|
Quick Link
Categorie
Archivio
Il mio blog attuale
Altri link
Miei studenti (in giapponese)
Info
Statistiche
Voci in questo blog: 399
Voci in questa categoria: 34 |
Mer - Luglio 9, 2003Il significato dello scandalo-kapò
Se non l'avete ancora fatto vi consiglio di leggere
questo articolo di
Anatole
Kaletsky del
Times,
riportato dal Corriere della
Sera, che attraverso il punto di vista
britannico parla del vero reato commesso da
Berlusconi.
Val la pena leggerlo tutto, ma ne posto uno
stralcio:
Ciò che l'establishment politico europeo detesta veramente non è la personalità di Berlusconi ma la sua ideologia politica, in particolare, il suo atteggiamento riguardo alla posizione dell'Italia in Europa. Berlusconi è il primo leader italiano moderno che non è visto come un alleato naturale dalla Germania e dalla Francia ma dalla Spagna e dalla Gran Bretagna, per le riforme economiche, la politica estera e il rapporto transatlantico. [...] E' dunque il primo a mettere in questione il dogma che prevede il ruolo di supporto dell'Italia nella «locomotiva franco-tedesca» anche se questa sembra che stia spingendo l'Europa continuamente verso un'integrazione sempre più totale, governata da uno Stato centralizzato burocratico. [...] Per Parigi, Berlino e Bruxelles, la possibilità che un governo italiano aggressivamente indipendente possa schierarsi con Londra e Madrid sarebbe sufficiente a cambiare la bilancia del potere su molti argomenti, specialmente dopo l'allargamento. L'asse franco-tedesco ha dato per scontato l'appoggio italiano negli ultimi cinquant'anni. Come risultato questo appoggio italiano indiscusso ha permesso alla Francia ed alla Germania di orientare l'Europa in qualsiasi direzione, a loro piacimento. Adesso, dopo cinquant'anni, non possono più dare per scontato il sostegno italiano, una lezione che hanno appreso con loro sommo orrore durante il dibattito sull'Iraq. Di conseguenza, il futuro dell'Europa dovrà essere concordato con il consenso generale delle nazioni europee. Senza l'appoggio automatico dell'Italia, l'asse franco-tedesco non potrà più dominare l'Europa. Questo è il vero «reato» che ha commesso Berlusconi, e il suo vero successo. Ritorna sull'argomento oggi Luigi Castaldi su Capperi, con questo post (il cui inizio è sulla pagina principale, ma non ha il permalink). Ancora stralcio: L'articolo lascia intendere che la sconsiderata e arrogante aggressione verbale di Schulz è stata una mossa tutt'altro che estemporanea e personale, ma che anzi quasi certamente è stata studiata a tavolino fino all'ultimo aggettivo. [...] Da un lato, le stanche e inette burocrazie dell'asse franco-tedesco che del vecchio prestigio in ambito Ue conservano solo l'abito tronfio della cerimonia; dall'altro, il progetto cui, in vario tono e grado, Roma, Madrid e Londra concorrono, facendosi garanti e interpreti delle nazioni recentemente entrate a far parte dell'Europa allargata. Il progetto è quello di una Ue non già subalterna agli Usa, ma conscia del comune destino che la lega all'altra riva dell'Atlantico. Una Ue finalmente capace di riconoscere nella comune radice giudaico-cristiana e nel fondante patrimonio della democrazia e della libertà il segno di una cerniera atlantica che non può e non deve esaurirsi nel vivacchiare all'ombra del tetto americano. [...] Nelle mani della regia franco-tedesca, la Ue si è ridotta ad una graziosa e pomposa nullità autoreferenziale. Incapace di fronteggiare le più elementari emergenze di sicurezza, si è spesso trovata impreparata a gestire innovazione e crescita, scontrandosi ad ogni passo con elementi di rivendicazione e malessere nazionale che erano la negativa di un dato di fatto: non si può creare un'entità politica sovranazionale a partire da un'oligarchia di burocrati targati Parigi e Berlino. Militarmente inetta, tecnologicamente ed economicamente impreparata alle sfide della globalizzazione, culturalmente stagnante, diplomaticamente ambigua, cinica e imprevidente. Questa Europa in cui Francia e Germania, finche poterono, dettarono il bello e cattivo tempo è finita. A Berlusconi, ad Aznar, a Blair il merito di averlo capito per tempo, modificando rapidamente la rotta delle rispettive politiche estere e prendendo coraggiosamente sulle spalle il carico di ciò che era ostilità interna dovuta a inerzia intellettuale e/o a interesse leso di lobby. [...] Se un asse deve guidare la nuova e grande Ue, questo deve avere una consacrazione rapprentativa che venga dal basso, non già dal diploma di bon ton che Parigi e Berlino concedono a chi avalla i loro nascosti affari con la peggiore Africa e la peggiore Asia. Luglio 9, 2003 1:46 Italia
|