Mer - Aprile 7, 2004

Dovrebbe essere chiaro da che parte stare

Su quanto sta accadendo in Iraq in questi giorni ha scritto parole sagge Ferrara (o chi per lui) nell'editoriale del Foglio di oggi. Tra le altre cose:

Una frazione sciita, organizzata in milizie personali e attestata su una linea che nel mondo sciita è minoritaria, cioè il blocco armato del processo di costruzione dell’autogoverno e della democrazia in Iraq, è entrata in una fase di rivolta aperta, ed è duramente combattuta dalla coalizione militare che ha liberato quel paese da Saddam Hussein e da coloro che hanno accettato il rischio della pace a guerra terminata (fra questi gli italiani).

Che si debba stroncare la rivolta, negoziare il ripristino di condizioni minime di sicurezza, agire perché il territorio sia governabile, è appena un’ovvietà. Ma che per fare questo diventi decisivo un saldo patto di solidarietà politica e militare tra le forze della coalizione, ecco quanto incredibilmente viene messo in discussione, e sul campo, nei fatti, ora per ora, dal dibattito politico italiano, chiaramente impazzito dopo la breve resipiscenza unitaria seguita all’eccidio di Nassiriyah. I soldati italiani, che si sono recati in quel paese per un compito insieme civile e militare, stanno facendo quel che possono e quel che debbono, senza fanfare retoriche a sottolineare l’esemplarità del loro ordinario comportamento.

Sarebbe bene riflettere su questo, prima di chiedere un “cambio di passo in sintonia con l’accelerazione della crisi”, come fa Piero Fassino, portavoce della Lista Prodi e segretario dei Ds. Che cosa significa quella formula ambigua? La coalizione sta lavorando attivamente per la devoluzione dei poteri al governo iracheno, per rendere possibili le elezioni, per garantire una copertura diplomatica e politica dell’Onu all’insieme del processo. Fare fretta mentre fischiano le pallottole ed è ingaggiata la battaglia è sospetto.

Il primato della politica sulle armi è un’aspirazione universale, ma si deve essere in due a riconoscerlo, e finché c’è chi provoca il contingente italiano di “peace enforcing”, chi gli spara addosso, dovrebbe essere chiaro a una sinistra di governo, e non sprovvista di senso della politica e dello Stato, da che parte stare.



Aprile 7, 2004 0:3   Mondo


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