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Mer - Giugno 11, 2003Bambini nati a metà
Il mitico Andrew Sullivan è intervenuto
recentemente sulla questione del "partial
birth abortion" o "aborto con nascita parziale",
che l'amministrazione
Bush ha ormai praticamente vietato. Si tratta di un
aborto compiuto anche fino al sesto mese, in seguito a malformazioni gravi del
feto o a problemi di salute della madre.
Sullivan sull'aborto si sente "uncomfortable, anguished, conflicted" (a disagio, angosciato, diviso) perché, dice: "Sì, lo so che la mia posizione, cioè che l'aborto dovrebbe essere legale solo nel primo trimestre, manca completamente di coerenza morale e politica. Ma è il risultato di un tentativo di bilanciare nella mia mente la mia opionione personale che qualsiasi aborto sia sbagliato, con l'accettare che in una democrazia liberale gli altri possano non essere d'accordo." Ma, come ha detto poco prima: "Non posso rispettare chi non è moralmente toccato dall'orribile procedura dell'aborto con nascita parziale. Dal terzo trimestre in poi abbiamo inequivocabilmente un essere umano in tutto e per tutto: visivamente, intuitivamente, moralmente. Il modo orrendo in cui la vita di quell'essere umano viene interrotta negli aborti tardivi semplicemente non dovrebbe far parte di una società civilizzata". Di quale "modo orrendo" e "orribile procedura" parli Sullivan lo spiego citando questo articolo, che fa anche la storia completa della nuova legge americana: "L'operazione si svolge in cinque fasi: in un primo tempo, guidato da ultrasuoni, l'operatore, dopo l'eventuale capovolgimento, se necessario, della posizione del feto nell'utero, afferra i suoi piedi con una pinza. Con una trazione, porta allora le gambe del feto fuori dell'utero e provoca il parto, estraendo la totalità del corpo del bambino, tranne la testa. Chi pratica l'aborto esegue allora un'incisione alla base del cranio del bambino, attraverso la quale fa passare la punta di un paio di forbici per perforare la scatola cranica. Introduce nell'orifizio così predisposto l'estremità di un fine tubo evacuativo, attraverso il quale viene aspirato il cervello e il contenuto della scatola cranica del bambino. A questo punto, per portare a termine l'aborto, più non resta che estrarre la testa ridotta di volume." Lasciare la testa del bambino all'interno serve a impedire la magica trasformazione del feto in persona, perché secondo la legge americana il bambino è una persona solo quando è completamente fuori dall'utero. Se è mezzo dentro e mezzo fuori no, è un'altra cosa e non ha diritti. Comunque, Sullivan ha ricevuto diverse reazioni al suo post, e ne ha pubblicate un paio, una contro questo aborto, e una a favore. Quella a favore cita casi gravissimi di disfunzione genetica che portano alla crescita di un feto con organi, come il cuore o il cervello, sviluppati fuori dal corpo anziché all'interno: in questi casi, dice, il feto muore da solo in breve tempo o, se anche nasce, muore immediatamente dopo. Secondo l'autore della lettera dobbiamo immaginare il dolore di una madre nel sentirsi dire che il figlio ha questo problema, che non sopravviverà alla nascita, e che tuttavia deve portare avanti la gravidanza per altri 3 mesi perché è passato il termine legale per abortire. Sullivan, un po' pilatescamente, lascia la decisione ai suoi lettori. E come suo lettore dico che capita spesso che le analisi pre-parto si rivelino errate e alla nascita il bimbo sia sano; ma che se anche la malformazione c'è ed è gravissima, ci sono casi di persone che sopravvivono, come questa bambina nata con il cervello di fuori, ma che ora ha 11 anni, e che se la madre avesse seguito il consiglio dei medici ora non ci sarebbe. Propongo anche una mia personale riflessione: mettiamo pure che il bambino in questione poi muoia davvero una volta uscito. Sappiamo tutti che un feto percepisce gli stimoli esterni e anche l'umore della madre o il suo nervosismo o quant'altro. Invece di eliminare il bambino perché "tanto morirà lo stesso tre mesi dopo", ritengo sarebbe decisamente più umano portarlo in grembo ancora per tre mesi facendogli percepire tutto quanto non potrà più sperimentare da lì a poco, in primis l'amore di sua madre. Del resto non si concede forse l'ultima sigaretta al condannato a morte, e non si fanno commoventi petizioni per colmare di gioia gli ultimi mesi di un bambino colpito da una malattia letale? Giugno 11, 2003 12:19 Cultura
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