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Lun - Agosto 11, 2003Era meglio il Medioevo
Con colpevole ritardo segnalo un articolo fondamentale di Giovanna Jacob sulle
differenze tra pensiero medievale di stampo tomista (ovvero quello incarnato da
S.Tommaso
D'Aquino) e pensiero moderno. In particolare si
parla del concetto di economia e si confutano saggiamente le parole di
Umberto
Galimberti, secondo il
quale
«democrazia di per sé è una parola vuota, un sottoprodotto dell’economia, quando la gente sta bene è democratica, quando sta male si scanna. Noi siamo democratici perché siamo ricchi, se fossimo poveri non lo saremmo». Galimberti parlava dei popoli arabi, che a suo parere starebbero male a causa dell’Occidente che «consuma l’87% delle risorse del mondo» e guarda ai paesi arabi «con l’occhio di chi intende accaparrarsi le loro ricchezze» (U. Galimberti, “Noi e l’Islam. Che cosa ci divide?”, D la repubblica delle donne, 31/5/03). L'affermazione di Galimberti, che prende le mosse da un concetto di stampo marxista secondo cui tutto è sovrastruttura dell'economia, è un'emerita sciocchezza, e l'autrice ce lo conferma prendendo ad esempio proprio paesi arabi ricchi come l'Arabia Saudita, dove vige "un regime liberticida che, nella sostanza, è assolutamente coerente con la visione del mondo propugnata da Al Qaeda: «Riforme? E quali? L'Arabia Saudita è una società tribale, non siamo ancora pronti alle elezioni, se è questo che vuole suggerire», diceva all'intervistatore di Repubblica Torki Al-Sudairi, direttore del giornale saudita Al Riyadh [...]." Inoltre, "con buona pace di tutti, la democrazia di per sé, senza il supporto di una cultura adeguata, potrebbe anche mandare al potere Hitler o Osama Bin Laden", che sappiamo godere di grande popolarità in molti paesi arabi. Si parla poi della solita balla dei paesi ricchi che usufruendo del solito 80% delle risorse deprederebbero i paesi poveri, e ancora si ripete (che non fa mai male) come quell'80% sia prodotto, e non rubato, dai paesi ricchi. Altra verità mai ripetuta abbastanza, è che il semplice aumento del distacco tra ricchi e poveri non è automaticamente sinonimo di maggiore indigenza dei poveri, perché "se raddoppiano sia i redditi di Bill Gates che i miei, il divario tra noi sarà maggiore, ma non per questo sarò diventato meno ricco". L’Occidente non è democratico perché è benestante, ma è benestante perché è democratico. L’insieme dei valori occidentali fa bene all’economia perché fa bene all’uomo, e un uomo contento lavora meglio. E dove li ha imparati l’Occidente i valori occidentali se non alla scuola del Cristianesimo? “No!”, esclama Galimberti, il cristianesimo c’entra poco con i valori occidentali, che vengono tutti dalla Grecia, ed è addirittura incompatibile col progresso economico. «Come conciliare l’etica della moderazione, che il cristianesimo ci ha insegnato in tutta la sua storia caratterizzata da un’economia di sussistenza, con l’opulenza offertaci dalla produzione e dal consumo dei beni, dove la soddisfazione dei bisogni (e non la loro moderazione) è un fattore economico, e dove la gratificazione dei desideri, quando non dei vizi è il secondo fattore dopo che i bisogni sono stati soddisfatti?» (U. Galimberti, risposta ai lettori, D 19/7/03). Attenti bene alla seguente risposta all'appena citata, ennesima, ignorante affermazione di Galimberti: Se il Medioevo è stato l’epoca più cristiana della storia, ebbene è difficile parlare di economia di sussistenza di fronte ai ricchi commerci e all’artigianato di livello superiore, spesso di lusso, dei comuni italiani. I lucchesi avviavano in Europa la produzione della costosissima seta, i milanesi si specializzavano in armi e corazze, i veneziani rivendevano in tutta Europa il cotone e lo zucchero acquistati in Oriente, i fiorentini facevano concorrenza alle Fiandre nella produzione e nella rifinitura dei cosiddetti pannilana. La cattolicissima Firenze di Dante Alighieri e del dolcestilnuovo era diventata talmente ricca, col suo artigianato e i suoi commerci, che le banche fiorentine potevano permettersi di prestare al re d’Inghilterra Filippo III tanti soldi (mai restituiti) quanti ne servirono per iniziare la guerra dei cent’anni contro la Francia. L’epoca feudale invece si era distinta per le intense opere di bonifica e colonizzazione delle terre boschive e paludose. E all’origine di tanta laboriosità c’è senza dubbio il cristianesimo. Erano stati i monaci ad insegnare all’Occidente che il lavoro non è un fastidio da consegnare agli schiavi (merce molto ricercata in tutte le civiltà tranne che in quella cristiana) ma un dovere che nobilita l’uomo, il complemento necessario della preghiera (“Ora et labora”). E il frutto del lavoro, cioè la ricchezza, non è il male assoluto come pensano i comunisti e i catto-comunisti. La ricchezza è male solo se usata male. Gli uomini dei comuni la usavano bene: per aiutare i poveri (nei registri di contabilità delle ditte medievali si trova segnato un socio speciale: “Messer Domineddio”, i cui utili finivano in opere pie) e per l’arte. Ve lo immaginate voi che perdita per milioni di turisti contemporanei se nel Medioevo le Arti di Firenze non si fossero date tanto da fare a produrre il “plusvalore” necessario all’edificazione di S. Maria del Fiore o S. Croce e tutto il resto che attira sguardi ammirati perfino dal Sol Levante? Agosto 11, 2003 15:31 Cultura
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