Sab - Febbraio 19, 2005

Trasloco effettuato

!! ATTENZIONE !!

Questo blog ha traslocato.

Il nuovo indirizzo è buroggu.splinder.com.

Tutti i post di questa vecchia versione e gli archivi dei mesi passati resteranno disponibili, e saranno raggiungibili tramite i vecchi permalink o tramite il motore di ricerca presente sul nuovo Buroggu.

Invito tutti quanti abbiano dei link al Buroggu nei loro siti a correggere il riferimento.

Ci si rivede su Splinder!

Febbraio 19, 2005 3:46  Permalink


Mar - Febbraio 1, 2005

Spiccioli

Una delle soddisfazioni di vivere a Tokyo è che puoi comprare la cosa meno costosa del mondo, diciamo la classica caramella, e alla cassa estrarre una banconota da 10mila yen (il taglio più grosso che c'è, al momento circa 75 Euro), senza che nessuno ti guardi con aria seccata, sbuffi, ti chieda se non hai degli spiccioli. In 4 anni che abito qui, nessun negoziante mi ha mai detto di non avere il resto da darmi. Nessuno mi ha mai suggerito-proposto-intimato di andare a cambiare i soldi nel negozio a fianco, e da lì a quello a fianco e così via di fianco in fianco finché non raggiungi un altro negozio analogo al primo e decidi di provare ad acquistare lì. Nessuno mi ha mai fatto sentire colpevole perché non sono passato in banca a cambiare i soldi, o a casa a rompere il porcellino, prima di entrare nel suo negozio.
Non capisco come facciano, ma è così.

Febbraio 1, 2005 1:42  Permalink


Mar - Gennaio 25, 2005

L'ambasciata miracolosa

Dal compito di una mia studentessa:

"L'altroieri sono andata all'ambasciata d'Italia. Finalmente ho ricevuto la vista!!"

[Per chi non ci fosse arrivato, intendeva scrivere "il visto", cioè quello necessario per soggiornare in Italia più di 3 mesi, ma dato che in giapponese si dice "visa", ha messo le due cose insieme ed è stata guarita!]

Gennaio 25, 2005 0:38  Permalink


Sab - Gennaio 22, 2005

Pagine giapponesi, e un Napoli-Bari da dimenticare

Ho aggiunto in fondo ai link sulla sinistra quelli che rimandano a pagine di miei studenti (in realtà per ora, e credo anche in futuro, si tratta di studentesse).

Oltre ai loro piccoli negozietti, entrambe hanno una sezione dedicata ai racconti dei loro viaggi in Italia, leggibili solo da chi mastica il giapponese. In particolare, a costoro segnalo questa pagina da Il Giunco, in cui la protagonista narra la terribile disavventura occorsale durante il viaggio Napoli - Bari, di cui faccio qui un breve riassunto:

Mentre lei e la sua amica correvano sull'autostrada a bordo di un pullman della Sita, guardando fuori dal finestrino si sono accorte che uno dei portelloni laterali dei bagagli era aperto. Hanno subito informato l'autista, che si è fermato alla prima piazzetta, è sceso, ha chiuso il portellone, ed è ripartito. Il fatto che non abbia controllato nulla le ha lasciate un po' perplesse. Ma tant'è.

Arrivati ad un'area di servizio per una sosta, J è andata ad aprire il bagagliaio per controllare che fosse tutto a posto e... non ha trovato la sua valigia, quella in cui c'era TUTTO. Cerca e ricerca, non era da nessuna parte. Informato dell'accaduto, l'autista se n'è rimasto calmissimo: "Ma sei sicura? Ma va'?", ed è andato a vedere. Ha detto che, se pensavano che fosse davvero caduta fuori, dovevano chiamare la polizia, e dopo un "Oh, no! Si è rotto il portellone!", si è messo a ripararlo, e la polizia hanno dovuta chiamarla loro, aiutati da caritatevoli italiani (J mi ha detto che secondo lei l'autista non voleva chiamare la polizia perché avrebbero potuto scoprire che il portellone era rotto già prima della partenza). Non solo il conducente non si è scusato, ma ha mostrato zero partecipazione verso una ragazza che per colpa sua aveva perso tutto quello che si era portata in Italia (compreso cose che non avrebbe dovuto portare, come il cellulare giapponese, ma questo è un altro discorso). Complimenti.

Inutile dire che anche in seguito alla chiamata della polizia, alla denuncia, al verbale in questura, e a tutta la trafila burocratica, la valigia non è più stata trovata, e la Sita ha rimborsato J con una cifra irrisoria, che non pagava nemmeno la Samsonite, figuriamoci il contenuto.

Sulle prime ti viene da dire: "Beh, sono cose che possono succedere ovunque", poi ci pensi meglio e dici: "Sì, ovunque ma non in Giappone". Il bello è che uno cerca anche di confutare i soliti stereotipi sui napoletani, ma la realtà, evidentemente, è più forte.

Gennaio 22, 2005 23:39  Permalink


Gio - Gennaio 20, 2005

Comunicazione di servizio

Scusate, ultimamente non ho avuto tempo per il blog, ma conto di tornare presto.
A risentirci!

Gennaio 20, 2005 0:53  Permalink


Sab - Dicembre 18, 2004

Zio Giulio in Giappone

Sfoglio il catalogo (cartaceo) del dicembre 2004 di stereo compatti e Home Theater in a Box della Onkyo (nota ditta giapponese di hifi, per chi avesse difficoltà e a immaginarlo da solo), e in una pagina vedo accanto allo stereo 3 libri occidentali. Guardo meglio, e sono italiani. Guardo meglio, e c'è pure Andreotti! Sono due libri di economia e uno di politica.

Forse non mettono libri giapponesi per non fare pubblicità, e sicuramente il potenziale acquirente giapponese che sfoglia il catalogo non ha la minima idea di cosa siano e nemmeno di come si leggano i titoli, ma per un italiano come me è divertente e al tempo stesso interessante. Mi sono chiesto chi abbia messo lì quei libri e dove li abbia trovati, ma anche mi sono sorpreso del fatto che sono coerenti tra di loro. Cioè, avrebbero potuto mettere insieme i primi libri che gli capitavano per le mani, anche di lingue diverse, o magari anche tutti inglesi, visto che se ne trovano a iosa pure qui, invece questi sono tutti e tre italiani, e creano l'immagine del possessore di quello stereo come una persona di una certa cultura, non giovanissimo, che si interessa di politica ed economia, ed è un fedele lettore di cartonati Rizzoli. Per me è un'attenzione al dettaglio encomiabile.

Qui trovate la mia scansione della pagina.
Qui un link alla pagina di download dei cataloghi Onkyo. Il nostro è quello chiamato INTEC 155 del 2004.12 (al momento il primo in alto a destra).

Dicembre 18, 2004 0:9  Permalink


Mar - Dicembre 14, 2004

Una hostess molto finta

Riprendendo un uso per qualche tempo sospeso, pubblico una composizione di una mia studentessa, la stessa che qui lottava contro il ragno.

È una hostess di una grande compagnia giapponese, di cui non faremo il nome, come anche è ridotto a una iniziale quello dell'altra hostess di cui parla. Per questioni di privacy, certo, ma anche per evitare spiacevoli sorprese se quanto ipotizzato verso la fine del brano fosse vero (!).

Cliccate qui per leggere "Una hostess molto bella".

Dicembre 14, 2004 1:33  Permalink


Ven - Novembre 26, 2004

Natale anticipato

Mi scuso per la lunga assenza, ma ho avuto diverse cose da fare. Innanzitutto è nato il mio primo figlio, che avrebbe dovuto arrivare sotto Natale, ma che invece ha deciso di uscire allo scoperto oltre un mese prima. Poi (anzi, in realtà è successo prima) ho anche cambiato Mac, e ho passato un po' di tempo a sistemare file e preferenze varie. Conto di tornare operativo entro breve, perché di cose da scrivere ne avrei anche parecchie. A presto!

Novembre 26, 2004 1:19  Permalink


Lun - Ottobre 25, 2004

250 scosse di assestamento

Ho ricevuto messaggi e chiamate da amici e parenti che volevano accertarsi che stessi bene, dopo il terremoto di sabato. Sto bene. Il bello è che stavolta non mi sono accorto di niente: stavo viaggiando in metropolitana, dove ti accorgi di una scossa solo se il treno è fermo in stazione o se ti crolla il soffitto sulla testa. Ne ho avuto notizia da un sms di mia moglie, che era un po' spaventata visto che si è trattato di un terremoto più forte del solito, con un paio di scosse ravvicinate. Però dalle nostre parti, a Tokyo e dintorni, non è successo niente. A casa dei miei suoceri, che sono un po' più a nord, sono caduti oggetti dai ripiani alti degli armadi.

Poi oggi ho sentito al TG che ci sono state circa 250 scosse di assestamento percepibili anche senza strumenti, e così ho appreso di non essere impazzito: ieri sera fino a tardi mi sembrava continuamente di sentire il terremoto, ma quando alzavo gli occhi il lampadario era fermo, e ogni volta mi dicevo che era autosuggestione.

Quest'anno non bastavano i continui tifoni di portata storica...

Ottobre 25, 2004 3:44  Permalink


Mar - Settembre 14, 2004

Naturalmente!

Giovedì sera, mentre tornavamo da scuola verso la stazione, Michiko mi ha chiesto se avessi visto la partita di calcio Giappone-India, giocata il giorno prima.
Dal momento che purtroppo io non avevo assistito a tale imperdibile evento, le ho chiesto come fosse finita. "Ha vinto il Giappone, naturalmente!", è stata la sua risposta. Ho pensato che, sì, aveva ragione, la mia domanda era stata un po' ingenua. I giapponesi non sono ancora i giocatori più forti del mondo, ma farsi battere dagli indiani sarebbe stato effettivamente un po' troppo.

Poi mi racconta che tra il primo e il secondo tempo sullo stadio sono calate le tenebre perché, per un'improvvisa mancanza di corrente, tutte le luci si sono spente. Giocatori e spettatori hanno così dovuto attendere 20 minuti prima che tornasse la luce e il gioco riprendesse. Al che ho fatto la mia seconda domanda: "Dove giocavano? In Giappone o in India?". E lei: "Ma in India, naturalmente! Ti sembra che in Giappone avrebbe potuto succedere una cosa del genere?!"

Di nuovo ho pensato che, sì, aveva ragione, la mia domanda era stata molto ingenua.
E per quella sera ho deciso che era meglio non fare altre domande...

Settembre 14, 2004 14:37  Permalink


Dom - Settembre 5, 2004

Tachiyomi

Come molti di voi sapranno (e molti no, naturalmente, ma mi piaceva cominciare così il mio post), in Giappone è molto popolare leggere le riviste a sbafo. Se entrate in un conbini, o anche se solo gli passate vicino e guardate attraverso la vetrina, noterete sempre qualcuno (anche gruppi di una decina di persone, se c'è abbastanza spazio) intento a leggere giornali e fumetti, in piedi davanti allo scaffale dei periodici. E infatti i giapponesi hanno pure creato una parola per definire questo fenomeno, cioè quella che dà il titolo a questo post: "tachiyomi", che letteralmente significa "lettura in piedi".

Volete leggere l'ultimo episodio di quel manga che vi piace tanto, ma non avete voglia di comprare il malloppone settimanale che lo contiene in mezzo a tante altre serie che non vi interessano? Andate nel punto vendita più vicino e leggetevelo. Nessuno mi dirà nulla. Vi piacciono le donnine discinte di quella rivista di auto, ma non vi va di spendere i soldi per comprarla perché dopotutto le macchine non vi interessano? Andate al conbini, o in una qualsiasi libreria, e lustratevi gli occhi quanto tempo vi pare. Nessuno vi disturberà.

A uno come me, abituato a frequentare in Italia negozi di fumetti in cui, se ti soffermi troppo su una pagina, ti chiedono la percentuale sul prezzo dell'albo, o in cui campeggiano geniali cartelli del tipo "Questa non è una biblioteca", devo dire che fa un certo effetto.
Ma evidentemente anche qui la pratica deve essersi diffusa un po' troppo, perché da qualche tempo le librerie tengono quasi tutti gli albi a fumetti incellofanati. Non le riviste (di fumetti o d'altro), comunque, né tutti gli altri libri, perciò chi vuole leggersi Il Signore degli Anelli comodamente in piedi può farlo liberamente.

Ma perché vi ho spiegato tutto questo? Perché l'altro giorno, nel conbini vicino a casa, ho trovato un cartello nuovo, che alla prima occhiata mi ha spaventato: "No! Proibiscono il tachiyomi!!", ma un istante dopo, a lettura completa, mi ha rassicurato sulle buone usanze locali. Il cartello recitava pressappoco così:
"Si pregano i signori clienti di asternersi dal fare tachiyomi davanti al frigo dei gelati, perché impediscono agli altri clienti di servirsene. Firmato: la direzione."

Settembre 5, 2004 0:43  Permalink


Dom - Luglio 25, 2004

Benefattore giapponese

La settimana scorsa due prefetture giapponesi, Niigata e Fukui, sono state colpite da un'alluvione che, a causa di piogge senza precedenti, ha devastato le regioni. Purtroppo ci sono stati dei morti, e migliaia di persone hanno dovuto abbandonare le proprie case.

Davanti a questa situazione, però, la bella notizia è che un paio di giorni fa qualcuno (che è rimasto anonimo) ha inviato al governatore di Fukui una busta contenente il biglietto vincente di una lotteria: 200 milioni di Yen (circa 1.600.000 Euro). Il biglietto allegato diceva più o meno così: "Se questo può aiutare almeno un po' chi è stato colpito da un disastro tanto doloroso, ne sarò molto felice".

Io non ne sarei stato capace.

Luglio 25, 2004 22:10  Permalink


Mer - Luglio 21, 2004

Ma che caldo fa?!

Adesso tocca a noi. Dopo che l'anno scorso qui in Giappone abbiamo avuto l'estate più fresca degli ultimi 10 anni, in contrapposizione ad un'Europa rovente, quest'anno sembra che le cose siano ben diverse. Oggi il termometro a Tokyo ha raggiunto i 39.5 gradi. Si tratta di un record, perché è la temperatura più alta registrata in città dal 1923, ovvero da quando l'istituto che effettua le rilevazioni ha cominciato il suo lavoro. Mentre io mi sciolgo al sole, voi potete leggere maggiori dettagli qui.

Luglio 21, 2004 1:2  Permalink


Ven - Luglio 16, 2004

Il cliente ha sempre ragione

L'altro giorno (che ormai è più di un mese fa, ma non fateci caso), ero da McDonald's a Shibuya, e mentre io tentavo di ingrassare, due ragazzine si sono avvicinate al tavolo accanto al mio apprestandosi a sedersi. Una delle due indossava scarpe con tacchi piuttosto alti, che la facevano barcollare vistosamente (qui potremmo aprire una parentesi sul fatto che la stragrande maggioranza delle ragazze giapponesi non sa camminare sui tacchi).
Un barcollìo di troppo, e il vassoio, anziché posarsi delicatamente sul tavolino, ha rovesciato sulla sedia tutte le patatine fritte. Le due ragazze si sono guardate, e una fa all'altra: "Pensi che se vado a dirglielo me le cambiano?". E l'altra: "Non credo proprio".
In ogni caso, la colpevole va a chiamare una delle ragazze del locale e le mostra il disastro appena compiuto. Questa, con mio grande stupore comincia a scusarsi, e a scusarsi ancora, dice "Aspettate un momento", se ne va, e torna subito con una confezione di patatine nuova. Sempre scusandosi la consegna alla colpevole, che pure lei - come me - non crede ai suoi occhi, e le invita a trovare posto ad un altro tavolo pulito.
Le due ragazze cambiano posto stupite e contente.

Ecco, la prima reazione che ho avuto di fronte a questa scena è stata del tipo: "Ma che ti scusi a fare?! Non è mica colpa tua se un'oca precipita da due centimetri di tacchi!", ma poi ho pensato che è tutto coerente con la concezione di cliente che esiste da queste parti, e che si può riassumere con la nota frase che dà il titolo a questo post. Perché questa frase sia poi così nota anche da noi resta per me un mistero, visto che non mi sembra poi così aderente alla realtà italiana, però qui in Giappone è sicuramente un pilastro dei rapporti sociali. Il concetto è che se tratti bene il cliente, questi tornerà da te, e magari ci porterà anche gli amici. Cosa che ha un senso, ma che in Italia troppe volte sembra non interessare affatto.

Quel cliente puzzolente, antipatico e rumoroso forse ha torto, ma a meno che non abbia commesso un reato, va sempre trattato con i guanti. In altre scene a cui ho assistito (per esempio da Bic Camera una volta ho visto una signora che con fare piuttosto arrogante si lamentava per un piccolo sgarbo subìto, davanti a tre commessi che a capo chino la ascoltavano in silenzio e annuivano contriti), in altre occasioni - dicevo - ho sperimentato sempre questo tipo di comportamento: non importa quello che sei sul posto di lavoro o a casa tua, quando sei in un negozio e intendi fare un acquisto conti qualcosa, e il commesso deve solo stare al suo posto e servirti. È un atteggiamento che, da parte del cliente, porta spesso a trattare con freddezza il povero commesso, che per esempio non viene mai salutato nemmeno con un "salve", e normalmente nemmeno ringraziato, perché si presume che quello che fa sia dovuto.

Non starò adesso a parlare del fatto che non mi piace per niente questo atteggiamento supponente che vedo così spesso, ma mi limiterò a notare come qui in Giappone per la prima volta mi sono reso conto che essere il fruitore di un servizio, essere quello che paga, essere uno di quelli grazie al quale un esercizio guadagna dei soldi e sopravvive, è una posizione giustamente importante.

Ancora non mi sono abituato totalmente a questa condizione, però adesso, quando mi stupisco per un servizio straordinariamente efficiente e mia moglie mi dice: "Ma è normale. Sei il cliente!", capisco bene cosa vuole dire.

Chiudo con un consiglio di letttura e un aneddoto. Per il primo vi rimando a una vecchia pagina di Luca Accomazzi in cui ci racconta della sua avventura con Amazon americana, e fa delle considerazioni interessanti affini a quanto scritto qui.

L'aneddoto invece è questo: ho parlato a una mia amica italiana, che vive da diversi anni qui a Tokyo, della crisi dell'Alitalia. La sua risposta è stata: "Non mi stupisce! Visto il modo in cui ti trattano sugli aerei, è chiaro che la gente sceglie altre compagnie!".
A prescindere dalle vere cause della crisi, indice di ben altri italici usi, la sua è un'opinione condivisa da buona parte dei miei colleghi residenti qui, che se possono preferiscono sempre tornare in patria con JAL o ANA, dove le hostess e il servizio sono, in tutto e per tutto, perfettamente giapponesi.

Luglio 16, 2004 21:18  Permalink


Mer - Giugno 2, 2004

Regalo scaramantico?

Dal compito di una mia studentessa:

"Dopo il pranzo ho comprato una giacca e una tomba per il golf per il compleanno di mia mamma".


Ci abbiamo messo un po' a capire come ci fosse potuta finire una tomba tra i regali di compleanno della madre, e alla fine abbiamo scoperto che:

- Il regalo era un guanto da golf
- Quel giorno aveva usato un dizionario inglese-italiano
- Intendeva cercare "glove", ma come tutti i giapponesi aveva confuso la L con la R, e quindi aveva cercato "grove"
- Sarà stata la fretta o la disattenzione, ma ha preso una "a" per una "o", ed ha letto il significato di "grave"
- Ecco servita la tomba per la mamma

Forse dovrei segnalarne di più, di questi errori. A volte riescono a farne di molto divertenti.

Giugno 2, 2004 22:0  Permalink


Ven - Maggio 14, 2004

Lupi e bambine

Durante un giro in bicicletta, attraversando una zona di Tokyo dall'aspetto molto bucolico, ho trovato questo cartello, che mette in guardia le donne dall'andare in giro da sole la sera. Io però ho il sospetto che quel lupo avrà del filo da torcere, con una ragazzina di quella stazza...

Maggio 14, 2004 19:42  Permalink


Mer - Aprile 21, 2004

Biiikku bikku bikku Bic Camera!

Si merita un post a parte il ritornello del jingle di Bic Camera, una catena di negozi di elettronica, macchine fotografiche, elettrodomestici (di cui si parlava qui, senza nominarla) che mentre girate tra i reparti vi viene propinato quasi ininterrottamente dagli onnipresenti altoparlanti.

Cliccate qui, per ascoltarlo in tutto il suo splendore (o cliccate col tasto destro del mouse e salvatelo da qualche parte).

Per avere una minima idea di quello a cui vengono sottoposti quotidianamente i clienti, ma soprattutto i commessi del negozio, lanciatelo dal vostro player mp3 preferito, e mettetelo in loop per qualche minuto. Se non vi schizza fuori il cervello dalle orecchie siete pronti per venire in Giappone.

Perché questo è solo uno dei tanti...

Aprile 21, 2004 23:27  Permalink


Mar - Aprile 20, 2004

Tsuyoinku

Come si diceva qui, passare un po' di tempo in un grande negozio giapponese può risultare letale per la propria sanità mentale, bombardati come si è dalla continua riproposta del jingle caratteristico di quel negozio. Ma non ci sono solo i jingle. Quando viene lanciato un nuovo prodotto, nel reparto relativo e nel raggio di qualche metro continuerete a sentire fino alla nausea l'annuncio pubblicitario: la stessa musica, le stesse frasi, gli stessi effetti sonori ripetuti decine di volte in pochi minuti, che fanno venir voglia non di comprare il prodotto, ma di dargli fuoco.

Ieri ero da Bic Camera, uno dei grandi "supermercati" dell'elettronica, e nel reparto dedicato ai monitor, a pochi passi dalle stampanti, tutti gli schermi proponevano la stessa cosa, a tutto volume: la pubblicità delle nuove stampanti Epson, con inchiostro "forte". Ruotavano tre o quattro spot diversi, e anche dalla vicina zona dei cavi-per-reti-domestiche non potevo fare a meno di sentirli. Dopo 5, 6, 10, 20 volte (la scelta del cavo giusto porta via del tempo) che sentivo la stessa musica e le stesse parole, stavo cominciando a diventare idrofobo. Però poi sono andato a guardare gli spot, e se non fosse che ormai odiavo sia la voce del bambino che quella della nonna di uno di questi, li ho trovati molto carini.

La pubblicità sottolinea la resistenza al tempo e alla luce dell'inchiostro di queste nuove stampanti, e le gocce colorate sono rappresentate come ipertrofici supereroi in stile americano, un po' Buzz Lightyear (o il nuovo protagonista di The Incredibles), un po' The Tick. Se volete vederle anche voi, qui sotto vi lascio i link a quattro diversi spot (anche se un paio sono simili, ma cambiano le pose con cui le gocce si ancorano alla carta). La parola ripetuta con la voce grossa è "tsuyoinku", unione di tsuyoi (forte) e inku (ink: inchiostro).

Spot 1
Spot 2
Spot 3
Spot 4

Per chi ne volesse di più, qui c'è la homepage dedicata a queste stampanti, e qui, qui, qui e qui, tratti dalla stessa pagina, potete trovare anche gli sfondi per il desktop con le gocce muscolose (a 1024x768).

Aprile 20, 2004 15:24  Permalink


Ven - Aprile 9, 2004

Rapiti in Iraq

Sollecitato in posta privata da qualche domanda sui 3 giapponesi rapiti in Iraq, rispondo pubblicamente, ché magari interessa anche ad altri (anche se ormai potrete trovare diverse notizie sulla rete): innanzitutto non sono militari, si tratta di 1 giornalista freelance e di due attivisti (di cui uno ha appena finito il liceo) appartenenti a ONG di cui una si occupa di aiutare i bambini iracheni, un'altra di sensibilizzare sugli effetti dell'uranio impoverito.

Le TV giapponesi ne parlano diffusamente da ieri sera, su diversi canali contemporaneamente, e continuano a mandare il video distribuito da Al Qaeda (scusate, volevo dire Al Jazeera) che mostra i tre seduti per terra sotto la minaccia dei mitra, e i loro passaporti aperti. La conferenza stampa del portavoce del governo è stata ieri trasmessa in diretta.

Le famiglie dei tre hanno chiesto al governo di ritirare l'esercito di difesa, secondo le richieste dei terroristi, ma Koizumi ha detto chiaramente (anche questo mostrato in TV più volte) che non intende accettare il ricatto, e che l'esercito farà di tutto per liberare i prigionieri.

La posizione del Giappone rispetto a queste cose è piuttosto complicata: da una parte c'è un governo che ha preso la decisione epocale di inviare il proprio esercito in aiuto dell'alleanza guidata dagli americani (cosa mai fatta prima, e che ha provocato moltissime polemiche in seno al governo e da parte dell'opinione pubblica), governo che nonostante recenti attriti con gli Stati Uniti (vedi la chiusura del paese alle carni americane, per paura della mucca pazza), non ha alcuna intenzione di rinunciare alla sua amicizia privilegiata con l'America (Koizumi, qualche tempo fa, aveva saggiamente detto qualcosa tipo: "Se la Corea del Nord dovesse decidere di attaccarci, se non ci aiutano gli Stati Uniti, chi lo farà?").

Dall'altra c'è un'opposizione che si è sempre opposta all'invio di truppe, che accusa il governo di servilismo verso Bush, e che non aspetta altro che succeda qualcosa di brutto ai giapponesi in Iraq per dare una spallata alla coalizione di Koizumi.

Telegiornali e Tv in generale sembrano quasi tutti anti-americani: non smaccatamente, perché la libertà di opinione dei giornalisti Tv, soprattutto sulle reti nazionali, ha un certo limite, anche dettato da un rispetto per chi è al governo, ma i servizi Tv parlano sempre e solo di quanto di brutto accade in Iraq da quando ci sono "gli americani". Non passo la giornata davanti alla Tv, anzi, ma ho visto diverse volte interviste e servizi completi dedicati alle case colpite da una bomba americana, programmi strappalacrime sulle famiglie irachene distrutte per colpa degli americani e poco o niente riguardo a cosa hanno fatto e stanno facendo di buono in quel paese. Già che ci siamo, devo dire che anche le notizie su Palestina e Israele hanno un modo di dipingere i palestinesi sempre come vittime.

Ma di questo, cosa pensa la gente? Credo che in maggioranza sia stata contraria all'invio delle truppe in Iraq, come anche alla guerra "degli americani". Il fatto è che i giapponesi, nonostante siano spesso e volentieri interessati alle altre culture, fondamentalmente sono un popolo piuttosto egoista: sono molto sentimentali, e si commuovono facilmente per racconti di indigenza o di eroismo, ma da qui a mettersi in azione per fare qualcosa ce ne passa. Come potete leggere qui, ad esempio, "In Giappone non capiscono il concetto di raccolta di fondi. C'è più una sorta di compassione passiva. La gente prova dispiacere per qualcosa, ma pochi fanno davvero qualcosa a riguardo."

Dalla fine della seconda guerra mondiale, poi, nel paese è cresciuto un sentimento pacifista che accanto a un vero e comprensibile desiderio di pace ha il retrogusto, non troppo nascosto, del "vogliamo essere lasciati in pace". La maggior parte della gente, perciò, non capisce perché dovrebbe mandare i propri uomini in un paese lontano a rischiare la vita, quando potrebbe benissimo farne a meno. Quando, facendolo, potrebbe mettere in pericolo il proprio quieto vivere. Insomma, la maggior parte della gente qui pensa che il Giappone potrebbe e dovrebbe vivere tranquillo per i fatti suoi, indisturbato e separato dal resto del mondo.

Pochi si rendono conto che questa visione è assolutamente anacronistica e pericolosa. Da questo punto di vista, se qui da noi dovessero cominciare attentati terroristici, come in Spagna la gente darebbe immediatamente la colpa al governo. Anche se un aspetto molto diverso rispetto alla Spagna (o all'Italia) è che le rappresentanze sindacali o la capacità di muovere (e anche strumentalizzare) grandi masse di persone, qui sono praticamente assenti. Se da una parte questo presenta diversi lati negativi nel campo dei diritti del lavoro o degli individui, dall'altro rende improbabile che il governo in carica si senta in ostaggio degli umori in continua mutazione della gente (umori che nel nostro paese, come nella suddetta Spagna, sono abilmente orchestrati da gruppi specializzati).


AGGIORNAMENTO: la frase corretta pronunciata a suo tempo da Koizumi riguardo all'aiuto militare ricevuto dagli USA era questa:

The U.S. is the only ally providing Tokyo with deterrent power against any foreign country that could threaten regional security, such as North Korea, and the Japanese people should never forget it.

Traduzione:
"Gli USA sono l'unico alleato che fornisce a Tokyo un potere di deterrenza contro quei paesi stranieri che potrebbero minacciare la sicurezza nella regione, come la Corea del Nord, e il popolo giapponese non dovrebbe mai dimenticarlo."

Aprile 9, 2004 12:48  Permalink


Lun - Aprile 5, 2004

Metropolitane e tasse incluse

In Giappone tutto comincia in aprile. Si apre il nuovo anno fiscale, si attivano i nuovi contratti di lavoro e, che lo crediate o no, comincia il nuovo anno scolastico.

Quest'anno posso dire di aver assistito a due novità speciali. La prima non è un gran che, ma è comunque interessante: la metropolitana di Tokyo ha cambiato nome, e da Eidan Chikatetsu (dove "chikatetsu" lo traduciamo "metropolitana"), dal primo di questo mese si chiama Tokyo Metro. Non il massimo della fantasia, lo ammettiamo, ma è una novità che prelude alla quotazione in borsa e alla prossima privatizzazione della società. Insieme al nome, è cambiato anche il logo della compagnia, che prima ricordava una S (quella di Subway, che si trovava anche scritto così, in inglese, sulle insegne all'ingresso delle stazioni) mentre ora è, scommetto che l'avete già indovinato, una emme arrotondata, che ricorda un po' quella di McDonald's. Potete vederla in questa pagina, accompagnata da una spiegazione (?) sulla scelta del logo.

Altra novità: nel tentativo di rendere l'uso dei mezzi più agevole anche agli stranieri, ogni stazione della metropolitana oltre al nome riporta anche un codice composto da una lettera che identifica la linea, e un numero che indica la stazione a partire dal capolinea. In questo modo, se prima un italiano poteva trovarsi in difficoltà quando gli avessero detto di scendere alla stazione di Kokkai Gijidoomae, sulla linea Yurakucho, adesso sarà sollevato dal fatto di dover solo stare attento a scendere alla stazione Y17 (cioè la 17a stazione della linea Yurakucho). Certo, il nostro intrepido turista avrà forse ancora qualche grattacapo se non dovesse accorgersi, per esempio, che le stazioni I09, C11, T09, M18 e Z08 sono in realtà la stessa grande stazione, quella di Otemachi, ma tutto sommato crediamo che sopravviverà.
Se volete dare un'occhiata a una nuova mappa in inglese provvista di codici, cliccate qui (è un pdf).

Ma la novità più grande, e direi quasi epocale, è un'altra. Qualunque guida sul Giappone pubblicata prima del 1 aprile 2004 vi dirà che in questo paese i prezzi esposti nei negozi solitamente non comprendono il 5% di tassa sui consumi, che viene poi aggiunto al momento di pagare alla cassa. Bene, dall'inizio di questo mese, invece, tutti gli esercizi sono obbligati a trascrivere i prezzi comprensivi della tassa. Per me è un bel vantaggio. Quando vedo che un prodotto costa 1.125 yen non devo più cercare di capire quanto viene realmente aggiungendoci il 5%. Sì, la mia mente risentirà della mancanza di questo utile esercizio assopendosi di fronte a un'etichetta che finalmente dichiara quello che veramente devo estrarre dal portafogli, ma sono ben contento di correre questo rischio.

La nuova legge ha però messo in difficoltà quei negozi i cui prezzi erano stati calibrati per rendere il prezzo più appetibile al cliente: se prima il prezzo di un prodotto conteneva tanti 9, grazie a quell'espediente psicologico che da sempre siamo abituati a vedere anche in Italia ("Il tutto a sole 19.900 lire!"), adesso l'aggiunta visibile del 5% produrrebbe dei numeri poco interessanti (nell'esempio in questione è 20.895, un prezzo che non fa certo bella figura). Alcuni temono, invece, che in questo modo il governo potrà aumentare la tassa di consumo, aumento di cui si parla da diverso tempo, senza che la gente se ne renda veramente conto.

Comunque sia, nessuno mi leva dalla testa che si tratti di una legge benemerita.

Aprile 5, 2004 23:2  Permalink


Mer - Marzo 31, 2004

Cestini rimossi

L'altro giorno scrivevo dei cestini della spazzatura nelle stazioni di Tokyo e dintorni, che erano stati chiusi come misura anti-terrorismo.

Ieri ho notato che sono stati rimossi del tutto.

Gli annunci sui treni invitano a segnalare qualunque oggetto che paia abbandonato nei treni e nelle stazioni.

Spero che il primo attentato terroristico da queste parti avvenga il più tardi possibile, perché temo che da allora comincerebbero a diramare messaggi del tipo "Prestare attenzione a eventuali stranieri nei paraggi".

So che ne sarebbero capaci.

Marzo 31, 2004 1:51  Permalink


Gio - Marzo 25, 2004

Leggende metropolitane 2

Oggi una mia collega insegnante mi si è avvicinata con l'aria di dovermi raccontare una cosa incredibile.

Ieri la madre di una sua studentessa, alla stazione di Jiyugaoka, a Tokyo, ha dato indicazioni ad uomo dai lineamenti arabi che aveva bisogno di raggiungere un certo posto, e vedendolo in difficoltà, l'ha poi accompagnato. Giunto a destinazione, quel signore si è detto stupito che in Giappone ci fossero persone così gentili, e in cambio le ha consigliato vivamente di non andare a Shibuya (un grande e affolatissimo quartiere di Tokyo) tra due settimane.

Mentre raccontava, mi veniva da ridere. Non vi ricorda niente, questa storia? Si tratta della solita leggenda di cui abbiamo parlato qui, che ora è finalmente sbarcata anche qui da noi, dopo essere partita (stando ai dati in nostro possesso) dalla Francia, per poi passare in Italia e così via, fino a fare il giro del mondo. Naturalmente, perché si espanda rapidamente, è necessario che il tempo sia propizio (e quale momento migliore di quello attuale, come dicevamo anche ieri).

Ma la cosa inquietante non è questa, quanto il fatto che la gente finisca per raccontare la storia come se fosse successa a un suo vicino parente. La studentessa della mia collega l'ha attribuita addirittura alla propria madre! Già quando mi ero informato sulla versione francese, mi aveva colpito questo particolare, e adesso credo di aver capito come funziona: chi sente questa storia ed è particolarmente impressionabile ci crede subito, e tenta poi di convincere anche altri della verità dell'avvertimento. Forse anche con l'idea che potrebbe salvargli la vita, comincia a raccontare a sua volta la stessa storia nel modo più convincente possibile: se infatti cominciasse dicendo "ho sentito che", oppure "a un amico di un'amica di una mia collega è successo che...", l'interlocutore già si metterebbe in attesa di una specie di barzelletta. Con un "Ieri a mia mamma è successo questo" si ottiene sicuramente più credito.

Per chi legge il giapponese, in questa pagina una ragazza racconta la stessa storia, però dice che il tutto è accaduto alla madre di un'amica della sorella, e parla del 19 scorso come dalla data dell'attentato. Aggiunge solo che la signora è subito corsa dalla polizia, dove le hanno mostrato delle foto segnaletiche di terroristi, e lei ha riconosciuto il suo arabo tra questi.

Quest'altra pagina (sempre in giapponese) parla del diffondersi della notizia presso la borsa di Tokyo, e dice che l'origine sarebbe stato un sms spedito da una liceale ad un amico, che non ha tardato a diffonderlo. In quel messaggio era indicato anche l'orario dell'attentato, le 17, e il posto preciso: davanti a Hachiko, la statua del cane davanti alla stazione di Shibuya, i cui dintorni potete vedere qui, qui, qui e qui, ma soprattutto qui (tratto da questa pagina), luogo di ritrovo di mezza Tokyo in una delle piazze più affollate della città.

Marzo 25, 2004 0:29  Permalink


Mer - Marzo 24, 2004

Poliziotti anti-biologico

Oggi nella stazione vicino a casa ho trovato una sorpresa: i cestini dei rifiuti, quelli grossi divisi in giornali, bottiglie-lattine e altri rifiuti, erano sigillati. Un cartello diceva che è per prevenire attentati terroristici. In realtà "sigillati" è una parola grossa: erano chiusi con della carta (su cui era scritto l'avviso) e del nastro adesivo. Del genere che impedisce a una persona normale di gettarvi la spazzatura, ma non certo a un terrorista degno di questo nome di togliere lo scotch, depositarvi un ordigno, e rimettere tutto a posto.

Ma, del resto, il cestino dei rifiuti è ricordato dai giapponesi come il luogo da cui gli assassini della Aum (che, per la cronaca, si pronuncia "oomu") Shinrikyo avevano lanciato l'attacco al gas nervino nella metropolitana di Tokyo. Già da allora, in gran parte delle stazioni del metro, i cestini erano del tutto spariti.

Non è comunque l'unica misura di sicurezza visibile da queste parti: già ieri avevo notato un poliziotto all'uscita dalla stazione in cui scendo per andare a lavorare, e oggi oltre a lui ce n'era un altro che pattugliava la banchina. E non sono i soliti agenti di mezza età, con la pancetta e l'aria innocua. Questi hanno una divisa diversa, sono giovani, alti, ben piantati, e incutono un certo timore. Credo facciano parte dei corpi speciali per i casi d'emergenza di cui si parla in questo articolo, dove insieme alla notizia del pericolo di un attacco biologico in Giappone, si dice che la polizia di Tokyo e di altre città giapponesi dispone di alcune unità pronte a rispondere ad attacchi nucleari, biologici e chimici. L'articolo non specifica in cosa consista la risposta di un corpo di polizia ad un attacco nucleare, ma spero di non doverlo mai scoprire.

Marzo 24, 2004 0:52  Permalink


Ven - Marzo 12, 2004

Corvi

Dopo l'esagerata chiusura del mercato alla carne di manzo americana per paura della mucca pazza, i giapponesi si trovano ora ad affrontare la paura dei volatili. Il governo ha rilasciato dei comunicati per tranquillizzare la gente riguardo al diffondersi dell'influenza dei polli, dopo che è stato scoperto che l'epidemia era arrivata fin qui, era stata nascosta per breve tempo da un allevatore (che poi si è prontamente suicidato insieme alla moglie per lavare l'onta), e soprattutto dopo che sono stati ritrovati dei corvi morti per lo stesso virus.

Il fatto che l'epidemia sia ora portata dai corvi, ha in Giappone lo stesso effetto che se in Italia scoprissimo che i gatti sono diventati un veicolo mortale.
Se date un'occhiata a questa foto, scattata davanti a casa mia, potete rendervi conto di cosa sto parlando. E faccio notare che non abito in campagna. Qui avete un paio di altre foto da un sito web.

Il paragone coi gatti fatto poc'anzi non è peregrino. Se a Milano si cerca di evitare che siano questi felini a banchettare con i nostri resti (non i cadaveri, intendo la spazzatura), qui sono i corvi a saccheggiare i sacchi dell'immondizia (e ad attaccare i gatti). Se la mattina molto presto dovesse capitarvi di camminare per le strade di Tokyo, la trovereste infestata da giganti uccelli neri intenti a fare colazione. Durante il resto della giornata, poi, volano qua e là, a volte vi sfrecciano vicino alle orecchie mentre passeggiate, e nel periodo in cui figliano stanno ben attenti che non vi avviciniate a un nido nemmeno per sbaglio. Ah, naturalmente, se vivete in una zona dove ce ne sono molti, rischiate anche di essere svegliati molto presto dai loro gorgheggi mattutini.

Visto che qualcosa come 40 mila corvi nella sola Tokyo rischiavano di trasformarla nel set di un noto film di Hitchcock, il governo ha deciso di intervenire per tentare di arginare il problema. In diverse zone della città sono piazzate della trappole, personale addetto cerca e distrugge quanti più nidi possibile, ma sembra che al momento si riesca solo a impedire che aumentino (si dice che siano aumentati di 10 mila unità solo negli ultimi 3 anni).

Ora che ai diversi pericoli già associati ai corvi, se n'è aggiunto uno decisamente maggiore, mi aspetto che prima o poi scatti una massiccia offensiva contro i mostri neri.

Per ulteriori informazioni sull'invasione dei corvi potete leggere questo articolo.
Per un sito costantemente aggiornato sull'influenza dei polli, andate invece qui.

Marzo 12, 2004 0:51  Permalink


Ven - Febbraio 20, 2004

Tu puoi fare un'obiezione?

Continua la serie di composizioni delle mie studentesse, iniziata a suo tempo da Michiko. È la volta di una pagina di diario di Hiromi, trentenne, che tra le sue esperienze italiane conta un soggiorno di un anno a Roma. Ve la metto qui sotto, e poi aggiungo una cosa in fondo.


Tokyo, 10 Febbraio 2004

Oggi ho ricevuto un messaggio da un'amica. Anche lei sta imparando la lingua italiana. Ha scritto: "Ho fatto una festa con le studentesse della nostra classe e il nostro insegnante. Lui ha portato un amico italiano. A questo amico non piace il Giappone. Ha detto che i giapponesi lavorano troppo e sono sempre stanchi. Possono fare la vacanza soltanto per una settimana, e le città sono bruttissime." Ancora lei ha scritto: "Noi giapponesi siamo poverini, ha ragione. Non potevamo fargli nessuna obiezione".

Perché?!

Sì, in Giappone ci sono tante cose negative e cattive, però ci sono anche tante cose positive. Questo è normale, anche altri paesi sono così. La mia amica doveva dirgli qualcosa di positivo.
Le ho risposto così, e lei mi ha scritto ancora: "Tu puoi fare un'obiezione?".
Certo! Questo è il nostro difetto! Quando uno straniero dice qualcosa di cattivo sul Giappone, i giapponesi rispondono: "Sì, sì, è vero".

È strano. Anche io dico spesso: "Non mi piace questa cosa del Giappone", però non voglio sentirlo dire da uno straniero, anche se è vero. Perché mi sembra che questo uomo non conosca bene il Giappone, e che conosca soltanto Tokyo.
Lei ha anche scritto: "Dopo la festa, il nostro insegnante ci ha chiesto scusa. Perché? Anche lui pensa le stesse cose del suo amico?". Ho risposto: "No, no! Penso che si fosse vergognato, perché il suo amico era maleducato!".
E mi ha detto: "Comunque, se succederà la stessa cosa ancora non dirò niente, perché è vero".

Sono triste.

HIROMI K.

****
Oggi, quando le ho riconsegnato la composizione, ne abbiamo parlato insieme e mi ha specificato meglio il suo pensiero: non è che non vuole sentirsi dire la verità, ma non accetta che a dire queste cose sia uno straniero come quel signore lì, che è in Giappone di passaggio, non ci abita, lo conosce perché ne ha letto qualcosa, l'ha visto appena appena, anzi ha visto solo un po' di Tokyo, e si mette a ripetere i soliti luoghi comuni. Ha detto anche che da me, ad esempio, che qui ci abito da 3 anni, parlo giapponese, cerco di capire come vanno le cose, può anche accettare delle critiche al suo paese, condividerle o meno, e discuterne insieme; ma con quelli come il suo cognato americano, che ha abitato in Giappone per 7 anni senza impararne la lingua e conoscendone quattro cose in croce, no.

Abbiamo però anche convenuto che è tipico dei giapponesi non obiettare a ciò che dice una persona appena conosciuta, con cui non si abbia un certo rapporto, e con cui quindi non ci si senta in diritto di discutere. È il modo con cui loro vogliono essere gentili e non offendere l'interlocutore. Un italiano molto gentile lascia correre la prima volta.; alla seconda comincia a dire "Secondo me non è proprio così..."; e alla terza attacca con un "Guarda che ti sbagli di grosso!".
Se l'interlocutore è qualcuno che conosciamo, invece, già alla prima volta siamo capaci di saltargli alla gola.

Alcuni giapponesi si "spaventano" quando si sentono dire "No" senza mezzi termini, e altri sono contenti di imparare lingue in cui anche loro possono farlo senza problemi, quindi l'atteggiamento dell'amica di Hiromi è comprensibile. Ma credo anche di poter dire che forse il soggiorno romano di Hiromi le ha lasciato qualcosa di italiano nel sangue.

Febbraio 20, 2004 2:20  Permalink


Ven - Febbraio 6, 2004

Rumori (3)

Riguardo a quanto dicevamo nelle puntate precedenti, ho trovato un articolo del Japan Times che tratta proprio l'argomento del disturbo provocato dagli annunci nei treni, nelle stazioni, nei negozi. A quanto pare ci sono anche dei giapponesi a cui tutto questo baccano dà fastidio, e desidererebbero una maggiore quiete. Nel pezzo si cita anche l'esistenza di associazioni di cittadini che si battono per ridurre il rumore degli annunci nei luoghi pubblici, e si dice che a fronte di numerose persone che si lamentano con le ferrovie per i troppi annunci nelle stazioni, ce ne sono altrettante che ne vorrebbero di più.

A proposito di stazioni, uno dei rumori più alti e fastidiosi è la sirena che annuncia la partenza del treno, o almeno dovrebbe farlo, ma in realtà viene usata dal capotreno per spingere i passeggeri ad affrettarsi a salire, visto che nelle ore di punta comincia a suonarla appena il treno è arrivato e continua finché non si chiudono le porte. Se vi trovate vicino agli altoparlanti è veramente uno strazio. Come si dice nell'articolo citato, alcune linee o stazioni hanno sostituito questo suono con delle musiche, ma anche quelle sono sparate a tutto volume.

In questo forum potete trovare altri commenti di stranieri residenti in Giappone, che discutono di quali sono i rumori e gli annunci che gli danno più sui nervi. Alcuni dicono di non frequentare certi negozi perché non ne possono più di sentire il solito jingle ripetuto ad libitum. Uno scrive che una volta in un negozio di elettrodomestici voleva provare l'audio di una TV, ma ha dovuto rinunciarvi perché, pur alzando molto il volume, non riusciva a sovrastare quello degli altoparlanti con gli annunci pubblicitari. Si citano anche i megafoni impugnati dai candidati alle elezioni: si piazzano davanti alle stazioni, a volte davanti a determinati condomini, e cominciano a strillare i loro programmi elettorali.

E non posso non citare un altro caso, che mi fa dubitare dell'esistenza di leggi sul disturbo della quiete pubblica in questo paese: a volte in città si vedono colonne di furgoni, autobus o autocarri quasi corazzati, solitamente neri, bardati con bandiere del Giappone e altri simboli militari, ma soprattutto dotati di altoparlanti colossali. Sono gruppi di ultra-nazionalisti (in giapponese uyoku, letteralmente "ala destra"), i quali sembrano non fare altro che muoversi per la città diffondendo vecchie canzoni del tempo di guerra a volumi veramente mostruosi. Una delle loro mete preferite è il tempio Yasukuni, quello in cui sono venerati come divinità tutti i giapponesi morti in guerra (e che, quando negli ultimi anni è stato visitato dal primo ministro Koizumi, ha provocato le proteste di cinesi e coreani). Qui potete vedere qualche foto di questi mezzi, qui un'altra di un autobus davanti all'ingresso del tempio, seguita da quella di un manipolo di uyoku in processione nello stesso luogo.

Tornando al problema rumore, mi sembra interessante il commento del capo di una delle associazioni anti-frastuono che ho citato sopra, sempre dall'articolo del Japan Times:

La gente sembra aver bisogno di riempire un vuoto interiore con dei suoni, ovunque vada.

Febbraio 6, 2004 22:32  Permalink


Gio - Gennaio 22, 2004

Rumori (2)

Come dicevamo, i giapponesi sono rumorosi.

Qualcuno di voi avrà sentito dire che in Giappone è considerato molto poco educato soffiarsi il naso in pubblico. E che soprattutto le donne dovrebbero evitare di farlo il più possibile. Beh, è vero: è visto come un gesto poco elegante e dà fastidio il rumore connesso a tale operazione. "Grande!" - direte voi. "Ecco un caso in cui la rumorosità nipponica tanto vituperata dal Buroggu cede il posto a una molto giapponese sopportazione di un impulso socialmente sconveniente, espressa tramite ascetico silenzio e aggraziata postura!"
No, vi sbagliate di grosso.

Secondo voi, un qualunque individuo a cui comincia a prudere il naso ed è sul punto di farsi scappare una goccia cosa fa? Esatto, tira su col naso. Una, due, tre, quattro, mille volte, prima piano, poi più forte, e continua così finché non ce la fa più e a quel punto prende il fazzoletto e comincia a tamponarsi il naso, ma sempre senza soffiarselo. Quando la quantità di liquido che cerca di venire giù aumenta ancora e implora un fazzoletto, la tirata diventa quel rumore sordo che mette in gioco anche la gola: per capirci, una specie di scatarrata all'interno del cavo orale.
Un impiegato di mezza età, semi-calvo e con la pancetta che si esibisce in simili delicatezze seduto in treno di fianco a me è già quanto di più fastidioso possa immaginare, tanto che dopo qualche minuto devo alzarmi e cambiare posto. Ma quando a farlo è una ragazza vestita benino e molto carina, ci si rende conto di quanto possano essere diverse due culture.
E lo fanno perché quell'unico, rapido, sano rumore di una soffiata di naso dà disturbo!

Mando quindi un appello a tutti gli insegnanti di italiano in questa terra, o aspiranti tali: non appena i vostri studenti e studentesse cominciano il rito della tirata su col naso, insegnategli che in Italia, o di fronte a italiani in qualunque paese, usare un fazzoletto non solo non è vietato, ma è fortemente consigliato, pena l'esclusione da ogni compagnia buona o cattiva; parlategli della mamma che da piccoli e grandi ci diceva sempre "Non tirare su col naso!" e degli amici che alla seconda tirata ti dicono "Ma non hai il fazzoletto?" e te ne offrono uno. E perché comincino subito ad abituarsi, costringeteli a soffiarsi il naso lì, seduta stante.
Lo shock culturale è anche questo.

Gennaio 22, 2004 12:43  Permalink


Mer - Gennaio 14, 2004

Rumori

I giapponesi sono rumorosi. Forse sono gentili, educati, veloci, puntuali, e tutto quello che volete, ma di certo non sono silenziosi. Nelle strade di Tokyo, tra negozi e esercizi vari è una guerra a chi grida più forte: c'è l'omino sulla soglia del negozio di cravatte che si sgola al megafono presentando rauco ai passanti l'offerta del giorno, e il grande magazzino dell'elettronica che fin da prima di entrare ti stende un tappeto sonoro che incessantemente replica il jingle del negozio (e se resti per 10 minuti sotto l'altoparlante ad aspettare un amico, o diventi pazzo o passi la giornata senza riuscire a estrarre dalla testa quella musichetta).

I treni sono un altro esempio: non puoi viaggiare per un minuto senza sentire la voce dell'addetto in fondo al treno che avvisa, ricorda, segnala, consiglia. Un esempio reale:

«Grazie per aver scelto di viaggiare con la nostra linea. Ricordiamo che questo è il treno espresso per Oshiage, che fino a Shibuya effettua solo la fermata di Sangenjaya. Dopo Shibuya effettua tutte le fermate. Si avvisano inoltre i signori viaggiatori che il treno potrebbe essere costretto a frenare bruscamente, perciò si consiglia ai signori viaggiatori di reggersi ai pali o agli appositi sostegni. Ricordiamo anche ai signori passeggeri le nuove norme sull'uso dei cellulari nei treni, in vigore dallo scorso mese: vicino ai posti per gli anziani bisogna tenere il cellulare spento, mentre negli altri posti va messo in modalità silenziosa per non arrecare disturbo agli altri passeggeri. Contiamo sulla vostra collaborazione. Inoltre ricordiamo che le borse vanno messe sopra le cappelliere per non recare disturbo agli altri passeggeri. E si pregano anche i signori viaggiatori di non lasciare riviste, giornali o altro sulle cappelliere ma di portarle con voi quando scendete dal treno. Ricordiamo inoltre che in caso notiate qualche cosa di strano o comportamenti sospetti, di segnalarlo prontamente agli addetti in stazione. Nel caso in cui l'aria nel treno sia pesante e troppo calda in presenza di tante persone consigliamo di aprire un po' i finestrini. Prossima fermata Sangenjaya, cambio sulla linea Setagaya. Le porte cambiano lato e si aprono sulla sinistra. Sangenjaya. Questa è Sangenjaya. Cambio sulla linea Setagaya. Lasciar scendere i passeggeri prima di salire. Attenzione. Treno in partenza. Si pregano i viaggiatori di non prendere il treno di corsa, in quanto è pericoloso. Attenzione, chiusura delle porte. Fare attenzione. Porte chiuse. Partenza. Prossima fermata Shibuya...»

e così via fino alla prossima stazione. Certo, non sempre dice tutte queste cose tutte insieme, ma faccio notare che si tratta di treni della metropolitana, con distanze di un paio di minuti da una stazione all'altra, quindi potete immaginare per quanti secondi tacciano.
Va comunque detto che su alcune linee i messaggi sono un po' più concisi che su altre.

Gennaio 14, 2004 11:32  Permalink


Sab - Novembre 15, 2003

Manual Ningen

Ieri con un paio di mie studentesse più attempate, N. e Y., ed un ragazzo si parlava di cinema. Lui sarebbe andato a vedere il nuovo Matrix (Matorìkkusu) in serata, in un cinema vicino alla scuola, ma io l'ho avvisato che lì vendono più biglietti dei posti disponibili, e che quindi bisogna mettersi in coda un bel po' di tempo prima dell'ingresso, se ci si vuole sedere. Gli ho poi consigliato di chiedere alla cassa, per avere un'idea di quando avrebbe dovuto cominciare a fare la coda. Loro lo sapranno, ho detto. Ma N. mi ha smentito: "Se c'è una ragazza giovane alla cassa gli dirà che non ne ha idea e non proverà nemmeno a pensarci. Di questi tempi quasi tutti i giovani sono dei 'Manual Ningen'".

"Manual Ningen" (di cui chi legge il giapponese può trovare qui qualche definizione) significa letteralmente "Uomo-manuale", dove "manuale" è sostantivo, e sta per "guida, libro di istruzioni". È un neologismo che indica quelle persone che non sanno fare niente senza un manuale: si va dai casi più comuni (anche da noi) come l'incapacità di tirar su un bambino senza un libro che spieghi come fare, ai casi di quei commessi che hanno memorizzato la frase da dire in certe circostanze, e che di fronte a una situazione diversa continuano imperterriti a ripetere quanto imparato senza pensare.

Come le ragazze che lavorano da McDonalds, diceva ancora N., che anche davanti a un bambino piccolo gli parlano usando un giapponese molto cortese, che oltre ad essere inadatto quando ci si rivolge a un bimbo, è anche per lui incomprensibile. Sono quelli che davanti alla richiesta di 20 hamburger da parte di un cliente, gli chiederebbero come niente fosse se li consuma lì o li porta via.

A questo proposito ho anch'io i miei begli esempi da fare, un paio su tutti: ho recentemente comprato una bicicletta via internet, e il giorno in cui è arrivata ho risposto al citofono e mi sono precipitato giù per le scale del condominio. Credevo che il fattorino mi avrebbe aspettato all'ingresso, dove oltrepassato il portone c'è un piccolo spiazzo con qualche bicicletta. E invece no. Me lo sono trovato davanti che veniva su per le strette scale, con questa bicicletta intera impacchettata nel cartone. Ma cosa pensava?! Che avrei tenuto la bici nel mio minuscolo appartamento?!
Quella volta mia moglie aveva riso e aveva detto: "Si vede che nel manuale dei corrieri c'è scritto che la merce va sempre consegnata sull'uscio di casa".

Altro esempio: una mia collega italiana ha traslocato da poco. In cucina voleva mettere una sorta di fornello a metano di fabbricazione italiana, e ha chiesto al tecnico del gas se glielo collegava lui. "Ma certo!", fa questo. Senonché, appena vede che l'attacco per il tubo non è delle dimensioni consuete viene preso dal panico: "Questo non si può usare in Giappone! Non va bene! Il gas giapponese è diverso! È impossibile!". Lei gli ha fatto notare che lo usava anche prima, e che si trattava solo di usare un adattatore, ma non c'è stato verso. Alla fine ha dovuto telefonare a un tecnico in Italia e si è fatta spiegare come fare.

Se anche alcuni commessi italiani, vedi quelli di McDonalds, sono abituati a ripetere meccanicamente le stesse frasi, mi sembra però che abbiano ancora la capacità di discernere se la situazione in cui sono non corrisponde al manuale, e a reagire di conseguenza. I giapponesi no (o, almeno, raramente).
Analogamente a quanto scriveva Michiko alla fine del suo ultimo intervento, i giapponesi hanno grandi difficoltà ad affrontare una situazione imprevista. Se capiscono che è necessaria una rapida decisione inattesa vanno in panico, e per cercare di risolverla finiscono per coinvolgere altre persone, con il risultato che spesso in due, tre o quattro continuano a confabulare tra loro senza riuscire a decidere il da farsi.

Abituati ad avere sempre tutto previsto e organizzato, incapaci di reagire a un fatto non previsto, finiranno per temere la propria libertà di scelta.

Novembre 15, 2003 1:58  Permalink


Gio - Novembre 13, 2003

Avventure virtuali e avventure reali

In questa pagina potete trovare il nuovo spot Nintendo (qui in QuickTime). Fa parte della nuova campagna "Who are you", e dal punto di vista visivo è ben fatta, come si addice a uno spot per il cinema, e divertente.

Tuttavia a me fa un po' impressione, perché nonostante l'intenzione della campagna sia quella di sottolineare che Nintendo offre la più vasta gamma di personalità che un giocatore può desiderare di assumere, lo spot sembra un inno all'omologazione. Alla fine, i giocatori che si radunano di fronte al nuovo punto vendita Nintendo, allo stesso orario fanno tutti la stessa cosa e hanno quasi tutti la faccia di Mario (si vedono poi due Luigi, tre Yoshi, un Donkey Kong e poco altro).

Già che ci siamo, faccio un altro passo. Questo è il testo che illustra la campagna, tradotto in italiano (in inglese lo trovate andando qui e poi cliccando sulla volpe all'estrema destra):

"Chi sei tu? Sei ciò con cui sei nato? Sei ciò che possiedi? O sei, forse, le tue azioni? Sei quello che i tuoi amici pensano di te? O sei di più? Per te ci sono vite alternative da vivere. E personalità alternative da assumere. Nintendo ti fornisce la possibilità di esplorare un'identità più coraggiosa, più intelligente, più capace. Una possibilità di cogliere sfide e liberare quello che hai dentro. Nintendo ti offre la più vasta gamma di personalità attraverso cui vivere la tua altra vita, la tua vita ludica (game life)".

Niente di nuovo, però in poche parole è spiegato il motivo del successo dei videogiochi e soprattutto il perché abbiano potuto prosperare e svilupparsi in Giappone, una delle società in cui i ritmi di studio e lavoro massacranti, il peso delle convenzioni sociali, l'imperativo dell'eccellenza a tutti i costi e lo spettro del fallimento come un'onta indelebile, creano continuamente uomini e bambini frustrati e stressati: i videogiochi come valvola di sfogo e possibilità di rivincita sulla realtà. Comprensibile ma piuttosto triste, perché poi si ritorna sempre alla realtà, ed è con essa che bisogna fare i conti. La Nintendo fa il suo mestiere, vende un prodotto, anche molto curato e fatto con passione, niente da dire. Ma ci vuole anche qualcuno che insegni ai bambini (e ai grandi) che ci sono mondi, reali, in cui la scuola non è solo noia e attesa di uscirne, e che la vita, quella vera, può essere quella grande avventura che dice Chesterton (e mi scuserete se non mi azzardo a tradurre):

A man has control over many things in his life; he has control over enough things to be the hero of a novel. But if he had control over everything, there would be so much hero that there would be no novel. And the reason why the lives of the rich are at bottom so tame and uneventful is simply that they can choose the events. They are dull because they are omnipotent. They fail to feel adventures because they can make the adventures. The thing which keeps life romantic and full of fiery possibilities is the existence of these great plain limitations which force all of us to meet the things we do not like or do not expect. It is vain for the supercilious moderns to talk of being in uncongenial surroundings. To be in a romance is to be in uncongenial surroundings. To be born into this earth is to be born into uncongenial surroundings, hence to be born into a romance. (da Heretics)

La Sony con la Playstation offre videogiochi inferiori a quelli Nintendo (a mio giudizio personale), ma il suo slogan "Live in your world. Play in ours" (Vivi nel tuo mondo. Gioca nei nostri), almeno a parole mi sembra un po' più ragionevole. Mi piacciono i videogiochi, ma la vita è un'altra cosa.

Novembre 13, 2003 1:7  Permalink


Mar - Novembre 4, 2003

RITARDI

Ieri ho preso uno Shinkansen, il treno superveloce giapponese, per la precisione un Nozomi, classe 700 (che in questa pagina è quello in basso, mentre il mio preferito è quello al centro). L'orario di partenza era alle 18:05, ma alle 17.58 avrebbe dovuto arrivare e ripartire un altro treno, sullo stesso binario. Questo treno era previsto in ritardo di 5 minuti. Significa che sarebbe partito alle 18:03, praticamente quando il treno successivo, il mio, avrebbe dovuto trovarsi sulla banchina. Vista l'impossibilità di sovrapporsi al treno precedente, anche il mio è arrivato in ritardo. Durante il viaggio il capotreno, all'altoparlante, si è scusato con i passeggeri per il disagio arrecato dai 3 minuti (t-r-e m-i-n-u-t-i) di ritardo accumulati dal treno.
Inutile dire che li ha recuperati prima che giungessi a destinazione.

P.S.
È strano vivere in un mondo in cui, correndo trafelati verso la stazione per prendere il mezzo che ci porterà al lavoro, speriamo che almeno oggi sia in ritardo, ma sappiamo già che non sarà così...

Novembre 4, 2003 2:18  Permalink


Ven - Ottobre 24, 2003

Scuola di italiano a Siena

Michiko oggi ci racconta di una lezione un po' particolare e indubitabilmente ambientata in Italia:

Quando il mio corso di italiano è cominciato, c'erano undici studenti nella mia classe: una australiana, due norvegesi, due americani, una canadese, tre svizzeri e due giapponesi, inclusa io. Di solito in questa scuola cambiano gli studenti in classe ogni due settimane: dipende dalla durata del soggiorno e dalla loro abilità. L'età di tutti mi sembrava dai venti ai cinquanta anni.

Un giorno c'era uno sciopero, per cui durante le lezioni era molto rumoroso. Da fuori si sentiva una musica animata e delle grida. Credo che fosse una manifestazione.

È passato un po', una studentessa non ha avuto pazienza, e ha detto alla insegnante: "Vorrei guardare fuori, posso?". Mi è sembrato che l'insegnante si sia stupita un po', però ha detto: "Allora vai, vai". E quasi tutti gli studenti sono andati via dalla classe. Infine siamo rimasti solo in due, tutti e due giapponesi.
L'insegnante ci ha detto: "È sempre così. I giapponesi rimangono. Siete educati, eh!".

Io penso che magari sono anche educata, ma invece il fatto è che non ho come il coraggio di fare qualcosa di irregolare. Non mi può venire in mente di andare via durante la lezione. Tu cosa ne pensi?

Ottobre 24, 2003 0:21  Permalink


Ven - Ottobre 3, 2003

GPS contro la Spectre

Contro i rapimenti di minori da parte della Corea del Nord o di semplici maniaci, i giapponesi della città di Murakami hanno deciso di affidarsi al rintracciamento via satellite.

Qui la notizia in italiano dalla Gazzetta del Mezzogiorno, qui in inglese dal The Sun Herald.

Pare che i bambini porteranno con sé apparecchi che indicheranno la propria posizione, provvisti anche di un tasto per chiamare aiuto. Benissimo, ma quindi basterà prendere il bambino, togliergli l'aggeggino calpestandolo bene sotto i piedi, come si vede nei film quando scoprono una cimice, e andarsene indisturbati. Suggerisco l'impianto sottocutaneo o la protesi dentaria.

Ottobre 3, 2003 2:49  Permalink


Dom - Settembre 28, 2003

Ma che nome è?!

Stasera sono passato davanti a un grande magazzino da poco rinnovato, e ho dato un'occhiata ai nuovi ristoranti che ospita, cercando se ve ne fossero di italiani.
Beh, sono abituato alle denominazioni un po' strane di certi locali, ma accanto a due nomi normali come Ristorante Incontro e Bar caffè del Doge ho letto il wertmulleriano Isola vi dedica la sua splendida trattoria vicino al fiume.
Non vorrei essere nei panni del cameriere che riceve le prenotazioni per telefono: "Ristorante Isolavidedicalasuasplendidatrattoriavicinoalfiume, buonasera!".

Settembre 28, 2003 22:43  Permalink


Occidentali

L'altro giorno, parlando con due ragazze dello staff della mia scuola, l'argomento è caduto su occhi azzurri, capelli castani, e tutte quelle caratteristiche fisiche e somatiche che i giapponesi non hanno e spesso tentano di imitare tingendosi i capelli e (in realtà piuttosto di rado) applicando lenti colorate. E. ha detto che se potesse nascere ancora vorrebbe essere un'occidentale, con occhi grandi e capelli chiari, e K. ha approvato.
A me piacciono molto i capelli neri giapponesi, e pure gli occhi scuri, e tra l'altro sia E. che K. sono due gran belle ragazze, anche piuttosto alte rispetto alla media nazionale. Eppure gli piacerebbe essere diverse da quello che sono.

È comprensibile che in un paese in cui tutti hanno lo stesso colore di capelli e pressoché gli stessi occhi, si desideri un po' di varietà, ma in realtà qui gioca anche una sorta di inferiorità psicologica dei giapponesi nei confronti di europei e americani. Si vedono spesso spot televisivi in cui i protagonisti sono occidentali, idem per molti modelli e modelle sulle riviste di moda o sui cartelloni pubblicitari. Se da noi la "famiglia del Mulino Bianco" è comunque italiana, qui lo stesso "ideale" è incarnato da una famiglia non giapponese.
Proprio in questi giorni ho visto una pubblicità della Japan Tobacco, con protagonisti dei sommellier del fumo dotati di nasi spropositati, con cui selezionano i fumi che contengono meno odori cattivi. Guardandola mi ero proprio chiesto perché non avrebbe funzionato se i protagonisti fossero stati giapponesi. La risposta sta forse nel fatto che dei giapponesi sono meno credibili nelle vesti di sommellier di quanto non lo siano dei francesi, ad esempio, ma questo discorso lo si può applicare a qualunque altro argomento: sono meno credibili come indossatori di capi d'abbigliamento occidentali, come autisti di macchine straniere, come amanti, come sportivi, come... e il bello è che se lo dicono da soli.

Questo complesso è sicuramente di lunga data: da quando, mezzo millennio fa, questo popolo ha scoperto che in paesi lontani esistevano uomini alti e pelosi con grandi occhi chiari, dotati di conoscenze scientifiche e capacità artistiche che loro non si sognavano neanche. Da qui il timore e l'ammirazione che li ha spinti a studiarli e imitarli il più fedelmente possibile. E questa ammirazione continua tuttora, ed è alimentata anche dal successo di film e artisti stranieri, che in tutti i paesi del mondo offrono gli stessi ideali estetici: anche qui, come in Italia, tante ragazze sognano Brad Pitt, ma le possibilità che conoscano un uomo che gli somiglia, o - da parte dei ragazzi - le possibilità di somigliargli anche solo vagamente, sono ben misere.
A pensarci bene è quasi assurdo: è come se in un posto in cui tutti sono bassi per natura, si imponesse l'ideale dell'uomo alto, con conseguente frustrazione generale per la propria situazione.

Settembre 28, 2003 18:14  Permalink


Mer - Settembre 24, 2003

Emme contro il ragno

Come già con Michiko e il suo viaggio (vedi la prima e la seconda parte), pubblico qui un'altra composizione di una mia studentessa. Stavolta non ho avuto il permesso di scrivere il suo nome per intero, quindi la chiameremo Emme (per la cronaca, attualmente ho ben 11 studentesse con il nome che inizia per emme).
Dal momento che si tratta di una composizione breve, la trascrivo direttamente qui sotto:


UN GIORNO...

Un giorno sono uscita con la mia macchina carina. Sono andata al grande magazzino Ebisu Mitsukoshi per cambiare la batteria dell’orologio da polso. A mezza strada mi sono accorta che c’era un piccolo insetto sul parabrezza interno.
“Che cos’è? Una mosca? Aprirò il finestrino e lo farò fuggire”, ho pensato guidando.
Ho aperto il finestrino e ha tirato il vento, ma il piccolo non è uscito, e camminava.
Dovevo guardare davanti e non ho potuto osservarlo. Alla fine, mi sono fermata al semaforo rosso e ho avuto un’occasione di guardarlo.

Mi sono sorpresa. Era un ragno!! Mamma mia! Inoltre veniva verso di me!
Il semaforo ha segnato verde. Ho dovuto far avanzare la macchina, ma ero sconvolta. Non dovevo investire degli uomini!
Ho parcheggiato la macchina sulla strada e ho escogitato un espediente. Ho provato a incalzarlo con un foglio, ma ha dondolato con il filo. Non ho potuto sopportarlo, e sono uscita dalla macchina. Povera Peugeot!

Per caso c’era un poliziotto con la moto bianca sul lato opposto della strada. Bene! Ho alzato la mano e l’ho chiamato, ma non è venuto da me...
C’era poco da fare! Ho deciso di sistemare la cosa, e sono tornata alla macchina.

Dopo il combattimento, finalmente ce l’ho fatta. L’ho portato fuori dalla macchina con un fazzolettino. Che sollievo! Quindi potevo andare a Ebisu.
Poi il poliziotto è venuto e ha detto: “Dica pure”. “Ormai è troppo tardi!”, ho pensato, e l’ho insultato in fondo al cuore. Gli ho detto: “C’era un ragno, ma ora è andato via”. Mi ha detto: “Buon viaggio!”. Mi è sembrato che contenesse il riso.
È stata una giornata faticosa.

Settembre 24, 2003 2:11  Permalink


Mer - Settembre 10, 2003

Michiko va a Siena

Reduce da una piccola vacanza in Svizzera, la mia studentessa già nota ai frequentatori di questo blog stavolta racconta il suo tentativo di raggiungere la famiglia di Siena presso cui avrebbe trascorso 3 mesi.

Ulteriori spiegazioni e la prima parte le trovate qui. Per leggere il secondo episodio del suo viaggio, invece CLICCATE QUI.

Settembre 10, 2003 1:27  Permalink


Lun - Settembre 8, 2003

M Dining (2)

Qualcuno ricorderà di quando scrissi del McDonald's a Shibuya che si era trasformato nel più raffinato M Dining. Beh, l'avventura è finita dopo soli 4 mesi: la settimana scorsa è apparso un cartello che annuncia il ritorno alla normalità. Ho chiesto il perché a un commesso, e mi ha detto che "non va tanto bene". Probabilmente il cambiamento non è piaciuto ai soliti frequentatori del ristorante: c'era stato un innalzamento nella qualità di certi cibi, i panini erano serviti su piatti veri e la coca cola in bicchieri di vetro con fetta di limone, ma anche il prezzo era più alto, non c'era possibilità di scegliere diversi formati di patate o bevande, e in fondo gli hamburger, per quanto migliorati, non erano paragonabili a quelli di Mos Burger, Freshness Burger, o di Kua'aina, la catena hawaiana che rappresenta il top dell'hamburger a Tokyo (e già "Pulp Fiction" insegnava che gli hawaiani sono bravi nel campo).

Così da questa settimana tornano i menù speciali a prezzi bassi, come si è premurato di spiegare il cartello, e tutte quelle altre cose che si trovano in tutti i McDonald's usuali. E capisco che è perché la gente vuole da McDonald's soltanto che faccia il McDonald's. Quando vuole di più, allora va giustamente altrove.

Settembre 8, 2003 1:2  Permalink


Mar - Settembre 2, 2003

È uscito il dizionario

Notizia ghiotta per studenti e studiosi di giapponese: dopo lunga, lunghissima, attesa, la settimana scorsa è finalmente apparso nei negozi (di qui) il primo dizionario elettronico portatile che include la lingua italiana. Sono anni che esistono decine di modelli contenenti vari vocabolari di inglese-giapponese e viceversa, e buon ultimo dopo l'apparire quest'anno dei modelli con dizionari di cinese, francese e tedesco, è ora arrivato anche quello per la nostra lingua.

Come per la maggior parte delle ultime generazioni di questo tipo di apparecchi, contiene la versione elettronica di una decina di dizionari cartacei tra cui, fondamentali, i due noti dizionari pubblicati da Shogakukan: quello rosso giapponese-italiano, e quello verde italiano-giapponese. Oltre a questi ci sono: un dizionario italiano-inglese e viceversa, un monolingue inglese, un giapponese-inglese e viceversa, un monolingue encicolopedico giapponese (il kojien), un dizionario di kanji, uno di parole in katakana, e altro che non ricordo.
Una utilissima funzione "jump" permette di selezionare una voce in un dizionario ed effettuarne la ricerca in uno qualunque degli altri, il che è un considerevole vantaggio sull'edizione di carta: se infatti cercate il corrispettivo giapponese di una parola italiana, la definizione e le varie traduzioni che ottenete sono sempre in giapponese senza la lettura della pronuncia dei kanji (il che significa che se non conoscete quei kanji in questione non siete in grado di pronunciarli, e a meno di non ricorrere ad un dizionario di kanji, nemmeno di cercarli su un dizionario giapponese-italiano). In questa versione elettronica, invece, potete selezionare il primo kanji della parola che vi interessa, e cercarla subito.

Il prezzo è alto, ma poco più della norma per questo tipo di prodotti: 45.000 yen di listino, che significa circa 35.000 nei negozi. Considerato che i dizionari di italiano che contiene sono i migliori attualmente in circolazione, che la velocità di ricerca - anche incrociata - è incomparabile con quella di un dizionari di carta, che in un formato quasi-tascabile vi portate dietro il corrispettivo di chili e chili di libri... beh, è chiaro che ci sto facendo un bel pensierino.

A scanso di equivoci e problemi, faccio presente che non sono disponibile a inviarne degli esemplari in Italia. Sorry.

Settembre 2, 2003 0:58  Permalink


Gio - Agosto 28, 2003

Judo

Oggi ho visto un cartellone pubblicitario che annuncia la prossima trasmissione dei campionati mondiali di judo. Gioco di parole e foto da far rivoltare i Beatles nella tomba (anche quelli vivi).

Qui la foto (e scusate l'angolo e la luce, ma ero sul treno e non nella posizione migliore).
Qui un link per i più giovani o ignoranti (in senso etimologico, naturalmente).

Agosto 28, 2003 23:29  Permalink


Bici

Immaginate di stare camminando per una zona molto trafficata del centro (centro?!) di Tokyo, sul marciapiede. Avete fretta perché dovete essere al lavoro tra qualche minuto, perciò procedete a passo sostenuto. Un bambino sbuca correndo da un minimarket e per evitarlo scartate di lato. Madornale errore! In quel momento una bicicletta vi entra nella schiena a cento all'ora.

L'ultima parte di quanto sopra non si è ancora verificata, ma vi assicuro che c'è mancato poco, e non una volta sola. Da queste parti le biciclette vanno tutte sui marciapiedi, e vanno sparate. Mi capita spesso (troppo spesso) di stare camminando tranquillo pensando ai casi miei, quando un velocipedastro mi supera sfiorandomi a velocità folli. E ogni volta mi viene un brivido a pensare che se in quell'istante avessi visto una cacca per terra e l'avessi evitata all'ultimo momento, mi sarei spiaccicato contro un idiota a pedali.
Tranquillo, dirà qualcuno, a Tokyo non ci sono cacche per terra. È vero, e probabilmente ha a che fare con questioni di incolumità dei pedoni. Se non sarà una cacca sarà un insetto gigante, ma sto cominciando a temere che quando morirò sarà per colpa di una bici.

Agosto 28, 2003 23:23  Permalink


Mer - Agosto 27, 2003

Robot d'acciaio

L'ho visto per un paio di mesi quasi ogni giorno, all'uscita della metropolitana, e ogni volta ho pensato che avesse un che di affascinante. È un cartellone che spiega i pregi delle lattine in acciaio e ha per testimonial uno dei più vecchi robot della storia del fumetto giapponese, Tetsujin 28 go. Alla fine non ho resistito, e l'ho fotografato.

Agosto 27, 2003 3:14  Permalink


Mar - Agosto 19, 2003

Il villaggio del cinema e un Mito

A Kyoto per una breve vacanza ho fatto un salto al Toei Uzumasa Eiga Mura, un po' parco tematico e un po' teatro di posa dove una volta si facevano i film di samurai e dove ancora oggi si girano gli sceneggiati in costume per la TV. Si passeggia per le vie di un villaggio di una volta, si entra in negozi e case antiche, si passa dal quartiere di piacere di Yoshiwara ai sobborghi più poveri. Alcuni attori simulano una scena con i samurai cattivi e la ragazza in pericolo, altrove un venditore ambulante d'altri tempi illustra agli astanti il suo miracoloso farmaco estratto da una rana. Si può visitare una parte degli studi al coperto, assistere a uno spettacolo che svela qualche trucco del cinema e simula la ripresa di una scena, farsi vestire e truccare come un samurai o una geisha per scattare qualche foto, oppure attraversare la casa infestata.
All'interno del parco c'è un piccolo museo con schede e filmati su attori e registi, teche con oggetti appartenuti ai grandi del cinema giapponese, locandine, alcuni attrezzi di scena e macchine da presa.
Io mi sono divertito, ho fatto delle foto, ho passeggiato tra le vecchie case consapevole non tanto che si tratta di ricostruzioni, quanto del fatto che in Giappone quasi tutto quanto è antico è una ricostruzione, è sempre stato una ricostruzione, e che quindi questo villaggio non è poi così diverso da altri luoghi storici.

Un angolo di un edificio era dedicato a "Mito Komon", la serie TV di samurai più lunga di tutti i tempi, iniziata nel '69 e che il 15 dicembre di quest'anno raggiungerà le mille puntate totali. Secondo la leggenda a cui questa storia si ispira, Tokugawa Mitsukuni, chiamato anche Mito Mitsukuni, nipote dello Shogun Tokugawa Ieyasu, fingendosi un mercante a riposo girava il Giappone aiutando la gente comune e punendo i cattivi che la sottomettevano. Qualcuno dei miei coetanei ricorderà una serie animata che in italia si chiamava "L'invincibile Shogun", e che raccontava con ancor più fantasia la stessa storia. La trama di base di tutte le versioni è la stessa: il vecchietto raggiunge un villaggio, vi scopre qualche ingiustizia, porta i cattivi a svelarsi, e nel momento culminante uno dei suoi due aiutanti estrae un astuccio con lo stemma della casata dello shogun e invita tutti a inchinarsi davanti al simbolo del potere, ivi incarnato da Mito Mitsukuni (che nella serie animata in italiano, oltre a essere definito lui stesso "shogun", diventava Mistukuni Mito, nome che io avevo sempre creduto essere Mitsu Kunimito).

CLICCATE QUI per tradurre in immagini qualcosa di ciò che avete letto (cliccando sulle foto piccole le ingrandirete, e potrete leggerne le didascalie).

Agosto 19, 2003 1:59  Permalink


Mar - Agosto 12, 2003

Insetti

Estate, tempo di vacanze e di bacarozzi. Qui in Giappone i bambini amano gli insetti, e in particolare allevano coleotteri. Nei negozi di animali potete stare certi di trovarvi anche delle teche con qualche cervo volante o essere affine, solitamente di dimensioni ragguardevoli. Naturalmente più è grande e più il prezzo sarà alto. Nelle librerie ci sono libri e libri sull'allevamento e la cura di tali insetti. Sui treni o per la strada si vedono bambini piccoli portare a spasso il loro insetto in una scatola trasparente con i manici. Una mia studentessa a cui non piacciono nemmeno i gatti tiene un paio di cervi volanti nella sua camera, giusto per quando il suo nipotino passa a trovarla.

A riguardo ho anche un aneddoto personale: ero appena sceso dal treno alla mia stazione, quando una ragazza ha cominciato a strillare. Mi sono avvicinato e da una certa distanza ho visto che sulla spalla aveva un qualcosa di nero e grosso, diciamo delle dimensioni di mezza dozzina di comuni scarabei. La ragazza continuava a strillare senza osare toccarlo, e una sua amica cercava di buttarlo giù con un giornale (ma si sa che questi cosi hanno delle prese piuttosto salde). Allora un signore si è fatto avanti, l'ha afferrato con una mano, l'ha delicatamente messo in una tasca dei pantaloni, e si è allontanato senza neanche un cenno. Un esemplare così grande, che presumibilmente era fuggito al suo padrone, deve costare un mucchio di soldi, e sicuramente può costituire un regalo gradito da un figlio.

Per chi ha pochi soldi da spendere negli esemplari più ricercati però c'è un'alternativa: la caccia alle cicale. In questa stagione gli alberi risuonano tutti del loro canto, a decibel tali che si ha l'impressione che un calcio a un albero provocherebbe una pioggia di insetti. Non dev'essere però così semplice, se i bambini si muniscono di un retino e di un papà (o di una mamma) e passano il pomeriggio a cercare e catturare tali insetti, anche questi di dimensioni ragguardevoli, che chiudono nei loro cestini e portano a casa.

Da non dimenticare le libellule: delle sberle volanti che ti sfrecciano accanto nei pressi di qualche parco, e alla cui presenza non sono ancora abituato. I bambini però ci giocano, e tra le cose più innocenti che ci fanno c'è quella di legargli alla coda un piccolo filo e portarle in giro come cagnolini al guinzaglio.

Non c'è da stupirsi che buona parte dei personaggi nei film di mostri siano insetti giganti, e tra gli eroi alla Godzilla ce ne sia uno, Mothra, che è una falena colossale.

In ambito domestico c'è da segnalare la notevole presenza di scarafaggi, grandi ovviamente, che ogni estate arricchisce la TV di spot di insetticidi (anzi, scarafaggicidi) di ogni genere. Qui da me siamo fortunati, e ne abbiamo visti solo un paio in due anni (la casa è pulita, non crediate!), ma c'è da dire che dopo il primo avvistamento abbiamo riempito gli angoli della casa di scatolette anti-scaraffoni.
Per maggiori dettagli su quest'ultimo argomento, leggetevi questo.

Agosto 12, 2003 3:17  Permalink


Ven -