Mar - Luglio 15, 2003

Naturale che non sempre è buono, e sintetico che spesso lo è

Molto interessante questo post su I Love America, che affronta un grosso problema contemporaneo, l'assurdità e la pericolosità del principio di precauzione. Secondo tale principio, ratificato anche dall'Unione Europea, quando un'attività o un prodotto hanno una possibilità di essere nocivi alla salute umana, devono essere prese misure precauzionali, anche se non ci sono prove scientificamente certe della sua nocività.
Per gli ambientalisti questo è diventato sinonimo di "se c'è una pur minima possibilità di rischio, va evitato". Inutile far notare che non esiste niente a questo mondo che non contenga una possibilità di rischio, nemmeno restare qui seduto a battere sulla tastiera nel momento in cui un fulmine decidesse di raggiungermi attraverso la presa della corrente (il che qui in Giappone è più probabile che altrove). Di quello che pensiamo di questo principio, se non si è capito, l'abbiamo anche scritto tempo addietro tramite una citazione di Ferrara.

Il punto è che al giorno d'oggi stiamo così bene che ci siamo dimenticati che una volta si moriva di colera per aver bevuto un po' d'acqua o per altre centinaia di malattie, che sono sparite grazie alla farmacologia moderna e ai pesticidi sintetici.
Così, guardando sempre e solo ai lati negativi del nostro progresso, sogniamo un mondo idillico a contatto con la natura, e lo collochiamo in un passato lontano ma non troppo che ha l'aspetto di uno spot del Mulino Bianco, ma che non ci rendiamo conto non essere mai stato realtà.
Soprattutto, è l'assurda equivalenza "naturale=buono" a fregarci, perché non è affatto vero che quello che è naturale sia per questo anche positivo, e anzi è probabilmente vero il contrario. L'uomo ha sempre dovuto combattere contro la natura per difendere la propria esistenza, ed è proprio grazie a malattie molto naturali che fino a un centinaio di anni fa assistere alla morte di un paio di fratellini era esperienza comune quasi a tutti.

Vale la pena di approfondire seriamente l'argomento. Sulla confutazione del "naturale=buono" suggerisco la lettura di una serie di articoli di Piero Morandini, dal primo dei quali mi limito a citare un estratto in chiusura.

"Naturale o transgenico (purché non sia il gasato di Seattle)"
"Creso e i suoi fratelli" [sugli OGM in particolare]
"Sì alla salute, no allo stato-balia"

[... ] Ricapitolando: 1 - i test ci dicono che le sostanze naturali sono pericolose quanto quelle di sintesi; 2 - se crediamo ai test, allora dobbiamo preoccuparci innanzitutto delle sostanze naturali perchè ne ingeriamo in quantità molto più elevate. Se invece al contrario diamo ai test un valore relativo, in quanto falsati dalle condizioni particolari (concentrazione elevata), possiamo tirare un sospiro di sollievo, ma la conclusione è una sola: siamo comunque costretti a ricrederci sull'affermazione "naturale=buono". Anzi, spesso i veleni più potenti sono proprio quelli di origine naturale come ad esempio la tossina contenuta nel seme del ricino. L'uomo ha imparato a convivere con questi veleni, selezionando le cose commestibili o trattando il cibo in maniera opportuna, come ad esempio le arachidi (che vengono tostate altrimenti sono velenose) o la soia (che va tostata o bollita).

L'uomo nel corso dei millenni ha continuamente selezionato, tra la varie specie che la natura gli proponeva, quelle che avevano le migliori caratteristiche di commestibilità e di resa. Inoltre con metodi tutto tranne che naturali, come gli innesti, gli ibridi e tutte le altre tecniche (alcune delle quali vecchie di circa 50 anni e che sono da considerarsi manipolazione genetica a tutti gli effetti anche se non sono fatte tramite ingegneria genetica), l'uomo ha generato egli stesso nuove specie o varietà "innaturali". In pratica le specie che noi mangiamo non sono naturali, e quindi ne deduco che anche ciò che non è naturale può essere buono.

Luglio 15, 2003 4:13   Cultura


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