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Mer - Ottobre 29, 2003Il sedicente rappresentante e il crocifisso
Non avrei mai immaginato che un giorno avrei citato
con totale approvazione un articolo di Piero
Ostellino, ma tant'è: come citato dal redivivo
Spino, il
giornalista non sospetto di paggerie cattoliche ha dato un suo giudizio sulla
sentenza
dell'Aquila riguardo
l'esposizione del crocifisso, che merita grande attenzione.
E, allora, in che cosa consiste la pericolosità della sentenza dell’Aquila? E’ presto detto: se, in omaggio a un malinteso relativismo culturale ed etico, rinunciamo ad affermare i nostri valori, anche attraverso i simboli che li rappresentano, l’integrazione degli immigrati di altra civilizzazione diventa più difficile e la frammentazione della nostra società democratico-liberale rischia di trasformarsi in un fattore di conflitto e quindi di instabilità. Lo Spino riporta quasi tutto il pezzo, e un link a un articolo di Magdi Allam sul Corriere in cui diversi (veri) rappresentanti musulmani criticano severamente l'atteggiamento anti-cristiano e intollerante di un uomo che Ali F. Schuetz, segretario del centro culturale Il Fondaco dei Mori di Milano, un paio d'anni fa aveva definito "un tale Adel Smith, fenomeno da baraccone del peggiore horror anti-cristiano". Molti suoi colleghi la pensano allo stesso modo (dall'articolo di Allam): «Smith non lo consideriamo parte della comunità musulmana. Non frequenta nessuna moschea. Vuole sollevare un polverone per farsi della pubblicità. Sta lanciando una provocazione per coinvolgere i musulmani in una vicenda che per noi non è una preoccupazione. E’ un provocatore». [Ali Abu Shwaima, emiro del Centro islamico di Milano e Lombardia] «A me quell’uomo disturba molto. Con due sparate rovina il lavoro della gente moderata che vuole la pacifica convivenza. Perché lo invitano in televisione? Forse che si vuole accreditare l’immagine di un Islam intollerante? Togliamogli la parola». [Rula Jebreal, palestinese, giornalista di La7] «Dobbiamo isolare Smith. Rappresenta soltanto se stesso. Non è nostro diritto chiedere di togliere il crocifisso. Non possiamo assolutamente pretendere di cambiare una cultura millenaria che sta andando verso la tolleranza e il dialogo». [Younis Tawfik, autore di «La città di Iram» e «La straniera», italo-iracheno di Torino] Ottobre 29, 2003 2:26 Italia
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