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Lun - Luglio 26, 2004Creativi... poco creativi
Sul
Foglio
di venerdì 23, Stefano
Pistolini fa una carrellata sugli spot
elettorali di George
Bush, con tanto di voto su una scala di 10 per
ogni spot "recensito". Assegna addirittura un 9, anche se la maggioranza sta sul
6 o 7. A leggere l'articolo (che trovate nell'archivio del sito del
Foglio, a
pagina "Inserto 1") sembra che si tratti in buona parte di spot molto efficaci e
ben studiati. Ma ad andarli a vedere sul sito del presidente americano, in questa
pagina (colonna "Television Ads"), si scopre che non sono poi
così interessanti. Direi anzi che sono quasi tutti piuttosto banali.
Anche una delle immagini che per Pistolini pare suggestiva, cioè la
bambina bionda che corre su una collina verde a simboleggiare l'"andare avanti
con George", è semplicemente scontata e
stantia.
In generale, a parte pochi casi come forse "Wacky", che per lo meno è simpatica, e "Weapons", che mi sembra efficace, ma ha la qualità tecnica di un video in flash creato da un maghetto del PC per il suo sito internet amatoriale, gli altri spot assomigliano a quelle pubblicità dell'Enel che vedevo anni fa in Italia (ma le fanno ancora?): immagini patinate di centrali elettriche, operai che lavorano, impiegati in camicia che esultano soddisfatti per il successo appena ottenuto, e tutto quel genere di scenette che ti fanno dire: "Sì, bella fotografia...", ma alla seconda volta che le vedi ti annoiano. Sull'ultimo numero del The Atlantic c'è un articolo che parla proprio degli spot elettorali, del fatto che siano quasi tutti uguali e noiosi e che grossomodo le tecniche utilizzate non siano cambiate molto dagli anni '50, con la differenza che adesso la capacità degli spettatori di farsi colpire è molto diminuita, al punto che se una volta bastavano due o tre passaggi a imprimergli il video nella mente, adesso ce ne vogliono anche venti, cosa che spinge i committenti a un bombardamento spietato sui telespettatori. Ma il punto è che ci vogliono moltissimi passaggi per ricordare uno spot fatto male e troppo ricco di messaggi, mentre ne sarebbero sufficienti molti di meno se fosse più semplice e originale. L'Atlantic porta l'esempio della Brabender Cox, un'agenzia pubblicitaria che da anni crea spot politici, ma li fa come se fossero spot pubblicitari normali, di quelli che solitamente permettono ai creativi di sbizzarrirsi in trovate divertenti e accattivanti. Guardate i video di Bush, e passate poi a dare un'occhiata a spot come "Quicker picker upper" o "Scooter", per avere un'idea di quanto le presidenziali sarebbero più interessanti, se ai copyrighter fosse concesso di lavorare come quando devono lanciare una nuova marca di birra o di preservativi. Luglio 26, 2004 1:18 Cultura
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