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Dom - Settembre 7, 2003La libertà scolastica è di sinistra
Un po' mi sorprende l'uscita di
Luca Sofri
così contraria al finanziamento alle famiglie che scelgono la scuola
libera. Sì, lo so che Sofri è di sinistra, e che quindi fa forse
fatica ad accettare che non debba essere sempre e solo lo Stato a decidere,
creare, promuovere, gestire un servizio di utilità pubblica. Però
non capisco perché non si debba guardare positivamente a questa
novità, che se pur con diversi difetti, rappresenta un tentativo lodevole
e importante. Perché a me l'idea di dare un aiuto finanziario a chi non
può permettersi di pagare tutta la retta di una scuola privata sembra un
piccolo passo verso la pari opportunità dei giovani italiani di
frequentare una buona scuola. Credo che uno di sinistra dovrebbe esultare di
fronte anche alla minima possibilità di una maggiore uguaglianza tra
figli dei ricchi e figli dei poveri. Siamo abituati al fatto che i figli di chi
ha i soldi possono frequentare le scuole migliori, e quindi sfruttare al meglio
quei primi anni scolastici che decidono molto del futuro di una persona, mentre
chi i soldi non li ha deve accontentarsi di quel che passa il convento. Beh,
adesso si comincia a profilare la possibilità che la scuola privata non
sia più solo appannaggio dei ricchi, ed ecco che invece si alzano le
proteste.
Certo, siamo solo agli inizi, il buono alle famiglie non è molto alto, e ci sono aggiustamenti da fare come l'introduzione di fasce di reddito, ma negare la bontà di un intervento simile mi appare quasi dettato da un assurdo desiderio di livellare tutto verso il basso. Ricordo quando anni fa sentii dire dalla Rosy Bindi, allora ministro della sanità, che il suo ideale era che Berlusconi fosse curato nella clinica dove va l'ultimo dei poveri. Cioè, non si rendeva nemmeno conto che il contrario, cioè la possibilità che l'ultimo dei poveri potesse farsi curare nella clinica di Berlusconi, sarebbe stato un obiettivo decisamente migliore! Comunque, a prescindere dai concetti socialisti, credo che lo Stato dovrebbe permettere il più possibile a soggetti privati di creare opere di pubblica utilità, agevolandole e sostenendone il lavoro, anziché ostacolandolo e vessandolo. A maggior ragione se si tratta di qualcosa di tanto importante come l'educazione di un bambino o di un ragazzo, che è una delle questioni più importanti che esistano al mondo. Paradossalmente, una scuola pubblica, o anche una sanità pubblica, cioè gestita direttamente dallo Stato, non sarebbe nemmeno necessaria, una volta che lo Stato si mettesse più da parte e si limitasse a vegliare sul corretto funzionamento di qualcosa che il popolo fa da solo. Settembre 7, 2003 20:37 Educazione
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