Mar - Agosto 5, 2003

Sofri visto dal di dentro (2)

Il Sofri meno saggio e meno anziano, come dice lui, continua a pubblicare il suo "Sono seduto". Stavolta si tratta del sesto capitolo, più un'aggiunta in coda al terzo. Mancano il quarto e il quinto, che se saranno riesumati con successo leggeremo con piacere.

Da buon bloggatore aggiungo una piccola appendice al suo testo, dove parlando del Palazzo di Giustizia di Milano dice:

[...] entravamo nell’aula col mosaico di Sironi, un orrore che pretendeva di rappresentare la giustizia, esattamente come la corte su cui incombeva.

Chi vuole vedere il mosaico, può cliccare qui.

Io aggiungerò invece quel che ne scrisse poco più di una decina d'anni fa il Sofri grande (e noto però che nella sua memoria confonde la destra con la sinistra):

In aula, l'aula maggiore dell'Assise, prestata per la spettacolarità del caso, la parete di fondo è coperta da un gran mosaico di Sironi del 1936, intitolato "La Giustizia fra la Legge e la Forza". Dapprincipio mi sembrava brutto, coi suoi orpelli romani e l'atleta biondo. Poi è diventato un rifugio. Non so decifrarne bene il programma. C'è Veritas, che è una giovane prosperosa seminuda e coi capelli sciolti, e Lex, che è una giovane efebica coperta di un'ampia tnica, coi capelli tirati sul capo, che viene portando il gran volume della legge. Un'altra giovane donna impugna la spada. Pende fra loro la bilancia, un po' più incline a Lex. A sinistra c'è una delle rupi predilette da Sironi, e un tronco d'albero - un ulivo? un alloro? A destra un capitello, un'aquila e altre insegne imperiali, e la figura virile, seminuda a sua volta, coi calzari sui piedoni che all'epoca scandalizzavano Mussolini. Tre chiazze maldestre color mattone sostituiscono gli emblemi dell'originale, sicché il giovane guerriero non si appoggia più a un gran fascio littorio, ma a una macchia. Fascista all'origine, grazie a quelle macchie ora il mosaico è antifascista. Fa uno strano contrasto coi vibranti discorsi di accusa che negano l'esistenza di una ragion di stato. C'è una sola ragione, dicono, quella della legge; viene da interrograrsi sulle modalità di concorso. Diventa giorno dopo giorno bello, il mosaico. La legge, per durare, aveva bisogno di qualche cancellazione. Ancora un po', e non ci sarà più bisogno delle macchie espiatrici, e si restaurerà anche questo Sironi, a spese della vanità di qualche ente. Del resto, se sono qui, è perché mi aspetto la giustizia dello stato - né quella divina, né quella umanamente sostanziale. Quella non riguardosa d'altro che delle regole, delle risultanze, delle prove. (da Adriano Sofri, "Memoria", Sellerio, 1990, pag. 250)

Agosto 5, 2003 13:4   Italia


Visit Hong Kong Legends


© 2005 di Ernesto - All rights reserved.