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Mer - Marzo 31, 2004

Cestini rimossi

L'altro giorno scrivevo dei cestini della spazzatura nelle stazioni di Tokyo e dintorni, che erano stati chiusi come misura anti-terrorismo.

Ieri ho notato che sono stati rimossi del tutto.

Gli annunci sui treni invitano a segnalare qualunque oggetto che paia abbandonato nei treni e nelle stazioni.

Spero che il primo attentato terroristico da queste parti avvenga il più tardi possibile, perché temo che da allora comincerebbero a diramare messaggi del tipo "Prestare attenzione a eventuali stranieri nei paraggi".

So che ne sarebbero capaci.

Marzo 31, 2004 1:51  Permalink   Giappone


Se non fosse colpevole non si troverebbe qui

La lettura di questo post del Gino, mi fa ritornare sull'argomento del mio post precedente. Vi leggiamo infatti:

«Quali prove hai di non aver commesso l'omicidio?»
Questa è la domanda rivolta a un imputato da un giudice dall'alta corte di Heilongjiang (Cina), prima di emettere una sentenza di morte, nonostante non sussistessero prove adeguate di colpevolezza (Beijing Youth Daily, 28 April 2002).

Nella testimonianza del prete di cui ho scritto poco fa, si legge questo:

Dopo gli interrogatori accompagnati da atroci trattamenti, il procuratore dichiarò con perfetta logica comunista: “Nel dossier dell’accusato non si trova nessuna prova sulla sua colpevolezza; ma chiediamo ugualmente il massimo della pena: 15 anni di lavori forzati. Poiché, se non fosse colpevole, non si troverebbe qui".
Obiettai: "Ma non è possibile che mi condanniate senza avere nessuna prova!".
E lui: "Non è possibile? Guarda come è possibile: 20 anni di lavori forzati per aver protestato contro la giustizia del popolo”.
E questa fu la sentenza.

Sono passati molti anni tra questo e l'episodio più sopra, ma la "giustizia" comunista si mantiene coerente e disumana oggi come allora.

Marzo 31, 2004 1:34  Permalink   Mondo


Arcipelago Gulag in Romania

Consiglio vivamente la lettura di questa testimonianza di Tertulian Langa, un monsignore sopravvissuto ai gulag rumeni, che ha raccontato la sua esperienza il 23 marzo scorso in occasione della presentazione del libro "Fede e martirio. Le Chiese orientali cattoliche nell’Europa del Novecento".

Lascio l'introduzione del pezzo alle parole di Sandro Magister:

L’autore è un anziano sacerdote della Chiesa greco-cattolica di Romania che ha passato sedici anni nelle prigioni comuniste. Il racconto della sua prigionia è concretissimo e insieme spirituale. Un po’ Solgenitsin, un po’ atti dei martiri. Tra mistero d’iniquità spinto ai limiti dell’immaginabile e Grazia. Con la “Santa Provvidenza” che opera per le mani inconsapevoli degli aguzzini.

In tempi in cui il martirio è parola abusata, applicata anche agli “shahid” islamisti che si fanno esplodere per fare strage, questa è una testimonianza che aiuta a restituir verità. Assolutamente da non perdere.

Marzo 31, 2004 1:25  Permalink   Mondo


Dom - Marzo 28, 2004

Per la libertà e dignità della scienza

Ho aggiunto tra i "Siti interessanti", quello dell'associazione Galileo 2001, per la libertà e dignità della scienza.

Per spiegare di che si tratta, mi limiterò a riportare più sotto l'inizio del manifesto dell'associazione. Leggendolo noterete che questo blog si è fatto più volte portatore di istanze analoghe, pur non condividendo tutte le loro fino all'ultima virgola (in questo blog, in particolare, non crediamo che coloro che producono un embrione, fossero anche i genitori biologici, abbiano "un primato nel determinarne il valore, e il destino" come scritto qui).

All'interno del sito trovano posto diverse sezioni, tra cui una raccolta di documenti, organizzata per argomento, nonché altri materiali utili, tra cui spiccano gli atti del convegno di Roma del 19 febbraio scorso sul principio di precauzione (di cui abbiamo parlato diverse volte, per esempio qui). Di gran parte degli interventi c'è solo l'abstract, anche se corposo, ma se volete un bel pezzo articolato e pure godibile, leggetevi l'intervento completo di Franco Battaglia, fondatore e vice presidente vicario di Galileo 2001, dal titolo "Pdp, precauzione o rischio?" (in pdf).

Ma ora vi lascio al manifesto.

Un fantasma si aggira da tempo nel Paese, un fantasma che sparge allarmi ed evoca catastrofi, terrorizza le persone, addita la scienza e la tecnologia astrattamente intese come nemiche dell'Uomo e della Natura e induce ad atteggiamenti antiscientifici facendo leva su ingiustificate paure che oscurano le vie della ragione.
Questo fantasma si chiama oscurantismo. Si manifesta in varie forme, tra cui le piú pericolose per contenuto regressivo ed irrazionale sono il fondamentalismo ambientalista e l'opposizione al progresso tecnico-scientifico. Ambedue influenzano l'opinione pubblica e la politica attraverso una comunicazione subdola: l'invocazione ingiustificata del principio di precauzione nell'applicare nuove conoscenze e tecnologie diviene una copertura per lanciare anatemi contro il progresso, profetizzare catastrofi, demonizzare la scienza.

Non si tratta, quindi, di una giustificabile preoccupazione per le ripercussioni indesiderate di uno sviluppo industriale ed economico non sempre controllato, ma di un vero e proprio attacco contro il progresso. L'arroganza e la demagogia che lo caratterizzano non solo umiliano la ricerca scientifica -attribuendole significati pericolosi ed imponendole vincoli aprioristici ed arbitrari- ma calpestano il patrimonio di conoscenze che le comunità scientifiche vanno accumulando e verificando senza pretese dogmatiche, con la consapevolezza di offrire ragionevoli certezze basate su dati statisticamente affidabili e sperimentalmente controllabili.

Il fatto che le conoscenze scientifiche, per la natura stessa del metodo di indagine e di verifica dei risultati, si accreditino con spazi di dubbio sempre ridicibili ma mai eliminabili costituisce l'antidoto principale -che è proprio dell'attività scientifica- verso ogni forma di dogmatismo, scientismo, intolleranza e illiberalità; ma non puó giustificare il considerare tali conoscenze opinabili o, peggio, inattendibili.

La voce della scienza è certamente piú affidabile e anche umanamente -oltre che intellettualmente- piú consapevole delle voci incontrollate e dogmatiche che, fuori di ogni rilevanza scientifica, pretendono di affermare "verità"basate sull'emotività irrazionale tipica delle culture oscurantiste.

Per leggere il testo completo, cliccate qui.

Marzo 28, 2004 1:32  Permalink   Cultura


Ven - Marzo 26, 2004

Consigli per gli acquisti

Ho aggiunto un banner pubblicitario al mio blog. È in fondo alla pagina principale e sotto il post nella pagina del permalink.

È una specie di esperimento (perciò forse tra un po' lo toglierò), e invita ad acquistare DVD della Hong Kong Legends, una ditta inglese che vende film di Hong Kong (ma anche giapponesi e coreani) in edizioni che definire stupende è riduttivo.

Film che nelle edizioni cinesi d'origine fanno gridare vendetta per la pessima qualità dei master sporchi e graffiati, per il basso bit-rate con cui sono codificati in mpeg2, che risulta in immagini scattose e poco definite, per i sottotitoli in inglese a volte persino ridicoli (vedi questo mio vecchio post), nelle nuove edizioni restaurate, rimasterizzate e risottotitolate sono tutta un'altra cosa. I film di Bruce Lee vanno assolutamente visti in queste edizioni: sembrano girati l'altro ieri.

Tra i miei preferiti la loro edizione di "The Killer" di John Woo (il regista di "Face-Off" e del nuovissimo "Paycheck"), quella in 2 DVD di "Project A" di Jackie Chan, nonché il capolavoro di Tsui Hark, con Jet Li protagonista: "Once upon a time in China" un "must see" per chi conosca solo il Jet Li dei recenti filmetti hollywoodiani.

Per i fanatici (ancora più di me) della qualità dell'immagine, questo sito riporta giudizi e commenti molto particolareggiati su numerosi film di Hong Kong in DVD, confrontando anche edizioni diverse.

Nel frattempo, io sto aspettando l'uscita, annunciata da HKL per il 2004, di Ong Bak, un film d'arti marziali tailandese che da quel che ho visto (qui la pagina ufficiale dell'edizione francese, con un bel making-of che mostra diverse tecniche di Muay-thai) sembra davvero molto interessante. Poca storia, ma moltissima azione senza trucchi, come nei Jackie Chan e Jet Li di una volta.

Una sola nota: Ong Bak sta per uscire in Francia in un'edizione curata, rimontata e rimusicata da Luc Besson. Per quanto apprezzi certe cose dirette da lui, so anche che l'adattamento di un film tutta azione ai palati occidentali, il più delle volte porta a un inutile tentativo di rendere più densa l'esile storia, di togliere qualche scena d'azione ritenuta troppo violenta o troppo lunga, e di creare quindi un ibrido che fa rimpiangere l'originale. Nel film in questione, ho visto che ci sono alcuni stunt mostrati in successione da due o tre punti di vista diversi (proprio per dire: "Ehi, visto che non c'è trucco?"), come ai tempi d'oro di Jackie Chan. Scommetto che alcune di queste ripetizioni, se non tutte, verranno eliminate nella versione di Besson. Se così fosse, un film originariamente e consciamente stupidotto, ma fatto per un'audience che preferisce la realtà di corpi in continuo movimento alle capriole fasulle di Matrix, diventerebbe uno di quei prodotti né carne né pesce da prima serata di Italia 1.

Marzo 26, 2004 16:2  Permalink   Cinema


Leggende metropolitane 3

Neanche a farlo apposta, è appena uscita una nuova indagine anti-bufala di Paolo Attivissimo dedicata alla leggenda dell'attentatore arabo che, dopo aver ricevuto un favore (solitamente da una donna) invita a non recarsi in un certo posto il tal giorno. Ne abbiamo parlato proprio un paio di giorni fa a proposito di Tokyo.

Nel pezzo di Attivissimo, chiamato argutamente "Il terrorista di buon cuore" ci sono numerosi link a siti anti-bufala stranieri, da cui vediamo che questa storia circola veramente in tutto il mondo, in varianti leggermente diverse.

A me non resta che riportare il concetto che Paolo non si stanca mai di ripetere:

Per favore, NON DIFFONDETE QUESTO ALLARME. E' UNA BUFALA. Lo scrivo grande e grosso, così anche quest'ennesima mandria di affetti da fettasalamite oculare con complicanze neuronali magari riesce a leggere prima di cliccare bovinamente sul pulsante Inoltra A Tutto Il Mondo Isole Comprese.
[...]
Siamo seri. Anzi, siamo serissimi. Disseminare appelli come questo è totalmente irresponsabile. Non fa altro che seminare il panico senza la benché minima ragione, e quindi fa proprio il gioco dei terroristi. Che bisogno c'è di metter bombe e addestrare kamikaze? Basta mandare in Rete una bufala, tanto ci pensano i gonzi a diffondere il panico spontaneamente, con la scusa patetica e ipocrita del "non so se è vero, ma nel dubbio diffondo". Minimo sforzo, massimo risultato.
[...]
Cerchiamo di ragionare un attimo col cervello invece che con il deretano.

Marzo 26, 2004 14:41  Permalink   Mondo


Gio - Marzo 25, 2004

Leggende metropolitane 2

Oggi una mia collega insegnante mi si è avvicinata con l'aria di dovermi raccontare una cosa incredibile.

Ieri la madre di una sua studentessa, alla stazione di Jiyugaoka, a Tokyo, ha dato indicazioni ad uomo dai lineamenti arabi che aveva bisogno di raggiungere un certo posto, e vedendolo in difficoltà, l'ha poi accompagnato. Giunto a destinazione, quel signore si è detto stupito che in Giappone ci fossero persone così gentili, e in cambio le ha consigliato vivamente di non andare a Shibuya (un grande e affolatissimo quartiere di Tokyo) tra due settimane.

Mentre raccontava, mi veniva da ridere. Non vi ricorda niente, questa storia? Si tratta della solita leggenda di cui abbiamo parlato qui, che ora è finalmente sbarcata anche qui da noi, dopo essere partita (stando ai dati in nostro possesso) dalla Francia, per poi passare in Italia e così via, fino a fare il giro del mondo. Naturalmente, perché si espanda rapidamente, è necessario che il tempo sia propizio (e quale momento migliore di quello attuale, come dicevamo anche ieri).

Ma la cosa inquietante non è questa, quanto il fatto che la gente finisca per raccontare la storia come se fosse successa a un suo vicino parente. La studentessa della mia collega l'ha attribuita addirittura alla propria madre! Già quando mi ero informato sulla versione francese, mi aveva colpito questo particolare, e adesso credo di aver capito come funziona: chi sente questa storia ed è particolarmente impressionabile ci crede subito, e tenta poi di convincere anche altri della verità dell'avvertimento. Forse anche con l'idea che potrebbe salvargli la vita, comincia a raccontare a sua volta la stessa storia nel modo più convincente possibile: se infatti cominciasse dicendo "ho sentito che", oppure "a un amico di un'amica di una mia collega è successo che...", l'interlocutore già si metterebbe in attesa di una specie di barzelletta. Con un "Ieri a mia mamma è successo questo" si ottiene sicuramente più credito.

Per chi legge il giapponese, in questa pagina una ragazza racconta la stessa storia, però dice che il tutto è accaduto alla madre di un'amica della sorella, e parla del 19 scorso come dalla data dell'attentato. Aggiunge solo che la signora è subito corsa dalla polizia, dove le hanno mostrato delle foto segnaletiche di terroristi, e lei ha riconosciuto il suo arabo tra questi.

Quest'altra pagina (sempre in giapponese) parla del diffondersi della notizia presso la borsa di Tokyo, e dice che l'origine sarebbe stato un sms spedito da una liceale ad un amico, che non ha tardato a diffonderlo. In quel messaggio era indicato anche l'orario dell'attentato, le 17, e il posto preciso: davanti a Hachiko, la statua del cane davanti alla stazione di Shibuya, i cui dintorni potete vedere qui, qui, qui e qui, ma soprattutto qui (tratto da questa pagina), luogo di ritrovo di mezza Tokyo in una delle piazze più affollate della città.

Marzo 25, 2004 0:29  Permalink   Giappone


Mer - Marzo 24, 2004

Poliziotti anti-biologico

Oggi nella stazione vicino a casa ho trovato una sorpresa: i cestini dei rifiuti, quelli grossi divisi in giornali, bottiglie-lattine e altri rifiuti, erano sigillati. Un cartello diceva che è per prevenire attentati terroristici. In realtà "sigillati" è una parola grossa: erano chiusi con della carta (su cui era scritto l'avviso) e del nastro adesivo. Del genere che impedisce a una persona normale di gettarvi la spazzatura, ma non certo a un terrorista degno di questo nome di togliere lo scotch, depositarvi un ordigno, e rimettere tutto a posto.

Ma, del resto, il cestino dei rifiuti è ricordato dai giapponesi come il luogo da cui gli assassini della Aum (che, per la cronaca, si pronuncia "oomu") Shinrikyo avevano lanciato l'attacco al gas nervino nella metropolitana di Tokyo. Già da allora, in gran parte delle stazioni del metro, i cestini erano del tutto spariti.

Non è comunque l'unica misura di sicurezza visibile da queste parti: già ieri avevo notato un poliziotto all'uscita dalla stazione in cui scendo per andare a lavorare, e oggi oltre a lui ce n'era un altro che pattugliava la banchina. E non sono i soliti agenti di mezza età, con la pancetta e l'aria innocua. Questi hanno una divisa diversa, sono giovani, alti, ben piantati, e incutono un certo timore. Credo facciano parte dei corpi speciali per i casi d'emergenza di cui si parla in questo articolo, dove insieme alla notizia del pericolo di un attacco biologico in Giappone, si dice che la polizia di Tokyo e di altre città giapponesi dispone di alcune unità pronte a rispondere ad attacchi nucleari, biologici e chimici. L'articolo non specifica in cosa consista la risposta di un corpo di polizia ad un attacco nucleare, ma spero di non doverlo mai scoprire.

Marzo 24, 2004 0:52  Permalink   Giappone


Mer - Marzo 17, 2004

La stanchezza dell'Occidente

Leggetevi l'editoriale del Foglio di martedì 16. Io ne riporto un pezzo:

[...] le parole che per noi contano sono volontariato, ricerca di sempre più nobili idealità, solidarietà, eguaglianza, accoglienza, vacanza, 35 ore, tutela, garanzia, assicurazione, benessere, diritto alla salute, gratuità delle prestazioni, difesa dal mercato e dai suoi rischi. Ci fanno invece sorridere parole come disciplina, obbedienza, tradizione, catechismo, ortodossia, patriottismo, valore militare, lealtà, onore; ci sembra irritante la sola idea di una civiltà comune, nazionale o regionale, appunto occidentale, con i suoi vincoli di carattere culturale, linguistico e religioso; detestiamo la divisione dei ruoli familiari, rifiutiamo una educazione rigorosa pubblica o privata e le preferiamo la spontaneità delle pedagogie permissive, coltiviamo la suggestione libertaria di abitudini di vita stordite, ispirate al self interest, a un individualismo che si scioglie soltanto nello sciame, nel branco dei tuoi simili che trotterellano con te senza senso sul ciglio di un burrone appeso al vuoto, e temiamo il dolore, la sofferenza, il carattere effimero di quel corto segmento senza importanza che è la vita personale, e intorno al progetto dell’immortalità celebriamo qualsiasi rito a portata di mano, ci rifacciamo il cuore ma anche la faccia o il seno o le labbra, e tutti aspiriamo a una qualche protesi che ci faccia forti dentro l’esistenza che è il nostro confine assoluto, essendo una di queste protesi il diritto a fabbricare bambini, e a fabbricarli sempre più belli e sani, o a rifiutarli se sono un incomodo.
[...]
Noi siamo esausti, l’Islam non lo è. Noi mascheriamo sotto le insegne del diritto internazionale e della pace perpetua, due miti evanescenti, la rinuncia a batterci, la delega della sicurezza agli specialisti degli apparati, non vogliamo subire rischi, pagare tasse, sentire prediche in relazione al problema di difendere la pace come la pace è sempre stata difesa, con le armi e con la guerra. Dal ’79 khomeinista, da venticinque anni tondi, l’Islam ha invece fatto della sua miseria, della sua arretratezza civile, e anche dell’infinita e truce bellezza della sua religione e del suo legalismo, uno strumento e un grido di battaglia contro il Grande Satana. Arrivano, in aereo o in treno o sul bus, e ci fanno saltare in aria insieme con i loro martiri. Continuano a dirci la loro verità eroica: amano la morte più di quanto noi amiamo la vita. Noi vogliamo essere lasciati in pace, loro ci fanno la guerra. E la reazione elettorale spaventata di un popolo fiero e straordinario come quello spagnolo, roba di sei-sette punti percentuali, raggiunge soltanto alla luce di questa realtà profonda una sua magnitudo sismica. Può essere che l’autodifesa esistenziale degli ebrei d’Israele e la reazione combattiva degli americani e degli inglesi a difesa del loro e del nostro sistema di vita alla fine travolga tutto e imponga anche all’Europa di uscire dalla consolante convinzione che il potere in occidente è cattivo e bugiardo e guerrafondaio, mentre il mondo sarebbe un giardino delle delizie se solo facessimo la carità ai poveri. Può essere anche di no. Se sarà no, è perché siamo stanchi.

Marzo 17, 2004 0:16  Permalink   Mondo


Mar - Marzo 16, 2004

Un nome da cittadino del mondo

Avete sentito di quella mamma tedesca che voleva chiamare il figlio "Chenekwahow Tecumseh Migiskau Kioma Ernesto Inti Prithibi Pathar Chajara Majim Henriko Alessandro"? Le è stato vietato, ma le sue intenzioni erano quelle di dare al figlio "un nome da cittadino del mondo". Il fatto che tra quelli ci sia anche il mio nome mi lusinga: da un lato costituisce una sorta di ricompensa per tutte quelle volte che da bambino mi chiedevo che cosa avevo fatto di male per ricevere un nome così; dall'altro mi convince che quella donna è pazza.

A parte gli scherzi, è relativamente da poco che mi sono accorto di quanto sia comodo il mio nome: quando si nomina "Paolo" o "Marco" tutti chiedono "Paolo chi?"; quando uno dice "Ernesto", è altamente improbabile che nella stessa cerchia di amici e conoscenti ce ne sia un altro (io stesso non conosco personalmente nessuno con il mio nome).

L'importante è passare gli anni dell'istruzione primaria. Io ho avuto la sfortuna di trascorrerla in contemporanea con il passaggio TV di un cavallo sceriffo.

Marzo 16, 2004 23:57  Permalink   Mondo


Buon compleanno a me

Non me n'ero accorto. Il Sorvegliato mi ha fatto notare via e-mail che il Buroggu ha compiuto un anno il 13 marzo. Ringrazio sentitamente e pubblicamente l'amico bloggatore, e vi risparmio un pezzo alla Biagi sulla velocità con cui si susseguono tali ricorrenze.

Marzo 16, 2004 23:26  Permalink   Computer


Lun - Marzo 15, 2004

Ci odiano. Punto.

A volte mi domando se certe persone hanno la ragione annebbiata dall'ideologia, o se sono semplicemente ingenui. Prendete un recente intervento di Folena:

"se Berlusconi vuole combattere il terrorismo deve ritirare le truppe italiane dall’Iraq e dare all’amministrazione Bush un ultimatum perché ceda il controllo all’Onu

Ma certo! La soluzione alla globalizzazione del terrorismo è ritirare le truppe dall'Iraq e magari anche nascondere la testa nella sabbia. Del resto, una volta che l'Onu avesse il controllo dell'Iraq (sebbene "Onu" e "controllo" siano due concetti antitetici), allora sì che i terroristi appenderebbero la cintura esplosiva al chiodo! Se fanno saltare intere moschee nei giorni in cui sono più zeppe di fedeli è solo perché gli sta a cuore il destino di quella povera gente! Andiamocene tutti, e lasciamogli riportare il paese ai tempi in cui Saddam gassava intere popolazioni, mentre i nostri girotondini ancora in fieri passavano il pomeriggio al cinema, a godersi indignati l'ennesimo film contro la guerra del Vietnam.

Questi ancora non si rendono conto che non è più tempo di ragionare in termini di causa ed effetto; che se "loro" hanno fatto così è perché "noi" abbiamo fatto cosà, e quindi se noi facciamo questo, allora loro faranno quello... No, non funziona più così. Siamo di fronte a gente che educa i propri figli ad odiare l'America, cioè l'Inghilterra, cioè la Spagna, cioè l'Italia, cioè il Giappone, cioè tutto il mondo non islamico (e pure quello islamico se comincia a prendere le distanze da questo odio, vedi Iraq), e tutto quello che noi chiamiamo civiltà.
Gente che non si siederà certo a fumarsi il narghilé della pace, solo perché un paesucolo europeo ha deciso di accettarne i ricatti nella vana speranza di non lasciarci le penne. Anzi. Questo sarebbe l'ennesimo segno di viltà di una classe politica, intellettuale e dirigenziale incapace di rischiare decisioni che abbiano effetto sul lungo termine, incapace di vedere più in là del giorno in cui riceverà il prossimo voto o incasserà il prossimo assegno.

E incapace, soprattutto, di rendersi conto che se ci fanno saltare in aria è perché ci odiano. E ci odiano perché esistiamo. Come i due ragazzini che nella scuola di Columbine hanno riempito di piombo chiunque gli capitasse a tiro, senza un motivo a parte un odio immenso per tutto e tutti. Sarebbe ora che la piantassero di fare i Michael Moore della situazione, che in mancanza di migliori spiegazioni ne approfittano per dare la colpa a un'America che non si rassegna a farsi disarmare. Nel momento in cui penseranno di essere inattaccabili perché hanno fatto i bravi bambini, non hanno rubato in pubblico e sono sempre stati dalla parte dei più piccoli (allo stesso modo in cui si sta dalla parte dello scorpione perché è più piccolo del cane), allora qualcuno gli infilerà una bomba atomica nella cassetta della posta, e la loro ultima domanda sarà "Perché? Non ho fatto niente, io!".

Ecco, è proprio questo il punto. Restiamo senza fare niente, ed aspettare che ci sgozzino nei nostri letti; o affrontiamo la minaccia del terrorismo internazionale con almeno la stessa italica determinazione che sfoderiamo quando, in fila all'ufficio postale, qualcuno osa passarci davanti.

Marzo 15, 2004 20:59  Permalink   Italia


Dom - Marzo 14, 2004

Il loro obiettivo è chiunque sia altro da loro

Riguardo agli orribili attentati a Madrid (dove il mio "orribili" è solo pleonastico, in quanto non esistono attentati che non lo siano), vi consiglio di fare un salto su 1972, dove Enzo ci tiene aggiornati da Barcellona.

In particolare segnalo questo post, in cui ci spiega perché sia la pista dell'ETA che quella di Al Qaeda sono entrambe aperte, e perché può essere plausibile che le bombe dell'11 marzo siano il frutto di una collaborazione tra le due organizzazioni. La sua conclusione non necessita di commenti:

Quel che unisce i terroristi è la mentalità totalitaria e la condivisione degli obiettivi: ETA non odia soltanto lo stato spagnolo in quanto tale. ETA, come Al Qaeda, vede nella società democratica liberale un nemico mortale. ETA porta dentro di sè l'avversione per le istituzioni «borghesi» occidentali. E' sbagliato applicare ai terroristi le categorie del dibattito politico tradizionale: quando un marxista-leninista e un fondamentalista di Allah si incontrano, sanno bene di avere un avversario in comune e la miscela è esplosiva. I terroristi non ragionano come noi: la loro cultura è quella della morte, il loro obiettivo è chiunque sia «altro da loro».

Marzo 14, 2004 0:45  Permalink   Mondo


Ven - Marzo 12, 2004

Corvi

Dopo l'esagerata chiusura del mercato alla carne di manzo americana per paura della mucca pazza, i giapponesi si trovano ora ad affrontare la paura dei volatili. Il governo ha rilasciato dei comunicati per tranquillizzare la gente riguardo al diffondersi dell'influenza dei polli, dopo che è stato scoperto che l'epidemia era arrivata fin qui, era stata nascosta per breve tempo da un allevatore (che poi si è prontamente suicidato insieme alla moglie per lavare l'onta), e soprattutto dopo che sono stati ritrovati dei corvi morti per lo stesso virus.

Il fatto che l'epidemia sia ora portata dai corvi, ha in Giappone lo stesso effetto che se in Italia scoprissimo che i gatti sono diventati un veicolo mortale.
Se date un'occhiata a questa foto, scattata davanti a casa mia, potete rendervi conto di cosa sto parlando. E faccio notare che non abito in campagna. Qui avete un paio di altre foto da un sito web.

Il paragone coi gatti fatto poc'anzi non è peregrino. Se a Milano si cerca di evitare che siano questi felini a banchettare con i nostri resti (non i cadaveri, intendo la spazzatura), qui sono i corvi a saccheggiare i sacchi dell'immondizia (e ad attaccare i gatti). Se la mattina molto presto dovesse capitarvi di camminare per le strade di Tokyo, la trovereste infestata da giganti uccelli neri intenti a fare colazione. Durante il resto della giornata, poi, volano qua e là, a volte vi sfrecciano vicino alle orecchie mentre passeggiate, e nel periodo in cui figliano stanno ben attenti che non vi avviciniate a un nido nemmeno per sbaglio. Ah, naturalmente, se vivete in una zona dove ce ne sono molti, rischiate anche di essere svegliati molto presto dai loro gorgheggi mattutini.

Visto che qualcosa come 40 mila corvi nella sola Tokyo rischiavano di trasformarla nel set di un noto film di Hitchcock, il governo ha deciso di intervenire per tentare di arginare il problema. In diverse zone della città sono piazzate della trappole, personale addetto cerca e distrugge quanti più nidi possibile, ma sembra che al momento si riesca solo a impedire che aumentino (si dice che siano aumentati di 10 mila unità solo negli ultimi 3 anni).

Ora che ai diversi pericoli già associati ai corvi, se n'è aggiunto uno decisamente maggiore, mi aspetto che prima o poi scatti una massiccia offensiva contro i mostri neri.

Per ulteriori informazioni sull'invasione dei corvi potete leggere questo articolo.
Per un sito costantemente aggiornato sull'influenza dei polli, andate invece qui.

Marzo 12, 2004 0:51  Permalink   Giappone


Gio - Marzo 11, 2004

Lo Spino non è solo tornato. È anche risorto.

Non è ancora Natale, e forse nemmeno il suo compleanno, ma allo Spino ritornato facciamo un regalo. Grazie alla cache di Google, che conserva per un certo periodo di tempo una "fotocopia" dei siti presenti nel suo registro, abbiamo recuperato alcune pagine del vecchio blog dello Spino, andato in cenere per motivi indipendenti dalla volontà del suo autore. Mancano i post più vecchi e anche altri qua e là; alcuni sono monchi; naturalmente non ci sono più i permalink, come anche i riferimenti interni, ma ce n'è abbastanza per poterlo considerare un quasi-archivio del vecchio blog.

L'ho diviso in 6 pagine, navigabili dalla colonna a sinistra, e nei punti in cui mancano dei post ho inserito il logo dello Spino, solitamente coincidenti con la fine delle pagine.

D'ora in poi potrete visitarlo partendo da questo post, o dalla mia colonna dei link.

CLICCATE QUI, DUNQUE, E BUONA LETTURA.

Marzo 11, 2004 12:59  Permalink   Computer


Mar - Marzo 9, 2004

Spini e Fur(b)etti premeditatori

Normalmente non intervengo in questioni di blogosfera, ma ogni tanto faccio un'eccezione.

Lo Spino Nel Qlo è tornato, ma ha cambiato indirizzo. Il perché è spiegato dal Griso qui, ma in breve posso dire che c'è un bloggatore avvoltoio che si impossessa dei blog morti, di modo che gli ignari visitatori che passano a trovare i cadaveri nella speranza di vederli risorti, vengano poi diretti sul suo. Mi risulta che al momento l'abbia fatto almeno tre volte.

Chiamatelo sciacallo o come volete voi, però non mi riesce di considerarlo un criminale. Dopotutto si tratta di blog che sono stati (quasi sempre) volutamente cancellati e (sempre) volontariamente abbandonati al loro destino (perché un blog di cui il proprietario mantenga anche solo un messaggio del tipo "Ho chiuso" non può cadere vittima di questi giochetti).
Molto peggio sarebbe se, invece di quel semplice messaggio pubblicitario, il reo avesse deciso di fingersi lo Spino, creando un template identico a quello precedente e postando al posto suo.
Certo, inserire nella pagina in questione il codice che aggiunge gli accessi al suo blog è un mezzuccio abbastanza vergognoso (ma poi, a che serve? per farsi bello con gli amici?).

In ogni caso, quello che volevo portare alla conoscenza del mondo è che la jena bloggens aveva premeditato il fatto già il 9 del mese scorso, istigato da un collega più mariuolo di lui. Qui (nei commenti) ci sono le prove.

Marzo 9, 2004 0:52  Permalink   Computer


Lun - Marzo 8, 2004

Interfacce

Pensavo che con il progressivo aumentare nella nostra vita degli oggetti ad alta tecnologia, gli utenti diventassero sempre più esperti e capaci di utilizzarne sempre di più e di diversi. Invece devo ricredermi.

Nel conbini [*vedi nota] vicino a casa hanno recentemente cambiato la fotocopiatrice. È diventata più grande, più bella, fa fotocopie migliori, ma è decisamente più stupida. Poniamo che vogliate copiare 5 pagine di un libro, e magari siate anche in ritardo. Quando inserite la moneta, sul display appaiono le prime istruzioni, e per mandarle via e cominciare il lavoro dovete premere "Avanti".
Ora avete davanti a voi il pannello con la scelta della dimensione della carta: A4, A3, eccetera. Scegliete A4 e... passate automaticamente alla schermata successiva? No. Dovete prima cliccare su "Confermo".
Segue la schermata sulla scelta Colore - Bianco e Nero. Click su BN e poi ancora su "Confermo". E così via di schermata in schermata per scegliere la percentuale di riduzione e il numero di copie che volete, finché dopo l'ennesimo "Confermo" dovete confermare ancora una volta per dirgli che adesso siete pronti a fare questa benedetta fotocopia.
Cliccate sul bottone verde, parte la luce, la fotocopia è fatta, girate pagina al libro, cliccate sul bottone verde e... niente. Guardate il display, e c'è scritto: "Vuoi fare un'altra copia? Clicca su Continua."
Roba da restare allibiti. Cinque fotocopie mi portano via almeno il doppio di prima.

Una volta la gente non aveva molta dimestichezza con le fotocopiatrici, ce n'erano poche, di solito nelle biblioteche o posti analoghi. Ora che si vendono quelle da tenere in casa, che quasi chiunque ha un computer e ci fa anche delle stampe, l'interfaccia di queste macchine tenta di essere così user-friendly da raggiungere l'effetto opposto. Le macchine vecchie partivano già con selezionate le funzioni che più probabilmente avrei usato (A4, dimensione 100%, Bianco e Nero) e stava poi a me decidere di cambiarle se non erano quelle volute. Nella maggior parte dei casi inserivo i soldi, premevo il tasto verde, ed ecco fatto. Ora invece la macchina pretende di guidarmi passo per passo, e come se fossi un idiota mi costringe anche a confermare quello che ho appena deciso.

Sono tentato di pensare che sia solo un caso particolare, ma invece non mi risulta difficile trovare tanti altri esempi, soprattutto nell'ambito del software. Sembra che la gente non abbia più voglia di passare 3 minuti a imparare come funziona l'apparecchio che usa, perciò è lo stesso apparecchio che tramite decine di domande e selezioni ci porta ad effettuare l'operazione voluta (da noi o da lui?!), facendoci così perdere molto più tempo.

Perché diavolo, quando voglio cancellare un messaggio dalla segreteria del mio cellulare, mi deve chiedere se voglio cancellarne solo uno o tutti? Ma ce n'è uno solo, non vedi?! E se io decido di prendermi gioco di lui e seleziono "tutti", mi chiede ancora "Sei sicuro?". Certo, cretino, mi fai cliccare dieci volte per cancellare un messaggio, vuoi che non sia sicuro?! Naturalmente, questo è un difetto facilmente risolvibile in fase di programmazione, ma è un altro sintomo di questa eccessiva "gentilezza" moderna delle macchine, che risulta in un'interfaccia elefantiaca, che spesso lascia ben poco spazio alla vera utilità.


*Conbini: sta per "conbiniensu sutoa" ovvero la pronuncia giapponese di "convenience store". Sono piccoli supermercati aperti 24 ore al giorno, disseminati in tutto il Giappone, che vendono un po' di tutto: dalle patatine alle mutande, dalle riviste ai biglietti del cinema, dalla birra ai DVD-R. Di solito c'è anche una fotocopiatrice, un fax, l'acqua calda per il ramen istantaneo, l'armadietto per caricare le batterie del cellulare, e altro ancora. Se nel cuore della notte avete bisogno di qualcosa di vitale c'è una seria possibilità che lo troviate nel conbini più vicino, dove a dispetto del nome pagherete un po' di più che in un supermercato normale.

Marzo 8, 2004 3:42  Permalink   Computer


Che 'ppa... ssion

Le polemiche sul film di Gibson mi hanno un po' seccato. Facciamo che non ne parlo più e basta (almeno finché non l'avrò visto, cosa che dovrebbero fare tutti quelli che ne scrivono più o meno a vanvera da settimane).

Qualcuno che l'ha visto lo conosco, perciò a chi ha ancora voglia di sentirne parlare suggerisco la lettura di "Perché The Passion non è un film anti-semita, e perché lo è", dal blog Liapunov, che è tanto nuovo quanto saggio. Consiglio anche la lettura di un suo post precedente, ovvero questo (ovvero "Gibson, UCCB (eeeh?!?), Albacete, Rocca, Socci", ché il permalink non funziona bene).

In quel post, in particolare, si commenta brevemente anche la questione della "risposta" di Antonio Socci all'intervista a monsignor Albacete. Quello che ne pensiamo noi, per quanto estimatori di Socci, è stato chiaramente espresso da un amico per via privata, ma che anonimamente qui ripropongo:

[Quel che ha fatto Socci è] provinciale e secondo me inopportuno. Meglio telefonarsi o scriversi di persona (sono giornalisti tutti e due su Tempi) piuttosto che fare una inutile "correzione dottrinale" sui giornali.
Altri, come me e come te (ho letto il post), non vedono nulla di scandaloso nelle parole prudenti di Albacete, il quale anzi rivolge l'attenzione verso la Chiesa e non verso i vangeli o i film come se dovessimo assolutamente fare "professione di fede" di un film anzichè di Gesù Cristo e la Sua Chiesa CARNALE e presente nel mondo.

Marzo 8, 2004 2:52  Permalink   Cinema


Environmental Working Group: I professionisti della paura

Dal nuovo Green Watch News (n.6-2004, non ancora on-line ma momentaneamente leggibile qui, prima che venga sostituito dalla nuova edizione), un interessante articolo di Rita Bettaglio, che vale la pena riportare completamente, ma con l'aggiunta di diversi link ai materiali citati nel testo.

CLICCATE QUI PER LEGGERLO

Marzo 8, 2004 0:49  Permalink   Cultura


Ven - Febbraio 27, 2004

E Peppone sparò a Don Camillo

Per chi non se ne fosse ancora accorto, ricordo che è in corso un dibattito (anche se non c'è nulla su cui dibattere, ma semplici fatti da riconoscere) su tutti quei preti cattolici, quei partigiani e quei sindacalisti non comunisti, uccisi dai partigiani comunisti nel decennio che seguì la fine della seconda guerra mondiale. Come ha scritto un paio di mesi fa Paolo Mieli:

Il numero di preti fatti fuori in quegli anni perché vicini alla Democrazia cristiana è davvero incredibile. Don Pessina, don Galletti, don Donati e tanti altri: non c'entravano nulla con i fascisti, al massimo avevano benedetto qualche salma di fascista ucciso, forse aiutavano la Dc a raccogliere voti... La verità è che furono uccisi da comunisti e che nessun assassino fu denunciato dal Pci. Ciò potrà un giorno essere serenamente studiato? Io spero di sì.

Luca Gallesi, su Avvenire del 7 gennaio ha scritto un pezzo introduttivo intitolato "Chi pagherà il sangue dei vincitori?"

[...] impensabili sono i fatti di sangue che fino alla fine degli anni Cinquanta (l'ultima fucilata viene sparata nel 1961!) caratterizzano il clima dello scontro politico nell'Italia centrale. La lunga serie di omicidi politici non lascia adito a dubbi sulle reali intenzioni dei partigiani comunisti, per i quali "la guerra non è finita", come scrivono nei loro proclami ufficiali.

Questo articolo è stato poi seguito da una lunga inchiesta, giunta all'ottava puntata e ancora in corso, di Roberto Beretta, che dal 20 gennaio sta raccontando una documentatissima storia di ideologia omicida e ancora oggi largamente omertosa.

Sul sito di Avvenire potete trovare tutti gli articoli usciti finora, che vi linko direttamente qui sotto. Inutile dire che è una lettura estremamente consigliata.

1 - Stragi partigiane, il triangolo dei preti (20 gennaio 2004)
2 - Partigiani all'assalto del don (23 gennaio)
3 - Ombre rosse in canonica (29 gennaio)
4 - E Peppone sparò a Don Camillo (3 febbraio)
5 - Brigate contro il Biancofiore (10 febbraio)
6 - Falce & coppola, la repubblica del Sud (15 febbraio)
7 - La resistenza cannibale (19 febbraio)
8 - Quei preti, martiri del 18 aprile (25 febbraio)

Febbraio 27, 2004 2:37  Permalink   Cultura


PASSIONI

Tra i tanti articoli e commenti sul nuovo film di Mel Gibson, segnalo un bell'intervento di Giuliano Ferrara su religione e mondo moderno, da Panorama del 20 febbraio, una recensione di Christian Rocca (dal Foglio del 25 febbraio), che ne sottolinea la violenza estrema, ma soprattutto un'interessante intervista dello stesso Rocca a monsignor Lorenzo Albacete, che si dice certo delle buone intenzioni di Gibson, ma mette in guardia da una semplice visione del film che non sia sorretta, non tanto dalla fede, quanto da un'adeguata interpretazione dei fatti mostrati e del giudizio che ne ha elaborato la Chiesa riguardo alla questione delle colpe degli ebrei.

"Aver esposto le ferite che esistono tra ebraismo e cattolicesimo, e che esistono molto più che tra altre confessioni, può essere un bene per i credenti di entrambe le parti, ma solo se l'obiettivo è guarirle, darvi una risposta".
[...]
Secondo Albacete "il problema non è il film in sé, sono i Vangeli". Quelle frasi pericolose che Gibson ha riprodotto in "The Passion" sono davvero presenti nei Vangeli, non sono inventate dal regista. "La Chiesa ha affrontato il problema, lo riconosce, ma Gibson ha ignorato questi avvertimenti, i documenti, gli studi, gli insegnamenti". Nel 1965 il Concilio ecumenico Vaticano II e l'enciclica "Nostra Aetate" discolparono gli ebrei dall'accusa di essere deicidi, e certo non lo hanno fatto censurando le frasi dal Vangelo, ma analizzandole attraverso studi e interpretazioni che sono alla base della condanna cattolica dell'antisemitismo. Il film di Gibson, cattolico tradizionalista che non riconosce il Concilio Vaticano II, rischia di essere pericoloso perché non tiene conto di questo percorso intrapreso dalla Chiesa.
[...]
Il caso Gibson, spiega Albacete, fa scandalo soprattutto in America perché è un paese fondamentalmente protestante, dove non sempre c'è una Chiesa che condivide i testi con i fedeli: "Presi fuori da un'esperienza di comunità i Vangeli potrebbero essere scioccanti".
[...]
Tanto più che le raffigurazioni del film spesso, dice Albacete, non sono convincenti né consone al racconto del Nuovo Testamento. "Caifa nei Vangeli non è descritto come il male assoluto come in questo film, così come la figura di Pilato sembra molto esagerata. Nei Vangeli non ci sono grandi dettagli sul percorso che ha portato Gesù alla crocifissione, c'è scritto che è caduto tre volte, ma nel film cade otto o nove volte; nei testi non c'è scritto quante volte e quanto a lungo sia stato torturato e picchiato; c'è scritto che fu crocifisso in mezzo a due criminali. Il film invece fa vedere molto altro, Gibson ha aggiunto di suo. Mi chiedo perché, per quale motivo la violenza sia stata resa così esplicita. Per commuoverci? Per fare appello alla nostra sensibilità? Per renderci conto dei nostri peccati? Cristo è morto per i nostri peccati, ma lo spettatore non ha colpa per quello che gli viene fatto vedere nel film. Come può la mediocrità dei miei peccati aver avuto una responsabilità nelle cose orribili che ci fa vedere il film?". Raccontare la passione di Cristo e in modo così potente, conclude monsignor Albacete, "è una grande medicina, ma certo bisogna stare attenti agli effetti collaterali che può provocare. 'The Passion' rappresenta una sfida anche per la Chiesa che dovrà riconoscere le preoccupazioni e spiegare tutto quanto ai fedeli".

Febbraio 27, 2004 1:37  Permalink   Cinema


Ven - Febbraio 20, 2004

Tu puoi fare un'obiezione?

Continua la serie di composizioni delle mie studentesse, iniziata a suo tempo da Michiko. È la volta di una pagina di diario di Hiromi, trentenne, che tra le sue esperienze italiane conta un soggiorno di un anno a Roma. Ve la metto qui sotto, e poi aggiungo una cosa in fondo.


Tokyo, 10 Febbraio 2004

Oggi ho ricevuto un messaggio da un'amica. Anche lei sta imparando la lingua italiana. Ha scritto: "Ho fatto una festa con le studentesse della nostra classe e il nostro insegnante. Lui ha portato un amico italiano. A questo amico non piace il Giappone. Ha detto che i giapponesi lavorano troppo e sono sempre stanchi. Possono fare la vacanza soltanto per una settimana, e le città sono bruttissime." Ancora lei ha scritto: "Noi giapponesi siamo poverini, ha ragione. Non potevamo fargli nessuna obiezione".

Perché?!

Sì, in Giappone ci sono tante cose negative e cattive, però ci sono anche tante cose positive. Questo è normale, anche altri paesi sono così. La mia amica doveva dirgli qualcosa di positivo.
Le ho risposto così, e lei mi ha scritto ancora: "Tu puoi fare un'obiezione?".
Certo! Questo è il nostro difetto! Quando uno straniero dice qualcosa di cattivo sul Giappone, i giapponesi rispondono: "Sì, sì, è vero".

È strano. Anche io dico spesso: "Non mi piace questa cosa del Giappone", però non voglio sentirlo dire da uno straniero, anche se è vero. Perché mi sembra che questo uomo non conosca bene il Giappone, e che conosca soltanto Tokyo.
Lei ha anche scritto: "Dopo la festa, il nostro insegnante ci ha chiesto scusa. Perché? Anche lui pensa le stesse cose del suo amico?". Ho risposto: "No, no! Penso che si fosse vergognato, perché il suo amico era maleducato!".
E mi ha detto: "Comunque, se succederà la stessa cosa ancora non dirò niente, perché è vero".

Sono triste.

HIROMI K.

****
Oggi, quando le ho riconsegnato la composizione, ne abbiamo parlato insieme e mi ha specificato meglio il suo pensiero: non è che non vuole sentirsi dire la verità, ma non accetta che a dire queste cose sia uno straniero come quel signore lì, che è in Giappone di passaggio, non ci abita, lo conosce perché ne ha letto qualcosa, l'ha visto appena appena, anzi ha visto solo un po' di Tokyo, e si mette a ripetere i soliti luoghi comuni. Ha detto anche che da me, ad esempio, che qui ci abito da 3 anni, parlo giapponese, cerco di capire come vanno le cose, può anche accettare delle critiche al suo paese, condividerle o meno, e discuterne insieme; ma con quelli come il suo cognato americano, che ha abitato in Giappone per 7 anni senza impararne la lingua e conoscendone quattro cose in croce, no.

Abbiamo però anche convenuto che è tipico dei giapponesi non obiettare a ciò che dice una persona appena conosciuta, con cui non si abbia un certo rapporto, e con cui quindi non ci si senta in diritto di discutere. È il modo con cui loro vogliono essere gentili e non offendere l'interlocutore. Un italiano molto gentile lascia correre la prima volta.; alla seconda comincia a dire "Secondo me non è proprio così..."; e alla terza attacca con un "Guarda che ti sbagli di grosso!".
Se l'interlocutore è qualcuno che conosciamo, invece, già alla prima volta siamo capaci di saltargli alla gola.

Alcuni giapponesi si "spaventano" quando si sentono dire "No" senza mezzi termini, e altri sono contenti di imparare lingue in cui anche loro possono farlo senza problemi, quindi l'atteggiamento dell'amica di Hiromi è comprensibile. Ma credo anche di poter dire che forse il soggiorno romano di Hiromi le ha lasciato qualcosa di italiano nel sangue.

Febbraio 20, 2004 2:20  Permalink   Giappone


Dom - Febbraio 15, 2004

Il nuovo libro di Mister Akko

Il mitico Luca Accomazzi, il più famoso informatico e divulgatore italiano del mondo Mac, programmatore, insegnante, giornalista (ma per me anche e soprattutto l'autore di una gloriosa e purtroppo defunta fanzine su fumetto, fantasy e quant'altro chiamata Il Tarlo Mentale) ha appena pubblicato un libro dal titolo "Guida alla tecnologia". L'opera, di cui potete leggere l'indice completo in questa pagina, è acquistabile solo via internet, in forma elettronica e/o cartacea.

Oltre alle 226 pagine del libro, avrete accesso a tutti quei suoi articoli che sul sito Accomazzi.it sono visibili solo agli abbonati, più a tutti quelli che scriverà nel 2004. Consiglio a tutti gli utenti di computer e affini, Macintoshiani o meno, di farci un pensierino.

Cliccate qui per tutte le informazioni necessarie.

Febbraio 15, 2004 20:33  Permalink   Computer


Una grande, diffusa e terribile "educazione"

Sull'ultimo Tempi un grande editoriale, di cui propongo il finale:

Subito la legge Boato, subito la riforma Castelli, subito la museruola sulla bocca di quei magistrati che ci han messo nei guai con una strisciante guerra civile che non ha precedenti nella storia d’Italia e che ha causato quella crisi di governabilità che ha impoverito l’Italia più dell’euro. E subito “Sofri libero”. Perché? Perché quello di Sofri è il caso che fa per tutti. Sofri non è innocente, Sofri è colpevole come è stata colpevole tutta una élite di istigatori all’odio e alla violenza. Ma la nostra certezza morale di gente che non solo conosce Sofri, ma ha conosciuto le spranghe di Lc, è che Sofri non può aver materialmente ordinato a nessuno di ammazzare il commissario Calabresi semplicemente perché non c’è mai stato un ordine nel terrorismo degli anni ’70, ma solo una grande, diffusa e terribile “educazione” che a chiunque poteva dare il diritto a emettere la “sentenza necessaria”, a “colpirne uno per educarne cento”, all'“eliminare il simbolo non la persona”.

Assumendosi l’onere di tutto ciò che è stata la “cultura politica” degli anni ‘70, Sofri ha preso su di sé le responsabilità degli slogan che rieccheggiavano su tutte le piazze d’Italia (ricordate il “fascista, basco nero il tuo posto è al cimitero”?), ma non ha voluto abbandonare nessuno dei figli di quella digraziata stagione. Uno di questi se l’è cantata? Succede. Anche i figli certe volte confondono i ricordi per fare dispiacere ai propri genitori. Perciò, ben venga la libertà per Sofri, ben venga fuori di galera un uomo che conosce sulla propria pelle cos’è il cancro della giustizia ideologizzata. Ben venga a ritrovar le stelle un leader di sinistra di cui la sinistra ha bisogno per ritrovare la Trebisonda. La Trebisonda, sì, città di un celebre faro sul Mar Nero, e metafora, sì, di ciò che oggi manca a certa opposizione per fuoriuscire dalla “cultura politica” di “toghetta nera”.

Quello che pensiamo noi di Sofri l'abbiamo scritto qualche mese fa, qui.

Febbraio 15, 2004 20:9  Permalink   Italia


L'ecosocialismo è una minaccia per la libertà nel mondo

In questa pagina abbiamo letto un interessante articolo di Rita Bettaglio riguardo al pensiero di Fred L. Smith, presidente del Competitive Enterprise Institute. Si parla del pericolo degli "ecosocialisti". Ma di che si tratta?

Per gli ecosocialisti la soluzione [ai problemi di carattere ambientale, ndE] è minor libertà per i privati, nella convinzione dogmatica che l'uomo, lasciato libero, sia nemico del bene comune. Questa è una visione antropologica negativa e profondamente sbagliata. Infatti ha un evidente tallone d'Achille: se l'uomo è ontologicamente cattivo, cosa o chi garantisce che lo Stato sia migliore degli uomini che lo compongono?
[...]
I Verdi sono i Rossi di una volta perchè ne ereditano e condividono il pensiero fondante: lo Stato è sopra e prima dell'individuo ed il bene individuale è l'esatto contrario di quello comune. Una visione 'teocratica', dunque: l'uomo inguaribilmente peccatore deve essere salvato contro la propria volontà dallo Stato. Se allo Stato sostituiamo la Natura abbiamo l'attuale, violento, pensiero ecologista. Pensiamo ai sistemi socialisti: essi teorizzavano e promettevano il paradiso in terra. Questo paradiso si è via via rivelato un inferno per chi vi era sottoposto obtorto collo. Quando cominciarono ad affiorare le contraddizioni interne di tutti i sistemi socialisti avvenne uno spostamento di pensiero: dalla convinzione che solo le istituzioni politiche potessero portare il benessere dell'umanità e la pace (quanti milioni di morti?) al pensiero maltusiano che solo una pianificazione centrale da parte di elite intellettuali potesse salvarci dal disastro. Dal paradiso in terra alla necessità di evitare che la terra si trasformi in inferno! I Rossi erano convinti che l'individuo potesse sfruttare troppo poco le risorse, i neo-maltusiani troppo. Il finale, comunque, non cambia: bisogna impedire che l'individuo possa interagire liberamente con esse!
E' la teoria dei "Terribili Troppo": ci sono troppe persone, che consumano troppo, che fanno troppo affidamento a tecnologie di cui conosciamo troppo poco. Quindi bisogna diminuire la popolazione, i consumi, la tecnologia, anche se questo può portare a morte, povertà ed ignoranza.
Il socialismo non è caduto per la forza delle idee o ideali liberali, o almeno non solo, ma per se stesso, per le proprie insanabili contraddizioni interne che lo rendevano profondamente antiumano.
E l'ecosocialismo è ancora più pericoloso. Come qualcuno ha notato: "dopo tutto i vecchi rossi giustificavano i loro orrori come passi verso il progresso dell'umanità. Ma il progresso dell'umanità ha poco valore per chi adora Gaia."
La protezione dell'ambiente e, quindi le politiche ambientali devono avere come protagonista l'uomo, la persona, in una visione positiva: la libertà educa e migliora la persona, se è vera libertà.

Potete trovare tutto l'intervento di Smith, in inglese, in questa pagina, o scaricare il pdf da qui.

Riguardo a quanto scrivevamo nel post "Ambientalismo, religione per gli atei metropolitani", sul blog Koestler c'è il link a un'interessante intervista sull'argomento da Frontpage Magazine.

Febbraio 15, 2004 19:1  Permalink   Cultura


Ven - Febbraio 6, 2004

Rumori (3)

Riguardo a quanto dicevamo nelle puntate precedenti, ho trovato un articolo del Japan Times che tratta proprio l'argomento del disturbo provocato dagli annunci nei treni, nelle stazioni, nei negozi. A quanto pare ci sono anche dei giapponesi a cui tutto questo baccano dà fastidio, e desidererebbero una maggiore quiete. Nel pezzo si cita anche l'esistenza di associazioni di cittadini che si battono per ridurre il rumore degli annunci nei luoghi pubblici, e si dice che a fronte di numerose persone che si lamentano con le ferrovie per i troppi annunci nelle stazioni, ce ne sono altrettante che ne vorrebbero di più.

A proposito di stazioni, uno dei rumori più alti e fastidiosi è la sirena che annuncia la partenza del treno, o almeno dovrebbe farlo, ma in realtà viene usata dal capotreno per spingere i passeggeri ad affrettarsi a salire, visto che nelle ore di punta comincia a suonarla appena il treno è arrivato e continua finché non si chiudono le porte. Se vi trovate vicino agli altoparlanti è veramente uno strazio. Come si dice nell'articolo citato, alcune linee o stazioni hanno sostituito questo suono con delle musiche, ma anche quelle sono sparate a tutto volume.

In questo forum potete trovare altri commenti di stranieri residenti in Giappone, che discutono di quali sono i rumori e gli annunci che gli danno più sui nervi. Alcuni dicono di non frequentare certi negozi perché non ne possono più di sentire il solito jingle ripetuto ad libitum. Uno scrive che una volta in un negozio di elettrodomestici voleva provare l'audio di una TV, ma ha dovuto rinunciarvi perché, pur alzando molto il volume, non riusciva a sovrastare quello degli altoparlanti con gli annunci pubblicitari. Si citano anche i megafoni impugnati dai candidati alle elezioni: si piazzano davanti alle stazioni, a volte davanti a determinati condomini, e cominciano a strillare i loro programmi elettorali.

E non posso non citare un altro caso, che mi fa dubitare dell'esistenza di leggi sul disturbo della quiete pubblica in questo paese: a volte in città si vedono colonne di furgoni, autobus o autocarri quasi corazzati, solitamente neri, bardati con bandiere del Giappone e altri simboli militari, ma soprattutto dotati di altoparlanti colossali. Sono gruppi di ultra-nazionalisti (in giapponese uyoku, letteralmente "ala destra"), i quali sembrano non fare altro che muoversi per la città diffondendo vecchie canzoni del tempo di guerra a volumi veramente mostruosi. Una delle loro mete preferite è il tempio Yasukuni, quello in cui sono venerati come divinità tutti i giapponesi morti in guerra (e che, quando negli ultimi anni è stato visitato dal primo ministro Koizumi, ha provocato le proteste di cinesi e coreani). Qui potete vedere qualche foto di questi mezzi, qui un'altra di un autobus davanti all'ingresso del tempio, seguita da quella di un manipolo di uyoku in processione nello stesso luogo.

Tornando al problema rumore, mi sembra interessante il commento del capo di una delle associazioni anti-frastuono che ho citato sopra, sempre dall'articolo del Japan Times:

La gente sembra aver bisogno di riempire un vuoto interiore con dei suoni, ovunque vada.

Febbraio 6, 2004 22:32  Permalink   Giappone


Lun - Febbraio 2, 2004

Ambientalismo, religione per gli atei metropolitani

Su Green Watch News n. 4/2004 (non ancora on-line), leggiamo le recenti dichiarazioni di Michael Crichton (lo scrittore e autore, tra le altre cose, di "Jurassic Park" e "ER"):

La più importante sfida per il genere umano? "Distinguere la realtà dalla fantasia, la verità dalla propaganda", secondo Crichton. [...] "L'ambientalismo appare la religione d'elezione per gli atei metropolitani." E, come religione, o, meglio, come cattiva religione, "ritiene che i fatti non siano necessari, perché i dogmi dell'ambientalismo sono tutti verità di fede."
Ogni religione ha il proprio Eden: quale sarebbe quello dell'ambientalismo? "E' il tempo in cui la mortalità infantile era dell'80%, quando 4 bambini su 5 morivano di malattia prima dei 5 anni? Quando una donna su 6 moriva di parto e la vita media era di 40 anni?", si domanda Crichton.
"La visione romantica della natura come un paradiso è propria solo di chi non ha esperienza della natura. Chi vive nella natura non è affatto romantico a questo riguardo. [...] Essi ancora uccidono animali e sradicano piante per mangiare, per vivere. Se non lo facessero, morirebbero."

"Con tutti i passati insuccessi, uno penserebbe che le previsioni ambientaliste si facessero più caute. No, invece, se si tratta di una religione. [...] Come è proprio delle religioni, le credenze non sono modificabili dai fatti, perché non hanno niente a che vedere coi fatti."

"Io posso citare alcuni fatti precisi. [...] Posso dirvi che il DDT non è cancerogeno, non fa morire gli uccelli e non avrebbe dovuto essere bandito. Posso dirvi che chi lo ha bandito sapeva che non era cancerogeno e lo ha bandito lo stesso. Posso dirvi che il bando del DDT ha causato la morte di 10 milioni di poveri, soprattutto bambini. [...] L'aver bandito il DDT è uno dei più disgraziati episodi nella storia dell'America del ventesimo secolo."

Secondo Crichton "noi tutti dobbiamo liberarci dell'ambientalismo." L'unica via d'uscita è basarsi sulle evidenze scientifiche prima di decidere politiche che incideranno sul futuro delle persone.
"Se noi permetteremo che la scienza venga politicizzata, allora avremo perso. Entreremo nella versione internet dei secoli bui, un'era di paure e di pregiudizi, trasmessi a persone ignare. Non è un buon futuro per il genere umano. [...] Quindi è tempo di abbandonare la religione dell'ambientalismo, e ritornare alla scienza dell'ambiente e basare su di essa le nostre politiche."  (Rita Bettaglio)

Nel discorso completo l'autore, pur manifestando una visione piuttosto ristretta della religione, parla diffusamente della falsità dell'ancora attuale mito del buon selvaggio, della pericolosità della natura (che invece ci immaginiamo nella versione edulcorata dalla TV), delle previsioni catastrofiche degli ecologisti mai realizzatesi, ma anche della necessità di un'ecologia scientifica e basata su fatti, anziché su idee.

Il tutto era riportato sul sito di Crichton, ma come scrive lui stesso in questa pagina, è stato momentaneamente messo off-line, insieme ad altri discorsi sull'ambientalismo, fino all'uscita del suo prossimo libro, dedicato a questo argomento. Grazie ai potenti mezzi di internet è però ancora disponibile nella cache di Google, a questo indirizzo. Leggetelo, che ne vale la pena.

Febbraio 2, 2004 10:47  Permalink   Cultura


Dom - Febbraio 1, 2004

Come è scesa in basso l'Europa

Altro attentato terroristico palestinese, altri morti, altro dolore. Come ha scritto ieri Assuntina Morresi sulla newsletter di StranoCristiano,

il kamikaze era un membro della polizia palestinese di Betlemme. Quelli che garantiscono la sicurezza, insomma, quelli che potrebbero stare a posto del muro, no?
[...]
i palestinesi hanno diritto a uno stato. Ma siamo sicuri di volere creare uno stato con a capo dei terroristi assassini? Non ci sono i presupposti per l'ennesima tirannìa mediorientale, di stampo terroristico, stavolta? 

E pubblichiamo anche noi la lettera di Angelica Calò Livné, ebrea italiana che vive in un kibbutz a un chilometro dal Libano, pubblicata sul Corriere di sabato:

Stiamo consegnando con il cuore in sospeso 400 terroristi alle loro famiglie. In cambio riceveremo 3 bare. Se si potesse vedere tutto questo come su uno schermo televisivo vedremmo da una parte una folla di persone che cantano vittoria, le dita atteggiate a V, bandiere israeliane e americane in fiamme, moschee gremite di gente esultante che ascolta il sermone di Imam che promettono nuovi rapimenti per liberare altri prigionieri, falsi racconti di violenze e soprusi nelle carceri israeliane. Dall'altra parte dello schermo famiglie silenziose con gli occhi gonfi da anni di insonnia, di dolore, di speranza distrutta. Una nazione in lutto. Adi, Omar e Beny non potranno mai raccontare ciò che è successo dal momento in cui sono stati rapiti dagli hezbollah. Neanche Ron Arad, il pilota che fu rapito 13 anni fa. Israele è divisa ancora una volta, tra le madri che comprendono il dolore di 3 donne che per credere che il proprio figlio sia veramente morto sono disposte a riconsegnare 400 assassini e madri che ancora piangono e piangeranno fino alla fine dei loro giorni i propri figli assassinati da uno di quei 400.

E mentre camminiamo, lavoriamo, continuiamo la nostra vita cercando di darle un senso, un colore, un motivo, assorti nei nostri dilemmi, nei meandri della nostra coscienza, la malvagità, l'odio insaziabile colpiscono ancora, violentemente, puntualmente, inesorabilmente: alle 9,00 di questa mattina di  giovedì, al centro di Gerusalemme, con altri morti, altri feriti, altre famiglie distrutte, altre grida di giubilo e di vittoria dall'altra parte della barriera. La carcassa dell'autobus è incenerita dall'esplosione, c'è gente ancora intrappolata tra le lamiere fumanti ma nel frattempo all'Aia, in Olanda, si accingono ad aprire il processo contro lo Stato d'Israele e contro la sua barriera....
Vergogna! Che vergogna!

Come è scesa in basso l'Europa. l'Europa dei diritti dell'uomo, della fraternità e dell'uguaglianza, delle belle parole vuote ed inutili.
Questo processo è contro di me, contro tutti quelli come me che non hanno più nessun modo per difendersi e difendere i propri figli. Contro tutti quelli che non hanno nessuna intenzione di distruggere case, costruire muri, trascorrere la propria esistenza a catturare terroristi, sventare attentati, piangere morti o trattare con capi di stato intenti ad inventare armi di distruzione di massa, ma vi sono costretti. State aprendo un processo alla gente sbagliata! Destatevi da questo dormiveglia che annebbia il vostro senso della giustizia, prima che sia troppo tardi! La vostra mancanza di fiducia nella nostra morale ci sta indebolendo, eppure ne abbiamo date di prove nel corso della storia. Abbiamo insegnato qualcosa al mondo in fatto di pace, di dialogo, di tolleranza... State distruggendo con le vostre mani il vero muro, la diga umana che si chiama popolo israeliano, che ancora una volta, come quando era sparso per il mondo, sta solo contro tutti, a rallentare il processo di violenza che dilagherà nel mondo!!!!!!

Angelica Calò Livné
Galilea Israele

Febbraio 1, 2004 16:4  Permalink   Mondo


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