Gio - Settembre 23, 2004

Prossima fermata: Vigata

Lo squillo del telefono non era lo squillo del telefono, ma la rumorata del tràpano di un dentista impazzito che aveva deciso di fargli un pirtùso nel cervello. Raprì a fatica gli occhi, taliò la sveglia sul comodino, erano le cinque e mezzo della matinata. Sicuramente qualcuno dei suoi òmini del commissariato lo cercava per dirgli di una cosa seria, non poteva essere diversamente data l'ora. Si susì dal letto santiando, andò nella càmmara da pranzo, sollevò il ricevitore. «Salvo, lo conosci a Potocki?»

Grazie al mio amico Luca R., siciliano - o meglio ragusano - DOC, sono immerso nella lettura di "Un mese con Montalbano", raccolta di racconti di Andrea Camilleri. E mi sta piacendo molto.

Vedo che nel sito di InternetBookshop (a cui venite rimandati se cliccate sul titolo del libro, qui sopra), le recensioni dei lettori in un paio di casi tirano in ballo la "scorrevolezza". Per esempio, il signor Picasso dice: "Andando avanti la lettura diventa un pò meno scorrevole", mentre il signor Lillo lo definisce un "libro abbastanza scorrevole, ma con scarsa comprensione a causa del siciliano italianizzato adoperato da camilleri".
Personalmente, non vedo perché questa "scorrevolezza" debba essere presa come parametro di valutazione di un'opera. O meglio, che venga pure tenuta in considerazione, ma allora che vadano anche definite le esigenze (o non esigenze) del lettore: "Poco scorrevole per essere un libro da treno", magari potrebbe andare. Oppure: "Non abbastanza scorrevole paragonato all'ultimo numero di Topolino".

Non sia presa, la mia, come un'offesa. E non si pensi che io tenga in poco conto i libri da treno o le pubblicazioni Disney (tutto il contrario), ma voglio dire invece che il bello dei libri di Camilleri è anche quel suo linguaggio un po' siciliano vero e un po' artefatto, che oltre ad essere molto divertente, contribuisce enormemente a caratterizzare i personaggi ma soprattutto a immergerci un po' in un mondo che, se pure dietro l'angolo, è già altro da noi. Un mondo in cui assistiamo a vicende regolate da leggi diverse, caratterizzato da tempi diversi, e di cui non riusciamo a capire sempre tutto, proprio come se fossimo lì presenti. Presenti ma un po' estranei. Un po' stranieri.

Detto questo, non vorrei che chi non avesse mai letto Camilleri equivocasse le mie parole, e pensasse di trovarsi di fronte a un emulo di Verga, o alla versione letteraria di "La terra trema" di Visconti. Sinceramente io trovo questa raccolta anche fin troppo scorrevole. I vocaboli non italiani non sono tanti: alcuni si apprendono subito in poche pagine, altri si deducono facilmente per assonanza con l'italiano, e alla fine si riesce a capire fondamentalmente tutto. Ma, come non mi stanco mai di ripetere ai miei alunni, non è quasi mai necessario dover capire tutto, per poter apprezzare un testo.

Ne approfitto infine per segnalare un sito che riporta tutto quello che vorreste sapere su questo scrittore e i suoi libri: citazioni, interviste, coltissime analisi dei testi, e persino registrazioni audio di programmi radiofonici dedicati al "sommo", come viene chiamato Camilleri dai suoi fan. L'indirizzo è, oserei dire "ovviamente": www.vigata.org.
Ah, e naturalmente ci troverete anche un dizionario camillerese-italiano.

Settembre 23, 2004 12:39   Cultura


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