Gio - Gennaio 29, 2004

Spartani nazisti che uccidono i propri artisti

Durante il TG1 serale del 26 gennaio ho visto il Presidente Ciampi fare il suo solito discorso annuale sul "Giorno della memoria": per non dimenticare, perché non avvenga mai più, l'immane massacro che non ha eguali nella storia, eccetera eccetera.

Eppure usare tali parole significa sempre mantenere quelle azioni terribili in un remoto passato, affermare più o meno esplicitamente che non c'è stato nient'altro di tanto orrendo, godere dello spauracchio nazista come unico e inimitabile simbolo del male assoluto. Come se le stesse cose non accadessero anche oggi in Corea del Nord, milioni di persone non venissero massacrate in Congo, come è accaduto da poco in Ruanda e in numerosi altri paesi africani, come se non fossero successe in Jugoslavia, nella Cambogia di Pol Pot, nell'Iraq di Saddam Hussein, per (non) tacere dell'Unione Sovietica dei tempi d'oro.

Invece è sempre il nazismo ad essere appeso alla gogna della storia, e se qualcuno gira un film con un protagonista che sia l'incarnazione del maligno (vedi il talentuoso Bryan Singer col suo brutto "L'allievo") gli basta farne un nazista, che subito pubblico e critica si inchinano di fronte a tanta banalità.

Il nazismo è diventato qualcosa di mitico, un racconto dell'orrore situato in un altrove spielbergiano, che sia quello fantastico di Indiana Jones o quello in bianco e nero (e quindi già fotograficamente "d'altri tempi") del pur splendido "Schindler's List".

E così si perde di vista il fatto che non è solo appuntandosi la croce uncinata al petto e camminando col passo dell'oca che si commettono ingiustizie e assassinii immondi. Si dimentica che l'odio per gli ebrei non è mai finito, e anzi è tuttora più vivo che mai, proprio nelle parole e nelle opere dei più acerrimi avversari di quel nazismo che non esiste più. Così non si vuole dimenticare quel che è accaduto 60 anni fa, ma si dimentica che lo scopo di buona parte dei paesi del mondo arabo, Palestina in testa, è quello di eliminare Israele dalla faccia della Terra.

La verità è che far assurgere Hitler a massimo esempio di disumanità, significa evitare di guardarsi attorno e tantomeno in casa propria, significa voler sfuggire scomodi contrasti politici, ma significa anche nascondere il nostro proprio male, quello che abbiamo sempre davanti agli occhi, e gettarlo indietro in un passato che ce lo cancelli alla vista. Diamo la colpa a lui, puntiamo il dito su di lui, che noi siamo gli onesti campioni di moralità.

Campioni che gridano allo scandalo se gli si vieta di manipolare gli esseri umani a proprio piacimento, e di eliminarli se non consoni ai canoni estetici e salutistici attuali.

Sotto questo punto di vista, l'unica differenza con la Germania degli anni '30 sta nel fatto che loro uccidevano vecchi, storpi e handicappati senza farsi problemi di età, mentre noi pratichiamo la stessa eugenetica sui nostri figli quando hanno ancora le dimensioni di una punta di spillo, perché sparargli in testa una volta fuori dalla pancia o lanciarli giù da una rupe è qualcosa che non si addice al buon gusto dei nostri tempi.

Chiudo allora con una bellissima riflessione del dottor Luigi Frigerio, primario di ostetricia e ginecologia agli Ospedali riuniti di Bergamo. In questo articolo parla della possibilità attuale, tramite diagnosi prenatale, di rilevare tracce della Corea di Hungtington, una rara forma di demenza a trasmissione genetica che può manifestarsi intorno ai 40-50 anni.

La moglie di Woody Guthrie, il grande musicista americano morto con la Corea di Hungtington, quando seppe che era stato inventato il test prenatale per individuare questa malattia disse: «Peccato! Se questo fosse stato possibile prima, la musica di mio marito non ci sarebbe». Dato che i mezzi di diagnosi del bambino ancora in utero diventano ogni giorno più sofisticati, non solo possiamo vedere anomalie, malformazioni o problemi clinici già in essere, ma possiamo persino vedere le predisposizioni, cioè tendenze a malattie che si manifesteranno molto tardi nella vita.

Lo studio sequenziale del Dna nei singoli cromosomi ha spalancato oggi possibilità che un tempo non avremmo neppure immaginato. Attraverso gli esami genetici possiamo identificare la predisposizione negli individui che svilupperanno un tumore fra i 50 e i 60 anni oppure i soggetti che manifesteranno ad una certa età l’ipertensione arteriosa. Lo studio dei geni BRCA1 e BRCA2 individua, nel genere femminile, chi potrà eventualmente ammalarsi di tumore al seno o di tumore all’ovaio. Si può già intravedere nel feto il gene del morbo di Alzheimer, che porterà la demenza senile nella quinta o sesta decade di vita. Dovremo forse eliminare i soggetti riconosciuti portatori di queste malattie?

Gli spartani non avevano ancora certo inventato la diagnosi prenatale, però avevano deciso di eliminare i neonati che apparivano loro incapaci di diventare nel futuro dei bravi soldati o di generare poi altri soldati.
«Questo è l’unico popolo della Grecia antica» ha scritto il genetista Lejeune «che sistematicamente abbia praticato questo spietato eugenismo. Di tutte le città della Grecia, Sparta è anche l’unica a non aver lasciato all’umanità né un poeta, né uno scienziato e nemmeno i resti di qualche monumento. Forse gli spartani, senza saperlo, eliminando i loro neonati imperfetti o troppo fragili, hanno ucciso i loro musici, i loro artisti, i loro filosofi?».

Gennaio 29, 2004 1:55   Mondo


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