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Mar - Novembre 30, 2004Maometto, S. Paolo, le donne e gli ignoranti
Bello questo post del
Griso. Parla
di quei paladini
dell'Islam
che per difendere e giustificare le credenze e le pratiche di quella religione,
per esempio nei confronti delle donne, non trovano altro modo che dire
"però il cristianesimo è peggio". Non è così, ma
verrebbe da dire: E allora? E se anche fosse? Questo "benaltrismo" applicato
alle religioni è assolutamente insensato.
Ma ancora più insensato è il fatto che, come ben nota il Griso: "[...] costoro estrapolano fuori contesto dei punti che, o sono ormai considerati poco più che narrativa a carattere sacro (com'è il caso dell'Antico Testamento per i cattolici), o poco o nulla hanno a che vedere con la catechesi e con la prassi quotidiana dei rapporti uomo-donna oggi." Sorvolando sul fatto che l'Antico Testamento è comunque ancora un po' di più di "narrativa a carattere sacro", il Griso centra in pieno il punto: parla di catechesi e di prassi quotidiana. Chi scrive cose tipo, "Se ciò che è scritto è veramente "Parola di Dio" non può cambiare nel tempo: la religione è e deve essere legge!", è evidente che ragiona dal punto di vista musulmano, ovvero di una religione basata su di un libro. In cui fondamentalmente ciò che viene venerato, più della stessa divinità, è il libro che ne parla. E per cui quello che non è scritto nel libro non esiste, o è semplicemente sbagliato. Invece il cattolicesimo è quanto di più lontano si possa immaginare da una "religione del libro". Innanzitutto perché Cristo non è un profeta qualsiasi, ma è lo stesso Dio diventato uomo. Non viene semplicemente a parlarci di Dio, ma è Dio stesso che mangia e beve con noi. Chi conosce un pochino il vangelo almeno per averlo sentito a messa da piccolo, ricorderà diverse occasioni in cui Gesù dice cose tipo: "Fu detto... ma io vi dico..."; "Voi sapete che è stato detto... ma io vi dico...". Gesù modifica quella che per i suoi contemporanei era la legge. Perché? Perché i tempi sono cambiati, possiamo dire. E perché lui può farlo, in quanto lui stesso è la fonte della legge. Quindi già mettersi a citare tanti passi dall'Antico Testamento, per dimostrare che i cristiani sono misogini, non ha alcun senso. Ma c'è un passaggio ulteriore: Gesù ha fondato la Chiesa, ha detto a Pietro: "A te darò le chiavi del Regno dei Cieli, e tutto ciò che legherai sulla terra sarà legato nei cieli e tutto ciò che scioglierai sulla terra sarà sciolto nei cieli." E ancora: "Io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo". La Chiesa ha la pretesa di essere la continuità di Cristo nella storia. Di essere il corpo vivente (vivente, non di carta) di Dio qui e ora. Se 2000 anni fa si poteva incontrare Cristo di persona, chi è arrivato dopo la sua morte come fa? Si spara? No, lo incontra nel suo corpo che è la Chiesa. Ovvero incontra degli uomini. E questo corpo, essendo vivente, ha anche la capacità di cambiare adattandosi al contesto. Lo dice perfettamente Karl Adam, in L'essenza del cattolicesimo: "[...] il cattolicesimo non va identificato senz'altro e sotto ogni riguardo col cristianesimo primitivo o col messaggio di Cristo, allo stesso modo che la quercia adulta non è totalmente identica alla minuscola ghianda. [...] L'annunzio di Cristo non sarebbe un messaggio vivente, né il seme che esso gettò alle glebe sarebbe un seme vivente, se fosse rimasto eternamente il piccolo seme dell'anno 33 e non avesse messo radici e assimilato materia estranea; se, anche con l'aiuto di questa materia, non fosse cresciuto ad albero sui rami del quale nidificano gli uccelli del cielo" Fatta questa premessa di carattere metodologico (cioè, nel senso che non bisogna parlare di qualcuno, in questo caso la Chiesa, se prima non si sa nemmeno che cosa questo qualcuno dice di essere), mi soffermo brevemente sulle citazioni presenti nella pagina di Islam Jihad Italia linkata dal Griso. Prima di tutto le citazioni non tengono conto del contesto e del tempo in cui sono state dette. Pretendere che S. Paolo duemila anni fa dovesse dire alle donne di comportarsi in modo completamente diverso a quella che era la loro cultura, sarebbe come pretendere che io in Giappone mi comportassi esattamente come se fossi in Italia, fregandomene di tutti gli usi e costumi locali. Ma soprattutto, molto spesso le citazioni sono estrapolazioni che cancellano il contesto: il brano del Levitico sull'impurità della donna durante il ciclo mestruale, oltre ad essere ovviamente segno dei tempi in cui è stato scritto, proprio qualche riga prima riportava, in altrettanto spazio di quello dedicato alla donna, l'elenco dei casi in cui è l'uomo ad essere impuro. Ma la citazione più ridicola è quella dalla Prima lettera ai Corinzi (7,1) citata come "...è buono per un uomo non toccare una donna...". E basta? E quale sarebbe il senso? Il brano originale comincia così: "Quanto poi alle cose di cui mi avete scritto...", e in una traduzione alternativa (riportata dalla Bibbia di Gerusalemme) leggiamo: "Vengo ora a ciò che mi avete scritto, cioè che è bene per l'uomo astenersi dalla donna...". e continua così: "tuttavia, per il pericolo dell'incontinenza, ciascuno abbia la propria moglie e ogni donna il proprio marito. Il marito compia il suo dovere verso la moglie (altro che "dovere coniugale" sempre inteso da parte della donna! ndE); ugualmente anche la moglie verso il marito." Paolo sta rispondendo a una lettera dei suoi amici di Corinto, in cui gli hanno evidentemente chiesto consiglio rispetto al modo in cui vivere la propria fede. Qualcuno gli avrà scritto: "Io non sono sposato. È meglio così? O devo sposarmi?". Paolo, anche in altri passaggi, consiglia a chi non è sposato di rimanere tale, se ci riesce, e altrimenti di sposarsi. E lo fa indifferentemente agli uomini e alle donne. "Vorrei che tutti fossero come me, ma ciascuno ha il proprio dono da Dio, chi in un modo, chi in un altro." E nella stessa pagina consiglia anche a marito e moglie di non astenersi dal sesso, se non di comune accordo, come anche alle vedove di non restare tali "se non sanno vivere in continenza", e così via. Chi riesce a leggere in queste pagine altro che non quello che c'è scritto lo fa evidentemente in cattiva fede. Lasciamo perdere poi i discorsi sulla "figura "satanistica"(sic) della donna, nella comunità ecclesiastica cattolica prima con San Paolo e poi nel medioevo", cioè una delle idiozie più grandi che abbia mai sentito in vita mia. Qui si tratta anche di ignorare la letteratura italiana più classica: mai sentito parlare della "donna angelicata" del medioevo? Da dove verrebbe, così di punto in bianco? Ma, soprattutto, mai sentito parlare della Madonna? Qui si vede molto bene come la maggior parte delle critiche mosse alla Chiesa, e con essa alla società occidentale che ne è scaturita, abbiano origine da una profonda ignoranza. Al proposito, chiudo con una citazione molto bella e rilevante, riportata in Il Suicidio dell'Islam, di Bernard Lewis (pag. 70). È tratta da un resoconto dello scrittore turco Evliya Çelebi, in visita a Vienna nel 1665, come membro di una missione diplomatica ottomana: "In questo paese vidi uno spettacolo straordinario. Ogni volta che l’imperatore incontra una donna per strada, se è a cavallo fa fermare il cavallo e la lascia passare. Se l’imperatore è a piedi e incontra una donna, assume una posa di riguardo. La donna saluta l’imperatore, il quale allora si toglie il cappello in segno di rispetto per la donna. Dopo che la donna è passata l’imperatore continua per la sua strada. È veramente uno spettacolo straordinario. In questo paese e in generale nelle terre dei miscredenti le donne hanno l’ultima parola. Sono onorate e rispettate per amore della Madre Maria." Queste cose i musulmani (e soprattutto le musulmane) se le sognano ancora adesso. Novembre 30, 2004 1:35 Cultura
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