Ven - Novembre 28, 2003

In difesa della fiaba

“È stato nelle fiabe che per la prima volta, ho scoperto la potenza delle parole e la meraviglia di cose come la pietra, il legno, il ferro, la casa e il fuoco, il pane e il vino” (J.R.R.Tolkien, “Albero e foglia”).

Grazie all'informatissimo Tongue Tied, apprendiamo l'ultima sciocchezza dei sociologi americani: le fiabe dei fratelli Grimm farebbero male ai bambini, più o meno quanto le immagini sessiste che si vedono in TV. Il problema starebbe nel fatto che in molte storie come Biancaneve, Cenerentola, Cappuccetto Rosso, o Hansel e Gretel i buoni sono belli e i cattivi sono brutti. Anzi, ancora peggio è che a essere belle sono quasi sempre le donne. Questo spingerebbe i piccoli a credere che "bello" equivale automaticamente a "bene", e "brutto" a "male"; e le bambine a sentirsi frustrate se non sono affascinanti come le eroine delle fiabe. Si critica inoltre il fatto che fiabe del genere sono troppo stereotipate.

Stereotipate?! Ma che genialata! Mi viene in mente giusto uno studioso che deve la sua notorietà agli studi sulla fiaba e i suoi personaggi caratterizzati da una funzione più che da un'individualità. Certo, le obiezioni all'utilità della fiaba nella nostra società moderna ci sono da tempo (vedi questo interessante intervento), ma sono molti di più gli studi che confermano e sostengono l'utilità della fiaba nella crescita psicologica del bambino.

Personalmente trovo facile smontare le assurde tesi dei suddetti sociologi. Il "messaggio" delle fiabe (se di messaggio si può effettivamente parlare, vedi sotto) non è che le persone belle sono di conseguenza anche buone e vanno premiate (e viceversa), ma esattamente il contrario: la principessa è bella perché è buona, e il mostro è tale in quanto è cattivo. Un bambino non interpreta questo secondo le teorie lombrosiane, ma impara in un modo a lui adatto a distinguere il bene dal male e a parteggiare per il bene.

Gli eroi e le eroine delle fiabe sono belli perché l'uomo è attratto dal bello, desidera la bellezza. Una principessa brutta può funzionare nell'ambito della parodia (alla Shrek), ma non è certo attraente nella realtà. Il politicamente corretto imperante finirà forse con il condannare chi spera di non sposare una racchia?

Il bambino quando si identifica con i personaggi non sceglie in base alla loro posizione rispetto al bene, ma in base a chi gli suscita maggior simpatia. Più il personaggio buono è semplice e schietto, più è facile per il bambino identificarsi con lui e respingere quello cattivo: a guidare la sua scelta non è la domanda "Voglio essere buono?", ma "Come chi voglio essere?", e se questo personaggio è una persona buona, allora il bambino decide che anche lui vuole essere buono. (da qui)

Credo sia utile ricordare che a un bambino deve essere concesso di apprendere la realtà per gradi: se gli si mostrano personaggi ambigui il risultato è soltanto la confusione, perché non avendo ancora interiorizzato un'idea di bene o di male stabile, non ha nemmeno i mezzi necessari a interpretarne la possibile ambiguità.

La studiosa che dichiara di leggere ancora le fiabe alle figlie, ma "discutendone le trame e i personaggi con loro" e facendo domande per vedere cosa hanno capito dei messaggi presenti in esse, oltre ad essere sicuramente una mamma pallosissima, cade nell'errore di considerare un bambino come un adulto in miniatura. Le consigliamo queste righe:

Nella fiaba non c'e' scopo moralista esplicito: l'essenza delle fiabe non è la morale, ma il piacere derivato dall'esito della vicenda, che dona al bambino la fiducia che lui stesso, come il protagonista potrà riuscire nella sua vita. A dare questa speranza è il fatto che il protagonista "conquista il suo regno" e che il cattivo viene punito. Il senso di giustizia del bambino viene così soddisfatto e gli dà sicurezza. Nella fiaba regna la polarità nei giudizi morali, il buono si contrappone al cattivo e in nessun personaggio vi è ambivalenza.
[...]
Bettelheim sottolinea come l'unidimensionalità dei personaggi (non ambivalenti, non sia buoni che cattivi allo stesso tempo) domina nelle fiabe come nella mente del bambino. Questa semplicità permette al bambino che ascolta la fiaba, di comprendere facilmente le proprie azioni e reazioni.

E ancora:

[...] la fiaba aiuta il bambino a trovare il proprio equilibrio interiore, a comprendere quello che può o dovrebbe essere il significato della propria vita, cioè a maturare. Per un individuo in fase di crescita risiede in qualcosa di diverso dall’insegnamento sui modi corretti di comportarsi. Le fiabe non pretendono di descrivere il mondo così com’è, né consigliano sul da farsi; nella fiaba i processi interiori sono esteriorizzati e diventano comprensibili in quanto rappresentati dai personaggi della storia e dai suoi eventi.

La giornalista che su Tempi si firma Mamma Oca, e che solitamente racconta delle sue avventure con numerosi pargoli, ha parlato spesso di fiabe. In particolare, mi ha colpito una volta in cui, riguardo alla figlia, ha scritto che 6 anni è

[l']età in cui l’educazione a fiabe ti fa, ancora, totalmente realista e pragmatico.

Concludo allora con un altro dei suoi commenti:

A proposito di fiaba e realtà parla per noi il nostro alleato Bruno Bettelheim: “La bambina ama immaginare di essere una principessa che vive in un castello e intesse elaborate fantasie dove è lei la Principessa, ma quando sua madre le dice di andare a tavola sa di non esserlo. Storie che si avvicinano maggiormente alla realtà iniziando nel soggiorno o nel cortile della casa di un bambino, invece che nella capanna di un povero taglialegna al limitare di un grande bosco, e dove i personaggi sono molto simili ai genitori del bambino e non a boscaioli ridotti alla fame o re e regine, ma che mescolano questi elementi realistici a espedienti volti al soddisfacimento di desideri e meccanismi fantastici, tendono a confondere il bambino circa quello che è reale e quello che non lo è” (B.B. “Il mondo incantato”). (da qui)

Novembre 28, 2003 1:45  Permalink


Mer - Novembre 26, 2003

Niente presepi, siamo americani

Per la serie non sono anti-americano ma gli idioti non mi piacciono, segnalo una notizia molto simile ad altre che si sentono spesso anche da noi. Scuole di New York permettono lo sfoggio di oggetti tradizionali ebraici e islamici ma vietano i presepi. La scusa è che i primi avrebbero una "dimensione secolare" mentre la natività di Gesù è "qualcosa di puramente religioso" e non è "la rappresentazione accurata di un evento storico".

A parte l'idiozia della scusa, non posso fare a meno di considerare che questo tipo di "tolleranza" non porterà ad altro che a maggiori separazioni tra le diverse culture e a sempre più numerosi casi di vera intolleranza.

Novembre 26, 2003 3:34  Permalink


Ven - Settembre 19, 2003

"Senza oneri per lo stato"

Il Giuda Maccablog mi sorprende con un post in cui spiega la costituzionalità dei soldi alle scuole libere, di cui parlavamo qui, tramite anche le parole dei padri della costituzione. Particolarmente significativo questo passo:

[...] le parole senza oneri per lo stato furono proposte dagli on. Corbino ,Marchesi, Preti, Pacciardi, Mario Rodinò, Codignola, Bertini e altri. L'on. Gronchi - il futuro Presidente della Repubblica, quello dei Gronchi rosa n.d.r. - obiettò che: "è estremamente inopportuno precludere per via costituzionale allo Stato la ogni possiblità di venire in aiuto a istituzioni le quali possono concorrere a finalità di così alta importanza sociale"; e fece tra l'altro l'esempio di scuole che siano istituite dai Comuni, e quindi non statali (A.C. pag. 3377). Ma, anche a nome degli altri firmatari l'emendamento, l'on Corbino - Epicarmo Corbino, gruppo misto, un liberale che i preti se li mangiava a colazione. n.d.r. - chiarì la portata dell'emendamento: " Noi non diciamo che lo Stato non potrà mai intervenire a favore degli istituti privati ; diciamo solo che nessun istituto privato potrà sorgere con il diritto di avere aiuti da parte dello Stato".

Ora andate a leggervi il resto.

Settembre 19, 2003 3:0  Permalink


Dom - Settembre 7, 2003

La libertà scolastica è di sinistra

Un po' mi sorprende l'uscita di Luca Sofri così contraria al finanziamento alle famiglie che scelgono la scuola libera. Sì, lo so che Sofri è di sinistra, e che quindi fa forse fatica ad accettare che non debba essere sempre e solo lo Stato a decidere, creare, promuovere, gestire un servizio di utilità pubblica. Però non capisco perché non si debba guardare positivamente a questa novità, che se pur con diversi difetti, rappresenta un tentativo lodevole e importante. Perché a me l'idea di dare un aiuto finanziario a chi non può permettersi di pagare tutta la retta di una scuola privata sembra un piccolo passo verso la pari opportunità dei giovani italiani di frequentare una buona scuola. Credo che uno di sinistra dovrebbe esultare di fronte anche alla minima possibilità di una maggiore uguaglianza tra figli dei ricchi e figli dei poveri. Siamo abituati al fatto che i figli di chi ha i soldi possono frequentare le scuole migliori, e quindi sfruttare al meglio quei primi anni scolastici che decidono molto del futuro di una persona, mentre chi i soldi non li ha deve accontentarsi di quel che passa il convento. Beh, adesso si comincia a profilare la possibilità che la scuola privata non sia più solo appannaggio dei ricchi, ed ecco che invece si alzano le proteste.

Certo, siamo solo agli inizi, il buono alle famiglie non è molto alto, e ci sono aggiustamenti da fare come l'introduzione di fasce di reddito, ma negare la bontà di un intervento simile mi appare quasi dettato da un assurdo desiderio di livellare tutto verso il basso. Ricordo quando anni fa sentii dire dalla Rosy Bindi, allora ministro della sanità, che il suo ideale era che Berlusconi fosse curato nella clinica dove va l'ultimo dei poveri. Cioè, non si rendeva nemmeno conto che il contrario, cioè la possibilità che l'ultimo dei poveri potesse farsi curare nella clinica di Berlusconi, sarebbe stato un obiettivo decisamente migliore!

Comunque, a prescindere dai concetti socialisti, credo che lo Stato dovrebbe permettere il più possibile a soggetti privati di creare opere di pubblica utilità, agevolandole e sostenendone il lavoro, anziché ostacolandolo e vessandolo. A maggior ragione se si tratta di qualcosa di tanto importante come l'educazione di un bambino o di un ragazzo, che è una delle questioni più importanti che esistano al mondo. Paradossalmente, una scuola pubblica, o anche una sanità pubblica, cioè gestita direttamente dallo Stato, non sarebbe nemmeno necessaria, una volta che lo Stato si mettesse più da parte e si limitasse a vegliare sul corretto funzionamento di qualcosa che il popolo fa da solo.

Settembre 7, 2003 20:37  Permalink


Mar - Settembre 2, 2003

Israele e il mondo arabo, un po' di storia

Trovato su Capperi, segnalo il filmato "Pillole di storia" che spiega in breve come si è arrivati all'attuale situazione in Medio Oriente.

Interessante anche quest'altro filmato, in inglese, sull'antisemitismo.

Settembre 2, 2003 2:10  Permalink


Mer - Agosto 6, 2003

Educare il cittadino

L'antidoto odierno di Rino Cammilleri è in sintonia con Rolli.

[...] approfittando del mio status di giornalista, ho pubblicato una «lettera aperta» su un noto quotidiano nazionale, allegando anche le dichiarazioni del responsabile della raccolta rifiuti milanese (ripeto: di Milano, non di un qualsiasi comune di provincia), il quale non provvede alla raccolta differenziata perché, parole sue, non solo non serve a nulla ma addirittura ha, per l’erario, un costo superiore al guadagno. Qualche tempo dopo apparve, sullo stesso foglio, la risposta del sindaco (della cittadina di cui sopra): un puro politichese zeppo di cifre e statistiche di cui confesso di non aver capito niente.

Tranne una frase: «...educare il cittadino...». Che, data la mia professione, mi ha subito evocato il giacobinismo. Occhio, perché la malattia sta a destra come a sinistra. Prepariamoci a un’epoca in cui non eleggeremo più «amministratori» bensì «educatori» della collettività. Per amore o per forza. A spese della suddetta.

Già i prodromi ci sono tutti: non fumare, non bere, non tirare tardi, metti il casco, allaccia le cinture, dimagrisci, vai a piedi o in bici, ricicla, accogli, sii solidale. E via obbligando e/o vietando. Ricordiamoci che anche i giacobini erano «liberali».

Agosto 6, 2003 23:2  Permalink


Mar - Aprile 15, 2003

Insetticidi coreani contro mosche americane

Oggi il canale NHK 1 della TV giapponese ha fatto l'ennesimo servizio sulla Corea del Nord, che essendo geograficamente molto vicina è guardata con curiosità mista a timore. Immagini dei TG coreani, con una donna a mezzo busto dall'aria arrabbiata su sfondo tutto blu che parla con l'enfasi di un boscaiolo con la paresi, fanno ormai parte della mia cultura.
Stavolta si parlava della guerra in Iraq raccontata nelle scuole attraverso il filtro della propaganda di regime: gli americani sono cattivi, vogliono distruggere tutto, le prossime vittime innocenti saremo noi, e via così, come in un articolo di Repubblica. Poi hanno mostrato uno spezzone da un programma TV per bambini, con dei cartoni animati in bianco e nero in cui uno sciame di insetti esce da un cannone targato USA per distruggere la Corea, ma degli eroici barattoli di insetticida li fanno fuori in un lampo salvando il paese dall'invasione. Lo stile, oltre all'assenza di colore, ricorda un po' quello dei cartoons americani degli anni 30, stile fratelli Fleischer, e sarei curioso di sapere se si tratta davvero di cartoni d'epoca (perché immagino che roba del genere giri da decenni, laggiù) o se i nord coreani siano ancora indietro in questo campo. Nel qual caso, la prossima volta che rapiranno dei giapponesi faranno bene a scegliere anche un paio di animatori.

Aprile 15, 2003 23:46  Permalink


Mar - Aprile 1, 2003

Palla prigioniera

Mentre andavo al lavoro, l'altro giorno, ho visto delle bambine giapponesi giocare a quello che conosco come "palla prigioniera" e qualcun altro come "palla avvelenata". Mia moglie mi ha spiegato che qui si chiama dojji booru (dodge ball) e una breve ricerca su internet mi ha confermato che è il nome con cui questo o giochi analoghi è conosciuto in America.
Non è tutto. Ho anche scoperto che uno dei giochi che più ho amato nella mia infanzia, in certe scuole americane è stato bandito perché accusato di istigare alla violenza. Follie dei "nuovi" sistemi educativi, come dice bene questo ironico articolo. Come al solito, invece di valutare casi diversi e agire di conseguenza - usando una palla più leggera, ad esempio, se il problema è che i bambini si possono far male - come suggerisce questa pagina che analizza le due diverse posizioni, si opta per la soluzione più drastica e insensata. E intanto anche questo gioco diventa videogame.

Aprile 1, 2003 2:43  Permalink


Gio - Marzo 20, 2003

Polizia linguistica

Mentre l'amministrazione Bush si da' da fare per portare la libertà in Irak, in USA le scuole pubbliche sono costrette a subire testi e programmi che in nome del Politicamente Corretto imbavagliano letteratura, favole e soprattutto il buonsenso.
Diane Ravitch, rinomata storica dell'educazione alla New York University sta per dare alle stampe un libro intitolato "The language Police", dedicato a parole ed espressioni bandite dalle più grandi case editrici di libri scolastici ed agenzie di stato. Il numero di marzo dell'Atlantic Monthly ne ha pubblicato un estratto, purtroppo non disponibile online. Potete trovare qui una mia traduzione di alcuni termini e dei suggerimenti forniti dagli "educatori".
I commenti alla prossima puntata.
(continua)

Marzo 20, 2003 2:16  Permalink




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