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Gio - Luglio 24, 2003Principio di Precauzione, non "di blocco"
Si continua a parlare di Ogm, cominciando con un
interessante articolo di Gianni
Riotta segnalato da
Lo
Spino In Quel Posto, per
proseguire con l'editoriale del
Foglio di
mercoledì 23, che citando i risultati della commissione governativa
inglese rivela la sicurezza totale dimostrata per gli Ogm al momento, e auspica
approfondite ricerche per scovare eventuali pericoli
futuri:
Dice sir King che, a priori, non si può escludere che i futuri prodotti Ogm possano avere effetti nocivi, ma quelli che già esistono sono sicuri per l’alimentazione sia degli uomini sia degli animali. Ed è inverosimile che possano prorogarsi spontaneamente soppiantando le coltivazioni organiche. [...] Un prodotto “organico” ottenuto per innesto, ha la forma e dimensione del San Marzano ma non il sapore. Quello Ogm, resistente ai parassiti, è invece identico a quello originale. Seguendo il rapporto di sir King, si verifichi scientificamente se esso non è dannoso alla salute. Se il verdetto sarà positivo, avremo salvato una specie che la tradizionale agricoltura non riesce a difendere. Di ricerca, e non di oscurantismo in nome di... (di cosa? di interessi di bottega?) hanno bisogno gli Ogm. E tantomeno di studiosi che pretendono di criticare competenti scienziati senza sapere di cosa parlano: è il caso della "Commissione Agricoltura e produzione agroalimentare" del Senato, i cui componenti [...] hanno contestato a me e alla dr.ssa Anna Benedetti l’“illogicità” sia di una maggiore trasmissibilità nel suolo del Dna transgenico rispetto a quello genico sia di un potenziale inquinamento genico. Dalle banche dati della letteratura antica o recente non risulta che nessuno degli illustri 8 professori sopra citati abbia pubblicazioni sul comportamento del Dna nel suolo o una qualche competenza in materia di suolo. Per contro, risultano già pubblicati lavori recentissimi con tutti i crismi della validità scientifica che impongono cautele, che esigono perlomeno validi approfondimenti e che agli otto professori sono evidentemente sfuggiti. (Prof. Paolo Sequi, Ordinario di Chimica del Suolo, Presidente Società Italiana della Scienza del Suolo, 1997-2002) Ecco infine un'interessantissima intervista al professor Francesco Sala, professore di Botanica e Biotecnologie a Milano. Tra le altre cose leggiamo quanto segue riguardo al significato distorto che ha assunto il principio di precauzione: Il “principio di precauzione” si basa sulla ragionevolezza, si valutano i rischi e benefici che derivano da una attività che si prende in considerazione. Non esiste alcuna attività umana assolutamente esente da rischi. La penicillina ha salvato, e salva tuttora, milioni di vite da gravi infezioni, e la consideriamo per questo farmaco essenziale anche se ogni anno uccide decine di persone (solo in Italia) per shock anafilattico. Ma accettiamo anche la motorizzazione che provoca migliaia di lutti ogni anno, inquina l’aria delle città e ne danneggia il patrimonio architettonico: nella percezione comune i vantaggi dell’uso dell’auto supera abbondantemente i suoi rischi! Spesso mi chiedono “è sicuro che le piante transgeniche sono assolutamente esenti da rischi?”. La sicurezza assoluta non si può garantire. Il cibo tradizionale ha i suoi rischi e così il biologico (anzi, probabilmente sono superiori). E per il biotech? Quando lo possiamo accettare? Valutiamo sempre caso per caso, ognuno fa storia a sè; inserire un gene nel melo o un altro nell’insalata non è la stessa cosa. Quindi non si può dire sì agli Ogm, no agli Ogm; ma valutare rischi e benefici rispetto alla situazione attuale. Facciamo un esempio: per coltivare il mais in modo tradizionale spruzzo insetticidi per contrastare il fungo della piralide; se voglio fare coltura biologica non spruzzo insetticidi ma, così facendo, troverò le aflatossine che mi provocano un tumore. Se metto il gene Bt (Bacillus thuringiensis) avrò la resistenza alla piralide. Confrontiamo i risultati: il mais Gm produce di più e questo è un vantaggio, mi dà meno funghi, altro vantaggio, potrebbe danneggiare l’ambiente, questo può essere uno svantaggio. Tiriamo le somme, se il rapporto rischi benefici migliora, lo accettiamo. Nel caso di ragionevoli dubbi, sono d’accordo a fermare tutto e a controllare meglio. Il “principio di precauzione” viene oggi inteso come “principio di blocco”. Questo è il primo caso nella storia dell’agricoltura in cui una pianta selezionata geneticamente deve essere controllata per gli effetti che può dare sull’ambiente e alla salute umana, prima di essere messa sul mercato. Viceversa, se faccio un incrocio o un mutante, lo registro a Roma, costa 1500 euro e lo posso vendere, nessuno mi chiede di verificare se ci sono tossine, se produce allergie o se il polline andando in giro può creare dei problemi. (...) Luglio 24, 2003 23:3 Cultura
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