Dom - Agosto 1, 2004

Tobin Tax, il grande equivoco

Trovo interessante questo post di Paolo di I Love America sulla Tobin Tax, soprattutto dove dice che chi vuole questa tassa fondamentalmente appartiene a una visione ideologica che considera "come un reato e una colpa il guadagno", e dove fa notare che "il neomarxismo è passato alla funzione di controllore etico".

Però più che guardare alla Tobin Tax come a un progetto errato perché - riassumendo il pensiero di Paolo - obbliga tutti a fare la carità per legge, io preferisco far notare che la suddetta tassa è semplicemente una boiata pazzesca. Non sta né in cielo né in terra. Sarebbe controproducente per tutti.

Qui di seguito qualche stralcio da articoli della rivista Tempi dedicati in passato alla questione, seguiti da un mio commento finale.

Tanto per cominciare, il capitale che circola nelle transazioni è molto diverso dal capitale che si possiede stabilmente: un dollaro che cambia di mano mille volte nel corso di una giornata sarà contato come 1.000 dollari di transazioni finanziarie. Una tassa di un millesimo, allora, costituirebbe un'espropriazione totale della ricchezza introdotta nel sistema. L'effetto sarebbe quello di ridurre brutalmente la circolazione finanziaria e forse di interromperla completamente. L'economia reale ne risentirebbe tanto quanto quella finanziaria. Ma anche l'obiettivo di combattere la speculazione e stabilizzare i cambi è aleatorio. Supponiamo che io debba vendere i dollari che ho guadagnato con le esportazioni per pagare in euro i miei dipendenti. Se gli operatori esitano ad acquistarmeli perché la tassa li scoraggia dall'effettuare un acquisto seguito da una vendita (hanno bisogno anche loro di vendere subito i dollari), sarò costretto ad abbassare il prezzo a cui cedo i miei dollari, per accelerare una vendita di cui ho assolutamente bisogno. La fluttuazione dei cambi, in questo caso, risulterà accentuata anziché ridotta, e gli speculatori faranno festa. Questi difetti della "Tobin Tax" sono noti da anni. Perché allora gli antiG8 e alcuni governi la propongono, anziché limitarsi a chiedere maggiori stanziamenti per gli aiuti al Terzo mondo? Per cieco odio teologico nei confronti dell'economia finanziaria i primi, per mettere le mani su nuove imposte i secondi. [Il vecchio equivoco della Tobin Tax, di Rodolfo Casadei, giugno 2001]

Purtroppo, anche se l'attrattiva etica della proposta è di grande suggestione, è inapplicabile. È una notizia nuova? No, si sa da più di vent'anni. Lo dicono i cattivissimi G8? No, lo ricorda l'economista che la escogitò agli inizi degli anni '70, James Tobin, 83enne, Premio Nobel '81, che spiega (cfr. La Stampa, 12 luglio): «la mia proposta è stata usata per più ampie campagne, che vanno oltre le sue ragioni originarie, che erano di ridurre la volatilità dei tassi di cambio» nella fase di instabilità seguita alla rottura del rapporto oro-dollaro. All'Ocse rincarano la dose: «È stato un grande equivoco. Allora Tobin temeva che l'instabilità valutaria danneggiasse i commerci. Oggi quel pericolo non esiste più». [La settimana 29, luglio 2001]

La cifra non basterebbe, si favorirebbero gli off-shore finanziari, si creerebbero, soprattutto, distorsioni nei Paesi beneficiati: tutte le ricerche in materia mostrano che afflussi di capitale assistenziale in Paesi poveri distruggono i mercati locali, creano dipendenze e bloccano lo sviluppo invece di favorirlo. Nei Paesi ricchi, il nuovo capitalismo genera opportunità crescenti, ma che possono essere colte solo da sistemi ed individui forti, cioè dotati di concorrenzialità. Gli eccessi sindacali, protezionistici e consociativi, cioè i modelli redistributivi pesanti, tolgono tale competitività ai territori e ai singoli. Per esempio, finanziando un dipendente pubblico inutile piuttosto che investire su un'educazione più raffinata, e quindi costosa, dei giovani. Così come le alte tasse, in regime di libertà di circolazione del capitale, semplicemente lo spingono a trasferirsi dove il profitto è maggiore. Ciao investimenti. Il metodo redistributivo-assistenziale impoverisce, invece di arricchire, pur pretendendo il monopolio morale della tutela dei deboli. Una così evidente imbecillità tecnica rende vuota la missione di compensazione sociale. L'etica della giustizia sociale deve prendere atto che la sua tecnica redistributiva non funziona né per i Paesi ricchi né per quelli poveri. Si sta riformando? No, viene continuamente riproposta come salvezza nonostante i fatti. O la sinistra centrista e pragmatica la abbandona del tutto, ma senza costruire una nuova teoria di solidarietà più efficiente e compatibile con il mercato. Quando vi tenta, resta parola oscura (la Terza via). Fuffa inutilizzabile in ambedue i casi. [Solidarietà? Valore di mercato, di Carlo Pelanda, agosto 2001]

Per ultimo metto un link a una pagina di Attac, l'associazione che ha cominciato la campagna a favore della Tobin Tax. Leggetevi questo pezzo, e poi ditemi se lo scopo di questa associazione, e dunque anche di questa tassa, non è distruggere l'economia mondiale. Anzi, il mondo come lo conosciamo. Per crearne un altro più bello e puro e giusto. Perché "un altro mondo è possibile". Lo stesso identico pensiero di Lenin, Stalin, Mao, Pol Pot, Kim Il Sung (e figlio), Castro e compagnia bella. Tutti noti per aver creato dei paradisi in terra...

Agosto 1, 2004 0:20   Cultura


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