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Lun - Ottobre 6, 2003Parliamo di comunisti
Comincio da un bell'articolo di
Antonio
Socci su
Il
Giornale del 4 ottobre (grazie a
Stranocristiano),
in cui si parte dalle parole di De
Benedetti e
Benetton
sulla Cina,
su cui fa anche un po' di sano esercizio di memoria storica, e mette in guardia
dall'esaltare un paese che ha messo il piede sull'acceleratore dello sviluppo
economico, trascurando - da almeno cinquant'anni - quello umano. Socci consiglia
anche la lettura del libro di Bernardo
Cervellera,
"Missione Cina. Viaggio nell'impero tra mercato e
repressione".
Il libro di Cervellera spiega in quale vicolo cieco si sia cacciata la leadership cinese stretta nella contraddizione fra liberalizzazione economica e totalitarismo comunista (la strage di Piazza Tien an men ha solo momentaneamente rinviato l’esplosione del problema, ma non l’ha risolto). Cervellera spiega anche quanto dirompente sia la situazione delle campagne, dove 700 milioni di contadini in semi-schiavitù sono al limite della fame e dove non esiste alcun vero controllo sanitario (i contadini quindici anni fa non parteciparono alle manifestazioni di piazza, ma oggi sono una bomba a orologeria). Si capisce da queste pagine quanto è urgente che l’Occidente si affacci in quel Paese non solo con la smania di vendere merci, ma esigendo il riconoscimento dei diritti umani fondamentali come condizione per il commercio internazionale. Che ne dice la sinistra noglobal? Da quelle parti le sole voci che si sentono sono quelle di Benetton e De Benedetti. Sono loro la Sinistra? Leggetelo tutto, che ne vale la pena. Su argomento affine, se pure diverso, trovo sul Gino un estratto dal Corriere dello stesso giorno sulla feroce polemica seguita all'inaugurazione a Marghera di una piazza dedicata alle vittime delle foibe. Renato Darsiè, consigliere dei Comunisti in maggioranza ma non in giunta, è categorico: «E’ inaccettabile che una giunta di centro sinistra avvii una revisione storica con iniziative anticomuniste. Bettin deve chiedere scusa alla comunità dalmato-giuliana e alla città. E’ assurdo che vada a rivalutare i fascisti. Nessuno lo vuole mandare via, ma certe cose devono essere messe in discussione. Noi abbiamo tentato una mediazione, chiedendo di dedicare il piazzale agli "esuli" e non ai "martiri", ma non c’è stato niente da fare». Così commenta il Gino: Capito? Celebrare le vittime di un genocidio è una "iniziativa anticomunista", quindi non ammissibile, se i carnefici erano i "rossi". I cattivi possono essere messi di fronte alle proprie responsabilità solo se non sono comunisti. Le vittime del comunismo poi non hanno diritto a essere chiamati "martiri", al massimo si possono ricordare gli "esuli": le migliaia di persone torturate e gettate vive nelle foibe, solo perché italiane, non esistono. Chiudiamo con un commento di Massimo De Angelis ("ex Pci, ex ghostwriter di Achille Occhetto, ex Pds") al film "Buongiorno notte" di Bellocchio, trovato sul blog di Sandro Magister. La chiusura è particolarmente interessante: [...] L'estremismo del '68 ha radicalizzato l'ideologia dei padri comunisti e resistenti. Ma certo la riluttanza di questi a seppellire i cattivi miti di Lenin e Stalin ha alimentato il pensiero terrorista. L'album di famiglia, appunto, di cui parlò Rossana Rossanda. Poi scattò l'idea che gli antichi ideali erano stati dai padri traditi. E in questa idea di tradimento, ricorrente nella nostra storia, è la porta che apre al rifiuto e al sovvertimento di ogni valore, a partire da quello della famiglia, e all'idea di salvare il mondo attraverso l'assassinio...". Ottobre 6, 2003 2:49 Cultura
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