Il Sole 24 Ore - Domenica 14 Febbraio 1999 - Cultura e città


Salutato 18 mesi fa come uno dei più innovativi science center del mondo, non è riuscito a conquistare la fiducia delle istituzioni e oggi è in crisi


di Andrea Bandelli


Tre giugno 1997: alla presenza della regina d'Olanda viene inaugurato newMetropolis, il nuovo science center di Amsterdam. La stampa internazionale dedica ampi spazi e critiche positive alla nuova istituzione. 8 gennaio 1999: dopo soli 18 mesi, newMetropolis viene messo in amministrazione controllata dal tribunale di Amsterdam, come ultima possibilità prima di iniziare la procedura di fallimento. Un'istituzione prestigiosa, che ha segnato un significativo cambiamento nel modo in cui gli science center presentano la scienza e la tecnologia, viene lasciata cadere in uno stato di crisi in così breve tempo.


Il mondo politico olandese, principale sponsor del progetto, si dichiara interessato solo a un progetto in cui lo science center può commercialmente provvedere autonomamente al proprio sostentamento. Ma l'esperienza internazionale, con più di 400 science center nel mondo, dimostra che è una strada impraticabile. La missione altamente educativa e socialmente rilevante dello science center non può combinarsi con le logiche del mercato dell'intrattenimento, nel quale gli science center facilmente ricadono. Le iniziative private che non perseguono finalità di mercato non rappresentano buoni esempi: l'Evoluon, lo science center voluto dalla Philips, ha chiuso i battenti agli inizi degli anni 90; la Ibm Gallery of Science and Art ha fatto la stessa fine qualche anno più tardi.


I Paesi Bassi vantano una lunga tradizione nel sostenere le istituzioni pubbliche; è del 1923 l'istituzione del Museo del Lavoro, dal quale si è poi evoluto negli anni il progetto che ha portato prima al Nint, il museo della tecnologia, e poi a newMetropolis. Cosa è successo ad Amsterdam e quali sono i motivi dietro questa drammatica situazione? Quali sono le logiche che regolano comportamenti apparentemente irrazionali e noncuranti nei confronti di un'istituzione la cui missione è di agire in uno dei settori più critici per il Paese, ovvero l'educazione e la comprensione dello sviluppo scientifico e tecnologico? La vicenda di newMetropolis, anche in riferimento al panorama italiano degli science center, è un caso interessante da analizzare da due punti di vista: quello istituzionale, cioè chiedendosi se il modello dello science center giustifichi le risorse che in esso devono essere investite, e quello manageriale, ovvero in termini di strategia di gestione di una simile istituzione.


Ad Amsterdam il "caso" newMetropolis è venuto alla luce la scorsa estate, quando i creditori del museo hanno cominciato a sospettare l'impossibilità di newMetropolis di far fronte agli impegni presi. Le campagne di stampa sempre più aggressive hanno portato alla luce la situazione del museo: un debito di circa 10 miliardi accumulato in 18 mesi; un flusso di visitatori che non garantisce le entrate necessarie a coprire le spese di gestione; il vuoto di potere creato dalla sfiducia del consiglio dirigente verso il direttore e del personale verso il consiglio. Lo science center olandese ha iniziato a operare con un debito di 6 miliardi su un budget di 10. Nel corso del primo anno, nonostante numerosi successi internazionali, newMetropolis non è riuscito a diventare un'istituzione legata alla città: il biglietto d'ingresso eccessivamente caro (23mila lire a persona) ha tenuto lontane molte famiglie e la mancanza di programmi "leggeri" e di intrattenimento da affiancare agli exhibit ha reso newMetropolis un luogo sostanzialmente sempre uguale e privo di stimoli per il pubblico. A livello sociale, newMetropolis non ha conquistato la fiducia della città e dell'industria olandese e non è riuscito ad affermarsi come l'istituzione "di riferimento" per l'educazione in campo scientifico e tecnologico, così come i musei d'arte lo sono per le discipline umanistiche. Il risultato è stato un progressivo calo nelle visite, la mancanza di supporto da parte del settore pubblico e privato, la dipartita di numerosi collaboratori e membri del personale, fino a giungere ai drammatici eventi di gennaio, con manifestazioni pubbliche dei dipendenti del museo e pressioni da parte dei creditori.
Lo science center svolge il suo ruolo quando riesce a operare efficacemente in due principali settori: integrarsi con il sistema scolastico coprendone le carenze; proporsi quale istituzione pubblica per preservare e stimolare la conoscenza scientifica. Questo significa, da parte del gruppo dirigente, essere attenti ai mutamenti in questi due settori; seguire e valutare l'impatto delle azioni politiche nel settore dell'educazione; riuscire ad anticipare le necessità sociali e i bisogni del settore industriale per la formazione delle nuove (ma non solo) generazioni. La leadership in newMetropolis ha mancato l'obiettivo di dar vita a un'organizzazione che rispettasse le regole che proprio lo science center promuove: flessibilità, multidisciplinarietà, strategie di lungo periodo. Come spesso succede, la struttura manageriale aveva conservato l'impianto del precedente piccolo museo della scienza (Nint). Una moltitudine di dipartimenti, spesso in conflitto fra di loro, una progressiva chiusura alle collaborazioni con l'esterno, la mancanza di rapporti con il mondo scientifico olandese.


Il passaggio dal piccolo museo alla grande istituzione non è stato indolore. Non è una sorpresa dunque il mancato supporto politico al progetto: la causa non risiede nella validità dell'idea ma nei metodi gestionali per realizzarla. Molti science center esistono grazie ad accordi di lunga durata fra le amministrazioni pubbliche e le istituzioni stesse, per garantire al museo i mezzi di sussistenza minima. Le nuove istituzioni però devono perseguire un'altra logica, che è quella di monitorare costantemente i risultati perseguiti, al fine di garantirsi il supporto pubblico (che rimane, comunque, assolutamente essenziale per questo tipo di istituzioni). Questo è il modello ad esempio della città di New York per il supporto alle attività culturali.


L'idea dello science center non è in crisi in sé, se la si considera non come una "ricetta" che funziona in ogni circostanza e di cui c'è un inesplicabile ma sentito bisogno, ma come una "fabbrica" i cui prodotti sono lo sviluppo della conoscenza. Come ogni industria, però, anche gli science center operano in situazioni d'incertezza, dove la corretta analisi dell'ambiente operativo è un elemento fondamentale e imprescindibile.