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Mer - Ottobre 22, 2003Interpretazioni
Mentre il sempre ottimo
Magdi Allam
sul
Corriere
ci annuncia (o ci ricorda) che siamo tutti in guerra, anche noi italiani,
ho letto delle interessanti riflessioni dello studioso e scrittore tunisino
Abdelwahab
Meddeb, in un'intervista a
Repubblica
del 9 ottobre scorso (citata dal
Foglio
di lunedì 13, non on-line), in cui parla dell'argomento che dà il
titolo al suo libro: "La malattia
dell'Islam":
Qual è la malattia dell'Islam? «È l'integralismo che si fonda su una interpretazione letterale e semplicistica del Corano, un'interpretazione che non ammette discussioni presentandosi come eterna e assoluta. Per gli integralisti il testo deve essere applicato alla lettera, senza essere contestualizzato. In questo modo la religione diventa follia che pratica la jihad, taglia le mani, lapida e impone il velo alle donne. [...] Nell'islam chiunque può leggere e interpretare il testo. Ciò permette agli integralisti di autorizzarsi come esegeti. In passato, i pochi che si avvicinavano al Corano erano persone colte che sapevano risolvere le questioni tecniche dell'interpretazione. Gli integralisti non hanno assolutamente questa preparazione, sono i figli dell'alfabetizzazione di massa, sono dei semi-letterati incapaci di affrontare i problemi dell'esegesi. La loro è una lettura semplicistica e schematica, che banalizza il testo, forzandone persino il significato. Ciò avviene per la questione della jihad o anche per l'identificazione tra sfera politica e religiosa, che è considerata da tutti come un elemento proprio dell'islam In realtà il Corano può dar luogo ad una lettura diversa da quella oggi dominante. Non era quindi inevitabile che l'islam diventasse quello che è diventato, vale a dire una religione guerriera. [...] La modernizzazione dei paesi islamici è stata condotta da despoti che hanno ignorato totalmente la democrazia. La gente ha imparato a leggere e a scrivere senza ottenere alcun diritto politico e sociale. Il populismo ha fatto disastri. Si è formata una classe di semi-letterati frustrati e pieni di risentimento, perché le loro aspirazioni sociali e culturali non sono state soddisfatte. Costoro nutrono di religione la loro voglia di rivolta, sognando nostalgicamente di restaurare gli antichi splendori dell'islam». Nel X secolo «i musulmani erano i padroni del mondo [...]. In seguito, da dominatore l'islam è diventato dominato. Questa decadenza è vissuta molto male dai fondamentalisti, i quali, attraverso l'antioccidentalismo, designano un nemico esterno, evitando di riconoscere il proprio fallimento. La guerra delle civiltà non l'ha inventata Huntington ma gli integralisti islamici nella prima metà del secolo scorso». [...] Si deve ingaggiare una vera e propria battaglia dei testi, per contrapporsi alle letture semplicistiche e folli degli integralisti. Nei prossimi anni, l'islam sarà teatro di una terribile guerra intestina, e uno dei fronti di questa guerra sarà quello dell'interpretazione del Corano». Bisognerebbe poi «riformare l'insegnamento scolastico che ha prodotto l'islamismo diffuso oggi dominante, quell'islamismo che, quando passa all'azione, dà luogo al terrorismo. Naturalmente si tratta di un programma enorme, che necessita di una vera e propria rivoluzione culturale di lungo periodo. Alla lunga, l'integralismo è destinato alla sconfitta, ma ci vorranno ancora dieci o vent'anni prima che il suo ciclo storico si esaurisca. E saranno anni dolorosi». Ottobre 22, 2003 13:49 Mondo
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