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Mer - Dicembre 8, 2004Chi era costei?
Una cosa fantastica del vivere in un altro paese (o un
altro continente) è ignorare bellamente la maggior parte dei "personaggi
famosi" della TV italiana. Per esempio, ieri ho letto un trafiletto riguardo a
una certa Loredana
Lecciso, il cui nome non mi diceva proprio
niente. Poi ho scoperto che con la sorella sono "le due gemelle più famose di questo autunno
tv" (il che presuppone che sulla TV italiana questo autunno fosse un
florilegio di gemelle).
È bellissimo che qui da me invece nessuno abbia la minima idea di chi siano. Di come, appunto, fondamentalmente non siano nessuno al di fuori dei confini italiani, o meglio "al di fuori dei confini della TV italiana". Allo stesso modo non ho la minima idea di chi siano i partecipanti ai vari Grande Fratello (io sono rimasto a Taricone), o all'Isola dei famosi, o a tutti gli altri spettacoli che sono ben lieto di perdermi (non li guardavo nemmeno quando stavo in Italia, ma si sa che è impossibile sottrarsi all'invasione di ogni spazio mediatico da parte di questi pseudo-divi). Naturalmente vale la stessa cosa per tutti quei personaggi, fondamentalmente insignificanti e destinati a scomparire nell'arco di un paio di stagioni, che popolano la TV giapponese. Anzi, qui è peggio, perché la macchina che fabbrica nuovi divi ne sforna un paio al giorno e ne affonda altrettanti nello stesso tempo. Dicembre 8, 2004 17:45 Permalink Mar - Novembre 30, 2004Maometto, S. Paolo, le donne e gli ignoranti
Bello questo post del
Griso. Parla
di quei paladini
dell'Islam
che per difendere e giustificare le credenze e le pratiche di quella religione,
per esempio nei confronti delle donne, non trovano altro modo che dire
"però il cristianesimo è peggio". Non è così, ma
verrebbe da dire: E allora? E se anche fosse? Questo "benaltrismo" applicato
alle religioni è assolutamente insensato.
Ma ancora più insensato è il fatto che, come ben nota il Griso: "[...] costoro estrapolano fuori contesto dei punti che, o sono ormai considerati poco più che narrativa a carattere sacro (com'è il caso dell'Antico Testamento per i cattolici), o poco o nulla hanno a che vedere con la catechesi e con la prassi quotidiana dei rapporti uomo-donna oggi." Sorvolando sul fatto che l'Antico Testamento è comunque ancora un po' di più di "narrativa a carattere sacro", il Griso centra in pieno il punto: parla di catechesi e di prassi quotidiana. Chi scrive cose tipo, "Se ciò che è scritto è veramente "Parola di Dio" non può cambiare nel tempo: la religione è e deve essere legge!", è evidente che ragiona dal punto di vista musulmano, ovvero di una religione basata su di un libro. In cui fondamentalmente ciò che viene venerato, più della stessa divinità, è il libro che ne parla. E per cui quello che non è scritto nel libro non esiste, o è semplicemente sbagliato. Invece il cattolicesimo è quanto di più lontano si possa immaginare da una "religione del libro". Innanzitutto perché Cristo non è un profeta qualsiasi, ma è lo stesso Dio diventato uomo. Non viene semplicemente a parlarci di Dio, ma è Dio stesso che mangia e beve con noi. Chi conosce un pochino il vangelo almeno per averlo sentito a messa da piccolo, ricorderà diverse occasioni in cui Gesù dice cose tipo: "Fu detto... ma io vi dico..."; "Voi sapete che è stato detto... ma io vi dico...". Gesù modifica quella che per i suoi contemporanei era la legge. Perché? Perché i tempi sono cambiati, possiamo dire. E perché lui può farlo, in quanto lui stesso è la fonte della legge. Quindi già mettersi a citare tanti passi dall'Antico Testamento, per dimostrare che i cristiani sono misogini, non ha alcun senso. Ma c'è un passaggio ulteriore: Gesù ha fondato la Chiesa, ha detto a Pietro: "A te darò le chiavi del Regno dei Cieli, e tutto ciò che legherai sulla terra sarà legato nei cieli e tutto ciò che scioglierai sulla terra sarà sciolto nei cieli." E ancora: "Io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo". La Chiesa ha la pretesa di essere la continuità di Cristo nella storia. Di essere il corpo vivente (vivente, non di carta) di Dio qui e ora. Se 2000 anni fa si poteva incontrare Cristo di persona, chi è arrivato dopo la sua morte come fa? Si spara? No, lo incontra nel suo corpo che è la Chiesa. Ovvero incontra degli uomini. E questo corpo, essendo vivente, ha anche la capacità di cambiare adattandosi al contesto. Lo dice perfettamente Karl Adam, in L'essenza del cattolicesimo: "[...] il cattolicesimo non va identificato senz'altro e sotto ogni riguardo col cristianesimo primitivo o col messaggio di Cristo, allo stesso modo che la quercia adulta non è totalmente identica alla minuscola ghianda. [...] L'annunzio di Cristo non sarebbe un messaggio vivente, né il seme che esso gettò alle glebe sarebbe un seme vivente, se fosse rimasto eternamente il piccolo seme dell'anno 33 e non avesse messo radici e assimilato materia estranea; se, anche con l'aiuto di questa materia, non fosse cresciuto ad albero sui rami del quale nidificano gli uccelli del cielo" Fatta questa premessa di carattere metodologico (cioè, nel senso che non bisogna parlare di qualcuno, in questo caso la Chiesa, se prima non si sa nemmeno che cosa questo qualcuno dice di essere), mi soffermo brevemente sulle citazioni presenti nella pagina di Islam Jihad Italia linkata dal Griso. Prima di tutto le citazioni non tengono conto del contesto e del tempo in cui sono state dette. Pretendere che S. Paolo duemila anni fa dovesse dire alle donne di comportarsi in modo completamente diverso a quella che era la loro cultura, sarebbe come pretendere che io in Giappone mi comportassi esattamente come se fossi in Italia, fregandomene di tutti gli usi e costumi locali. Ma soprattutto, molto spesso le citazioni sono estrapolazioni che cancellano il contesto: il brano del Levitico sull'impurità della donna durante il ciclo mestruale, oltre ad essere ovviamente segno dei tempi in cui è stato scritto, proprio qualche riga prima riportava, in altrettanto spazio di quello dedicato alla donna, l'elenco dei casi in cui è l'uomo ad essere impuro. Ma la citazione più ridicola è quella dalla Prima lettera ai Corinzi (7,1) citata come "...è buono per un uomo non toccare una donna...". E basta? E quale sarebbe il senso? Il brano originale comincia così: "Quanto poi alle cose di cui mi avete scritto...", e in una traduzione alternativa (riportata dalla Bibbia di Gerusalemme) leggiamo: "Vengo ora a ciò che mi avete scritto, cioè che è bene per l'uomo astenersi dalla donna...". e continua così: "tuttavia, per il pericolo dell'incontinenza, ciascuno abbia la propria moglie e ogni donna il proprio marito. Il marito compia il suo dovere verso la moglie (altro che "dovere coniugale" sempre inteso da parte della donna! ndE); ugualmente anche la moglie verso il marito." Paolo sta rispondendo a una lettera dei suoi amici di Corinto, in cui gli hanno evidentemente chiesto consiglio rispetto al modo in cui vivere la propria fede. Qualcuno gli avrà scritto: "Io non sono sposato. È meglio così? O devo sposarmi?". Paolo, anche in altri passaggi, consiglia a chi non è sposato di rimanere tale, se ci riesce, e altrimenti di sposarsi. E lo fa indifferentemente agli uomini e alle donne. "Vorrei che tutti fossero come me, ma ciascuno ha il proprio dono da Dio, chi in un modo, chi in un altro." E nella stessa pagina consiglia anche a marito e moglie di non astenersi dal sesso, se non di comune accordo, come anche alle vedove di non restare tali "se non sanno vivere in continenza", e così via. Chi riesce a leggere in queste pagine altro che non quello che c'è scritto lo fa evidentemente in cattiva fede. Lasciamo perdere poi i discorsi sulla "figura "satanistica"(sic) della donna, nella comunità ecclesiastica cattolica prima con San Paolo e poi nel medioevo", cioè una delle idiozie più grandi che abbia mai sentito in vita mia. Qui si tratta anche di ignorare la letteratura italiana più classica: mai sentito parlare della "donna angelicata" del medioevo? Da dove verrebbe, così di punto in bianco? Ma, soprattutto, mai sentito parlare della Madonna? Qui si vede molto bene come la maggior parte delle critiche mosse alla Chiesa, e con essa alla società occidentale che ne è scaturita, abbiano origine da una profonda ignoranza. Al proposito, chiudo con una citazione molto bella e rilevante, riportata in Il Suicidio dell'Islam, di Bernard Lewis (pag. 70). È tratta da un resoconto dello scrittore turco Evliya Çelebi, in visita a Vienna nel 1665, come membro di una missione diplomatica ottomana: "In questo paese vidi uno spettacolo straordinario. Ogni volta che l’imperatore incontra una donna per strada, se è a cavallo fa fermare il cavallo e la lascia passare. Se l’imperatore è a piedi e incontra una donna, assume una posa di riguardo. La donna saluta l’imperatore, il quale allora si toglie il cappello in segno di rispetto per la donna. Dopo che la donna è passata l’imperatore continua per la sua strada. È veramente uno spettacolo straordinario. In questo paese e in generale nelle terre dei miscredenti le donne hanno l’ultima parola. Sono onorate e rispettate per amore della Madre Maria." Queste cose i musulmani (e soprattutto le musulmane) se le sognano ancora adesso. Novembre 30, 2004 1:35 Permalink Sab - Ottobre 2, 2004Il ritorno dei Megadeth
Non scrivo mai di musica perché non ne so
parlare, e infatti non ho nemmeno la categoria adatta, ma volevo dire che
l'ultimo album dei Megadeth,
The system has
failed,
è finalmente bello. Dopo qualche album abbastanza insulso, e l'ormai
vaticinata morte del gruppo americano, stiamo invece tornando dalle parti
di
Youthanasia
e Countdown to
extinction.
Dave Mustaine si sta riprendendo dalla malattia che l'aveva colpito al braccio sinistro: non corre sulle 6 corde come una volta, ma ci dà dentro. Duetta nuovamente con Chris Poland, e se anche ci sono dei pezzi non proprio memorabili, questo ritorno fa ben sperare per il futuro della band. "Die Dead Enough", il primo singolo, non mi esce più dalla testa, come non succedeva da tempo. Qui trovate una recensione in italiano, e qui una in inglese. Ottobre 2, 2004 22:47 Permalink Dom - Settembre 26, 2004Le donne sono diverse, e non lo sapevamo
"Le donne sono diverse dagli uomini, non
solo psicologicamente, ma fisiologicamente, e penso che sia necessario che
capiamo queste differenze".
Sono le parole della dottoressa Catherine DeAngelis, direttrice del Journal of the American Medical Association. Ecco l'ennesimo caso in cui la scienza arriva a scoprire con enorme ritardo, e inspiegabile sorpresa, quello che il buon senso ci dice da sempre. Settembre 26, 2004 21:57 Permalink Ven - Settembre 24, 2004Il volto di Cristo. Che spettacolo!
Leggo oggi che è stata ritrovata un'altra
sindone con l'immagine del volto di
Gesù.
E che sembra autentica. Qui trovate la notizia dal sito del
Corriere.
Ma quel che è stupefacente, è che sul sito del Resto del Carlino, e quindi anche di Google News, che segnala i siti in automatico, questa notizia è riportata nella sezione "Spettacoli". Appena sopra Bonolis che parla del suo futuro in RAI. Cliccando qui potete vedere le schermate prese dai due siti. Madornale errore o segno dei tempi? Settembre 24, 2004 2:33 Permalink Gio - Settembre 23, 2004Prossima fermata: Vigata
Lo squillo del telefono non era lo squillo
del telefono, ma la rumorata del tràpano di un dentista impazzito che
aveva deciso di fargli un pirtùso nel cervello. Raprì a fatica gli
occhi, taliò la sveglia sul comodino, erano le cinque e mezzo della
matinata. Sicuramente qualcuno dei suoi òmini del commissariato lo
cercava per dirgli di una cosa seria, non poteva essere diversamente data l'ora.
Si susì dal letto santiando, andò nella càmmara da pranzo,
sollevò il ricevitore. «Salvo, lo conosci a
Potocki?»
Grazie al mio amico Luca R., siciliano - o meglio ragusano - DOC, sono immerso nella lettura di "Un mese con Montalbano", raccolta di racconti di Andrea Camilleri. E mi sta piacendo molto. Vedo che nel sito di InternetBookshop (a cui venite rimandati se cliccate sul titolo del libro, qui sopra), le recensioni dei lettori in un paio di casi tirano in ballo la "scorrevolezza". Per esempio, il signor Picasso dice: "Andando avanti la lettura diventa un pò meno scorrevole", mentre il signor Lillo lo definisce un "libro abbastanza scorrevole, ma con scarsa comprensione a causa del siciliano italianizzato adoperato da camilleri". Personalmente, non vedo perché questa "scorrevolezza" debba essere presa come parametro di valutazione di un'opera. O meglio, che venga pure tenuta in considerazione, ma allora che vadano anche definite le esigenze (o non esigenze) del lettore: "Poco scorrevole per essere un libro da treno", magari potrebbe andare. Oppure: "Non abbastanza scorrevole paragonato all'ultimo numero di Topolino". Non sia presa, la mia, come un'offesa. E non si pensi che io tenga in poco conto i libri da treno o le pubblicazioni Disney (tutto il contrario), ma voglio dire invece che il bello dei libri di Camilleri è anche quel suo linguaggio un po' siciliano vero e un po' artefatto, che oltre ad essere molto divertente, contribuisce enormemente a caratterizzare i personaggi ma soprattutto a immergerci un po' in un mondo che, se pure dietro l'angolo, è già altro da noi. Un mondo in cui assistiamo a vicende regolate da leggi diverse, caratterizzato da tempi diversi, e di cui non riusciamo a capire sempre tutto, proprio come se fossimo lì presenti. Presenti ma un po' estranei. Un po' stranieri. Detto questo, non vorrei che chi non avesse mai letto Camilleri equivocasse le mie parole, e pensasse di trovarsi di fronte a un emulo di Verga, o alla versione letteraria di "La terra trema" di Visconti. Sinceramente io trovo questa raccolta anche fin troppo scorrevole. I vocaboli non italiani non sono tanti: alcuni si apprendono subito in poche pagine, altri si deducono facilmente per assonanza con l'italiano, e alla fine si riesce a capire fondamentalmente tutto. Ma, come non mi stanco mai di ripetere ai miei alunni, non è quasi mai necessario dover capire tutto, per poter apprezzare un testo. Ne approfitto infine per segnalare un sito che riporta tutto quello che vorreste sapere su questo scrittore e i suoi libri: citazioni, interviste, coltissime analisi dei testi, e persino registrazioni audio di programmi radiofonici dedicati al "sommo", come viene chiamato Camilleri dai suoi fan. L'indirizzo è, oserei dire "ovviamente": www.vigata.org. Ah, e naturalmente ci troverete anche un dizionario camillerese-italiano. Settembre 23, 2004 12:39 Permalink Dom - Settembre 19, 2004Le bugie degli ambientalisti, e un nuovo sito
Segnalo la prossima uscita (23 settembre) del libro
"Le bugie degli
ambientalisti", scritto da
Riccardo
Cascioli e
Antonio
Gaspari,
che
svela le origini e gli obiettivi dei "profeti di sventura" e demolisce le basi scientifiche dei miti ambientalisti: deforestazione, riscaldamento globale, esplosione demografica, inquinamento atmosferico, esaurimento delle risorse, cibi ogm... Gli sos lanciati dalle organizzazioni ambientaliste profetizzano la fine prossima del pianeta. Una documentazione schiacciante, ricca di dati e casi concreti - e suffragata dalla prefazione di uno dei maggiori scienziati italiani, Tullio Regge - dimostra che il solo scopo di queste organizzazioni è raccogliere fondi per operazioni demagogiche, ideologiche e politiche che nulla hanno a che fare con la salvaguardia della Terra. Ne approfitto per segnalare anche un nuovo sito, già entrato a far parte dei miei link, a riguardo di questi ed altri temi analoghi. Si tratta di SVIPOP, il cui bizzarro nome è spiegato nel sottotitolo: magazine su ambiente, sviluppo e popolazione. Cito dalla pagina che illustra le ragioni della sua nascita: L’originalità di SVIPOP sta anche nel fatto che tratteremo insieme tre argomenti – popolazione, ambiente, sviluppo – che normalmente vengono considerati separatamente. Ma con le Conferenze dell’ONU iniziate nel 1992 con quella di Rio de Janeiro sull’ambiente, si è affermato per la prima volta un legame di causa-effetto che vede la presunta eccessiva popolazione all’origine della distruzione dell’ambiente e del sottosviluppo. Oggi ogni politica globale, piaccia o meno, si basa su questa concezione. Solo così si comprende come mai, ad esempio, i fondi dell’Unione Europea per gli aiuti allo sviluppo vanno in misura sempre crescente per promuovere l’aborto nel Terzo Mondo. [...] siamo al culmine di una guerra contro l’uomo, una guerra lanciata nel secolo scorso e che oggi mostra sempre più apertamente il suo volto. Lo dimostra anche il Rapporto sullo Stato della Popolazione presentato ieri a 10 anni dalla Conferenza del Cairo su popolazione e sviluppo. L’unico interesse di questi potentati economici, politici e culturali che hanno in mano le agenzie dell’ONU, è quello di limitare la presenza dell’uomo sulla faccia della Terra. Anzi, solo la presenza degli uomini poveri o inadatti per qualsiasi motivo, così che gli altri – i ricchi, gli intelligenti, i privilegiati – possano vivere tranquillamente, senza seccature. Non a caso nel dossier che abbiamo preparato a 10 anni dalla Conferenza del Cairo, il nunzio apostolico presso l’ONU di Ginevra, Silvano Tomasi, parla di “barbarie culturale e giuridica” che si è affermata grazie a quella Conferenza. E il demografo Giancarlo Blangiardo parla di “incapacità” che queste agenzie hanno “di concepire l’uomo come risorsa” e non come causa di tutti i mali, o “cancro del pianeta”, come molti ambientalisti l’hanno definito. Settembre 19, 2004 23:45 Permalink Dom - Agosto 1, 2004Tobin Tax, il grande equivoco
Trovo interessante questo post di
Paolo di
I Love
America sulla
Tobin Tax,
soprattutto dove dice che chi vuole questa tassa fondamentalmente appartiene a
una visione ideologica che considera "come un reato e una colpa il guadagno", e
dove fa notare che "il neomarxismo è passato alla funzione di controllore
etico".
Però più che guardare alla Tobin Tax come a un progetto errato perché - riassumendo il pensiero di Paolo - obbliga tutti a fare la carità per legge, io preferisco far notare che la suddetta tassa è semplicemente una boiata pazzesca. Non sta né in cielo né in terra. Sarebbe controproducente per tutti. Qui di seguito qualche stralcio da articoli della rivista Tempi dedicati in passato alla questione, seguiti da un mio commento finale. Tanto per cominciare, il capitale che circola nelle transazioni è molto diverso dal capitale che si possiede stabilmente: un dollaro che cambia di mano mille volte nel corso di una giornata sarà contato come 1.000 dollari di transazioni finanziarie. Una tassa di un millesimo, allora, costituirebbe un'espropriazione totale della ricchezza introdotta nel sistema. L'effetto sarebbe quello di ridurre brutalmente la circolazione finanziaria e forse di interromperla completamente. L'economia reale ne risentirebbe tanto quanto quella finanziaria. Ma anche l'obiettivo di combattere la speculazione e stabilizzare i cambi è aleatorio. Supponiamo che io debba vendere i dollari che ho guadagnato con le esportazioni per pagare in euro i miei dipendenti. Se gli operatori esitano ad acquistarmeli perché la tassa li scoraggia dall'effettuare un acquisto seguito da una vendita (hanno bisogno anche loro di vendere subito i dollari), sarò costretto ad abbassare il prezzo a cui cedo i miei dollari, per accelerare una vendita di cui ho assolutamente bisogno. La fluttuazione dei cambi, in questo caso, risulterà accentuata anziché ridotta, e gli speculatori faranno festa. Questi difetti della "Tobin Tax" sono noti da anni. Perché allora gli antiG8 e alcuni governi la propongono, anziché limitarsi a chiedere maggiori stanziamenti per gli aiuti al Terzo mondo? Per cieco odio teologico nei confronti dell'economia finanziaria i primi, per mettere le mani su nuove imposte i secondi. [Il vecchio equivoco della Tobin Tax, di Rodolfo Casadei, giugno 2001] Purtroppo, anche se l'attrattiva etica della proposta è di grande suggestione, è inapplicabile. È una notizia nuova? No, si sa da più di vent'anni. Lo dicono i cattivissimi G8? No, lo ricorda l'economista che la escogitò agli inizi degli anni '70, James Tobin, 83enne, Premio Nobel '81, che spiega (cfr. La Stampa, 12 luglio): «la mia proposta è stata usata per più ampie campagne, che vanno oltre le sue ragioni originarie, che erano di ridurre la volatilità dei tassi di cambio» nella fase di instabilità seguita alla rottura del rapporto oro-dollaro. All'Ocse rincarano la dose: «È stato un grande equivoco. Allora Tobin temeva che l'instabilità valutaria danneggiasse i commerci. Oggi quel pericolo non esiste più». [La settimana 29, luglio 2001] La cifra non basterebbe, si favorirebbero gli off-shore finanziari, si creerebbero, soprattutto, distorsioni nei Paesi beneficiati: tutte le ricerche in materia mostrano che afflussi di capitale assistenziale in Paesi poveri distruggono i mercati locali, creano dipendenze e bloccano lo sviluppo invece di favorirlo. Nei Paesi ricchi, il nuovo capitalismo genera opportunità crescenti, ma che possono essere colte solo da sistemi ed individui forti, cioè dotati di concorrenzialità. Gli eccessi sindacali, protezionistici e consociativi, cioè i modelli redistributivi pesanti, tolgono tale competitività ai territori e ai singoli. Per esempio, finanziando un dipendente pubblico inutile piuttosto che investire su un'educazione più raffinata, e quindi costosa, dei giovani. Così come le alte tasse, in regime di libertà di circolazione del capitale, semplicemente lo spingono a trasferirsi dove il profitto è maggiore. Ciao investimenti. Il metodo redistributivo-assistenziale impoverisce, invece di arricchire, pur pretendendo il monopolio morale della tutela dei deboli. Una così evidente imbecillità tecnica rende vuota la missione di compensazione sociale. L'etica della giustizia sociale deve prendere atto che la sua tecnica redistributiva non funziona né per i Paesi ricchi né per quelli poveri. Si sta riformando? No, viene continuamente riproposta come salvezza nonostante i fatti. O la sinistra centrista e pragmatica la abbandona del tutto, ma senza costruire una nuova teoria di solidarietà più efficiente e compatibile con il mercato. Quando vi tenta, resta parola oscura (la Terza via). Fuffa inutilizzabile in ambedue i casi. [Solidarietà? Valore di mercato, di Carlo Pelanda, agosto 2001] Per ultimo metto un link a una pagina di Attac, l'associazione che ha cominciato la campagna a favore della Tobin Tax. Leggetevi questo pezzo, e poi ditemi se lo scopo di questa associazione, e dunque anche di questa tassa, non è distruggere l'economia mondiale. Anzi, il mondo come lo conosciamo. Per crearne un altro più bello e puro e giusto. Perché "un altro mondo è possibile". Lo stesso identico pensiero di Lenin, Stalin, Mao, Pol Pot, Kim Il Sung (e figlio), Castro e compagnia bella. Tutti noti per aver creato dei paradisi in terra... Agosto 1, 2004 0:20 Permalink Lun - Luglio 26, 2004Creativi... poco creativi
Sul
Foglio
di venerdì 23, Stefano
Pistolini fa una carrellata sugli spot
elettorali di George
Bush, con tanto di voto su una scala di 10 per
ogni spot "recensito". Assegna addirittura un 9, anche se la maggioranza sta sul
6 o 7. A leggere l'articolo (che trovate nell'archivio del sito del
Foglio, a
pagina "Inserto 1") sembra che si tratti in buona parte di spot molto efficaci e
ben studiati. Ma ad andarli a vedere sul sito del presidente americano, in questa
pagina (colonna "Television Ads"), si scopre che non sono poi
così interessanti. Direi anzi che sono quasi tutti piuttosto banali.
Anche una delle immagini che per Pistolini pare suggestiva, cioè la
bambina bionda che corre su una collina verde a simboleggiare l'"andare avanti
con George", è semplicemente scontata e
stantia.
In generale, a parte pochi casi come forse "Wacky", che per lo meno è simpatica, e "Weapons", che mi sembra efficace, ma ha la qualità tecnica di un video in flash creato da un maghetto del PC per il suo sito internet amatoriale, gli altri spot assomigliano a quelle pubblicità dell'Enel che vedevo anni fa in Italia (ma le fanno ancora?): immagini patinate di centrali elettriche, operai che lavorano, impiegati in camicia che esultano soddisfatti per il successo appena ottenuto, e tutto quel genere di scenette che ti fanno dire: "Sì, bella fotografia...", ma alla seconda volta che le vedi ti annoiano. Sull'ultimo numero del The Atlantic c'è un articolo che parla proprio degli spot elettorali, del fatto che siano quasi tutti uguali e noiosi e che grossomodo le tecniche utilizzate non siano cambiate molto dagli anni '50, con la differenza che adesso la capacità degli spettatori di farsi colpire è molto diminuita, al punto che se una volta bastavano due o tre passaggi a imprimergli il video nella mente, adesso ce ne vogliono anche venti, cosa che spinge i committenti a un bombardamento spietato sui telespettatori. Ma il punto è che ci vogliono moltissimi passaggi per ricordare uno spot fatto male e troppo ricco di messaggi, mentre ne sarebbero sufficienti molti di meno se fosse più semplice e originale. L'Atlantic porta l'esempio della Brabender Cox, un'agenzia pubblicitaria che da anni crea spot politici, ma li fa come se fossero spot pubblicitari normali, di quelli che solitamente permettono ai creativi di sbizzarrirsi in trovate divertenti e accattivanti. Guardate i video di Bush, e passate poi a dare un'occhiata a spot come "Quicker picker upper" o "Scooter", per avere un'idea di quanto le presidenziali sarebbero più interessanti, se ai copyrighter fosse concesso di lavorare come quando devono lanciare una nuova marca di birra o di preservativi. Luglio 26, 2004 1:18 Permalink Dom - Luglio 25, 2004Moore il censore
Grazie a
Camillo,
un altro articolo molto interessante sulle
falsità di Michael
Moore, che in gioventù censurò
un'inchiesta che riportava fedelmente quanto fosse antidemocratico e brutale il
regime sandinista di
Ortega.
L'inchiesta era di Paul
Berman, l'autore di
Terrore e
Liberalismo, uomo di sinistra senza il classico salame sugli
occhi.
Luglio 25, 2004 21:13 Permalink Mer - Luglio 21, 2004Cliniche come macellerie, bambini come rifiuti e feto in 3D
Una delle cose più belle che ho visto
quest'anno su internet sono le immagini delle ecografie in 3D realizzate dalla
Create Health London
Clinic. Qui sul sito del
Corriere
potete leggere un breve pezzo, ma soprattutto guardare i video e le foto, oppure
potete andare direttamente alla pagina dedicata sul sito della clinica di
Londra.
Una delle cose più brutte che ho letto quest'anno è la notizia di una clinica di Yokohama che buttava i bambini abortiti con i rifiuti comuni. Ecco una mia traduzione da questa pagina: Un'ex-infermiera della clinica per donne Isezaki: "Quando smembravamo i feti abortiti facevano un rumore come "crack crack". Dopotutto le ossa si sono già formate, sono come quelle dei pesci e perciò fanno quel rumore. Quelli abortiti alla 15esima o 16esima settimana di gravidanza avevano mani e piedi. Ci era stato detto (dal direttore dell'ospedale) di smembrarli in pezzi più piccoli prima di buttarli via." Un ex impiegato della clinica ha spiegato che le infermiere usavano forbici e altri attrezzi per spezzettare le membra dei feti abortiti dalla 12esima settimana di gravidanza in poi, in modo da gettarli con la normale spazzatura. La persona in questione ha detto che la pratica era in linea con le istruzioni del direttore della clinica ed è continuata fino ad almeno due anni fa. In Giappone c'è una legge che permette di abortire feti fino alla 22esima settimana di gravidanza. In ogni caso, un'altra legge stabilisce che quelli abortiti nella 12esima settimana o oltre devono essere cremati e seppelliti alla stessa maniera dei corpi umani. [...] Il governo municipale di Yokohama e altre autorità hanno condotto ispezioni sul campo per determinare se la clinica ha violato la legge sul trattamento dei rifiuti o altre leggi. Consiglio a tutti di dare un'occhiata ai video del sito di cui ho scritto più sopra, in cui potete vedere un feto di 11 settimane e uno da 25 settimane, poco più grande di quello da 22. Basta avere due occhi (anzi, ne basta anche uno solo) per rendersi conto che il cosiddetto "feto" è semplicemente un bambino che cresce piano piano. Che non è un pupazzo che al quinto, decimo, quindicesimo mese viene sostituito per magia con un bambino vero. Che è esattamente lo stesso individuo che da lì a qualche mese uscirà (se glielo permetteranno) a vedere la luce. Questo è forse l'unico motivo per cui a volte sono tentato di pensare che la nostra civiltà moderna, sempre pronta a stracciarsi le vesti per difendere i diritti dei cani, dei vermi e delle muffe si meriterebbe una cura alla Bin Laden. Luglio 21, 2004 1:47 Permalink Mar - Giugno 1, 2004I Migliori? Maddeche?
Questo pezzo di
Rocca non posso
fare a meno di postarlo
anch'io:
I fascisti islamici sgozzano un italiano, i diessini accusano Frattini e il governo. Che pena. Si credono i Migliori, superiori antropologicamente, ma sono il peggio di questo paese, peggiori degli incapaci al governo. Sono sempre stati dalla parte sbagliata, hanno sostenuto i carri armati sovietici, gli sgozzatori vietcong, i genocidi Khmer rossi, le rivoluzioni culturali cinesi, le esecuzioni castriste, i terroristi palestinesi, i terzomondisti assassini, gli affamatori dei popoli. Erano contrari alla Nato, all'Europa, all'America, finanche alle autostrade e alla tv a colori (non è uno scherzo: era la politica di Berlinguer), credevano che il divorzio fosse una sovrastruttura borghese. Sono stati il fattore di conservazione della società italiana, dalle loro idee è nato il partito armato rivoluzionario che ha insanguinato l'Italia negli anni Settanta e Ottanta e Novanta e fino a Biagi e D'Antona. Hanno creato, con la Dc, il debito pubblico italiano (l'80 per cento delle leggi di spesa italiane ha avuto il voto del Pci). Hanno sempre sostenuto le leggi speciali di polizia, i teoremi giudiziari, le manette e il carcere come strumenti di lotta politica, a Padova, come a Palermo, come a Milano. Non ne hanno mai azzeccata una, non dicono "beh, forse in quell'occasione ci siamo sbagliati", piuttosto cancellano, rimuovono e, contemporaneamente, rivendicano quella tradizione. (C'è un'eccezione: Fassino, di recente, ha riconosciuto, venti anni dopo, che Berlinguer aveva torto - ma allora non lo disse). La cosa grave è che c'è ancora qualcuno che li segue, che crede siano seri, che ci casca, che cade vittima della loro arrogante sicumera di essere, nonostante tutte le balle e gli orrori che hanno propagandato, i Migliori. Maddeche? PS Questo testo non contiene la parola Mitrokhin, quindi non è attribuibile a Paolo Guzzanti. Giugno 1, 2004 0:13 Permalink Dom - Marzo 28, 2004Per la libertà e dignità della scienza
Ho aggiunto tra i "Siti interessanti", quello
dell'associazione Galileo 2001,
per la libertà e dignità della
scienza.
Per spiegare di che si tratta, mi limiterò a riportare più sotto l'inizio del manifesto dell'associazione. Leggendolo noterete che questo blog si è fatto più volte portatore di istanze analoghe, pur non condividendo tutte le loro fino all'ultima virgola (in questo blog, in particolare, non crediamo che coloro che producono un embrione, fossero anche i genitori biologici, abbiano "un primato nel determinarne il valore, e il destino" come scritto qui). All'interno del sito trovano posto diverse sezioni, tra cui una raccolta di documenti, organizzata per argomento, nonché altri materiali utili, tra cui spiccano gli atti del convegno di Roma del 19 febbraio scorso sul principio di precauzione (di cui abbiamo parlato diverse volte, per esempio qui). Di gran parte degli interventi c'è solo l'abstract, anche se corposo, ma se volete un bel pezzo articolato e pure godibile, leggetevi l'intervento completo di Franco Battaglia, fondatore e vice presidente vicario di Galileo 2001, dal titolo "Pdp, precauzione o rischio?" (in pdf). Ma ora vi lascio al manifesto. Un fantasma si aggira da tempo nel Paese, un fantasma che sparge allarmi ed evoca catastrofi, terrorizza le persone, addita la scienza e la tecnologia astrattamente intese come nemiche dell'Uomo e della Natura e induce ad atteggiamenti antiscientifici facendo leva su ingiustificate paure che oscurano le vie della ragione. Questo fantasma si chiama oscurantismo. Si manifesta in varie forme, tra cui le piú pericolose per contenuto regressivo ed irrazionale sono il fondamentalismo ambientalista e l'opposizione al progresso tecnico-scientifico. Ambedue influenzano l'opinione pubblica e la politica attraverso una comunicazione subdola: l'invocazione ingiustificata del principio di precauzione nell'applicare nuove conoscenze e tecnologie diviene una copertura per lanciare anatemi contro il progresso, profetizzare catastrofi, demonizzare la scienza. Non si tratta, quindi, di una giustificabile preoccupazione per le ripercussioni indesiderate di uno sviluppo industriale ed economico non sempre controllato, ma di un vero e proprio attacco contro il progresso. L'arroganza e la demagogia che lo caratterizzano non solo umiliano la ricerca scientifica -attribuendole significati pericolosi ed imponendole vincoli aprioristici ed arbitrari- ma calpestano il patrimonio di conoscenze che le comunità scientifiche vanno accumulando e verificando senza pretese dogmatiche, con la consapevolezza di offrire ragionevoli certezze basate su dati statisticamente affidabili e sperimentalmente controllabili. Il fatto che le conoscenze scientifiche, per la natura stessa del metodo di indagine e di verifica dei risultati, si accreditino con spazi di dubbio sempre ridicibili ma mai eliminabili costituisce l'antidoto principale -che è proprio dell'attività scientifica- verso ogni forma di dogmatismo, scientismo, intolleranza e illiberalità; ma non puó giustificare il considerare tali conoscenze opinabili o, peggio, inattendibili. La voce della scienza è certamente piú affidabile e anche umanamente -oltre che intellettualmente- piú consapevole delle voci incontrollate e dogmatiche che, fuori di ogni rilevanza scientifica, pretendono di affermare "verità"basate sull'emotività irrazionale tipica delle culture oscurantiste. Per leggere il testo completo, cliccate qui. Marzo 28, 2004 1:32 Permalink Lun - Marzo 8, 2004Environmental Working Group: I professionisti della paura
Dal nuovo
Green Watch
News (n.6-2004, non ancora on-line
ma momentaneamente leggibile qui, prima che venga
sostituito dalla nuova edizione), un interessante articolo di
Rita
Bettaglio, che vale la pena riportare
completamente, ma con l'aggiunta di diversi link ai materiali citati nel testo.
CLICCATE QUI PER LEGGERLO Marzo 8, 2004 0:49 Permalink Ven - Febbraio 27, 2004E Peppone sparò a Don Camillo
Per chi non se ne fosse ancora accorto, ricordo che
è in corso un dibattito (anche se non c'è nulla su cui dibattere,
ma semplici fatti da riconoscere) su tutti quei preti cattolici, quei partigiani
e quei sindacalisti non comunisti, uccisi dai partigiani comunisti nel decennio
che seguì la fine della seconda guerra mondiale. Come ha scritto un paio
di mesi fa Paolo
Mieli:
Il numero di preti fatti fuori in quegli anni perché vicini alla Democrazia cristiana è davvero incredibile. Don Pessina, don Galletti, don Donati e tanti altri: non c'entravano nulla con i fascisti, al massimo avevano benedetto qualche salma di fascista ucciso, forse aiutavano la Dc a raccogliere voti... La verità è che furono uccisi da comunisti e che nessun assassino fu denunciato dal Pci. Ciò potrà un giorno essere serenamente studiato? Io spero di sì. Luca Gallesi, su Avvenire del 7 gennaio ha scritto un pezzo introduttivo intitolato "Chi pagherà il sangue dei vincitori?" [...] impensabili sono i fatti di sangue che fino alla fine degli anni Cinquanta (l'ultima fucilata viene sparata nel 1961!) caratterizzano il clima dello scontro politico nell'Italia centrale. La lunga serie di omicidi politici non lascia adito a dubbi sulle reali intenzioni dei partigiani comunisti, per i quali "la guerra non è finita", come scrivono nei loro proclami ufficiali. Questo articolo è stato poi seguito da una lunga inchiesta, giunta all'ottava puntata e ancora in corso, di Roberto Beretta, che dal 20 gennaio sta raccontando una documentatissima storia di ideologia omicida e ancora oggi largamente omertosa. Sul sito di Avvenire potete trovare tutti gli articoli usciti finora, che vi linko direttamente qui sotto. Inutile dire che è una lettura estremamente consigliata. 1 - Stragi partigiane, il triangolo dei preti (20 gennaio 2004) 2 - Partigiani all'assalto del don (23 gennaio) 3 - Ombre rosse in canonica (29 gennaio) 4 - E Peppone sparò a Don Camillo (3 febbraio) 5 - Brigate contro il Biancofiore (10 febbraio) 6 - Falce & coppola, la repubblica del Sud (15 febbraio) 7 - La resistenza cannibale (19 febbraio) 8 - Quei preti, martiri del 18 aprile (25 febbraio) Febbraio 27, 2004 2:37 Permalink Dom - Febbraio 15, 2004L'ecosocialismo è una minaccia per la libertà nel mondo
In questa
pagina abbiamo letto un interessante articolo di
Rita
Bettaglio riguardo al pensiero di
Fred L.
Smith, presidente del
Competitive Enterprise
Institute. Si parla del pericolo degli
"ecosocialisti". Ma di che si
tratta?
Per gli ecosocialisti la soluzione [ai problemi di carattere ambientale, ndE] è minor libertà per i privati, nella convinzione dogmatica che l'uomo, lasciato libero, sia nemico del bene comune. Questa è una visione antropologica negativa e profondamente sbagliata. Infatti ha un evidente tallone d'Achille: se l'uomo è ontologicamente cattivo, cosa o chi garantisce che lo Stato sia migliore degli uomini che lo compongono? [...] I Verdi sono i Rossi di una volta perchè ne ereditano e condividono il pensiero fondante: lo Stato è sopra e prima dell'individuo ed il bene individuale è l'esatto contrario di quello comune. Una visione 'teocratica', dunque: l'uomo inguaribilmente peccatore deve essere salvato contro la propria volontà dallo Stato. Se allo Stato sostituiamo la Natura abbiamo l'attuale, violento, pensiero ecologista. Pensiamo ai sistemi socialisti: essi teorizzavano e promettevano il paradiso in terra. Questo paradiso si è via via rivelato un inferno per chi vi era sottoposto obtorto collo. Quando cominciarono ad affiorare le contraddizioni interne di tutti i sistemi socialisti avvenne uno spostamento di pensiero: dalla convinzione che solo le istituzioni politiche potessero portare il benessere dell'umanità e la pace (quanti milioni di morti?) al pensiero maltusiano che solo una pianificazione centrale da parte di elite intellettuali potesse salvarci dal disastro. Dal paradiso in terra alla necessità di evitare che la terra si trasformi in inferno! I Rossi erano convinti che l'individuo potesse sfruttare troppo poco le risorse, i neo-maltusiani troppo. Il finale, comunque, non cambia: bisogna impedire che l'individuo possa interagire liberamente con esse! E' la teoria dei "Terribili Troppo": ci sono troppe persone, che consumano troppo, che fanno troppo affidamento a tecnologie di cui conosciamo troppo poco. Quindi bisogna diminuire la popolazione, i consumi, la tecnologia, anche se questo può portare a morte, povertà ed ignoranza. Il socialismo non è caduto per la forza delle idee o ideali liberali, o almeno non solo, ma per se stesso, per le proprie insanabili contraddizioni interne che lo rendevano profondamente antiumano. E l'ecosocialismo è ancora più pericoloso. Come qualcuno ha notato: "dopo tutto i vecchi rossi giustificavano i loro orrori come passi verso il progresso dell'umanità. Ma il progresso dell'umanità ha poco valore per chi adora Gaia." La protezione dell'ambiente e, quindi le politiche ambientali devono avere come protagonista l'uomo, la persona, in una visione positiva: la libertà educa e migliora la persona, se è vera libertà. Potete trovare tutto l'intervento di Smith, in inglese, in questa pagina, o scaricare il pdf da qui. Riguardo a quanto scrivevamo nel post "Ambientalismo, religione per gli atei metropolitani", sul blog Koestler c'è il link a un'interessante intervista sull'argomento da Frontpage Magazine. Febbraio 15, 2004 19:1 Permalink Lun - Febbraio 2, 2004Ambientalismo, religione per gli atei metropolitani
Su Green Watch
News n. 4/2004 (non ancora
on-line), leggiamo le recenti dichiarazioni di
Michael Crichton
(lo scrittore e autore, tra le altre cose, di
"Jurassic
Park" e
"ER"):
La più importante sfida per il genere umano? "Distinguere la realtà dalla fantasia, la verità dalla propaganda", secondo Crichton. [...] "L'ambientalismo appare la religione d'elezione per gli atei metropolitani." E, come religione, o, meglio, come cattiva religione, "ritiene che i fatti non siano necessari, perché i dogmi dell'ambientalismo sono tutti verità di fede." Ogni religione ha il proprio Eden: quale sarebbe quello dell'ambientalismo? "E' il tempo in cui la mortalità infantile era dell'80%, quando 4 bambini su 5 morivano di malattia prima dei 5 anni? Quando una donna su 6 moriva di parto e la vita media era di 40 anni?", si domanda Crichton. "La visione romantica della natura come un paradiso è propria solo di chi non ha esperienza della natura. Chi vive nella natura non è affatto romantico a questo riguardo. [...] Essi ancora uccidono animali e sradicano piante per mangiare, per vivere. Se non lo facessero, morirebbero." "Con tutti i passati insuccessi, uno penserebbe che le previsioni ambientaliste si facessero più caute. No, invece, se si tratta di una religione. [...] Come è proprio delle religioni, le credenze non sono modificabili dai fatti, perché non hanno niente a che vedere coi fatti." "Io posso citare alcuni fatti precisi. [...] Posso dirvi che il DDT non è cancerogeno, non fa morire gli uccelli e non avrebbe dovuto essere bandito. Posso dirvi che chi lo ha bandito sapeva che non era cancerogeno e lo ha bandito lo stesso. Posso dirvi che il bando del DDT ha causato la morte di 10 milioni di poveri, soprattutto bambini. [...] L'aver bandito il DDT è uno dei più disgraziati episodi nella storia dell'America del ventesimo secolo." Secondo Crichton "noi tutti dobbiamo liberarci dell'ambientalismo." L'unica via d'uscita è basarsi sulle evidenze scientifiche prima di decidere politiche che incideranno sul futuro delle persone. "Se noi permetteremo che la scienza venga politicizzata, allora avremo perso. Entreremo nella versione internet dei secoli bui, un'era di paure e di pregiudizi, trasmessi a persone ignare. Non è un buon futuro per il genere umano. [...] Quindi è tempo di abbandonare la religione dell'ambientalismo, e ritornare alla scienza dell'ambiente e basare su di essa le nostre politiche." (Rita Bettaglio) Nel discorso completo l'autore, pur manifestando una visione piuttosto ristretta della religione, parla diffusamente della falsità dell'ancora attuale mito del buon selvaggio, della pericolosità della natura (che invece ci immaginiamo nella versione edulcorata dalla TV), delle previsioni catastrofiche degli ecologisti mai realizzatesi, ma anche della necessità di un'ecologia scientifica e basata su fatti, anziché su idee. Il tutto era riportato sul sito di Crichton, ma come scrive lui stesso in questa pagina, è stato momentaneamente messo off-line, insieme ad altri discorsi sull'ambientalismo, fino all'uscita del suo prossimo libro, dedicato a questo argomento. Grazie ai potenti mezzi di internet è però ancora disponibile nella cache di Google, a questo indirizzo. Leggetelo, che ne vale la pena. Febbraio 2, 2004 10:47 Permalink Ven - Gennaio 16, 2004Perderemo il treno del Ventunesimo secolo
Da un'intervista a
Lester
Thurow, economista del
Mit e
divulgatore:
Domanda: "Ma non trova che in Europa ci sia un deficit di innovazione?" "Ah, non c'è dubbio. Nel mio ultimo libro l'ho scritto chiaramente. Il vero guaio dell'Europa sta nel suo rifiuto della biologia, inclusi gli Ogm e gli esperimenti sugli animali in laboratorio. Se il Ventesimo secolo stato il secolo della fisica, il Ventunesimo sarà il secolo della biologia. Qui al Mit stiamo assistendo a un boom: c'è chi è al lavoro sul primo bio-computer o chi studia le ragnatele per scoprire nuovi materiali. E intanto le iscrizioni ai corsi di biologia hanno superato quelle in informatica. Ma l'Europa ha deciso di non fare niente per dieci anni, aspettando di capire che cosa può essere dannoso e cosa no. Ma nella storia la ricerca scientifica non si è mai rivelata dannosa a priori. Sarebbe come se, nel passato, si fosse deciso di non usare il vapore o l'elettricità. Temo che l'Europa stia perdendo il treno del Ventunesimo secolo." [...] Domanda: "[...] il suo ultimo libro si chiama "Fortune Favors the Bold", un titolo preso a prestito dal latino: audaces fortuna juvat..." "Era un motto dell'esercito romano: chi è coraggioso potrà vincere o perdere, ma chi è codardo perderà di sicuro. È un motto perfetto per la competizione biologica che è già cominciata. L'Europa prende tempo sugli Ogm, ribattezzati «Frankenstein Food». Al momento, però, non ci sono prove che siano cibo da mostri. E così, con questo atteggiamento attendista, il Vecchio Continente finirà per consegnare agli Stati Uniti un vantaggio di 50 anni in questo strategico settore industriale." (Il Sole-24 Ore, 26/11/2003) Gennaio 16, 2004 13:44 Permalink Violenza televisiva
Quando si dice "la scoperta dell'acqua calda".
Istituti di ricerca e media che ne riportano i risultati, a volte sembrano
mettercela tutta per uscirsene con "scoperte" assolutamente
ovvie.
Leggo sul Foglio di lunedì 1 dicembre (non on-line), citato da Avvenire del 26/11, del Risultato della ricerca "Violenza televisiva e subculture dei minori nel Meridione", realizzata dall'Osservatorio su violenza, media e minori dell'Università di Salerno. Per l'81 per cento dei bambini meridionali dagli 8 ai 14 anni fa più paura la cronaca trasmessa in tv della violenza che si vede nelle fiction e nei cartoni animati. Ma dai?! Che cosa dimostra questo? Che i bambini (fino ai 14 anni, tra l'altro) non sono degli idioti? Che sono in grado di distinguere la realtà dalla fantasia? Che sanno discernere tra ciò che è pericoloso e quello che è innocuo? Che arrivano addirittura a capire che un terrorista suicida che si fa esplodere a sorpresa in una pizzeria è più temibile di un alieno munito di raggi fotonici? Avevamo proprio bisogno che la scienza ce lo confermasse. Gennaio 16, 2004 13:20 Permalink Fantascienza
In occasione dell'ultima missione spaziale americana,
Ray
Bradbury, 83 anni, fondamentale
autore di opere come "Fahrenheit 451"
e "Cronache
Marziane", ha
dichiarato:
"Non possiamo rimanere sulla Terra, sarebbe troppo noioso. E ci lasceremo alle spalle le guerre, così come quando siamo arrivati in America 500 anni fa ci siamo lasciati alle spalle le futili politiche europee e abbiamo formato una nuova nazione." (Silvia Bizio, La Repubblica, 5/1/2004) A parte il condivisibile accenno alle futili politiche europee, quantomai attuale, il resto è coerente con il lavoro di tutta la sua vita: fantascienza pura. Gennaio 16, 2004 12:44 Permalink Mar - Gennaio 13, 2004L'onore di affermare che non si deve uccidere
Interessante post di Sandro
Magister su
Norberto Bobbio e
ciò che disse dell'aborto in un'intervista rilasciata al
Corriere della
Sera dell'8 maggio 1981, e ripubblicata domenica scorsa su
Avvenire.
Io ne trascrivo qui alcuni passaggi, ma vale la pena di leggerla tutta, per trovarvi un'opinione fortemente laica e ragionevole. «Ho parlato di tre diritti: il primo, quello del concepito, è fondamentale; gli altri, quello della donna e quello della società, sono derivati. Inoltre, e questo per me è il punto centrale, il diritto della donna e quello della società, che vengono di solito addotti per giustificare l'aborto, possono essere soddisfatti senza ricorrere all'aborto, cioè evitando il concepimento. Una volta avvenuto il concepimento, il diritto del concepito può essere soddisfatto soltanto lasciandolo nascere». [...] «Dice ancora Stuart Mill: "Su se stesso, sulla sua mente e sul suo corpo, l'individuo è sovrano". Adesso le femministe dicono: "Il corpo è mio e lo gestisco io". Sembrerebbe una perfetta applicazione di questo principio. Io, invece, dico che è aberrante farvi rientrare l'aborto. L'individuo è uno, singolo. Nel caso dell'aborto c'è un "altro" nel corpo della donna. Il suicida dispone della sua singola vita. Con l'aborto si dispone di una vita altrui». [...] «Vorrei chiedere quale sorpresa ci può essere nel fatto che un laico consideri come valido in senso assoluto, come un imperativo categorico, il "non uccidere". E mi stupisco a mia volta che i laici lascino ai credenti il privilegio e l'onore di affermare che non si deve uccidere». Gennaio 13, 2004 0:31 Permalink Dom - Novembre 9, 2003La sconfitta della tecnologia da parte del pregiudizio
Con l'aiuto dell'ultimo
Green Watch
News (n. 30, non ancora on-line)
torniamo a parlare di OGM.
Il 31 ottobre scorso 114 scienziati inglesi hanno scritto una lettera a Tony Blair (la trovate qui) in cui criticano duramente l'atteggiamento del governo nel dibattito sugli Ogm, che è decisamente vinto dalle ragioni scientifiche ma perso sul piano delle pubbliche relazioni, in quanto - scrivono - "rischiamo di vedere la sconfitta della tecnologia da parte del pregiudizio". Gli scienziati condannano la risposta isterica dei media ai recenti test sui raccolti Ogm e sottolineano che il governo non ha fatto niente per spiegare ai cittadini i benefici di questa tecnologia. [...] "Il governo ha sempre ignorato le opportunità che aveva per rispondere a qualsiasi affermazione priva di fondamento sulle procedure di modificazione genetica", prosegue la lettera. [...] Gli scienziati inglesi stanno convincendosi che in Gran Bretagna sia ormai impossibile lavorare perché la situazione è al limite della psicopatologia: attentati contro aziende in cui si stavano attuando sperimentazioni, minacce ai dipendenti ed alle loro famiglie, danni economici ingenti. Pare che le varie comunità scientifiche occidentali non riescano a riportare alla ragione i deliranti, i governanti si lasciano soggiogare da un'opinione pubblica disinformata e non di rado isterica. Questa protesta fa il paio con quella del mese predecedente, quando 1500 scienziati francesi, tra cui due Nobel, hanno firmato una petizione chiedendo la fine delle distruzioni di coltivazioni OGM. Ma ciò che più ha fatto insorgere gli scienziati transalpini è la violenza antiscientifica sempre più evidente. [...] Il discorso va riportato al piano razionale e scientifico e la soppressione dei risultati delle ricerche, prima che potessero essere valutati è bieco oscurantismo ed irrazionalità. [...] Chissà cosa avrebbero potuto dirci i risultati delle ricerche andate in fumo? E come possiamo venire a capo della disputa sugli OGM se non tramite la ricerca e la sperimentazione? Intanto in casa nostra, la Confederazione Italiana Agricoltori di Pordenone ha recentemente affermato per bocca del suo presidente, Giorgio Fidenato, che "La CIA di Pordenone vede di buon grado e con atteggiamento laico lo sviluppo degli organismi ogm perché conosce le motivazioni principali che hanno spinto la ricerca in quel senso... L'atteggiamento positivo verso gli ogm è dovuto anche alla consapevolezza che l'alternativa all'agricoltura tradizionale non può essere l'adozione di agricoltura biologica o biodinamica su larga scala. Per i costi e per le difficoltà tecniche queste potranno restare solamente produzioni di nicchia". [...] Fidenato rivolge anche un appello al presidente della Regione Friuli, Illy, che ha recentemente espresso interesse nei confronti degli sviluppi del biotech: "il prossimo anno a Pordenone potremmo organizzare la prima festa della polenta transgenica per far conoscere, a chi lo volesse, che le piante transgeniche non sono poi i mostri che si dipingono". Concludiamo con un ottimo articolo del prof. Tullio Regge, dalla Stampa del 29 ottobre, che si apre con un ragionamento senza grinze: Un signore nelle prime file mi interrompe con la prece sacrale «Gli Ogm sono strumento delle multinazionali», ripetuta ossessivamente tutte le volte che si svolge un dibattito pubblico sull'ambiente. Altre litanie: «I brevetti sugli Ogm sono delle multinazionali», oppure che gli Ogm distruggono la biodiversità. La creazione di un Ogm non necessita di attrezzatura particolarmente onerosa ed è alla portata di un laboratorio universitario pur che ci sia personale qualificato, ma per giungere al brevetto occorono prove di sperimentazione sul campo che sono vietate. Niente prove niente brevetti. Chi si oppone alle prove? Gli stessi attivisti che ora inveiscono contro il monopolio delle multinazionali da loro amorosamente protetto. Sono trascorsi decenni da Primavera Silenziosa della Carson, il libro manifesto che ha denunciato le malefatte dei pesticidi: caso strano, ma non troppo, il fatto che gli Ogm ne facciano a meno non è considerato dagli ambientalisti una virtù, chi lo cita manca di buone maniere. [...] In Italia [...] non è permessa la coltivazione all'aperto di varietà Ogm, la ricerca scientifica è bloccata da demagoghi che campano sulle paure e pregiudizi altrui. Coltiviamo in tutta Italia il popolare grano duro Creso, una mutazione ottenuta nel 1974 irraggiando la varietà Cappelli con raggi gamma provenienti da scorie di reattori, bestia nera degli ambientalisti. Gli stessi ambientalisti mangiano la pasta fatta con il Creso ma evitano accuratamente di parlarne. Novembre 9, 2003 2:42 Permalink Mer - Ottobre 22, 2003CONVEGNO INFORMATIVO SUGLI ALIMENTI GENETICAMENTE MODIFICATI
Si vede che oggi è giornata. Grazie ad
Antonio
Gaspari segnalo un altro appuntamento
interessante:
Il giorno 25 ottobre a Milano si terrà un convegno dal titolo: "Alimenti geneticamente modificati tra paure, incertezze e aspettative. È possibile una scelta ragionevole?" ideato per contribuire a capire meglio quale sia il nuovo scenario che attende tutti noi, quali cittadini e consumatori, con l'utilizzo degli organismi geneticamente modificati in alcune tipologie di alimenti. Gli alimenti tradizionali presenti da generazioni sulla nostra tavola sono, per la maggior parte, frutto dell'applicazione delle biotecnologie. La birra, il sidro, il vino, il formaggio e il pane sono ad esempio il risultato di processi di fermentazione che coinvolgono lieviti, muffe e batteri. A poco a poco l'uomo ha imparato a governare i processi biologici allo scopo di migliorare la qualità degli alimenti. Molti prodotti, tra i quali alcuni "tipici" come ad esempio: il pomodoro San Marzano, il riso Carnaroli e alcuni famosi vitigni, sono l'esito di ricerche dei nostri genetisti agrari nell'ultimo secolo. Tutti questi prodotti sono perciò frutto di incrocio, esso stesso una manipolazione genetica. Negli ultimi decenni la ricerca nel campo delle biotecnologie vegetali ha fatto molta strada: le piante propriamente dette "geneticamente modificate" sono state ottenute per la prima volta circa quindici anni fa negli Stati Uniti. A partire dal 2004 tutti i prodotti alimentari che contengano più dello 0.9% di ogm (organismi geneticamente modificati) dovranno presentare un'etichettatura particolare al fine di renderli riconoscibili dai consumatori. Crediamo sia utile saperne di più per poter scegliere tra differenti prodotti. Durante il convegno verrà anche presentato il libro "Biotecnologie per la tutela dei prodotti tipici italiani", i cui autori saranno in parte presenti. Milano, sabato 25 ottobre 2003 ore 10.00. Cine Teatro "San Giuseppe" di via Redi 21 (MM1 Lima - Tram 33 - Bus 60, 56 - Filobus 92) Ottobre 22, 2003 3:8 Permalink Saggi terzisti
Segnalo che dal 23 al 25 ottobre a
Roma si
terrà il secondo Forum Mondiale
Nord-Sud. Mi sembra un'iniziativa
interessante, in quanto si allontana saggiamente sia dalla demonizzazione
dell'Occidente e dell'economia di mercato, che dal suo
opposto.
L'obiettivo del Forum è quello di superare la visione troppo economicista di Davos e quella utopica e contraddittoria di Porto Alegre, proponendo una visione cristiana che tiene in gran conto lo sviluppo delle persone. Il Forum punterà a diffondere la conoscenza delle iniziative positive che hanno arrecato benessere o diminuito la povertà in alcune regioni del pianeta; a individuare gli errori commessi nel tempo per la promozione dello sviluppo; a rinvenire nuovi metodi per lo sviluppo economico e sociale che, superata la logica dell'assistenzialismo, favoriscano una cooperazione fondata sul valore della solidarietà, responsabilizzando gli operatori economici e i consumatori. Il Forum Nord-Sud viene proposto dal Movimento mondiale delle Scuole di Etica ed Economia che dal Nord-Est italiano si sta diffondendo in tutto il mondo, promuovendo una visione economica fondata sulla condivisione delle conoscenze e la valorizzazione delle peculiarità culturali (solidarietà), nel rispetto delle regole tecniche del mercato (efficienza). Ottobre 22, 2003 2:55 Permalink Ven - Ottobre 17, 2003Giornalismo serio
Il cacciatore di bufale
Paolo
Attivissimo nella sua newsletter odierna ci
informa che
Repubblica
ha dato l'ennesimo esempio di scarsa professionalità. A pagina 28
dell'edizione odierna ha infatti pubblicato una fotografia satellitare
dell'Italia
durante il blackout, che da tempo si sa essere un falso. In questa pagina trovate la relativa inchiesta
anti-bufala, risalente al primo ottobre. Conclude
Attivissimo:
Ho telefonato adesso a Repubblica, redazione di Roma, e ho detto loro che si tratta di una bufala. Pausa di imbarazzo. "Ah. Grazie". Abbiamo sfogliato insieme la mia pagina antibufala che documenta la loro figuraccia. Insomma, per l'ennesima volta uno dei quotidiani più letti d'Italia pubblica, senza la benché minima verifica, una foto che ha sicuramente pescato da un sito inaffidabile di Internet. Un altro esempio luminoso di affidabilità del giornalismo italiano. Viene da chiedersi quante altre bufale ci rifilino. Pubblicheranno una rettifica? Diranno chi li ha avvisati della gaffe? Accetto scommesse. Ottobre 17, 2003 23:44 Permalink Mar - Ottobre 14, 2003Fede e ragione
Mi scuserete se oggi cito tanto
1972,
ma a parte il fatto che è uno degli abitanti più interessanti
della blogosfera, i suoi post odierni mi hanno particolarmente colpito. Scrive
dunque:
Da laico l’autore di questo blog ha sempre pensato che una razionale fiducia nella ragione umana (non è un gioco di parole) debba saperne riconoscere anche i limiti, ammettere la possibilità che qualcosa possa sfuggirle e che non tutto si esaurisca al livello delle nostre conoscenze. E poi cita delle osservazioni sull'ateismo di Dinesh D'Souza, da questa pagina, in cui si argomenta che gli atei non sono affatto più razionali dei credenti, ma anzi lo sono di meno. Citando Kant, D'Souza dice che l'errore dell'illuminismo sta nel credere che la ragione può conoscere tutta la realtà. Conosciamo la realtà attraverso l'esperienza, dice Kant, che ci viene dai nostri sensi, limitati per natura, e incapaci di cogliere tutti gli elementi del reale. Che cosa ci fa credere che non ci sia una realtà ulteriore a quella che può essere afferrata dai nostri sensi? Non c'è alcuna ragione sensata per credere che possiamo conoscere tutto quello che esiste. La ragione deve riconoscere i suoi limiti, per essere realmente ragionevole. Come mio contributo alla questione, vorrei ricordare che Giovanni Paolo II ha scritto estesamente di fede e ragione in una sua enciclica del '98, chiamata appunto "Fides et ratio". Cito dall'incontro "Fede e Ragione: un concetto astratto o un'esperienza reale?" tenutosi nello stesso anno al Centro Culturale di Milano a commento di quell'enciclica: Il Papa rimanda in nota [nota 28 della "Fides et Ratio", ndE] a un suo intervento del 1983 che vorrei leggere brevemente: "In particolare, quando il perché delle cose viene indagato con integralità alla ricerca della risposta ultima e più esauriente, allora la ragione umana tocca il suo vertice e si apre alla religiosità: in effetti la religiosità rappresenta l’espressione più elevata della persona umana, perché è il culmine della sua natura razionale. Essa sgorga dall’aspirazione profonda dell’uomo alla verità, ed è alla base della ricerca libera e personale che egli compie del divino". Il vertice della ragione è questa esigenza di un significato ultimo. Non è ragione, è ridotta, è mortificata se non si lascia aperta questa possibilità che corrisponde profondamente alla natura dell’uomo proprio come essere razionale. Impedire, escludere, come tante posizioni soprattutto dell’età moderna e contemporanea hanno fatto, impedire ed escludere questa dinamica della ragione, impedire l’accesso alla verità in forza di un pregiudizio, in forza dell’affermazione di una propria particolare visione, è la radice di ogni alienazione. Fondamentale, a riguardo, anche l'articolo di Luigi Giussani da Repubblica del 24 ottobre 1998, da cui traggo l'ultima citazione: Quando nel '54 sono entrato al Berchet di Milano, la prima ora di scuola - per rispondere alle domande dei giovani - mi pose immediatamente nella necessità di far capire che cosa fosse la ragione, perché senza ragione non c'è neanche la fede, non c'è umanità che edifichi civiltà; c'è barbarie. Quei ragazzi, pur vivi e impegnati personalmente, usavano in modo ridotto la ragione. Ora, l'uomo parte sempre dall'esperienza per conoscere se stesso e camminare nella realtà. E quando con la sua ragione scandaglia tutto il reale, giunge all'esistenza di qualcosa che non si vede e che è la spiegazione totale dell'uomo e del cosmo, ma che non è conoscibile dall'uomo: è Mistero. Questo "punto di fuga" è in quell'originale e insopprimibile slancio in cui la natura urge la conoscenza di tutti i fattori dell'esperienza in cui l'uomo si desta. Questo soprattutto manca a tante definizioni della ragione, proprio perché non cercano la ragione nell'esperienza che l'uomo inevitabilmente fa. Di fronte alla totalità del reale la ragione è impotente a esaurirla; si apre così alla categoria che ne rappresenta il vertice espressivo: la possibilità. Nell'orizzonte della ragione emerge la mendicanza dell'io creato che il Mistero stesso si riveli. E' in questo che il cristiano partecipa alle lodi della ragione e all'uso di essa meglio di altri. Ottobre 14, 2003 1:20 Permalink Lun - Ottobre 6, 2003Parliamo di comunisti
Comincio da un bell'articolo di
Antonio
Socci su
Il
Giornale del 4 ottobre (grazie a
Stranocristiano),
in cui si parte dalle parole di De
Benedetti e
Benetton
sulla Cina,
su cui fa anche un po' di sano esercizio di memoria storica, e mette in guardia
dall'esaltare un paese che ha messo il piede sull'acceleratore dello sviluppo
economico, trascurando - da almeno cinquant'anni - quello umano. Socci consiglia
anche la lettura del libro di Bernardo
Cervellera,
"Missione Cina. Viaggio nell'impero tra mercato e
repressione".
Il libro di Cervellera spiega in quale vicolo cieco si sia cacciata la leadership cinese stretta nella contraddizione fra liberalizzazione economica e totalitarismo comunista (la strage di Piazza Tien an men ha solo momentaneamente rinviato l’esplosione del problema, ma non l’ha risolto). Cervellera spiega anche quanto dirompente sia la situazione delle campagne, dove 700 milioni di contadini in semi-schiavitù sono al limite della fame e dove non esiste alcun vero controllo sanitario (i contadini quindici anni fa non parteciparono alle manifestazioni di piazza, ma oggi sono una bomba a orologeria). Si capisce da queste pagine quanto è urgente che l’Occidente si affacci in quel Paese non solo con la smania di vendere merci, ma esigendo il riconoscimento dei diritti umani fondamentali come condizione per il commercio internazionale. Che ne dice la sinistra noglobal? Da quelle parti le sole voci che si sentono sono quelle di Benetton e De Benedetti. Sono loro la Sinistra? Leggetelo tutto, che ne vale la pena. Su argomento affine, se pure diverso, trovo sul Gino un estratto dal Corriere dello stesso giorno sulla feroce polemica seguita all'inaugurazione a Marghera di una piazza dedicata alle vittime delle foibe. Renato Darsiè, consigliere dei Comunisti in maggioranza ma non in giunta, è categorico: «E’ inaccettabile che una giunta di centro sinistra avvii una revisione storica con iniziative anticomuniste. Bettin deve chiedere scusa alla comunità dalmato-giuliana e alla città. E’ assurdo che vada a rivalutare i fascisti. Nessuno lo vuole mandare via, ma certe cose devono essere messe in discussione. Noi abbiamo tentato una mediazione, chiedendo di dedicare il piazzale agli "esuli" e non ai "martiri", ma non c’è stato niente da fare». Così commenta il Gino: Capito? Celebrare le vittime di un genocidio è una "iniziativa anticomunista", quindi non ammissibile, se i carnefici erano i "rossi". I cattivi possono essere messi di fronte alle proprie responsabilità solo se non sono comunisti. Le vittime del comunismo poi non hanno diritto a essere chiamati "martiri", al massimo si possono ricordare gli "esuli": le migliaia di persone torturate e gettate vive nelle foibe, solo perché italiane, non esistono. Chiudiamo con un commento di Massimo De Angelis ("ex Pci, ex ghostwriter di Achille Occhetto, ex Pds") al film "Buongiorno notte" di Bellocchio, trovato sul blog di Sandro Magister. La chiusura è particolarmente interessante: [...] L'estremismo del '68 ha radicalizzato l'ideologia dei padri comunisti e resistenti. Ma certo la riluttanza di questi a seppellire i cattivi miti di Lenin e Stalin ha alimentato il pensiero terrorista. L'album di famiglia, appunto, di cui parlò Rossana Rossanda. Poi scattò l'idea che gli antichi ideali erano stati dai padri traditi. E in questa idea di tradimento, ricorrente nella nostra storia, è la porta che apre al rifiuto e al sovvertimento di ogni valore, a partire da quello della famiglia, e all'idea di salvare il mondo attraverso l'assassinio...". Ottobre 6, 2003 2:49 Permalink Dom - Settembre 28, 2003Caso Kelly e orgoglio nazionale italiano
Ecco una bella lettera a
Tempi
di una signora italiana sposata con un inglese, residente in Inghilterra, e in
Italia per le vacanze:
Oltre alle bandiere della “pace” causa di irritazione per il mio britannico marito in quest’estate italiana sono i commenti di amici e conoscenti sul caso Kelly. Premetto che in Italia tutti i giornali o quasi hanno presentato una visione distorta o parziale dei fatti e soprattutto rivelato ignoranza dei documenti, dell’inchiesta Hutton e così via, quindi non è tanto una questione di parte quanto di atteggiamento e di forma mentis. Il cittadino italiano cresciuto nella mentalità dei “complotti” e dei misteri mai risolti di omicidi e stragi dà per scontato che tutto il mondo sia uguale e puoi dimostrargli matematicamente il contrario: niente, non ci vede e non ci sente. Dal che discende mancanza di fiducia nella propria classe dirigente e convinzione che i servizi segreti esistano ovunque solo per intorbidire le acque, ordire trame nere e organizzare golpe fascistoidi. Ecco quindi un’altra causa di irritazione: che non ci sia nessuna forma di patriottismo, di orgoglio nazionale e quindi, di fatto, di unità. L’idea che metà dell’Italia gioisca del fatto che il proprio Presidente del Consiglio sia svillaneggiato all’estero e si bei degli insulti e delle brutte figure del suo Paese lo rende scettico e perplesso rispetto a molto altro. Da dove partire se non c’è un punto fermo? Erica Scroppo Settembre 28, 2003 17:43 Permalink Mer - Settembre 17, 2003Per chi rispetta l'ambiente senza essere ecologista
Per coloro che hanno apprezzato i miei post sugli ogm
e sono interessati al modo in cui
Green Watch
News (in italiano, nonostante il
nome) affronta l'argomento ecologico, segnalo un bellissimo
Master in Scienze
Ambientali attivato già con
successo l'anno scorso dall'Ateneo
Pontificio Regina Apostolorum. Il coordinatore
del progetto è Antonio
Gaspari, direttore del
Green Watch
News, e tra i docenti c'è anche quel
Piero
Morandini di cui ho citato qualche articolo in
passato.
Come recita il "quadro di riferimento": L'accresciuta sensibilità nei confronti del creato è sicuramente un fenomeno che indica un maggiore livello di civiltà e una maggiore attenzione ai diritti di esseri non umani. Quello a cui assistiamo oggi però fa parte di quella babele dei diritti in cui per moda o per ideologia si propongono utopie radicali in cui la difesa degli animali, della flora e del mondo inanimato viene molte volte contrapposto alla vita umana. Assistiamo ad un ritorno dell'utopismo romantico, dove prevalgono irrazionalità, emotività, trasgressione, pensiero magico. Tutto quanto è razionale viene condannato. E l'uomo e le sue attività vengono indicati come la principale causa della morte del pianeta. Così l'adorazione delle piante, degli animali, della terra, favorisce addirittura lo sviluppo di forme di intolleranza contro la specie umana. Per questi motivi è necessario elaborare ed approfondire una diversa concezione della difesa dell'ambiente. Un'ecologia fondata su un'idea ottimista dell'uomo e delle sue potenzialità. C'è bisogno di ristabilire una concezione dell'uomo e delle sue attività come parte di un disegno che mira non solo a conservare la natura selvaggia, ma che interviene positivamente nel processo di sviluppo e governo della flora e della fauna. L'iscrizione al Master costa 200 Euro ed è effettuabile fino al 30 ottobre. La durata complessiva è di un anno accademico, ma le lezioni si svolgono solo il lunedì e possono essere seguite in videoconferenza in diverse città italiane. Richiede come minimo il diploma di scuola superiore. Trovate tutte le informazioni necessarie e il programma dei corsi in questa pagina. Settembre 17, 2003 3:11 Permalink Dom - Settembre 14, 2003L'informazione al tempo dei romani
Dall'editoriale del
Foglio
dell'8 settembre, una citazione dallo storico greco
Dione Cassio
(155-235 d.C.), autore di una monumentale
Storia
Romana, che dimostra come in quasi duemila
anni i rapporti tra potere e informazione non siano affatto
cambiati:
"Ma negli ultimi tempi la maggior parte dei fatti è entrata a forza nell’area del segreto e sfugge alla pubblica conoscenza, e anche quando accada che alcune cose siano rese note, le cronache sono screditate perché non si può investigare oltre, e cresce il sospetto che ogni fatto sia raccontato e prodotto secondo i desiderata della gente al potere pro tempore. Di conseguenza, molti avvenimenti che non si materializzano mai diventano chiacchiera corrente, mentre molto di quel che indubitabilmente è avvenuto resta sconosciuto, e in ciascuno dei casi, o quasi, la cronaca resa di pubblico dominio non corrisponde a ciò che effettivamente è accaduto". [Storia romana, LIII-19] Settembre 14, 2003 1:36 Permalink Mer - Settembre 3, 2003"Hitler è una canaglia", parola di Pio XII
L'ottimo blog
Gino
riporta brani da un articolo del
Corriere
in cui si scrive che, grazie alla pubblicazione di documenti del 1939 del
Dipartimento di Stato Americano, sappiamo che
Pio XII
negli anni '30 aveva denunciato il pericolo nazista e espresso chiaramente la
sua posizione. La stessa notizia la dava
Avvenire
qualche giorno prima.
Che la storia del "silenzio" del Papa sull'Olocausto, o addirittura di una sua benevolenza nei confronti del nazismo, fosse una delle tante leggende nere che circolano riguardo alla Chiesa lo sapevamo, e ne avevamo anche già parlato. Da appassionati di cinema, cogliamo l'occasione per segnalare gli articoli che Tempi aveva pubblicato in occasione dell'uscita del film "Amen" di Costa Gravas. Un amen per il cinema Minculpop, di Antonio Gaspari Padre Gumpel: "Amen? È la sentina di tutte le menzogne su Pio XII", ancora di Gaspari Pio XII e gli ebrei, piccola bibliografia, di Francesco Esposito Settembre 3, 2003 3:43 Permalink Mer - Agosto 27, 2003INCIPIT
Mi sta sorgendo il dubbio che anche
Christian Rocca
si sia dotato del fenomenale generatore automatico di articoli di cui certamente
dispone
Enzo Biagi.
Capisco i tormentoni e la loro funzione umoristica, le sicurezze che danno ai lettori eccetera, ma oggi è stata la ventesima volta che Redazionalmente Corretto comincia con praticamente le stesse 10 righe. E chissà come fischiano le orecchie al povero Magdi Allam! Agosto 27, 2003 1:19 Permalink Mar - Agosto 19, 2003E il centuplo quaggiù?
In un'interessante intervista a
Repubblica
(riportata anche qui da
Dagospia),
Paolo
Villaggio parla di
Federico
Fellini. Alla domanda se il regista credesse in
Dio,
risponde:
"Naturalmente no. Chi mai potrebbe? Però era ossessionato dall'aldilà. Si sa che la religione cattolica è spaventosamente vaga sull'argomento. A parte Dante, nessuno che si sia preso la briga di spiegarci il paradiso. E per di più il cattolicesimo ti prende in giro: adesso sei infelice, ma dopo la morte vedrai che goduria! [...]" A parte quel "chi mai potrebbe?" che se Villaggio non fosse un comico si potrebbe considerare un'uscita semplicemente idiota, è il caso di notare che quest'idea che il cattolicesimo ti dice che qui sei triste ma la felicità verrà in un altro mondo è una balla. Sicuramente è un'idea diffusa anche per colpa di certi preti, ma è proprio il contrario di quanto promette Gesù nel vangelo: La ricompensa ai seguaci di Gesù Pietro allora gli disse: "Ecco, noi abbiamo lasciato tutto e ti abbiamo seguito". Gesù gli rispose: "In verità vi dico: non c'è nessuno che abbia lasciato casa o fratelli o sorelle o madre o padre o figli o campi a causa mia e a causa del vangelo, che non riceva già al presente cento volte tanto in case e fratelli e sorelle e madri e figli e campi, insieme a persecuzioni, e nel futuro la vita eterna. [Marco 10, 28-31. Edizione CEI] È quel "centuplo quaggiù" di cui parla una nota canzone parodiata da Elio e le Storie Tese, "Esci dalla tua terra": Quello che lasci tu lo conosci, il tuo Signore cosa ti dà? - il centuplo quaggiù e l'eternità - parola di Gesù. Ricordo che una volta sentii un uomo parlare del perché era passato da essere un marxista militante al cattolicesimo: i suoi "compagni" gli promettevano che quel che faceva era in funzione di un futuro mondo migliore che forse lui non avrebbe nemmeno visto. Ma io, pensava, voglio essere felice adesso! E voglio esserlo io, non altri al mio posto! Nel cattolicesimo ha cominciato a trovare risposta al suo desiderio di felicità qui e ora. Altro che tristezza! Agosto 19, 2003 23:50 Permalink Thor contro i tiranni
Dal numero di agosto dell'albo a fumetti
"Il mitico Thor - Signore di
Asgard", un dialogo molto attuale, tratto
dalla storia "To Reach
Eternity", pubblicata in
America nel
novembre 2002. Thor, il dio del Tuono, ha appena consegnato alla responsabile di
un'associazione umanitaria di New
York un gruppo di uomini e donne africani (il
grassetto è
nell'originale):
- Donna: Non riesco a credere che il generale D'Andaa ti abbia lasciato entrare e portare via i suoi prigionieri! - Thor: È mia politica rispettare il governo di ogni nazione. Tuttavia D'Andaa è indiscutibilmente un tiranno e un criminale, che ha preso il potere con le armi. Non è un vero governante... ma un dittatore. - Donna: Hai... rovesciato il suo governo? - Thor: Come avrei sgominato un delinquente comune. D'Andaa ha provocato più danni di mille criminali insieme. - Donna: E... hai deciso questo da solo? - Thor: Il male non può nascondersi dietro cariche, titoli o uniformi. Che giustizia sia sempre fatta. - Donna: Sai, apprezzo il tuo operato. Ma... non so se il mondo sia pronto per un "grande fratello"! - Thor: Impedirei a un potenziale assassino di mettere fine a una vita qui a Broadway... quindi perché non dovrei fare lo stesso con un despota che tiranneggia su migliaia di esseri? I confini geografici non devono impedirci di sentire coloro che soffrono. Coloro che chiedono salvezza. Agosto 19, 2003 12:47 Permalink Mar - Agosto 12, 2003Holiday
Comunicazione di
servizio: Da domani sarò in vacanza per
quattro giorni (sì, i tempi di una vacanza giapponese, naturalmente). Nel
frattempo potete anche dare un'occhiata ai nuovi link sul
Giappone che
ho aggiunto alla colonna a sinistra: sono tutti in inglese tranne Nipponico, un
sito talmente colto che quasi fa paura. Gli ultimi due sono blog, di cui uno
è pieno di fotografie.
Buon Ferragosto! Agosto 12, 2003 4:40 Permalink Il fatto e strafatto
Per chi se l'è perso, non posso fare a meno di
sparare pure io sulla Corazzata (ché dire "sulla Croce Rossa" sembrerebbe
che ce la prendiamo con i deboli).
Qui il delirio di Enzo Biagi sul Corriere di ieri seguito dal commento di Facci, che ci riporta anche numerose citazioni a conferma che il gran giornalista probabilmente ormai utilizza un generatore automatico di articoli. Camillo aveva già ieri comunicato la sua incredulità. Leggere questo pezzo di Biagi mi ha portato alla mente ricordi lontani, di quando oltre dieci anni fa leggevo certi editoriali di Fulvia Serra sulla rivista Corto Maltese e mi domandavo che cosa si fosse fumata prima. Agosto 12, 2003 2:34 Permalink Papa Guerrafondaio
Dal blog del vaticanista
Sandro
Magister, di cui abbiamo già parlato
qui, un bel commento all'ennesima stupidaggine pacifista
uscita dalle pagine di Famiglia
Cristiana, il periodico sempre meno
cristiano e sempre più no-global. Da notare anche come spesso il grafico
copra la parola "cristiano" nel titolo con parti della fotografia di copertina
(vedi ad esempio qui, qui, qui, qui, qui, qui e potete continuare voi). Ricordo anche che
quelli di StranoCristiano
durante la guerra in
Iraq avevano
per un po' commentato il settimanale (alla voce
"Cristianamente Corretto") sulla falsariga di ciò che fa
Christian
Rocca con
Repubblica.
Su Famiglia Cristiana del 10 agosto, nella seguitissima rubrica "Colloqui col padre", un lettore scrive testuale: "Trovo assurdo che Giovanni Paolo II urli 'Mai più la guerra!' e poi beatifichi Pio IX, che di guerre ne ha fatte quattro per conservare il potere temporale, e Marco d'Aviano, che incitava i viennesi a resistere contro i musulmani per difendere la civiltà cristiana". Prima sorpresa: ma Pio IX non cadde in disgrazia presso i liberali dell'epoca proprio per aver rifiutato di far guerra anche lui contro l'Austria, come quelli volevano? Seconda sorpresa: ma Pio IX non proibì ai suoi soldati di combattere, quando i bersaglieri italiani assaltarono Porta Pia e cancellarono quel che restava del potere temporale? Terza sorpresa: e Marco d'Aviano che cosa doveva dire ai viennesi? Di non resistere e di sottomettersi agli ottomani? Ma la sorpresa più grossa è la risposta del direttore, don Antonio Sciortino. In una dozzina di righe tortuose egli non spende una parola né su Marco d'Aviano, né su Pio IX, né soprattutto in difesa del malcapitato Giovanni Paolo II, vero bersaglio del lettore. Anzi, si dice "positivamente stupito che l'imbambolamento generale creato dalla diffusione della televisione e dei rotocalchi scandalistici lasci uno spazio per dibattiti così seri". Agosto 12, 2003 1:54 Permalink Lun - Agosto 11, 2003Era meglio il Medioevo
Con colpevole ritardo segnalo un articolo fondamentale di Giovanna Jacob sulle
differenze tra pensiero medievale di stampo tomista (ovvero quello incarnato da
S.Tommaso
D'Aquino) e pensiero moderno. In particolare si
parla del concetto di economia e si confutano saggiamente le parole di
Umberto
Galimberti, secondo il
quale
«democrazia di per sé è una parola vuota, un sottoprodotto dell’economia, quando la gente sta bene è democratica, quando sta male si scanna. Noi siamo democratici perché siamo ricchi, se fossimo poveri non lo saremmo». Galimberti parlava dei popoli arabi, che a suo parere starebbero male a causa dell’Occidente che «consuma l’87% delle risorse del mondo» e guarda ai paesi arabi «con l’occhio di chi intende accaparrarsi le loro ricchezze» (U. Galimberti, “Noi e l’Islam. Che cosa ci divide?”, D la repubblica delle donne, 31/5/03). L'affermazione di Galimberti, che prende le mosse da un concetto di stampo marxista secondo cui tutto è sovrastruttura dell'economia, è un'emerita sciocchezza, e l'autrice ce lo conferma prendendo ad esempio proprio paesi arabi ricchi come l'Arabia Saudita, dove vige "un regime liberticida che, nella sostanza, è assolutamente coerente con la visione del mondo propugnata da Al Qaeda: «Riforme? E quali? L'Arabia Saudita è una società tribale, non siamo ancora pronti alle elezioni, se è questo che vuole suggerire», diceva all'intervistatore di Repubblica Torki Al-Sudairi, direttore del giornale saudita Al Riyadh [...]." Inoltre, "con buona pace di tutti, la democrazia di per sé, senza il supporto di una cultura adeguata, potrebbe anche mandare al potere Hitler o Osama Bin Laden", che sappiamo godere di grande popolarità in molti paesi arabi. Si parla poi della solita balla dei paesi ricchi che usufruendo del solito 80% delle risorse deprederebbero i paesi poveri, e ancora si ripete (che non fa mai male) come quell'80% sia prodotto, e non rubato, dai paesi ricchi. Altra verità mai ripetuta abbastanza, è che il semplice aumento del distacco tra ricchi e poveri non è automaticamente sinonimo di maggiore indigenza dei poveri, perché "se raddoppiano sia i redditi di Bill Gates che i miei, il divario tra noi sarà maggiore, ma non per questo sarò diventato meno ricco". L’Occidente non è democratico perché è benestante, ma è benestante perché è democratico. L’insieme dei valori occidentali fa bene all’economia perché fa bene all’uomo, e un uomo contento lavora meglio. E dove li ha imparati l’Occidente i valori occidentali se non alla scuola del Cristianesimo? “No!”, esclama Galimberti, il cristianesimo c’entra poco con i valori occidentali, che vengono tutti dalla Grecia, ed è addirittura incompatibile col progresso economico. «Come conciliare l’etica della moderazione, che il cristianesimo ci ha insegnato in tutta la sua storia caratterizzata da un’economia di sussistenza, con l’opulenza offertaci dalla produzione e dal consumo dei beni, dove la soddisfazione dei bisogni (e non la loro moderazione) è un fattore economico, e dove la gratificazione dei desideri, quando non dei vizi è il secondo fattore dopo che i bisogni sono stati soddisfatti?» (U. Galimberti, risposta ai lettori, D 19/7/03). Attenti bene alla seguente risposta all'appena citata, ennesima, ignorante affermazione di Galimberti: Se il Medioevo è stato l’epoca più cristiana della storia, ebbene è difficile parlare di economia di sussistenza di fronte ai ricchi commerci e all’artigianato di livello superiore, spesso di lusso, dei comuni italiani. I lucchesi avviavano in Europa la produzione della costosissima seta, i milanesi si specializzavano in armi e corazze, i veneziani rivendevano in tutta Europa il cotone e lo zucchero acquistati in Oriente, i fiorentini facevano concorrenza alle Fiandre nella produzione e nella rifinitura dei cosiddetti pannilana. La cattolicissima Firenze di Dante Alighieri e del dolcestilnuovo era diventata talmente ricca, col suo artigianato e i suoi commerci, che le banche fiorentine potevano permettersi di prestare al re d’Inghilterra Filippo III tanti soldi (mai restituiti) quanti ne servirono per iniziare la guerra dei cent’anni contro la Francia. L’epoca feudale invece si era distinta per le intense opere di bonifica e colonizzazione delle terre boschive e paludose. E all’origine di tanta laboriosità c’è senza dubbio il cristianesimo. Erano stati i monaci ad insegnare all’Occidente che il lavoro non è un fastidio da consegnare agli schiavi (merce molto ricercata in tutte le civiltà tranne che in quella cristiana) ma un dovere che nobilita l’uomo, il complemento necessario della preghiera (“Ora et labora”). E il frutto del lavoro, cioè la ricchezza, non è il male assoluto come pensano i comunisti e i catto-comunisti. La ricchezza è male solo se usata male. Gli uomini dei comuni la usavano bene: per aiutare i poveri (nei registri di contabilità delle ditte medievali si trova segnato un socio speciale: “Messer Domineddio”, i cui utili finivano in opere pie) e per l’arte. Ve lo immaginate voi che perdita per milioni di turisti contemporanei se nel Medioevo le Arti di Firenze non si fossero date tanto da fare a produrre il “plusvalore” necessario all’edificazione di S. Maria del Fiore o S. Croce e tutto il resto che attira sguardi ammirati perfino dal Sol Levante? Agosto 11, 2003 15:31 Permalink Ven - Agosto 8, 2003Il dito imburrato?
Che i "colleghi" linkino il tuo blog fa sempre
piacere, ma che qualcuno apra un nuovo weblog in agosto e come
link abbia solo il tuo è lusinghiero ma un po'
preoccupante...
Aggiornamento di fine agosto: ecco, il link qui sopra non funziona perché il blog in questione è già defunto... Agosto 8, 2003 3:35 Permalink Sab - Agosto 2, 2003I nomi sono importanti
Lo Spino
Eccetera ha deciso che è giunto il
momento di cambiare nome e accetta suggerimenti. Anzi, ha
indetto addirittura un concorso. Credo che la parola "Spino" o "Lo
Spino" debba restare, come anche quanto più possibile del significato che
aveva quel nome. Chi vuole mandargli le sue proposte gli scriva. La mia al
momento è "Lo Spino In Quel
Posto", ma vedrò di pensare anche ad
altre possibilità.
Perché come dice qui il Griso, che ha davvero un bel nick, "i nomi sono importanti, e vanno scelti e difesi con cura". E mentre lui nel suo post saccheggia Shakespeare e De Gregori, anch'io grazie ad un balenare di associazioni mentali propongo la citazione adatta a commentare la sua frase. È tratta dal XIV capitolo dei "Promessi Sposi", in cui Renzo viene fatto ubriacare dall'Ambrogio Fusella, bellissimo nome falso che in realtà cela uno sbirro, perché gli dica il suo nome. Renzo alla fine cede, ma non rivela quello di Lucia. Per buona sorte, in quel vaneggiamento, gli era però rimasta come un'attenzione istintiva a scansare i nomi delle persone; dimodoché anche quello che doveva esser piú altamente fitto nella sua memoria, non fu proferito: ché troppo ci dispiacerebbe se quel nome, per il quale anche noi sentiamo un po' d'affetto e di riverenza, fosse stato strascinato per quelle boccacce, fosse divenuto trastullo di quelle lingue sciagurate. Agosto 2, 2003 3:54 Permalink Gio - Luglio 31, 2003"La vera agricoltura biologica sarà quella Ogm"
Con l'uscita del nuovo numero di
Tempi
prosegue il discorso sugli OGM.
In "La grande bufala doc" di Piero Morandini si parla di selezione naturale, delle piante curate dall'uomo che sono sempre più deboli di quelle selvatiche, di quanto bassi siano i rischi di produrre "super-erbacce", del fatto che tutte le piante coltivate - anche quelle biologiche - non sono veramente naturali, e di come il terrore di una "contaminazione" tra piante Ogm e piante tradizionali sia immotivato. Si conclude poi l'intervista al professor Francesco Sala (di cui parlavamo qui), che ribadisce: Diffido molto dell’agricoltura biologica. Fa bene alla grande distribuzione, ho i miei forti dubbi che faccia bene al consumatore. Primo costa di più, secondo ci riporta ai metodi di agricoltura della fine del 1800 quando la gente moriva per intossicazioni alimentari, intossicazioni fungine, salmonella sull’insalata. Secondo me, la vera agricoltura biologica sarà quella Ogm. Sembra una bestemmia, ma se io ho un riso Carnaroli, sensibile ad un fungo, non posso produrlo biologico perché diventa pericolosissimo in quanto contenente aflatossine, che provocano tumori. Al contrario se io lo faccio Ogm non ha bisogno di essere spruzzato con fungicidi, divenendo così veramente adatto all’agricoltura biologica. Affronta anche un argomento molto importante, ovvero: come può la "gente normale" rendersi conto se un prodotto agricolo fa bene o fa male? Come fa a sapere se il livello di ogm segnalato su un'etichetta è alto o basso? Come fa a sapere se un prodotto vegetale privo di etichetta non contiene tossine o non è stato cresciuto in ambiente radioattivo (faccio per dire), e che quindi è da preferire ad uno ogm? O si basa su dei dati concreti e si affida al giudizio di chi su queste cose è competente, oppure si fa irretire dalle campagne di demonizzazione lanciate dalle associazioni ambientaliste, che si appoggiano più sulla paura di quanto è sconosciuto che su fatti comprovati. In novembre in Oregon i Verdi hanno promosso un referendum per chiedere se la gente voleva l’etichettatura che distinguesse Gm e non Gm. Risultato: il 79 % ha votato contro l’etichettatura [anche se la percentuale esatta sembra essere intorno al 71%, vedi anche qui. NdE]. Il principio americano è: ci deve proteggere l’ente pubblico. Spetta all’Fda (Food and Drug Administration) accertare la sostanziale equivalenza, gli organi di controllo cioè devono stabilire se il mais transgenico è equivalente a quello non Ogm. Se sì, si vende; altrimenti no. Come posso io consumatore capire se l’Ogm è tossico? Deve esserci una struttura superiore che mi dica se va bene o meno, come si fa con i farmaci. Per me è più valido il sistema americano, perché l’etichettatura ti dice se c’è o meno Ogm, ma quanti sanno capire se Ogm può essere dannoso per la salute o meno? Essa serve solo a Greenpeace e agli altri per fare il banchetto fuori dai supermercati e dire: “non comprate i prodotti che hanno questa etichettatura perché sono velenosi”. Luglio 31, 2003 22:49 Permalink Gio - Luglio 24, 2003Principio di Precauzione, non "di blocco"
Si continua a parlare di Ogm, cominciando con un
interessante articolo di Gianni
Riotta segnalato da
Lo
Spino In Quel Posto, per
proseguire con l'editoriale del
Foglio di
mercoledì 23, che citando i risultati della commissione governativa
inglese rivela la sicurezza totale dimostrata per gli Ogm al momento, e auspica
approfondite ricerche per scovare eventuali pericoli
futuri:
Dice sir King che, a priori, non si può escludere che i futuri prodotti Ogm possano avere effetti nocivi, ma quelli che già esistono sono sicuri per l’alimentazione sia degli uomini sia degli animali. Ed è inverosimile che possano prorogarsi spontaneamente soppiantando le coltivazioni organiche. [...] Un prodotto “organico” ottenuto per innesto, ha la forma e dimensione del San Marzano ma non il sapore. Quello Ogm, resistente ai parassiti, è invece identico a quello originale. Seguendo il rapporto di sir King, si verifichi scientificamente se esso non è dannoso alla salute. Se il verdetto sarà positivo, avremo salvato una specie che la tradizionale agricoltura non riesce a difendere. Di ricerca, e non di oscurantismo in nome di... (di cosa? di interessi di bottega?) hanno bisogno gli Ogm. E tantomeno di studiosi che pretendono di criticare competenti scienziati senza sapere di cosa parlano: è il caso della "Commissione Agricoltura e produzione agroalimentare" del Senato, i cui componenti [...] hanno contestato a me e alla dr.ssa Anna Benedetti l’“illogicità” sia di una maggiore trasmissibilità nel suolo del Dna transgenico rispetto a quello genico sia di un potenziale inquinamento genico. Dalle banche dati della letteratura antica o recente non risulta che nessuno degli illustri 8 professori sopra citati abbia pubblicazioni sul comportamento del Dna nel suolo o una qualche competenza in materia di suolo. Per contro, risultano già pubblicati lavori recentissimi con tutti i crismi della validità scientifica che impongono cautele, che esigono perlomeno validi approfondimenti e che agli otto professori sono evidentemente sfuggiti. (Prof. Paolo Sequi, Ordinario di Chimica del Suolo, Presidente Società Italiana della Scienza del Suolo, 1997-2002) Ecco infine un'interessantissima intervista al professor Francesco Sala, professore di Botanica e Biotecnologie a Milano. Tra le altre cose leggiamo quanto segue riguardo al significato distorto che ha assunto il principio di precauzione: Il “principio di precauzione” si basa sulla ragionevolezza, si valutano i rischi e benefici che derivano da una attività che si prende in considerazione. Non esiste alcuna attività umana assolutamente esente da rischi. La penicillina ha salvato, e salva tuttora, milioni di vite da gravi infezioni, e la consideriamo per questo farmaco essenziale anche se ogni anno uccide decine di persone (solo in Italia) per shock anafilattico. Ma accettiamo anche la motorizzazione che provoca migliaia di lutti ogni anno, inquina l’aria delle città e ne danneggia il patrimonio architettonico: nella percezione comune i vantaggi dell’uso dell’auto supera abbondantemente i suoi rischi! Spesso mi chiedono “è sicuro che le piante transgeniche sono assolutamente esenti da rischi?”. La sicurezza assoluta non si può garantire. Il cibo tradizionale ha i suoi rischi e così il biologico (anzi, probabilmente sono superiori). E per il biotech? Quando lo possiamo accettare? Valutiamo sempre caso per caso, ognuno fa storia a sè; inserire un gene nel melo o un altro nell’insalata non è la stessa cosa. Quindi non si può dire sì agli Ogm, no agli Ogm; ma valutare rischi e benefici rispetto alla situazione attuale. Facciamo un esempio: per coltivare il mais in modo tradizionale spruzzo insetticidi per contrastare il fungo della piralide; se voglio fare coltura biologica non spruzzo insetticidi ma, così facendo, troverò le aflatossine che mi provocano un tumore. Se metto il gene Bt (Bacillus thuringiensis) avrò la resistenza alla piralide. Confrontiamo i risultati: il mais Gm produce di più e questo è un vantaggio, mi dà meno funghi, altro vantaggio, potrebbe danneggiare l’ambiente, questo può essere uno svantaggio. Tiriamo le somme, se il rapporto rischi benefici migliora, lo accettiamo. Nel caso di ragionevoli dubbi, sono d’accordo a fermare tutto e a controllare meglio. Il “principio di precauzione” viene oggi inteso come “principio di blocco”. Questo è il primo caso nella storia dell’agricoltura in cui una pianta selezionata geneticamente deve essere controllata per gli effetti che può dare sull’ambiente e alla salute umana, prima di essere messa sul mercato. Viceversa, se faccio un incrocio o un mutante, lo registro a Roma, costa 1500 euro e lo posso vendere, nessuno mi chiede di verificare se ci sono tossine, se produce allergie o se il polline andando in giro può creare dei problemi. (...) Luglio 24, 2003 23:3 Permalink Mer - Luglio 23, 2003Il Foglietto del Griso
L'acuto
Griso
ha scritto ieri un post che a mio parere opera
una piccola ma decisiva confusione. Paragona cioè il noto caso
dell'articolo del Financial
Times tradotto dal
Foglio
eliminandone alcune parti, con la ripubblicazione da parte dello
stesso
Foglio di
lunedì di un articolo tratto da
Micromega,
e che alla fine era privo di una frase sostituita da una parentesi quadra con
tre puntini, cioè questa [...]
Le due cose a mio avviso non sono paragonabili, in quanto la traduzione pubblicata (qui in pdf) era priva di parentesi quadre, e quindi induceva a pensare che il testo originale fosse tale e quale. Nel secondo caso, invece, la parentesi indicante che qualcosa è stato tolto c'era; e inoltre si tratta di un articolo riportato dal Foglio del lunedì, quello rosa, che è una cosa simile a un weblog, ovvero una sorta di rassegna stampa che pubblica quasi esclusivamente articoli interi o parziali tratti da altri giornali o riviste, e spesso lo fa con l'ausilio di quelle parentesi quadre. Omettere quello che non si vuole citare, qualunque sia il motivo, mi sembra una pratica lecita e comprensibile, fintanto che lo si rende manifesto. Se in un testo fortemente ideologizzato trovo degli spunti interessanti posso benissimo riportarli, ma non sono certo obbligato per questo a citare anche le parti che ritengo inutili o cretine o contrarie al motivo che mi ha spinto a pubblicare quell'articolo. Lo faccio anch'io nel mio blog, e lo fanno anche tutti gli altri. Se, per esempio, trovo interessante un articolo che in una sua parte scade nel volgare o che compie un ottimo ragionamento ma poi arriva a conclusioni a mio avviso errate, sono liberissimo di citarlo escludendo la parte su cui ho delle riserve. Citerò (o linkerò) la fonte originale, metterò un paio di parentesi, e così chi vorrà andarsi a leggere l'originale potrà farlo. Analogamente (mai avverbio fu più appropriato), è ciò che ha fatto proprio Il Griso occultando la parola "culo" nel nome di un famigerato blog tra i suoi link. Forse che dobbiamo chiamarla censura? Qualunque sia il motivo per cui l'ha fatto (perché "è un blog per famiglie", se non ricordo male), sul suo blog ha e deve avere il sacrosanto diritto di farlo. Luglio 23, 2003 4:5 Permalink Ven - Luglio 18, 2003Dire che è tutta colpa nostra è facile, ma non è vero
Ho ricevuto via e-mail (grazie a
Mauro) la
segnalazione di un articolo di Lilli
Gruber su
Io
Donna del 12 luglio, in cui la giornalista
sparla di Ogm e poi se ne esce con questa
frase:
E in questo dibattito la fame in Africa c'entra poco: è accertato che alla base di tale tragedia non c'è la sottoproduzione agricola, ma l'iniqua ripartizione delle risorse. È un discorso non certo nuovo, che sentiamo ripetere continuamente dal "popolo" no-global e dai suoi portavoce. Ma è un anche un discorso falso, oltre che stantio, e la Gruber per affermarlo ricorre a quel "è accertato", che mira a mettere da parte l'argomento senza che ci sia bisogno di discuterne: se è accertato, è così, è la verità, non c'è smentita. Noi sono anni che invece pensiamo che sia più probabile il contrario (ecco, non osiamo neppure dire che "ne siamo certi"). Si possono dire tante cose a confutazione di questa storia della distribuzione delle risorse. Comincerò col citare un passo dal libro "Davide e Golia", di Piero Gheddo e Roberto Beretta (pag. 66): Quando si dice che il 20 per cento della popolazione mondiale possiede l'80 per cento delle ricchezze e l'80 per cento della popolazione mondiale possiede solo il 20 per cento dei beni, si bara con le parole. Bisognerebbe dire: il 20 per cento produce l'80 per cento delle ricchezze e l'80 per cento degli uomini produce solo il 20 per cento. Questa la realtà che non possiamo ignorare. Il problema è produrre ricchezza: se non si produce si rimane poveri. La ricchezza non è una torta da distribuire fra tutti i popoli in parti eguali, ma anzitutto una torta da produrre: noi non ci rendiamo conto che gran parte dei popoli poveri non sanno produrre, non sono educati a produrre. [...] e l'educazione è opera a lunga scadenza, che l'Africa indipendente ha del tutto trascurato. [...] Ma chi, fra i giovani del mondo ricco, va nel fondo dell'Africa, a vivere nei villaggi di fango a insegnare ai contadini africani, nella loro lingua, a produrre? Ci vanno i missionari, le suore e alcuni volontari laici, e ci vanno gratis: ma quanti altri? Questo è il vero problema della solidarietà fra Nord e Sud! Ancora Gheddo, che può permettersi di dire queste cose in quanto è missionario dal 1953, in questo articolo sulla rivista Liberal di aprile/maggio 2003 scrive tra l'altro: Abbiamo quindi gravi responsabilità storiche e attuali, ma non si può dimenticare che se oggi nel mondo «globalizzato» si sono affermati democrazia, diritti dell’uomo e della donna, libertà di pensiero ed economica, medicina moderna, libero mercato, giustizia sociale, industrializzazione, scienze e tecniche che hanno aumentato enormemente la produzione di beni e di cibo, ecc. questo è dovuto a null’altro che alla colonizzazione europea. Nella sua Autobiografia (1946), Nehru si interrogava sul perché, nonostante cinquemila anni di grande civiltà, tutto quel che di moderno c’è in India (dignità della persona, democrazia, industrie, treni, superamento delle caste, ecc.) è venuto dall’Occidente. E diceva che l’Occidente è mosso da un dinamismo interno misterioso, da una continua rivoluzione delle idee, mentre l’India è rimasta immobile per millenni, bloccata dal karma e dalle caste. Il filosofo giapponese Okakura scrive: «Nella nostra millenaria cultura non c’è nessun principio che possa farci pensare alla donna come persona uguale all’uomo: questo è il dono più grande che l’Occidente ci ha portato». [...] Abbiamo certo usato anche modi condannabili, ma non possiamo dimenticare che il mondo moderno è nato nell’Occidente cristiano. Nel mondo buddhista e indù, nell’Islam e nell’Africa pre-coloniale, non potevano sbocciare i diritti dell’uomo e della donna, la democrazia, le libertà politico-economiche, la rivoluzione francese, il marxismo e la giustizia sociale, la rivoluzione scientifica e industriale. [...] Nessun «complesso di colpa» deve bloccarci. In genere si spiega la realtà dell’abisso fra Nord e Sud con motivazioni economico-tecniche e con cause esterne (ingiustizie nel commercio internazionale, debito estero, multinazionali, ecc.). Ma si trascurano le motivazioni interne. [...] i popoli dell’Africa nera, in genere, sono usciti dalla preistoria un secolo fa o poco più (non avevano la scrittura) e praticano ancora un’economia di sussistenza: l’Africa è passata da 280 milioni nel 1960 a circa 800 oggi, ma non è aumentata adeguatamente la produzione agricola. Nel 1960 l’Africa nera esportava cibo, oggi importa il 30% del cibo che consuma. La Guinea-Bissau, un milione di abitanti su un territorio pianeggiante ricco di acque, importa riso! Grazie alla globalizzazione, il terzo mondo si è molto sviluppato. In Asia il progresso è evidente anche in Paesi come il Bangladesh (l’ho rivisto nel settembre 2001), mentre sono rimasti indietro i Paesi con dittature socialiste che non si sono aperti al libero mercato (Corea del Nord e Birmania). L’India ha avuto l’ultima carestia nel 1966: estesa meno di Etiopia e Sudan, con un miliardo di abitanti contro 80 milioni, esporta cibo (in Africa e Medio Oriente), in Etiopia e in Sudan si muore di fame. [...] Un missionario italiano in Tanzania mi dice: «I pilastri del sottosviluppo africano sono quattro: fatalismo, analfabetismo, governi corrotti e i militari». La causa radicale dell’abisso fra ricchi e poveri non è il mercato mondiale, ma la mancanza di istruzione e di crescita democratica dei popoli più poveri. In Africa, la politica delle élites di governo, invece di puntare sull’educazione e sulla sanità per le zone rurali, ha privilegiato le città, col risultato di creare metropoli invivibili e campagne abbandonate. E ancora, da qui: Quando ci sono condizioni di questo genere, quando c’è corruzione, quando non ci sono scuole, quando mancano le strade e le infrastrutture ecco che un Paese viene marginalizzato nel mondo moderno. Esempio: il salvadanaio del Congo era il rame. Oggi però il rame nessuno lo estrae più. Perché? Perché la guerriglia, la corruzione dei governi, la mancanza di infrastrutture hanno reso sempre più difficile e pericolosa la sua estrazione. Sto parlando delle cause interne del sottosviluppo africano perché non se ne parla mai... Si dà invece tutta la colpa alle cause esterne. Quando i Paesi africani danno il 2% dei bilanci all’istruzione, l’1,5% alla sanità e il 30% alle forze armate ecco che si spiegano molte cose...». Jean-Paul Ngoupandé, ex primo ministro della Repubblica Centrafricana, ha scritto su La Stampa del 22 maggio 2002: Durante i secoli della tratta dei negri, eravamo senza alcun dubbio delle vittime. Oggi siamo noi stessi i principali becchini del nostro presente e del nostro futuro. Alla fine dell’era coloniale disponevamo di apparati statali certo embrionali, ma che avevano il grande merito di assolvere efficacemente i compiti elementari che erano stati loro affidati: sicurezza, sanità pubblica, sistema scolastico nazionale, manutenzione delle vie di comunicazione. [...] Più di quarant’anni dopo l’ondata indipendentista degli anni Sessanta, non possiamo più continuare a imputare la responsabilità esclusiva delle nostre disgrazie al colonialismo, al neocolonialismo delle grandi potenze, ai Bianchi, agli uomini d’affari stranieri, e chi più ne ha più ne metta. Occorre che accettiamo finalmente la realtà: i principali colpevoli siamo noi. Lo slittamento dei nostri paesi verso la violenza, il lassismo nella gestione degli affari pubblici, il saccheggio su grande scala, il rifiuto del riconoscimento reciproco da parte di etnie e regioni: tutto questo ha cause prevalentemente endogene. Ammetterlo sarà il punto di partenza della presa di coscienza, e dunque della saggezza. [...] I peggiori, per noi, sono quelli che giocano a lisciarci il pelo. La pacca sulla spalla è certo un gesto amichevole, a condizione però che non ci rafforzi nell’idea infantile secondo la quale siamo le gentili e innocenti vittime di un complotto internazionale contro l’Africa. Non devono adularci. Quanto a noi, guadagneremo in credibilità a partire dal momento in cui saremo capaci di guardarci allo specchio, riconoscendo finalmente che tutto quel che ci accade è innanzitutto colpa nostra. Come scrisse Indro Montanelli nella prefazione al libro di Gheddo "Missionario - Un pensiero al giorno": Le anime belle intonano il solito ritornello: «Colpa di noi ricchi e del nostro egoismo». Ma non è così. Di aiuti al cosiddetto «terzo mondo», specie ai paesi africani, ne diamo, in proporzione alle nostre disponibilità. È la gestione di questi aiuti che non ha mai prodotto i risultati sperati. Detta all'ingrosso, i benefici degli «aiuti» possono essere così ripartiti: un terzo finisce nelle tasche del satrapo di turno e dei suoi complici. Un terzo va all'acquisto di armi da usare contro i sudditi che osino ribellarsi al tiranno di turno. L'ultima parte torna, sotto forma di «tangenti», ai procuratori degli altri due terzi. [...] Per soccorrere quei popoli disgraziati un mezzo ci sarebbe. Dare la gestione dei miliardi di «aiuti» ai missionari di cui padre Gheddo scrive in questo libro: quelli che da anni e decenni vivono laggiù, peones fra i peones, sfidando lebbra e colera e tutto il resto, combattendo la fame non con la distribuzione di farina, ma insegnando alla gente - nella sua lingua - come si coltiva il grano, come si scavano i pozzi e i canali, condividendone, giorno dopo giorno, rischi e privazioni. [...] Per aiutare i popoli poveri i miliardi non bastano. Ci vogliono i missionari alla Marcello Candia (industriale della Milano opulenta che vende tutto e va in Amazzonia a servire i poveri) e alla Clemente Vismara (eroe della prima guerra mondiale che trascorre 65 anni fra i tribali della Birmania), di cui parla questo libro. Ma i missionari sono difficili da stanziare nei bilanci dello Stato. Dovrebbero produrli le nostre famiglie, la nostra scuola , la nostra cultura cristiana. Temo che la vocazione profonda della civiltà cristiana - la carità verso gli ultimi - sia in ribasso, almeno nelle cronache quotidiane e nella «filosofia di vita» della nostra società. Luglio 18, 2003 23:37 Permalink Gio - Luglio 17, 2003Sono contro gli Ogm o contro gli italiani?
A costo di risultare noiosi, continuiamo a parlare di
OGM. Il numero di Tempi oggi
in edicola offre una serie di articoli sull'argomento, e mette bene in luce
l'assurdità dell'azione del governatore del
Piemonte
Ghigo, che
ha ordinato la distruzione di campi di mais in cui sono state trovate
percentuali di transgenico inferiori ai limiti decisi
dall'UE
(secondo le cui normative fino allo 0,9% non è nemmeno necessario
parlarne sull'etichetta del prodotto).
Come leggiamo in un'interessantissima intervista al professor Francesco Salamini, uno dei massimi esperti in materia di OGM al mondo Di fatto questi campi sono prima di tutto inquinati solo allo 0,1/ 0,3/0,5 %; secondo, tutte le analisi fatte anche con obiettivi fiscali per rivelare la presenza di transgenici si riferivano a dei metodi che rivelano la presenza di costrutti molecolari relativi a degli ibridi di mais che erano permessi per la coltivazione. Si tratta cioè di quattro ibridi di mais che in Italia erano stati accettati ed avevano passato tutti i test di rilascio ambientale, di valutazione per l’immissione nella rete commerciale, di utilizzazione direttamente per l’alimentazione; hanno passato tutti questi test, sono stati approvati dalla Ue e come tali potevano essere venduti. Allora perché Ghigo, con il completo appoggio del ministro dell'agricoltura Alemanno li ha fatti distruggere? E c'è di più: da settembre (settembre: dicasi tra due, d-u-e, mesi) anche l'Italia recepirà la normativa europea, che tra l'altro avrebbe dovuto già recepire. Ma è l'inizio dell'intervista che colpisce di più, dove si dice che "quasi tutti i tecnici che si interessano di Ogm sono stati bruciati in quanto ritenuti fiancheggiatori delle multinazionali." È per questo che, come recita l'inizio dell'articolo, "non agli scienziati ma ai primi che passano al ministero dell’Agricoltura, nei campi o in una stazione dei Carabinieri, viene chiesto un “autorevole” parere sui terribili Ogm." Ma leggete tutta l'intervista, e capirete il perché fosse impossibile che questo mais "contaminasse" i campi vicini; il perché la soglia di "Ogm zero" voluta dal ministero dell'agricoltura è assurda; e perché rivolgersi a paesi che praticano la stessa soglia come il Brasile o il Canada sia controproducente per la nostra agricoltura. Torniamo alla domanda di prima, allora. Perché tutto questo? In "Chi comanda al MIPAF? Ambrosio?", tra le altre cose apprendiamo che forse la ragione di questa politica di "Ogm zero" è rinvenibile al Ministero delle Politiche Agricole e Forestali, dove "Pecoraro Scanio e Alemanno sono due facce di uno stesso programma. Quello che ha commissariato gli enti, abolito gli organismi elettivi e quelli tecnici, introdotto una gestione diretta attraverso commissari e una politica di decreti. Tanto accanimento contro gli OGM, se non è solo ignoranza, ha forse anche questa spiegazione: [...] creare un problema che non c’è, ma per il quale è stata realizzata una risposta che c’è e che si chiama “filiera della rintracciabilità”, ovvero l’esercito di “ghostbusters delle sementi” incaricati dal Mipaf di controllare i prodotti e fare in modo che non uno 0,1 di Ogm possa entrare nelle coltivazioni. [...] Il costo sostenuto dallo Stato attraverso il Mipaf per questa filiera? Qualcosa come 100 miliardi di vecchie lire. Ma forse i vantaggi sono anche altrove, perché "lo sanno anche i sassi che nel Lazio la destra sociale e i Verdi, con la costellazione di associazioni che gravitano attorno a loro, hanno sancito un patto di collaborazione”. Di certo, agendo in questo modo, se non altro si dà una mano all'economia cinese: come apprendiamo, infatti, dalle parole del professor Francesco Sala, il pomodoro San Marzano [...] sta scomparendo a causa di un virus. Nell’80 rappresentava il 35% della produzione campana, oggi è il 3%. Una piccola azienda biotech della regione Basilicata nel 1999 ha trovato il modo di proteggerlo con un elegante e intelligente intervento genetico, ma prima Pecoraro Scanio e poi Alemanno hanno proibito di utilizzare questa varietà transgenica. Così ora si mettono in scatola pomodori prodotti con sementi americane e quando non bastano si importa sugo di pomodoro dalla Cina. Mi guardo bene dal consumare prodotti dell’agricoltura biologica: non sono controllati, la loro qualità è garantita solo dall’autocertificazione di chi li vende. I vegetali coltivati senza interventi chimici sono aggrediti da batteri e funghi che rilasciano tossine. Luglio 17, 2003 22:46 Permalink Mer - Luglio 16, 2003Ancora OGM
Per proseguire un discorso iniziato qualche giorno fa, e che continuava
anche ieri, ecco un articolo di
Antonio Socci da
Il
Giornale del 14 luglio su siccità e
OGM, da cui cito solo
l'inizio:
Singolare coincidenza. Proprio mentre si discute di siccità arriva la notizia della messa al bando in Piemonte di coltivazioni di mais transgenico. E’ appunto con le biotecnologie che si pensa di poter far crescere le piante anche in terreni aridi. L’Italia vuole autoescludersi anche da questo prezioso terreno di ricerca? L’attuale governo non parrebbe di questo avviso (per fortuna) e adesso sembra che anche l’Europa voglia ripensarci. Ma un certo catastrofismo ambientalista che alimenta paure irrazionali ha trovato finora ascolto acritico nell’Unione europea che degli Ogm ha fatto anche un terreno ulteriore di scontro con gli Stati Uniti. Sarebbe il caso di decidere sulla base di vere informazioni scientifiche se vogliamo risolvere i problemi dei nostri paesi e del pianeta. Sull'argomento interviene anche BloggerVins, che tra le altre cose cita un interessante articolo di Amicone sul Foglio che trovate qui in pdf: "Ogm, Alemanno chiede il parere agli scienziati e poi lo nasconde". Luglio 16, 2003 2:26 Permalink Mar - Luglio 15, 2003La bandiera dell'UE è cristiana
Sul blog innominabile la storia delle 12 stelle su
sfondo blu. L'Unione
Europea ha eliminato il cristianesimo dalla sua
costituzione, ma si fa bella di un vessillo mariano.
Luglio 15, 2003 4:35 Permalink Naturale che non sempre è buono, e sintetico che spesso lo è
Molto interessante questo post su
I Love
America, che affronta un grosso problema
contemporaneo, l'assurdità e la pericolosità del principio di precauzione. Secondo tale
principio, ratificato anche dall'Unione
Europea, quando un'attività o un prodotto
hanno una possibilità di essere nocivi alla salute umana, devono essere
prese misure precauzionali, anche se non ci sono prove scientificamente certe
della sua nocività.
Per gli ambientalisti questo è diventato sinonimo di "se c'è una pur minima possibilità di rischio, va evitato". Inutile far notare che non esiste niente a questo mondo che non contenga una possibilità di rischio, nemmeno restare qui seduto a battere sulla tastiera nel momento in cui un fulmine decidesse di raggiungermi attraverso la presa della corrente (il che qui in Giappone è più probabile che altrove). Di quello che pensiamo di questo principio, se non si è capito, l'abbiamo anche scritto tempo addietro tramite una citazione di Ferrara. Il punto è che al giorno d'oggi stiamo così bene che ci siamo dimenticati che una volta si moriva di colera per aver bevuto un po' d'acqua o per altre centinaia di malattie, che sono sparite grazie alla farmacologia moderna e ai pesticidi sintetici. Così, guardando sempre e solo ai lati negativi del nostro progresso, sogniamo un mondo idillico a contatto con la natura, e lo collochiamo in un passato lontano ma non troppo che ha l'aspetto di uno spot del Mulino Bianco, ma che non ci rendiamo conto non essere mai stato realtà. Soprattutto, è l'assurda equivalenza "naturale=buono" a fregarci, perché non è affatto vero che quello che è naturale sia per questo anche positivo, e anzi è probabilmente vero il contrario. L'uomo ha sempre dovuto combattere contro la natura per difendere la propria esistenza, ed è proprio grazie a malattie molto naturali che fino a un centinaio di anni fa assistere alla morte di un paio di fratellini era esperienza comune quasi a tutti. Vale la pena di approfondire seriamente l'argomento. Sulla confutazione del "naturale=buono" suggerisco la lettura di una serie di articoli di Piero Morandini, dal primo dei quali mi limito a citare un estratto in chiusura. "Naturale o transgenico (purché non sia il gasato di Seattle)" "Creso e i suoi fratelli" [sugli OGM in particolare] "Sì alla salute, no allo stato-balia" [... ] Ricapitolando: 1 - i test ci dicono che le sostanze naturali sono pericolose quanto quelle di sintesi; 2 - se crediamo ai test, allora dobbiamo preoccuparci innanzitutto delle sostanze naturali perchè ne ingeriamo in quantità molto più elevate. Se invece al contrario diamo ai test un valore relativo, in quanto falsati dalle condizioni particolari (concentrazione elevata), possiamo tirare un sospiro di sollievo, ma la conclusione è una sola: siamo comunque costretti a ricrederci sull'affermazione "naturale=buono". Anzi, spesso i veleni più potenti sono proprio quelli di origine naturale come ad esempio la tossina contenuta nel seme del ricino. L'uomo ha imparato a convivere con questi veleni, selezionando le cose commestibili o trattando il cibo in maniera opportuna, come ad esempio le arachidi (che vengono tostate altrimenti sono velenose) o la soia (che va tostata o bollita). L'uomo nel corso dei millenni ha continuamente selezionato, tra la varie specie che la natura gli proponeva, quelle che avevano le migliori caratteristiche di commestibilità e di resa. Inoltre con metodi tutto tranne che naturali, come gli innesti, gli ibridi e tutte le altre tecniche (alcune delle quali vecchie di circa 50 anni e che sono da considerarsi manipolazione genetica a tutti gli effetti anche se non sono fatte tramite ingegneria genetica), l'uomo ha generato egli stesso nuove specie o varietà "innaturali". In pratica le specie che noi mangiamo non sono naturali, e quindi ne deduco che anche ciò che non è naturale può essere buono. Luglio 15, 2003 4:13 Permalink Dom - Luglio 13, 2003Ven - Luglio 11, 2003Gesù è nato davvero a Natale
Da tempo si va dicendo che il 25 dicembre per la
nascita di
Cristo
è una data falsa, e che fu decisa nel quarto secolo per ragioni
ideologiche, ovvero per sostituirsi alla festa romana del
"Natale Solis
Invicti". Possiamo invece dire che la data
corretta sia proprio quella.
In un articolo sul Corriere della Sera Vittorio Messori ha svelato ieri l'arcano, citando uno studio del professore israeliano Shemaryahu Talmon che è riuscito a verificare le date in cui Zaccaria, padre di Giovanni il Battista, era di servizio al tempio di Gerusalemme. Dato che sappiamo dal Vangelo che il concepimento di Giovanni avviene in quel periodo, e che precede di sei mesi l'annuncio a Maria, e considerati altri riferimenti incrociati, possiamo affermare con una certa sicurezza che Gesù nacque proprio il 25 dicembre. Leggendo l'articolo di Messori (di cui potete saltare a piè pari il preambolo anti-consumistico) sembra che il professor Talmon abbia fatto questa scoperta delle date di Zaccaria l'altroieri, ma in realtà va detto che il suo studio risale addirittura al 1958, anche se la sua portata è stata presa in seria considerazione solo recentemente. In particolare, la vera "disvelazione" di questa storia del 25 dicembre avvenne alla vigilia di Natale del 1998, quando sull'Osservatore Romano apparve l'articolo "24 giugno, 23 settembre, 25 dicembre: date storiche" del professor Tommaso Federici, che vi suggerisco di leggere completamente perché rispetto a quello di Messori dà un quadro più completo e documentato. Quello che viene fuori da tutto questo, però, è anche un'altra cosa: la conferma che, prendendo a prestito le parole di Federici, "il 23 settembre e il 24 giugno per l’annuncio e la nascita di Giovanni il Battista, e il 25 marzo e il 25 dicembre per l’annunciazione del Signore e per la sua nascita, non furono arbitrarie, e non provengono da ideologie di riporto. Le Chiese avevano conservato memorie ininterrotte, e quando decisero di renderle celebrazioni “liturgiche” non fecero che sanzionare un uso immemoriale della devozione popolare." In altre parole, il fatto che attraverso studi lunghi e accurati finiamo per confermare quello di cui la vecchina del paese è certa da sempre, dimostra per l'ennesima volta che il cristianesimo non è soltanto, o meglio, non è affatto costituito dalla devozione a delle scritture, per cui quello che non è scritto nella Bibbia non è ortodosso. La Chiesa è invece un popolo che ha tramandato per migliaia di anni, anche "solo" attraverso quel medium che si chiama tradizione, verità e credenze che il Papa non fa altro che riconoscere e avallare nel momento in cui rischiano di essere dimenticate o confuse. Vedi il caso dell'Immacolata Concezione, o di tutti quei dogmi che, tutt'altro che essere imposti dall'alto, erano verità conosciute da sempre ai fedeli e a cui mancava semplicemente la "carta da bollo". Luglio 11, 2003 1:43 Permalink Gio - Luglio 10, 2003Il business del biologico blocca la ricerca
"La Commissione giunge pertanto alle
seguenti conclusioni: nessuno è stato finora in grado, pur utilizzando le
tecniche più avanzate, di dimostrare la dannosità alimentare degli
Ogm e modificazioni rilevanti ad ecosistemi da loro causate. L’analisi dei
benefici e dei rischi deve continuare intensamente, sia per gli Ogm che per le
varietà vegetali convenzionali, e caso per caso, al fine di proporre
opportuni interventi, informare l’opinione pubblica e fornire
all’autorità politica motivati giudizi scientifici e
tecnici."
[...] La Commissione? Ma quale commissione, forse un direttorio di grand commis di Stato con importanti interessi nel campo del biotech? Forse una consorteria internazionale che punta alla distruzione dell’agricoltura tradizionale per dare il via a un nuovo mondo artificiale, una sorta di Blade Runner del tubero? Niente di tutto questo. La Commissione in questione è composta da componenti dell’Accademia Nazionale dei Lincei e dell’Accademia Nazionale delle Scienze, detta dei Quaranta, un simposio di scienziati e massimi specialisti sull’argomento. Ciò che abbiamo proposta in virgoletto sono soltanto le conclusioni del rapporto “Biotecnologie vegetali: benefici e rischi delle varietà Ogm”, una relazione scientifica di 34 pagine classificata come “riservato” e che qualche mese fa (anche grazie alla notizia dell’esistenza di quel documento fatta filtrare da Tempi e poi ripresa da Excalibur) finalmente è stata resa nota al mondo politico. Risultato? Zero, il rapporto è finito diritto in un cassetto: non una conferenza stampa di presentazione, non un cenno di discussione pubblica degli indirizzi forniti, non una parola sulla grande stampa. Nessuna informazione. Nulla: gli esperti delle massime istituzioni scientifiche italiane hanno lavorato per niente, il loro sforzo di ricerca è terminato su un binario morto. Perché? Sospettate che lo strano silenzio compensato dall’eccesso contrario (cioè dal moltiplicarsi della propaganda anti-transgenico) abbia a che vedere con interessi economici legati al grande business del “biologico”, settore che lentamente è passato da nicchia di difesa della coltivazione tradizionale a industria della grande distribuzione, con profitti a sei zeri e controlli poco severi? Avete colto nel segno. È l'inizio di "Non si uccide così la ricerca", un articolo di Mauro Bottarelli pubblicato sul numero di Tempi oggi in edicola. E ora andate a leggervi il resto. Su OGM e suoi oppositori, anche detti "coloro che vogliono mantenere poveri i più poveri" consiglio un paio di articoli di Antonio Gaspari che parla del punto di vista africano: "I poveri vogliono gli OGM" e "OGM, una lezione dall'Africa". Luglio 10, 2003 23:41 Permalink Mer - Luglio 9, 2003Mi sono aggregato
Oggi Giuseppe
Granieri mi ha invitato a partecipare al suo
Blog
Aggregator, che come dice il nome
stesso è un aggregatore di blog, ovvero un blog che contiene link ai post
degli altri blog, organizzati per genere e
argomento.
Ringrazio per l'onore concessomi e invito tutti a visitare l'aggregatore cliccando QUI, o sul banner che ho messo in fondo alla colonna di sinistra. Luglio 9, 2003 3:38 Permalink Perché diavolo si fanno chiamare "progressisti"?
Rino
Cammilleri ci offre un sapido ritratto del progressista
medio.
Luglio 9, 2003 2:42 Permalink Lun - Luglio 7, 2003Non è vero che la Terra è in pericolo
Finalmente esce anche in italiano per i tipi di
Mondadori il
famoso e/o famigerato libro di Bjørn
Lomborg,
"The skeptical environmentalist. Measuring
the Real State of the World", con il titolo di
"L’ambientalista scettico. Non è vero che la
Terra è in
pericolo"
(pp.522,
€26,00).
Lomborg è uno scienziato danese che si impuntò nel tentativo di confutare a suon di dati le teorie di Julian Simon, secondo il quale la condizione del mondo non sarebbe cattiva come la descrivono gli ambientalisti, per poi scoprire che costui aveva ragione. Dopo mesi di dura fatica, ore e ore passate sul computer a elaborare dati (gli stessi dati in base ai quali gli ecologisti scandiscono la loro mesta via crucis di catastrofi prossime venture), Lomborg s’avvede che Julian Simon aveva ragione. Il mondo sta, tutto sommato, benino. Non benone, benino. Di sicuro, meglio di quanto stesse decenni e secoli fa. Il vagheggiato "ritorno al passato", a una vita "in armonia con la natura" è, con rispetto parlando, un pacco. Oggi l’aspettativa di vita alla nascita è maggiore, il tenore della vita è superiore, l’inquinamento minore e meno grave. Insomma: la storia dell’uomo è la storia della sua prodigiosa lotta contro la morte; che, nell’arco dei millenni, ha dovuto mordere la polvere e fare tanti passi indietro. In Occidente, nessuno soffre più di malattie quali la malaria, il tifo, il colera; nessuno muore per infezioni all’alluce e al dito mignolo. E anche i paesi in via di sviluppo sono incamminati su questa strada, pur tra mille difficoltà. La lezione, allora, è che, se solo abbiamo la forza di toglierci le proverbiali fette di salame dagli occhi, osserveremo un mondo assai più gradevole di quel che ci viene dipinto dai "profeti di sventura" ambientalisti. Per giunta, comprenderemo che i problemi sono problemi, non tragedie; e che dunque possono essere affrontati e risolti grazie alla crescita economica, al progresso scientifico, all’evoluzione tecnologica. Infine, capiremo che le cose vanno analizzate per quello che sono, non per quello che sembrano. Che cause ed effetti non possono essere deliberatamente confusi. (dalla recensione di Carlo Stagnaro) Consiglio dunque la lettura del libro di Lomborg, ma per chi volesse saperne di più sul reale stato del mondo alla faccia dei profeti di sventura ecologisti, suggerisco innanzitutto la visione dell'intervista rilasciata a Excalibur dallo stesso Lomborg un anno fa. Qui il link diretto al video (in Real Player) Altri articoli interessanti a riguardo possono essere questi di Tempi (che QUI consiglia anche diverse fonti di informazione in rete): "WWFatwa contro Lomborg" di Marco Respinti "Il mondo sta bene" di Antonio Gaspari Oppure potete visitare il sito di Green Watch News (in italiano), oltre naturalmente al sito dello stesso Lomborg, comprendente anche le varie critiche ricevute, con annesse articolate risposte. Luglio 7, 2003 13:1 Permalink Dom - Giugno 22, 2003Radio Rocca da New York
Consiglio l'ascolto di questa intervista (in Real Player, tratta da
questa pagina) a
Christian Rocca,
che parla del suo libro prima accettato e poi rifiutato; delle verità che
in Italia
non sono tali se non le pubblica il quotidiano del "regime culturale italiano",
la
Repubblica; dei neo-conservatori americani
che sono molto rivoluzionari e poco conservatori; della posizione americana
sull'Iran.
Giugno 22, 2003 0:28 Permalink Mer - Giugno 18, 2003Signorini soddisfatti
Ho da poco discusso col mio amico Andrea del caldo
italiano, dell'aspettativa di vita alla nascita e dello stato della Terra, di
allarmismi e realismo, di cose brutte e di cose belle, e oggi ho trovato un articolo di Antonio
Socci che sul
Giornale
parla proprio di questo, a cominciare dal
caldo.
Tra diverse cose interessanti mi limito a citare questo (ché il resto ve lo leggete voi): Ma proprio oggi per ignoranza o per ideologia è spuntata fuori anche una nuova “intima barbarie”, quella rappresentata – come diceva Ortega y Gasset - dal “bambino viziato della storia umana”. Una “eccezionale anomalia”. E’ l’ideologia del “signorino soddisfatto”. Una delle sue forme fa capolino nel movimento noglobal e nelle Sinistre: l’ideologia antioccidentale e antitecnologica, falsamente ecologica e ipocritamente ostile al libero mercato, alla scienza e al cristianesimo (il quale – sebbene censurato nella Costituzione europea – è l’alveo culturale in cui sono nate la scienza e la tecnologia occidentali). [...] Il “signorino” è, secondo Ortega, “l’erede che si comporta esclusivamente come erede”, cioè che gode di ciò che ha ereditato - in cui è compresa la libertà - senza sentire la responsabilità di tramandarlo e rafforzarlo (la sua forma futile e qualunquista), o peggio che ne gode schifandolo, senza alcuna solidarietà culturale con la propria civiltà, anzi criminalizzando la civiltà di cui succhia i frutti, sputando sulle fatiche e le sofferenze degli antenati che gli hanno guadagnato questo livello di vita come se fossero criminali (in quanto uomini occidentali). Giugno 18, 2003 2:17 Permalink Mar - Giugno 17, 2003L'anonimo estensore
Del caso
Mauro-Lupis-Repubblica
(chi non sa cos'è spulci l'ultimo mese di Camillo,
o Rolli)
la cosa che più mi lascia perplesso è che quanti scrivono
criticando il
Foglio continuino a non sapere che a
scrivere "Redazionalmente
corretto" è
Christian Rocca.
Passi per qualche distratto lettore occasionale, ma che anche il Barbiere della Sera parli di "redattori anonimi" mi sembra per lo meno un segno che l'uso di Google è ancora sconosciuto ai più. Del resto, sarebbe bastato che il signor Calorendi, che firma il pezzo sul Barbiere, avesse letto la risposta alla lettera di Lupis apparsa sul Foglio del 28 maggio (pag. 4): avrebbe notato che Rocca la firma con nome e cognome. O forse si finge di non sapere, in modo da poter sempre sfruttare l'argomento dell'anonimato del Foglio, contrapposto al coraggioso (davvero) Lupis che i suoi articoli almeno li firma. Ma soprassediamo, perché il suddetto Calorendi nella sua difesa di Lupis inserisce un passo da antologia: "[...] tutti a Repubblica (e non solo a Repubblica) sapevano che il Lupis stava per firmare un contratto che (finalmente) rendeva giustizia al suo lavoro silenzioso. Nell'esatto momento in cui (guarda che caso...) scoppia questa vomitevole vicenda. [...] LA coincidenza, di fatto, resta inquietante. E dovrebbe far riflettere ed inquietare l'intera categoria." Dunque lo scopo di Rocca, e del Foglio con lui, sarebbe quello di impedire a Lupis di firmare quel contratto! Immagino Ferrara e i suoi, nella penombra di una sala fumosa, scuotere la testa preoccupati di fronte all'ultimo resoconto dalla Cina: "Quest'uomo è scomodo. Va eliminato. Ma abbiamo poco tempo: sta per firmare il contratto. E quando questo avverrà, sarà la fine del mondo come lo conosciamo". A leggere tutta la storia dal principio mi sono fatto l'idea che se Lupis non avesse insistito nel tentativo di giustificare tutto quanto con quella lettera al Foglio, Rocca non si sarebbe accanito così, e la storia sarebbe finita molto prima e molto meglio (per Lupis). Giugno 17, 2003 0:45 Permalink Mer - Giugno 11, 2003Bambini nati a metà
Il mitico Andrew Sullivan è intervenuto
recentemente sulla questione del "partial
birth abortion" o "aborto con nascita parziale",
che l'amministrazione
Bush ha ormai praticamente vietato. Si tratta di un
aborto compiuto anche fino al sesto mese, in seguito a malformazioni gravi del
feto o a problemi di salute della madre.
Sullivan sull'aborto si sente "uncomfortable, anguished, conflicted" (a disagio, angosciato, diviso) perché, dice: "Sì, lo so che la mia posizione, cioè che l'aborto dovrebbe essere legale solo nel primo trimestre, manca completamente di coerenza morale e politica. Ma è il risultato di un tentativo di bilanciare nella mia mente la mia opionione personale che qualsiasi aborto sia sbagliato, con l'accettare che in una democrazia liberale gli altri possano non essere d'accordo." Ma, come ha detto poco prima: "Non posso rispettare chi non è moralmente toccato dall'orribile procedura dell'aborto con nascita parziale. Dal terzo trimestre in poi abbiamo inequivocabilmente un essere umano in tutto e per tutto: visivamente, intuitivamente, moralmente. Il modo orrendo in cui la vita di quell'essere umano viene interrotta negli aborti tardivi semplicemente non dovrebbe far parte di una società civilizzata". Di quale "modo orrendo" e "orribile procedura" parli Sullivan lo spiego citando questo articolo, che fa anche la storia completa della nuova legge americana: "L'operazione si svolge in cinque fasi: in un primo tempo, guidato da ultrasuoni, l'operatore, dopo l'eventuale capovolgimento, se necessario, della posizione del feto nell'utero, afferra i suoi piedi con una pinza. Con una trazione, porta allora le gambe del feto fuori dell'utero e provoca il parto, estraendo la totalità del corpo del bambino, tranne la testa. Chi pratica l'aborto esegue allora un'incisione alla base del cranio del bambino, attraverso la quale fa passare la punta di un paio di forbici per perforare la scatola cranica. Introduce nell'orifizio così predisposto l'estremità di un fine tubo evacuativo, attraverso il quale viene aspirato il cervello e il contenuto della scatola cranica del bambino. A questo punto, per portare a termine l'aborto, più non resta che estrarre la testa ridotta di volume." Lasciare la testa del bambino all'interno serve a impedire la magica trasformazione del feto in persona, perché secondo la legge americana il bambino è una persona solo quando è completamente fuori dall'utero. Se è mezzo dentro e mezzo fuori no, è un'altra cosa e non ha diritti. Comunque, Sullivan ha ricevuto diverse reazioni al suo post, e ne ha pubblicate un paio, una contro questo aborto, e una a favore. Quella a favore cita casi gravissimi di disfunzione genetica che portano alla crescita di un feto con organi, come il cuore o il cervello, sviluppati fuori dal corpo anziché all'interno: in questi casi, dice, il feto muore da solo in breve tempo o, se anche nasce, muore immediatamente dopo. Secondo l'autore della lettera dobbiamo immaginare il dolore di una madre nel sentirsi dire che il figlio ha questo problema, che non sopravviverà alla nascita, e che tuttavia deve portare avanti la gravidanza per altri 3 mesi perché è passato il termine legale per abortire. Sullivan, un po' pilatescamente, lascia la decisione ai suoi lettori. E come suo lettore dico che capita spesso che le analisi pre-parto si rivelino errate e alla nascita il bimbo sia sano; ma che se anche la malformazione c'è ed è gravissima, ci sono casi di persone che sopravvivono, come questa bambina nata con il cervello di fuori, ma che ora ha 11 anni, e che se la madre avesse seguito il consiglio dei medici ora non ci sarebbe. Propongo anche una mia personale riflessione: mettiamo pure che il bambino in questione poi muoia davvero una volta uscito. Sappiamo tutti che un feto percepisce gli stimoli esterni e anche l'umore della madre o il suo nervosismo o quant'altro. Invece di eliminare il bambino perché "tanto morirà lo stesso tre mesi dopo", ritengo sarebbe decisamente più umano portarlo in grembo ancora per tre mesi facendogli percepire tutto quanto non potrà più sperimentare da lì a poco, in primis l'amore di sua madre. Del resto non si concede forse l'ultima sigaretta al condannato a morte, e non si fanno commoventi petizioni per colmare di gioia gli ultimi mesi di un bambino colpito da una malattia letale? Giugno 11, 2003 12:19 Permalink Dom - Giugno 8, 2003"I resoconti dei saccheggi del museo iracheno erano esagerati"
Lo dice il
Washington
Post (letto grazie a
The Command
Post) che tra l'altro comunica che
alla fine della guerra si riteneva fossero stati rubati o persi 170.000 pezzi,
mentre ora si dice che ne mancherebbero solo
3000.
"In particolare degli 8000 pezzi considerati dagli archeologi i più preziosi, solo 47 non sono ancora stati trovati". Questa notizia di aggiunge a quelle di cui parlavamo qui. Giugno 8, 2003 16:41 Permalink Gio - Giugno 5, 2003Servizio antibufala
Approfitto della segnalazione dell'ennesima bufala informatica, per aggiungere tra i miei
link sulla sinistra il sito di Paolo Attivissimo, un uomo dal nome instancabile
che oltre a scrivere con competenza di computer, tiene anche un
servizio volto a verificare uno per uno tutti quegli appelli che ci
arrivano per e-mail (del tipo: "Se
invierai questa mail a tutti i tuoi amici salverai un bambino
malato") o diverse notizie di dubbia
veridicità che si leggono sui giornali e diventano subito leggende
metropolitane.
Giugno 5, 2003 1:34 Permalink Mar - Giugno 3, 2003New Blog New Blog mi linka, mi ringrazia e io ricambio
Il blog che fino a ieri per me, e per quanti
usano Safari o Explorer sotto Mac OSX (forse anche in
OS9), era illeggibile perché appariva quasi tutto nero, è ora
fruibile anche da noi. Il suo autore mi aveva chiesto di mettere un link al
Buroggu già prima di questo fatto, ma ora lo fa sicuramente con più soddisfazione!
:-)
Giugno 3, 2003 23:29 Permalink Sab - Maggio 31, 2003Che Dio ci preservi dai cautelosi
Ho letto con preoccupazione il post di Rolli relativo
al fumo, perché è l'ennesimo documento di quella "religione della
salute" che si sta imponendo nei paesi sviluppati. Non sono un fumatore, il fumo
mi dà fastidio e sono sicuro che faccia male. Ma le follie di cui racconta Turci la dicono lunga
su un potere che mira a decidere per conto della gente quello che è loro
adatto o meno. Altro che articolo 18, andrebbe fatto un referendum per ridurre i
poteri degli assistenti sociali.
Al proposito, cito un vecchio pezzo di Ferrara: Siamo figli del sistema globale dell’informazione sposato al principio di precauzione, siamo cioè figli di uno strano animale che sicuramente dà segni di follia più della mucca e sicuramente inquina più della macchia. Allarme e vigilanza salutisti sono di rigore, anzi, d’ordinanza. Ma bisogna sapere che il timore della morte, la paura della malattia, l’esorcismo verso la vita, sono una sindrome pericolosa. Se poi analisi e controanalisi diventano instrumentum regni pubblicamente consacrato dal principio di precauzione, se poi gl’incubi si fanno misteriosi segnacoli del potere nel suo rapporto pazzo con il popolo, che Dio ci preservi dai cautelosi e ci rimetta nella mani (nichilismo a parte) degli avventurosi. Giuliano Ferrara Il Foglio, martedì 30 gennaio 2001 Maggio 31, 2003 20:58 Permalink Gio - Maggio 29, 2003Come fare un film e querelare il trailer per violazione della privacy
(Da
Il
Foglio di mercoledì 28
maggio 2003, pag.
4)
Al direttore – Uno di noi legge un libro, titolo incoraggiante “L’affare Telecom. Il caso politico-finanziario più clamoroso della Seconda Repubblica”, Sperling&Kupfer, contenuto schioppettante, tanto di cappello all’investigative reporting degli autori al di sopra di ogni sospetto berlusconiano, Giovanni Pons e Giuseppe Oddo, giornalisti economici della Repubblica e del Sole 24 Ore, che hanno infilato il pennino dentro un bidone di Nutella (le privatizzazioni all’epoca dell’Ulivo, con apice zuccherino nell’anno mirabilis dalemiano, ’99 e dintorni) e ne hanno tirato fuori una storia che se non è da Pulitzer, beh, con tutte le sòle che ci sono in giro, il primo educatore civico che passa potrebbe utilmente spalmarla sulla scrivania di un qualsiasi magistrato pit-bull e magari succede qualcosa. Insomma, un libro di fatti non pugnette come dice il Cevoli. Bene, che ci facciamo noi zuzzurelloni di Tempi con questo bel libro al di sopra di ogni sospetto? Ci facciamo alcuni estratti. Virgolettati e punti. Punti e virgolettati. Uno pensa: adesso G&G ci regalano almeno il poster di D’Alema in Ikarus. Invece no, neanche un cioccolatino, però ci spediscono un bell’avviso di garanzia via Corriere della Sera, Uomini&Media, rubrica di Dario Di Vico, il quale l’altrieri ci informa che Giuseppe&Giovanni hanno dato disposizione ai loro legali per querelare Tempi in quanto noi avremmo “alterato, aggirato e mortificato la complessità dei fatti ricostruiti e le conclusioni a cui eravamo approdati”. Prima fanno gli scoop e poi li nascondono. Luigi Amicone Risposta del Direttore Sono storie fantastiche, degne di Borges e dei suoi labirinti. Non esiste alcun altro paese nel mondo in cui la libera stampa produca fieri e orgogliosi atti d’accusa ai quali seguono insabbiamenti altrettanto fieri e altrettanto orgogliosi. Ci hanno spiegato che da un business di Stato manca, per usare il loro sordido linguaggio, una paccata di miliardi, e poi ci hanno spiegato che non manca nulla, perché lo scoop è stato accolto con imbarazzo dal loro establishment di riferimento. Da giornali che non si fidano nemmeno di pubblicare l’autobiografia del loro editore, per squisite ragioni politiche, non c’è da attendersi di meglio. Il direttore di Tempi, sul numero oggi in edicola rincara la dose in questo pezzo: Ai nostri cari querelanti, Oddo&Pons. Maggio 29, 2003 23:8 Permalink Mer - Maggio 28, 20031972 mi linka, mi imbarazza pure, e io lo ringrazio
Il blog 1972 oggi ha postato una sorta
di elogio di questo mio blog che neanche se l'avessi pagato! Non posso
che chinare il capo imbarazzato di fronte a cotanta grazia, e invitarvi a
visitarlo, che il signor 1972 è bravo e scrive cose interessanti. Se poi
il nome indica il suo anno di nascita siamo anche coetanei.
Maggio 28, 2003 23:59 Permalink Ven - Maggio 23, 2003Immunità parlamentare europea
Come mai a
Strasburgo
i
Ds
sono garantisti e a
Roma
si comportano in maniera diversa? E' da sapere che nei giorni scorsi il
Parlamento
europeo ha votato una risoluzione
nella quale si assume, quale testo di base per il negoziato in corso con
le altre istituzioni europee sullo statuto dei deputati, il documento approvato
dalla Commissione giuridica di cui la disciplina delle
immunità parlamentari è parte integrante.
Si tratta di una disciplina ampiamente garantista, che va ben al di là di quanto è oggi oggetto di dibattito politico in Italia (Lodo Meccanico). Essa, infatti, prevede: la facoltà del deputato di astenersi dal deporre dinanzi al giudice; l’obbligo di autorizzazione del Parlamento europeo per il sequestro da parte dell’autorità giudiziaria di documenti del deputato e per le perquisizioni personali e domiciliari; l’insindacabilità rispetto alle opinioni espresse ed ai voti dati non si limita ai procedimenti giudiziari come oggi stabilito dall’articolo 68 della Costituzione italiana, ma si estende anche in ambito extragiudiziale; che ogni limitazione della libertà personale di un deputato è ammessa solo su autorizzazione del Parlamento, salvo in caso di flagranza di reato ( mentre il già citato art. 68 prevede la detenzione senza autorizzazione anche in caso di esecuzione di sentenza irrevocabile); che un’indagine o un procedimento penale nei confronti di un deputato devono essere sospesi qualora il Parlamento lo deliberi, su richiesta del deputato. Bene, i deputati europei dei DS hanno votato, insieme ai popolari e ai liberali europei, a favore compiendo una scelta politica. Dunque, perché i DS si ritrovano garantisti in Europa e mozzorecchi girotondini in Italy? La risposta non è priva di pericoli. (Carduccio Parizzi, Dal blog Capperi, che non ha i permalink) Per leggere tutto il documento della Commissione Giuridica citato cliccate qui (è un pdf che viene da questa pagina). Ne cito qui sotto qualche stralcio (il grassetto è mio): (20) L'articolo 10 del Protocollo disciplina l'inviolabilità dei deputati. Detta immunità è un privilegio del Parlamento europeo e assicura per la durata delle funzioni del deputato l'esenzione da procedimenti penali o da altri ostacoli frapposti dalle autorità pubbliche alla sua libertà personale. In caso di revoca dell'immunità l'esercizio delle funzioni risulta limitato se non del tutto impossibile. L'immunità dei deputati rappresenta dunque una modalità dell'esercizio delle funzioni e quindi forma oggetto di una regolamentazione tramite lo statuto. (21) Materie che, come il diritto di non rendere testimonianza, non figurano nel diritto primario potrebbero essere disciplinate nello statuto. [...] (32) L'immunità sancita all'articolo 5 tutela i deputati da azioni repressive arbitrarie (fumus persecutionis) e da ostacoli frapposti dal potere esecutivo. Come evidenziano i casi deliberati dal Parlamento europeo, non si può assolutamente sostenere che tali aspetti non abbiano alcuna rilevanza nella fase attuale. L'immunità tocca comunque questioni attinenti alla parità, alla divisione dei poteri e alla legalità. La seconda finalità dell'immunità è assicurare il funzionamento del Parlamento europeo. Tali considerazioni inducono alla soluzione seguente. Un'indagine o un procedimento penale a carico di un deputato possono essere avviati in ogni momento e non richiedono la revoca dell'immunità. La legislazione vigente non avvantaggia né il Parlamento europeo né il deputato, infatti anche reati minori come un'infrazione al codice della strada devono essere esaminati pubblicamente. Eventuali limitazioni della libertà personale di un deputato devono essere in ogni caso subordinate all'approvazione del Parlamento europeo (funzionamento del Parlamento europeo). In caso di fumus persecutionis, su richiesta del Parlamento europeo, eventuali indagini o procedimenti penali devono essere sospesi. [...] Articolo 5 1. Qualsiasi limitazione della libertà personale di un deputato è ammessa solo su autorizzazione del Parlamento, salvo in caso di flagranza di reato 2. Il sequestro di documenti scritti o di materiale su supporto elettronico di proprietà del deputato, o la perquisizione della sua persona, del suo ufficio o della sua abitazione, così come il controllo della sua corrispondenza e delle sue telefonate, possono essere disposti solo su autorizzazione del Parlamento. 3. Un'indagine o un procedimento penale nei confronti di un deputato dev'essere sospeso qualora il Parlamento lo richieda. Articolo 6 1. Nell'esercizio del suo mandato ciascun deputato ha sempre facoltà di astenersi dal deporre su persone che gli abbiano confidato dei fatti o alle quali egli abbia confidato dai fatti, nonché sui fatti stessi. Maggio 23, 2003 3:21 Permalink Parliamo di Seconda Repubblica
Scusate, è dal ’93 che giudici
e giornali ci fanno due affari così con le storie di
Andreotti,
Previti,
Fininvest,
Sme.
Tutte storie di vent’anni fa. E che diamine, colleghi e magistrati
debenedettiani, stiamo per entrare nelle Terza Repubblica e con tutte le storie
che ci sono ancora da raccontare della Seconda, state lì ad aspettare la
prossima deposizione spontanea del Cavaliere? Per questo, per contribuire a
staccarvi un po’ dal tran tran che da un decennio vi fa raccontare (anche
con stile un po’ sbirresco) storie, storielle e leggende nere della Prima,
ecco qualche pistarella per indagare... praticamente sull’oggi. Sì,
lo confessiamo, rileggendo certi fatti di Seconda Repubblica, ci siamo di nuovo
chiesti: ma insomma, come fanno a continuare ad andare addosso a
Berlusconi
con questi altri che davvero hanno fatto carne di porco della trasparenza e gli
affari sporcaccioni assai li hanno fatti praticamente ieri e sotto la luce del
sole? Come te lo spieghi che un presidente del Consiglio scenda in Borsa e,
passato ogni Rubicone istituzionale, schieri un governo a fianco di un
ragioniere di Mantova e un raider di Brescia per la scalata a un’azienda
di interesse nazionale? Come te lo spieghi che in cinque anni sono stati tutti
zitti (e i magistrati in vacanza a L’Avana?) e
Visco
che spremeva gli italiani non vedeva le finanziarie che facevano affari con lo
Stato e poi volavano in Lussemburgo (o addirittura alle Cayman)? Come te lo
spieghi che
Craxi
era un ladro perché prendeva tangenti come le prendeva il partito di
Moro
e di
Berlinguer
(però quelli erano partiti che usavano i soldi per fare politica) e
questi di seconda Rep. vestiti da madonnine infilzate e bonarie facce da preti,
che han mangiato sullo Stato e han fatto ricchi un pugno di speculatori, sono
dei signori “abbassi i toni, per favore”? E voi lo sapevate che
certi pezzi grossi protetti dei manipulitissimi di seconda Rep. non pagavano
nemmeno le tasse? Noi no. Noi pensavamo sul serio che arrivati loro il mondo
sarebbe cambiato come la faccia di
Rutelli,
dalla carne corrotta, alla plastica incorruttibile. A dire il vero anche
Berlusconi ha quella faccia lì. Ma lui non dice “io sono un
puro”. Lui dice: “io non sono un comunista”.
(dall'editoriale di Tempi, n.21, 22 maggio 2003) E di seguito il pezzo grosso: La moral suasion dalemiana, di Luigi Amicone Maggio 23, 2003 1:31 Permalink Gio - Maggio 22, 2003No comment
Dal blog Capperi:
La più bella della giornata Da Il Giornale, Violante: "Non si possono usare le commissioni di inchiesta come strumento di lotta politica contro l’avversario" Maggio 22, 2003 0:11 Permalink Sab - Maggio 17, 2003SME-MORATI
Il nuovo numero di Tempi offre un'ottima ricostruzione dell'affare
SME. Riporto
qui solo l'incipit, e il resto lo linko
sotto.
Nelle pagine che state leggendo non è contenuto nessuno scoop a riguardo del processo Sme (cfr Tempi 19). Tuttavia, proprio in questo fatto sta la notizia. La sinistra si è stracciata le vesti dopo le dichiarazioni del presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, al Tribunale di Milano il 5 maggio. In realtà, l’attuale premier non ha fatto altro che ribadire una storia che corrisponde a quella raccontata non soltanto dai suoi “gazzettieri” (come noi, modestamente, siamo) ma dagli stessi protagonisti di quella vicenda: Carlo De Benedetti, Romano Prodi, Giuliano Amato. Risulta, quindi, sorprendente come, oggi che quella storia è uscita dalle pagine di carta e si è materializzata in immagini televisive (grazie, Socci), i nostri tre protagonisti e il codazzo Unità-Repubblica smentiscano, innanzitutto, se stessi. Ed è imbarazzante il vuoto di memoria di chi, allora braccio destro di Craxi, oggi fogliolina dei rami d’Ulivo in Europa, possa dichiarare: «Non ricordo». Ecco, allora, una breve e semplice antologia di dichiarazioni lette su libri e giornali. Diciamo che sono come il pesce: contengono fosforo che rafforza la memoria. Che possano servire in sede processuale? In fondo il “processo Previti” sul lodo Imi-Sir è nato da molto meno: dalle dichiarazioni estive di una presunta mitomane e da appunti presi da un poliziotto un po’ pasticcione in margine a un giornale (e poi uno dice che i quotidiani vanno bene solo per fare i cappelli-barchetta dei muratori...). Buona lettura. Sme-morati di Emanuele Boffi L'Omega (ma senza l'Alfa) Correva l'anno 1985 Eravamo due poliziotti al bar Maggio 17, 2003 3:40 Permalink Ven - Maggio 16, 2003Il protagonismo dei magistrati
da "Istituzioni di diritto pubblico" di
Giuliano Amato, Augusto Barbera
(1986)
È ancora riservato a ciascuna Camera il potere di autorizzare l'autorità giudiziaria a procedere penalmente nei confronti di un deputato o di un senatore o di procedere all'arresto o ad altri provvedimenti coercitivi della libertà personale anche in esecuzione di sentenza irrevocabile di condanna (art. 68, secondo e terzo comma, Cost.). La ratio della garanzia, che dà vita alle cosiddette immunità parlamentari è nell'evitare che attraverso pretestuose procedure giudiziarie nei confronti di singoli appartenenti alla Camera, si venga di fatto a turbare la libera esplicazione dell'ufficio parlamentare e, nei casi più gravi, a incidere sulla stessa composizione dell'Assemblea, con evidente interferenza sulla normalità di svolgimento della funzione parlamentare. La valutazione delle richieste dell'autorità giudiziaria, l'accertamento cioè dell'eventuale ricorrere di una «persecuzione antiparlamentare» che sola giustifica quest'immunità detta della «inviolabilità», spetta preliminarmente ad un organo istruttorio (la Giunta per le autorizzazioni ex art. 68 Cost, art. 17 reg. Camera; la Giunta delle elezioni e delle immunità parlamentari, art. 19 reg. Senato). La decisione finale spetta alla relativa assemblea È da avvertire che l'uso che di questa norma è stato fatto, soprattutto nelle prime legislature repubblicane, non sempre si è limitato a questa ratio di tutela, finendo spesso per costituire una condizione di particolare privilegio per parlamentari così sottratti a processi che non avevano nulla di artificioso o di persecutorio in funzione antiparlamentare. Ma la logica della disposizione costituzionale è quella indicata, tutt'altro che inattuale oggi in presenza di una elevata politicizzazione e di forme di «protagonismo» della magistratura: peccano perciò di leggerezza talune proposte drasticamente abolitive, mentre quel che è necessario vincolare è il rispetto dei termini previsti dagli stessi regolamenti delle Camere e dello scopo specifico ed eccezionale dell'immunità parlamentare. (Il Foglio, lunedì 12 maggio 2003, pag. IV) Maggio 16, 2003 12:13 Permalink Gio - Maggio 15, 2003Non è successo niente
A
Baghdad non
hanno saccheggiato i libri della Biblioteca
Nazionale.
Pare che gran parte dei libri che si credevano trafugati o andati distrutti nell'incendio del mese scorso, siano stati invece messi preventivamente in salvo e conservati in una moschea e in altri luoghi. Contrary to widespread belief, the antique books of Iraq's National Library were not stolen by thieves last month but were removed for safe keeping by self-appointed guardians of Iraq's cultural heritage. [...] ''We had to protect the Islamic and Arabic heritage, so we acted before Baghdad fell to chaos,'' said Mohammad al-Jawad al-Tamimi, the mosque's imam. [...] ''We have about 30 percent of the library holdings, and another 60 percent are hidden [at the library] and elsewhere,'' said the sheik's brother, Mahmoud al-Tamimi. ''We brought them all here to protect our past from thieves.'' Tutto l'articolo qui, sul sito del Boston Globe Online. Insomma, per tanti irakeni che bruciano e saccheggiano, ci sono altrettanti irakeni che proteggono e conservano: ciò dimostra che sono un popolo sano come tutti gli altri, e sanno cavarsela da soli. Ma allora perché quando sono i vandali ad agire è sempre colpa degli americani che non sono abbastanza autoritari, mentre quando gli americani fanno gli autoritari allora si grida al colonialismo?! P.S. Per chi non ci fosse arrivato e ora indignato stesse per scrivermi che non è vero che non è successo niente e che in realtà tanti libri sono andati distrutti e che i salvatori di libri dell'articolo non hanno messo in salvo tutto, dico che lo so benissimo, e faccio presente che il titolo e l'incipit sono: 1) una citazione colta; 2) vogliono bilanciare il "genocidio", lo "scempio di civiltà" e qualunque altra espressione sia stata utilizzata nelle ultime settimane per denunciare atti che, vedi museo, vedi biblioteca, subiscono alla prova dei fatti considerevoli ridimensionamenti. Maggio 15, 2003 2:14 Permalink Mar - Maggio 13, 2003Giornalisti non sono ma ci fanno
Abito da poco l'orgoglioso mondo dei blog, ma credo di
aver capito che molti di coloro che tengono un weblog pensano di essere
giornalisti. Anzi, pensano che se avessero avuto le conoscenze giuste sarebbero
stati davvero giornalisti, perché nei giornali "è tutto un magna
magna". Anzi, sono invidiosi dei giornalisti e non capiscono "perché loro
sì e io no". Allora quando i giornalisti veri hanno anche un blog,
inevitabilmente scritto nel tempo libero, gli fanno le pulci, così
dimostrano che "invece loro!". Con il fatto che si pubblicano da soli gli
articoli sono convinti che glieli pubblicherebbe un giornale. Anzi, forse non
gli interessa che li pubblichi un giornale, perché nei giornali non
c'è abbastanza libertà, nei blog invece! Oppure pensano che "avere
dentro" la passione per scrivere significhi avere la vocazione per il
giornalismo, quando magari è solo voglia che qualcuno ti dia retta. Una
volta erano tutti allenatori di calcio, ora fanno i
giornalisti.
Maggio 13, 2003 12:2 Permalink Dom - Maggio 11, 2003Autorevoli giornali stranieri scritti da italiani non tanto autorevoli
Confesso di essere stato un po' ingenuo: avevo sempre
pensato che i giornali stranieri grandi e "autorevoli" come
l'Economist
scavassero a fondo, cercassero di capire almeno un po' le complesse questioni di
politica interna del nostro paese, e non si limitassero semplicemente a
pubblicare articoli scritti dai loro corrispondenti italiani, che guarda caso
sono leggermente di parte, quando non sono addirittura politicamente impegnati
nell'opposizione.
L'Economist invece esce con l'ennesimo articolo scritto in spaghetti-english contro Berlusconi e dice cose addirittura ridicole come che il Cavaliere non farebbe bene a un'Europa che deve ricostruire le sue relazioni con gli USA (non vedo un capo di stato più amico di Bush, a parte Blair). Ma la motivazione principale, scritta all'ultimo posto secondo i più classici dettami della retorica, è che il leader del prossimo paese alla guida dell'UE dovrebbe essere dotato di "quell'autorità morale che viene dal rispetto". Eccola la vera spia della provenienza di questi articoli: il richiamo moralistico. Ma dove sta scritto che un uomo eletto dalla maggioranza del suo paese per governarlo debba essere un campione di moralità? Che c'entra questo con il mandare avanti una nazione? (Che c'entra il fatto che un presidente americano nel tempo libero si diverta con una stagista, con la sua capacità di governo?) Ancor più ridicolo il fatto che sui giornali italiani si scriva che queste cose, scritte da un italiano, sono vere perché lo dice "la voce più autorevole dell'establishment britannico" (Bonanni su Repubblica del 9 maggio). Buttafuoco sul Foglio di ieri (pag.2) ha un articolo che fa letteralmente onore al suo nome riguardo a Severgnini e alla sua carriera anti-berlusconiana presso l'Economist. Esattamente due anni prima, il 7 maggio 2001, Dagospia a proposito della "prima volta" scriveva: "Dopo tutto, uno dei complici dell’”operazione” era stato quel Severgnini che poi è venuto a Londra a intervistare per il Corriere della Sera Bill Emmott [direttore dell'Economist. n.d.E.], per fargli ribadire l’opportunità di tante pagine dedicate alla demolizione dell’immagine di Berlusconi." Maggio 11, 2003 0:58 Permalink Mar - Maggio 6, 2003Identità
Segnalo un interessante pezzo del Griso intitolato Identità, riguardo ai due terroristi
suicidi britannici in
Israele e ai
perché di questi gesti. C'è un punto però dove mi sento di
puntualizzare una cosa, quando parlando del background sociale dei terroristi si
rileva che il terrorismo non è
"figlio della miseria e
dell'ignoranza":
"...abbiamo a che fare con i figli della
borghesia benestante, spesso colta. Gli operai, il popolo, i proletari (o come
li volete chiamare) non vanno in giro ad ammazzare la gente per sport; semmai,
fanno la rivoluzione, che è una cosa ben
diversa".
Ecco, sul fatto che il terrorismo non nasca dalla miseria siamo d'accordo, e anzi credo sia cosa ormai assodata sia che si parli di terrorismo arabo finanziato dai sauditi che di terrorismo italiano finanziato da imprenditori (il famigerato caso Giangi Feltrinelli non è sicuramente un caso isolato). Però dire che i terroristi degli anni di piombo, o quelli di adesso, "ammazzano la gente per sport" significa sottovalutare la spinta ideologica che sta dietro questi atti, come anche dietro a una rivoluzione. I fondamentalisti islamici ammazzano gli ebrei perché lo vedono come una missione di liberarazione della Terra da una piaga; i terroristi rossi ammazzavano la gente seguendo un programma di destabilizzazione che avrebbe dovuto condurre alla guerra civile e all'instaurazione di un regime marxista in Italia. Dietro entrambi questi comportamenti ci sono menti che teorizzano e giustificano la violenza. Dietro entrambi c'è ideologia, una sorta di mostro che non vede altro che se stessa e non è più in grado di discernere - papale papale - cosa è bene e cosa non lo è. "Noi vedevamo l'affermazione del valore della vita umana, diciamo in astratto, come una specie di mascheratura degli interessi di chi comandava e di chi sfruttava e così via." (Adriano Sofri, interrogato a proposito della campagna di Lotta Continua contro il commissario Calabresi). Maggio 6, 2003 3:41 Permalink Sab - Maggio 3, 2003Craxi, il Raphael, le monetine...
Consiglio a tutti il numero speciale
del
Foglio del 28 aprile (purtroppo non in rete,
come ogni lunedì) dedicato al 29 aprile di 10 anni fa, il giorno in cui
la Camera votò a favore di Bettino
Craxi contro l'autorizzazione a procedere da
parte del pool di
Milano, e il giorno dopo, quando una folla di
militanti comunisti spacciati per "la gente" si radunò davanti al suo
albergo per tirargli le monetine. Da segnalare il pezzo di Mattia Feltri,
54esima puntata della fondamentale serie
"Mattia nel
Terrore" dedicata alla storia di
Mani
Pulite, e la
lettura di Repubblica di allora di Rocca.
Il Foglio pubblica anche una memoria scritta dello stesso Craxi nel 1997, dove tra le altre cose citando la Colonna Infame di Manzoni dice: Anche se una eventuale scelta di violare la legge processuale al fine di scoprire "empi e funesti malfattori" si rivelasse un inganno, l'inganno stesso, scriveva Manzoni, sarebbe comunque "mantenuto e fortificato da una autorità sempre potente, benché spesso fallace e stranamente illusoria, poiché in gran parte non fondata su quella dei giudici medesimi: voglio dire l'autorità del pubblico che li proclama sapienti, zelanti, forti, vendicatori e difensori della Patria". Mi erano venuti in mente anche alcuni passi di una "Relazione del Comitato Centrale del Partito Comunista cecoslovacco", a proposito dei processi del '52, conclusisi con le condanne a morte dei dirigenti comunisti. Uno di questi diceva: "I tribunali costituiscono un importante strumento a disposizione della classe operaia nella lotta contro il nemico di classe". Ai tempi nostri poteva essere tradotto nell'affermazione che i giudici sono a disposizione del "consenso popolare", mentre il "nemico di classe" è più semplicemente l'odiato avversario politico. Se poi volete un mini-bigino sull'attività del pool di Milano negli ultimi 10 anni, non avete che da leggere questo. Maggio 3, 2003 19:32 Permalink Complimenti a poste e corrieri
1) Ho ordinato 7 libri più e meno recenti in
Italia con Internet
Bookshop il 17 aprile, il 22 sono
stati spediti, il 29 sono arrivati a casa. Considerato che tra l'ordine e la
spedizione sono passati solo 3 giorni lavorativi (era Pasqua) mi sento di
consigliare questo servizio. Avevo già fatto un'esperienza positiva con
loro qualche mese fa, dopo un'esperienza pessima con
Bol.it (sono
passati due mesi prima che, senza nemmeno avvisarmi, mi annullassero l'ordine
perché avevo ordinato troppo!).
2) È partito il mio abbonamento a Il Foglio del lunedì e il giornale di lunedì 28 era nella mia cassetta della posta già la mattina del 30. Complimenti! Maggio 3, 2003 18:25 Permalink Mer - Aprile 16, 2003Rolli mi linka e io la ringrazio
Noto che la Rolli ha messo il mio blog tra quelli da tenere
sott'occhio. Non so che dire, sono commosso! Anche perché è la
prima volta, e non so come comportarmi in questi casi... Fossi a meno di
diecimila chilometri di distanza la inviterei a cena!
Aprile 16, 2003 0:32 Permalink Lun - Aprile 14, 2003Fletto i muscoli, e sono nel vuoto
Sto leggendo l'esalogia sul passato di
Ratman
pubblicata l'anno scorso (sono sempre in ritardo di un anno con le letture,
perché torno in Italia raramente), e se negli ultimi tempi mi era
sembrato che l'opera di
Ortolani
avesse un po' perso quel tocco sofisticato che l'ha reso celebre, concedendosi
spesso a un umorismo volgare o un po' banale, in questa nuova saga ho ritrovato
il grande autore che conoscevo. Per chi non lo conoscesse, consiglio di andare
in edicola e procurarsi un albo, non senza essere passato dal sito
ufficiale.
Per l'occasione ripubblico una mia recensione apparsa sulla rivista Fumo di China nel 1998 (aprile?). Potete anche vedere qui una pagina tratta dal numero 30. Aprile 14, 2003 0:54 Permalink Mer - Aprile 9, 2003Dare una mano alla vicina
Leggo e sottoscrivo un pensiero di
Fred Perri, che
tra un commeno calcistico e l'altro ogni tanto infila certe bordate:
...riflettevo su come al giorno d'oggi ci sia tanta beneficienza e poca solidarietà. Tutto è maledettamente politically correct, compreso il calcio. Anche lì si fanno grandi iniziative, la Juventus va a Sanremo per il Gaslini, il Milan aiuta questo e quello, l'Inter sostiene Emergency. Poi, però, tutti costoro fanno fatica a salutare. Non so, magari quarant'anni fa si pensava meno ai grandi temi dell'umanità e più a dare una mano alla vicina acciaccata. C'erano meno Gino Strada e più sciur Brambilla. Stavamo tutti meglio, pure l'Inter. Aprile 9, 2003 1:56 Permalink Mar - Aprile 8, 2003Pio XII sapeva! (Altrimenti come li salvava tutti quegli ebrei?)
Con l'apertura degli
Archivi Segreti
Vaticani tanti giornalisti si sono tuffati nella
mole di documenti alla ricerca non della verità, ma di uno scoop che
confermasse la tesi secondo cui Papa
Pacelli era connivente coi nazisti. E in
mancanza dello scoop l'hanno creato. È il caso di una lettera del gesuita
Friedrich
Muckermann, citata di seconda (terza?
ventesima?) mano da
Repubblica
(con il solito titolo scandalistico
"Pacelli
sapeva"), in una versione monca e rimaneggiata.
Qui c'è l'articolo di Tempi sull'argomento, ma per chi
volesse una documentazione seria e approfondita su una leggenda tornata alla
ribalta con il film
"Amen" di
Costa Gravas
ma già da tempo sfatata da tanti studiosi e dagli stessi ebrei, consiglio
la raccolta di articoli consultabile qui (alle sezioni
"Nazismo"
e "Pio XII, la «leggenda
nera»") , tra cui segnalo come antipasto un
pezzo di Paolo
Mieli, reperibile anche qui.
Aprile 8, 2003 1:13 Permalink Ven - Aprile 4, 200325 anni fa arrivò Atlas Ufo Robot
Il 4 aprile del 1978
Rai Due
trasmise per la prima volta il cartone animato che diede il via all'invasione di
robot giganti difensori della Terra:
Goldrake.
Sconvolse una generazione di bambini abituati a ben altri cartoni animati,
sopperendo a una certa staticità dell'animazione con tecniche di
montaggio cinematografico, inquadrature inusuali, personaggi eroici e gran belle
musiche. Tra i motivi del successo ci fu anche la bellissima voce del doppiatore
italiano di
Actarus,
Romano Malaspina, che gridava a squarciagola
"Alabarda spazialeeeee!" presto imitato da orde di bambini, per la disperazione
di chi già allora cominciava a parlare male dei cartoni giapponesi
(mitica la bufala creata da Sorrisi e
Canzoni che scrisse che erano fatti con il
computer).
Io ero in prima elementare e conservo ancora un disegno che feci allora, con la didascalia che dice: "Questo è Goldrake che combatte contro gli uomini sigaro". La maestra, ignara di questioni di necessità della guerra pena l'estinzione dell'umanità ad opera di alieni malvagi, sotto ci scrisse: "Gli uomini sigaro non sentono male?". Nella riga successiva la mia risposta: "No, perché loro sono di acciaio". Sapevo benissimo che in quei corpi d'acciaio c'era sempre un pilota vivente, ma non pretenderete che a 5 anni spiegassi a una maestra i motivi che rendono ragionevole impugnare le armi per difendere la patria! Se volete saperne di più su Goldrake potete andare qui. Se, spinti dagli ultimi eventi internazionali, desiderate comprare il set di DVD in lingua araba potete farlo sul sito di un libanese, ma occhio che è un'edizione censurata ad uso di un pubblico musulmano! Aprile 4, 2003 23:0 Permalink Mer - Marzo 26, 2003Intellettuali disobbedienti
Ho letto oggi una bella intervista a Giovanni Testori, di 25 anni fa ma
tuttora attualissima:
Domanda: "Parise e con lui tutto il razionalismo credono in un intellettuale che insegni la disobbedienza. Stanno assolvendo questa funzione gli intellettuali?" Testori: "Prima di tutto non credo nell'intellettuale suscitatore di disobbedienza. Mi sembra poi che la fine dell'intellettuale così inteso sia testimoniata dal fatto che egli non genera più disobbedienza come si vorrebbe, ma obbedienza: obbedienza a nuovi miti e a nuovi tabù. Ogni volta che dice "no" l'intellettuale "razionalista" dice, in effetti, un sì." Marzo 26, 2003 22:9 Permalink Ven - Marzo 14, 2003Suore ambientaliste, pacifiste, -iste... Ancora cristiane?
Sono capitato per caso sul sito della parrocchia di
Mestre-Carpenedo, dove un tempo abitavo, e nel bollettino della parrocchia ho trovato il
profilo di Suor Rosemary Lynch, anziana suora nota agli ambienti ambientalisti
americani. L'articolo comincia così:
"Il cristiano è uno che coltiva nella sua vita un'utopia; non importa molto se la saprà realizzare, l'importante è inseguirla in maniera seria e costante." Insomma, il cristiano è un povero idiota perditempo. Incuriosito dal livello teologico di tale pensiero ho fatto una breve ricerca e ho trovato in rete un documento del Centro di ricerca per la pace di Viterbo, una sorta di prontuario del bravo disobbediente, in cui è riportata un'intervista all'ottuagenaria religiosa. Tra continui riferimenti alla "madre Terra" violata l'intervista ha tra i suoi momenti di punta riflessioni come questa: "conoscere il rispetto con il quale gli indiani si avvicinano alla Terra ci ha dato un motivo in piu' per perseverare. Abbiamo scoperto inoltre la grande sintonia che lega il messaggio francescano di amore per tutte le creature e la cosmologia delle popolazioni indigene. E' stato sorprendente." Ecco un'altra cristiana che sembra poter fare a meno di Cristo. Marzo 14, 2003 2:26 Permalink |