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Gio - Luglio 31, 2003"La vera agricoltura biologica sarà quella Ogm"
Con l'uscita del nuovo numero di
Tempi
prosegue il discorso sugli OGM.
In "La grande bufala doc" di Piero Morandini si parla di selezione naturale, delle piante curate dall'uomo che sono sempre più deboli di quelle selvatiche, di quanto bassi siano i rischi di produrre "super-erbacce", del fatto che tutte le piante coltivate - anche quelle biologiche - non sono veramente naturali, e di come il terrore di una "contaminazione" tra piante Ogm e piante tradizionali sia immotivato. Si conclude poi l'intervista al professor Francesco Sala (di cui parlavamo qui), che ribadisce: Diffido molto dell’agricoltura biologica. Fa bene alla grande distribuzione, ho i miei forti dubbi che faccia bene al consumatore. Primo costa di più, secondo ci riporta ai metodi di agricoltura della fine del 1800 quando la gente moriva per intossicazioni alimentari, intossicazioni fungine, salmonella sull’insalata. Secondo me, la vera agricoltura biologica sarà quella Ogm. Sembra una bestemmia, ma se io ho un riso Carnaroli, sensibile ad un fungo, non posso produrlo biologico perché diventa pericolosissimo in quanto contenente aflatossine, che provocano tumori. Al contrario se io lo faccio Ogm non ha bisogno di essere spruzzato con fungicidi, divenendo così veramente adatto all’agricoltura biologica. Affronta anche un argomento molto importante, ovvero: come può la "gente normale" rendersi conto se un prodotto agricolo fa bene o fa male? Come fa a sapere se il livello di ogm segnalato su un'etichetta è alto o basso? Come fa a sapere se un prodotto vegetale privo di etichetta non contiene tossine o non è stato cresciuto in ambiente radioattivo (faccio per dire), e che quindi è da preferire ad uno ogm? O si basa su dei dati concreti e si affida al giudizio di chi su queste cose è competente, oppure si fa irretire dalle campagne di demonizzazione lanciate dalle associazioni ambientaliste, che si appoggiano più sulla paura di quanto è sconosciuto che su fatti comprovati. In novembre in Oregon i Verdi hanno promosso un referendum per chiedere se la gente voleva l’etichettatura che distinguesse Gm e non Gm. Risultato: il 79 % ha votato contro l’etichettatura [anche se la percentuale esatta sembra essere intorno al 71%, vedi anche qui. NdE]. Il principio americano è: ci deve proteggere l’ente pubblico. Spetta all’Fda (Food and Drug Administration) accertare la sostanziale equivalenza, gli organi di controllo cioè devono stabilire se il mais transgenico è equivalente a quello non Ogm. Se sì, si vende; altrimenti no. Come posso io consumatore capire se l’Ogm è tossico? Deve esserci una struttura superiore che mi dica se va bene o meno, come si fa con i farmaci. Per me è più valido il sistema americano, perché l’etichettatura ti dice se c’è o meno Ogm, ma quanti sanno capire se Ogm può essere dannoso per la salute o meno? Essa serve solo a Greenpeace e agli altri per fare il banchetto fuori dai supermercati e dire: “non comprate i prodotti che hanno questa etichettatura perché sono velenosi”. Luglio 31, 2003 22:49 Cultura
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