Ostaggio del terrorismo e
fuori da tutto il resto: nessuno ha ancora trovato il coraggio di dirlo
chiaramente ma questa è la situazione in cui si trova la
Spagna
a soli due mesi dall’insediamento del governo
socialista.
Il solito grande
1972
in poche parole traccia il quadro dell'attuale situazione
spagnola. Se poi volete fare un ripasso dei come
e dei perché
Zapatero sia
ora alla guida del suo paese, potete leggervi questo e questo, sempre da
1972, come
anche l'articolo di
Tempi"Chi ha incastrato Roger
Aznar?".
Gli ostaggi italiani liberati dagli americani,
con le armi
Nel numero 37 di
Ratman
(del luglio 2003, ma che io leggo solo ora per via del fuso orario), c'è
una storia pacifista e anti-americana, ma con un incipit che vuol essere cinico
ed è invece semplicemente realistico. Io lo trascrivo e lo dedico
all'Europa:
Non
si risolvono i problemi con la
forza. Soprattutto quando se ne ha
poca.
"Dopo il pranzo ho
comprato una giacca e una tomba per il golf per il compleanno di mia
mamma".
Ci abbiamo messo un po' a
capire come ci fosse potuta finire una tomba tra i regali di compleanno della
madre, e alla fine abbiamo scoperto che:
- Il
regalo era un guanto da golf - Quel giorno aveva
usato un dizionario inglese-italiano - Intendeva
cercare "glove", ma come tutti i giapponesi aveva confuso la L con la R, e
quindi aveva cercato "grove" - Sarà stata
la fretta o la disattenzione, ma ha preso una "a" per una "o", ed ha letto il
significato di "grave" - Ecco servita la tomba
per la mamma
Forse dovrei segnalarne di
più, di questi errori. A volte riescono a farne di molto
divertenti.
Dopo una panoramica sul disastro che
è diventata la
Somalia dopo
che è stata lasciata a sé stessa, prosegue e conclude
così:
Si dice che gli
Stati
Uniti vogliono imporre la pax
americana in tutto il mondo, ma per vari casi di emergenza non si riesce a
proporre nessun'altra soluzione. Ad una strategia sbagliata se ne deve
contrapporre un'altra che porti risultati migliori. Tutti concordiamo nel dire
che
l'Onu
dovrebbe essere garante della pace, ma può fare ben poco fin che tutti i
Paesi sono prigionieri del loro egoismo nazionale; in Somalia ha fallito
perché non trovava più chi vi impegnasse i propri militari e
naturalmente ne pagasse le spese. Per quanto riguarda
l'Iraq,
se abbiamo a cuore il bene degli iracheni non possiamo lavarcene le mani. I
pacifisti dicono: ritiro immediato delle truppe dall'Iraq, affidiamo tutto
all'Onu, senza la partecipazione delle forze militari che occupano oggi l'Iraq
(mandate da 47 Paesi!). Questo significa consegnare il Paese al terrorismo e al
caos. La guerra, si dice, non serve a sconfiggere il terrorismo. D'accordo. Ma
alzare bandiera bianca serve a
qualcosa?
L'Europa
non si è ancora resa conto (i no global meno di tutti) che, dopo il
crollo dei "blocchi", il pericolo di guerra mondiale non viene più da Usa
e
Urss,
ma dal moltiplicarsi di focolai di guerre, guerriglie, separatismi, colpi di
Stato, dittature crudeli, terrorismi, conflitti etnici e religiosi, popoli
ridotti alla fame. L'Occidente è impotente di fronte a queste continue
emergenze.
Se la strategia di
Bush
contro il terrorismo non funziona, bisogna averne un'altra di ricambio, di cui
però non si vede traccia. L'Europa unita dovrebbe essere pronta a dire:
arriviamo noi e sostituiamo gli Usa. Ma questa è pura fantasia: abbiamo
chiamato i militari americani per la
Bosnia
e il
Kosovo,
per la Somalia e il
Libano
che sono alle porte dell'Europa! I terroristi
di Al
Qa'ida e gli altri gruppi islamici
armati non sono in guerra contro Bush e gli Usa, ma contro l'Occidente. Possiamo
senza dubbio ritirarci nel nostro "paradiso" europeo (così ci vedono dai
Paesi poveri), lavandoci le mani e sperando che il terrorismo islamico colpisca
altri. Ma c'è qualcuno che
vuole questo?
Questo pezzo di
Rocca non posso
fare a meno di postarlo
anch'io:
I fascisti islamici
sgozzano un italiano, i diessini accusano Frattini e il
governo.
Che pena.
Si credono i Migliori, superiori
antropologicamente, ma sono il peggio di questo paese, peggiori degli incapaci
al governo.
Sono sempre stati
dalla parte sbagliata, hanno sostenuto i carri armati sovietici, gli sgozzatori
vietcong, i genocidi Khmer
rossi, le rivoluzioni culturali
cinesi, le esecuzioni castriste, i terroristi palestinesi, i terzomondisti
assassini, gli affamatori dei popoli.
Erano contrari
alla
Nato,
all'Europa,
all'America,
finanche alle autostrade e alla tv a colori (non è uno scherzo: era la
politica di
Berlinguer),
credevano che il divorzio fosse una sovrastruttura borghese. Sono stati il
fattore di conservazione della società italiana, dalle loro idee è
nato il partito armato rivoluzionario che ha insanguinato
l'Italia
negli anni Settanta e Ottanta e Novanta e fino a
Biagi
e
D'Antona.
Hanno creato, con la
Dc,
il debito pubblico italiano (l'80 per cento delle leggi di spesa italiane ha
avuto il voto del
Pci).
Hanno sempre sostenuto le leggi speciali di polizia, i teoremi giudiziari, le
manette e il carcere come strumenti di lotta politica, a
Padova,
come a
Palermo,
come a
Milano.
Non ne hanno mai azzeccata
una, non dicono "beh, forse in quell'occasione ci siamo sbagliati", piuttosto
cancellano, rimuovono e, contemporaneamente, rivendicano quella tradizione.
(C'è un'eccezione:
Fassino,
di recente, ha riconosciuto, venti anni dopo, che Berlinguer aveva torto - ma
allora non lo disse). La cosa grave è che c'è ancora qualcuno che
li segue, che crede siano seri, che ci casca, che cade vittima della loro
arrogante sicumera di essere, nonostante tutte le balle e gli orrori che hanno
propagandato, i Migliori.
Maddeche?
PS Questo testo non contiene la
parola
Mitrokhin,
quindi non è attribuibile a
Paolo
Guzzanti.
Grassi, volgari, stupidi e ignoranti... e
mentitori
Devo aggiungere una cosa al pezzo su
Michael
Moore di poco
fa.
Qui (ancora grazie a
Camillo)
potete leggere un articolo di Fred
Barnes che, oltre a informarci per filo e per
segno di come l'autore di Bowling
For Columbine abbia spudoratamente mentito
riguardo a una loro conversazione mai avvenuta, ci spiega come sono andate le
cose riguardo al famigerato tentativo di censura da parte della
Disney nei
confronti del nuovo film di Moore. La traduzione è
mia.
Appena prima della proiezione
a
Cannes,
[Moore] ha affermato che la Disney gli aveva detto "ufficialmente" solo il
giorno prima che non avrebbe distribuito
Fahrenheit
9/11. Moore l'ha definito un
tentativo di uccidere il film, e ha aggiunto che l'articolo di un quotidiano
forniva la vera spiegazione di tale decisione: "Secondo il
New York
Times di oggi, il film potrebbe
'mettere a rischio' i milioni di dollari di sgravi fiscali che la Disney riceve
dallo stato della
Florida,
perché farà 'arrabbiare' il governatore della Florida,
Jeb
Bush." Successivamente,
in un'intervista alla
CNN,
Moore ha ammesso di averlo saputo quasi un anno prima, che la Disney non
avrebbe distribuito il film. Nel fingere di averlo appena appreso, Moore si
è reso artefice di un trucco pubblicitario da quattro soldi. E non era
stato il New York Times ad affermare, di sua iniziativa, che la Disney temeva di
perdere gli sgravi fiscali: era stato l'agente di Moore a dirlo, e la sua
dichiarazione era stata citata nel Times. La Disney ha negato che il suo
presidente, Michael
Eisner, abbia mai detto all'agente
di un tale timore. Come ha dichiarato Eisner alla
ABC
News: "Abbiamo informato l'agenzia
che rappresentava il film, come tutte le altre nostre compagnie, che
semplicemente non volevamo trovarci coinvolti in un film orientato
politicamente, durante un anno di elezioni".
Ma perché si deve sempre confondere l'arte con
la politica? Il cinema con la brutta televisione? Le opere eterne della settima
arte con gli instant-movie già rancidi all'uscita?
Perché quest'anno a
Cannes ha
vinto Michael
Moore anziché
Wong Kar
Wai? Non ho visto nessuno dei due film, ma so
che il secondo è un grande regista, mentre il primo è un buffone,
falso e ad alto tasso ideologico. Perché si ostinano a chiamare
"documentari" i suoi film, quando sono più artefatti e pilotati di un
reality show?
Ma forse è proprio
questo il motivo. Mi chiedevo come
Tarantino,
capo della giuria del Festival, potesse essersi prestato al solito infantile
giochetto anti-americano di cui ormai i francesi sono maestri. Forse la riposta
sta proprio lì: forse il film di Moore è così ben fatto, sa
utilizzare così bene la retorica cinematografica, sa mettere al proprio
servizio con tale maestria gli espedienti tipici del mezzo, sa praticare con
tanto mestiere l'arte del montaggio nel creare e disfare
significati*,
che una Palma d'Oro è il minimo che gli si può concedere. Se i
fratelli
Wachowski
fossero stati altrettanto abili e avessero potuto far credere che
Matrix
fosse in realtà un documentario, una Palma non gliel'avrebbe tolta
nessuno.
*[Non
a caso le cose più interessanti, riguardo al modo di far credere alla
gente ciò che si vuole tramite il montaggio, le hanno teorizzate per i
primi i
sovietici]
P.S. Sì,
non mi piace Moore. Ne avevamo già parlato
alla nascita di questo blog, qui.
Ne
approfitto anche per citare una frase di
Christopher
Hitchens, letta grazie a
Camillo e
citata da
Sullivan, che
spiega perché agli europei piace tanto
Moore.
[Gli europei] pensano che
gli americani siano grassi, volgari, avidi, stupidi, ambiziosi, ignoranti,
eccetera. Perciò, come loro americano-tipo, se ne sono scelto uno che
incarna realmente tutte queste qualità".
Se sinistra deve essere, che sia Blair, non Rosy
Bindi
Un bel pezzo di
Giorgio
Vittadini,
sul
Tempi di questa settimana, ci spiega
perché
Prodi
dovrebbe dimettersi dalla carica di presidente della Commissione europea, e
conclude così:
Per
ciò che riguarda il contenuto è sorprendente che un cattolico si
sia schierato sulle posizioni di chi si professa ancora comunista, di chi
disprezza l’Occidente, di chi non capisce la differenza tra una democrazia
che sbaglia e chi persegue coscientemente il male e la morte.
Inoltre, come ormai tutti i
più equilibrati commentatori, uomini politici, esponenti ecclesiastici,
giornalisti hanno notato, il ritiro
dall’Irak
equivale a un atto di grave irresponsabilità. Equivale a ignorare che in
Irak potrà esserci una guerra civile, ancora peggiore della guerra finora
avvenuta. Equivale a ignorare il pericolo di uno stato fondamentalista,
portatore di un terrorismo che nasce ben prima dello sciagurato intervento
americano. Equivale a sconfessare, non le scelte americane, ma l’Occidente
stesso.
Gli esponenti politici
a cui Prodi si appella gridano
«Bush
uguale Bin
Laden» e ritengono le
democrazie occidentali peggiori dei regimi dove la donna, lo sviluppo, le
libertà, sono umiliati e distrutti. È il trionfo della confusione
politica, tipica di un mondo catto-comunista che ritiene l’identità
cristiana violenza e potere, quando semplicemente affermi l’esperienza che
vive.
Se il buon giorno si
vede dal mattino, questo è un brutto mattino perché il programma
di un possibile governo di tale coalizione può solo portare
l’Italia a un declino
irreversibile. Se sinistra deve
essere, che sia
Blair,
non Rosy
Bindi.
Atomi per la pace e ogm più salubre del
biologico (e perché)
Da Green Watch
News n. 8-2004, un
interessante articolo sui benefici del ritorno all'energia nucleare.
Tra tutti, anche quello di evitare diverse guerre legate al possesso di petrolio
e altri combustibili.
Il prof.
Poli,
nel rispondere con competenza, tra le altre, alla domanda se "si corrono rischi
ad alimentarsi con prodotti geneticamente migliorati (Gm)" osserva che "tale
domanda sorge spontanea visto che in alcune regioni italiane nelle mense delle
scuole e degli asili infantili vengono serviti alimenti da agricoltura
biologica". La risposta dell'autorevole studioso è: "Gli alimenti Gm
attualmente autorizzati non solo non sono più rischiosi, ma potrebbero
essere più salutari di quelli biologici. Su questi ultimi, al contrario,
i controlli effettuati sono minori, quando non del tutto assenti, e sono
potenzialmente meno salubri". Egli riporta un esempio tra tanti: il caso del
mais tradizionale (e vieppiù quello biologico) che, infestato dalla
piralide, si protegge sviluppando micotossine. Il prof.
Umberto
Tirelli, noto oncologo e curatore
della presentazione al libro, in essa ricorda come le micotossine siano
responsabili di tumori al
fegato.
Ma perché il
cibo cosiddetto "naturale" è peggiore? Ce lo chiarisce
Piero
Morandini, fisiologo vegetale
presso l'università di
Milano,
anch'egli coautore del libretto: "Tra le specie naturali vincono la lotta per la
sopravvivenza quelle che posseggono caratteri vantaggiosi. Ad esempio, saranno
favorite quelle meglio resistenti all'attacco di batteri, funghi, larve o
roditori, e che pertanto accumulano sostanze tossiche per questi agenti (come
fanno le mandorle amare, che si difendono dall'attacco di roditori rilasciando
cianuro quando vengono frantumate). Senonché, tutti questi caratteri
di grande importanza per la sopravvivenza di una specie naturale
sono indesiderabili per l'uomo. Le specie adatte per l'alimentazione umana
se non vogliamo compromettere la nostra salute - devono necessariamente
avere un contenuto molto ridotto di tossine naturali. In altre parole, le piante
coltivate sono anche le più deboli e bisognose di cure: la selezione
naturale e quella operata dall'uomo vanno inesorabilmente in direzioni opposte".
Ecco perché è necessario usare pesticidi: da un lato, si
proteggono le piante da facili attacchi; dall'altro si inibisce in esse la
produzione incontrollata di pesticidi "naturali" che potrebbero esserci
dannosi.
L'ingegneria
genetica, viceversa, permette di ottenere, tra le altre, piante che resistono
all'attacco di insetti. Un risultato che si ottiene ci spiega il
libro mediante l'inserimento, nel patrimonio delle decine di migliaia di
geni della pianta, di un solo gene (il gene Cry), presente in un batterio (il
batterio Bt) e che esprime una proteina (la proteina Bt), che è una
pro-tossina innocua per l'uomo e per altri animali, ma che se ingerita da
insetti, ne provoca la morte: la proteina Bt viene trasformata, da un enzima
esclusivo degli insetti, in una letale tossina. Attualmente, le spore del
batterio Bt sono spruzzate (anche nella pratica biologica), come insetticida;
ma, a differenza dell'insetticida, sempre presente nell'ambiente, l'ingegneria
genetica consente di ottenere piante Bt che producono la pro-tossina solo se
aggredite dall'insetto, minimizzando così gli eventuali danni
all'equilibrio ambientale del
suolo. [...] Chi
è interessato a conoscere la voce della scienza - piuttosto che quella
dei commercianti di prodotti biologici, interessati solo ai loro ricchi profitti
e incuranti dei rischi cui sono esposti i consumatori dei loro prodotti, frutto
di una pre-scientifica pratica può farlo con una modestissima
spesa: il libro costa solo 9 euro.
Le torture nel carcere di
Abu Ghraib
stanno facendo perdere la faccia
all'America
presso i popoli islamici? Niente affatto, perché non è che
un'inezia confrontata con i quotidiani attacchi a USA e
Israele da
parte dei media islamici. Attacchi quasi completamente basati su falsità,
alimentati da un odio atavico a cui contribuisce la paura e la mancanza di
libertà di cui "gode" la maggior parte del mondo
mediorientale.
Questo articolo di
Casadei ci
presenta una significativa panoramica di quello che gli arabi vedono, sentono e
leggono quotidianamente. Sottoposti a un bombardamento simile, e privi della
libertà di opporvicisi, è poi comprensibile che folle intere si
radunino a esultare per l'ennesimo massacro di "nemici" andato a buon fine.
[...] questa è la giornata
tipo del lettore-spettatore residente in Medio Oriente, immerso in un universo
paranoico dove gli ebrei dominano segretamente tutte le nazioni, e usano la
potenza di queste, e in particolare degli
Stati
Uniti, per recare danno ai
musulmani. [...] Il
fatto è che il mondo arabo-musulmano è il terreno ideale per
manipolazioni informative e mistificazioni anti-occidentali di tutti i tipi per
via della miscela esplosiva di risentimento popolare e autoritarismo politico
che lo caratterizza. I governi non permettono nessuna critica al loro operato e
scaricano tutte le responsabilità dei loro fallimenti sull’esterno:
l’eredità coloniale, il complotto sionista, l’imperialismo
americano. Si è perciò creata una situazione paradossale: ai
media, governativi e non, non è permesso di criticare i governi locali,
ma sono tollerate e anzi incoraggiate le critiche ai governi e alle forze
straniere in genere, anche quando si tratta di alleati. Le tesi complottiste
sull’11 settembre, che considerano gli attentati opera degli americani
stessi o del
Mossad,
hanno trovato eco nei media di tutti i paesi musulmani, sia alleati che ostili
agli Usa [...]
Fondamentale, a questo
proposito, la lettura di diversi pezzi di Magdi Allam,
tratti dal Corriere della
Sera, relativi proprio all'uso distorto dei media
islamici. Grazie a Stranocristiano
per i
link.
Ho letto (in italiano, ma qui è anche in inglese) le specifiche
tecniche che dovrebbe avere un PC per far girare agevolmente
Longhorn, il
successore di Windows
XP, la cui uscita - lungamente rimandata -
è ora prevista per il
2006.
I requisiti in termini di
processore prevedono una soluzione dual core con clock da 4 a 6 GHz, una
dotazione ram di almeno 2GB, una scheda di rete gigabit, una connessione
wireless in standard 802.11g ed almeno un terabyte di spazio su
disco.
È quantomeno ridicolo
che un sistema operativo per funzionare abbia bisogno di un hardware simile (per
fare cosa, poi?). Prima di lasciare la parola a qualche simpatico commento
tratto dal sito sopra citato, faccio notare che mentre gli utenti
Macintosh
che attualmente usano un sistema operativo che si chiama
Panther,
attendono la prossima uscita di Tiger, gli
utenti Windows sono in attesa di un bovino cornuto.
- Ma che droghe assumono alla
MS?
(Aku)
-
Ora mi vanno a scatti solo alcuni giochi... con longhorn andranno a scatti anche
le finestre e le icone
(Truttle)
-
In ogni caso potremmo confrontarci con i bench per la velocita delle icone
(Fred
77)
-
non vedo l'ora di averlo per giocarci a campo minato..
(geng@)
-
Immagino che 1 TB di os verrà distribuito sottoforma di hard disk da
connettere al proprio canale s-ata col quale installarlo. No perchè anche
ammesso che sia compresso per fagli occupare metà spazio stiamo parlando
sempre di 500 gb: la nostra scatola conterrà manuale di installazione,
seriale, e 102
DVD. [...] con
un processore a 6 Ghz ci mando avanti un centro di calcolo di una centrale
termoelettrica, sprecarlo per un uso prettamente home non
esiste. [...] E'
ovvio che per sfruttare meglio le performance del nuovo sistema operativo
è necessaria oltre che una connessione a banda larga anche una linea
elettrica dedicata. Microsoft declina ogni responsabilità in caso di uso
scorretto del contatore della
luce. (Ombra
77)
- magari ci mettono 5
giga di icone per il mouse (T.
Alexius)
-
Ve lo immaginate quanti difetti avrà questo sistemone operativone...per
prelevare aggiormenti, service packs e quanto altro ci vorrà un
collegamento diretto con la Microsoft con fibra ottica multimodo da almeno un
exabit/sec.. (Marco
71)
-
MA siamo proprio sicuri che sia un OS?!?!?!
(d@vide085)
Ho cominciato a leggere
"Terrore e
liberalismo" di
Paul Berman,
che da sinistra spiega in modo lucido perché il fondamentalismo
islamico e il terrorismo che ne deriva facciano parte di quella grande famiglia
di totalitarismi che in occidente è nata, e ha già preso le forme
di nazismo e comunismo.
Berman
sostiene che il fondamentalismo islamico e il socialismo di
Saddam
Hussein siano la continuazione
morale, ideologica e storica dei movimenti totalitari del ventesimo secolo.
Anche il fascismo e il comunismo, tra l'altro, sono stati alimentati dalla
difficoltà della sinistra liberal di comprendere la natura irrazionale
di quei movimenti. La medesima cecità che imperversa oggi e che,
inspiegabilmente, vede alleate la sinistra e i realisti di destra
kissingeriana. (dalla recensione del libro, di
Christian
Rocca)
Cito
dalla prefazione (pag.XII):
Le
guerre in
Afghanistan
e in
Iraq,
oltre alla violenza in alcuni altri luoghi, possono essere a loro volta
infinitamente complesse; eppure, a mio avviso, queste guerre hanno una certa
semplicità. Sono una guerra sola: la guerra del totalitarismo
musulmano moderno, nelle sue numerose varianti, che lotta ferocemente contro i
campioni dell'idea liberale, sia musulmani sia non musulmani. E nello stile
del ventesimo secolo, questa guerra sta procedendo in circostanze di confusione
assurda: il governo americano è incapace di definire la posta in palio,
quindi incapace di una programmazione intelligente o azioni appropriate; e i
critici del governo americano non hanno intenzione di compensare i fallimenti e
le carenze
dell'America,
né di svolgere alcun ruolo importante e utile, se non come critici del
governo americano. Siamo in una situazione in cui le persone di
mentalità liberale in Afghanistan e Iraq, e forse anche in svariati altri
Paesi, gli eroici liberali musulmani, stanno lottando per sopravvivere contro i
loro e i nostri nemici, e hanno un bisogno disperato di solidarietà e
sostegno da chi, in tutto il mondo, ha le stesse idee. E siamo in una situazione
in cui, in tutto il mondo, i movimenti di massa della Sinistra politica, gli
alleati naturali dei liberali musulmani, non si sognerebbero mai di stare fianco
a fianco con i liberali musulmani, per paura di sostenere l'imperialismo
americano.
Siamo in una
situazione in cui, nell'ultimo quarto di secolo, le varie correnti del
totalitarismo musulmano hanno assassinato milioni di persone. Il governo di
Saddam Hussein già da solo ha compiuto molte centinaia di migliaia di
omicidi. E siamo in una situazione in cui, in tutti questi anni, nessuno ha
mai organizzato un raduno o una mobilitazione davvero su scala mondiale per
protestare e denunciare l'enormità della strage. Anzi: le più
grandi manifestazioni internazionali nella storia del mondo, quelle avvenute
all'inizio del 2003, si sono svolte per protestare contro il piano di
George W.
Bush per rovesciare Saddam
Hussein. Una situazione assurda, una circostanza di confusione, un segno di
oscurità morale.
Sono i
tipi di confusione oscura che in passato hanno permesso a regimi e movimenti
totalitari di svilupparsi. L'èra totalitaria è stata anche
l'èra della cecità liberale. Era il passato in cui stiamo
vivendo ancora oggi, e non solo quando i disastri ci capitano davanti agli
occhi.
Camillo
non si è mai appassionato al tema delle armi di distruzione di massa, se
non dal punto di vista della violazione delle risoluzioni
Onu
(la battaglia è per la democrazia, stupid). Ma oggi - all'improvviso -
si sono lette due cose. La prima: in
Iraq
è stata trovata una bomba con gas nervino. Pare che due soldati della
coalizione siano in ospedale. La seconda: in un'intervista il re di
Giordania
conferma che
Zarqawi,
il terrorista giordano che guida il jihad in Iraq, aveva organizzato un
attentato con cinque bombe cariche con venti tonnellate di armi
chimiche.
La
Giordania
ha annunciato oggi di aver sventato un attentato chimico di
Al
Qaeda che progettava di colpire la
sede dei servizi di sicurezza
ad
Amman e che avrebbe potuto
provocare l'uccisione di 80.000
persone. [La
Repubblica on-line, lunedì
26 aprile ore 20:12]
«Se
ami il benessere più della libertà,
la tranquillità della
servitù più della vivace impresa della libertà, vattene a
casa in pace. Non abbiamo bisogno
dei tuoi consigli e delle tue
braccia. Accucciati e lecca le
mani che ti nutrono. Possa il
peso delle tue catene esserti
lieve e possano i posteri
dimenticare che fosti uno di
noi»
Durante un giro in bicicletta, attraversando una zona
di Tokyo dall'aspetto molto bucolico, ho
trovato questo cartello, che mette in guardia le donne dall'andare in
giro da sole la sera. Io però ho il sospetto che quel lupo avrà
del filo da torcere, con una ragazzina di quella stazza...
nel primo ci insegna diversi trucchi per
sfruttare al meglio le potenzialità di
Google, nel secondo ci offre solidi argomenti per
dimostrare che la biometria, ovvero quella tecnologia che permette di
certificare l'identità di una persona tramite una sua caratteristica
fisica o biologica (come il DNA, ad esempio) è meno sicura di quanto si
creda, e porta con sé qualche grosso inconveniente.
È da un po' che non aggiorno il blog, ma nelle
ultime settimane ho cambiato casa, ho svolto un sacco di lavoro improvviso e
finalmente ho avuto qualche giorno di ferie (qui siamo in piena
Golden
Week, la quasi-settimana di vacanza in cui
quasi tutto il
Giappone - e
anche questo "quasi" è molto vasto - va in
ferie).
Si merita un post a parte il ritornello del jingle di
Bic Camera,
una catena di negozi di elettronica, macchine fotografiche, elettrodomestici (di
cui si parlava qui, senza nominarla) che mentre
girate tra i reparti vi viene propinato quasi ininterrottamente dagli
onnipresenti altoparlanti.
Cliccate qui, per ascoltarlo in tutto il suo
splendore (o cliccate col tasto destro del mouse e salvatelo da qualche
parte).
Per avere una minima idea di quello a
cui vengono sottoposti quotidianamente i clienti, ma soprattutto i commessi del
negozio, lanciatelo dal vostro player mp3 preferito, e mettetelo in loop per
qualche minuto. Se non vi schizza fuori il cervello dalle orecchie siete pronti
per venire in
Giappone.
Come si diceva qui, passare un po' di tempo in un grande
negozio giapponese può risultare letale per la propria sanità
mentale, bombardati come si è dalla continua riproposta del jingle
caratteristico di quel negozio. Ma non ci sono solo i jingle. Quando viene
lanciato un nuovo prodotto, nel reparto relativo e nel raggio di qualche metro
continuerete a sentire fino alla nausea l'annuncio pubblicitario: la stessa
musica, le stesse frasi, gli stessi effetti sonori ripetuti decine di volte in
pochi minuti, che fanno venir voglia
non di
comprare il prodotto, ma di dargli fuoco.
Ieri ero da
Bic Camera,
uno dei grandi "supermercati" dell'elettronica, e nel reparto dedicato ai
monitor, a pochi passi dalle stampanti, tutti gli schermi proponevano la stessa
cosa, a tutto volume: la pubblicità delle nuove stampanti
Epson, con
inchiostro "forte". Ruotavano tre o quattro spot diversi, e anche dalla vicina
zona dei cavi-per-reti-domestiche non potevo fare a meno di sentirli. Dopo 5, 6,
10, 20 volte (la scelta del cavo giusto porta via del tempo) che sentivo la
stessa musica e le stesse parole, stavo cominciando a diventare idrofobo.
Però poi sono andato a guardare gli spot, e se non fosse che ormai odiavo
sia la voce del bambino che quella della nonna di uno di questi, li ho trovati
molto carini.
La pubblicità
sottolinea la resistenza al tempo e alla luce dell'inchiostro di queste nuove
stampanti, e le gocce colorate sono rappresentate come ipertrofici supereroi in
stile americano, un po' Buzz
Lightyear (o il nuovo protagonista di
The
Incredibles), un po'
The
Tick. Se volete vederle anche voi, qui
sotto vi lascio i link a quattro diversi spot (anche se un paio sono simili, ma
cambiano le pose con cui le gocce si ancorano alla carta). La parola ripetuta
con la voce grossa è "tsuyoinku", unione di
tsuyoi
(forte) e
inku (ink:
inchiostro).
Per
chi ne volesse di più, qui c'è la homepage dedicata a queste
stampanti, e qui, qui, qui e qui, tratti dalla stessa pagina, potete
trovare anche gli sfondi per il desktop con le gocce muscolose (a
1024x768).
[...] C'è un computer venduto ovunque
senza
Windows
preinstallato, per il quale quindi non si paga alcuna "tassa
Microsoft"
e non occorre tentare improbabili rimborsi. E' disponibile sia in versione
fissa, sia in versione portatile. Non ha problemi di compatibilità
hardware, perché riconosce e gestisce praticamente tutto in modo
automatico: stampanti, periferiche WiFi,
Palm
e telefonini, telecamere e webcam, e via dicendo, senza dover ricompilare il
kernel o altre stravaganze. Dialoga con le macchine Windows in modo trasparente,
senza però averne i problemi di sicurezza. Legge e scrive perfettamente i
file di Microsoft
Office. Non costa più di un
PC Windows. A differenza di
Linux,
ha una modalità di suspend e ibernazione che funziona. E ciliegina sulla
torta, è basato su
Unix,
esattamente come Linux. [...]
Disinformazione, deriva mediatica e una guerra da
riconoscere
Il
Gino
ci dà un esempio del modo in cui ci arrivano
taroccate le notizie
sull'Iraq.
Sull'argomento
"disinformazione in tempo di guerra" ha
postato cose utili1972
(sotto il titolo "Il filtro"), e il solito
Foglio
ha scritto un ottimo editoriale su quella che chiama "la
più grande battaglia o deriva mediatica dei tempi
moderni".
Io aggiungo che le notizie sono
importanti, ma come scriveva Emilio
Cecchi più di 80 anni fa, le opinioni lo
sono ancora di più.
La
notizia ha infiniti gradi di verità, infinite sfumature di adattazione
alla verità. È la posposizione continua, il continuo
«aggiornamento», di quel fatto unico e concreto ch'è
l'opinione; di quel momento infinitamente semplice, sano e chiarificatore
ch'è il momento dell'opinione. E il mondo, o almeno la parte viva rimasta
nel mondo, figura d'interessarsi alla notizia, di sentirsi impegnato nel falso
dramma della notizia. Ma in realtà non gli importano e non gli possono
importare che le opinioni.
[La
Tribuna, 22/2/1919; ripubblicato su
il
Giornale del
3/2/2004]
Io un'opinione chiara ce l'ho, su quanto sta
accadendo in
Iraq e nel
resto del mondo. Il fatto che ora rapiscano i miei connazionali (sia del mio
paese natale che di quello che mi ospita), o che qualche mio coetaneo con manie
di grandezza creda di essere un messia e speri di mettere a ferro e fuoco un
Iraq sulla via della democratizzazione, non fa che confermare questa opinione.
Cioè, che siamo in guerra. E, per dirla con il titolo di un dossier di
Tempi
di due settimane fa: "Chi non capisce che
c'è una guerra in corso, diventa complice dei
terroristi".
Ne approfitto, allora, per
riportare integralmente un piccolo sunto, un bigino del
jihad,
se volete, tratto dalla stessa rivista (lo ricopio a mano, perché
l'edizione elettronica non è
rintracciabile):
IL MONDO
DEL "JIHAD" Jihad, com'è
noto, non significa "guerra", ma "sforzo" sulla via di
Dio
che, secondo la tradizione islamica, può avvenire in quattro modi: con
l'animo, con la parola, con la mano o con la spada. In quest'ultimo caso il
jihad assume il significato di guerra santa, per la difesa o per l'espansione
dell'islam.
Ma mentre il jihad difensivo è un obbligo individuale vincolante, il
jihad offensivo ha tradizionalmente un grado più basso di
obbligatorietà.
Ibn
Taymiyya, un teologo siriano del
XIII secolo, ha teorizzato che il jihad offensivo è per i musulmani
obbligatorio tanto quanto i cinque pilastri della fede islamica: professione di
fede, preghiera, digiuno, elemosina, pellegrinaggio. I wahabiti, sorti alla fine
del XVIII secolo nell'odierna
Arabia Saudita, hanno ripreso
questo insegnamento.
L'obiettivo del jihad di
Al
Qaeda è la ricostituzione
del califfato universale nei suoi confini del IX secolo (apogeo della dinastia
abbaside) e la sua ulteriore espansione secondo il seguente programma:
reinsediamento del califfo a
Costantinopoli;
riconquista della
Spagna;
conquista di
Roma;
conquista di
Vienna.
Per
fare questo occorre combattere un triplice jihad: uno contro i regimi musulmani
apostati, uno contro i non musulmani che opprimono popolazioni islamiche
(Palestina,
Cecenia,
Kashmir,
ecc.) e uno contro i
Crociati
e gli
Ebrei,
cioè contro gli
Usa
ed i loro alleati
occidentali.
Al Qaeda mira
anzitutto ad impadronirsi del potere in
Pakistan
e in Arabia Saudita: il califfato avrà così a disposizione armi
atomiche, petroldollari e la legittimità religiosa che deriva dal
controllo dei luoghi santi di
Mecca
e
Medina.
Il califfato universale esisterà come confederazione di califfati:
afghano-pakistano, caucasico, arabo-africano,
ecc... [Tempi
n. 13/2004, pagina II]
Il signor
Benty, del
blog Tragedie
Grechesi
è offeso perché
Luca Sofri ha
linkato il mio post su
Lost in
Translation e non si è accorto invece di
una sua (analoga?) recensione scritta un mese fa.
Colgo l'occasione, allora, per
1) ringraziare Sofri-il-giovane per l'onore
e il gradito raddoppio degli accessi giornalieri di
venerdì 2) linkare
la recensione del blog citato 3)
assicurare al signor
Benty che
non l'ho copiato, e che se siamo arrivati a simili conclusioni è
perché (oltre al trascurabile fatto che mi sono laureato in giapponese e
abito vicino a
Tokyo)
anch'io sono cresciuto a Hello
Spank e
Mimì
(anche se di più a
Goldrake e
Uomo
Tigre). 4)
linkare Lost in
Racism, un sito intero dedicato al
boicottaggio del film, che raccoglie articoli e commenti a sostegno dell'ipotesi
che sia un'opera razzista (anche se mi sembra che se la siano presa troppo a
cuore).
Aggiungo inoltre che se Benty ha
notato i microfoni sopra le teste degli attori è perché il
proiezionista del cinema in cui ha visto il film ha usato un mascherino
sbagliato: è infatti usanza comune quella di girare e stampare un film in
un formato più ampio di quello che verrà poi proiettato, e sta a
chi manovra il proiettore nelle sale il compito di apporre un mascherino che
copra le parti superiore e inferiore dell'immagine, in modo che non venga
mostrato quello che il regista non intendeva si vedesse. A volte succede anche
che le versioni di un film in videocassetta o trasmesse in TV mostrino
l'immagine completa, con il risultato di rivelare i microfoni, il più
delle volte, ma soprattutto di sbilanciare la disposizione di cose e persone
all'interno dell'inquadratura, o addirittura di rivelare trucchi di scena (come
nell'ultima coppia di immagini in questa pagina, dove l'attore che - visto al
cinema - sembra nudo, e che dovrebbe scandalizzare appunto per la sua
nudità, nella versione in cassetta mostra i pantaloni. In fondo alla
stessa pagina potete vedere altri esempi del genere.
Sollecitato in posta privata da qualche domanda sui 3
giapponesi rapiti in
Iraq,
rispondo pubblicamente, ché magari interessa anche ad altri (anche se
ormai potrete trovare diverse notizie sulla rete):
innanzitutto non sono militari, si tratta di 1 giornalista freelance e di due
attivisti (di cui uno ha appena finito il liceo) appartenenti a ONG di cui una
si occupa di aiutare i bambini iracheni, un'altra di sensibilizzare sugli
effetti dell'uranio impoverito.
Le TV
giapponesi ne parlano diffusamente da ieri sera, su diversi canali
contemporaneamente, e continuano a mandare il video distribuito da
Al Qaeda
(scusate, volevo dire
Al Jazeera) che
mostra i tre seduti per terra sotto la minaccia dei mitra, e i loro passaporti
aperti. La conferenza stampa del portavoce del governo è stata ieri
trasmessa in diretta.
Le famiglie dei tre
hanno chiesto al governo di ritirare l'esercito di difesa, secondo le richieste
dei terroristi, ma
Koizumi ha
detto chiaramente (anche questo mostrato in TV più volte) che non intende
accettare il ricatto, e che l'esercito farà di tutto per liberare i
prigionieri.
La posizione del
Giappone
rispetto a queste cose è piuttosto complicata: da una parte c'è un
governo che ha preso la decisione epocale di inviare il proprio esercito in
aiuto dell'alleanza guidata dagli americani (cosa mai fatta prima, e che ha
provocato moltissime polemiche in seno al governo e da parte dell'opinione
pubblica), governo che nonostante recenti attriti con gli
Stati Uniti
(vedi la chiusura del paese alle carni americane, per paura della mucca pazza),
non ha alcuna intenzione di rinunciare alla sua amicizia privilegiata con
l'America
(Koizumi, qualche tempo fa, aveva saggiamente detto qualcosa tipo: "Se la
Corea del
Nord dovesse decidere di attaccarci, se non ci
aiutano gli Stati Uniti, chi lo
farà?").
Dall'altra c'è
un'opposizione che si è sempre opposta all'invio di truppe, che accusa il
governo di servilismo verso
Bush, e che
non aspetta altro che succeda qualcosa di brutto ai giapponesi in Iraq per dare
una spallata alla coalizione di
Koizumi.
Telegiornali e Tv in generale
sembrano quasi tutti anti-americani: non smaccatamente, perché la
libertà di opinione dei giornalisti Tv, soprattutto sulle reti nazionali,
ha un certo limite, anche dettato da un rispetto per chi è al governo, ma
i servizi Tv parlano sempre e solo di quanto di brutto accade in Iraq da quando
ci sono "gli americani". Non passo la giornata davanti alla Tv, anzi, ma ho
visto diverse volte interviste e servizi completi dedicati alle case colpite da
una bomba americana, programmi strappalacrime sulle famiglie irachene distrutte
per colpa degli americani e poco o niente riguardo a cosa hanno fatto e stanno
facendo di buono in quel paese. Già che ci siamo, devo dire che anche le
notizie su
Palestina e
Israele
hanno un modo di dipingere i palestinesi sempre come vittime.
Ma di questo, cosa pensa la gente? Credo che
in maggioranza sia stata contraria all'invio delle truppe in Iraq, come anche
alla guerra "degli americani". Il fatto è che i giapponesi, nonostante
siano spesso e volentieri interessati alle altre culture, fondamentalmente sono
un popolo piuttosto egoista: sono molto sentimentali, e si commuovono facilmente
per racconti di indigenza o di eroismo, ma da qui a mettersi in azione per fare
qualcosa ce ne passa. Come potete leggere qui, ad esempio, "In Giappone non
capiscono il concetto di raccolta di fondi. C'è più una sorta di
compassione passiva. La gente prova dispiacere per qualcosa, ma pochi fanno
davvero qualcosa a riguardo."
Dalla fine
della seconda guerra mondiale, poi, nel paese è cresciuto un sentimento
pacifista che accanto a un vero e comprensibile desiderio di pace ha il
retrogusto, non troppo nascosto, del "vogliamo essere lasciati in pace". La
maggior parte della gente, perciò, non capisce perché dovrebbe
mandare i propri uomini in un paese lontano a rischiare la vita, quando potrebbe
benissimo farne a meno. Quando, facendolo, potrebbe mettere in pericolo il
proprio quieto vivere. Insomma, la maggior parte della gente qui pensa che il
Giappone potrebbe e dovrebbe vivere tranquillo per i fatti suoi, indisturbato e
separato dal resto del mondo.
Pochi si
rendono conto che questa visione è assolutamente anacronistica e
pericolosa. Da questo punto di vista, se qui da noi dovessero cominciare
attentati terroristici, come in
Spagna la
gente darebbe immediatamente la colpa al governo. Anche se un aspetto molto
diverso rispetto alla Spagna (o
all'Italia)
è che le rappresentanze sindacali o la capacità di muovere (e
anche strumentalizzare) grandi masse di persone, qui sono praticamente assenti.
Se da una parte questo presenta diversi lati negativi nel campo dei diritti del
lavoro o degli individui, dall'altro rende improbabile che il governo in carica
si senta in ostaggio degli umori in continua mutazione della gente (umori che
nel nostro paese, come nella suddetta Spagna, sono abilmente orchestrati da
gruppi
specializzati).
The U.S. is the only ally
providing Tokyo with deterrent power against any foreign country that could
threaten regional security, such as
North
Korea, and the Japanese people
should never forget
it.
Traduzione: "Gli
USA sono l'unico alleato che fornisce a
Tokyo un
potere di deterrenza contro quei paesi stranieri che potrebbero minacciare la
sicurezza nella regione, come la Corea del
Nord, e il popolo giapponese non dovrebbe mai
dimenticarlo."
Quando ho visto il film di
Sofia
Coppola (qui il trailer) lo scorso
Natale in
Italia, ne
ero rimasto molto deluso e piuttosto infastidito. Ma la maggior parte dei
critici cinematografici, e anche diversi amici e conoscenti, ne parlavano come
di un piccolo capolavoro, perciò mi ero quasi convinto che il mio
giudizio negativo fosse il risultato di una serie di fattori diversi, tra cui il
fatto di essere in Italia a vedere un film ambientato "sotto casa". Poi
però, ripensandoci, questo era proprio un vantaggio che avevo io su tutti
gli altri. Avere a che fare con i giapponesi tutti i giorni, permette di
rendersi conto che quelli rappresentati nel film sono il più delle volte
delle figure parodiche, al servizio degli intenti dell'autrice, che deve gettare
il suo protagonista nelle situazione più tristi e
assurde.
La scena in cui si gira lo spot, con
il regista isterico e l'interprete che traduce solo poche parole, è una
delle più fastidiose, perché per creare la situazione in
questione, che dà anche il titolo al film, si mostra questo ragazzo
nervoso e volgare che parla a
Murray come
non gli si rivolgerebbe mai nella realtà. Ha un comportamento da
primadonna che non si addice né alla sua figura (un regista
pubblicitario, per di più in
Giappone)
né alla differenza di fama, importanza e popolarità che lo separa
dal grande attore americano in visita nel suo paese, verso il quale nella
realtà avrebbe sicuramente un rispetto vicino alla venerazione. Ma,
naturalmente, se fosse così la sequenza risulterebbe poco interessante.
La scena della prostituta è ancora
più incredibile (nel senso che non ci si può credere), non solo
perché il fatto di mandare una ragazza nella camera dell'attore senza che
lui l'abbia nemmeno richiesta ha dell'assurdo, ma per il comportamento stesso
della donna, che tratta Murray come una dominatrice verso il suo schiavo e poi
si offende e si mette a strillare come una cretina: tutti comportamenti che uno
spettatore riconosce come "caratteristici della stupidità giapponese" e a
cui siamo abituati da visioni come
"Mai dire
Banzai" e da un immaginario sul Giappone che
si alimenta di quello che anche qui è anormale o semplicemente idiota. Ma
il tutto è motivato dal fatto che tali situazioni devono fare da sfondo e
contribuire a deprimere ancora di più il
nostro.
E poi ci sono tante piccole cose che
aggiungono stereotipo a stereotipo: vedi la scena di Murray in ascensore tra i
giapponesi nani, una delle idee più ritrite mai viste al cinema da
decenni; o la doccia piccolissima, per di più in un hotel di lusso, dove
al contrario le dimensioni di stanze e oggetti sono grandi anche per degli
occidentali.
E poi tutte quelle sequenze
folkloristico-turistiche che indulgono sulle "cose strane" del Giappone, che in
realtà sono già note (vedi le sale giochi con gli arcade tipo
Dance Dance
Revolution) o che nel giro di qualche mese
arriveranno ovunque (la suoneria polifonica del cellulare, che già adesso
qui è preistoria). Anche le lunghe e ripetute carrellate sulle insegne
luminose di
Ginza mi
sono sembrate ridondanti, come anche il fatto che gli attori si muovessero quasi
sempre negli stessi luoghi, forse a causa delle restrizioni poste dal governo di
Tokyo alle riprese. Sta di fatto che nel film di vede un Giappone moderno
fondamentalmente ridicolo e incomprensibile, e un Giappone antico che con la sua
aura mitica dà conforto alle anime perse dei protagonisti (vedi la scena
al tempio, l'ikebana, ci mancava una visita ad una scuola di kendo).
Non voglio dire con questo che il film sia
pessimo, anzi. Murray è bravo, la
Johansson
è bella, il film descrive bene due persone tristi che grazie al loro
incontro riescono a lenire la propria solitudine, e soprattutto il fatto che,
come ha scritto
Magrelli su
Film
TV, "Sono turisti e non viaggiatori. Non
vogliono esplorare, conoscere o capire."
Però credo che si sarebbe potuto
rendere tutto questo anche senza scadere in luoghi comuni banalissimi, e magari
aggiungendo un po' di profondità ad almeno qualcuno dei personaggi
giapponesi che attraversano questo film come tanti alieni di carta. Che il
Giappone non sia il miglior paese del mondo lo so bene anch'io. Che in TV e per
la strada si veda roba di un trash pazzesco, anche. Ma da un film con un
impianto fondamentalmente realistico, mi aspettavo molto di più che un
trailer americano di un futuro
"Natale in
Giappone" con
Boldi e
De
Sica.
I casi
sono due: o la Coppola mente quando parla di tutti i suoi soggiorni in Giappone,
dei tanti amici del luogo, delle "tante persone stimolanti" che vi ha conosciuto,
oppure non è ancora in grado di fare del cinema: il suo film comunica
esattamente il contrario di quella che dice essere stata la sua
esperienza.
Oggi leggo le notizie del giorno sul sito del
Foglio,
e scopro che riguardo
all'Iraq,
per la millesima volta
Fassinoha detto che "Bisogna cedere prima possibile il
comando
all'Onu".
Ora è chiaro che questa gente parla solo per dare aria ai denti, per
avere visibilità, per cavalcare l'onda perenne del pacifismo,
dell'americanismo, dell'idiotismo, dell'informazione ideologica, o di
chissà che cosa.
Il fatto è
che questo continuo appello all'Onu, non solo è infantile nella sua
visione dell'organizzazione come di un deus-ex-machina che risolve tutti i
problemi, ma è sostanzialmente inutile: queste persone sembrano non avere
la minima idea, non solo di quello che sta accadendo veramente in Iraq, ma
neanche del fatto che l'Onu ha lavorato (la risoluzione 1511 è del 16 ottobre
2003!) e sta lavorando insieme "agli americani" da un sacco di tempo, che ha da
tempo stabilito tutti i "come", i "chi" e i "quando", e che non ha avuto da
ridire sul modo in cui "gli americani" hanno ottemperato ai loro compiti nei
tempi stabiliti.
Per il bene di quello che mi
piace chiamare ancora "verità", consiglio di rileggersi un paio di
articoli di
Rocca,
apparsi sul
Foglio il
mese scorso (li trovate qui e qui) da cui ho estratto le righe
seguenti.
Ricapitoliamo: a seguito
del processo avviato dalla Risoluzione Onu 1511, l'Iraq ha una Costituzione
provvisoria liberale, e l'ha avuta con soli due giorni di ritardo rispetto alla
scadenza prevista, quasi un modello per quella europea che tarda ad arrivare e
si annuncia meno democratica. Il 30 giugno, fra tre mesi, l'Autorità
provvisoria si scioglierà, tanto che Paul Bremer ha già prenotato
le vacanze (non è una battuta). Il potere, come da calendario siglato
innanzi all'Onu, passerà agli iracheni, sebbene ancora non si sa a quale
organismo. L'idea iniziale era quella di trasferire la sovranità a
un'Assemblea eletta da caucus locali, ma ad
Al
Sistani l'idea non piaceva,
avrebbe preferito votare subito. La decisione, di comune accordo, è stata
affidata a Lakhdar
Brahimi, consigliere speciale di
Kofi
Annan, il quale insieme al
Gruppo di Amici
dell'Iraq (46 paesi, compresa
l'Unione
Europea), ha stilato un rapporto
di 33 pagine e ha suggerito di non votare subito dopo il passaggio dei poteri,
perché non ci sono le condizioni tecniche per farlo. Gli iracheni hanno
detto ok, compreso Sistani, e l'Autorità provvisoria ha acconsentito. Ora
ci sono una dozzina di ipotesi in campo, elencarle tutte confonderebbe le idee
dei zapateros, ma basti sapere che gli iracheni discutono tra di loro,
decideranno loro.
[...] Mentre
la sinistra non fa la sinistra e in piazza prende botte da quelli che essa
stessa definisce "fascisti", mentre in tv e sui giornali invoca l'Onu, l'Onu
senza consultarli ha già deciso di tornare a
Baghdad,
da dove in realtà non è mai andata via. L'Onu, nonostante le
chiacchiere di Massimo
D'Alema e dei suoi amigos,
è pienamente coinvolta nel processo politico iracheno, fin dall'inizio.
Il calendario del passaggio dei poteri agli iracheni è stato redatto su
indicazione della risoluzione 1511 del Consiglio di sicurezza. Sulla base di
quel calendario, sigillato dall'Onu, il 30 giugno gli iracheni inizieranno ad
autogovernarsi e l'autorità provvisoria di
Paul
Bremer si dissolverà.
Sarà dura, forse è troppo presto, ma la transizione, qualsiasi
cosa dicano gli zapateros, sarà garantita dall'Onu, nonostante né
l'Onu né gli iracheni volessero. L'Onu non voleva perché sa che la
partita è delicata, gli iracheni perché tuttora non si fidano di
chi, in combutta con
Saddam,
ha rubato molti miliardi iracheni dal programma "Oil for food". Sono stati gli
americani a convincere il Consiglio governativo iracheno a richiedere l'aiuto
dell'Onu. Ora le Nazioni Unite accompagneranno l'Iraq al voto e si parla di una
nuova risoluzione per il dopoguerra. Già, perché mentre gli
zapateros vorrebbero commissariare gli iracheni, gli iracheni hanno deciso, col
benestare dell'Onu, che entro il 31 gennaio voteranno
liberamente.
Su quanto sta accadendo
in Iraq in
questi giorni ha scritto parole sagge
Ferrara (o
chi per lui) nell'editoriale del Foglio
di oggi. Tra le altre
cose:
Una frazione
sciita, organizzata in milizie personali e attestata su una linea che nel mondo
sciita è minoritaria, cioè il blocco armato del processo di
costruzione dell’autogoverno e della democrazia in Iraq, è entrata
in una fase di rivolta aperta, ed è duramente combattuta dalla coalizione
militare che ha liberato quel paese da
Saddam
Hussein e da coloro che
hanno accettato il rischio della pace a guerra terminata (fra questi gli
italiani).
Che si
debba stroncare la rivolta, negoziare il ripristino di condizioni minime di
sicurezza, agire perché il territorio sia governabile, è appena
un’ovvietà. Ma che per fare questo diventi decisivo un saldo patto
di solidarietà politica e militare tra le forze della coalizione, ecco
quanto incredibilmente viene messo in discussione, e sul campo, nei fatti, ora
per ora, dal dibattito politico italiano, chiaramente impazzito dopo la breve
resipiscenza unitaria seguita all’eccidio di
Nassiriyah.
I soldati italiani, che si sono recati in quel paese per un compito insieme
civile e militare, stanno facendo quel che possono e quel che debbono, senza
fanfare retoriche a sottolineare l’esemplarità del loro ordinario
comportamento.
Sarebbe bene
riflettere su questo, prima di chiedere un “cambio di passo in sintonia
con l’accelerazione della crisi”, come fa
Piero
Fassino, portavoce della
Lista
Prodi e segretario dei
Ds.
Che cosa significa quella formula ambigua? La coalizione sta lavorando
attivamente per la devoluzione dei poteri al governo iracheno, per rendere
possibili le elezioni, per garantire una copertura diplomatica e politica
dell’Onu
all’insieme del processo. Fare fretta mentre fischiano le pallottole ed
è ingaggiata la battaglia è sospetto.
Il primato della
politica sulle armi è un’aspirazione universale, ma si deve essere
in due a riconoscerlo, e finché c’è chi provoca il
contingente italiano di “peace enforcing”, chi gli spara addosso,
dovrebbe essere chiaro a una sinistra di governo, e non sprovvista di senso
della politica e dello Stato, da che parte stare.
In
Giappone
tutto comincia in aprile. Si apre il nuovo anno fiscale, si attivano i nuovi
contratti di lavoro e, che lo crediate o no, comincia il nuovo anno
scolastico.
Quest'anno posso dire di aver
assistito a due novità speciali. La prima non è un gran che, ma
è comunque interessante: la metropolitana di
Tokyo ha
cambiato nome, e da Eidan
Chikatetsu (dove "chikatetsu" lo traduciamo
"metropolitana"), dal primo di questo mese si chiama
Tokyo Metro.
Non il massimo della fantasia, lo ammettiamo, ma è una novità che
prelude alla quotazione in borsa e alla prossima privatizzazione della
società. Insieme al nome, è cambiato anche il logo della
compagnia, che prima ricordava una S (quella di Subway, che si
trovava anche scritto così, in inglese, sulle insegne all'ingresso delle
stazioni) mentre ora è, scommetto che l'avete già indovinato, una
emme arrotondata, che ricorda un po' quella di
McDonald's.
Potete vederla in questa pagina, accompagnata da una
spiegazione (?) sulla scelta del logo.
Altra
novità: nel tentativo di rendere l'uso dei mezzi più agevole anche
agli stranieri, ogni stazione della metropolitana oltre al nome riporta anche un
codice composto da una lettera che identifica la linea, e un numero che indica
la stazione a partire dal capolinea. In questo modo, se prima un italiano poteva
trovarsi in difficoltà quando gli avessero detto di scendere alla
stazione di Kokkai
Gijidoomae, sulla linea
Yurakucho,
adesso sarà sollevato dal fatto di dover solo stare attento a scendere
alla stazione Y17 (cioè la
17a stazione
della linea
Yurakucho). Certo, il nostro intrepido turista
avrà forse ancora qualche grattacapo se non dovesse accorgersi, per
esempio, che le stazioni I09, C11, T09, M18 e Z08 sono in realtà la
stessa grande stazione, quella di
Otemachi, ma
tutto sommato crediamo che
sopravviverà. Se volete dare un'occhiata a
una nuova mappa in inglese provvista di codici, cliccate qui (è un
pdf).
Ma la novità
più grande, e direi quasi epocale, è un'altra. Qualunque guida sul
Giappone pubblicata prima del 1 aprile 2004 vi dirà che in questo paese i
prezzi esposti nei negozi solitamente non comprendono il 5% di tassa sui
consumi, che viene poi aggiunto al momento di pagare alla cassa. Bene,
dall'inizio di questo mese, invece, tutti gli esercizi sono obbligati a trascrivere i prezzi comprensivi della tassa.
Per me è un bel vantaggio. Quando vedo che un prodotto costa 1.125 yen
non devo più cercare di capire quanto viene realmente aggiungendoci il
5%. Sì, la mia mente risentirà della mancanza di questo utile
esercizio assopendosi di fronte a un'etichetta che finalmente dichiara quello
che veramente devo estrarre dal portafogli, ma sono ben contento di correre
questo rischio.
La nuova legge ha però
messo in difficoltà quei negozi i cui prezzi erano stati calibrati per
rendere il prezzo più appetibile al cliente: se prima il prezzo di un
prodotto conteneva tanti 9, grazie a quell'espediente psicologico che da sempre
siamo abituati a vedere anche in
Italia ("Il
tutto a sole 19.900 lire!"), adesso l'aggiunta visibile del 5% produrrebbe dei
numeri poco interessanti (nell'esempio in questione è 20.895, un prezzo
che non fa certo bella figura). Alcuni temono, invece, che in questo modo il
governo potrà aumentare la tassa di consumo, aumento di cui si parla da
diverso tempo, senza che la gente se ne renda veramente conto.
Comunque sia, nessuno mi leva dalla testa
che si tratti di una legge benemerita.