebbene ancora non si sa a quale organismo. L'idea iniziale era quella di trasferire la sovranità a un'Assemblea eletta da caucus locali, ma ad Al Sistani l'idea non piaceva, avrebbe preferito votare subito. La decisione, di comune accordo, è stata affidata a Lakhdar Brahimi, consigliere speciale di Kofi Annan, il quale insieme al Gruppo di Amici dell'Iraq (46 paesi, compresa l'Unione Europea), ha stilato un rapporto di 33 pagine e ha suggerito di non votare subito dopo il passaggio dei poteri, perché non ci sono le condizioni tecniche per farlo. Gli iracheni hanno detto ok, compreso Sistani, e l'Autorità provvisoria ha acconsentito. Ora ci sono una dozzina di ipotesi in campo, elencarle tutte confonderebbe le idee dei zapateros, ma basti sapere che gli iracheni discutono tra di loro, decideranno loro.
[...]
Mentre la sinistra non fa la sinistra e in piazza prende botte da quelli che essa stessa definisce "fascisti", mentre in tv e sui giornali invoca l'Onu, l'Onu senza consultarli ha già deciso di tornare a Baghdad, da dove in realtà non è mai andata via. L'Onu, nonostante le chiacchiere di Massimo D'Alema e dei suoi amigos, è pienamente coinvolta nel processo politico iracheno, fin dall'inizio. Il calendario del passaggio dei poteri agli iracheni è stato redatto su indicazione della risoluzione 1511 del Consiglio di sicurezza. Sulla base di quel calendario, sigillato dall'Onu, il 30 giugno gli iracheni inizieranno ad autogovernarsi e l'autorità provvisoria di Paul Bremer si dissolverà. Sarà dura, forse è troppo presto, ma la transizione, qualsiasi cosa dicano gli zapateros, sarà garantita dall'Onu, nonostante né l'Onu né gli iracheni volessero. L'Onu non voleva perché sa che la partita è delicata, gli iracheni perché tuttora non si fidano di chi, in combutta con Saddam, ha rubato molti miliardi iracheni dal programma "Oil for food". Sono stati gli americani a convincere il Consiglio governativo iracheno a richiedere l'aiuto dell'Onu. Ora le Nazioni Unite accompagneranno l'Iraq al voto e si parla di una nuova risoluzione per il dopoguerra. Già, perché mentre gli zapateros vorrebbero commissariare gli iracheni, gli iracheni hanno deciso, col benestare dell'Onu, che entro il 31 gennaio voteranno liberamente.

Aprile 7, 2004 23:26  Permalink   Mondo


Dovrebbe essere chiaro da che parte stare

Su quanto sta accadendo in Iraq in questi giorni ha scritto parole sagge Ferrara (o chi per lui) nell'editoriale del Foglio di oggi. Tra le altre cose:

Una frazione sciita, organizzata in milizie personali e attestata su una linea che nel mondo sciita è minoritaria, cioè il blocco armato del processo di costruzione dell’autogoverno e della democrazia in Iraq, è entrata in una fase di rivolta aperta, ed è duramente combattuta dalla coalizione militare che ha liberato quel paese da Saddam Hussein e da coloro che hanno accettato il rischio della pace a guerra terminata (fra questi gli italiani).

Che si debba stroncare la rivolta, negoziare il ripristino di condizioni minime di sicurezza, agire perché il territorio sia governabile, è appena un’ovvietà. Ma che per fare questo diventi decisivo un saldo patto di solidarietà politica e militare tra le forze della coalizione, ecco quanto incredibilmente viene messo in discussione, e sul campo, nei fatti, ora per ora, dal dibattito politico italiano, chiaramente impazzito dopo la breve resipiscenza unitaria seguita all’eccidio di Nassiriyah. I soldati italiani, che si sono recati in quel paese per un compito insieme civile e militare, stanno facendo quel che possono e quel che debbono, senza fanfare retoriche a sottolineare l’esemplarità del loro ordinario comportamento.

Sarebbe bene riflettere su questo, prima di chiedere un “cambio di passo in sintonia con l’accelerazione della crisi”, come fa Piero Fassino, portavoce della Lista Prodi e segretario dei Ds. Che cosa significa quella formula ambigua? La coalizione sta lavorando attivamente per la devoluzione dei poteri al governo iracheno, per rendere possibili le elezioni, per garantire una copertura diplomatica e politica dell’Onu all’insieme del processo. Fare fretta mentre fischiano le pallottole ed è ingaggiata la battaglia è sospetto.

Il primato della politica sulle armi è un’aspirazione universale, ma si deve essere in due a riconoscerlo, e finché c’è chi provoca il contingente italiano di “peace enforcing”, chi gli spara addosso, dovrebbe essere chiaro a una sinistra di governo, e non sprovvista di senso della politica e dello Stato, da che parte stare.



Aprile 7, 2004 0:3  Permalink   Mondo


Lun - Aprile 5, 2004

Metropolitane e tasse incluse

In Giappone tutto comincia in aprile. Si apre il nuovo anno fiscale, si attivano i nuovi contratti di lavoro e, che lo crediate o no, comincia il nuovo anno scolastico.

Quest'anno posso dire di aver assistito a due novità speciali. La prima non è un gran che, ma è comunque interessante: la metropolitana di Tokyo ha cambiato nome, e da Eidan Chikatetsu (dove "chikatetsu" lo traduciamo "metropolitana"), dal primo di questo mese si chiama Tokyo Metro. Non il massimo della fantasia, lo ammettiamo, ma è una novità che prelude alla quotazione in borsa e alla prossima privatizzazione della società. Insieme al nome, è cambiato anche il logo della compagnia, che prima ricordava una S (quella di Subway, che si trovava anche scritto così, in inglese, sulle insegne all'ingresso delle stazioni) mentre ora è, scommetto che l'avete già indovinato, una emme arrotondata, che ricorda un po' quella di McDonald's. Potete vederla in questa pagina, accompagnata da una spiegazione (?) sulla scelta del logo.

Altra novità: nel tentativo di rendere l'uso dei mezzi più agevole anche agli stranieri, ogni stazione della metropolitana oltre al nome riporta anche un codice composto da una lettera che identifica la linea, e un numero che indica la stazione a partire dal capolinea. In questo modo, se prima un italiano poteva trovarsi in difficoltà quando gli avessero detto di scendere alla stazione di Kokkai Gijidoomae, sulla linea Yurakucho, adesso sarà sollevato dal fatto di dover solo stare attento a scendere alla stazione Y17 (cioè la 17a stazione della linea Yurakucho). Certo, il nostro intrepido turista avrà forse ancora qualche grattacapo se non dovesse accorgersi, per esempio, che le stazioni I09, C11, T09, M18 e Z08 sono in realtà la stessa grande stazione, quella di Otemachi, ma tutto sommato crediamo che sopravviverà.
Se volete dare un'occhiata a una nuova mappa in inglese provvista di codici, cliccate qui (è un pdf).

Ma la novità più grande, e direi quasi epocale, è un'altra. Qualunque guida sul Giappone pubblicata prima del 1 aprile 2004 vi dirà che in questo paese i prezzi esposti nei negozi solitamente non comprendono il 5% di tassa sui consumi, che viene poi aggiunto al momento di pagare alla cassa. Bene, dall'inizio di questo mese, invece, tutti gli esercizi sono obbligati a trascrivere i prezzi comprensivi della tassa. Per me è un bel vantaggio. Quando vedo che un prodotto costa 1.125 yen non devo più cercare di capire quanto viene realmente aggiungendoci il 5%. Sì, la mia mente risentirà della mancanza di questo utile esercizio assopendosi di fronte a un'etichetta che finalmente dichiara quello che veramente devo estrarre dal portafogli, ma sono ben contento di correre questo rischio.

La nuova legge ha però messo in difficoltà quei negozi i cui prezzi erano stati calibrati per rendere il prezzo più appetibile al cliente: se prima il prezzo di un prodotto conteneva tanti 9, grazie a quell'espediente psicologico che da sempre siamo abituati a vedere anche in Italia ("Il tutto a sole 19.900 lire!"), adesso l'aggiunta visibile del 5% produrrebbe dei numeri poco interessanti (nell'esempio in questione è 20.895, un prezzo che non fa certo bella figura). Alcuni temono, invece, che in questo modo il governo potrà aumentare la tassa di consumo, aumento di cui si parla da diverso tempo, senza che la gente se ne renda veramente conto.

Comunque sia, nessuno mi leva dalla testa che si tratti di una legge benemerita.

Aprile 5, 2004 23:2  Permalink   Giappone


Gio - Aprile 1, 2004

Insegnamenti di tolleranza

Dall'incipit di un articolo sul sito dell'ANSA, riguardo ai 4 civili massacrati in Iraq:

"In uno scempio senza precedenti e quasi bestiale, di certo non giustificato dagli insegnamenti di tolleranza dell'Islam [...]"

Non ho parole. È una delle cose più idiote che abbia mai letto di questi tempi.

Aprile 1, 2004 12:7  Permalink   Mondo


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