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Lun - Gennaio 24, 2005Tim Burton's Corpse Bride
Me ne sono accorto solo oggi, ma tra un annetto
arriverà il secondo lungometraggio d'animazione con un bel
"Tim Burton's"
nel titolo. Dopo quel capolavoro assoluto di
"The
Nightmare Before Christmas", ci
godremo un nuovo film a passo-uno (cioè quelli fatti con i pupazzi e
animati un fotogramma alla volta) chiamato
"Corpse
Bride". Tratto da un racconto russo,
è diretto dallo stesso Burton (che per TNBC aveva affidato la regia a
Henry Selick) e
da Mike
Johnson. Quest'ultimo nome non dirà
niente ai più, ma oltre ad essere stato animatore in TNBC e nel
successivo film di Selick ("James
e la pesca gigante"), è
stato regista e produttore di un bel cortometraggio che vidi all'incirca 8 anni
fa al festival di
Annecy:
"The Devil Went Down to
Georgia". Sapevo che avrebbe fatto
fortuna.
La sceneggiatura è di Pamela Pettler e Caroline Thompson, quest'ultima già autrice dello script di TNBC, come anche di "Edward mani di forbice", di cui aveva anche scritto la storia, in coppia con Burton. Pete Kozachik è il direttore della fotografia, e se vi state chiedendo cosa abbia fatto prima d'ora, la risposta è... TNBC, ovviamente. A doppiare il protagonista sarà l'attore burtoniano per eccellenza, Johnny Depp. Per avere un assaggio del film potete guardarvi il trailer su questa pagina. Per altre informazioni potete rivolgervi a questo sito. Gennaio 24, 2005 1:48 Permalink Sab - Ottobre 23, 2004Dalle Mele agli spot democratici
Ricordate gli spot di
Apple per la
campagna
"Switch"?
Si trattava di piccoli monologhi di "persone normali" su sfondo bianco, che
raccontavano del loro passaggio (lo switch, appunto) da
Windows a
Mac, dei
loro problemi e frustrazioni con il sistema di
Bill Gates,
e delle soddisfazioni nell'uso di Mac OS
X.
Il regista di quegli spot, il premio Oscar Errol Morris, ha appena realizzato degli spot elettorali sulla falsariga della campagna Switch. Stavolta si tratta di cittadini americani che nel 2000 votarono per Bush, ma che stavolta hanno deciso di passare a Kerry, e ne spiegano le ragioni. La mano del regista esperto si vede, e a mio avviso si tratta di video più efficaci di quelli che hanno invaso le TV americane negli ultimi mesi (vedi questo nostro post di qualche tempo fa). Hanno un montaggio meno vivace di quelli di Apple, meno cambi di inquadratura, ma anche qui gli stacchi sono perfetti e molto fluidi. Sul sito di Morris potete vederli tutti e 43. Su quest'altro sono invece raccolti "gli originali" di Apple (che restano comunque più belli). (grazie a Cult of Mac) P.S. In questi spot c'è gente che dice un bel po' di cose parecchio discutibili, ma lo scopo di questo post non è discutere di chi sia più adatto a governare gli Stati Uniti. Ottobre 23, 2004 0:38 Permalink Sab - Ottobre 2, 200459 inganni in Fahrenheit 9/11
In riferimento a un mio post di qualche giorno fa su
Michael
Moore ho ricevuto, in coppia con
Sofri il
giovane, una critica di questo tipo: "sto
leggendo articoli chilometrici dove spiegate che Moore è un bugiardo e
non ho ancora capito in cosa."
Mi sembrava di aver fornito qualche link a informazioni utili relative alle bugie di Moore, ma evidentemente non sono sufficienti. E allora ho deciso di scrivere il post definitivo sull'argomento, cominciando con il citare il link definitivo: "Fifty-nine Deceits in Fahrenheit 9/11" è un approfondito studio di tutte le bugie, e inversamente anche una conferma delle poche verità, contenute nell'ultimo film di Michael Moore. È scritto da Dave Kopel, che non è proprio un fan di George Bush: democratico, nel 2000 aveva preferito votare per Nader, proprio come Moore. Sempre Kopel l'anno scorso aveva scritto un pezzo sulle bugie di Moore in "Bowling for Columbine". Seguendo il link trovate tutto il documento con dovizia di riferimenti ad altro materiale (e in fondo alla stessa pagina c'è una montagna di altri link relativi allo stesso argomento), ma se volete assaggiarne soltanto un riassunto potete leggere questo pdf in inglese, oppure anche in italiano (la traduzione però è tanto involuta da rischiare di farvi sollevare più di un sopracciglio). Perché intellettuali di sinistra come Kopel, Paul Berman, Christopher Hitchens, e molti altri se la prendono tanto contro un altro esponente degli intellettuali di sinistra? La risposta l'ha data Luca Sofri nel pezzo da noi citato in un altro post: perché Moore è il rappresentante di una sinistra il cui unico scopo è prendere il potere con qualunque mezzo e qualunque menzogna atta a demonizzare e demolire l'avversario, e in questa sinistra loro non si riconoscono. Sofri la chiama "la sinistra uguale", nel senso di uguale alla destra. La pensa allo stesso modo Richard Just, che in conclusione di un suo pezzo su The New Republic scrive: Il sentimento crescente fra i liberal sembra essere che Moore è un cattivo elemento ma, dannazione, è il nostro cattivo elemento. Non sono d’accordo. La disonestà intellettuale di un liberal rende un cattivo servizio alla nostra causa allo stesso modo della disonestà intellettuale dei conservatori. Hitchens, tra le altre considerazioni, aveva definito il film di Moore "uno spettacolo di abietta codardia politica mascherata da dimostrazione di coraggioso dissenso". I criticati metodi di Moore sono ben descritti in questo brano, dal numero 38 di Tempi (scritto in prima persona come se fosse lo stesso regista a parlare di sé): Nei miei film-documentario monto insieme mozziconi di frasi prese da contesti diversi per far dire ai personaggi quel che fa comodo a me; inverto successioni cronologiche di avvenimenti; asserisco come veri fatti che esistono soltanto nella mia mente; esibisco statistiche false o sbagliate o di cui non afferro il significato. E infine sfrutto cinicamente le sofferenze umane che rappresento per travolgere emotivamente lo spettatore e annientare il suo senso critico. Come conclude l'estensore del pezzo succitato: Chi ha capito veramente il film è il gruppo terrorista sciita Hezbollah, che in Libano gli fa pubblicità gratuitamente e ne mostra spezzoni sulla sua tivù: dimmi chi ti applaude e ti dirò chi sei. Ottobre 2, 2004 21:39 Permalink Mar - Settembre 28, 2004L'arte del porcumentario
Ancora un paio di link illuminanti rispetto alle bugie
di Michael
Moore nel suo ultimo film. Il primo è il
blog Fahrenheit Fact dedicato completamente a
sbugiardare, con ricchezza di documentazione, il vincitore
dell'ultimo
Cannes.
Il secondo è un bel pezzo dal periodico brasiliano Primeira Leitura (tradotto in italiano, non preoccupatevi). Il suo autore, Olavo de Carvalho, ci spiega perché quello di Moore non è un documentario, ma un "porcumentario" (e non credo sia necessaria una cattedra in etimologia per cogliere il senso del neologismo). Settembre 28, 2004 13:5 Permalink Vera Drake contro Black Mamba
Non ho visto
Vera
Drake, e non so se mi capiterà
l'occasione. Ho letto qualcosa di quel che se ne è detto durante il
Festival di
Venezia, e recentemente anche qualche commento
di parte cattolica. Per esempio,
Radio
Vaticana pare abbia
detto:
"Bravo Mike Leigh: evita la propaganda, pone domande, non trae alcuna facile e scontata conclusione. E ancora: Leigh tratta la dolente e terribile storia di Vera, paurosamente allibita davanti al suo operato dettato da un misto di ignoranza e di ingenuità, con pudico distacco e assoluto rigore. Per questo, pur nelle inevitabili riflessioni etiche che innesca, il regista è capace di non offendere il credente e portarlo, anzi, ad una maggiore presa di coscienza. Un giudizio fondamentalmente positivo, dunque. Dall'agenzia Zenit.org apprendo poi che il signor Peter Malone, presidente della SIGNIS, una "Associazione cattolica mondiale per le comunicazioni", ha detto che Leigh è un regista eccellente, ne riferisce un'intervista in cui dichiara che i suoi film non forniscono risposte inequivocabili, continua dicendo che non presenta semplicemente dei giudizi morali e che affermare che questo film è a favore dell'aborto non rende giustizia al film, perché l'aborto è solo uno degli argomenti del film, mentre invece l'importante in un film non è l'argomento, ma "come questi argomenti vengono presentati". Sì, esatto. L'ultimo è proprio il punto cruciale, quando parliamo di cinema. Per questo mi sono andato a vedere il trailer del film, che trovate qui (in inglese). So abbastanza di linguaggio cinematografico da poter dire che se il film è impostato allo stesso modo del trailer, questo è un prodotto a favore dell'aborto senza ombra di dubbio. Per metà si vede questa brava e simpatica signora, gran lavoratrice, che aiuta e ama tutti, viene lodata da tutti, in un tripudio di balli, risate, brindisi e gioia. Poi spunta la macchina nera dei poliziotti, che arrivano a spezzare tanta felicità. Lunghissimo primo piano del volto di lei incredula. La seconda metà è tutto per lei che parla coi poliziotti con voce spezzata e occhi umidi, e cerca di spiegargli come volesse solo fare del bene. La macchina nera la porta via, sotto la neve, tra gli sguardi addolorati degli amici e una musica triste. Appaiono le didascalie che la definiscono "...la storia di una donna... che ha sacrificato tutto... per quello in cui credeva". E intanto vediamo questa povera nonnina sempre più piccola, triste e tremolante, mentre viene messa in carcere o se ne sta seduta a guardare nel vuoto. Infine il poliziotto che le chiede: "Si rende conto che si tratta di un crimine?", e lei - perennemente con lo sguardo umido e la voce incrinata - che risponde: "No, caro. Siete voi che lo chiamate così." Il messaggio mi sembra chiaro: è solo una questione di punti di vista personali. Per me è così, per te non è così. Come se la vita e la morte fossero opinioni. Non credo ci sia bisogno di essere dei geni per accorgersene. Era già abbastanza chiaro anche da certe interviste rilasciate da Leigh, in cui diceva di reputare incredibile che ci fossero ancora paesi che condannano l'aborto, e sostanzialmente di considerarlo un metodo utile per il controllo delle nascite. Invece si vuole giocare a credere che si tratta di un film che non emette il suo giudizio, solo perché "il regista è capace di non offendere il credente". Ma chi se ne frega del credente?! Vediamo piuttosto che Leigh non offenda la ragione! Si considera sempre l'opposizione all'aborto come qualcosa di cattolico, questione di fede e balle varie, quando invece l'accorgersi che quella che è iniziata nel ventre di una donna è già una vita insostituibile dovrebbe essere una capacità semplicemente umana. Finisce così che uno dei film più anti-abortisti degli ultimi anni sia il sanguinoso Kill Bill di Tarantino. In cui la spietata killer protagonista, "la donna più letale al mondo", il giorno stesso in cui scopre di essere incinta decide di lasciare il suo rischioso mestiere, perché: "Ho paura per il mio bambino". Naturalmente il film non entra nel merito di tale decisione con un discorso sui perché e i percome, ma il fatto che un'assassina professionista si renda conto che quel microscopico grumo che ha in pancia sia già il suo bimbo, mentre una brava e simpatica signora inglese di mezza età pensi che uccidere bambini sia utile e giusto, mi sembra quantomeno bizzarro. Settembre 28, 2004 1:16 Permalink Sinistra diversa e sinistra uguale
Pur se con grande ritardo, vi devo linkare l'articolo
di Luca
Sofri (da Vanity Fair) dedicato a
Michael
Moore (sì, ancora lui). Nel pezzo,
intitolato "La
sinistra che è uguale alla
destra", Sofri critica da sinistra
quello che è ormai diventato un'icona della sinistra (non di tutta la
sinistra, ma solo di quella "uguale", e se non capite cosa sto dicendo è
perché non avete ancora letto il suo pezzo, quindi cosa state
aspettando?).
Sempre riguardo al nostro (si fa per dire, mio non è di certo), e sempre grazie al Sofri più giovane segnalo un pezzo del Wall Street Journal in cui si spiega perché Moore sta sicuramente mentendo quando parla degli aerei sauditi che avrebbero lasciato gli USA come ospiti stranamente privilegiati. Sull'argomento, grazie a BloggerVins, segnalo anche l'uscita per il 5 ottobre (in America è la stessa data di uscita di "Fahrenheit 9/11") del DVD "FahrenHYPE 9/11", un video che si dedica allo smontaggio del film di Moore, e introdotto dallo slogan: "Sapevate che si trattava di una menzogna... Ora saprete perché". Settembre 28, 2004 0:18 Permalink Ven - Luglio 16, 2004Visioni future
A settembre esce negli
USA il film
"Sky Captain and the World of
Tomorrow", di cui potete vedere qui il trailer e un
clip.
Forse non rappresentano più una novità, ma personalmente adoro le ambientazioni retrò-art deco-anni '30 che caratterizzano questo film, ma anche - e molto prima - cartoni animati come quelli di Superman dei fratelli Fleischer, o fumetti come il Tom Strong di Alan Moore o il Batman animato della Warner, solo per citare i più recenti. Come in Tom Strong il film ci porta in un universo alternativo che assomiglia a quello americano pre-seconda guerra mondiale, con tanto di cattivoni simil-nazisti. È un po' un'atmosfera alla Indiana Jones, anche se qui siamo decisamente su un registro più fantastico: anche tecnicamente, siamo di fronte a una sorta di incrocio tra un film d'animazione e uno dal vivo. Gli ambienti sono stati creati completamente al computer (Macintosh G5 e G4, e software Pixar, per la precisione), e gli attori hanno recitato sempre davanti al blue screen, quel sistema che permette poi di "ritagliare" le sagome delle persone e applicarle su un fondale creato apposta per loro. È lo stesso sistema usato massicciamente anche negli ultimi "Guerre Stellari", ma permettetemi di dire che il risultato ottenuto in "Sky Captain" mi sembra decisamente più intrigante, come anche l'uso di quel colore che non è bianco e nero pur avvicinandovisi. Gli stessi attori, Jude Law e Gwyneth Paltrow, hanno un perfetto volto d'altri tempi. I più attenti nipponofili tra di voi noteranno nel trailer dei robot che paiono di chiara ispirazione Miyazakiana (dal nome del più grande animatore giapponese vivente, Hayao Miyazaki), per la precisione simili a quelli che si vedono in "Laputa", e ancora prima in un episodio di Lupin III, ma a mio avviso la citazione risalte a molto prima, probabilmente a questo cartone animato della serie di Superman. Per maggior dettagli su Sky Captain potete leggere questa pagina, e cliccare in basso sui tre articoli. Intanto, per restare sul versante nipponico, domani esce qui in Giappone "Steamboy", il nuovo film d'animazione di Katsuhiro Otomo, il regista (nonché autore del fumetto originale) di "Akira". Anche questo film è ambientato in un passato alternativo in cui la tecnologia è superiore a quello che è stata realmente, ma in questo caso siamo in un filone differente, quello del cosiddetto "steampunk", quel sottogenere della fantascienza in cui ad avere il sopravvento è stata l'energia a vapore anziché quella elettrica. A giudicare dal trailer ho il sospetto che si tratti di qualcosa di molto interessante. Spero solo che la storia sia un po' più comprensibile di quella di "Akira", che dal punto di vista visivo era un cartone animato eccellente, ma in cui il plot lasciava molto a desiderare e risentiva di un inevitabile taglia-e-cuci della versione a fumetti. Luglio 16, 2004 22:12 Permalink Il buono, il brutto, il cattivo (3)
Ricordate quel che avevamo detto riguardo alla nuova
versione restaurata del film di
Leone?
Fatevi un ripasso al post "Il buono, il brutto, il cattivo (2)" e poi
tornate.
Bene, mi ha scritto il signor Carmine, informandomi che negli USA è uscito il DVD della suddetta versione estesa, che è chiamato "The Good, The Bad and The Ugly: 2 Disc Collector's edition". Ma lascio la parola a Carmine: La copertina presenta una etichetta marrone con la scritta "My Favorite Movie! - Quentin Tarantino (The Hollywood Reporter)", confezione robusta e 5 locandine di varie lingue (la più bella è quella giapponese). Il formato audio è Inglese 5.1 e Italiano mono originale, credo la versione Region 2 della MGM (United Kingdom) sia solo in inglese. La versione presenta una scena in più rispetto a quella della CVC Italia: sarebbe la scena della grotta ossia "l'ingaggio" dei tre banditi da parte di Tuco (subito prima che entrino nella stanza d'albergo del "buono"). Quindi, la versione dovrebbe essere come quella della presentazione a Roma del 1966. Gli extra sono veramente interessanti (la realizzazione del DVD, interviste varie ecc). L'età di Clint e Eli si fa sentire nei doppiaggi delle scene mancanti della versione USA precedente, ma non importa! Credo che l'interessamento della MGM e di altri esperti cinematografici sia un grande onore per il cinema italiano, peccato che per avere un film di questa qualità bisogna ordinarlo su mercati esteri... Ho notato anche una grande differenza nelle musiche rispetto alla versione italiana. Riguardo alla versione inglese della MGM, c'è da notare che i siti che la vendono riportano una durata inferiore a quella che dovrebbe essere corretta (ovvero 179 minuti circa). Play.com dice che il film dura 2 ore e 41, altri siti (come questo o questo) dicono che dura 171 minuti, ma se così fosse significherebbe che non si tratta della versione completa. O forse è solo un errore di trascrizione. Per chi fosse interessato all'acquisto di una delle due versioni ricordo una cosa: il DVD inglese NON ha la colonna sonora italiana; il DVD americano ce l'ha, ma è Region 1 (quindi, se non disponete di un lettore DVD multi-regione è meglio che lasciate perdere). Spero comunque che prima o poi esca anche una versione nostrana. Luglio 16, 2004 20:43 Permalink Dom - Maggio 30, 2004Grassi, volgari, stupidi e ignoranti... e mentitori
Devo aggiungere una cosa al pezzo su
Michael
Moore di poco
fa.
Qui (ancora grazie a Camillo) potete leggere un articolo di Fred Barnes che, oltre a informarci per filo e per segno di come l'autore di Bowling For Columbine abbia spudoratamente mentito riguardo a una loro conversazione mai avvenuta, ci spiega come sono andate le cose riguardo al famigerato tentativo di censura da parte della Disney nei confronti del nuovo film di Moore. La traduzione è mia. Appena prima della proiezione a Cannes, [Moore] ha affermato che la Disney gli aveva detto "ufficialmente" solo il giorno prima che non avrebbe distribuito Fahrenheit 9/11. Moore l'ha definito un tentativo di uccidere il film, e ha aggiunto che l'articolo di un quotidiano forniva la vera spiegazione di tale decisione: "Secondo il New York Times di oggi, il film potrebbe 'mettere a rischio' i milioni di dollari di sgravi fiscali che la Disney riceve dallo stato della Florida, perché farà 'arrabbiare' il governatore della Florida, Jeb Bush." Successivamente, in un'intervista alla CNN, Moore ha ammesso di averlo saputo quasi un anno prima, che la Disney non avrebbe distribuito il film. Nel fingere di averlo appena appreso, Moore si è reso artefice di un trucco pubblicitario da quattro soldi. E non era stato il New York Times ad affermare, di sua iniziativa, che la Disney temeva di perdere gli sgravi fiscali: era stato l'agente di Moore a dirlo, e la sua dichiarazione era stata citata nel Times. La Disney ha negato che il suo presidente, Michael Eisner, abbia mai detto all'agente di un tale timore. Come ha dichiarato Eisner alla ABC News: "Abbiamo informato l'agenzia che rappresentava il film, come tutte le altre nostre compagnie, che semplicemente non volevamo trovarci coinvolti in un film orientato politicamente, durante un anno di elezioni". Maggio 30, 2004 18:14 Permalink Grassi, volgari, stupidi e ignoranti
Ma perché si deve sempre confondere l'arte con
la politica? Il cinema con la brutta televisione? Le opere eterne della settima
arte con gli instant-movie già rancidi all'uscita?
Perché quest'anno a Cannes ha vinto Michael Moore anziché Wong Kar Wai? Non ho visto nessuno dei due film, ma so che il secondo è un grande regista, mentre il primo è un buffone, falso e ad alto tasso ideologico. Perché si ostinano a chiamare "documentari" i suoi film, quando sono più artefatti e pilotati di un reality show? Ma forse è proprio questo il motivo. Mi chiedevo come Tarantino, capo della giuria del Festival, potesse essersi prestato al solito infantile giochetto anti-americano di cui ormai i francesi sono maestri. Forse la riposta sta proprio lì: forse il film di Moore è così ben fatto, sa utilizzare così bene la retorica cinematografica, sa mettere al proprio servizio con tale maestria gli espedienti tipici del mezzo, sa praticare con tanto mestiere l'arte del montaggio nel creare e disfare significati*, che una Palma d'Oro è il minimo che gli si può concedere. Se i fratelli Wachowski fossero stati altrettanto abili e avessero potuto far credere che Matrix fosse in realtà un documentario, una Palma non gliel'avrebbe tolta nessuno. *[Non a caso le cose più interessanti, riguardo al modo di far credere alla gente ciò che si vuole tramite il montaggio, le hanno teorizzate per i primi i sovietici] P.S. Sì, non mi piace Moore. Ne avevamo già parlato alla nascita di questo blog, qui. Ne approfitto anche per citare una frase di Christopher Hitchens, letta grazie a Camillo e citata da Sullivan, che spiega perché agli europei piace tanto Moore. [Gli europei] pensano che gli americani siano grassi, volgari, avidi, stupidi, ambiziosi, ignoranti, eccetera. Perciò, come loro americano-tipo, se ne sono scelto uno che incarna realmente tutte queste qualità". Maggio 30, 2004 17:47 Permalink Lun - Aprile 12, 2004Lost in Translation (2)
Il signor
Benty, del
blog Tragedie
Greche si
è offeso perché
Luca Sofri ha
linkato il mio post su
Lost in
Translation e non si è accorto invece di
una sua (analoga?) recensione scritta un mese fa.
Colgo l'occasione, allora, per 1) ringraziare Sofri-il-giovane per l'onore e il gradito raddoppio degli accessi giornalieri di venerdì 2) linkare la recensione del blog citato 3) assicurare al signor Benty che non l'ho copiato, e che se siamo arrivati a simili conclusioni è perché (oltre al trascurabile fatto che mi sono laureato in giapponese e abito vicino a Tokyo) anch'io sono cresciuto a Hello Spank e Mimì (anche se di più a Goldrake e Uomo Tigre). 4) linkare Lost in Racism, un sito intero dedicato al boicottaggio del film, che raccoglie articoli e commenti a sostegno dell'ipotesi che sia un'opera razzista (anche se mi sembra che se la siano presa troppo a cuore). Aggiungo inoltre che se Benty ha notato i microfoni sopra le teste degli attori è perché il proiezionista del cinema in cui ha visto il film ha usato un mascherino sbagliato: è infatti usanza comune quella di girare e stampare un film in un formato più ampio di quello che verrà poi proiettato, e sta a chi manovra il proiettore nelle sale il compito di apporre un mascherino che copra le parti superiore e inferiore dell'immagine, in modo che non venga mostrato quello che il regista non intendeva si vedesse. A volte succede anche che le versioni di un film in videocassetta o trasmesse in TV mostrino l'immagine completa, con il risultato di rivelare i microfoni, il più delle volte, ma soprattutto di sbilanciare la disposizione di cose e persone all'interno dell'inquadratura, o addirittura di rivelare trucchi di scena (come nell'ultima coppia di immagini in questa pagina, dove l'attore che - visto al cinema - sembra nudo, e che dovrebbe scandalizzare appunto per la sua nudità, nella versione in cassetta mostra i pantaloni. In fondo alla stessa pagina potete vedere altri esempi del genere. Aprile 12, 2004 2:11 Permalink Gio - Aprile 8, 2004Lost in Translation
Quando ho visto il film di
Sofia
Coppola (qui il trailer) lo scorso
Natale in
Italia, ne
ero rimasto molto deluso e piuttosto infastidito. Ma la maggior parte dei
critici cinematografici, e anche diversi amici e conoscenti, ne parlavano come
di un piccolo capolavoro, perciò mi ero quasi convinto che il mio
giudizio negativo fosse il risultato di una serie di fattori diversi, tra cui il
fatto di essere in Italia a vedere un film ambientato "sotto casa". Poi
però, ripensandoci, questo era proprio un vantaggio che avevo io su tutti
gli altri. Avere a che fare con i giapponesi tutti i giorni, permette di
rendersi conto che quelli rappresentati nel film sono il più delle volte
delle figure parodiche, al servizio degli intenti dell'autrice, che deve gettare
il suo protagonista nelle situazione più tristi e
assurde.
La scena in cui si gira lo spot, con il regista isterico e l'interprete che traduce solo poche parole, è una delle più fastidiose, perché per creare la situazione in questione, che dà anche il titolo al film, si mostra questo ragazzo nervoso e volgare che parla a Murray come non gli si rivolgerebbe mai nella realtà. Ha un comportamento da primadonna che non si addice né alla sua figura (un regista pubblicitario, per di più in Giappone) né alla differenza di fama, importanza e popolarità che lo separa dal grande attore americano in visita nel suo paese, verso il quale nella realtà avrebbe sicuramente un rispetto vicino alla venerazione. Ma, naturalmente, se fosse così la sequenza risulterebbe poco interessante. La scena della prostituta è ancora più incredibile (nel senso che non ci si può credere), non solo perché il fatto di mandare una ragazza nella camera dell'attore senza che lui l'abbia nemmeno richiesta ha dell'assurdo, ma per il comportamento stesso della donna, che tratta Murray come una dominatrice verso il suo schiavo e poi si offende e si mette a strillare come una cretina: tutti comportamenti che uno spettatore riconosce come "caratteristici della stupidità giapponese" e a cui siamo abituati da visioni come "Mai dire Banzai" e da un immaginario sul Giappone che si alimenta di quello che anche qui è anormale o semplicemente idiota. Ma il tutto è motivato dal fatto che tali situazioni devono fare da sfondo e contribuire a deprimere ancora di più il nostro. E poi ci sono tante piccole cose che aggiungono stereotipo a stereotipo: vedi la scena di Murray in ascensore tra i giapponesi nani, una delle idee più ritrite mai viste al cinema da decenni; o la doccia piccolissima, per di più in un hotel di lusso, dove al contrario le dimensioni di stanze e oggetti sono grandi anche per degli occidentali. E poi tutte quelle sequenze folkloristico-turistiche che indulgono sulle "cose strane" del Giappone, che in realtà sono già note (vedi le sale giochi con gli arcade tipo Dance Dance Revolution) o che nel giro di qualche mese arriveranno ovunque (la suoneria polifonica del cellulare, che già adesso qui è preistoria). Anche le lunghe e ripetute carrellate sulle insegne luminose di Ginza mi sono sembrate ridondanti, come anche il fatto che gli attori si muovessero quasi sempre negli stessi luoghi, forse a causa delle restrizioni poste dal governo di Tokyo alle riprese. Sta di fatto che nel film di vede un Giappone moderno fondamentalmente ridicolo e incomprensibile, e un Giappone antico che con la sua aura mitica dà conforto alle anime perse dei protagonisti (vedi la scena al tempio, l'ikebana, ci mancava una visita ad una scuola di kendo). Non voglio dire con questo che il film sia pessimo, anzi. Murray è bravo, la Johansson è bella, il film descrive bene due persone tristi che grazie al loro incontro riescono a lenire la propria solitudine, e soprattutto il fatto che, come ha scritto Magrelli su Film TV, "Sono turisti e non viaggiatori. Non vogliono esplorare, conoscere o capire." Però credo che si sarebbe potuto rendere tutto questo anche senza scadere in luoghi comuni banalissimi, e magari aggiungendo un po' di profondità ad almeno qualcuno dei personaggi giapponesi che attraversano questo film come tanti alieni di carta. Che il Giappone non sia il miglior paese del mondo lo so bene anch'io. Che in TV e per la strada si veda roba di un trash pazzesco, anche. Ma da un film con un impianto fondamentalmente realistico, mi aspettavo molto di più che un trailer americano di un futuro "Natale in Giappone" con Boldi e De Sica. I casi sono due: o la Coppola mente quando parla di tutti i suoi soggiorni in Giappone, dei tanti amici del luogo, delle "tante persone stimolanti" che vi ha conosciuto, oppure non è ancora in grado di fare del cinema: il suo film comunica esattamente il contrario di quella che dice essere stata la sua esperienza. Aprile 8, 2004 2:21 Permalink Ven - Marzo 26, 2004Consigli per gli acquisti
Ho aggiunto un banner pubblicitario al mio blog.
È in fondo alla pagina principale e sotto il post nella pagina del
permalink.
È una specie di esperimento (perciò forse tra un po' lo toglierò), e invita ad acquistare DVD della Hong Kong Legends, una ditta inglese che vende film di Hong Kong (ma anche giapponesi e coreani) in edizioni che definire stupende è riduttivo. Film che nelle edizioni cinesi d'origine fanno gridare vendetta per la pessima qualità dei master sporchi e graffiati, per il basso bit-rate con cui sono codificati in mpeg2, che risulta in immagini scattose e poco definite, per i sottotitoli in inglese a volte persino ridicoli (vedi questo mio vecchio post), nelle nuove edizioni restaurate, rimasterizzate e risottotitolate sono tutta un'altra cosa. I film di Bruce Lee vanno assolutamente visti in queste edizioni: sembrano girati l'altro ieri. Tra i miei preferiti la loro edizione di "The Killer" di John Woo (il regista di "Face-Off" e del nuovissimo "Paycheck"), quella in 2 DVD di "Project A" di Jackie Chan, nonché il capolavoro di Tsui Hark, con Jet Li protagonista: "Once upon a time in China" un "must see" per chi conosca solo il Jet Li dei recenti filmetti hollywoodiani. Per i fanatici (ancora più di me) della qualità dell'immagine, questo sito riporta giudizi e commenti molto particolareggiati su numerosi film di Hong Kong in DVD, confrontando anche edizioni diverse. Nel frattempo, io sto aspettando l'uscita, annunciata da HKL per il 2004, di Ong Bak, un film d'arti marziali tailandese che da quel che ho visto (qui la pagina ufficiale dell'edizione francese, con un bel making-of che mostra diverse tecniche di Muay-thai) sembra davvero molto interessante. Poca storia, ma moltissima azione senza trucchi, come nei Jackie Chan e Jet Li di una volta. Una sola nota: Ong Bak sta per uscire in Francia in un'edizione curata, rimontata e rimusicata da Luc Besson. Per quanto apprezzi certe cose dirette da lui, so anche che l'adattamento di un film tutta azione ai palati occidentali, il più delle volte porta a un inutile tentativo di rendere più densa l'esile storia, di togliere qualche scena d'azione ritenuta troppo violenta o troppo lunga, e di creare quindi un ibrido che fa rimpiangere l'originale. Nel film in questione, ho visto che ci sono alcuni stunt mostrati in successione da due o tre punti di vista diversi (proprio per dire: "Ehi, visto che non c'è trucco?"), come ai tempi d'oro di Jackie Chan. Scommetto che alcune di queste ripetizioni, se non tutte, verranno eliminate nella versione di Besson. Se così fosse, un film originariamente e consciamente stupidotto, ma fatto per un'audience che preferisce la realtà di corpi in continuo movimento alle capriole fasulle di Matrix, diventerebbe uno di quei prodotti né carne né pesce da prima serata di Italia 1. Marzo 26, 2004 16:2 Permalink Lun - Marzo 8, 2004Che 'ppa... ssion
Le polemiche sul film di
Gibson mi
hanno un po' seccato. Facciamo che non ne parlo più e basta (almeno
finché non l'avrò visto, cosa che dovrebbero fare tutti quelli che
ne scrivono più o meno a vanvera da settimane).
Qualcuno che l'ha visto lo conosco, perciò a chi ha ancora voglia di sentirne parlare suggerisco la lettura di "Perché The Passion non è un film anti-semita, e perché lo è", dal blog Liapunov, che è tanto nuovo quanto saggio. Consiglio anche la lettura di un suo post precedente, ovvero questo (ovvero "Gibson, UCCB (eeeh?!?), Albacete, Rocca, Socci", ché il permalink non funziona bene). In quel post, in particolare, si commenta brevemente anche la questione della "risposta" di Antonio Socci all'intervista a monsignor Albacete. Quello che ne pensiamo noi, per quanto estimatori di Socci, è stato chiaramente espresso da un amico per via privata, ma che anonimamente qui ripropongo: [Quel che ha fatto Socci è] provinciale e secondo me inopportuno. Meglio telefonarsi o scriversi di persona (sono giornalisti tutti e due su Tempi) piuttosto che fare una inutile "correzione dottrinale" sui giornali. Altri, come me e come te (ho letto il post), non vedono nulla di scandaloso nelle parole prudenti di Albacete, il quale anzi rivolge l'attenzione verso la Chiesa e non verso i vangeli o i film come se dovessimo assolutamente fare "professione di fede" di un film anzichè di Gesù Cristo e la Sua Chiesa CARNALE e presente nel mondo. Marzo 8, 2004 2:52 Permalink Ven - Febbraio 27, 2004PASSIONI
Tra i tanti articoli e commenti sul nuovo film di
Mel Gibson,
segnalo un bell'intervento di Giuliano
Ferrara su religione e mondo
moderno, da
Panorama
del 20 febbraio, una recensione di Christian
Rocca (dal
Foglio
del 25 febbraio), che ne sottolinea la violenza estrema, ma soprattutto un'interessante intervista dello stesso
Rocca a monsignor Lorenzo
Albacete, che si dice certo delle buone
intenzioni di Gibson, ma mette in guardia da una semplice visione del film che
non sia sorretta, non tanto dalla fede, quanto da un'adeguata interpretazione
dei fatti mostrati e del giudizio che ne ha elaborato la Chiesa riguardo alla
questione delle colpe degli ebrei.
"Aver esposto le ferite che esistono tra ebraismo e cattolicesimo, e che esistono molto più che tra altre confessioni, può essere un bene per i credenti di entrambe le parti, ma solo se l'obiettivo è guarirle, darvi una risposta". [...] Secondo Albacete "il problema non è il film in sé, sono i Vangeli". Quelle frasi pericolose che Gibson ha riprodotto in "The Passion" sono davvero presenti nei Vangeli, non sono inventate dal regista. "La Chiesa ha affrontato il problema, lo riconosce, ma Gibson ha ignorato questi avvertimenti, i documenti, gli studi, gli insegnamenti". Nel 1965 il Concilio ecumenico Vaticano II e l'enciclica "Nostra Aetate" discolparono gli ebrei dall'accusa di essere deicidi, e certo non lo hanno fatto censurando le frasi dal Vangelo, ma analizzandole attraverso studi e interpretazioni che sono alla base della condanna cattolica dell'antisemitismo. Il film di Gibson, cattolico tradizionalista che non riconosce il Concilio Vaticano II, rischia di essere pericoloso perché non tiene conto di questo percorso intrapreso dalla Chiesa. [...] Il caso Gibson, spiega Albacete, fa scandalo soprattutto in America perché è un paese fondamentalmente protestante, dove non sempre c'è una Chiesa che condivide i testi con i fedeli: "Presi fuori da un'esperienza di comunità i Vangeli potrebbero essere scioccanti". [...] Tanto più che le raffigurazioni del film spesso, dice Albacete, non sono convincenti né consone al racconto del Nuovo Testamento. "Caifa nei Vangeli non è descritto come il male assoluto come in questo film, così come la figura di Pilato sembra molto esagerata. Nei Vangeli non ci sono grandi dettagli sul percorso che ha portato Gesù alla crocifissione, c'è scritto che è caduto tre volte, ma nel film cade otto o nove volte; nei testi non c'è scritto quante volte e quanto a lungo sia stato torturato e picchiato; c'è scritto che fu crocifisso in mezzo a due criminali. Il film invece fa vedere molto altro, Gibson ha aggiunto di suo. Mi chiedo perché, per quale motivo la violenza sia stata resa così esplicita. Per commuoverci? Per fare appello alla nostra sensibilità? Per renderci conto dei nostri peccati? Cristo è morto per i nostri peccati, ma lo spettatore non ha colpa per quello che gli viene fatto vedere nel film. Come può la mediocrità dei miei peccati aver avuto una responsabilità nelle cose orribili che ci fa vedere il film?". Raccontare la passione di Cristo e in modo così potente, conclude monsignor Albacete, "è una grande medicina, ma certo bisogna stare attenti agli effetti collaterali che può provocare. 'The Passion' rappresenta una sfida anche per la Chiesa che dovrà riconoscere le preoccupazioni e spiegare tutto quanto ai fedeli". Febbraio 27, 2004 1:37 Permalink Gio - Gennaio 29, 2004Passione ufficiale
Qui il trailer ufficiale del nuovo film di
Mel Gibson,
"The Passion of the
Christ".
Consiglio inoltre la lettura di questa intervista a Padre Di Noia, della Congregazione per la dottrina della Fede, che ha visto il film in Vaticano e dà il proprio saggio giudizio sulla fedeltà dell'opera al Nuovo Testamento, sulla sua necessaria brutalità, sull'interpretazione di Jim Caviezel, e risponde alla domanda delle domande: il film a chi dà la colpa per la morte di Cristo? La risposta è: a tutti tranne che alla Madonna. L'unica pecca dell'articolo, dell'agenzia Zenit.org, è che toppa clamorosamente l'indirizzo del sito ufficiale del film. www.passion-movie.com è infatti chiaramente un sito creato dai "fan" del film, e la cui versione italiana è scritta in una lingua da traduttore automatico. Figura ancora peggiore la fa però Il Riformista, che la settimana scorsa, tra deliri di fantapolitica religiosa e semplici sciocchezze, è incorso nello stesso errore e si è pure dilungato nella descrizione del "sito del film" (ma questi giornalisti lo sanno fare il proprio lavoro?!) Riveliamo quindi a tutti i disattenti che il vero sito ufficiale del film si chiama, ma guarda un po', www.thepassionofthechrist.com. E aggiungiamo pure che la qualità del trailer è comunque migliore presso il link indicato in cima a questo post. Gennaio 29, 2004 3:9 Permalink Lun - Gennaio 12, 2004Menarini blog
Grazie ancora al
Bassoatesino
ho scoperto l'esistenza del blog di
Roy
Menarini, critico della rivista
Segnocinema,
saggista, insegnante universitario (di cinema, ovviamente). Non è il mio
critico di riferimento, ma mi sono spesso trovato d'accordo con i suoi giudizi
ed i suoi gusti. E poi scrive cose interessanti senza costringere il lettore ad
impugnare un manuale di semiotica o un compendio di
filosofia.
Solo, potrebbe anche eliminare il "Roy Menarini scrisse" all'inizio di tutti i post... Gennaio 12, 2004 0:11 Permalink Gio - Gennaio 8, 2004Il Martello Ebreo
Grazie al Bassoatesino, un
imperdibile trailer (in quicktime) del film
"The Hebrew
Hammer", che un po' parodia un po'
omaggio alla
blacksploitation
degli anni '70 (cinema americano di genere con eroi di colore, molto citato da
Tarantino),
porta sugli schermi il primo eroe della
jewxploitation
e si fa beffe di tutti gli stereotipi che da sempre accompagnano la
rappresentazione degli ebrei.
Potete leggere qui un'entusiastica recensione di parte ebraica, e qui qualche commento negativo di alcuni rabbini. Gennaio 8, 2004 11:36 Permalink Discorsi sul cinema italiano
Dalla rivista Film
TV di un paio di settimane fa, copio e
sottoscrivo il giudizio di Enrico
Magrelli, che dà un bello
zero
[...] alle garbate, in rari casi, e lamentose, nella maggior parte, fotocopie di discorsi (fatti novemilasettecentoventidue volte) sui film italiani che incassano poco perché poco difesi, smontati rapidamente, non agevolati nel circuito virtuoso del passaparola. Vale la pena ripetere, per la novemilasettecentoventiduesima volta, che mai come in questo momento ci sono molti denari a disposizione per i film italiani; i prodotti, anche mediocri e insulsi, arrivano su un numero di schermi inimmaginabile fino a quattro o cinque anni fa; i giornali e i quotidiani si occupano con grande simpatia del cinema italiano; molti recensori sono diventati fin troppo buoni con i racconti di casa nostra. Che cosa bisogna fare di più? Imporre agli italiani una tassa? Pagare un canone annuale sull'esempio del canone Tv? Fare un prelievo arbitrario dai conti correnti? Costringere il pubblico a vedere un film italiano almeno una volta al mese come una medicina da ingerire dopo i pasti? Gennaio 8, 2004 11:25 Permalink Sab - Novembre 15, 2003Comici e comiche
Su
Panorama,
Silvia
Grilli parla della proposta inviata da
Woody Allen
a diverse case editrici per una sua autobiografia.
Scrive:
Negli ambienti dell'editoria si dice che Allen abbia chiesto un anticipo di 6 milioni di dollari, il quotidiano New York Post ha parlato di 10, più di quanto abbia domandato Hillary Clinton per la storia della sua vita. E allora? Vogliamo paragonare Hillary Clinton con Woody Allen? La vita di un'ambiziosa moglie di un presidente con quella di un genio del cinema e dell'umorismo? Dai, ma stiamo scherzando?! Novembre 15, 2003 23:33 Permalink Mar - Ottobre 28, 2003La leggenda degli uomini straordinari
Una e-mail dal mio amico
Christian
riguardo a un film su cui avevo qualche aspettativa, ma che invece pare sia
molto deludente:
Non posso dire che mi sia piaciuto "La leggenda degli uomini straordinari", adattamento del fumetto di Alan Moore "La lega degli straordinari gentiluomini". Del fumetto è rimasto solo lo spunto iniziale, ma tutto è stato molto banalizzato. Quelli che potevano essere i due punti di forza del film (l'estrazione "letteraria" e colta dei protagonisti, e l'ambientazione inglese di fine ottocento) sono stati ignorati, riempiendo il film esclusivamente di inseguimenti, esplosioni e combattimenti, perdipiù non fatti particolarmente bene, e spiegando ogni cosa almeno tre volte a bene a beneficio di un pubblico ritenuto così ignorante da non sapere nemmeno chi siano Dorian Gray o il dottor Jekill (non che importi saperlo, nel film: si comportano come supereroi qualsiasi, e ci si chiede allora perché scomodare personaggi e nomi così illustri). A peggiorare le cose, il solito gusto hollywoodiano per gli anacronismi post-moderni: automobili, bazooka, e via dicendo. La sceneggiatura, poi, è farcita di personalità piatte e una trama inverosimile. Da notare la "traduzione" del titolo italiano: in un primo trailer che avevo visto quest'estate, si parlava di "Lega degli uomini straordinari" (evidentemente i gentiluomini non sono più di moda, e così in Italia si perde un altro riferimento all'epoca vittoriana), poi è diventata "Leggenda" (e nei dialoghi del film, "la squadra") evidentemente per non scomodare suggestioni politiche... Ottobre 28, 2003 17:2 Permalink Dom - Ottobre 19, 2003Gli incredibili (2)
Mentre il
Bassoatesino
latita, vi segnalo un breve filmato relativo al prossimo film della
Pixar,
The
Incredibles. È la registrazione di
uno speciale andato in onda durante un passaggio di
Toy
Story sulla
ABC.
Diversamente dal trailer, che avevo già segnalato, vi si vedono
spezzoni del film, qualche scena del doppiaggio, disegni
preparatori.
Promette molto ma molto bene. Ottobre 19, 2003 0:59 Permalink Ven - Ottobre 3, 2003Il paradiso in terra
Ringrazio il sempre ottimo
1972
per la notizia dell'apertura del sito ufficiale
della Repubblica Democratica Popolare di Corea. A leggere quanto scritto sul sito italiano
della KFA (Korean
Friendship Association, l'Associazione per Amicizia con la
Corea del
Nord), linkato nella pagina in questione,
vengono conati di vomito. È talmente intriso di propaganda di
quell'enorme campo di concentramento nelle mani del megalomane
Kim Jong Il,
da farmi sperare che gli italiani che hanno il coraggio di lavorare come suoi PR
ricevano dal loro caro Grande Leader almeno uno stipendio
faraonico.
Analizzare tutte le fandonie, le panzane, le balle (e continuate voi con tutti i sinonimi che vi vengono in mente) che promanano da questa pagina, in cui si spiega cosa sia la Corea del Nord, richiederebbe la pubblicazione di un intero libro, e non ho certo tempo di farlo. Di qualunque argomento si tratti, il paese è sempre presentato come il paradiso in Terra, un luogo di pace, libertà, giustizia, ricchezza, uguaglianza, e via inventando. Ma basta dare un'occhiata alla bibliografia utilizzata, per farsi subito un'idea del contenuto del sito. Così, ad esempio, la guerra del 1950 è presentata come una guerra di liberazione dall'invasione imperialista americana, anziché come tentativo d'invasione della Corea del Sud, grazie al cielo sventato dagli americani (ma voglio ricordare come, a quei tempi, molti italiani avessero creduto alla propaganda comunista che diceva la stessa cosa). Ridicolo il paragrafo sui diritti umani, dove si scrive, tra l'altro, che I cittadini hanno anche la libertà di parola, di stampa, di assemblea, di associazione e di manifestazione. Lo Stato garantisce le condizioni per le loro libere attività di partiti politici democratici e di associazioni sociali. [...] Ai cittadini è garantita l' inviolabilità della persona e dell'abitazione, oltre alla riservatezza della corrispondenza. Seguono capitoli su come la Corea del Nord si mantenga da sola, nell'ideale di un paese autosufficiente, ma naturalmente si evita di citare i milioni di morti per carestia dovuti al fallimento di tale sistema, né si accenna al fatto che in passato questa autonomia era garantita dagli ingenti aiuti economici russi, che dopo la caduta del Muro sono stati sostituiti da quelli cinesi: il 40% del fabbisogno di cibo e il 90% di quello di combustibile è fornito dalla Cina, senza contare gli aiuti umanitari dagli altri paesi (300 milioni di dollari solo in aiuti alimentari nel 2001 da parte di USA, Corea del Sud, Giappone e UE). Degno di nota, come tutto il resto, anche il paragrafo sulle religioni presenti nel paese. Si dice che ci sono 4 organizzazioni religiose nel paese, di cui due cristiane e una buddhista, e poi seguono queste parole: Il Cristianesimo è stato portato in Corea dai missionari americani nella seconda metà del XIX secolo. C'erano 117.000 cristiani prima della guerra. Oggi il loro numero non supera le 10.000 unità. La diffusione del Buddhismo in Corea è temporalmente indicabile fra la fine del IV secolo e l' inizio del VI secolo. Prima della guerra vi erano più di 100.000 buddhisti, oggi tale fede è professata da non più di 10.000 persone. Sono sicuramente gli effetti della "libertà religiosa". Si parla poi molto di come il paese fiorisca di artisti e opere d'arte: Nella RPDC gli operai, i contadini e tutto il popolo lavoratore sono creatori e fruitori di letteratura ed arte. Tutti sono impegnati in attività letterarie ed artistiche, tutti fanno parte di circoli amatoriali di letteratura e di arte che sono attivi ovunque, in tutti i luoghi di lavoro. La loro attività è guidata dal dipartimento della cultura di massa e della guida artistica del Ministero della Cultura e dell'Arte sotto il consiglio amministrativo, il comitato centrale della Federazione generale dell'Unione della Letteratura e delle Arti, l'ufficio culturale del dipartimento dell' organo governativo locale ad ogni livello e istruttori della cultura di massa nelle istituzioni. I circoli hanno tutto ciò che serve alle loro attività letterarie ed artistiche. Sulle canzoni si dice, ad esempio, che Il popolo della RPDC che ha attraversato l'arduo cammino rivoluzionario ama cantare le canzoni rivoluzionarie "Marcia dell' armata di guerriglia", "La canzone della Rivoluzione", "La canzone della fratellanza", "Seguiremo per sempre la strada" che hanno come argomento fondante l'etica e la fratellanza rivoluzionarie. Il popolo fa di queste canzoni dei veri e propri compagni di vita. Ma, come dicevo, lasciamo anche perdere tutto questo. I più attenti di voi avranno notato che questo post è inserito nella categoria "Cinema". Il motivo è che il Caro Leader è un appassionato di cinema, e perciò chiudo con la citazione dal paragrafo dedicato alla Settima Arte. Non ho visto nessuno dei film citati (e come avrei potuto?), ma dai titoli ho il sospetto che tra i film ambientati in Corea del Nord il più realistico sia l'ultimo "007: La morte può attendere". Ammetto però che sono incuriosito da un titolo come "Il destino predeterminato di un uomo dei Corpi di Auto-Difesa". Magari è un film d'azione. Nell'ambito letterario e artistico della RPDC un cambiamento radicale ha caratterizzato l'arte cinematografica. L'opera che ha dettato i canoni rivoluzionari dell'arte cinematografica è "Sull'arte del cinema" del Caro Leader Compagno KIM JONG IL. Quest'opera sancisce i principi cui aderire nella produzione di film, in special modo la concezione della centralità della figura del regista, la recitazione degli attori, le scenografie e la musica ed altri problemi teorici e pratici che sorgono nella regia di un film, il tutto in accordo con i bisogni della nostra epoca. Recentemente sono stati prodotti film eccellenti nella RPDC grazie al modello del Caro Leader Compagno KIM JONG IL. I classici immortali "Il mare di sangue", "Il destino predeterminato di un uomo dei Corpi di Auto-Difesa", "La ragazza dei fiori", che sono stati adattati per la versione cinematografica possono essere citati come capolavori dell'arte cinematografica della RPDC per i loro temi rivoluzionari, la rappresentazione verista e la struttura originale. I film rivoluzionari "La stella della Corea" (film in dieci parti), "Il sole della Nazione" e "Mt. Paek du", danno una rappresentazione artistica della storia delle attività rivoluzionarie del Leader Rispettato Compagno KIM IL SUNG, sono capolavori che risolvono brillantemente la questione della rappresentazione del Leader della classe lavoratrice. Oltre a questi altri film con temi diversi possono essere citati. Fra questi "I cinque fratelli di guerriglia" che tratta dei combattenti rivoluzionari anti-giapponesi; "Il sentiero inesplorato" sulla lotta rivoluzionaria del popolo coreano nel periodo della costruzione delle fondamenta democratiche; "La storia di un'infermiera", "Gli eroi sconosciuti", "L'isola Wolmi" che descrivono gli eroismi dell'Armata popolare nella guerra di Liberazione della Patria; "La via del risveglio" e "Il destino di Gum Hui e Un Hui" che mostrano la lotta per la riunificazione nazionale. I film "La famiglia del lavoratore", "Il villaggio prosperoso", "Il quattordicesimo inverno", "La garanzia" parlano dei diversi aspetti della costruzione del socialismo; "La leggenda di Chun Hyang e Rim Gkok Jong" sono la versione cinematografica di classici della letteratura nazionale. Nell'ambito della cinematografia per l' infanzia sono da segnalare i film animati "Il ragazzo colpisce il ladro" e "Comandante bambino". Molti film hanno avuto riconoscimenti internazionali. [Come no. Forse al Festival del cinema di Pechino, se pure esiste. N.d.E] Ottobre 3, 2003 20:59 Permalink Mer - Ottobre 1, 2003The Journey Ends
There Can Be No
Triumph
Without Loss No Victory Without Suffering No Freedom Without Sacrifice E non sto parlando dell'Iraq. Ottobre 1, 2003 2:30 Permalink Dom - Settembre 28, 2003Il dio dei telefilm?
Non è proprio cinema, ma un po' ci somiglia.
Sto parlando delle serie TV americane che il
Bassoatesino
ha rievocato parlando di un film dedicato a
Magnum
P.I.
Il nostro cita Donald P. Bellisario, come l'entità mitica che produceva quasi tutti i telefilm che ci sciroppavamo una ventina d'anni fa, ma commette l'imperdonabile errore di dimenticare l'ancor più mitico Glen A. Larson. Costui, infatti, oltre ad essere un nome molto più presente del primo sugli schermi degli anni '80, era addirittura il co-creatore di Magnum P.I. Inoltre, tanto per mettere i puntini sulle i, certamente Bellisario ha lavorato su qualche serie famosa, ma non ha niente a che fare con l'A-Team o Supercar (Knight Rider in originale), il primo creato da Frank Lupo e il secondo appunto da Larson. Oltre che di Magnum P.I. e Supercar, Larson è stato anche creatore e produttore delle serie Galactica, Automan, Manimal, Quincy, o semplice produttore di altre serie come quella dello sceriffo Lobo, o Buck Rogers. Ha anche scritto sceneggiature per diverse serie, tra cui L'uomo da sei milioni di dollari. Addirittura Larson è anche il compositore della musica che fa da tema principale a Supercar. A me sembra chiaro a chi dovrebbe essere conferito il titolo di "dio dei telefilm". Se vi va di risentire altre sigle TV, cliccate sui seguenti nomi delle serie citate: A-Team, Automan, Galactica, Manimal, Magnum P.I., L'uomo da sei milioni di dollari (grazie a SoundAmerica). Anche se non c'entrano con il discorso fatto, ne aggiungo un altro paio che mi piacciono: MacGyver, Street Hawk. Settembre 28, 2003 3:58 Permalink Dom - Settembre 7, 2003La Passione (3)
Qui trovate una recensione in anteprima del
nuovo film di Mel
Gibson.
Già che ci sono, aggiungo un piccolo commento a una notizia che ho letto in diversi siti, come anche qui (grazie al Bassoatesino): ovvero il presunto antisemitismo di "The Passion". Si dice che il film potrebbe rinfocolare l'odio contro gli ebrei perché li descrive come i responsabili della morte di Gesù. Io vorrei far notare due cose: innanzitutto chi ha richiesto la morte di Gesù è stata effettivamente una moltitudine di ebrei aizzata da sommi sacerdoti ebrei, come si legge nel vangelo, e se il film lo tacesse sarebbe semplicemente ridicolo. In secondo luogo, faccio presente che anche quelli che seguivano Gesù erano ebrei, e anche i suoi amici, e anche gli apostoli, e anche il padre e la madre di Gesù, e - udite udite - persino lo stesso Gesù. Analogamente, e con le dovute differenze, chi ha avuto molto a cuore la vicenda di Enzo Tortora dovrebbe prendere in odio gli italiani in quanto lui fu accusato da pentiti italiani e condannato da giudici italiani? Ma mi facciano il piacere! Settembre 7, 2003 21:28 Permalink Mer - Settembre 3, 2003Anteprima del ritorno del re (2)
Il
Bassoatesino
è tornato dalle vacanze con un altro link a un trailer de
"Il Ritorno del
Re" di
Peter
Jackson. La qualità è finalmente
buona, e all'inizio ci sono brevi interviste ai protagonisti e al
regista.
Settembre 3, 2003 1:26 Permalink Lun - Agosto 11, 2003Ritorno al Futuro da ritornare
In questi giorni di breve vacanza mi sono concesso la
visione del secondo DVD dal cofanetto italiano della serie di
"Ritorno al
Futuro". Ebbene, in certe scene ho avuto
l'impressione che l'immagine fosse stranamente sbilanciata (qualche mano fuori
campo, dettagli poco visibili...). Cercando su internet ho avuto la conferma di questo difetto, e ho
appreso che in tutto il mondo la
Universal
ha masterizzato i DVD 2 e 3 in un formato
sbagliato. Qualcuno ha detto addirittura che sia stata presa la
versione Pan &
Scan e le siano state apposte le barre nere, ma
è più corretto dire che il film è stato girato in formato
1.85:1 "soft matte": le riprese, cioè, sono state fatte in un formato
simile a quello della TV (4:3), ma con l'intenzione da parte del regista di
lasciare fuori dallo schermo, al momento della proiezione, porzioni d'immagine
in alto e in basso (per chi non sa niente di formati video, e quindi si sta
perdendo, dia un'occhiata a questa pagina in italiano, ma soprattutto
a
questa in inglese).
Quando in ripresa viene adottato il "soft matte", al momento di riversare il film in videocassetta non si opera nessun taglio all'immagine né si creano movimenti di macchina fasulli che modificano il lavoro del regista (come avviene invece nel caso del Pan & Scan), però capita che in alto o in basso appaiano dettagli che il regista aveva ripreso cosciente che al cinema non si sarebbero visti. Succede che in questo modo divengano visibili i microfoni o che semplicemente ci sia troppo spazio vuoto sopra le teste degli attori, o che oggetti inutili, e a volte distraenti, si mostrino in basso. Ad un occhio allenato e attento alla composizione dell'inquadratura un'immagine del genere appare sbilanciata e "strana". Nella pagina in inglese che ho linkato poco sopra potete vederne l'effetto nei fotogrammi di "Big Lebowski" e "A Fish Called Wanda". Nel secondo caso, in particolare, notiamo che nella versione cinematografica l'attore sembra nudo, il che concorre a dare senso alla gag, mentre nella versione in videocassetta si vede che in realtà ha i pantaloni! Nel caso dell'edizione in DVD di "Ritorno al Futuro" 2 e 3 è successo che la porzione di schermo selezionata all'interno dell'immagine totale non sia corrisposta a quella originale, ma sia stata spostata troppo in alto, nascondendo parte dell'immagine che al cinema si vedeva, e mostrandone altra inutile (tanto spazio sopra le teste, dunque). Tornate a vedere le immagini in cui Doc preme il pulsante sulla giacca di Marty o quando Marty corre davanti al Municipio, o l'inquadratura delle gambe sullo skate volante. Se nei casi citati confrontate la foto centrale (il laser disc) con quella a destra (il DVD) noterete come la prima sia molto più centrata e la disposizione interna all'inquadratura più sensata. Bene, in America la casa produttrice ha fatto sapere che avrebbe ristampato i dischi e che avrebbe sostituito gratuitamente le copie difettose. Idem in altre parti del mondo. In Italia all'inizio (8 mesi fa) semplicemente non si sapeva niente, poi si è saputo che la Universal non avrebbe ristampato nè quindi sostituito i DVD difettosi (cioè tutti), e successivamente invece si è detto che la sostituzione ci sarebbe stata a partire da aprile. Siamo ad agosto, e come mi è stato confermato anche dall'autore del link precedente, chi ha inviato i propri DVD non ha ancora ricevuto non dico i DVD in versione corretta, ma nemmeno alcuna risposta. Si è tentati di estrarre dal taschino i soliti luoghi comuni sugli italiani... Agosto 11, 2003 16:39 Permalink Ven - Agosto 8, 2003Hiroshima Mon Amour
Il post del
Griso che
ho citato poc'anzi porta il titolo di un film di
Alain
Resnais e sotto il titolo anche la sua locandina
originale. Ne approfitto per pubblicare una mia recensione del film che avevo
scritto per un corso di storia e critica del cinema
all'università.
Lo preciso per due motivi: primo, perché il testo era rivolto all'insegnante, e quindi potrebbe non risultare totalmente chiaro a chi il film non l'avesse visto; secondo, perché questo celeberrimo film non mi piace affatto, lo ritengo noioso e pretenzioso, pieno di dialoghi artefatti e a volte senza senso, con due personaggi antipatici, piagnucolosi e vitali come delle amebe: tuttavia nella recensione tale giudizio, se pur presente, è stemperato in modo da non risultare troppo indigesto a colui che doveva assegnarmi un numero con la penna rossa. Qui trovate la recensione. Agosto 8, 2003 2:20 Permalink Mer - Agosto 6, 2003La Passione (2)
Ancora dal blog dell'aggiornatissimo
Bassoatesino,
un trailer più lungo e presentato
addirittura dal regista, per il nuovo film di
Mel Gibson
sulla morte di
Cristo.
Agosto 6, 2003 23:36 Permalink Gio - Luglio 31, 2003Anteprima del Ritorno Del Re
Bassoatesino
ha dei link a un
trailer del
terzo capitolo del "Signore Degli
Anelli". La qualità non è il
massimo, visto che si tratta di un filmato non proprio ufficiale, ma si vede
abbastanza da desiderare la pronta uscita del film.
Luglio 31, 2003 22:14 Permalink Mer - Luglio 30, 2003Cinema Orientale a Ca'Foscari
Lo
Spino nel
Deretano segnala un nuovo
sito
dell'Università di Ca'
Foscari relativo ai media orientali. Potete
immaginare la mia (non) sorpresa nell'accorgermi che il nuovo progetto
dell'università che mi ha laureato sia curato da
Maria Roberta
Novielli, ovvero la relatrice della
mia tesi di laurea, ovvero probabilmente il più grande esperto italiano
di cinema giapponese (e non uso il femminile altrimenti sembrerebbe solo la
più esperta tra le donne).
Non per niente, sebbene lo scopo del sito sia quello di "fornire informazioni e strumenti di comprensione utili per avvicinarsi all'Asia attraverso le sue rappresentazioni di cinema, teatro, musica, televisione, radio, animazione, pubblicità e danza", in realtà al momento si parla quasi esclusivamente di cinema, e soprattutto di cinema giapponese. Speriamo solo che la Novielli tenga in mano ben salde le redini del comando, e il sito non diventi l'ennesimo dedicato principalmente all'animazione giapponese (come la pagina delle news, TUTTE riguardanti i cartoni animati giapponesi, fa temere). Luglio 30, 2003 12:14 Permalink Mar - Luglio 29, 2003Aspettando Due Torri in DVD
Bassoatesino
ha un post in cui elenca le sequenze non presenti
nell'edizione cinematografica de
"Le Due
Torri" di
Peter
Jackson, ma che saranno inserite nel DVD in
versione estesa. Spero che, una volta che l'avrà visto nella sua
completezza, il mio amico
Andrea possa
giudicare più benevolmente questo film.
Luglio 29, 2003 1:40 Permalink Sab - Luglio 26, 2003C'era una volta Ferruccio
Ho letto questo post
dell'Escapista,
e mi trovo perfettamente d'accordo con lui per quanto riguarda la critica al
nuovo doppiaggio di "C'era una
volta in America", fatto apposta per la
versione in DVD. Quando si conoscono i personaggi di un film, le loro battute e
il modo in cui le dicono, attraverso certe voci, è praticamente uno shock
rivedere lo stesso film con altre voci, e a maggior ragione quando si tratta di
doppiatori del calibro di Ferruccio
Amendola. Se però solitamente
si può parlare più che altro di una questione di abitudine,
stavolta si tratta di un vero scempio perché questo film è diretto
da uno dei maggiori registi italiani, Sergio
Leone, che avendo ovviamente a cuore la versione
italiana aveva scelto personalmente i
doppiatori.
La Warner americana ha fatto registrare un nuovo doppiaggio senza consultarsi con la sua filiale italiana nè con la famiglia Leone. Che la traccia in mono originale non fosse adatta ad un riversamento in DVD non è vero: qualunque traccia audio può essere inserita in un DVD, purché le si dedichi un po' di tempo e un buon tecnico del suono. Ovvio che non se ne potesse trarre una colonna sonora cristallina e a 6 canali, ma la scelta ideale sarebbe stata quella di offrire anche l'originale in mono insieme alla traccia nuova, cosa che è già stata fatta diverse volte. Quello su cui però non sono d'accordo con l'Escapista è il modo in cui tratta Stefano De Sando, che lungi dal voler paragonare ad Amendola, ritengo però un bravo doppiatore. Oltretutto era la scelta più ovvia, dal momento che De Sando ha doppiato gli ultimi film di De Niro e l'aveva già fatto anche prima della morte di Amendola (ad esempio in "Mission" e "Ronin"). Io l'avevo apprezzato anche in "Titanic", dove aveva dato la voce all'ingegnere Thomas Andrews, da un dialogo del quale ho tratto un piccolo esempio (in mp3). Un altro clip con la sua voce si trova qui, tratto da questo sito. Tra gli altri nuovi doppiatori di questa edizione, va segnalato anche il bravo Luca Ward, ovvero la voce, tra gli altri, di Samuel L. Jackson, Russell Crowe e Pierce Brosnan. Qui c'è un mp3 con la sua voce. Luglio 26, 2003 0:49 Permalink Ven - Luglio 25, 2003Terminator 3 - Rise of the Machines
"John Connor,
it is time". Con queste parole si
(ri)presenta Arnold
Schwarzenegger, nuovamente nei panni di un
cyborg che
torna indietro nel tempo per proteggere un giovane umano e permettergli
così nel futuro di guidare la resistenza contro l'oppressione delle
macchine. L'analoga scena in "Terminator 2: Judgment
Day" era memorabile:
Schwarzenegger cammina con una scatola di rose sotto il braccio, la apre al
ralenti mentre avanza verso un bambino che intuisce una terribile minaccia, la
scatola rivela un fucile, le rose cadono, gli stivali le calpestano...
In questo terzo episodio mancano certi esempi di perfezione stilistica che si trovano nel precedente (e in diversi altri) film di James Cameron, come manca l'inventiva del primo film, ma Jonathan Mostow, il nuovo regista, già autore del solido "Breakdown - La trappola", ci offre comunque un buon film d'azione, dove sono ancora metallo e cemento, per lo più schiantati, a farla da padroni. Se la trama non è originale, ci sono però alcuni tocchi divertenti, diverse strizzate d'occhio ai fan della serie, personaggi secondari parodici come l'anziano psicanalista, e tuttavia anche tocchi inquietanti e una terribile idea di destino. Inoltre, contrariamente a quanto ci si potrebbe aspettare, il film riesce a mantenersi coerente rispetto ai precedenti, senza aggiungere fastidiose integrazioni o negare quanto dichiarato in passato. Per usare l'espressione del mio amico Martin, non è ai livelli dei precedenti, ma è un gran bel B-movie. Luglio 25, 2003 3:0 Permalink Dom - Luglio 13, 2003La passione
Dal blog
Bassoatesino,
il link per scaricare il trailer dell'ultimo film di
Mel
Gibson (cliccate col tasto destro per
salvare su disco) "The
Passion". È un film dedicato alle
ultime ore della vita terrena di
Cristo, e a
giudicare da quel che si può vedere, e che ci si poteva aspettare dal
regista di
"Braveheart",
è piuttosto sanguigno.
Inizialmente Gibson aveva comunicato che il film, sebbene parlato tutto in latino e aramaico, non avrebbe avuto i sottotitoli, mentre ora a quanto pare si dice che ci saranno. Sulla base di questo trailer si capisce comunque che punta molto sull'aspetto visivo e sulla conoscenza della storia da parte degli spettatori, tanto che qualcuno di chi ha potuto vedere la versione preliminare sottotitolata dice che ora i sottotitoli sono pure troppi, e che rischiano di distogliere dalla forza delle immagini. Luglio 13, 2003 20:47 Permalink Gli incredibili
Ho scoperto solo ieri che il nuovo film della
Pixar, in
uscita a fine 2004, si chiama "The
Incredibles". Ho anche visto questo
video promozionale che con ogni
probabilità non farà parte del film, ma che rende bene
l'idea.
Con "The Incredibles" per la prima volta il protagonista di una pellicola dello studio che ha prodotto capolavori come "Toy Story" e "Monsters Inc" sarà un essere umano. La sfida per gli animatori è notevole. Credo che questo film piacerà ai fan dei supereroi classici, a quelli che hanno apprezzato le rivisitazioni come il Batman di Frank Miller, a quelli che hanno amato Watchmen e ora leggono Tom Strong di Alan Moore, e naturalmente agli estimatori di Ratman. In altre parole, a me piacerà moltissimo. Luglio 13, 2003 3:5 Permalink Gio - Luglio 10, 2003Susanna
Mi permetto di segnalare (per modo di dire) alla
Lietta
Tornabuoni che in questo articolo scritto in occasione della morte
di Katharine
Hepburn ha sbadatamente attribuito a
George
Cukor |