Lun - Settembre 20, 2004

L'ascesa dell'islamismo, il risultato di una crisi morale

Diversi articoli interessanti sulla questione islamica (nonché russo-cecena), nel penultimo Tempi. In particolare segnalo la prima parte di un lungo "diario" di viaggio in Egitto, "alle radici del fondamentalismo islamico".

Tra i numerosi spunti di interesse, ho trovato notevole il seguente giudizio di Wael Farouq, "giovane insegnante che ha abiurato i Fratelli Musulmani e Jihad egiziano, nei quali ha militato per alcuni anni":

Per Farouq l’ascesa dell’islamismo è l’esatto contrario di un revival religioso; è piuttosto il risultato di una crisi del senso religioso e morale: «Gli egiziani vivono un vuoto spirituale e si sentono in colpa per una serie di comportamenti privati che non possono ammettere in pubblico. Hanno bisogno di placare il senso di colpa e di affermare la loro rispettabilità sociale, e gli islamisti offrono la risposta a questo duplice bisogno. La tua vita personale è priva di senso religioso, e compi molte azioni che sono contrarie alla norma religiosa ed ai valori morali, ma puoi metterti in pace la coscienza e salvare le apparenze sociali con gli atti esteriori che gli islamisti ti indicano: portare il velo, o meglio ancora il niqab, farti crescere la barba, pregare per strada, elogiare i combattenti del jihad, disprezzare gli infedeli, accusare i governanti di apostasia. La gente ha bisogno di ritrovare un equilibrio, per questo fa quello che gli islamisti le dicono di fare. È molto facile manipolare la gente a partire dalla crisi del suo senso religioso, e gli islamisti, che sono dei politici e non degli spiriti religiosi, se ne approfittano».

Settembre 20, 2004 1:13   Mondo


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