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Mer - Aprile 7, 2004Parlano solo per dare aria ai denti?
Oggi leggo le notizie del giorno sul sito del
Foglio,
e scopro che riguardo
all'Iraq,
per la millesima volta
Fassino
ha detto che "Bisogna cedere prima possibile il
comando
all'Onu".
Ora è chiaro che questa gente parla solo per dare aria ai denti, per
avere visibilità, per cavalcare l'onda perenne del pacifismo,
dell'americanismo, dell'idiotismo, dell'informazione ideologica, o di
chissà che cosa.
Il fatto è che questo continuo appello all'Onu, non solo è infantile nella sua visione dell'organizzazione come di un deus-ex-machina che risolve tutti i problemi, ma è sostanzialmente inutile: queste persone sembrano non avere la minima idea, non solo di quello che sta accadendo veramente in Iraq, ma neanche del fatto che l'Onu ha lavorato (la risoluzione 1511 è del 16 ottobre 2003!) e sta lavorando insieme "agli americani" da un sacco di tempo, che ha da tempo stabilito tutti i "come", i "chi" e i "quando", e che non ha avuto da ridire sul modo in cui "gli americani" hanno ottemperato ai loro compiti nei tempi stabiliti. Per il bene di quello che mi piace chiamare ancora "verità", consiglio di rileggersi un paio di articoli di Rocca, apparsi sul Foglio il mese scorso (li trovate qui e qui) da cui ho estratto le righe seguenti. Ricapitoliamo: a seguito del processo avviato dalla Risoluzione Onu 1511, l'Iraq ha una Costituzione provvisoria liberale, e l'ha avuta con soli due giorni di ritardo rispetto alla scadenza prevista, quasi un modello per quella europea che tarda ad arrivare e si annuncia meno democratica. Il 30 giugno, fra tre mesi, l'Autorità provvisoria si scioglierà, tanto che Paul Bremer ha già prenotato le vacanze (non è una battuta). Il potere, come da calendario siglato innanzi all'Onu, passerà agli iracheni, sebbene ancora non si sa a quale organismo. L'idea iniziale era quella di trasferire la sovranità a un'Assemblea eletta da caucus locali, ma ad Al Sistani l'idea non piaceva, avrebbe preferito votare subito. La decisione, di comune accordo, è stata affidata a Lakhdar Brahimi, consigliere speciale di Kofi Annan, il quale insieme al Gruppo di Amici dell'Iraq (46 paesi, compresa l'Unione Europea), ha stilato un rapporto di 33 pagine e ha suggerito di non votare subito dopo il passaggio dei poteri, perché non ci sono le condizioni tecniche per farlo. Gli iracheni hanno detto ok, compreso Sistani, e l'Autorità provvisoria ha acconsentito. Ora ci sono una dozzina di ipotesi in campo, elencarle tutte confonderebbe le idee dei zapateros, ma basti sapere che gli iracheni discutono tra di loro, decideranno loro. [...] Mentre la sinistra non fa la sinistra e in piazza prende botte da quelli che essa stessa definisce "fascisti", mentre in tv e sui giornali invoca l'Onu, l'Onu senza consultarli ha già deciso di tornare a Baghdad, da dove in realtà non è mai andata via. L'Onu, nonostante le chiacchiere di Massimo D'Alema e dei suoi amigos, è pienamente coinvolta nel processo politico iracheno, fin dall'inizio. Il calendario del passaggio dei poteri agli iracheni è stato redatto su indicazione della risoluzione 1511 del Consiglio di sicurezza. Sulla base di quel calendario, sigillato dall'Onu, il 30 giugno gli iracheni inizieranno ad autogovernarsi e l'autorità provvisoria di Paul Bremer si dissolverà. Sarà dura, forse è troppo presto, ma la transizione, qualsiasi cosa dicano gli zapateros, sarà garantita dall'Onu, nonostante né l'Onu né gli iracheni volessero. L'Onu non voleva perché sa che la partita è delicata, gli iracheni perché tuttora non si fidano di chi, in combutta con Saddam, ha rubato molti miliardi iracheni dal programma "Oil for food". Sono stati gli americani a convincere il Consiglio governativo iracheno a richiedere l'aiuto dell'Onu. Ora le Nazioni Unite accompagneranno l'Iraq al voto e si parla di una nuova risoluzione per il dopoguerra. Già, perché mentre gli zapateros vorrebbero commissariare gli iracheni, gli iracheni hanno deciso, col benestare dell'Onu, che entro il 31 gennaio voteranno liberamente. Aprile 7, 2004 23:26 Mondo
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