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Gio - Maggio 29, 2003Come fare un film e querelare il trailer per violazione della privacy
(Da
Il
Foglio di mercoledì 28
maggio 2003, pag.
4)
Al direttore – Uno di noi legge un libro, titolo incoraggiante “L’affare Telecom. Il caso politico-finanziario più clamoroso della Seconda Repubblica”, Sperling&Kupfer, contenuto schioppettante, tanto di cappello all’investigative reporting degli autori al di sopra di ogni sospetto berlusconiano, Giovanni Pons e Giuseppe Oddo, giornalisti economici della Repubblica e del Sole 24 Ore, che hanno infilato il pennino dentro un bidone di Nutella (le privatizzazioni all’epoca dell’Ulivo, con apice zuccherino nell’anno mirabilis dalemiano, ’99 e dintorni) e ne hanno tirato fuori una storia che se non è da Pulitzer, beh, con tutte le sòle che ci sono in giro, il primo educatore civico che passa potrebbe utilmente spalmarla sulla scrivania di un qualsiasi magistrato pit-bull e magari succede qualcosa. Insomma, un libro di fatti non pugnette come dice il Cevoli. Bene, che ci facciamo noi zuzzurelloni di Tempi con questo bel libro al di sopra di ogni sospetto? Ci facciamo alcuni estratti. Virgolettati e punti. Punti e virgolettati. Uno pensa: adesso G&G ci regalano almeno il poster di D’Alema in Ikarus. Invece no, neanche un cioccolatino, però ci spediscono un bell’avviso di garanzia via Corriere della Sera, Uomini&Media, rubrica di Dario Di Vico, il quale l’altrieri ci informa che Giuseppe&Giovanni hanno dato disposizione ai loro legali per querelare Tempi in quanto noi avremmo “alterato, aggirato e mortificato la complessità dei fatti ricostruiti e le conclusioni a cui eravamo approdati”. Prima fanno gli scoop e poi li nascondono. Luigi Amicone Risposta del Direttore Sono storie fantastiche, degne di Borges e dei suoi labirinti. Non esiste alcun altro paese nel mondo in cui la libera stampa produca fieri e orgogliosi atti d’accusa ai quali seguono insabbiamenti altrettanto fieri e altrettanto orgogliosi. Ci hanno spiegato che da un business di Stato manca, per usare il loro sordido linguaggio, una paccata di miliardi, e poi ci hanno spiegato che non manca nulla, perché lo scoop è stato accolto con imbarazzo dal loro establishment di riferimento. Da giornali che non si fidano nemmeno di pubblicare l’autobiografia del loro editore, per squisite ragioni politiche, non c’è da attendersi di meglio. Il direttore di Tempi, sul numero oggi in edicola rincara la dose in questo pezzo: Ai nostri cari querelanti, Oddo&Pons. Maggio 29, 2003 23:8 Cultura
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