Mer - Settembre 10, 2003

Povera Lima Azimi, ma chi ti ha portata a Parigi?

Leggo nel blog Zanzarina, via Gino, un post dedicato all'atleta afghana Lima Azimi. Il Gino si chiede se i media le avessero dato spazio, e gli rispondo linkandogli questo articolo da Repubblica e una piccola citazione dal Corriere, ripresa dal Foglio dell' 1 settembre:

L'afghana Lima Azimi, che ha gareggiato nei 100 metri ai Mondiali di Parigi, il giorno della partenza ha perso le sue scarpe da ginnastica nel taxi che dall'albergo la portava all'aeroporto. La federazione gliene ha comprato un nuovo paio da 60 euro, «splendide ma terribilmente care»: «Mio padre guadagna 2mila afghani al mese, suppergiù 45 dollari (quasi 42 euro). Mia madre un po' meno» (Elisabetta Rosaspina, Corriere della Sera, 25/8/2003)

Sorvolo sul solito confronto tra due monete e due livelli di vita che non ha nemmeno senso paragonare, e torno all'articolo di Repubblica e al post della Zanzarina: se pure sono d'accordo che le altre partecipanti avrebbero almeno potuto aspettarla all'arrivo e salutarla, tuttavia vorrei ricordare che stiamo parlando di una competizione di livello mondiale con atlete che hanno trascorso anni per prepararsi al meglio ad una corsa di 10 secondi. Gara in cui la concentrazione prima della partenza è importante forse anche più della corsa stessa, dove se ti distrai un istante e i tuoi riflessi sono una frazione di secondo più lenti di quelli degli altri sei già finito.

Ricordo che nelle gare scolastiche (non ai mondiali!), nelle fasi finali del salto in alto pensavo solo a quella maledetta asta da superare senza sfiorarla, e a concentrarmi sul mio corpo nel tentativo di controllarne al massimo l'inarcamento. In quei momenti non vedi niente e nessuno. Figuriamoci per un professionista, nel momento in cui anni di fatica, di sudore, anche di frustrazioni e sconfitte si compiono in un istante, e dove da un risultato si può decidere il futuro di una carriera, e anche i soldi, sì, perché a questi livelli è un lavoro, e va fatto al meglio.

L'articolo di Repubblica è piuttosto fastidioso nel modo in cui tratta le grandi atlete, neanche fossero delle veline, ironizzando sul fatto che siano ricche, abbiano degli sponsor, corpi statuari e belle divise. Dovrebbero essere delle sciattone trasandate, non allenarsi, negarsi alle TV, regalare tutto ai poveri?

Diciamo le cose come stanno: lo sappiamo tutti che lo sport a questi livelli non è un semplice divertimento tra amici, e che il peso che grava su questi atleti è enorme, perciò non mi sembra proprio il caso di prendersela con loro se in un momento di tale stress hanno ignorato una ragazzina che dalla reclusione sotto i talebani qualcuno ha deciso di mettere sotto gli occhi di tutto il mondo, e senza nemmeno averle mai fatto provare i blocchi di partenza (questo secondo me è molto significativo), l'ha gettata in una gara a cui, francamente, non aveva alcuna ragione di partecipare.

Settembre 10, 2003 2:59   Mondo


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