Ven - Gennaio 21, 2005

A spese dei contribuenti

L'Unità si indigna perché Berlusconi ha spedito una lettera agli italiani "a spese loro". Peccato che non si sia mai indignata per il fatto che l'Unità stessa sono anni che fa disinformazione uscendo ogni giorno a spese degli stessi italiani (circa 6 milioni di Euro all'anno in finanziamenti pubblici).

Gennaio 21, 2005 1:3  Permalink


Sab - Novembre 27, 2004

Diamoci un taglione

Leggo i commenti scandalizzati di vari esponenti politici alle parole del ministro Calderoli, che ha messo una taglia sulla testa degli assassini del benzinaio Giuseppe Enrico Maver, e non mi stupisco minimamente. Né delle solite opportunistiche richieste di dimissioni e del continuo, e ormai decisamente noioso, stracciarsi le vesti per qualunque dichiarazione degli avversari politici (avversari anche in Casa), né mi stupisco e tantomeno sono sconvolto dall'idea di "Una ricompensa a chi «riuscisse a dare informazioni utili alla cattura dei due assassini del benzinaio di Lecco»".

Quasi ogni giorno, quando vado al lavoro, do' un'occhiata ai vari avvisi di taglia affissi nelle stazioni di Tokyo, o davanti ai numerosi posti di polizia. Più è stato efferato il delitto, più la taglia è alta. Tra i diversi visi esposti ci sono ancora quelli di alcuni membri della setta Aum Shinrikyo, responsabili per l'attentato al gas nervino nella metropolitana di Tokyo. Di alcuni non c'è il volto, ma ci sono le foto dell'arma del delitto e dei probabili vestiti indossati al momento; di altri c'è un identikit disegnato.

Qui potete vedere la pagina in inglese, dal sito della polizia di Tokyo, con la taglia sui 3 fuggiaschi della Aum (6 milioni di yen, circa 45.000 Euro), e qui un'altra pagina con una taglia relativa al tentato omicidio di un commissario di polizia (2 milioni).
Un'altra pagina con una taglia, stavolta solo in giapponese, per esempio, è qui. Si tratta del massacro di un'intera famiglia, avvenuto qualche anno fa.
Poi, naturalmente, ci sono anche gli avvisi relativi ai ricercati su cui non è stata messa nessuna taglia. Come questi, per esempio.

Una ricompensa in denaro a chi fornisce informazioni utili a catturare un criminale è chiaramente un modo per invogliare la collaborazione dei cittadini nei confronti della polizia, soprattutto in casi in cui, magari per paura o peggio per menefreghismo, potenziali collaboratori alle indagini evitano di farsi avanti.

Perciò tutto questo gran parlare di "far west" e di "cultura giuridica del nostro paese ridotta alla legge del taglione" (ma quale taglione, poi? nel senso di "grande taglia" forse?), mi pare quanto meno ridicolo.

Trovo anche molto buffo che certi esponenti di sinistra e giornali come l'Unità si scandalizzino e definiscano "annuncio-shock" una taglia su degli assassini, mentre nello stesso tempo sostengono la "resistenza" irakena e giustificano le stragi di innocenti effettuate dai terroristi palestinesi.

Novembre 27, 2004 2:44  Permalink


Dom - Maggio 30, 2004

Vota l'originale

Dal Foglio di lunedì 24 maggio, un simpatico Vincino bertinottiano:

Perché votare la Gruber quando si può votare direttamente Bertinotti, che ne vale 100 della Gruber, ed è leader, mica porta acqua?

E ancora, dalla stessa pagina:

D'Alema bombardò la Jugoslavia. Bertinotti no. Anzi, votò contro.
Vota il pacifista originale, mica il convertito ultimora.

Maggio 30, 2004 18:32  Permalink


Ven - Maggio 28, 2004

Se sinistra deve essere, che sia Blair, non Rosy Bindi

Un bel pezzo di Giorgio Vittadini, sul Tempi di questa settimana, ci spiega perché Prodi dovrebbe dimettersi dalla carica di presidente della Commissione europea, e conclude così:

Per ciò che riguarda il contenuto è sorprendente che un cattolico si sia schierato sulle posizioni di chi si professa ancora comunista, di chi disprezza l’Occidente, di chi non capisce la differenza tra una democrazia che sbaglia e chi persegue coscientemente il male e la morte.

Inoltre, come ormai tutti i più equilibrati commentatori, uomini politici, esponenti ecclesiastici, giornalisti hanno notato, il ritiro dall’Irak equivale a un atto di grave irresponsabilità. Equivale a ignorare che in Irak potrà esserci una guerra civile, ancora peggiore della guerra finora avvenuta. Equivale a ignorare il pericolo di uno stato fondamentalista, portatore di un terrorismo che nasce ben prima dello sciagurato intervento americano. Equivale a sconfessare, non le scelte americane, ma l’Occidente stesso.

Gli esponenti politici a cui Prodi si appella gridano «Bush uguale Bin Laden» e ritengono le democrazie occidentali peggiori dei regimi dove la donna, lo sviluppo, le libertà, sono umiliati e distrutti. È il trionfo della confusione politica, tipica di un mondo catto-comunista che ritiene l’identità cristiana violenza e potere, quando semplicemente affermi l’esperienza che vive.

Se il buon giorno si vede dal mattino, questo è un brutto mattino perché il programma di un possibile governo di tale coalizione può solo portare l’Italia a un declino irreversibile.
Se sinistra deve essere, che sia Blair, non Rosy Bindi.


Maggio 28, 2004 15:57  Permalink


Lun - Marzo 15, 2004

Ci odiano. Punto.

A volte mi domando se certe persone hanno la ragione annebbiata dall'ideologia, o se sono semplicemente ingenui. Prendete un recente intervento di Folena:

"se Berlusconi vuole combattere il terrorismo deve ritirare le truppe italiane dall’Iraq e dare all’amministrazione Bush un ultimatum perché ceda il controllo all’Onu

Ma certo! La soluzione alla globalizzazione del terrorismo è ritirare le truppe dall'Iraq e magari anche nascondere la testa nella sabbia. Del resto, una volta che l'Onu avesse il controllo dell'Iraq (sebbene "Onu" e "controllo" siano due concetti antitetici), allora sì che i terroristi appenderebbero la cintura esplosiva al chiodo! Se fanno saltare intere moschee nei giorni in cui sono più zeppe di fedeli è solo perché gli sta a cuore il destino di quella povera gente! Andiamocene tutti, e lasciamogli riportare il paese ai tempi in cui Saddam gassava intere popolazioni, mentre i nostri girotondini ancora in fieri passavano il pomeriggio al cinema, a godersi indignati l'ennesimo film contro la guerra del Vietnam.

Questi ancora non si rendono conto che non è più tempo di ragionare in termini di causa ed effetto; che se "loro" hanno fatto così è perché "noi" abbiamo fatto cosà, e quindi se noi facciamo questo, allora loro faranno quello... No, non funziona più così. Siamo di fronte a gente che educa i propri figli ad odiare l'America, cioè l'Inghilterra, cioè la Spagna, cioè l'Italia, cioè il Giappone, cioè tutto il mondo non islamico (e pure quello islamico se comincia a prendere le distanze da questo odio, vedi Iraq), e tutto quello che noi chiamiamo civiltà.
Gente che non si siederà certo a fumarsi il narghilé della pace, solo perché un paesucolo europeo ha deciso di accettarne i ricatti nella vana speranza di non lasciarci le penne. Anzi. Questo sarebbe l'ennesimo segno di viltà di una classe politica, intellettuale e dirigenziale incapace di rischiare decisioni che abbiano effetto sul lungo termine, incapace di vedere più in là del giorno in cui riceverà il prossimo voto o incasserà il prossimo assegno.

E incapace, soprattutto, di rendersi conto che se ci fanno saltare in aria è perché ci odiano. E ci odiano perché esistiamo. Come i due ragazzini che nella scuola di Columbine hanno riempito di piombo chiunque gli capitasse a tiro, senza un motivo a parte un odio immenso per tutto e tutti. Sarebbe ora che la piantassero di fare i Michael Moore della situazione, che in mancanza di migliori spiegazioni ne approfittano per dare la colpa a un'America che non si rassegna a farsi disarmare. Nel momento in cui penseranno di essere inattaccabili perché hanno fatto i bravi bambini, non hanno rubato in pubblico e sono sempre stati dalla parte dei più piccoli (allo stesso modo in cui si sta dalla parte dello scorpione perché è più piccolo del cane), allora qualcuno gli infilerà una bomba atomica nella cassetta della posta, e la loro ultima domanda sarà "Perché? Non ho fatto niente, io!".

Ecco, è proprio questo il punto. Restiamo senza fare niente, ed aspettare che ci sgozzino nei nostri letti; o affrontiamo la minaccia del terrorismo internazionale con almeno la stessa italica determinazione che sfoderiamo quando, in fila all'ufficio postale, qualcuno osa passarci davanti.

Marzo 15, 2004 20:59  Permalink


Dom - Febbraio 15, 2004

Una grande, diffusa e terribile "educazione"

Sull'ultimo Tempi un grande editoriale, di cui propongo il finale:

Subito la legge Boato, subito la riforma Castelli, subito la museruola sulla bocca di quei magistrati che ci han messo nei guai con una strisciante guerra civile che non ha precedenti nella storia d’Italia e che ha causato quella crisi di governabilità che ha impoverito l’Italia più dell’euro. E subito “Sofri libero”. Perché? Perché quello di Sofri è il caso che fa per tutti. Sofri non è innocente, Sofri è colpevole come è stata colpevole tutta una élite di istigatori all’odio e alla violenza. Ma la nostra certezza morale di gente che non solo conosce Sofri, ma ha conosciuto le spranghe di Lc, è che Sofri non può aver materialmente ordinato a nessuno di ammazzare il commissario Calabresi semplicemente perché non c’è mai stato un ordine nel terrorismo degli anni ’70, ma solo una grande, diffusa e terribile “educazione” che a chiunque poteva dare il diritto a emettere la “sentenza necessaria”, a “colpirne uno per educarne cento”, all'“eliminare il simbolo non la persona”.

Assumendosi l’onere di tutto ciò che è stata la “cultura politica” degli anni ‘70, Sofri ha preso su di sé le responsabilità degli slogan che rieccheggiavano su tutte le piazze d’Italia (ricordate il “fascista, basco nero il tuo posto è al cimitero”?), ma non ha voluto abbandonare nessuno dei figli di quella digraziata stagione. Uno di questi se l’è cantata? Succede. Anche i figli certe volte confondono i ricordi per fare dispiacere ai propri genitori. Perciò, ben venga la libertà per Sofri, ben venga fuori di galera un uomo che conosce sulla propria pelle cos’è il cancro della giustizia ideologizzata. Ben venga a ritrovar le stelle un leader di sinistra di cui la sinistra ha bisogno per ritrovare la Trebisonda. La Trebisonda, sì, città di un celebre faro sul Mar Nero, e metafora, sì, di ciò che oggi manca a certa opposizione per fuoriuscire dalla “cultura politica” di “toghetta nera”.

Quello che pensiamo noi di Sofri l'abbiamo scritto qualche mese fa, qui.

Febbraio 15, 2004 20:9  Permalink


Ven - Gennaio 9, 2004

Leggende metropolitane

Confermo a Newblog Newblog che la storiella del portafoglio dell'extracomunitario e dell'attentato alla metropolitana di Roma è una leggenda.

Praticamente la stessa cosa me l'aveva raccontata mio fratello (che abita in Francia) più di un anno fa: una bambina aveva trovato un portafogli pieno di soldi; aveva telefonato al proprietario, un arabo; si erano incontrati; lei aveva rifiutato una ricompensa; lui in cambio le aveva detto di tenersi lontana da un grosso centro commerciale di Lione il tal giorno di dicembre; lei aveva avvisato la polizia.

Appena scopro se era una notizia vera o se era già una leggenda, vi faccio sapere.

Aggiornamento:
Mio fratello mi ha mandato questo link dal sito francese antibufala www.hoaxbuster.com, in cui troviamo conferma del fatto che è una leggenda metropolitana, oltre ad apprendere che la data dell'attentato era il 15 dicembre 2002 e che la storia veniva di volta in volta ambientata a Lione, Parigi, Marsiglia e in diverse altre città francesi. A mio fratello era stata raccontata da un suo collega di lavoro, e stando a lui il portafoglio in questione era stato ritrovato dalla figlia di un collega di sua moglie...

Gennaio 9, 2004 10:58  Permalink


Gio - Gennaio 8, 2004

Sono tornato

Rieccomi a casa, dopo un seminario di una settimana a Venezia, il matrimonio di mio fratello in Francia e Natale e Capodanno in famiglia. Buon anno a tutti.

Come al solito, quando torno a Milano dopo un anno passato in Giappone la metropolitana mi sembra buia e sporca (lo è davvero, comunque); ci sono in giro più extra-comunitari che milanesi; i commessi non sono tutti forzatamente gentili e alcuni sono anche sanamente antipatici; si può rivolgere la parola e scherzare con gli sconosciuti senza che ti guardino male; i fast-food non sono fast (il Burger King di Campo S. Luca a Venezia mi ha colpito per la sua lentezza mortale); Venezia è stata invasa da negozi di kebab, di cui uno ha sostituito una delle mie librerie preferite, la Patagonia (qualcuno sa se si è trasferita o è semplicemente defunta?); i prezzi sono davvero quasi raddoppiati rispetto a quelli di un paio d'anni fa; i distributori automatici di biglietti fanno la solita fatica a ingoiare banconote, mentre quelli di Lione tagliano la testa al toro e accettano solo monete o carte di credito. Ah, e Enrico Ghezzi presenta ancora i film parlando fuori sincrono.

Tra le altre cose ho trovato in edicola un albo a fumetti edito dalla Repubblica che contiene il primo manga da me tradotto all'incirca 5 anni fa. Altri tempi.

Nel frattempo Saddam è stato preso (e proprio quel giorno ho avuto occasione di brindare all'evento con amici blogghisti); Libici, Iraniani, Nord Coreani, Pakistani sembrano aver cominciato a ragionare, e a casa nostra Sofri tra le solite polemiche è quasi libero. Niente male, come inizio dell'anno nuovo.

Chiedo pubblicamente scusa a quanti mi hanno scritto durante queste vacanze, e a cui non avevo risposto per astinenza da internet. Ora si ricomincia.

P.S.
Durante la mia assenza il contatore degli accessi che era a ventimila un mese fa, si è azzerato. Non ne capisco il motivo, ma devo ancora decidere se eliminarlo o correggerlo.

Gennaio 8, 2004 11:15  Permalink


Mer - Novembre 19, 2003

Il blog italiano in Iraq

Grazie al Gino, segnalo anch'io Iraqi, il blog di un giovane soldato italiano in Iraq, appassionato di beach volley, che si collega a internet grazie al campo degli americani. Ha cominciato a tenere un blog per tenere informati gli amici, ma ora che è stato scoperto sta rapidamente guadagnando popolarità. Non può scrivere direttamente del lavoro che svolge, ma i suoi racconti ci forniscono un'idea di cosa significhi lavorare per aiutare un paese a tornare in piedi, e soprattutto dà una voce e un volto a tutti i nostri ragazzi di stanza laggiù, per noi che siamo lontani (io anche più di altri).

Novembre 19, 2003 2:50  Permalink


Mer - Novembre 12, 2003

L'italia compra armi chimiche? Una balla

Paolo Attivissimo, in una delle sue grandi indagini anti-bufala sbugiarda la leggenda secondo cui l'Italia intenderebbe comprare armi chimiche, balla che a quanto pare è partita da un articolo di D, La Repubblica delle Donne (qual fonte autorevole!), ed è stato poi ripreso da Jacopo Fo e famiglia (idem), megafonato da Indymedia (idem al quadrato) ed è diventato anche un'interrogazione parlamentare di un Verde.
Perché è una bufala?

Perché la Gazzetta Ufficiale numero 171 del 25 luglio 2003 citata dall'appello non pubblica un elenco di armi chimiche e radioattive da acquistare, ma un elenco di armi da includere fra quelle soggette a restrizioni di esportazione, importazione e transito, operazioni "regolamentate dallo Stato secondo i princìpi della Costituzione repubblicana che ripudia la guerra come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali".

In altre parole, non è una lista della spesa: è una lista di restrizioni. Da nessuna parte si autorizza l'acquisto come affermato irresponsabilmente dall'appello e dai giornalisti che l'hanno raccolto e pubblicato, come al solito, senza controllarne minimamente l'esattezza.

L'indagine al completo con tutti i dettagli la trovate qui.

Novembre 12, 2003 23:57  Permalink


Dom - Novembre 9, 2003

La saggezza del Mullah Omar

Grande pezzo del Griso su Massimo Fini e il suo odioso e insensato anti-occidentalismo. Fini è uno che a studiare tanto Nietzsche deve essersi un po' fuso il cervello. L'anno scorso scriveva queste cose, che a leggerle mi sono chiesto se stesse scherzando o fossi io a vivere nel mondo sbagliato:

Parimenti ipocrita, anzi contradditorio fino all'idiozia, è legare il miglioramento delle condizioni ambientali al miglioramento delle condizioni dei popoli del Terzo Mondo, aiutandoli ad essere meno poveri. [...] E' inutile girarci intorno: il problema si risolve — se si vuole risolverlo — solo riducendo drasticamente il nostro sviluppo (e magari distribuendo meglio, all'interno del mondo occidentale, la ricchezza così rimasta) e convincendo i popoli del Terzo Mondo a non adottare i nostri stili di vita e, meglio ancora, lasciandoli al loro destino che non potrà mai essere tanto atroce quanto quello che gli ha procurato la globalizzazione economica. Ma l'Occidente industriale a questo non pensa affatto. Al contrario, se si imbatte per caso in un Paese che non vuole svilupparsi (poniamo l'Afganistan del mullah Omar, [...] che proponeva qualcosa di un po' più intelligente di uno 'sviluppo sostenibile': un medioevo sostenibile') lo si spiana con le bombe per potergli vendere musicassette, videocassette, Rayban, pile, Coca cola e democrazia.

Novembre 9, 2003 3:53  Permalink


Ven - Novembre 7, 2003

Non te lo perdonano

Gianlugi Da Rold scrive a Giampaolo Pansa, quello che ha dato alle stampe un molto discusso libro sulla Resistenza, quello che nei primi anni '70 era tra i pochissimi a denunciare il pericolo delle Brigate Rosse, mentre la maggior parte dei giornalisti affermava che le "sedicenti Brigate Rosse" non esistevano, e che se c'erano non potevano essere rosse (e questi, che non si arrendono nemmeno di fronte alla realtà, questi per cui il terrorismo è sempre strategia della tensione, ci sono ancora, leggere qui per credere).
Pansa, che il 29 giugno del '74 scrisse sul Corriere parole che venti anni dopo sono ancora attualissime:

"Non viviamo in un regime fascista, e la Repubblica italiana non è - come sembrano pensare i tupamaros delle Brigate Rosse - una dittatura militare sudamericana. Il loro è puro delirio politico... E, prima o poi, saranno questa follia e questo isolamento a perderli sino in fondo."

Ma ecco la lettera di Da Rold:

Non vorrei nuocerti con questa mia, che è un atto di solidarietà per il coraggio con cui hai scritto Il sangue dei vinti. Non vorrei nuocerti perché, come tu sai fin troppo bene, sono un ex comunista che è diventato e rimasto craxiano, neppure socialista; perché sono un fissato, probabilmente un involontario provocatore, sull’affare Tobagi; perché sono un pubblicano carico di tanti peccati pubblici e privati.

Ho letteralmente divorato il tuo libro, non per soddisfare un antico livore anticomunista, ma per apprendere sistematicamente. Il merito che hai nell’aver scritto Il sangue dei vinti non è solo quello di aver dato dignità storica, ripeto storica, a una vicenda tanto tragica, ma anche quello di esserti esposto, di averci messo la firma e la faccia di un coerente uomo di sinistra.

Anche nel tuo ultimo “Bestiario” sull’Espresso Comunicare con una calibro 9, fai benissimo a rivendicare quello che scrivevi e insegnavi (a Walter soprattutto) alla metà degli anni Settanta sulle Brigate rosse di fronte alla sufficienza sarcastica del Pci e del Psi, e dei loro giornali, nel negare l’evidente radice poltica delle Br. Caro Pansa, fai bene a ricordare «Ho conservato una raccolta di corsivi contro i miei articoli di allora sulla Stampa di Alberto Ronchey e sul Corriere della Sera di Piero Ottone». Anche questo ti verrà rimproverato.
A Yves Montand, quando ruppe con il comunismo, un grande scrittore spiegò: «Non le perdoneranno mai di aver capito prima degli altri».
Credo che sia questo che non ti perdonano adesso: aver scritto, con Il sangue dei vinti, il primo libro di storia su un periodo cruciale della vita italiana e aver avuto un grande successo editoriale. Non te lo perdonano, a quanto sembra, non solo le vestali che contestarono uno storico come Renzo De Felice, ma neppure alcuni semper liberal (di sinistra, di centro e di destra).

Sul Corrierone di sabato 1 novembre c’erano ben due articoli di questi liberal (E. Galli Della Loggia e P. Ostellino, ndr) che, tra lodi e amichevoli riconoscimenti, sfruculiavano un po’ sulla lettera di Otello Montanari: insomma, Pansa avrebbe dovuto scriverlo 13 anni fa! Mi chiedo perché non lo hanno fatto loro! Ma forse il primo non si ricorda di come venne “definito” da Craxi e il secondo come venne redarguito, più recentemente, da Vladimir Bukovskij su questioni di comunismo.
In altri tempi gli stessi due liberal si disinteressavano della vita di un grande giornale come il Corriere. Mentre tu, già grande inviato e scrittore, ti esponevi insieme a Tobagi e a me contro l’imperialismo del comitato di redazione.

Novembre 7, 2003 3:51  Permalink


Mar - Novembre 4, 2003

Diciamo qualcosa di sinistra

Fabio Cavallari, il comunista di Tempi, due settimane fa ha scritto un editoriale sulla situazione politica italiana che è il caso di riportare per intero:

Osservata da un’ottica di “sinistra” sembra una deriva autodissolutoria. Sto parlando del modo con cui L’Unità ha fatto della polemica con Giuliano Ferrara una battaglia ad personam. Liberazione ne ha discusso con cauta equidistanza e Ferrara ha scritto al direttore Sandro Curzi non lamentandosi del quotidiano comunista in quanto «l’amicizia o l’inimicizia in politica ha le sue leggi... che non escludono quel minimo di fair play che mi ha sempre legato ai miei avversari. Sopporto tutto, spero che tu e Fausto verrete al mio funerale, ma non vorrei essere commemorato da Tabucchi». Curzi ha augurato «lunga vita all’amico Ferrara». Non c’è nulla di reazionario in ciò. Anzi.

Ma sia quelle a L’Unità, sia le lettere a Liberazione non approvano. «Un bel fegato dare dell’amico a Ferrara», «...siamo irreconciliabili nemici del capitalismo imperialista e soprattutto di quei dirigenti del movimento operaio che passano al fronte opposto della lotta di classe», e altre facezie del genere. La definizione di “nemico” corrisponde a una situazione di “guerra”. E Ferrara è parte della “guerra” a Berlusconi. Una guerra d’odio.

Perché? Perché negli ultimi due anni le campagne denigratorie e demonizzanti gli uomini in carne e ossa hanno preso il posto del confronto politico. Nel linguaggio di certa stampa il “nemico” da abbattere non è più il capitalismo, l’alternativa politica non si chiama “socialismo”, il rimedio da adottare non è “l’abolizione della divisione del lavoro”. Il nemico è Berlusconi, Ferrara, Previti. La sinistra radicale, quella capeggiata da Bertinotti, non ha mai utilizzato questa pratica, anche se ora si trova impantanata in un clima che svilisce e deprime le ragioni della politica. Le accuse di regime, la reiterata “fissazione” fascista, il parossismo antiberlusconiano hanno reciso il confine tra politica e psichiatria.

Cosa dice di politico la “sinistra”? Che sulle privatizzazioni la pensa “un po’ meno” del centrodestra. Che sulla flessibilità nel lavoro è “un po’ meno” disponibile. Però si augura la “scomparsa fisica” dell’uomo di Arcore. Io dico: «Lunga vita al Presidente e all’Elefante!» E lo dico convinto dall’estrema sinistra del panorama politico. Non è una svendita d’ideali. è la speranza di poter sconfiggere un avversario con una politica che sappia coinvolgere il popolo in un’ipotesi “per” e non semplicemente con un’opzione “contro”. La mia presenza qui è la testimonianza che gli avversari politici possono essere amici umanamente. E a volte anche complici nel difendere gli interessi dei più deboli.

Novembre 4, 2003 14:20  Permalink


Mer - Ottobre 29, 2003

Il sedicente rappresentante e il crocifisso

Non avrei mai immaginato che un giorno avrei citato con totale approvazione un articolo di Piero Ostellino, ma tant'è: come citato dal redivivo Spino, il giornalista non sospetto di paggerie cattoliche ha dato un suo giudizio sulla sentenza dell'Aquila riguardo l'esposizione del crocifisso, che merita grande attenzione.

E, allora, in che cosa consiste la pericolosità della sentenza dell’Aquila? E’ presto detto: se, in omaggio a un malinteso relativismo culturale ed etico, rinunciamo ad affermare i nostri valori, anche attraverso i simboli che li rappresentano, l’integrazione degli immigrati di altra civilizzazione diventa più difficile e la frammentazione della nostra società democratico-liberale rischia di trasformarsi in un fattore di conflitto e quindi di instabilità.

Lo Spino riporta quasi tutto il pezzo, e un link a un articolo di Magdi Allam sul Corriere in cui diversi (veri) rappresentanti musulmani criticano severamente l'atteggiamento anti-cristiano e intollerante di un uomo che Ali F. Schuetz, segretario del centro culturale Il Fondaco dei Mori di Milano, un paio d'anni fa aveva definito "un tale Adel Smith, fenomeno da baraccone del peggiore horror anti-cristiano".

Molti suoi colleghi la pensano allo stesso modo (dall'articolo di Allam):

«Smith non lo consideriamo parte della comunità musulmana. Non frequenta nessuna moschea. Vuole sollevare un polverone per farsi della pubblicità. Sta lanciando una provocazione per coinvolgere i musulmani in una vicenda che per noi non è una preoccupazione. E’ un provocatore». [Ali Abu Shwaima, emiro del Centro islamico di Milano e Lombardia]

«A me quell’uomo disturba molto. Con due sparate rovina il lavoro della gente moderata che vuole la pacifica convivenza. Perché lo invitano in televisione? Forse che si vuole accreditare l’immagine di un Islam intollerante? Togliamogli la parola». [Rula Jebreal, palestinese, giornalista di La7]

«Dobbiamo isolare Smith. Rappresenta soltanto se stesso. Non è nostro diritto chiedere di togliere il crocifisso. Non possiamo assolutamente pretendere di cambiare una cultura millenaria che sta andando verso la tolleranza e il dialogo». [Younis Tawfik, autore di «La città di Iram» e «La straniera», italo-iracheno di Torino]

Ottobre 29, 2003 2:26  Permalink


Ven - Ottobre 10, 2003

Canne

Rino Cammilleri ha un post sulla (non)liberalizzazione delle droghe che condivido pienamente.

Ottobre 10, 2003 1:13  Permalink


Ven - Ottobre 3, 2003

Il rischio dell'impopolarità

Dall'editoriale del nuovo Tempi uscito oggi:

Ha ascoltato e si è preso finalmente il rischio dell’impopolarità. Non si governa lisciando il pelo alla demagogia. E ci vuole coraggio per metter mano alle pensioni con i sindacati che minacciano tre mesi di sciopero. Però così è, se vi pare. Come scrive l’economista spagnola in copertina, non c’è più spazio per l’ideologia. Piace, della dichiarazione a reti unificate, anche lo stile breve e senza fronzoli. Ha detto che non è una novità, Francia, Germania, Austria stanno facendo la stessa cosa. C’è poco da scherzare con i dati demografici e la spesa pubblica che divorano il Pil. è ora di finirla con le balle di Cofferati, le furbizie di Pezzotta, la retorica del pansindaclismo che non sa distinguere i sogni dalla realtà. Il sistema pensionistico italiano non regge. è cinico mettere sulle spalle dei giovani il buco nero previdenziale e al tempo stesso, in nome dei “diritti” (nostri), condannare (loro) a un’anzianità senza pensioni. Finalmente una grande scommessa sul futuro e una gran bella risposta a chi pensava che il governo avrebbe tirato a campare (a nessuno piace fare riforme impopolari alla vigilia di un triennio di campagne elettorali a ripetizione). Perciò, onore al Cavaliere, se rimarrà fedele all’impresa. E onore alle opposizioni se faranno il loro mestiere senza giocare alla speculazione elettoralistica, ché altrimenti per l’Italia sarà davvero blackout.

Fondamentale la lettura dell'articolo dell'economista spagnola Barea Maite, che descrive per filo e per segno la situazione previdenziale italiana e spiega "Perché Berlusconi ha ragione".

Ottobre 3, 2003 0:20  Permalink


Mer - Ottobre 1, 2003

No, amico, non ti sfugge niente

Allo Spino sfugge qualcosa del comportamento dei nostri governanti (leggetelo e poi tornate qui), ma la spiegazione è semplice: non è per il bene del proprio popolo che agiscono, ma solo e semplicemente per il potere. Certo, vi diranno che il potere è necessario per agire in nome della gente e tutte quelle balle lì, ma la verità è che non gliene frega niente.

È quello che pensavo oggi quando ho letto delle polemiche seguite all'intervento di Berlusconi in TV. Primo: cosa c'è di strano in un capo di stato che parla in TV di una riforma del governo? Forse che Bush per apparire in diretta TV deve essere preceduto e seguito da tutti i candidati alla Casa Bianca? Forse che se Blair decide di apparire in TV per spiegare alla sua gente la necessità di tirare la cinghia lo accuserebbero di farsi propaganda politica? A giudicare da quanto riportavamo l'altro giorno, credo proprio di no. Invece in Italia Berlusconi non è considerato il premier, quale effettivamente è checché se ne possa anche a buon diritto dire, ma sempre e soltanto il leader di un partito nemico, da bombardare non appena se ne offra l'occasione.

Ha ben ragione l'editoriale del Foglio di oggi, quando scrive:

[...] a parte i soliti esagitati, gli esponenti riformisti dell’Ulivo hanno lamentato che, con la sua proposta, Silvio Berlusconi, avrebbe frantumato la pace sociale, che parlando in televisione avrebbe violato la “par condicio” (che, almeno come legge, vale solo durante le campagne elettorali), ma hanno detto poco o nulla sulla condizione dei conti previdenziali. Nessuno, peraltro, si è impegnato, nel caso in cui l’Ulivo vincesse le elezioni nel 2006 a cassare la riforma, come sarebbe ovviamente possibile, visto che entrerà in vigore solo due anni dopo. In sostanza prevale l’interesse propagandistico a far pagare alla maggioranza il prezzo più alto per una scelta impopolare, che tuttavia si sa essere indispensabile, salvo poi sperare di utilizzarne i vantaggi quando si tornerà al governo.

Abbiamo già visto numerose volte come un'idea nata all'interno di una coalizione di governo venga criticata dall'opposizione per essere poi da essa adottata una volta che questa va al governo; e allora è l'ex-coalizione di governo - ora divenuta opposizione - a criticare gli avversari riguardo a quella proposta che lei stessa aveva formulato. Roba da mal di testa. Ma perché succede questo? Perché non gli interessa nulla di ciò che veramente è utile e buono per il popolo: a quello ci penseranno forse un'altra volta, una volta ottenuto il potere.

“Si è riusciti a far credere all’uomo
che se vive è solo per grazia dei potenti.
Pensi dunque a bere il caffè e a dar la caccia alle farfalle.
Chi ama la res publica avrà la mano mozzata.” 
Czeslaw Milosz

Ottobre 1, 2003 23:34  Permalink


Gio - Settembre 25, 2003

Non volevano essere di peso

In fondo alla colonna dei delitti sull'ultimo Foglio del lunedì, ho letto del suicidio di un'anziana coppia di coniugi: 77 anni lui, 73 lei. Le ultime righe recitano così:

Vivevano a San Sepolcro (Arezzo), in un grande appartamento al primo piano, non distante dalle abitazioni dei quattro figli, ai quali non volevano esser di peso.

Mi è venuto spontaneo pensare a quello che succederebbe se anche in Italia dovessero legalizzare l'eutanasia: molte persone anziane, che se pur malate e sofferenti vorrebbero continuare a vivere, si troverebbero nella situazione di poter facilmente sollevare figli e parenti dal peso economico e psicologico che la loro condizione comporta, e finirebbero per accettare di "togliersi di mezzo" per il bene dei propri figli, che magari glielo chiederebbero anche direttamente: i primi se ne andrebbero convinti, da una società che disprezza il dolore, di essere ormai inutili; i secondi farebbero passare per gesto d'amore quello che è soltanto un atto egoistico che non dovrebbe mai essere di loro competenza.

Settembre 25, 2003 2:38  Permalink


Lun - Settembre 15, 2003

Coprisigarette

Non ho mai fumato in vita mia e sono convinto che fumare molto faccia male alla salute, ma la guerra totale ai fumatori che si è scatenata ultimamente mi pare un'esagerazione. Se considero sensata l'apposizione della scritta "Nuove gravemente alla salute" sui pacchetti, reputo però eccessivo il terrorismo verbale di frasi come "Il fumo uccide" o magari "Fumare può portare a una morte lenta e dolorosa". Le fotografie shock che con le nuove scritte dovrebbero coprire il 30% della parte anteriore del pacchetto e il 40% di quella posteriore, poi, sono il massimo del cattivo gusto.

Che però qualcuno pretenda addirittura di impedire l'uso dei copripacchetti, perché in questo modo si rischia che gli annunci funebri non vengano recepiti da chi sta accanto al fumatore, non è semplicemente follia, ma è un intollerabile impedimento alla libertà altrui. Allora, come ha scritto Lo Spino, tanto vale che facciano i pacchetti direttamente a forma di bara.

C'è chi per queste cose si indigna, e chi satireggia. Grazie all'Escapista ho scoperto che i Fratelli Mattioli hanno creato una serie di copripacchetti stupendi con scritte adatte ad ogni individuo. A me piace molto la "versione moderata", su cui campeggia una verità sacrosanta: "Anche chi non fuma muore".

Ecco, ho l'impressione che questa mania di salutismo sia come la reazione disperata e schizofrenica di un mondo moderno che, sempre meno in grado di tenere testa al mistero del dolore e della morte, da una parte tenta per legge di allontanarne il più possibile l'accadere, mentre dall'altra spinge per la cosiddetta libertà dei cittadini ormai "inutili" di togliersi la vita.

Settembre 15, 2003 4:32  Permalink


Mer - Agosto 6, 2003

Mistificatori

Sul caso (caso?!) dell'incidente a Mario Placanica, il poliziotto che uccise Carlo Giuliani durante il famigerato G8 di Genova, sottoscrivo in pieno questo post di Pensieri in Prestito (tranne che negli innumerevoli errori di battitura, che nel mio estratto mi sono permesso di correggere!).

[...] La stessa sceneggiata si è vista a Bologna, il giorno della commemorazione dei morti della strage della Stazione, anche in quel caso nessuno tranne i parenti piangeva i morti, ma i "professionisti della sofferenza", come li ha chiamati Cossiga, erano tutti lì, militanti, a compiere il loro dovere: fischiare il ministro degli interni e il Premier quando nominato. Le affermazioni pronunciate dal rappresentante dei parenti delle vittime alla fine, sommate, davano questa equazione: le varie leggi che questo governo sta varando sono contro l'informazione, e siccome questo governo è contro l'informazione significa che vuole nascondere, - ma nascondere cosa? - ma chiaramente le verità - e quali? - in primis Bologna e Ustica... ed ecco automaticamente legato il governo attuale alle stragi di quindici e venti anni fa. Non ho ancora letto sulla vicenda Repubblica e L'Unità che poi sono il vero collante delle mistificazioni prodotte a tavolino, quanto pensate che passerà prima che un autorevole giornale straniero chiederà conto al premier delle stragi di venti anni fa o di fare luce sulla disgrazia di un giovane manifestante?

Agosto 6, 2003 23:18  Permalink


Mar - Agosto 5, 2003

Sofri visto dal di dentro (2)

Il Sofri meno saggio e meno anziano, come dice lui, continua a pubblicare il suo "Sono seduto". Stavolta si tratta del sesto capitolo, più un'aggiunta in coda al terzo. Mancano il quarto e il quinto, che se saranno riesumati con successo leggeremo con piacere.

Da buon bloggatore aggiungo una piccola appendice al suo testo, dove parlando del Palazzo di Giustizia di Milano dice:

[...] entravamo nell’aula col mosaico di Sironi, un orrore che pretendeva di rappresentare la giustizia, esattamente come la corte su cui incombeva.

Chi vuole vedere il mosaico, può cliccare qui.

Io aggiungerò invece quel che ne scrisse poco più di una decina d'anni fa il Sofri grande (e noto però che nella sua memoria confonde la destra con la sinistra):

In aula, l'aula maggiore dell'Assise, prestata per la spettacolarità del caso, la parete di fondo è coperta da un gran mosaico di Sironi del 1936, intitolato "La Giustizia fra la Legge e la Forza". Dapprincipio mi sembrava brutto, coi suoi orpelli romani e l'atleta biondo. Poi è diventato un rifugio. Non so decifrarne bene il programma. C'è Veritas, che è una giovane prosperosa seminuda e coi capelli sciolti, e Lex, che è una giovane efebica coperta di un'ampia tnica, coi capelli tirati sul capo, che viene portando il gran volume della legge. Un'altra giovane donna impugna la spada. Pende fra loro la bilancia, un po' più incline a Lex. A sinistra c'è una delle rupi predilette da Sironi, e un tronco d'albero - un ulivo? un alloro? A destra un capitello, un'aquila e altre insegne imperiali, e la figura virile, seminuda a sua volta, coi calzari sui piedoni che all'epoca scandalizzavano Mussolini. Tre chiazze maldestre color mattone sostituiscono gli emblemi dell'originale, sicché il giovane guerriero non si appoggia più a un gran fascio littorio, ma a una macchia. Fascista all'origine, grazie a quelle macchie ora il mosaico è antifascista. Fa uno strano contrasto coi vibranti discorsi di accusa che negano l'esistenza di una ragion di stato. C'è una sola ragione, dicono, quella della legge; viene da interrograrsi sulle modalità di concorso. Diventa giorno dopo giorno bello, il mosaico. La legge, per durare, aveva bisogno di qualche cancellazione. Ancora un po', e non ci sarà più bisogno delle macchie espiatrici, e si restaurerà anche questo Sironi, a spese della vanità di qualche ente. Del resto, se sono qui, è perché mi aspetto la giustizia dello stato - né quella divina, né quella umanamente sostanziale. Quella non riguardosa d'altro che delle regole, delle risultanze, delle prove. (da Adriano Sofri, "Memoria", Sellerio, 1990, pag. 250)

Agosto 5, 2003 13:4  Permalink


Ven - Agosto 1, 2003

Sofri visto dal di dentro

Luca Sofri ha un po' in sordina messo in rete i primi tre capitoli di un suo libro (o un suo principio di libro) scritto qualche anno fa, che si chiama "Sono seduto" e parla di sé e del padre, del carcere e di Lotta Continua.
Qui c'è il primo capitolo e qui gli altri due. Sperando di poter leggere presto anche il seguito.

Mio fratello Nicola ed io, con molti altri ragazzi, di solito più piccoli di noi (siamo nati che i nostri avevano ventidue anni, quasi tutti i loro amici hanno aspettato un po’ di più), siamo stati di Lotta Continua. Fino a undici anni, io, e dieci mio fratello.
[...]
Da che avevamo tre e cinque anni, nostro padre divenne il “leader” di Lotta Continua. Non avevamo la minima idea di che diavolo volesse dire lìder, né sentivamo mai usare qualla parola in nessun altro caso.
[...]
Qualcuno lo chiamava “presidente” ogni tanto, ma si vedeva che era per prenderlo in giro, e altri lo chiamavano “il capo” e chiamavano noi – e qui veniva il bello - “i figli del capo”. I figli del capo, non era male per niente.
[...]
Tutta la nostra infanzia è gremita di nomi che potevano essere luoghi, persone, piatti tipici, movimenti, chi lo sa. I più misteriosi erano i nomi multipli. Mira Fiori, Pietro Stefani, Piccoli, Storti e Malfatti, Magneti Marelli, Carrero Blanco, Donat Cattin, Asor Rosa. Le manifestazioni per il Vietnam, e per la Grecia, e per il Cile. E persone e persone, e tutti erano buoni con noi e ci volevano bene. Tutto il repertorio, direte voi. No, voi non avete la minima idea. Nessuno ha la minima idea di quello che mi ricordo io. All’infuori di chi c’era e aveva la nostra età.
Ancora oggi, che sono passati venticinque anni e niente di tutto quel periodo esiste più, c’è qualcosa di intimo e di comune con i figli degli altri che c’erano. Sappiamo di cosa stiamo parlando. Facciamo cose diversissime, pensiamo cose diversissime, ma veniamo da lì. Forse parlano di questo quando dicono delle persone uscite dalla stessa scuola, o dalla stessa caserma, o dallo stesso giornale. Noi siamo ex di Lotta Continua: noi più di tutti, nel senso di quello che siamo oggi. Tutto il resto è venuto dopo.

Agosto 1, 2003 1:34  Permalink


Gio - Luglio 24, 2003

Tutto ridotto a tatticismo

Dall'editoriale di Tempi di questa settimana:

[...] siamo persuasi che in Italia di polemica sulle cose serie non ce n’è mai troppa, ma semmai troppo poca, poiché dagli Ogm alla grazia per Sofri, dall’Europa all’amnistia, tutto sembra ormai ridotto a tatticismo politicienne, schermaglia personalistica, sfogo verbale in funzione dei titoli dei quotidiani del giorno dopo [...]

Luglio 24, 2003 22:36  Permalink


Mer - Luglio 23, 2003

20-23 luglio 1993. Quattro giorni di sangue e di infamia

Da "Il Foglio" di ieri, un altro fondamentale resoconto di Mattia Feltri sugli anni di Tangentopoli, chiuso da questa citazione da Libération:

“Abbiamo un barometro per misurare la sincerità dei magistrati italiani: dopo aver chiamato in causa uomini politici e uomini d’affari, vedremo se chiameranno in causa, nella società delle pastette generalizzate qual è diventata l’Italia, il ruolo svolto dalla magistratura stessa, senza la cui complicità nulla di tutto ciò sarebbe avvenuto”. Libération, 24 luglio 1993.

Un ampio dossier su questi eventi, da cui è tratto il pezzo di Feltri, si può leggere in tre pagine del Foglio di martedì: qui, qui e qui (in pdf).

Sugli stessi fatti ha scritto anche diffusamente Filippo Facci, riportato da Rolli qui, e poi qui.

Luglio 23, 2003 3:9  Permalink


Mer - Luglio 16, 2003

L'appello per Sofri fa progressi

L'appello per la liberazione di Adriano Sofri iniziato dai blog ha negli ultimi tempi ricevuto ampia eco, ed è stato poi ripreso da mezzi più autorevoli. Sul blog di Rolli l'aggiornamento della situazione, e su quello del Griso uno, e poi un altro post a riguardo. Se non l'avete ancora fatto, cominciate da oggi a mandare la mail giornaliera al presidente Ciampi.

Luglio 16, 2003 2:40  Permalink


Dom - Luglio 13, 2003

Sono 30 anni che i Berlusconi controllano l'informazione in Italia

Da un articolo dello scrittore Eugenio Corti in L'Ordine, quotidiano di Como, 26 gennaio 1978 (millenovecentosettantotto), citato nell'ultimo numero di Tempi con il titolo che vedete qui sopra.

In che modo funziona la censura? Anzitutto come filtro che impedisce di far arrivare alla gente le idee e le notizie che non garbano... Poi impedendo che l’attenzione generale si fermi debitamente sugli accadimenti mondiali a loro sgraditi, dei quali sia comunque pervenuta alla collettività qualche notizia; a tal fine l’attenzione di tutti viene deviata di continuo su obiettivi distorcenti. Certo non si manca d’impostare, ogni tanto, anche qualche polemica avversa al marxismo, ma sempre accuratamente addomesticata; sì finisce così con l’instaurare sul piano nazionale un discorso a senso unico, i cui argomenti vengono ripetuti all’infinito.

Vogliamo fare un esempio pratico? Alcuni anni or sono in due piccoli paesi stranieri ugualmente lontani da noi, il Cile e la Cambogia, si sono imposte due diverse dittature: fascista in Cile e comunista in Cambogia. Da allora quasi tutti i grandi giornali, nonché la televisione italiana (inclusa la rete 1, che dovrebbe essere “cattolica”) hanno scritto migliaia di articoli e spese centinaia e centinaia di ore di trasmissione, per metterci in guardia contro la dittatura cilena e i suoi crimini. Non diciamo che giornali e Tv non debbano combattere il fascismo; però quanto spazio essi hanno nello stesso tempo dedicato, sull’altro versante, ai misfatti della dittatura comunista cambogiana? Quasi nessuno spazio. Ebbene, quante sono state finora le vittime reali delle due dittature? In Cile, per dichiarazione fatta dal capo del partito Comunista Corvalan alla nostra televisione, 6.800 in tutto (cioè 3.300 morti riconosciuti, 2.500 scomparsi, e 1.000 altri circa di sorte non conosciuta). Mentre in Cambogia nello stesso tempo (anzi in un tempo alquanto minore: tra l’aprile ‘75, data della vittoria militare dei Khmer rossi, e il settembre ‘77 - quattro mesi fa, ultima data per cui esistono i computi) le vittime sono state più di due milioni. Ripetiamo, perché il lettore non pensi a un refuso: dopo aver preso il potere in Cambogia, i comunisti hanno ucciso più di due milioni di persone inermi su sette milioni d’abitanti, e gli stermini sono tuttora in corso. Ma chi le sa queste cose in Italia? Chi ne è al corrente? Pochissimi, e anche costoro in modo confuso. Sopratutto non le sanno i giovani, per i quali una simile terrificante realtà verrebbe davvero a costituire un importante motivo di riflessione.

Luglio 13, 2003 19:55  Permalink


Mer - Luglio 9, 2003

Il significato dello scandalo-kapò

Se non l'avete ancora fatto vi consiglio di leggere questo articolo di Anatole Kaletsky del Times, riportato dal Corriere della Sera, che attraverso il punto di vista britannico parla del vero reato commesso da Berlusconi. Val la pena leggerlo tutto, ma ne posto uno stralcio:

Ciò che l'establishment politico europeo detesta veramente non è la personalità di Berlusconi ma la sua ideologia politica, in particolare, il suo atteggiamento riguardo alla posizione dell'Italia in Europa. Berlusconi è il primo leader italiano moderno che non è visto come un alleato naturale dalla Germania e dalla Francia ma dalla Spagna e dalla Gran Bretagna, per le riforme economiche, la politica estera e il rapporto transatlantico.
[...]
E' dunque il primo a mettere in questione il dogma che prevede il ruolo di supporto dell'Italia nella «locomotiva franco-tedesca» anche se questa sembra che stia spingendo l'Europa continuamente verso un'integrazione sempre più totale, governata da uno Stato centralizzato burocratico.
[...]
Per Parigi, Berlino e Bruxelles, la possibilità che un governo italiano aggressivamente indipendente possa schierarsi con Londra e Madrid sarebbe sufficiente a cambiare la bilancia del potere su molti argomenti, specialmente dopo l'allargamento. L'asse franco-tedesco ha dato per scontato l'appoggio italiano negli ultimi cinquant'anni. Come risultato questo appoggio italiano indiscusso ha permesso alla Francia ed alla Germania di orientare l'Europa in qualsiasi direzione, a loro piacimento. Adesso, dopo cinquant'anni, non possono più dare per scontato il sostegno italiano, una lezione che hanno appreso con loro sommo orrore durante il dibattito sull'Iraq.
Di conseguenza, il futuro dell'Europa dovrà essere concordato con il consenso generale delle nazioni europee. Senza l'appoggio automatico dell'Italia, l'asse franco-tedesco non potrà più dominare l'Europa. Questo è il vero «reato» che ha commesso Berlusconi, e il suo vero successo.

Ritorna sull'argomento oggi Luigi Castaldi su Capperi, con questo post (il cui inizio è sulla pagina principale, ma non ha il permalink). Ancora stralcio:

L'articolo lascia intendere che la sconsiderata e arrogante aggressione verbale di Schulz è stata una mossa tutt'altro che estemporanea e personale, ma che anzi quasi certamente è stata studiata a tavolino fino all'ultimo aggettivo.
[...]
Da un lato, le stanche e inette burocrazie dell'asse franco-tedesco che del vecchio prestigio in ambito Ue conservano solo l'abito tronfio della cerimonia; dall'altro, il progetto cui, in vario tono e grado, Roma, Madrid e Londra concorrono, facendosi garanti e interpreti delle nazioni recentemente entrate a far parte dell'Europa allargata. Il progetto è quello di una Ue non già subalterna agli Usa, ma conscia del comune destino che la lega all'altra riva dell'Atlantico. Una Ue finalmente capace di riconoscere nella comune radice giudaico-cristiana e nel fondante patrimonio della democrazia e della libertà il segno di una cerniera atlantica che non può e non deve esaurirsi nel vivacchiare all'ombra del tetto americano.
[...]
Nelle mani della regia franco-tedesca, la Ue si è ridotta ad una graziosa e pomposa nullità autoreferenziale. Incapace di fronteggiare le più elementari emergenze di sicurezza, si è spesso trovata impreparata a gestire innovazione e crescita, scontrandosi ad ogni passo con elementi di rivendicazione e malessere nazionale che erano la negativa di un dato di fatto: non si può creare un'entità politica sovranazionale a partire da un'oligarchia di burocrati targati Parigi e Berlino. Militarmente inetta, tecnologicamente ed economicamente impreparata alle sfide della globalizzazione, culturalmente stagnante, diplomaticamente ambigua, cinica e imprevidente. Questa Europa in cui Francia e Germania, finche poterono, dettarono il bello e cattivo tempo è finita. A Berlusconi, ad Aznar, a Blair il merito di averlo capito per tempo, modificando rapidamente la rotta delle rispettive politiche estere e prendendo coraggiosamente sulle spalle il carico di ciò che era ostilità interna dovuta a inerzia intellettuale e/o a interesse leso di lobby.
[...]
Se un asse deve guidare la nuova e grande Ue, questo deve avere una consacrazione rapprentativa che venga dal basso, non già dal diploma di bon ton che Parigi e Berlino concedono a chi avalla i loro nascosti affari con la peggiore Africa e la peggiore Asia.

Luglio 9, 2003 1:46  Permalink


Ven - Luglio 4, 2003

Quando uno si trova davanti un Kapò glielo dice

Qui Mattia Feltri, dopo aver ricordato a tutti che i "kapò" non erano nazisti ma vittime del nazismo, detenuti nei campi di concentramento che diventavano delatori e collaborazionisti feroci per salvarsi dall'inferno, conclude in questo modo magistrale:

Schulz si è comportato da Kapò, si è preso del Kapò e se lo tenga. Un socialista tedesco che il primo giorno di presidenza italiana chiede conto a Berlusconi delle sue vicende giudiziarie, che sostanzialmente gli dice che starebbe meglio in tribunale che al Parlamento, che tira fuori argomentazioni travagliesche, marginali (almeno rispetto all'evento di mercoledì), e le esprime con quei toni di disprezzo, è uno che sta facendo il gioco sporco. E' uno che provoca, che sta facendosi bello agli occhi di qualcuno. Neanche sotto tortura si può credere che a un socialista tedesco possa interessare della fedina penale di Berlusconi, e sia sinceramente in ansia per i sei mesi (sei mesi!) europei. Magari mi preoccuperei un po' di più ­ ma soltanto un pochino ­ se ad affiancare Romano Prodi ci fosse Carlo De Benedetti, piuttosto che Berlusconi.
In tre giorni lo hanno definito corrotto, mafioso, immorale, incapace. Queste belle faccine di accusatori sono grosso modo gli stessi pacifisti in affari petroliferi con Saddam Hussein. Adesso gli tremano le ginocchia e gli manca il fiato perché è arrivato il losco capobastone italiano. Ma vadano al diavolo. Quando uno si ritrova davanti un Kapò glielo dice: "Sei un Kapò".

Luglio 4, 2003 12:17  Permalink


Gio - Luglio 3, 2003

Mauro international

In questi giorni (mesi? anni?) di polemiche contro un cavaliere solitario che continua a fare dell'ironia in risposta ad accuse infamanti, ho trovato interessante questa citazione dall'intervista a Tobias Piller, corrispondente in Italia della tedesca Frankfurter Allgemeine. (da Il Venerdì di Repubblica, “Visti da vicino”, 27 giugno 2003)

«Repubblica? Io non sono di quelli che copiano il vostro giornale per essere poi citati il giorno dopo con frasi contro Berlusconi...».
È così che funziona?
«Insomma. Capita, sì. Personalmente credo che parte della stampa estera sia eccessivamente influenzata da quella italiana di opposizione e dai pregiudizi contro questo governo».

Luglio 3, 2003 22:28  Permalink


Mar - Luglio 1, 2003

Ballano 504 miliardi. Dove sono finiti?

Dopo un inizio stroncato anche da una querela, continua lo scavo della rivista Tempi sull'affare Telekom-Serbia con un editoriale che fa il punto della situazione e comincia così:

Quelli di Repubblica adesso ci vorrebbero dare a intendere che il caso Telekom-Serbia è tutto un polverone. Però non ci spiegano per quale ragione loro han fatto il primo scoop, loro l’hanno insabbiato, loro ora ne parlano con massima delegittimazione dei testi d’accusa, neanche fossero dei Lupus in fabula (il riferimento al giornalista di Rep. inseguito da querele di Tv olandesi e dal Foglio per una faccenda di articoli sulla Cina, vuoi scopiazzati, vuoi falsificati, ma di cui Rep., per il trentesimo giorno tace e nemmeno si scusa con i lettori, è puramente causale). In realtà, i lettori disattenti alle veline debenedettiane e al solito casino montato dai Colombo&Mauro International Co sognando Ribaltone California del ’94 (roba da ridere se non fosse che a ottant’anni anche Biagi potrebbe cominciare a pensare seriamente a cosa scrivere da grande) sanno almeno due tre cose di un ennesimo colossale affare realizzato sotto le ali del governo morale&giusto dell’Ulivo mondiale, anni 1996-2001.

Segue l'elenco di quello che sappiamo. E non finisce qui.

In chiusura c'è anche la pubblicazione di una bella letterina: "Notiziola sfiziosa dell'ex-ufficio legale Telecom" .

Luglio 1, 2003 11:27  Permalink


Ermeneutica della blogosfera

Leggo oggi che riguardo a questa iniziativa qualcuno ha inteso il nome "Il movimento dei blogger per Adriano Sofri" in questo senso: IL MOVIMENTO DEI BLOGGER (cioè tutti i blogger italiani) per Adriano Sofri.
Faccio notare che in realtà trattasi di "Il movimento dei BLOGGER PER ADRIANO SOFRI (cioè costituito dai blog in favore della liberazione di Sofri)".

A me sembrava piuttosto chiaro che nessuno tentasse di parlare a nome di "tutta la categoria". Ci sono in giro parecchie centinaia di blog, un numero tale da impedire un'interpretazione del genere. E invece...

A parte questo, da quando è partita questa campagna se ne sono sentite di tutti i colori: da chi dice "bella iniziativa, ma volete solo farvi notare" a chi opta per un "ma chi credete di essere", a chi ritiene che "non serve a niente perché non è servito prima", a chi dice addirittura "vi prendete troppo sul serio".

Sulle prime critiche passo perché comunque ognuno è libero di pensarla come vuole, come noi siamo liberi di scrivere sui nostri blog quello che ci pare senza che nessuno debba venirci a dire come dovrebbe essere e come dovrebbe comportarsi un vero blog.

Sull'ultima, quella del "prendersi troppo sul serio" mi piacerebbe invece far notare che se non ci si prende sul serio che cosa si sta al mondo a fare?

Luglio 1, 2003 10:43  Permalink


Ven - Giugno 27, 2003

PER ADRIANO SOFRI LIBERO

Come se non si capisse dal banner (cliccabile) in alto a sinistra nella prima pagina, mi associo alla campagna dei blog per la liberazione di Sofri, e invito tutti a mandare un'e-mail al Presidente Ciampi, secondo le indicazioni segnalate da Rolli.

Mi permetto anche di postare una mia riflessione su questa storia, che non è solo la storia di Adriano, ma è storia d'Italia.

Giugno 27, 2003 1:33  Permalink


Gio - Giugno 26, 2003

Lodo libera tutti

Pialuisa Bianco ha scritto ieri sul Foglio un articolo interessante (pdf) dal titolo "Ora Berlusconi non ha più alibi, ma non ne ha neanche l'opposizione". Inizia così:

"Non solo Silvio Berlusconi, ora che il lodo è stato approvato, è libero di governare, e senza alibi. Anche l'opposizione è più libera di esercitare il suo ruolo, e senza l'ipoteca girotondina. [E questo lo dicevamo anche noi] Effetti collaterali imprevisti forse, ma non indesiderati, segnalano che il centrosinistra può ricominciare il gioco della politica là dove l'aveva lasciato, sul selciato delle piazze genovesi, l'estate di due anni fa. È lì, con le accuse alla "polizia cilena", che deve essere collocato l'esordio dell'antagonismo extraparlamentare, apparso fin qui egemone nel centrosinistra, e fondato sulla convinzione che quando le piazze si agitano i soli a risentirne siano i governi. Due anni nei quali i leader parlamentari dell'opposizione hanno invece sperimentato di essere stati i primi (e i soli) a rischiare la decapitazione da parte di un movimento che potevano solo subire.
[...]
È il momento di valutare quanto pesa l'intenzione di Fassino, Amato, D'Alema, Rutelli di dar corso a quell'agenda di riforme annunciata all'inizio del 2003, a cominciare da quella che ridisegna i poteri dell'esecutivo. Non serve a "Salvare" il Cav., che non ne ha più bisogno. Serve a "costituzionalizzare" le formazioni estreme del centrosinistra che domani non risparmierebbero a un proprio presidente del Consiglio l'insulto che hanno riservato ai leader dell'opposizione in questa legislatura ogni volta che si profilava un dialogo, di riforme, con la maggioranza: demonizzando il Cav., delegittimavano anche quelli, condannandoli alla difesa dello status quo.

Giugno 26, 2003 0:36  Permalink


Italia

Comunicazione di servizio: da oggi metterò i post dedicati alle questioni italiane in una categoria a parte, ma faccio presente che non sposterò i vecchi post perché altrimenti salterebbero i permalink (che farebbero saltare i link a quei post, presenti in altri blog).

Giugno 26, 2003 0:16  Permalink




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