Dom - Settembre 14, 2003

Brevetti sì, ma con giudizio

Il Bassoatesino e diversi altri blog hanno segnalato in questi giorni il prossimo voto a Strasburgo sulla brevettabilità del software. In pratica il Parlamento Europeo vuole rendere legale la brevettabilità di idee astratte legate al software come, per esempio, l'idea di un programma che permetta di navigare su internet, il brevetto del metodo di acquisti su internet tramite un click unico, o il brevetto della barra colorata che indica lo stato di un download. Tutto questo ha provocato proteste soprattutto da parte dei sostenitori del software libero, che vedono nei brevetti il rischio di una limitata libertà, se non di una completa impossibilità di creare ancora shareware o freeware.

Fatto sta, però, che negli USA i brevetti sul software esistono già da 20 anni (quello dell'acquisto con un solo click è del 1999 ed appartiene ad Amazon) e non mi sembra per questo di aver notato riduzioni nella produzione di software libero o altri problemi analoghi, anzi: l'open source e lo sviluppo di applicazioni non commerciali è oggi più vivo che mai.
E, tra l'altro, se pur non ancora avallati da un legge ad hoc, i brevetti software sono già decine di migliaia anche in Europa, e la barra di stato citata sopra è appunto già un brevetto europeo.

Sposo quindi la causa di Paolo Attivissimo, che in questo articolo spiega come, con questo sistema, a perderci non siano i pesci piccoli, ma i colossi come Microsoft, e ritiene che il problema si giochi non sull'idea di brevetto in sé, che è idealmente volta a tutelare il creatore di qualcosa di originale, quanto sui metodi e i criteri adottati per accettare e ratificare tali brevetti:

Il vero problema non è l'esatta formulazione delle leggi europee sui brevetti software; è il criterio con il quale vengono concessi i brevetti per le cose più stupide e si gestiscono le dispute sulle invenzioni. Questo è un ragionamento valido anche al di fuori del software: sta diventando sempre più difficile e costoso innovare, perché si rischia di sudare sette camicie per poi trovarsi addosso qualcuno che con pretesti futili rivendica una paternità brevettuale che è legalmente sua fino a prova contraria . E' come se il vostro salumiere, notoriamente infecondo a causa di un tragico incidente con l'affettatrice in gioventù, venisse a dirvi che vostra figlia è in realtà sua, ha un certificato che lo dimostra, e spetta a voi pagare il test del DNA.

E' questa la vera sfida che attende l'Europa: anziché adeguarsi agli USA, che ora si trovano impegolati in cataste di cause brevettuali che aiutano non poco ad affossare l'economia, qui si tratta di prendere la leadership e proporre un nuovo sistema di esame dei brevetti, più equo e davvero favorevole al piccolo inventore. Il resto è soltanto folklore.

Settembre 14, 2003 14:51   Computer


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