Mar - Settembre 28, 2004

Vera Drake contro Black Mamba

Non ho visto Vera Drake, e non so se mi capiterà l'occasione. Ho letto qualcosa di quel che se ne è detto durante il Festival di Venezia, e recentemente anche qualche commento di parte cattolica. Per esempio, Radio Vaticana pare abbia detto:

"Bravo Mike Leigh: evita la propaganda, pone domande, non trae alcuna facile e scontata conclusione.

E ancora:

Leigh tratta la dolente e terribile storia di Vera, paurosamente allibita davanti al suo operato dettato da un misto di ignoranza e di ingenuità, con pudico distacco e assoluto rigore. Per questo, pur nelle inevitabili riflessioni etiche che innesca, il regista è capace di non offendere il credente e portarlo, anzi, ad una maggiore presa di coscienza.

Un giudizio fondamentalmente positivo, dunque.

Dall'agenzia Zenit.org apprendo poi che il signor Peter Malone, presidente della SIGNIS, una "Associazione cattolica mondiale per le comunicazioni", ha detto che Leigh è un regista eccellente, ne riferisce un'intervista in cui dichiara che i suoi film non forniscono risposte inequivocabili, continua dicendo che non presenta semplicemente dei giudizi morali e che affermare che questo film è a favore dell'aborto non rende giustizia al film, perché l'aborto è solo uno degli argomenti del film, mentre invece l'importante in un film non è l'argomento, ma "come questi argomenti vengono presentati".

Sì, esatto. L'ultimo è proprio il punto cruciale, quando parliamo di cinema. Per questo mi sono andato a vedere il trailer del film, che trovate qui (in inglese). So abbastanza di linguaggio cinematografico da poter dire che se il film è impostato allo stesso modo del trailer, questo è un prodotto a favore dell'aborto senza ombra di dubbio.

Per metà si vede questa brava e simpatica signora, gran lavoratrice, che aiuta e ama tutti, viene lodata da tutti, in un tripudio di balli, risate, brindisi e gioia. Poi spunta la macchina nera dei poliziotti, che arrivano a spezzare tanta felicità. Lunghissimo primo piano del volto di lei incredula. La seconda metà è tutto per lei che parla coi poliziotti con voce spezzata e occhi umidi, e cerca di spiegargli come volesse solo fare del bene. La macchina nera la porta via, sotto la neve, tra gli sguardi addolorati degli amici e una musica triste. Appaiono le didascalie che la definiscono "...la storia di una donna... che ha sacrificato tutto... per quello in cui credeva". E intanto vediamo questa povera nonnina sempre più piccola, triste e tremolante, mentre viene messa in carcere o se ne sta seduta a guardare nel vuoto. Infine il poliziotto che le chiede: "Si rende conto che si tratta di un crimine?", e lei - perennemente con lo sguardo umido e la voce incrinata - che risponde: "No, caro. Siete voi che lo chiamate così."

Il messaggio mi sembra chiaro: è solo una questione di punti di vista personali. Per me è così, per te non è così. Come se la vita e la morte fossero opinioni. Non credo ci sia bisogno di essere dei geni per accorgersene. Era già abbastanza chiaro anche da certe interviste rilasciate da Leigh, in cui diceva di reputare incredibile che ci fossero ancora paesi che condannano l'aborto, e sostanzialmente di considerarlo un metodo utile per il controllo delle nascite.

Invece si vuole giocare a credere che si tratta di un film che non emette il suo giudizio, solo perché "il regista è capace di non offendere il credente". Ma chi se ne frega del credente?! Vediamo piuttosto che Leigh non offenda la ragione! Si considera sempre l'opposizione all'aborto come qualcosa di cattolico, questione di fede e balle varie, quando invece l'accorgersi che quella che è iniziata nel ventre di una donna è già una vita insostituibile dovrebbe essere una capacità semplicemente umana.

Finisce così che uno dei film più anti-abortisti degli ultimi anni sia il sanguinoso Kill Bill di Tarantino. In cui la spietata killer protagonista, "la donna più letale al mondo", il giorno stesso in cui scopre di essere incinta decide di lasciare il suo rischioso mestiere, perché: "Ho paura per il mio bambino".
Naturalmente il film non entra nel merito di tale decisione con un discorso sui perché e i percome, ma il fatto che un'assassina professionista si renda conto che quel microscopico grumo che ha in pancia sia già il suo bimbo, mentre una brava e simpatica signora inglese di mezza età pensi che uccidere bambini sia utile e giusto, mi sembra quantomeno bizzarro.

Settembre 28, 2004 1:16   Cinema


Visit Hong Kong Legends


© 2005 di Ernesto - All rights reserved.