Mer - Dicembre 8, 2004

Chi era costei?

Una cosa fantastica del vivere in un altro paese (o un altro continente) è ignorare bellamente la maggior parte dei "personaggi famosi" della TV italiana. Per esempio, ieri ho letto un trafiletto riguardo a una certa Loredana Lecciso, il cui nome non mi diceva proprio niente. Poi ho scoperto che con la sorella sono "le due gemelle più famose di questo autunno tv" (il che presuppone che sulla TV italiana questo autunno fosse un florilegio di gemelle).
È bellissimo che qui da me invece nessuno abbia la minima idea di chi siano. Di come, appunto, fondamentalmente non siano nessuno al di fuori dei confini italiani, o meglio "al di fuori dei confini della TV italiana". Allo stesso modo non ho la minima idea di chi siano i partecipanti ai vari Grande Fratello (io sono rimasto a Taricone), o all'Isola dei famosi, o a tutti gli altri spettacoli che sono ben lieto di perdermi (non li guardavo nemmeno quando stavo in Italia, ma si sa che è impossibile sottrarsi all'invasione di ogni spazio mediatico da parte di questi pseudo-divi).

Naturalmente vale la stessa cosa per tutti quei personaggi, fondamentalmente insignificanti e destinati a scomparire nell'arco di un paio di stagioni, che popolano la TV giapponese. Anzi, qui è peggio, perché la macchina che fabbrica nuovi divi ne sforna un paio al giorno e ne affonda altrettanti nello stesso tempo.

Dicembre 8, 2004 17:45  Permalink


Mar - Novembre 30, 2004

Maometto, S. Paolo, le donne e gli ignoranti

Bello questo post del Griso. Parla di quei paladini dell'Islam che per difendere e giustificare le credenze e le pratiche di quella religione, per esempio nei confronti delle donne, non trovano altro modo che dire "però il cristianesimo è peggio". Non è così, ma verrebbe da dire: E allora? E se anche fosse? Questo "benaltrismo" applicato alle religioni è assolutamente insensato.

Ma ancora più insensato è il fatto che, come ben nota il Griso:

"[...] costoro estrapolano fuori contesto dei punti che, o sono ormai considerati poco più che narrativa a carattere sacro (com'è il caso dell'Antico Testamento per i cattolici), o poco o nulla hanno a che vedere con la catechesi e con la prassi quotidiana dei rapporti uomo-donna oggi."

Sorvolando sul fatto che l'Antico Testamento è comunque ancora un po' di più di "narrativa a carattere sacro", il Griso centra in pieno il punto: parla di catechesi e di prassi quotidiana.

Chi scrive cose tipo, "Se ciò che è scritto è veramente "Parola di Dio" non può cambiare nel tempo: la religione è e deve essere legge!", è evidente che ragiona dal punto di vista musulmano, ovvero di una religione basata su di un libro. In cui fondamentalmente ciò che viene venerato, più della stessa divinità, è il libro che ne parla. E per cui quello che non è scritto nel libro non esiste, o è semplicemente sbagliato.

Invece il cattolicesimo è quanto di più lontano si possa immaginare da una "religione del libro". Innanzitutto perché Cristo non è un profeta qualsiasi, ma è lo stesso Dio diventato uomo. Non viene semplicemente a parlarci di Dio, ma è Dio stesso che mangia e beve con noi.

Chi conosce un pochino il vangelo almeno per averlo sentito a messa da piccolo, ricorderà diverse occasioni in cui Gesù dice cose tipo: "Fu detto... ma io vi dico..."; "Voi sapete che è stato detto... ma io vi dico...". Gesù modifica quella che per i suoi contemporanei era la legge. Perché? Perché i tempi sono cambiati, possiamo dire. E perché lui può farlo, in quanto lui stesso è la fonte della legge. Quindi già mettersi a citare tanti passi dall'Antico Testamento, per dimostrare che i cristiani sono misogini, non ha alcun senso.

Ma c'è un passaggio ulteriore: Gesù ha fondato la Chiesa, ha detto a Pietro: "A te darò le chiavi del Regno dei Cieli, e tutto ciò che legherai sulla terra sarà legato nei cieli e tutto ciò che scioglierai sulla terra sarà sciolto nei cieli." E ancora: "Io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo". La Chiesa ha la pretesa di essere la continuità di Cristo nella storia. Di essere il corpo vivente (vivente, non di carta) di Dio qui e ora. Se 2000 anni fa si poteva incontrare Cristo di persona, chi è arrivato dopo la sua morte come fa? Si spara? No, lo incontra nel suo corpo che è la Chiesa. Ovvero incontra degli uomini. E questo corpo, essendo vivente, ha anche la capacità di cambiare adattandosi al contesto.

Lo dice perfettamente Karl Adam, in L'essenza del cattolicesimo:

"[...] il cattolicesimo non va identificato senz'altro e sotto ogni riguardo col cristianesimo primitivo o col messaggio di Cristo, allo stesso modo che la quercia adulta non è totalmente identica alla minuscola ghianda. [...] L'annunzio di Cristo non sarebbe un messaggio vivente, né il seme che esso gettò alle glebe sarebbe un seme vivente, se fosse rimasto eternamente il piccolo seme dell'anno 33 e non avesse messo radici e assimilato materia estranea; se, anche con l'aiuto di questa materia, non fosse cresciuto ad albero sui rami del quale nidificano gli uccelli del cielo"

Fatta questa premessa di carattere metodologico (cioè, nel senso che non bisogna parlare di qualcuno, in questo caso la Chiesa, se prima non si sa nemmeno che cosa questo qualcuno dice di essere), mi soffermo brevemente sulle citazioni presenti nella pagina di Islam Jihad Italia linkata dal Griso.

Prima di tutto le citazioni non tengono conto del contesto e del tempo in cui sono state dette. Pretendere che S. Paolo duemila anni fa dovesse dire alle donne di comportarsi in modo completamente diverso a quella che era la loro cultura, sarebbe come pretendere che io in Giappone mi comportassi esattamente come se fossi in Italia, fregandomene di tutti gli usi e costumi locali.

Ma soprattutto, molto spesso le citazioni sono estrapolazioni che cancellano il contesto: il brano del Levitico sull'impurità della donna durante il ciclo mestruale, oltre ad essere ovviamente segno dei tempi in cui è stato scritto, proprio qualche riga prima riportava, in altrettanto spazio di quello dedicato alla donna, l'elenco dei casi in cui è l'uomo ad essere impuro.

Ma la citazione più ridicola è quella dalla Prima lettera ai Corinzi (7,1) citata come "...è buono per un uomo non toccare una donna...". E basta? E quale sarebbe il senso? Il brano originale comincia così: "Quanto poi alle cose di cui mi avete scritto...", e in una traduzione alternativa (riportata dalla Bibbia di Gerusalemme) leggiamo: "Vengo ora a ciò che mi avete scritto, cioè che è bene per l'uomo astenersi dalla donna...". e continua così: "tuttavia, per il pericolo dell'incontinenza, ciascuno abbia la propria moglie e ogni donna il proprio marito. Il marito compia il suo dovere verso la moglie (altro che "dovere coniugale" sempre inteso da parte della donna! ndE); ugualmente anche la moglie verso il marito."

Paolo sta rispondendo a una lettera dei suoi amici di Corinto, in cui gli hanno evidentemente chiesto consiglio rispetto al modo in cui vivere la propria fede. Qualcuno gli avrà scritto: "Io non sono sposato. È meglio così? O devo sposarmi?". Paolo, anche in altri passaggi, consiglia a chi non è sposato di rimanere tale, se ci riesce, e altrimenti di sposarsi. E lo fa indifferentemente agli uomini e alle donne. "Vorrei che tutti fossero come me, ma ciascuno ha il proprio dono da Dio, chi in un modo, chi in un altro." E nella stessa pagina consiglia anche a marito e moglie di non astenersi dal sesso, se non di comune accordo, come anche alle vedove di non restare tali "se non sanno vivere in continenza", e così via. Chi riesce a leggere in queste pagine altro che non quello che c'è scritto lo fa evidentemente in cattiva fede.

Lasciamo perdere poi i discorsi sulla "figura "satanistica"(sic) della donna, nella comunità ecclesiastica cattolica prima con San Paolo e poi nel medioevo", cioè una delle idiozie più grandi che abbia mai sentito in vita mia. Qui si tratta anche di ignorare la letteratura italiana più classica: mai sentito parlare della "donna angelicata" del medioevo? Da dove verrebbe, così di punto in bianco? Ma, soprattutto, mai sentito parlare della Madonna? Qui si vede molto bene come la maggior parte delle critiche mosse alla Chiesa, e con essa alla società occidentale che ne è scaturita, abbiano origine da una profonda ignoranza.

Al proposito, chiudo con una citazione molto bella e rilevante, riportata in Il Suicidio dell'Islam, di Bernard Lewis (pag. 70). È tratta da un resoconto dello scrittore turco Evliya Çelebi, in visita a Vienna nel 1665, come membro di una missione diplomatica ottomana:

"In questo paese vidi uno spettacolo straordinario. Ogni volta che l’imperatore incontra una donna per strada, se è a cavallo fa fermare il cavallo e la lascia passare. Se l’imperatore è a piedi e incontra una donna, assume una posa di riguardo. La donna saluta l’imperatore, il quale allora si toglie il cappello in segno di rispetto per la donna. Dopo che la donna è passata l’imperatore continua per la sua strada. È veramente uno spettacolo straordinario. In questo paese e in generale nelle terre dei miscredenti le donne hanno l’ultima parola. Sono onorate e rispettate per amore della Madre Maria."

Queste cose i musulmani (e soprattutto le musulmane) se le sognano ancora adesso.

Novembre 30, 2004 1:35  Permalink


Sab - Ottobre 2, 2004

Il ritorno dei Megadeth

Non scrivo mai di musica perché non ne so parlare, e infatti non ho nemmeno la categoria adatta, ma volevo dire che l'ultimo album dei Megadeth, The system has failed, è finalmente bello. Dopo qualche album abbastanza insulso, e l'ormai vaticinata morte del gruppo americano, stiamo invece tornando dalle parti di Youthanasia e Countdown to extinction.

Dave Mustaine si sta riprendendo dalla malattia che l'aveva colpito al braccio sinistro: non corre sulle 6 corde come una volta, ma ci dà dentro. Duetta nuovamente con Chris Poland, e se anche ci sono dei pezzi non proprio memorabili, questo ritorno fa ben sperare per il futuro della band.

"Die Dead Enough", il primo singolo, non mi esce più dalla testa, come non succedeva da tempo.

Qui trovate una recensione in italiano, e qui una in inglese.

Ottobre 2, 2004 22:47  Permalink


Dom - Settembre 26, 2004

Le donne sono diverse, e non lo sapevamo

"Le donne sono diverse dagli uomini, non solo psicologicamente, ma fisiologicamente, e penso che sia necessario che capiamo queste differenze".

Sono le parole della dottoressa Catherine DeAngelis, direttrice del Journal of the American Medical Association.

Ecco l'ennesimo caso in cui la scienza arriva a scoprire con enorme ritardo, e inspiegabile sorpresa, quello che il buon senso ci dice da sempre.

Settembre 26, 2004 21:57  Permalink


Ven - Settembre 24, 2004

Il volto di Cristo. Che spettacolo!

Leggo oggi che è stata ritrovata un'altra sindone con l'immagine del volto di Gesù. E che sembra autentica. Qui trovate la notizia dal sito del Corriere.

Ma quel che è stupefacente, è che sul sito del Resto del Carlino, e quindi anche di Google News, che segnala i siti in automatico, questa notizia è riportata nella sezione "Spettacoli". Appena sopra Bonolis che parla del suo futuro in RAI.

Cliccando qui potete vedere le schermate prese dai due siti.

Madornale errore o segno dei tempi?

Settembre 24, 2004 2:33  Permalink


Gio - Settembre 23, 2004

Prossima fermata: Vigata

Lo squillo del telefono non era lo squillo del telefono, ma la rumorata del tràpano di un dentista impazzito che aveva deciso di fargli un pirtùso nel cervello. Raprì a fatica gli occhi, taliò la sveglia sul comodino, erano le cinque e mezzo della matinata. Sicuramente qualcuno dei suoi òmini del commissariato lo cercava per dirgli di una cosa seria, non poteva essere diversamente data l'ora. Si susì dal letto santiando, andò nella càmmara da pranzo, sollevò il ricevitore. «Salvo, lo conosci a Potocki?»

Grazie al mio amico Luca R., siciliano - o meglio ragusano - DOC, sono immerso nella lettura di "Un mese con Montalbano", raccolta di racconti di Andrea Camilleri. E mi sta piacendo molto.

Vedo che nel sito di InternetBookshop (a cui venite rimandati se cliccate sul titolo del libro, qui sopra), le recensioni dei lettori in un paio di casi tirano in ballo la "scorrevolezza". Per esempio, il signor Picasso dice: "Andando avanti la lettura diventa un pò meno scorrevole", mentre il signor Lillo lo definisce un "libro abbastanza scorrevole, ma con scarsa comprensione a causa del siciliano italianizzato adoperato da camilleri".
Personalmente, non vedo perché questa "scorrevolezza" debba essere presa come parametro di valutazione di un'opera. O meglio, che venga pure tenuta in considerazione, ma allora che vadano anche definite le esigenze (o non esigenze) del lettore: "Poco scorrevole per essere un libro da treno", magari potrebbe andare. Oppure: "Non abbastanza scorrevole paragonato all'ultimo numero di Topolino".

Non sia presa, la mia, come un'offesa. E non si pensi che io tenga in poco conto i libri da treno o le pubblicazioni Disney (tutto il contrario), ma voglio dire invece che il bello dei libri di Camilleri è anche quel suo linguaggio un po' siciliano vero e un po' artefatto, che oltre ad essere molto divertente, contribuisce enormemente a caratterizzare i personaggi ma soprattutto a immergerci un po' in un mondo che, se pure dietro l'angolo, è già altro da noi. Un mondo in cui assistiamo a vicende regolate da leggi diverse, caratterizzato da tempi diversi, e di cui non riusciamo a capire sempre tutto, proprio come se fossimo lì presenti. Presenti ma un po' estranei. Un po' stranieri.

Detto questo, non vorrei che chi non avesse mai letto Camilleri equivocasse le mie parole, e pensasse di trovarsi di fronte a un emulo di Verga, o alla versione letteraria di "La terra trema" di Visconti. Sinceramente io trovo questa raccolta anche fin troppo scorrevole. I vocaboli non italiani non sono tanti: alcuni si apprendono subito in poche pagine, altri si deducono facilmente per assonanza con l'italiano, e alla fine si riesce a capire fondamentalmente tutto. Ma, come non mi stanco mai di ripetere ai miei alunni, non è quasi mai necessario dover capire tutto, per poter apprezzare un testo.

Ne approfitto infine per segnalare un sito che riporta tutto quello che vorreste sapere su questo scrittore e i suoi libri: citazioni, interviste, coltissime analisi dei testi, e persino registrazioni audio di programmi radiofonici dedicati al "sommo", come viene chiamato Camilleri dai suoi fan. L'indirizzo è, oserei dire "ovviamente": www.vigata.org.
Ah, e naturalmente ci troverete anche un dizionario camillerese-italiano.

Settembre 23, 2004 12:39  Permalink


Dom - Settembre 19, 2004

Le bugie degli ambientalisti, e un nuovo sito

Segnalo la prossima uscita (23 settembre) del libro "Le bugie degli ambientalisti", scritto da Riccardo Cascioli e Antonio Gaspari, che

svela le origini e gli obiettivi dei "profeti di sventura" e demolisce le basi scientifiche dei miti ambientalisti: deforestazione, riscaldamento globale, esplosione demografica, inquinamento atmosferico, esaurimento delle risorse, cibi ogm... Gli sos lanciati dalle organizzazioni ambientaliste profetizzano la fine prossima del pianeta. Una documentazione schiacciante, ricca di dati e casi concreti - e suffragata dalla prefazione di uno dei maggiori scienziati italiani, Tullio Regge - dimostra che il solo scopo di queste organizzazioni è raccogliere fondi per operazioni demagogiche, ideologiche e politiche che nulla hanno a che fare con la salvaguardia della Terra. 

Ne approfitto per segnalare anche un nuovo sito, già entrato a far parte dei miei link, a riguardo di questi ed altri temi analoghi. Si tratta di SVIPOP, il cui bizzarro nome è spiegato nel sottotitolo: magazine su ambiente, sviluppo e popolazione.

Cito dalla pagina che illustra le ragioni della sua nascita:

L’originalità di SVIPOP sta anche nel fatto che tratteremo insieme tre argomenti – popolazione, ambiente, sviluppo – che normalmente vengono considerati separatamente. Ma con le Conferenze dell’ONU iniziate nel 1992 con quella di Rio de Janeiro sull’ambiente, si è affermato per la prima volta un legame di causa-effetto che vede la presunta eccessiva popolazione all’origine della distruzione dell’ambiente e del sottosviluppo. Oggi ogni politica globale, piaccia o meno, si basa su questa concezione. Solo così si comprende come mai, ad esempio, i fondi dell’Unione Europea per gli aiuti allo sviluppo vanno in misura sempre crescente per promuovere l’aborto nel Terzo Mondo.

[...] siamo al culmine di una guerra contro l’uomo, una guerra lanciata nel secolo scorso e che oggi mostra sempre più apertamente il suo volto. Lo dimostra anche il Rapporto sullo Stato della Popolazione presentato ieri a 10 anni dalla Conferenza del Cairo su popolazione e sviluppo. L’unico interesse di questi potentati economici, politici e culturali che hanno in mano le agenzie dell’ONU, è quello di limitare la presenza dell’uomo sulla faccia della Terra. Anzi, solo la presenza degli uomini poveri o inadatti per qualsiasi motivo, così che gli altri – i ricchi, gli intelligenti, i privilegiati – possano vivere tranquillamente, senza seccature. Non a caso nel dossier che abbiamo preparato a 10 anni dalla Conferenza del Cairo, il nunzio apostolico presso l’ONU di Ginevra, Silvano Tomasi, parla di “barbarie culturale e giuridica” che si è affermata grazie a quella Conferenza. E il demografo Giancarlo Blangiardo parla di “incapacità” che queste agenzie hanno “di concepire l’uomo come risorsa” e non come causa di tutti i mali, o “cancro del pianeta”, come molti ambientalisti l’hanno definito.

Settembre 19, 2004 23:45  Permalink


Dom - Agosto 1, 2004

Tobin Tax, il grande equivoco

Trovo interessante questo post di Paolo di I Love America sulla Tobin Tax, soprattutto dove dice che chi vuole questa tassa fondamentalmente appartiene a una visione ideologica che considera "come un reato e una colpa il guadagno", e dove fa notare che "il neomarxismo è passato alla funzione di controllore etico".

Però più che guardare alla Tobin Tax come a un progetto errato perché - riassumendo il pensiero di Paolo - obbliga tutti a fare la carità per legge, io preferisco far notare che la suddetta tassa è semplicemente una boiata pazzesca. Non sta né in cielo né in terra. Sarebbe controproducente per tutti.

Qui di seguito qualche stralcio da articoli della rivista Tempi dedicati in passato alla questione, seguiti da un mio commento finale.

Tanto per cominciare, il capitale che circola nelle transazioni è molto diverso dal capitale che si possiede stabilmente: un dollaro che cambia di mano mille volte nel corso di una giornata sarà contato come 1.000 dollari di transazioni finanziarie. Una tassa di un millesimo, allora, costituirebbe un'espropriazione totale della ricchezza introdotta nel sistema. L'effetto sarebbe quello di ridurre brutalmente la circolazione finanziaria e forse di interromperla completamente. L'economia reale ne risentirebbe tanto quanto quella finanziaria. Ma anche l'obiettivo di combattere la speculazione e stabilizzare i cambi è aleatorio. Supponiamo che io debba vendere i dollari che ho guadagnato con le esportazioni per pagare in euro i miei dipendenti. Se gli operatori esitano ad acquistarmeli perché la tassa li scoraggia dall'effettuare un acquisto seguito da una vendita (hanno bisogno anche loro di vendere subito i dollari), sarò costretto ad abbassare il prezzo a cui cedo i miei dollari, per accelerare una vendita di cui ho assolutamente bisogno. La fluttuazione dei cambi, in questo caso, risulterà accentuata anziché ridotta, e gli speculatori faranno festa. Questi difetti della "Tobin Tax" sono noti da anni. Perché allora gli antiG8 e alcuni governi la propongono, anziché limitarsi a chiedere maggiori stanziamenti per gli aiuti al Terzo mondo? Per cieco odio teologico nei confronti dell'economia finanziaria i primi, per mettere le mani su nuove imposte i secondi. [Il vecchio equivoco della Tobin Tax, di Rodolfo Casadei, giugno 2001]

Purtroppo, anche se l'attrattiva etica della proposta è di grande suggestione, è inapplicabile. È una notizia nuova? No, si sa da più di vent'anni. Lo dicono i cattivissimi G8? No, lo ricorda l'economista che la escogitò agli inizi degli anni '70, James Tobin, 83enne, Premio Nobel '81, che spiega (cfr. La Stampa, 12 luglio): «la mia proposta è stata usata per più ampie campagne, che vanno oltre le sue ragioni originarie, che erano di ridurre la volatilità dei tassi di cambio» nella fase di instabilità seguita alla rottura del rapporto oro-dollaro. All'Ocse rincarano la dose: «È stato un grande equivoco. Allora Tobin temeva che l'instabilità valutaria danneggiasse i commerci. Oggi quel pericolo non esiste più». [La settimana 29, luglio 2001]

La cifra non basterebbe, si favorirebbero gli off-shore finanziari, si creerebbero, soprattutto, distorsioni nei Paesi beneficiati: tutte le ricerche in materia mostrano che afflussi di capitale assistenziale in Paesi poveri distruggono i mercati locali, creano dipendenze e bloccano lo sviluppo invece di favorirlo. Nei Paesi ricchi, il nuovo capitalismo genera opportunità crescenti, ma che possono essere colte solo da sistemi ed individui forti, cioè dotati di concorrenzialità. Gli eccessi sindacali, protezionistici e consociativi, cioè i modelli redistributivi pesanti, tolgono tale competitività ai territori e ai singoli. Per esempio, finanziando un dipendente pubblico inutile piuttosto che investire su un'educazione più raffinata, e quindi costosa, dei giovani. Così come le alte tasse, in regime di libertà di circolazione del capitale, semplicemente lo spingono a trasferirsi dove il profitto è maggiore. Ciao investimenti. Il metodo redistributivo-assistenziale impoverisce, invece di arricchire, pur pretendendo il monopolio morale della tutela dei deboli. Una così evidente imbecillità tecnica rende vuota la missione di compensazione sociale. L'etica della giustizia sociale deve prendere atto che la sua tecnica redistributiva non funziona né per i Paesi ricchi né per quelli poveri. Si sta riformando? No, viene continuamente riproposta come salvezza nonostante i fatti. O la sinistra centrista e pragmatica la abbandona del tutto, ma senza costruire una nuova teoria di solidarietà più efficiente e compatibile con il mercato. Quando vi tenta, resta parola oscura (la Terza via). Fuffa inutilizzabile in ambedue i casi. [Solidarietà? Valore di mercato, di Carlo Pelanda, agosto 2001]

Per ultimo metto un link a una pagina di Attac, l'associazione che ha cominciato la campagna a favore della Tobin Tax. Leggetevi questo pezzo, e poi ditemi se lo scopo di questa associazione, e dunque anche di questa tassa, non è distruggere l'economia mondiale. Anzi, il mondo come lo conosciamo. Per crearne un altro più bello e puro e giusto. Perché "un altro mondo è possibile". Lo stesso identico pensiero di Lenin, Stalin, Mao, Pol Pot, Kim Il Sung (e figlio), Castro e compagnia bella. Tutti noti per aver creato dei paradisi in terra...

Agosto 1, 2004 0:20  Permalink


Lun - Luglio 26, 2004

Creativi... poco creativi

Sul Foglio di venerdì 23, Stefano Pistolini fa una carrellata sugli spot elettorali di George Bush, con tanto di voto su una scala di 10 per ogni spot "recensito". Assegna addirittura un 9, anche se la maggioranza sta sul 6 o 7. A leggere l'articolo (che trovate nell'archivio del sito del Foglio, a pagina "Inserto 1") sembra che si tratti in buona parte di spot molto efficaci e ben studiati. Ma ad andarli a vedere sul sito del presidente americano, in questa pagina (colonna "Television Ads"), si scopre che non sono poi così interessanti. Direi anzi che sono quasi tutti piuttosto banali. Anche una delle immagini che per Pistolini pare suggestiva, cioè la bambina bionda che corre su una collina verde a simboleggiare l'"andare avanti con George", è semplicemente scontata e stantia.

In generale, a parte pochi casi come forse "Wacky", che per lo meno è simpatica, e "Weapons", che mi sembra efficace, ma ha la qualità tecnica di un video in flash creato da un maghetto del PC per il suo sito internet amatoriale, gli altri spot assomigliano a quelle pubblicità dell'Enel che vedevo anni fa in Italia (ma le fanno ancora?): immagini patinate di centrali elettriche, operai che lavorano, impiegati in camicia che esultano soddisfatti per il successo appena ottenuto, e tutto quel genere di scenette che ti fanno dire: "Sì, bella fotografia...", ma alla seconda volta che le vedi ti annoiano.

Sull'ultimo numero del The Atlantic c'è un articolo che parla proprio degli spot elettorali, del fatto che siano quasi tutti uguali e noiosi e che grossomodo le tecniche utilizzate non siano cambiate molto dagli anni '50, con la differenza che adesso la capacità degli spettatori di farsi colpire è molto diminuita, al punto che se una volta bastavano due o tre passaggi a imprimergli il video nella mente, adesso ce ne vogliono anche venti, cosa che spinge i committenti a un bombardamento spietato sui telespettatori.

Ma il punto è che ci vogliono moltissimi passaggi per ricordare uno spot fatto male e troppo ricco di messaggi, mentre ne sarebbero sufficienti molti di meno se fosse più semplice e originale.

L'Atlantic porta l'esempio della Brabender Cox, un'agenzia pubblicitaria che da anni crea spot politici, ma li fa come se fossero spot pubblicitari normali, di quelli che solitamente permettono ai creativi di sbizzarrirsi in trovate divertenti e accattivanti.

Guardate i video di Bush, e passate poi a dare un'occhiata a spot come "Quicker picker upper" o "Scooter", per avere un'idea di quanto le presidenziali sarebbero più interessanti, se ai copyrighter fosse concesso di lavorare come quando devono lanciare una nuova marca di birra o di preservativi.

Luglio 26, 2004 1:18  Permalink


Dom - Luglio 25, 2004

Moore il censore

Grazie a Camillo, un altro articolo molto interessante sulle falsità di Michael Moore, che in gioventù censurò un'inchiesta che riportava fedelmente quanto fosse antidemocratico e brutale il regime sandinista di Ortega. L'inchiesta era di Paul Berman, l'autore di Terrore e Liberalismo, uomo di sinistra senza il classico salame sugli occhi.

Luglio 25, 2004 21:13  Permalink


Mer - Luglio 21, 2004

Cliniche come macellerie, bambini come rifiuti e feto in 3D

Una delle cose più belle che ho visto quest'anno su internet sono le immagini delle ecografie in 3D realizzate dalla Create Health London Clinic. Qui sul sito del Corriere potete leggere un breve pezzo, ma soprattutto guardare i video e le foto, oppure potete andare direttamente alla pagina dedicata sul sito della clinica di Londra.

Una delle cose più brutte che ho letto quest'anno è la notizia di una clinica di Yokohama che buttava i bambini abortiti con i rifiuti comuni. Ecco una mia traduzione da questa pagina:

Un'ex-infermiera della clinica per donne Isezaki: "Quando smembravamo i feti abortiti facevano un rumore come "crack crack". Dopotutto le ossa si sono già formate, sono come quelle dei pesci e perciò fanno quel rumore. Quelli abortiti alla 15esima o 16esima settimana di gravidanza avevano mani e piedi. Ci era stato detto (dal direttore dell'ospedale) di smembrarli in pezzi più piccoli prima di buttarli via."
Un ex impiegato della clinica ha spiegato che le infermiere usavano forbici e altri attrezzi per spezzettare le membra dei feti abortiti dalla 12esima settimana di gravidanza in poi, in modo da gettarli con la normale spazzatura. La persona in questione ha detto che la pratica era in linea con le istruzioni del direttore della clinica ed è continuata fino ad almeno due anni fa. In Giappone c'è una legge che permette di abortire feti fino alla 22esima settimana di gravidanza. In ogni caso, un'altra legge stabilisce che quelli abortiti nella 12esima settimana o oltre devono essere cremati e seppelliti alla stessa maniera dei corpi umani.
[...]
Il governo municipale di Yokohama e altre autorità hanno condotto ispezioni sul campo per determinare se la clinica ha violato la legge sul trattamento dei rifiuti o altre leggi.

Consiglio a tutti di dare un'occhiata ai video del sito di cui ho scritto più sopra, in cui potete vedere un feto di 11 settimane e uno da 25 settimane, poco più grande di quello da 22.

Basta avere due occhi (anzi, ne basta anche uno solo) per rendersi conto che il cosiddetto "feto" è semplicemente un bambino che cresce piano piano. Che non è un pupazzo che al quinto, decimo, quindicesimo mese viene sostituito per magia con un bambino vero. Che è esattamente lo stesso individuo che da lì a qualche mese uscirà (se glielo permetteranno) a vedere la luce.

Questo è forse l'unico motivo per cui a volte sono tentato di pensare che la nostra civiltà moderna, sempre pronta a stracciarsi le vesti per difendere i diritti dei cani, dei vermi e delle muffe si meriterebbe una cura alla Bin Laden.

Luglio 21, 2004 1:47  Permalink


Mar - Giugno 1, 2004

I Migliori? Maddeche?

Questo pezzo di Rocca non posso fare a meno di postarlo anch'io:

I fascisti islamici sgozzano un italiano, i diessini accusano Frattini e il governo.

Che pena.
Si credono i Migliori, superiori antropologicamente, ma sono il peggio di questo paese, peggiori degli incapaci al governo.

Sono sempre stati dalla parte sbagliata, hanno sostenuto i carri armati sovietici, gli sgozzatori vietcong, i genocidi Khmer rossi, le rivoluzioni culturali cinesi, le esecuzioni castriste, i terroristi palestinesi, i terzomondisti assassini, gli affamatori dei popoli.

Erano contrari alla Nato, all'Europa, all'America, finanche alle autostrade e alla tv a colori (non è uno scherzo: era la politica di Berlinguer), credevano che il divorzio fosse una sovrastruttura borghese. Sono stati il fattore di conservazione della società italiana, dalle loro idee è nato il partito armato rivoluzionario che ha insanguinato l'Italia negli anni Settanta e Ottanta e Novanta e fino a Biagi e D'Antona. Hanno creato, con la Dc, il debito pubblico italiano (l'80 per cento delle leggi di spesa italiane ha avuto il voto del Pci). Hanno sempre sostenuto le leggi speciali di polizia, i teoremi giudiziari, le manette e il carcere come strumenti di lotta politica, a Padova, come a Palermo, come a Milano.

Non ne hanno mai azzeccata una, non dicono "beh, forse in quell'occasione ci siamo sbagliati", piuttosto cancellano, rimuovono e, contemporaneamente, rivendicano quella tradizione. (C'è un'eccezione: Fassino, di recente, ha riconosciuto, venti anni dopo, che Berlinguer aveva torto - ma allora non lo disse). La cosa grave è che c'è ancora qualcuno che li segue, che crede siano seri, che ci casca, che cade vittima della loro arrogante sicumera di essere, nonostante tutte le balle e gli orrori che hanno propagandato, i Migliori. Maddeche?
PS
Questo testo non contiene la parola Mitrokhin, quindi non è attribuibile a Paolo Guzzanti.

Giugno 1, 2004 0:13  Permalink


Dom - Marzo 28, 2004

Per la libertà e dignità della scienza

Ho aggiunto tra i "Siti interessanti", quello dell'associazione Galileo 2001, per la libertà e dignità della scienza.

Per spiegare di che si tratta, mi limiterò a riportare più sotto l'inizio del manifesto dell'associazione. Leggendolo noterete che questo blog si è fatto più volte portatore di istanze analoghe, pur non condividendo tutte le loro fino all'ultima virgola (in questo blog, in particolare, non crediamo che coloro che producono un embrione, fossero anche i genitori biologici, abbiano "un primato nel determinarne il valore, e il destino" come scritto qui).

All'interno del sito trovano posto diverse sezioni, tra cui una raccolta di documenti, organizzata per argomento, nonché altri materiali utili, tra cui spiccano gli atti del convegno di Roma del 19 febbraio scorso sul principio di precauzione (di cui abbiamo parlato diverse volte, per esempio qui). Di gran parte degli interventi c'è solo l'abstract, anche se corposo, ma se volete un bel pezzo articolato e pure godibile, leggetevi l'intervento completo di Franco Battaglia, fondatore e vice presidente vicario di Galileo 2001, dal titolo "Pdp, precauzione o rischio?" (in pdf).

Ma ora vi lascio al manifesto.

Un fantasma si aggira da tempo nel Paese, un fantasma che sparge allarmi ed evoca catastrofi, terrorizza le persone, addita la scienza e la tecnologia astrattamente intese come nemiche dell'Uomo e della Natura e induce ad atteggiamenti antiscientifici facendo leva su ingiustificate paure che oscurano le vie della ragione.
Questo fantasma si chiama oscurantismo. Si manifesta in varie forme, tra cui le piú pericolose per contenuto regressivo ed irrazionale sono il fondamentalismo ambientalista e l'opposizione al progresso tecnico-scientifico. Ambedue influenzano l'opinione pubblica e la politica attraverso una comunicazione subdola: l'invocazione ingiustificata del principio di precauzione nell'applicare nuove conoscenze e tecnologie diviene una copertura per lanciare anatemi contro il progresso, profetizzare catastrofi, demonizzare la scienza.

Non si tratta, quindi, di una giustificabile preoccupazione per le ripercussioni indesiderate di uno sviluppo industriale ed economico non sempre controllato, ma di un vero e proprio attacco contro il progresso. L'arroganza e la demagogia che lo caratterizzano non solo umiliano la ricerca scientifica -attribuendole significati pericolosi ed imponendole vincoli aprioristici ed arbitrari- ma calpestano il patrimonio di conoscenze che le comunità scientifiche vanno accumulando e verificando senza pretese dogmatiche, con la consapevolezza di offrire ragionevoli certezze basate su dati statisticamente affidabili e sperimentalmente controllabili.

Il fatto che le conoscenze scientifiche, per la natura stessa del metodo di indagine e di verifica dei risultati, si accreditino con spazi di dubbio sempre ridicibili ma mai eliminabili costituisce l'antidoto principale -che è proprio dell'attività scientifica- verso ogni forma di dogmatismo, scientismo, intolleranza e illiberalità; ma non puó giustificare il considerare tali conoscenze opinabili o, peggio, inattendibili.

La voce della scienza è certamente piú affidabile e anche umanamente -oltre che intellettualmente- piú consapevole delle voci incontrollate e dogmatiche che, fuori di ogni rilevanza scientifica, pretendono di affermare "verità"basate sull'emotività irrazionale tipica delle culture oscurantiste.

Per leggere il testo completo, cliccate qui.

Marzo 28, 2004 1:32  Permalink


Lun - Marzo 8, 2004

Environmental Working Group: I professionisti della paura

Dal nuovo Green Watch News (n.6-2004, non ancora on-line ma momentaneamente leggibile qui, prima che venga sostituito dalla nuova edizione), un interessante articolo di Rita Bettaglio, che vale la pena riportare completamente, ma con l'aggiunta di diversi link ai materiali citati nel testo.

CLICCATE QUI PER LEGGERLO

Marzo 8, 2004 0:49  Permalink


Ven - Febbraio 27, 2004

E Peppone sparò a Don Camillo

Per chi non se ne fosse ancora accorto, ricordo che è in corso un dibattito (anche se non c'è nulla su cui dibattere, ma semplici fatti da riconoscere) su tutti quei preti cattolici, quei partigiani e quei sindacalisti non comunisti, uccisi dai partigiani comunisti nel decennio che seguì la fine della seconda guerra mondiale. Come ha scritto un paio di mesi fa Paolo Mieli:

Il numero di preti fatti fuori in quegli anni perché vicini alla Democrazia cristiana è davvero incredibile. Don Pessina, don Galletti, don Donati e tanti altri: non c'entravano nulla con i fascisti, al massimo avevano benedetto qualche salma di fascista ucciso, forse aiutavano la Dc a raccogliere voti... La verità è che furono uccisi da comunisti e che nessun assassino fu denunciato dal Pci. Ciò potrà un giorno essere serenamente studiato? Io spero di sì.

Luca Gallesi, su Avvenire del 7 gennaio ha scritto un pezzo introduttivo intitolato "Chi pagherà il sangue dei vincitori?"

[...] impensabili sono i fatti di sangue che fino alla fine degli anni Cinquanta (l'ultima fucilata viene sparata nel 1961!) caratterizzano il clima dello scontro politico nell'Italia centrale. La lunga serie di omicidi politici non lascia adito a dubbi sulle reali intenzioni dei partigiani comunisti, per i quali "la guerra non è finita", come scrivono nei loro proclami ufficiali.

Questo articolo è stato poi seguito da una lunga inchiesta, giunta all'ottava puntata e ancora in corso, di Roberto Beretta, che dal 20 gennaio sta raccontando una documentatissima storia di ideologia omicida e ancora oggi largamente omertosa.

Sul sito di Avvenire potete trovare tutti gli articoli usciti finora, che vi linko direttamente qui sotto. Inutile dire che è una lettura estremamente consigliata.

1 - Stragi partigiane, il triangolo dei preti (20 gennaio 2004)
2 - Partigiani all'assalto del don (23 gennaio)
3 - Ombre rosse in canonica (29 gennaio)
4 - E Peppone sparò a Don Camillo (3 febbraio)
5 - Brigate contro il Biancofiore (10 febbraio)
6 - Falce & coppola, la repubblica del Sud (15 febbraio)
7 - La resistenza cannibale (19 febbraio)
8 - Quei preti, martiri del 18 aprile (25 febbraio)

Febbraio 27, 2004 2:37  Permalink


Dom - Febbraio 15, 2004

L'ecosocialismo è una minaccia per la libertà nel mondo

In questa pagina abbiamo letto un interessante articolo di Rita Bettaglio riguardo al pensiero di Fred L. Smith, presidente del Competitive Enterprise Institute. Si parla del pericolo degli "ecosocialisti". Ma di che si tratta?

Per gli ecosocialisti la soluzione [ai problemi di carattere ambientale, ndE] è minor libertà per i privati, nella convinzione dogmatica che l'uomo, lasciato libero, sia nemico del bene comune. Questa è una visione antropologica negativa e profondamente sbagliata. Infatti ha un evidente tallone d'Achille: se l'uomo è ontologicamente cattivo, cosa o chi garantisce che lo Stato sia migliore degli uomini che lo compongono?
[...]
I Verdi sono i Rossi di una volta perchè ne ereditano e condividono il pensiero fondante: lo Stato è sopra e prima dell'individuo ed il bene individuale è l'esatto contrario di quello comune. Una visione 'teocratica', dunque: l'uomo inguaribilmente peccatore deve essere salvato contro la propria volontà dallo Stato. Se allo Stato sostituiamo la Natura abbiamo l'attuale, violento, pensiero ecologista. Pensiamo ai sistemi socialisti: essi teorizzavano e promettevano il paradiso in terra. Questo paradiso si è via via rivelato un inferno per chi vi era sottoposto obtorto collo. Quando cominciarono ad affiorare le contraddizioni interne di tutti i sistemi socialisti avvenne uno spostamento di pensiero: dalla convinzione che solo le istituzioni politiche potessero portare il benessere dell'umanità e la pace (quanti milioni di morti?) al pensiero maltusiano che solo una pianificazione centrale da parte di elite intellettuali potesse salvarci dal disastro. Dal paradiso in terra alla necessità di evitare che la terra si trasformi in inferno! I Rossi erano convinti che l'individuo potesse sfruttare troppo poco le risorse, i neo-maltusiani troppo. Il finale, comunque, non cambia: bisogna impedire che l'individuo possa interagire liberamente con esse!
E' la teoria dei "Terribili Troppo": ci sono troppe persone, che consumano troppo, che fanno troppo affidamento a tecnologie di cui conosciamo troppo poco. Quindi bisogna diminuire la popolazione, i consumi, la tecnologia, anche se questo può portare a morte, povertà ed ignoranza.
Il socialismo non è caduto per la forza delle idee o ideali liberali, o almeno non solo, ma per se stesso, per le proprie insanabili contraddizioni interne che lo rendevano profondamente antiumano.
E l'ecosocialismo è ancora più pericoloso. Come qualcuno ha notato: "dopo tutto i vecchi rossi giustificavano i loro orrori come passi verso il progresso dell'umanità. Ma il progresso dell'umanità ha poco valore per chi adora Gaia."
La protezione dell'ambiente e, quindi le politiche ambientali devono avere come protagonista l'uomo, la persona, in una visione positiva: la libertà educa e migliora la persona, se è vera libertà.

Potete trovare tutto l'intervento di Smith, in inglese, in questa pagina, o scaricare il pdf da qui.

Riguardo a quanto scrivevamo nel post "Ambientalismo, religione per gli atei metropolitani", sul blog Koestler c'è il link a un'interessante intervista sull'argomento da Frontpage Magazine.

Febbraio 15, 2004 19:1  Permalink


Lun - Febbraio 2, 2004

Ambientalismo, religione per gli atei metropolitani

Su Green Watch News n. 4/2004 (non ancora on-line), leggiamo le recenti dichiarazioni di Michael Crichton (lo scrittore e autore, tra le altre cose, di "Jurassic Park" e "ER"):

La più importante sfida per il genere umano? "Distinguere la realtà dalla fantasia, la verità dalla propaganda", secondo Crichton. [...] "L'ambientalismo appare la religione d'elezione per gli atei metropolitani." E, come religione, o, meglio, come cattiva religione, "ritiene che i fatti non siano necessari, perché i dogmi dell'ambientalismo sono tutti verità di fede."
Ogni religione ha il proprio Eden: quale sarebbe quello dell'ambientalismo? "E' il tempo in cui la mortalità infantile era dell'80%, quando 4 bambini su 5 morivano di malattia prima dei 5 anni? Quando una donna su 6 moriva di parto e la vita media era di 40 anni?", si domanda Crichton.
"La visione romantica della natura come un paradiso è propria solo di chi non ha esperienza della natura. Chi vive nella natura non è affatto romantico a questo riguardo. [...] Essi ancora uccidono animali e sradicano piante per mangiare, per vivere. Se non lo facessero, morirebbero."

"Con tutti i passati insuccessi, uno penserebbe che le previsioni ambientaliste si facessero più caute. No, invece, se si tratta di una religione. [...] Come è proprio delle religioni, le credenze non sono modificabili dai fatti, perché non hanno niente a che vedere coi fatti."

"Io posso citare alcuni fatti precisi. [...] Posso dirvi che il DDT non è cancerogeno, non fa morire gli uccelli e non avrebbe dovuto essere bandito. Posso dirvi che chi lo ha bandito sapeva che non era cancerogeno e lo ha bandito lo stesso. Posso dirvi che il bando del DDT ha causato la morte di 10 milioni di poveri, soprattutto bambini. [...] L'aver bandito il DDT è uno dei più disgraziati episodi nella storia dell'America del ventesimo secolo."

Secondo Crichton "noi tutti dobbiamo liberarci dell'ambientalismo." L'unica via d'uscita è basarsi sulle evidenze scientifiche prima di decidere politiche che incideranno sul futuro delle persone.
"Se noi permetteremo che la scienza venga politicizzata, allora avremo perso. Entreremo nella versione internet dei secoli bui, un'era di paure e di pregiudizi, trasmessi a persone ignare. Non è un buon futuro per il genere umano. [...] Quindi è tempo di abbandonare la religione dell'ambientalismo, e ritornare alla scienza dell'ambiente e basare su di essa le nostre politiche."  (Rita Bettaglio)

Nel discorso completo l'autore, pur manifestando una visione piuttosto ristretta della religione, parla diffusamente della falsità dell'ancora attuale mito del buon selvaggio, della pericolosità della natura (che invece ci immaginiamo nella versione edulcorata dalla TV), delle previsioni catastrofiche degli ecologisti mai realizzatesi, ma anche della necessità di un'ecologia scientifica e basata su fatti, anziché su idee.

Il tutto era riportato sul sito di Crichton, ma come scrive lui stesso in questa pagina, è stato momentaneamente messo off-line, insieme ad altri discorsi sull'ambientalismo, fino all'uscita del suo prossimo libro, dedicato a questo argomento. Grazie ai potenti mezzi di internet è però ancora disponibile nella cache di Google, a questo indirizzo. Leggetelo, che ne vale la pena.

Febbraio 2, 2004 10:47  Permalink


Ven - Gennaio 16, 2004

Perderemo il treno del Ventunesimo secolo

Da un'intervista a Lester Thurow, economista del Mit e divulgatore:

Domanda: "Ma non trova che in Europa ci sia un deficit di innovazione?"

"Ah, non c'è dubbio. Nel mio ultimo libro l'ho scritto chiaramente. Il vero guaio dell'Europa sta nel suo rifiuto della biologia, inclusi gli Ogm e gli esperimenti sugli animali in laboratorio. Se il Ventesimo secolo stato il secolo della fisica, il Ventunesimo sarà il secolo della biologia. Qui al Mit stiamo assistendo a un boom: c'è chi è al lavoro sul primo bio-computer o chi studia le ragnatele per scoprire nuovi materiali. E intanto le iscrizioni ai corsi di biologia hanno superato quelle in informatica. Ma l'Europa ha deciso di non fare niente per dieci anni, aspettando di capire che cosa può essere dannoso e cosa no. Ma nella storia la ricerca scientifica non si è mai rivelata dannosa a priori. Sarebbe come se, nel passato, si fosse deciso di non usare il vapore o l'elettricità. Temo che l'Europa stia perdendo il treno del Ventunesimo secolo."
[...]

Domanda: "[...] il suo ultimo libro si chiama "Fortune Favors the Bold", un titolo preso a prestito dal latino: audaces fortuna juvat..."

"Era un motto dell'esercito romano: chi è coraggioso potrà vincere o perdere, ma chi è codardo perderà di sicuro. È un motto perfetto per la competizione biologica che è già cominciata. L'Europa prende tempo sugli Ogm, ribattezzati «Frankenstein Food». Al momento, però, non ci sono prove che siano cibo da mostri. E così, con questo atteggiamento attendista, il Vecchio Continente finirà per consegnare agli Stati Uniti un vantaggio di 50 anni in questo strategico settore industriale." (Il Sole-24 Ore, 26/11/2003)

Gennaio 16, 2004 13:44  Permalink


Violenza televisiva

Quando si dice "la scoperta dell'acqua calda". Istituti di ricerca e media che ne riportano i risultati, a volte sembrano mettercela tutta per uscirsene con "scoperte" assolutamente ovvie.
Leggo sul Foglio di lunedì 1 dicembre (non on-line), citato da Avvenire del 26/11, del

Risultato della ricerca "Violenza televisiva e subculture dei minori nel Meridione", realizzata dall'Osservatorio su violenza, media e minori dell'Università di Salerno. Per l'81 per cento dei bambini meridionali dagli 8 ai 14 anni fa più paura la cronaca trasmessa in tv della violenza che si vede nelle fiction e nei cartoni animati.

Ma dai?! Che cosa dimostra questo? Che i bambini (fino ai 14 anni, tra l'altro) non sono degli idioti? Che sono in grado di distinguere la realtà dalla fantasia? Che sanno discernere tra ciò che è pericoloso e quello che è innocuo? Che arrivano addirittura a capire che un terrorista suicida che si fa esplodere a sorpresa in una pizzeria è più temibile di un alieno munito di raggi fotonici? Avevamo proprio bisogno che la scienza ce lo confermasse.

Gennaio 16, 2004 13:20  Permalink


Fantascienza

In occasione dell'ultima missione spaziale americana, Ray Bradbury, 83 anni, fondamentale autore di opere come "Fahrenheit 451" e "Cronache Marziane", ha dichiarato:

"Non possiamo rimanere sulla Terra, sarebbe troppo noioso. E ci lasceremo alle spalle le guerre, così come quando siamo arrivati in America 500 anni fa ci siamo lasciati alle spalle le futili politiche europee e abbiamo formato una nuova nazione." (Silvia Bizio, La Repubblica, 5/1/2004)

A parte il condivisibile accenno alle futili politiche europee, quantomai attuale, il resto è coerente con il lavoro di tutta la sua vita: fantascienza pura.

Gennaio 16, 2004 12:44  Permalink


Mar - Gennaio 13, 2004

L'onore di affermare che non si deve uccidere

Interessante post di Sandro Magister su Norberto Bobbio e ciò che disse dell'aborto in un'intervista rilasciata al Corriere della Sera dell'8 maggio 1981, e ripubblicata domenica scorsa su Avvenire.

Io ne trascrivo qui alcuni passaggi, ma vale la pena di leggerla tutta, per trovarvi un'opinione fortemente laica e ragionevole.

«Ho parlato di tre diritti: il primo, quello del concepito, è fondamentale; gli altri, quello della donna e quello della società, sono derivati. Inoltre, e questo per me è il punto centrale, il diritto della donna e quello della società, che vengono di solito addotti per giustificare l'aborto, possono essere soddisfatti senza ricorrere all'aborto, cioè evitando il concepimento. Una volta avvenuto il concepimento, il diritto del concepito può essere soddisfatto soltanto lasciandolo nascere».
[...]
«Dice ancora Stuart Mill: "Su se stesso, sulla sua mente e sul suo corpo, l'individuo è sovrano". Adesso le femministe dicono: "Il corpo è mio e lo gestisco io". Sembrerebbe una perfetta applicazione di questo principio. Io, invece, dico che è aberrante farvi rientrare l'aborto. L'individuo è uno, singolo. Nel caso dell'aborto c'è un "altro" nel corpo della donna. Il suicida dispone della sua singola vita. Con l'aborto si dispone di una vita altrui».
[...]
«Vorrei chiedere quale sorpresa ci può essere nel fatto che un laico consideri come valido in senso assoluto, come un imperativo categorico, il "non uccidere". E mi stupisco a mia volta che i laici lascino ai credenti il privilegio e l'onore di affermare che non si deve uccidere».

Gennaio 13, 2004 0:31  Permalink


Dom - Novembre 9, 2003

La sconfitta della tecnologia da parte del pregiudizio

Con l'aiuto dell'ultimo Green Watch News (n. 30, non ancora on-line) torniamo a parlare di OGM.

Il 31 ottobre scorso 114 scienziati inglesi hanno scritto una lettera a Tony Blair (la trovate qui) in cui criticano duramente l'atteggiamento del governo nel dibattito sugli Ogm, che è decisamente vinto dalle ragioni scientifiche ma perso sul piano delle pubbliche relazioni, in quanto - scrivono - "rischiamo di vedere la sconfitta della tecnologia da parte del pregiudizio".

Gli scienziati condannano la risposta isterica dei media ai recenti test sui raccolti Ogm e sottolineano che il governo non ha fatto niente per spiegare ai cittadini i benefici di questa tecnologia. [...] "Il governo ha sempre ignorato le opportunità che aveva per rispondere a qualsiasi affermazione priva di fondamento sulle procedure di modificazione genetica", prosegue la lettera.
[...]
Gli scienziati inglesi stanno convincendosi che in Gran Bretagna sia ormai impossibile lavorare perché la situazione è al limite della psicopatologia: attentati contro aziende in cui si stavano attuando sperimentazioni, minacce ai dipendenti ed alle loro famiglie, danni economici ingenti. Pare che le varie comunità scientifiche occidentali non riescano a riportare alla ragione i deliranti, i governanti si lasciano soggiogare da un'opinione pubblica disinformata e non di rado isterica.

Questa protesta fa il paio con quella del mese predecedente, quando 1500 scienziati francesi, tra cui due Nobel, hanno firmato una petizione chiedendo la fine delle distruzioni di coltivazioni OGM.

Ma ciò che più ha fatto insorgere gli scienziati transalpini è la violenza antiscientifica sempre più evidente. [...] Il discorso va riportato al piano razionale e scientifico e la soppressione dei risultati delle ricerche, prima che potessero essere valutati è bieco oscurantismo ed irrazionalità. [...] Chissà cosa avrebbero potuto dirci i risultati delle ricerche andate in fumo? E come possiamo venire a capo della disputa sugli OGM se non tramite la ricerca e la sperimentazione?

Intanto in casa nostra, la Confederazione Italiana Agricoltori di Pordenone ha recentemente affermato per bocca del suo presidente, Giorgio Fidenato, che

"La CIA di Pordenone vede di buon grado e con atteggiamento laico lo sviluppo degli organismi ogm perché conosce le motivazioni principali che hanno spinto la ricerca in quel senso... L'atteggiamento positivo verso gli ogm è dovuto anche alla consapevolezza che l'alternativa all'agricoltura tradizionale non può essere l'adozione di agricoltura biologica o biodinamica su larga scala. Per i costi e per le difficoltà tecniche queste potranno restare solamente produzioni di nicchia". [...] Fidenato rivolge anche un appello al presidente della Regione Friuli, Illy, che ha recentemente espresso interesse nei confronti degli sviluppi del biotech: "il prossimo anno a Pordenone potremmo organizzare la prima festa della polenta transgenica per far conoscere, a chi lo volesse, che le piante transgeniche non sono poi i mostri che si dipingono".

Concludiamo con un ottimo articolo del prof. Tullio Regge, dalla Stampa del 29 ottobre, che si apre con un ragionamento senza grinze:

Un signore nelle prime file mi interrompe con la prece sacrale «Gli Ogm sono strumento delle multinazionali», ripetuta ossessivamente tutte le volte che si svolge un dibattito pubblico sull'ambiente. Altre litanie: «I brevetti sugli Ogm sono delle multinazionali», oppure che gli Ogm distruggono la biodiversità. La creazione di un Ogm non necessita di attrezzatura particolarmente onerosa ed è alla portata di un laboratorio universitario pur che ci sia personale qualificato, ma per giungere al brevetto occorono prove di sperimentazione sul campo che sono vietate. Niente prove niente brevetti. Chi si oppone alle prove? Gli stessi attivisti che ora inveiscono contro il monopolio delle multinazionali da loro amorosamente protetto.

Sono trascorsi decenni da Primavera Silenziosa della Carson, il libro manifesto che ha denunciato le malefatte dei pesticidi: caso strano, ma non troppo, il fatto che gli Ogm ne facciano a meno non è considerato dagli ambientalisti una virtù, chi lo cita manca di buone maniere.
[...]
In Italia [...] non è permessa la coltivazione all'aperto di varietà Ogm, la ricerca scientifica è bloccata da demagoghi che campano sulle paure e pregiudizi altrui. Coltiviamo in tutta Italia il popolare grano duro Creso, una mutazione ottenuta nel 1974 irraggiando la varietà Cappelli con raggi gamma provenienti da scorie di reattori, bestia nera degli ambientalisti. Gli stessi ambientalisti mangiano la pasta fatta con il Creso ma evitano accuratamente di parlarne.

Novembre 9, 2003 2:42  Permalink


Mer - Ottobre 22, 2003

CONVEGNO INFORMATIVO SUGLI ALIMENTI GENETICAMENTE MODIFICATI

Si vede che oggi è giornata. Grazie ad Antonio Gaspari segnalo un altro appuntamento interessante:

Il giorno 25 ottobre a Milano si terrà un convegno dal titolo: "Alimenti geneticamente modificati tra paure, incertezze e aspettative. È possibile una scelta ragionevole?" ideato per contribuire a capire meglio quale sia il nuovo scenario che attende tutti noi, quali cittadini e consumatori, con l'utilizzo degli organismi geneticamente modificati in alcune tipologie di alimenti.
Gli alimenti tradizionali presenti da generazioni sulla nostra tavola sono, per la maggior parte, frutto dell'applicazione delle biotecnologie. La birra, il sidro, il vino, il formaggio e il pane sono ad esempio il risultato di processi di fermentazione che coinvolgono lieviti, muffe e batteri.

A poco a poco l'uomo ha imparato a governare i processi biologici allo scopo di migliorare la qualità degli alimenti. Molti prodotti, tra i quali alcuni "tipici" come ad esempio: il pomodoro San Marzano, il riso Carnaroli e alcuni famosi vitigni, sono l'esito di ricerche dei nostri genetisti agrari nell'ultimo secolo. Tutti questi prodotti sono perciò frutto di incrocio, esso stesso una manipolazione genetica.
Negli ultimi decenni la ricerca nel campo delle biotecnologie vegetali ha fatto molta strada: le piante propriamente dette "geneticamente modificate" sono state ottenute per la prima volta circa quindici anni fa negli Stati Uniti. A partire dal 2004 tutti i prodotti alimentari che contengano più dello 0.9% di ogm (organismi geneticamente modificati) dovranno presentare un'etichettatura particolare al fine di renderli riconoscibili dai consumatori. Crediamo sia utile saperne di più per poter scegliere tra differenti prodotti.

Durante il convegno verrà anche presentato il libro "Biotecnologie per la tutela dei prodotti tipici italiani", i cui autori saranno in parte presenti.

Milano, sabato 25 ottobre 2003 ore 10.00. Cine Teatro "San Giuseppe" di via Redi 21
(MM1 Lima - Tram 33 - Bus 60, 56 - Filobus 92)

Ottobre 22, 2003 3:8  Permalink


Saggi terzisti

Segnalo che dal 23 al 25 ottobre a Roma si terrà il secondo Forum Mondiale Nord-Sud. Mi sembra un'iniziativa interessante, in quanto si allontana saggiamente sia dalla demonizzazione dell'Occidente e dell'economia di mercato, che dal suo opposto.

L'obiettivo del Forum è quello di superare la visione troppo economicista di Davos e quella utopica e contraddittoria di Porto Alegre, proponendo  una visione cristiana che tiene in gran conto lo sviluppo delle persone. Il Forum punterà a diffondere la conoscenza delle iniziative positive che hanno arrecato benessere o diminuito la povertà in alcune regioni del pianeta; a individuare gli errori commessi nel tempo per la promozione dello sviluppo; a rinvenire nuovi metodi per lo sviluppo economico e sociale che, superata la logica dell'assistenzialismo, favoriscano una cooperazione fondata sul valore della solidarietà, responsabilizzando gli operatori economici e i consumatori.

Il Forum Nord-Sud viene proposto dal Movimento mondiale delle Scuole di Etica ed Economia che dal Nord-Est italiano si sta diffondendo in tutto il mondo, promuovendo una visione economica fondata sulla condivisione delle conoscenze e la valorizzazione delle peculiarità culturali (solidarietà), nel rispetto delle regole tecniche del mercato (efficienza).

Ottobre 22, 2003 2:55  Permalink


Ven - Ottobre 17, 2003

Giornalismo serio

Il cacciatore di bufale Paolo Attivissimo nella sua newsletter odierna ci informa che Repubblica ha dato l'ennesimo esempio di scarsa professionalità. A pagina 28 dell'edizione odierna ha infatti pubblicato una fotografia satellitare dell'Italia durante il blackout, che da tempo si sa essere un falso. In questa pagina trovate la relativa inchiesta anti-bufala, risalente al primo ottobre. Conclude Attivissimo:

Ho telefonato adesso a Repubblica, redazione di Roma, e ho detto loro che si tratta di una bufala.
Pausa di imbarazzo. "Ah. Grazie". Abbiamo sfogliato insieme la mia pagina antibufala che documenta la loro figuraccia.
Insomma, per l'ennesima volta uno dei quotidiani più letti d'Italia pubblica, senza la benché minima verifica, una foto che ha sicuramente pescato da un sito inaffidabile di Internet. Un altro esempio luminoso di affidabilità del giornalismo italiano. Viene da chiedersi quante altre bufale ci rifilino.
Pubblicheranno una rettifica? Diranno chi li ha avvisati della gaffe? Accetto scommesse.

Ottobre 17, 2003 23:44  Permalink


Mar - Ottobre 14, 2003

Fede e ragione

Mi scuserete se oggi cito tanto 1972, ma a parte il fatto che è uno degli abitanti più interessanti della blogosfera, i suoi post odierni mi hanno particolarmente colpito. Scrive dunque:

Da laico l’autore di questo blog ha sempre pensato che una razionale fiducia nella ragione umana (non è un gioco di parole) debba saperne riconoscere anche i limiti, ammettere la possibilità che qualcosa possa sfuggirle e che non tutto si esaurisca al livello delle nostre conoscenze.

E poi cita delle osservazioni sull'ateismo di Dinesh D'Souza, da questa pagina, in cui si argomenta che gli atei non sono affatto più razionali dei credenti, ma anzi lo sono di meno.
Citando Kant, D'Souza dice che l'errore dell'illuminismo sta nel credere che la ragione può conoscere tutta la realtà. Conosciamo la realtà attraverso l'esperienza, dice Kant, che ci viene dai nostri sensi, limitati per natura, e incapaci di cogliere tutti gli elementi del reale. Che cosa ci fa credere che non ci sia una realtà ulteriore a quella che può essere afferrata dai nostri sensi? Non c'è alcuna ragione sensata per credere che possiamo conoscere tutto quello che esiste. La ragione deve riconoscere i suoi limiti, per essere realmente ragionevole.

Come mio contributo alla questione, vorrei ricordare che Giovanni Paolo II ha scritto estesamente di fede e ragione in una sua enciclica del '98, chiamata appunto "Fides et ratio".

Cito dall'incontro "Fede e Ragione: un concetto astratto o un'esperienza reale?" tenutosi nello stesso anno al Centro Culturale di Milano a commento di quell'enciclica:

Il Papa rimanda in nota [nota 28 della "Fides et Ratio", ndE] a un suo intervento del 1983 che vorrei leggere brevemente: "In particolare, quando il perché delle cose viene indagato con integralità alla ricerca della risposta ultima e più esauriente, allora la ragione umana tocca il suo vertice e si apre alla religiosità: in effetti la religiosità rappresenta l’espressione più elevata della persona umana, perché è il culmine della sua natura razionale. Essa sgorga dall’aspirazione profonda dell’uomo alla verità, ed è alla base della ricerca libera e personale che egli compie del divino". Il vertice della ragione è questa esigenza di un significato ultimo. Non è ragione, è ridotta, è mortificata se non si lascia aperta questa possibilità che corrisponde profondamente alla natura dell’uomo proprio come essere razionale. Impedire, escludere, come tante posizioni soprattutto dell’età moderna e contemporanea hanno fatto, impedire ed escludere questa dinamica della ragione, impedire l’accesso alla verità in forza di un pregiudizio, in forza dell’affermazione di una propria particolare visione, è la radice di ogni alienazione.

Fondamentale, a riguardo, anche l'articolo di Luigi Giussani da Repubblica del 24 ottobre 1998, da cui traggo l'ultima citazione:

Quando nel '54 sono entrato al Berchet di Milano, la prima ora di scuola - per rispondere alle domande dei giovani - mi pose immediatamente nella necessità di far capire che cosa fosse la ragione, perché senza ragione non c'è neanche la fede, non c'è umanità che edifichi civiltà; c'è barbarie. Quei ragazzi, pur vivi e impegnati personalmente, usavano in modo ridotto la ragione. Ora, l'uomo parte sempre dall'esperienza per conoscere se stesso e camminare nella realtà. E quando con la sua ragione scandaglia tutto il reale, giunge all'esistenza di qualcosa che non si vede e che è la spiegazione totale dell'uomo e del cosmo, ma che non è conoscibile dall'uomo: è Mistero. Questo "punto di fuga" è in quell'originale e insopprimibile slancio in cui la natura urge la conoscenza di tutti i fattori dell'esperienza in cui l'uomo si desta. Questo soprattutto manca a tante definizioni della ragione, proprio perché non cercano la ragione nell'esperienza che l'uomo inevitabilmente fa. Di fronte alla totalità del reale la ragione è impotente a esaurirla; si apre così alla categoria che ne rappresenta il vertice espressivo: la possibilità. Nell'orizzonte della ragione emerge la mendicanza dell'io creato che il Mistero stesso si riveli. E' in questo che il cristiano partecipa alle lodi della ragione e all'uso di essa meglio di altri.

Ottobre 14, 2003 1:20  Permalink


Lun - Ottobre 6, 2003

Parliamo di comunisti

Comincio da un bell'articolo di Antonio Socci su Il Giornale del 4 ottobre (grazie a Stranocristiano), in cui si parte dalle parole di De Benedetti e Benetton sulla Cina, su cui fa anche un po' di sano esercizio di memoria storica, e mette in guardia dall'esaltare un paese che ha messo il piede sull'acceleratore dello sviluppo economico, trascurando - da almeno cinquant'anni - quello umano. Socci consiglia anche la lettura del libro di Bernardo Cervellera, "Missione Cina. Viaggio nell'impero tra mercato e repressione".

Il libro di Cervellera spiega in quale vicolo cieco si sia cacciata la leadership cinese stretta nella contraddizione fra liberalizzazione economica e totalitarismo comunista (la strage di Piazza Tien an men ha solo momentaneamente rinviato l’esplosione del problema, ma non l’ha risolto). Cervellera spiega anche quanto dirompente sia la situazione delle campagne, dove 700 milioni di contadini in semi-schiavitù sono al limite della fame e dove non esiste alcun vero controllo sanitario (i contadini quindici anni fa non parteciparono alle manifestazioni di piazza, ma oggi sono una bomba a orologeria).

Si capisce da queste pagine quanto è urgente che l’Occidente si affacci in quel Paese non solo con la smania di vendere merci, ma esigendo il riconoscimento dei diritti umani fondamentali come condizione per il commercio internazionale. Che ne dice la sinistra noglobal? Da quelle parti le sole voci che si sentono sono quelle di Benetton e De Benedetti. Sono loro la Sinistra?

Leggetelo tutto, che ne vale la pena.
Su argomento affine, se pure diverso, trovo sul Gino un estratto dal Corriere dello stesso giorno sulla feroce polemica seguita all'inaugurazione a Marghera di una piazza dedicata alle vittime delle foibe.

Renato Darsiè, consigliere dei Comunisti in maggioranza ma non in giunta, è categorico: «E’ inaccettabile che una giunta di centro sinistra avvii una revisione storica con iniziative anticomuniste. Bettin deve chiedere scusa alla comunità dalmato-giuliana e alla città. E’ assurdo che vada a rivalutare i fascisti. Nessuno lo vuole mandare via, ma certe cose devono essere messe in discussione. Noi abbiamo tentato una mediazione, chiedendo di dedicare il piazzale agli "esuli" e non ai "martiri", ma non c’è stato niente da fare».

Così commenta il Gino:

Capito? Celebrare le vittime di un genocidio è una "iniziativa anticomunista", quindi non ammissibile, se i carnefici erano i "rossi". I cattivi possono essere messi di fronte alle proprie responsabilità solo se non sono comunisti. Le vittime del comunismo poi non hanno diritto a essere chiamati "martiri", al massimo si possono ricordare gli "esuli":  le migliaia di persone torturate e gettate vive nelle foibe, solo perché italiane, non esistono.

Chiudiamo con un commento di Massimo De Angelis ("ex Pci, ex ghostwriter di Achille Occhetto, ex Pds") al film "Buongiorno notte" di Bellocchio, trovato sul blog di Sandro Magister. La chiusura è particolarmente interessante:

[...] L'estremismo del '68 ha radicalizzato l'ideologia dei padri comunisti e resistenti. Ma certo la riluttanza di questi a seppellire i cattivi miti di Lenin e Stalin ha alimentato il pensiero terrorista. L'album di famiglia, appunto, di cui parlò Rossana Rossanda. Poi scattò l'idea che gli antichi ideali erano stati dai padri traditi. E in questa idea di tradimento, ricorrente nella nostra storia, è la porta che apre al rifiuto e al sovvertimento di ogni valore, a partire da quello della famiglia, e all'idea di salvare il mondo attraverso l'assassinio...".

Ottobre 6, 2003 2:49  Permalink


Dom - Settembre 28, 2003

Caso Kelly e orgoglio nazionale italiano

Ecco una bella lettera a Tempi di una signora italiana sposata con un inglese, residente in Inghilterra, e in Italia per le vacanze:

Oltre alle bandiere della “pace” causa di irritazione per il mio britannico marito in quest’estate italiana sono i commenti di amici e conoscenti sul caso Kelly. Premetto che in Italia tutti i giornali o quasi hanno presentato una visione distorta o parziale dei fatti e soprattutto rivelato ignoranza dei documenti, dell’inchiesta Hutton e così via, quindi non è tanto una questione di parte quanto di atteggiamento e di forma mentis. Il cittadino italiano cresciuto nella mentalità dei “complotti” e dei misteri mai risolti di omicidi e stragi dà per scontato che tutto il mondo sia uguale e puoi dimostrargli matematicamente il contrario: niente, non ci vede e non ci sente. Dal che discende mancanza di fiducia nella propria classe dirigente e convinzione che i servizi segreti esistano ovunque solo per intorbidire le acque, ordire trame nere e organizzare golpe fascistoidi. Ecco quindi un’altra causa di irritazione: che non ci sia nessuna forma di patriottismo, di orgoglio nazionale e quindi, di fatto, di unità. L’idea che metà dell’Italia gioisca del fatto che il proprio Presidente del Consiglio sia svillaneggiato all’estero e si bei degli insulti e delle brutte figure del suo Paese lo rende scettico e perplesso rispetto a molto altro. Da dove partire se non c’è un punto fermo?
Erica Scroppo

Settembre 28, 2003 17:43  Permalink


Mer - Settembre 17, 2003

Per chi rispetta l'ambiente senza essere ecologista

Per coloro che hanno apprezzato i miei post sugli ogm e sono interessati al modo in cui Green Watch News (in italiano, nonostante il nome) affronta l'argomento ecologico, segnalo un bellissimo Master in Scienze Ambientali attivato già con successo l'anno scorso dall'Ateneo Pontificio Regina Apostolorum. Il coordinatore del progetto è Antonio Gaspari, direttore del Green Watch News, e tra i docenti c'è anche quel Piero Morandini di cui ho citato qualche articolo in passato.

Come recita il "quadro di riferimento":

L'accresciuta sensibilità nei confronti del creato è sicuramente un fenomeno che indica un maggiore livello di civiltà e una maggiore attenzione ai diritti di esseri non umani.

Quello a cui assistiamo oggi però fa parte di quella babele dei diritti in cui per moda o per ideologia si propongono utopie radicali in cui la difesa degli animali, della flora e del mondo inanimato viene molte volte contrapposto alla vita umana. Assistiamo ad un ritorno dell'utopismo romantico, dove prevalgono irrazionalità, emotività, trasgressione, pensiero magico. Tutto quanto è razionale viene condannato. E l'uomo e le sue attività vengono indicati come la principale causa della morte del
pianeta.

Così l'adorazione delle piante, degli animali, della terra, favorisce addirittura lo sviluppo di forme di intolleranza contro la specie umana.
Per questi motivi è necessario elaborare ed approfondire una diversa concezione della difesa dell'ambiente.

Un'ecologia fondata su un'idea ottimista dell'uomo e delle sue potenzialità.
C'è bisogno di ristabilire una concezione dell'uomo e delle sue attività come parte di un disegno che mira non solo a conservare la natura selvaggia, ma che interviene positivamente nel processo di sviluppo e governo della flora e della fauna.

L'iscrizione al Master costa 200 Euro ed è effettuabile fino al 30 ottobre. La durata complessiva è di un anno accademico, ma le lezioni si svolgono solo il lunedì e possono essere seguite in videoconferenza in diverse città italiane. Richiede come minimo il diploma di scuola superiore.
Trovate tutte le informazioni necessarie e il programma dei corsi in questa pagina.

Settembre 17, 2003 3:11  Permalink


Dom - Settembre 14, 2003

L'informazione al tempo dei romani

Dall'editoriale del Foglio dell'8 settembre, una citazione dallo storico greco Dione Cassio (155-235 d.C.), autore di una monumentale Storia Romana, che dimostra come in quasi duemila anni i rapporti tra potere e informazione non siano affatto cambiati:

"Ma negli ultimi tempi la maggior parte dei fatti è entrata a forza nell’area del segreto e sfugge alla pubblica conoscenza, e anche quando accada che alcune cose siano rese note, le cronache sono screditate perché non si può investigare oltre, e cresce il sospetto che ogni fatto sia raccontato e prodotto secondo i desiderata della gente al potere pro tempore. Di conseguenza, molti avvenimenti che non si materializzano mai diventano chiacchiera corrente, mentre molto di quel che indubitabilmente è avvenuto resta sconosciuto, e in ciascuno dei casi, o quasi, la cronaca resa di pubblico dominio non corrisponde a ciò che effettivamente è accaduto". [Storia romana, LIII-19]

Settembre 14, 2003 1:36  Permalink


Mer - Settembre 3, 2003

"Hitler è una canaglia", parola di Pio XII

L'ottimo blog Gino riporta brani da un articolo del Corriere in cui si scrive che, grazie alla pubblicazione di documenti del 1939 del Dipartimento di Stato Americano, sappiamo che Pio XII negli anni '30 aveva denunciato il pericolo nazista e espresso chiaramente la sua posizione. La stessa notizia la dava Avvenire qualche giorno prima.

Che la storia del "silenzio" del Papa sull'Olocausto, o addirittura di una sua benevolenza nei confronti del nazismo, fosse una delle tante leggende nere che circolano riguardo alla Chiesa lo sapevamo, e ne avevamo anche già parlato.

Da appassionati di cinema, cogliamo l'occasione per segnalare gli articoli che Tempi aveva pubblicato in occasione dell'uscita del film "Amen" di Costa Gravas.

Un amen per il cinema Minculpop, di Antonio Gaspari